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attila

Per chi scriviamo quando (auto)pubblichiamo su Amazon?

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Salve, sono un autore che autopubblica i suoi libri in esclusiva su Amazon da circa tre anni, con alterne fortune: alcuni sono andati bene (una trilogia fantathriller; per bene, naturalmente, intendo entro i limiti dell’autopubblicazione) altri ( una paio di gialli pubblicati sotto pseudonimo) decisamente meno.

Dopo tutto questo tempo mi sono fatto un’idea sul lettore medio di Amazon.

Amazon, a mio avviso, ha avuto il merito di avvicinare ai libri una categoria di lettori che probabilmente ne sarebbe rimasta distante e di proporre all’attenzione del pubblico una serie di autori che altrimenti avrebbero avuto difficoltà ad emergere; tuttavia, credo che sia una categoria di lettori che difficilmente ha messo piede, o lo farà mai, in una libreria o in una biblioteca.

Questo giudizio, forse ingeneroso, l’ho ricavato leggendo alcuni “bestseller” di Amazon, in particolare quelli pubblicati da Amazon stessa con l’etichetta Amazon Publishing e che quindi godono di un indubbio vantaggio promozionale, se non altro perché hanno un editore.

Ebbene - tranne qualche eccezione che c’è, va riconosciuto – in genere sono di una pochezza imbarazzante, e si potrebbe affermare che più sono banali e più vendono.

Io ho elaborato una mia personale equazione in proposito: Amazon sta alla (buona) letteratura, così come McDonald’s sta al (buon) cibo.

E’ un po’ come quelle catene di negozi cinesi che offrono tutto a 99,€ (costo medio di un libro auto pubblicato su Amazon): in genere è paccottiglia.

Allora perché ci pubblico?

Per farmi le ossa cercando di capire il gusto del pubblico, senza cedere i diritti ad alcuno. Non mi piace pubblicare tanto per pubblicare e se devo cedere i diritti dei miei lavori a un editore deve essere un editore “vero”, se no aspetto e intanto genero qualche profitto pubblicando in proprio.

Tornando ai bestseller di Amazon (ovviamente parlo dei libri di autori che pubblicano in proprio) ricevono centinaia di recensioni (molte ma molte di più di quelle di autori famosi) quasi tutte molto positive se non entusiastiche; allora dici: “Wow! Chissà che razza di capolavoro!” e ti viene voglia di leggerli; lo fai, cercando di restare il più possibile imparziale nel giudizio, e cominci a smadonnare di brutto fin dall’inizio, chiedendoti: ma come c…o si fa?

E non una volta, spesso.                                                         

Al contrario, ogni volta che provi a pubblicare qualcosa di un po’ meno banale e che richiede un maggior sforzo di comprensione sono critiche feroci.

Io ad esempio ho pubblicato un giallo (tra l'altro con pseudonimo) chiaramente ispirato al Pasticciacccio di Gadda, in cui faccio largo uso dei dialetti ma solo nei dialoghi e non nell’esposizione (cosa che fa mirabilmente Camilleri, ad esempio) e subito una lettrice si è infuriata dicendo che un libro destinato a tutti (magari!) non può assolutamente avere dialoghi scritti in dialetto. Vai a sapere perché.

In altre parole, a sentire la tizia, dovevo pubblicare il libro con i sottotitoli o abolire del tutto i dialetti, che tra l’altro, come potete immaginare, mi sono costati parecchia fatica, visto che ce ne sono almeno quattro.

Alla tipa non andavano già i dialetti perché la distraevano dalla lettura, sosteneva; in poche parole, perché la sottoponevano a uno sforzo di comprensione probabilmente imprevisto e che non era disposta a sostenere.

Questo per dirvi.

È di oggi la conferma che noi italiani leggiamo sempre meno (sono in calo anche i libri per l’infanzia che negli ultimi anni erano gli unici con il segno più davanti) e siamo un popolo di analfabeti di ritorno, o analfabeti funzionali, con notevoli difficoltà a comprendere ciò che leggiamo.

In un quadro simile, mi chiedo, ha senso proporre lavori per quanto possibile originali (e badate bene! sto parlando di romanzi di genere, non di saggi filosofici), o non è il caso di fare il compitino per il lettore zoppicante? (spesso zoppicano anche gli autori, va detto, me compreso).

E mi domando ancora, quelli che vendono tanto è perché si sono adeguati al gusto e alle (scarse) capacità intellettive del pubblico di riferimento (insomma, detto in termini scorrettissimi, sanno di scrivere per degli ignoranti), o vendono perché sono come loro? E' sempre il solito dilemma: E' nato prima l'uovo o la gallina?

Immagino che la risposta possa essere: dipende se vuoi andare sul sicuro e vendere, o vuoi proporre qualcosa di più originale e impegnativo, a tuo rischio e pericolo.

Nel secondo caso, temo che Amazon non sia il luogo più adatto, occorre trovarsi un editore.

Mi auguro che non sia un argomento già trattato altrove, nel qual caso mi scuso.

Grazie.

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Credo che non si possa giudicare un'intera categoria sulla base di poche recensioni. Fossero anche 300, sarebbero comunque poche. 

 

Ci sono troppe variabili. Tu devi scrivere per un pubblico di riferimento, sapendo che se ti legge uno che non ci rientra saranno offese. Ed è normale. 

 

Il mio nuovo libro cadrà nella categoria romance/femminile, eppure so che se mi dovesse leggere una donna che legge rosa italiano o comunque occidentale resterà delusa o comunque spiazzata. 

 

Questo perché è scritto su misura per coloro a cui piace la mia serie distopica. E a loro punto e me ne frego del resto. 

 

Quindi c'è il mistero, tonnellate di ironia, riferimenti infiniti alla cultura pop e una propensione a non spiegare nulla lasciando il lettore in balia degli eventi a sbrigarsela da solo. Saranno offese gratuite. Già lo so. Soprattutto perché per comprendere ogni parte ed evento dovrà essere letto due volte. 

 

Però è ciò che vogliono i miei lettori e quello faccio. E amo scrivere così. 

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Se vuoi vendere, il modo migliore è scrivere le solite cose nel solito modo (semplice o meglio banale).

Se vuoi scrivere quello che hai in testa di scrivere, col tuo stile, devi mettere in conto che potresti avere 25 lettori. Magari contenti, entusiasti. Se ne hai 25 e scontenti, allora comincia a pensare a un'alternativa (cucina? ippica?). Non è bello, ma è così. Coraggio (lo dico prima di tutto a me stessa).

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23 ore fa, Tinucci ha detto:

Se vuoi vendere, il modo migliore è scrivere le solite cose nel solito modo (semplice o meglio banale).

Se vuoi scrivere quello che hai in testa di scrivere, col tuo stile, devi mettere in conto che potresti avere 25 lettori. Magari contenti, entusiasti. Se ne hai 25 e scontenti, allora comincia a pensare a un'alternativa (cucina? ippica?). Non è bello, ma è così. Coraggio (lo dico prima di tutto a me stessa).

 

Però semplice non è sinonimo di banale.

Io uso una sintassi semplice, però mi assicuro di costruirci sopra una prosa variegata. Qualcuno può fare l'inverso, oppure fare della semplicità totale il proprio punto di forza e complicare il libro con un intreccio complesso.

 

Dipende dal proprio bagaglio culturale, dalla corrente artistica che più ci ha influenzato e dalla propria sensibilità.

 

Quindi anche quando si dice "scrivere semplice" vuol dire molto poco, dovendo sempre dividere tra sintassi, prosa e intreccio. Quale parte è semplice? Quale complessa?

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2 ore fa, Ospite ha detto:

Però semplice non è sinonimo di banale.

Concordo.

Riguardo allo stile, preferisco la definizione "fluido" o "scorrevole". Lo è lo stile di Italo Calvino, tanto per fare un esempio. Qualcuno può chiamarlo banale? :asd:

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Ringrazio tutti quelli che sono intervenuti nella discussione.

Però mi sembra che nessuno sia entrato nel merito. Nel mio intervento lamentavo il fatto che molti "bestseller" di Amazon (e non, su Amazon) sono davvero poca cosa, ed è preoccupante, perchè vuol dire che il livello medio del lettore si sta abbassando sempre di più; non è una novità, del resto.

Riprendo la metafora di McDonald's. Se ti abitui a mangiare hamburger zeppi di ketchup pagandoli uno o due euro, poi è difficile che apprezzi costosi piatti gourmet. Ed è quello che temo stia facendo Amazon con i libri e anche gli editori pian piano cominciano ad adeguarsi; è un avvitamento che porterà a proporre cose scritte sempre più frettolosamente, meglio ancora se copia e incolla.

Per questo distinguevo tra lettori Amazon e non Amazon. Il lettore che frequenta le librerie mediamente è più informato ed esigente ma quello che non ci mette mai piede sarà facilmente influenzato dalle recensioni, spesso totalmente fuorvianti, che troverà a margine. 

Sembra un paradosso ma lo è fino a un certo punto: per scoprire gioielli letterari su Amazon (parlo ovviamente di autori sconosciuti) bisognerebbe leggere quegli scrittori che hanno ricevuto recensioni dal negativo al pessimo.

Poi è vero che ognuno ha i lettori che si merita. 

 

 

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@attila Non sono entrato nel merito perché è evidente a chiunque legga qualche preview su amazon che è ripieno di monnezza. Amazon Italia in particolare penso sia ormai una cosa patologica. Come dicevo però su altri 3D tu non devi considerare i commenti e la posizione in classifica come valore di merito: commenti e posizione possono essere comprati. Ci sono interi gruppi su FB che vendono commenti, anche negativi se vuoi farne a qualcuno, e puoi spendere anche in bot che comprano il libri digitale un tot di volte al giorno falsando la classifica.

Succede e il catalogo amazon è inquinato da autori che sfruttano questi giochini.

Però alla fine della giornata la differenza tra te e loro è che loro spendono soldoni a autopomparsi, te invece non spendi nulla e resti anonimo. Ma stai sicuro che questa gente non vende davvero. Forse un minimo, ma davvero s tratta di numeri irrisori rispetto a quanto spendono.

 

Per la qualità dei lettori tra amazon e libreria invece per me sbagli. In libreria ci va chi legge solo in cartaceo, su amazon c'è chi legge anche o solo in digitale. La differenza è il come leggono, e il quanto.

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@Ospite

Hai ragione, però se quell'investimento (che non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di fare, e non per una mera questione di soldi) ti porta a pubblicare su Amazon Publishing e di conseguenza aumentare visibilità e vendite, forse il gioco vale la candela.

Hai centrato la questione, i lettori di Amazon leggono quasi esclusivamente ebook, ma questo perchè dovrebbe significare che siano meno esigenti di quelli che frequentano le librerie e acquistano il cartaceo? Solo perchè gli ebook costano poco? Allora offriamoglieli gratis e propiniamogli qualsiasi cosa. Semmai il contrario, questi spendono 0,99€ e si aspettano un prodotto a livello editoriale; va bene per un esordiente che vuole farsi conoscere ma non può diventare uno standard, dovremmo dare più dignità al nostro lavoro, credo. Così ci guadagnano solo Amazon e gli altri editori che ricorrono a questo sistema, paraculissimo, di scouting "a gratis".

Purtroppo è un ragionamento che potrebbe essere esteso a tutto il mondo del lavoro, e nonsolo all'editoria, siamo sempre nell'ambito della globalizzazione; e qui chiudo, se no sconfino.

In bocca al lupo per i tuoi lavori, a te e agli altri.

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1 ora fa, attila ha detto:

@Ospite

Hai ragione, però se quell'investimento (che non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di fare, e non per una mera questione di soldi) ti porta a pubblicare su Amazon Publishing e di conseguenza aumentare visibilità e vendite, forse il gioco vale la candela.

Hai centrato la questione, i lettori di Amazon leggono quasi esclusivamente ebook, ma questo perchè dovrebbe significare che siano meno esigenti di quelli che frequentano le librerie e acquistano il cartaceo? Solo perchè gli ebook costano poco? Allora offriamoglieli gratis e propiniamogli qualsiasi cosa. Semmai il contrario, questi spendono 0,99€ e si aspettano un prodotto a livello editoriale; va bene per un esordiente che vuole farsi conoscere ma non può diventare uno standard, dovremmo dare più dignità al nostro lavoro, credo. Così ci guadagnano solo Amazon e gli altri editori che ricorrono a questo sistema, paraculissimo, di scouting "a gratis".

Purtroppo è un ragionamento che potrebbe essere esteso a tutto il mondo del lavoro, e nonsolo all'editoria, siamo sempre nell'ambito della globalizzazione; e qui chiudo, se no sconfino.

In bocca al lupo per i tuoi lavori, a te e agli altri.

 

Funziona nel momento che hai solo 1 libro. Allora pompi quello e qualche sprovveduto lo acchiappi. Infatti la gran parte di questi autori hanno fuori solo 1 libro in molti anni. Un po' perché altrimenti dovrebbero spendere anche per i successivi, un po' perché se fa schifo quello, auguri a far comprare anche i restanti.

 

Ci sono anche quelli pieni di soldi che hanno diversi libri, ma anche qua lo noti: o hanno il primo super alto in classifica con centinaia e centinaia di commenti, e il resto lasciato a se stesso. Oppure spendono solo per l'ultimo rilasciato e magari se avanza qualcosa lo distribuiscono equamente. Basta guardare la striscia "chi ha comprato questo, ha comprato anche" e vedi che tutti questi autori sono intrecciati tra loro proprio perché usano gli stessi bot per comprarsi e amazon li associa.

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5 ore fa, attila ha detto:

ed è preoccupante, perchè vuol dire che il livello medio del lettore si sta abbassando sempre di più;

Amazon sta solo sfruttando economicamente una tendenza che è quella dell'autopubblicazione. In effetti non è il livello del lettore che si abbassa ma quello dello "scrittore"...

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1 minuto fa, Riccardo Zanello ha detto:

Amazon sta solo sfruttando economicamente una tendenza che è quella dell'autopubblicazione. In effetti non è il livello del lettore che si abbassa ma quello dello "scrittore"...

Diciamo che le due cose vanno di pari passo. Anche questa è una guerra tra poveri tutto sommato.

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2 ore fa, Riccardo Zanello ha detto:

Amazon sta solo sfruttando economicamente una tendenza che è quella dell'autopubblicazione. In effetti non è il livello del lettore che si abbassa ma quello dello "scrittore"...

 

Ma ni. In altri paesi il self sforna gran bei libri che poi arrivano anche al cinema.

 

Il problema esiste ovunque, ma la sciatteria italiana lo esalta. 

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Già che ci sono vorrei spendere qualche parola anche sugli haters-recensori.

Credo che a chiunque di noi sia capitato di ricevere stroncature dei propri lavori, è normale. Per dirvene una ho letto una stroncatura di "Non è un paese per vecchi" del grande Cormack McCarthy (da cui i fratelli Coen, che io adoro, così come adoro McCarthy, hanno tratto l'omonimo film) ad opera di una lettrice, con la motivazione "scrive i dialoghi di seguito, senza trattino o virgolette di separazione". Sic! fa il paio con quella che ha scritto di me "in un libro destinato a tutti non ci devono essere parti in dialetto"; scusate l'immodestia del paragone.

Diciamo che uno scrittore degno di questo nome deve avere almeno uno o più haters, altrimenti non conta niente.

Modestamente io ne ho, anche più di uno.

Uno in particolare che aveva scritto peste e corna del primo libro della trilogia ("il peggior libro che sia mai stato scritto" era il complimento migliore) me lo sono studiato. Sapete che è possibile visualizzare il profilo degli utenti che recensiscono? Naturalmente usava un nick, non ricordo quale (probabilmente Napalm 51, come l'odiatore seriale di Crozza mutuato dal personaggio di Walter Sobchak interpretato da John Goodman in The Big Lebowski).

Ebbene costui avrà recensito una cinquantina di libri, di cui almeno quaranta stroncati  senza appello. Giuro. Ognuno con la formula "il peggior libro che sia mai stato scritto"; peccato, pensavo di essere io il detentore di tale invidiabile titolo, invece niente, mi è andata male anche questa volta.

Ora, se leggi quaranta libri orribili su cinquanta, due sono le possibilità: o hai un karma di merda che a confronto Fantozzi è Gastone, il cugino fortunato di Paperino, o sei masochista e ti scegli apposta libri disgustosi così soffri il più possibile.

Ho individuato due categorie di haters. La prima è l'haters puro (ce ne sono a bizzeffe sui social), quelli che odiano tanto per odiare, che godono nel fare del male; l'altro è l'hater-scrittore, forse il più temibile. 

E' quello che stronca ogni possibile autore per vendetta, il frustrato che imputa all'ottusità del mondo il loro insuccesso.

Sono i più motivati, agiscono con furore nichilista, vogliono veder scorrere il sangue. Il massimo del godimento lo traggono quando l'autore oggetto del loro insano odio ritira il suo libro. Per loro è l'apoteosi, possono dormire tranquilli, missione compiuta, sotto a chi tocca.

Di solito si distinguono dall'hater tout-court perchè si addentra in aspetti tecnici e comincia a snocciolare tutti i difetti narrativi, grammaticali e sintattici di un'opera, scendendo nel dettaglio, molto spesso confondendo (volutamente) semplici refusi per ignoranza atavica dell'autore che anziché scrivere dovrebbe spalare sterco gratuitamente.

All'inizio restavo scioccato leggendo i loro commenti, ora ho imparato a riconoscerli e mi fanno quasi tenerezza.

Da quello che ho scritto nel primo post di quest thread potrebbe sembrare che sia anche io uno di loro; in effetti, quando vedo libri insulsi diventare bestseller mi ribolle il sangue, però vi assicuro, e qui dovete credermi sulla parola, che quando invece m''imbatto in uno scrittore di talento, soprattutto se sconosciuto, sono il primo ad applaudirlo, mi alzo addirittura in piedi; non solo, spesso entro anche in una mini crisi esistenziale e comincio a ripetermi come in un mantra: "ma quando mai scriverai così? Perchè non lasci perdere, con tutte le cose che ci sono da fare?.. dai retta  a Napalm 51, vai a spalare sterco, che è la stessa cosa!"

Poi naturalmente il giorno dopo sono di nuovo piegato sulla tastiera del pc a cercare di scrivere capolavori; sapete meglio di me come funziona.

Voi avete avuto qualche disavventura con i nostri simpatici amici haters? Vi andrebbe di raccontarmela?

Tranquilli, non ho intenzione di scrivere un libro sull'argomento. La mia è solo curiosità intellettuale. 

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@attila

 

Gli haters sono favolosi. Soprattutto quelli su goodreads che mi danno 1 stella ai libri non ancora usciti XD

 

Su amazo uno mette 1 stella anche a Sanderson e King. Quindi mi ritengo nell'olimpo se divido il suo sdegno con tali mostri sacri. Un'altra lo ha comprato, commentato, e subito chiesto il rimborso XD almeno ha commentato con acquisto verificato. 

 

La terza a 1 stella mi ha offeso, dicendo che non lo ha nemmeno comprato, ma doveva offendermi perché è evidente che facciq schifo XD

 

Per tutti le critiche sono le solite: scritto tutto al presente, senza passati ( e i flashback che sono?), sembra scritto da un bambino delle elementari. 

 

Magari!!!! Ho 30 anni e mi sento un vecchietto. Voglio tornare bambino. 

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21 minuti fa, Ospite ha detto:

@attila

 

Gli haters sono favolosi. Soprattutto quelli su goodreads che mi danno 1 stella ai libri non ancora usciti XD

 

Su amazo uno mette 1 stella anche a Sanderson e King. Quindi mi ritengo nell'olimpo se divido il suo sdegno con tali mostri sacri. Un'altra lo ha comprato, commentato, e subito chiesto il rimborso XD almeno ha commentato con acquisto verificato. 

 

La terza a 1 stella mi ha offeso, dicendo che non lo ha nemmeno comprato, ma doveva offendermi perché è evidente che facciq schifo XD

 

Per tutti le critiche sono le solite: scritto tutto al presente, senza passati ( e i flashback che sono?), sembra scritto da un bambino delle elementari. 

 

Magari!!!! Ho 30 anni e mi sento un vecchietto. Voglio tornare bambino. 

Ciao,

non lo sai che gli haters hanno il dono della preveggenza?

Riguardo il fatto di acquistare un libro, leggerne poche righe e stroncarlo chiedendo il rimborso, in pratica insultandolo gratuitamente, la ritengo un'altra indecenza. 

Vuoi insultarmi? Almeno paga!

 

  • Divertente 1

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5 minuti fa, attila ha detto:

Ciao,

non lo sai che gli haters hanno il dono della preveggenza?

Riguardo il fatto di acquistare un libro, leggerne poche righe e stroncarlo chiedendo il rimborso, in pratica insultandolo gratuitamente, la ritengo un'altra indecenza. 

Vuoi insultarmi? Almeno paga!

 

 

Soprattutto c'è il 10% di estratto. Se fai certe cose è evidente che lo hai preso solo per avere acquisto verificato. 

 

Comunque 2 su 3 sono recensori di professione ben messi in classifica. E la cosa puzza. 

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13 ore fa, Ospite ha detto:

Ma ni. In altri paesi il self sforna gran bei libri che poi arrivano anche al cinema.

 

Esatto!
Non sono d'accordo con il fatto che si continui a equiparare il self all'ultima spiaggia per gli sprovveduti.
Chiaro che un sistema senza filtri apra la strada a molta incompetenza e superficialità, ma non c'è solo questo e sempre di più si possono trovare self-publisher capaci che, per una serie di ragioni, condivisibili o meno, preferiscono questa strada a quella dell'editoria tradizionale o l'affiancano. 

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2 ore fa, ophelia03 ha detto:

Esatto!
Non sono d'accordo con il fatto che si continui a equiparare il self all'ultima spiaggia per gli sprovveduti.
Chiaro che un sistema senza filtri apra la strada a molta incompetenza e superficialità, ma non c'è solo questo e sempre di più si possono trovare self-publisher capaci che, per una serie di ragioni, condivisibili o meno, preferiscono questa strada a quella dell'editoria tradizionale o l'affiancano. 

 

Inconcepibile anche il lamentarsi di essere ingolfati di manoscritti illeggibili, e poi contemporaneamente lamentarsi anche del fatto che la gente vada di self. Quindi uno cosa dovrebbe fare?

Il self in un paese normale è un valore aggiunto. Non vuoi spendere tempo a leggere gli esordiente che ti riempiono le caselle di posta? Bene, chiudi la possibilità di ricevere invii, e pesca nel self. Puoi leggere cosa ti pare e contattare chi ti pare. E se non ti piace nulla, non contatti nessuno.

Invece no, ci si continua a lamentare sempre e comunque. Nel self ci cominciano a pescare anche le grandi CE, non capisco perché non debbano farlo anche quelle più piccole.

 

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2 minuti fa, Ospite ha detto:

Il self in un paese normale è un valore aggiunto.

Sì, ma infatti non credo che l'ostracismo verso il self sia una cosa saggia (anche se a dirlo si prendono le freccette rosse).
Credo invece che l'editoria tradizionale e il self possano convivere senza problemi e che ci siano autori bravi (e pessimi) sia tra i pubblicati che tra i self-publisher. 
Se c'è consapevolezza di ciò che si fa, va bene tutto. 

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8 minuti fa, Ospite ha detto:

 

Inconcepibile anche il lamentarsi di essere ingolfati di manoscritti illeggibili, e poi contemporaneamente lamentarsi anche del fatto che la gente vada di self. Quindi uno cosa dovrebbe fare?

Il self in un paese normale è un valore aggiunto. Non vuoi spendere tempo a leggere gli esordiente che ti riempiono le caselle di posta? Bene, chiudi la possibilità di ricevere invii, e pesca nel self. Puoi leggere cosa ti pare e contattare chi ti pare. E se non ti piace nulla, non contatti nessuno.

Invece no, ci si continua a lamentare sempre e comunque. Nel self ci cominciano a pescare anche le grandi CE, non capisco perché non debbano farlo anche quelle più piccole.

 

Ho l'impressione che se lo facessero comincerebbero (e forse si fermerebbero) da quelli con più recensioni, e quindi staremmo da capo a dodici, con autori che si comprano le recensioni per apparire in classifica eccetera eccetera: La solita situazione kafkiana, non se ne esce.

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6 minuti fa, ophelia03 ha detto:

Sì, ma infatti non credo che l'ostracismo verso il self sia una cosa saggia (anche se a dirlo si prendono le freccette rosse).
Credo invece che l'editoria tradizionale e il self possano convivere senza problemi e che ci siano autori bravi (e pessimi) sia tra i pubblicati che tra i self-publisher. 
Se c'è consapevolezza di ciò che si fa, va bene tutto. 

 

Ci si guadagnerebbe tutti. Inoltre pescando nel self una piccola CE potrebbe usufruire anche del circolo dei lettori fedeli all'autore.

 

3 minuti fa, attila ha detto:

Ho l'impressione che se lo facessero comincerebbero (e forse si fermerebbero) da quelli con più recensioni, e quindi staremmo da capo a dodici, con autori che si comprano le recensioni per apparire in classifica eccetera eccetera: La solita situazione kafkiana, non se ne esce.

 

Lì però sta all'editore leggere almeno l'estratto e capire se uno vale o no. Se le recensioni sono vere o false.

 

Comunque qualcuno lo fa e ci fa i soldoni. Ad esempio DriEditore pesca nel self, e anche su wattpad, e ogni pubblicazione infila il libro in top 20. Anche per qualche settimana. E non è la sola che lo fa. Spesso però sono quelle case editrici che pubblicano romance, che come gli autori romance self, sono parecchio più propositive e aperte a nuove forme di editoria sostenibile.

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Però non farei coincidere i libri letti con i libri di qualità. Le due cose possono coesistere come no.
Il self per me è un'altra forma per pubblicare (che personalmente al momento non sceglierei, ma che rispetto e in futuro chissà). Non credo debba essere un serbatoio e credo che lo scouting vada fatto anche tramite la lettura di inediti.
 

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22 minuti fa, ophelia03 ha detto:

Però non farei coincidere i libri letti con i libri di qualità. Le due cose possono coesistere come no.
 Il self per me è un'altra forma per pubblicare (che personalmente al momento non sceglierei, ma che rispetto e in futuro chissà). Non credo debba essere un serbatoio e credo che lo scouting vada fatto anche tramite la lettura di inediti.
 

Anche io sono dell'idea che la via classica sia quella auspicabile.

Secondo me devi prima vedere se riesci a pubblicare con un editore classico (a meno che tu non voglia pubblicare solo in formato digitale, in questo caso conviene il self, per non cedere i diritti parzialmente, perché poi il cartaceo ti rimane sul groppone; a me è successo) e solo in caso non ci sia disponibilità da parte loro, provare con il self.

oppure il self è consigliabile se scrivi un genere che gli editori non pubblicano o pubblicano difficilmente, tipo la fantascienza.

Però occhio se lo fai a stare cauto con il cartaceo, perchè per esperienza ti posso dire che gli editori, soprattutto quelli di un certo livello, non vogliono in giro edizioni cartacee diverse dalle loro, e poi diventa difficile ritirare le copie pubblicate in modalità on demand dal mercato, anche se sono poche unità.

Poi è ovvio che se hai scritto un capolavoro, chiudono un occhio anche su quello.

La storia del capolavoro somiglia a una barzelletta! Sembra che si pubblicano solo quelli.

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4 ore fa, attila ha detto:

Anche io sono dell'idea che la via classica sia quella auspicabile.

Secondo me devi prima vedere se riesci a pubblicare con un editore classico (a meno che tu non voglia pubblicare solo in formato digitale, in questo caso conviene il self, per non cedere i diritti parzialmente, perché poi il cartaceo ti rimane sul groppone; a me è successo) e solo in caso non ci sia disponibilità da parte loro, provare con il self.

oppure il self è consigliabile se scrivi un genere che gli editori non pubblicano o pubblicano difficilmente, tipo la fantascienza.

Però occhio se lo fai a stare cauto con il cartaceo, perchè per esperienza ti posso dire che gli editori, soprattutto quelli di un certo livello, non vogliono in giro edizioni cartacee diverse dalle loro, e poi diventa difficile ritirare le copie pubblicate in modalità on demand dal mercato, anche se sono poche unità.

Poi è ovvio che se hai scritto un capolavoro, chiudono un occhio anche su quello.

La storia del capolavoro somiglia a una barzelletta! Sembra che si pubblicano solo quelli.

 

Sì ma è inutile. Guarda come arrivano le frecce rosse e le faccine confuse appena si parla di queste cose o si fa il nome di CE che lavorano in maniera differente dalla media.

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Il 5/6/2019 alle 14:48, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Concordo.

Riguardo allo stile, preferisco la definizione "fluido" o "scorrevole". Lo è lo stile di Italo Calvino, tanto per fare un esempio. Qualcuno può chiamarlo banale? :asd:

 Infatti con "semplice o meglio banale" intendevo la banalità leggibile anche da un semianalfabeta, lessico minimale, sintassi standard (meno è articolata e meglio è) che costituisce lo stile di gran parte dei libri pubblicati oggi. Non Calvino, ovviamente.

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2 ore fa, Tinucci ha detto:

 Infatti con "semplice o meglio banale" intendevo la banalità leggibile anche da un semianalfabeta, lessico minimale, sintassi standard (meno è articolata e meglio è) che costituisce lo stile di gran parte dei libri pubblicati oggi. Non Calvino, ovviamente.

 

Guarda che il lessico e la sintassi di Calvino erano minimali. Come lo erano di molti altri considerati mostri sacri. Io non mi stancherò mai di esaltare la leggerezza, la semplicità e la linearità di scrittura di Moravia. I suoi libri erano formalmente a prova di scemo.

 

Eppure scriveva capolavori.

 

La questione era che loro capivano la differenza tra sintassi, e prosa. Sapevano che la prosa è uno sport a parte.

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@Tinucci@Ospite 

Io credo che la cosa più difficile sia proprio avere uno stile, è come il talento, o ce l'hai o non ce l'hai, non te lo puoi inventare.

La maggior parte degli scrittori, me compreso, non ha uno stile personale, al massimo imita quello di un altro.

Buonanotte.

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10 ore fa, attila ha detto:

@Tinucci@Ospite 

Io credo che la cosa più difficile sia proprio avere uno stile, è come il talento, o ce l'hai o non ce l'hai, non te lo puoi inventare.

La maggior parte degli scrittori, me compreso, non ha uno stile personale, al massimo imita quello di un altro.

Buonanotte.

 

Questo è in realtà un non problema. Lo diventa perché a differenza di altre forme d'arte mancano testi tecnici che illustrino cosa è la prosa e come si costruisce. Spesso anche la volontà di imparare, di aprire gli occhi sulle strutture e regole che devono essere applicate. 

Lo stile deriva dall'incontro di queste regole con la sensibilità personale che ne regola l'uso. 

 

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