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attila

Per chi scriviamo quando (auto)pubblichiamo su Amazon?

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10 ore fa, Ospite ha detto:

Io non mi stancherò mai di esaltare la leggerezza, la semplicità e la linearità di scrittura di Moravia.

Di recente ho riletto "Agostino" di Moravia e trovo che lo stile è leggero ma mica tanto semplice :asd: Lo definirei evocativo, chiaro, fluido, efficace ecc.

Comunque, quando leggo non faccio l'analisi sintattica. Mi godo la bella scrittura (quando è bella) o smetto di leggere.

Un altro grande che adoro è Soldati.

Abbiamo tanto da imparare da loro

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19 minuti fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Di recente ho riletto "Agostino" di Moravia e trovo che lo stile è leggero ma mica tanto semplice :asd: Lo definirei evocativo, chiaro, fluido, efficace ecc.

Comunque, quando leggo non faccio l'analisi sintattica. Mi godo la bella scrittura (quando è bella) o smetto di leggere.

Un altro grande che adoro è Soldati.

Abbiamo tanto da imparare da loro

E quindi com'è possibile che scriva in un italiano chiaro e diretto, senza arzigogoli, ma allo stesso tempo faccia passare l'idea di complessità. 

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10 ore fa, Ospite ha detto:

 

Questo è in realtà un non problema. Lo diventa perché a differenza di altre forme d'arte mancano testi tecnici che illustrino cosa è la prosa e come si costruisce. Spesso anche la volontà di imparare, di aprire gli occhi sulle strutture e regole che devono essere applicate. 

Lo stile deriva dall'incontro di queste regole con la sensibilità personale che ne regola l'uso. 

 

Non sono troppo d'accordo. Ci sono autori dallo stile inconfondibile, vedi Celine o Salinger, tanto per fare due esempi, che hanno ispirato dozzine di emuli, ma erano solo imitatori.

Con i romanzi di genere avere uno stile inconfondibile è più complicato, è il caso di McCarthy o dello stesdo Camilleri che pure si rifà a Gadda e prima ancora agli scapigliati.

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21 ore fa, Ospite ha detto:

 

Guarda che il lessico e la sintassi di Calvino erano minimali. Come lo erano di molti altri considerati mostri sacri. Io non mi stancherò mai di esaltare la leggerezza, la semplicità e la linearità di scrittura di Moravia. I suoi libri erano formalmente a prova di scemo.

 

Eppure scriveva capolavori.

 

La questione era che loro capivano la differenza tra sintassi, e prosa. Sapevano che la prosa è uno sport a parte.

Calvino aveva scelto la leggerezza e la semplicità, non la sciatteria e la banalità. Se leggo Calvino è una cosa, se leggo pincopallo autore di gialli seriali, tutti uguali, ti assicuro, è un'altra cosa. Calvino, inoltre, ha sperimentato molto, nella sua carriera e le sue scelte stilistiche avevano un senso in relazione a quello che lui voleva comunicare; pincopallo scrive quello che gli dicono di scrivere, come gli dicono di fare. In altro modo non saprei spiegarti la differenza.

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1 ora fa, Tinucci ha detto:

Calvino aveva scelto la leggerezza e la semplicità, non la sciatteria e la banalità. Se leggo Calvino è una cosa, se leggo pincopallo autore di gialli seriali, tutti uguali, ti assicuro, è un'altra cosa. Calvino, inoltre, ha sperimentato molto, nella sua carriera e le sue scelte stilistiche avevano un senso in relazione a quello che lui voleva comunicare; pincopallo scrive quello che gli dicono di scrivere, come gli dicono di fare. In altro modo non saprei spiegarti la differenza.

 

Appunto semplicità e banalità sono due cose distinte. Avevo capito che erano la stessa cosa e che Calvino scriveva "difficile".

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Il 7/6/2019 alle 11:06, Ospite ha detto:

E quindi com'è possibile che scriva in un italiano chiaro e diretto, senza arzigogoli, ma allo stesso tempo faccia passare l'idea di complessità.

Forse perché qualche idea chiara ce l'ha e la trasmette nel modo più chiaro ed efficace.

E anche perché osserva la vita reale e il comportamento delle persone, con le quali il lettore riesce a immedesimarsi. Così, al primo impatto, tutto sembra semplice, ogni parola sta al suo posto, precisa, quella, e non c'è una virgola di troppo.

Aggiungi  anche una personalità e uno spessore culturale notevoli.

Pensa che anche oggi si potrebbe scrivere così: le grandi questioni dell'umanità sono sempre quelle.

Un pincopallo invece, non sa nemmeno lui cosa vuole raccontare. Scopiazza qua e là, i personaggi sono finti, i dialoghi pure, non c'è un rigo originale. Come si fa a leggere 'sta roba? Sinceramente, mi annoio...

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9 ore fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

Forse perché qualche idea chiara ce l'ha e la trasmette nel modo più chiaro ed efficace.

E anche perché osserva la vita reale e il comportamento delle persone, con le quali il lettore riesce a immedesimarsi. Così, al primo impatto, tutto sembra semplice, ogni parola sta al suo posto, precisa, quella, e non c'è una virgola di troppo.

Aggiungi  anche una personalità e uno spessore culturale notevoli.

Pensa che anche oggi si potrebbe scrivere così: le grandi questioni dell'umanità sono sempre quelle.

Un pincopallo invece, non sa nemmeno lui cosa vuole raccontare. Scopiazza qua e là, i personaggi sono finti, i dialoghi pure, non c'è un rigo originale. Come si fa a leggere 'sta roba? Sinceramente, mi annoio...

 

Esatto. 

 

E mi ha sempre colpito anche a me che ogni parola sta al suo posto, tutto sembra semplice, fila alla perfezione, eppure il testo è pregno di significato e profondo. 

 

E mi ci sono arrovellato per anni sul come. Poi scopri che è in parte percezione del lettore, in parte costruzione della prosa. 

 

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Per chi scriviamo quando (auto)pubblichiamo su Amazon?

 

Non ho un lettore ideale. Scrivo, e basta. Il resto poi si vedrà...

 :pirata3:

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Per chi ha messo la faccina confusa, mai sentito parlare della teoria della scacchiera?

 

Temo di no visto che sfortunatamente su internet non si trova nulla. Immaginate una scacchiera:

 

ExperimentalChessbaseChessBoard.png

 

dove ogni paragrafo è rappresentato da una quadrato, e caselle del medesimo colore rappresentano paragrafi con affinità logica e tematica. Per scrivere in prosa è necessario spostarsi lungo tutta la scacchiera stando attenti ad atterrare solo sul colore scelto. Questo vale per tutti i tipi di paragrafi, anche quelli formati da soli paragrafi. E' un po' come il gioco della catena di parole dove l'ultima parola deve contenere un concetto affine a quella precedente:

 

Cavallo

Scuderia

Ferrari

Automobile

Autostrada

Casello

Pedaggio

Soldi

Tasse

Finanza

 

E così via... gli autori con una certa esperienza riescono a muoversi anche tra caselle non adiacenti mischiando le carte, ma sempre con l'attenzione a non rompere la catena, possono andare avanti, tornare indietro, cambiare strada, e dare alla prosa direzioni inaspettate. Soprattutto nei dialoghi questo giochino aiuta a renderli scorrevoli e significativi. Dopotutto i nostri cervelli, e quelli dei lettori, funzionano proprio in questo modo.

Per associazione di idee.

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Il 3/6/2019 alle 11:36, attila ha detto:

Io ad esempio ho pubblicato un giallo (tra l'altro con pseudonimo) chiaramente ispirato al Pasticciacccio di Gadda, in cui faccio largo uso dei dialetti ma solo nei dialoghi e non nell’esposizione (cosa che fa mirabilmente Camilleri, ad esempio) e subito una lettrice si è infuriata dicendo che un libro destinato a tutti (magari!) non può assolutamente avere dialoghi scritti in dialetto. Vai a sapere perché.

Provo a spiegartelo: perché non si capisce niente. Io non leggo libri con dialoghi in dialetto o scritti totalmente in dialetto perché non comprendo quel dialetto, semplice. Io sono veneta e leggo ben volentieri libri nel mio dialetto ma quelli con dialetti del sud, o con dialetto sardo o friuliano per me sono incomprensibili. Questi libri diventano in automatico libri di nicchia. Punto.

Non capisco poi perché bisogna sempre eticchettare le recensioni cattive con lettori hacker, boh! Ognuno ha le sue idee, se a qualcuno non piace il libro perché non dovrebbe scriverlo? Io invece storco un po' il naso con le recensioni a cinque stelle con commenti super positivi, ho sempre l'impressione che siano scritte solo per far salire il range del libro.

Comunque, per tornare alla domanda del titolo, io mi autopubblico per mettermi in gioco e poi perché ho alcuni progetti legati ai libri che ho su amazon e che non potrei portare avanti se avessi ceduto i diritti a un editore.

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@meryj

Allora Gomorra la serie quasi tutta parlata in napoletano strettissimo la cestiniamo?

E Camilleri? Idem?

Io non contesto che a qualcuno possano non piacere i dialoghi, e sottolineo dialoghi, in dialetto, quello che non capisco è la pretesa per la quale non bisognerebbe farlo. Chi lo ha stabilito?

E comunque per completezza d' informazione il libro, per quanto pochissimo recensito, non è andato male.

Forse per andare bene bisogna andare male, chi lo sa.

Ti ha gapio? (Più o meno).

E poi quando dici che sei veneta e leggi solo libri in dialetto veneto... Beh, sforzati.

Io sono romano ma se mi capita un dialogo in veneto napoletano siciliano o quello che è vado avanti lo stesso, magari imparo qualcosa.

Buona fortuna per i tuoi lavori.

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3 ore fa, attila ha detto:

Beh, sforzati.

Ci ho provato ma non fa per me. Se comincio a cercare di capire frasi, parole che non capisco alla fine vado a intuito e, spesso, capisco finestra per minestra per poi scoprire, magari pagine dopo, che il senso delle frasi non era quello. 

ps: la serie Gomorra non la guardo e non la guarderò mai (gusti personali). Camilleri e co. non li leggo per la motivazione scritta sopra. (fine OT)

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Secondo me avete ragione entrambi.

 

Un autore è libero di scrivere in dialetto. Un lettore è libero di non leggere perché non ne apprezza l'uso.

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Sdrammatizziamo, la prossima volta scriverò un alert: attenzione, questo libro contiene dialoghi in dialetto, consultare un medico prima di procedere con l'acquisto 

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33 minuti fa, attila ha detto:

Sdrammatizziamo, la prossima volta scriverò un alert: attenzione, questo libro contiene dialoghi in dialetto, consultare un medico prima di procedere con l'acquisto 

 

Va beh quello è eccessivo. Però basta avere bene in testa che ogni tanto qualche offesa dai lettori è normale prenderla. Il trucco sta nel soddisfarne di più di quelli che si indispettisce :)

 

 

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