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Bango Skank

Invii mirati agli editor delle CE

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Voglio linkare questo contenuto, dal canale di Franco Forte.

Ritengo sia molto, molto interessante, a tratti anche illuminante, su come funziona una grande CE dall'interno e su come, molto spesso, a una certa superficialità delle case editrici faccia da contraltare una certa superficialità degli aspiranti scrittori.  Cosa che spesso avviene più per ignoranza che per sciatteria, sia chiaro: io stesso non ho mai inviato nulla “ad personam”, per il semplice fatto che ignoravo si potesse fare e che anzi fosse raccomandabile.

 

 

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Visto che si tratta di una cosa che facilita la vita sia agli scrittori che agli editor mi chiedo per quale ragione non mettano i nominativi per l'invio nelle pagine in cui spiegano come vogliono ricevere la proposta editoriale. La verità è che non è così difficile trovare i nomi di riferimento, ma credo sarebbe ancora più diretto se li mettessero così eviteremmo tutti di perdere tempo.

Mi piacciono questi video di Franco Forte, dice le cose con molta chiarezza secondo me, quasi con brutalità ogni tanto.

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1 minuto fa, Kikki ha detto:

 

Mi piacciono questi video di Franco Forte, dice le cose con molta chiarezza secondo me, quasi con brutalità ogni tanto.

 

Anche a me piacciono molto. Lui forse non ha "l'appeal video" dei più giovani, ma di esperienza ne ha da vendere! 

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Ho svolto il  mestiere di palombaro, di maestro d'ascia, di maestro d'arte marinara, di nostromo, di musicista, di addestratore di cani del terzo brevetto, sono un comandante di navi mercantili in pensione ed adesso mi sono messo come scrittore esordiente. Pensavo: che  difficoltà può  incontrare uno che fa lo scrittore, mi sbagliavo di grosso le difficoltà ci sono e sono anche pericolose, percepisco che muoversi nel campo dell'editoria è come muoversi in una vera giungla. Insomma  è più facile svolgere tutti i mestieri che già conosco che fare lo scrittore che nel suo campo pur essendo bravo deve anche avere fortuna elemento molto raro per chi ha talento.

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Consigli utilissimi, i più utili che abbia mai ascoltato per l'invio di un manoscritto. Però mi chiedevo anch'io: allora perché diavolo le CE non scrivono chiaro e tondo queste indicazioni sui loro siti per semplificare la vita al povero autore? 

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Grazie per l'articolo! Suona tutto così assolutamente logico e credibile che mi rendo di aver buttato via un sacco di tempo con invii a caso e di aver sprecato le mie naturali endorfine in inutili delusioni. Questo video dovrebbe essere di motivazione per tutti a non mollare e a rimettersi in moto come consigliato da lui. 

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Finalmente sono riuscito a vederlo! Davvero molto interessante e logico: grazie per averlo condiviso, @Bango Skank

A breve però, il signor Franco Forte si morderà la lingua: non voglio nemmeno immaginare come sarà messa la sua scrivania tra un paio di mesi:

:libri::libri::libri::libri::libri::libri:

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Grazie @Bango Skank Conoscevo Franco Forte ma non sapevo avesse questo canale.

Interessante anche il video che ha postato sulle agenzie letterarie. In pratica dice che se un esordiente vuole avere qualche chance in più, dovrebbe pagare il lavoro delle agenzie di revisione ed editing, e poi magari riuscirà a pubblicare.

Tornando al tema, e facendo finta di improvvisarci agenti di noi stessi, la cosa che lui consiglia è di trovare la collana adatta al nostro manoscritto e il relativo editor responsabile.

Per esempio prendo me stesso. Io ho scritto un thriller. Dovrei avere a disposizione i contatti degli editor che si occupano di thriller delle varie CE.

Ovviamente posso fare come consiglia Franco Forte, e lo farò. Ma non sarebbe male fare in modo che le informazioni man mano trovate dagli utenti di writersdream finissero in un blog specifico. Una specie di banca dati di WD che mette a disposizione degli utenti almeno i nomi delgi editor delle varie collane.

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11 ore fa, massimopud ha detto:

Consigli utilissimi, i più utili che abbia mai ascoltato per l'invio di un manoscritto. Però mi chiedevo anch'io: allora perché diavolo le CE non scrivono chiaro e tondo queste indicazioni sui loro siti per semplificare la vita al povero autore? 

Buon giorno @massimopudsanno loro il perchè

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Il sottoscritto prima di essere un esordiente è un'uomo navigato e navigante, indi è molto difficile metterselo in tasca. Ho cercato dalle mie parti una casa editrice o agenzia letteraria o come diavolo si chiami, tutte sembravano messe d'accordo chiedendomi dalle 500 ai 600 euro, per solo copertina, impaginazione e fi. In seguito mi sono domandato; ma come? Il lavoro è mio e dovrei pagare per pubblicizzarlo? Mi conviene se proprio desidero fallo conoscere, acquistare  una stampante buona e venderlo da me per strada e se tutto va storto regalarlo ai passanti.

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Tutto molto interessante. Però... perchè sul sito della Mondadori è scritto che i manoscritti devono essere inviati per posta elettronica e che quelli in formato cartaceo non saranno esaminati? Senza contare che moltissime CE cestinano tutte le proposte arrivate per vie diverse da quelle indicate.
Anche trovare gli editor responsabili delle collane non è così facile. Mi sono presa la briga di controllare su alcuni miei libri: Mondadori, Giunti, Einaudi, Garzanti, La Corte, Beat, Pickwick, Bur. In alcuni casi si tratta di volumi usciti qualche anno fa, in altri di volumi recentissimi. In nessuno è indicato l'editor responsabile.

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Esempio: cita più volte Stile Libero di Einaudi. La responsabile è Dalia Oggero. Il suo indirizzo e-mail non è indicato da nessuna parte e su FB ha scritto a caratteri cubitali di non contattarla via reti sociali per questioni relative ai manoscritti. A mio avviso non farebbe proprio i salti di gioia, se cominciassimo a spedire in massa dattiloscritti indirizzati a lei :grat:. Forse la sua teoria è valida per quanto riguarda i manoscritti cartacei... Ma la maggior parte delle case editrici non li vuole (fortunatamente) più!

 

 

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29 minuti fa, Lizina ha detto:

In alcuni casi si tratta di volumi usciti qualche anno fa, in altri di volumi recentissimi. In nessuno è indicato l'editor responsabile.

 

Ho fatto lo stesso controllo e in effetti di editor non c'è traccia. 

 

14 minuti fa, Axolotl ha detto:

Forse la sua teoria è valida per quanto riguarda i manoscritti cartacei... Ma la maggior parte delle case editrici non li vuole (fortunatamente) più!

 

E anche questo è vero.

 

Dobbiamo prendere atto di essere in un vero labirinto se perfino gli esperti non sembrano poi capirne granché.

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3 ore fa, Lizina ha detto:

Tutto molto interessante. Però... perchè sul sito della Mondadori è scritto che i manoscritti devono essere inviati per posta elettronica e che quelli in formato cartaceo non saranno esaminati?

 

2 ore fa, Axolotl ha detto:

La responsabile è Dalia Oggero. Il suo indirizzo e-mail non è indicato da nessuna parte e su FB ha scritto a caratteri cubitali di non contattarla via reti sociali per questioni relative ai manoscritti. 

 

Tutte domande a cui non so rispondere. Magari quanto detto da Franco Forte vale per lui e non per gli altri... magari in Mondadori disincentivano l'invio cartaceo perché ne arrivano troppi, ma in realtà poi ogni tanto qualcuno lo guardano... non lo so! L'editoria in Italia è una macchina complessa, quindi non bisogna prendere per oro colato ogni cosa viene detta da un addetto ai lavori, perché può essere la sua "vision", che può essere diversa da quella di altri.

In ogni caso, credo che il senso ultimo del discorso sia: informarsi sempre il più possibile.

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3 ore fa, Lizina ha detto:

Però... perchè sul sito della Mondadori è scritto che i manoscritti devono essere inviati per posta elettronica e che quelli in formato cartaceo non saranno esaminat

 

Forse perché il 99,9% degli autori li invia nello stesso "posto"  che oltretutto è quello sbagliato, secondo me.

Fare fronte a tonnellate di carta anonima e spedita random non deve essere una passeggiata. 

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Il ‎03‎/‎06‎/‎2019 alle 17:41, Bango Skank ha detto:

Tutte domande a cui non so rispondere. Magari quanto detto da Franco Forte vale per lui e non per gli altri... magari in Mondadori disincentivano l'invio cartaceo perché ne arrivano troppi, ma in realtà poi ogni tanto qualcuno lo guardano... non lo so! L'editoria in Italia è una macchina complessa, quindi non bisogna prendere per oro colato ogni cosa viene detta da un addetto ai lavori, perché può essere la sua "vision", che può essere diversa da quella di altri.

In ogni caso, credo che il senso ultimo del discorso sia: informarsi sempre il più possibile.

In definitiva, mi sembra che la via suggerita e caldeggiata dal signor Franco Forte non sia così facilmente percorribile. Inoltre, a meno che l'autore esordiente non sia disposto a concentrarsi - una volta individuato superando tutte le difficoltà del caso - su un solo editor per volta, attendendo per il noto tempo biblico la risposta, e poi a ricominciare daccapo, le stampe in cartaceo costano. Costano soldi in termini di toner e di tamburi di stampanti, costano soldi per le spedizioni, costano tempo in coda presso gli uffici postali. E costano all'ambiente: le carte spesso inutili che si accumulano sono alberi tagliati. Questa è la mia "vision", per quello che vale. 

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ma comunque secondo me, checché ne dica Forte, la maggior parte degli editor importanti non ha nessuna voglia di ricevere un manoscritto cartaceo non richiesto proprio sulla sua scrivania... Se le case editrici chiedono di spedire via email alla segreteria letteraria e non in cartaceo direttamente all'editor (e anzi, scrivono ovunque che i manoscritti cartacei vengono subito smaltiti), non vedo in che modo potrebbe essere utile prendere simili iniziative. Probabilmente funziona per contattare Forte, ma si tratta dei suoi gusti personali :bandiera:. Anche se ci tratta vagamente da cretini per "non esserci informati". 

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Comunque le agenzie letterarie funzionano così: vedono per quali collane il testo potrebbe andare bene e contattano gli editor che ne sono responsabili, certo non la casa editrice. Mi sembra di capire che il ragionamento di Franco Forte sia che gli scrittori devono fare altrettanto e cercare di arrangiarsi da soli.

Io ammetto la mia ignoranza e gli anni buttati via. Se avessi saputo prima come funziona, certamente mi sarei attivata in modo diverso. Se penso al tempo perso ad aspettare mezzanotte per inviare il testo, le inutili attese di inesistenti risposte da parte di CE e agenzie credo davvero che avrei fatto prima a scoprire gli editor giusti per i miei testi. Poi non si sa come sarebbe andata, ma tutto quello che ho fatto in precedenza vale meno di zero.

Non trovo affatto inutile il video di Franco Forte, come ho già scritto sopra, se non altro aiuta a non deprimersi troppo davanti al silenzio die CE e AL. Ci si rimbocca le maniche e si riparte.

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La raison d'etre delle agenzie letterarie (e il loro valore: per questo ce ne sono alcune più efficaci di altre) sta per l'appunto nel rapporto che lega l'agente agli editor delle CE. Un agente è utile se ha dei contatti, se no chiunque potrebbe improvvisarsi tale (e infatti lo fanno xD). Se l'agente è stimato dagli editor, questi leggeranno i manoscritti che lui inoltra loro.

 

Il ragionamento di Franco Forte non inserisce la variabile stima (che purtroppo è vaga, aerea e impossibile da quantificare) nell'equazione, e a mio avviso la rende nulla. 

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49 minuti fa, Axolotl ha detto:

Il ragionamento di Franco Forte non inserisce la variabile stima (che purtroppo è vaga, aerea e impossibile da quantificare) nell'equazione, e a mio avviso la rende nulla. 

Sono assolutamente d'accordo. Il fatto di reperire su internet nominativi e indirizzi non garantisce alcunché, se alla base non c'è una conoscenza diretta.  Anzi, il fatto di cercare di aggirare le regole di invio segnalate nei vari siti potrebbe deporre a sfavore.

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7 ore fa, Axolotl ha detto:

Il ragionamento di Franco Forte non inserisce la variabile stima (che purtroppo è vaga, aerea e impossibile da quantificare) nell'equazione, e a mio avviso la rende nulla. 

 

Secondo me nell'equazione in realtà c'è da aggiungere quello che definirei effetto sorpresa, effetto wow. Se fossi un editor importante e sulla mia scrivania apparissero tre testi in otto anni (che fa più o meno un testo ogni tre anni) immagino che la sorpresa sarebbe tanta e che, quindi, darei un'occhiata incuriosito. Se quei testi diventassero tre al giorno, invece, immagino che non sarei così contento... oddio, tre al giorno un'occhiata generale si può anche dare.

Comunque, al di là di questo, secondo me il discorso di Franco Forte ha anche un altro senso (apro parentesi: io ho una grandissima stima di quell'uomo. perché in un mondo che definire chiuso - e spesso "con la puzza sotto il naso" da parte dei professionisti - è dir poco, lui è uno che comunque spiega, dice la sua, i consigli prova a darli. scrittore Mondadori, editor Mondadori, DE della Delos... di cose ne fa tante, ma il canale youtube con i consigli comunque lo fa. poi possono piacere o no, possono essere utili o no, ma lui ci prova. insomma, è uno con cui è possibile interfacciarsi, nei limiti del possibile. immagino ci sia  gente che conta molto meno che se la tira molto, ma molto di più).

Anche un altro senso, dicevo: quello di allegare sempre qualcosa (una lettera, una sinossi, un chiamatelocomevolete) che spieghi chiaramente e immediatamente a chi apre la busta (la mail, la pergamena, il rotolo di carta infilato nella bottiglia e affidato al mare o quel che sia) determinate cose: 

- che genere è

- a quale collana della CE potrebbe interessare il testo

- idea centrale. non dico la sinossi, anche quella ci deve essere ovviamente, ma due righe che invoglino a leggere la sinossi sì. poi una sinossi che invogli a leggere il testo.

 

Insomma, da quello che ho capito io vedendo il video, uno dei tanti problemi è capire subito cosa si ha per le mani. Sembra banale la cosa, ma non sempre lo è... se ripenso ai miei primi imbrobabili tentativi di invii a casaccio di raccolte di racconti, anni fa, mi faccio quasi tenerezza! :) 

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E intanto ha piazzato lì nel video un po' di pubblicità... :D

Comunque questi contatti specifici non si trovano, Mondadori ha una mail, una sola, e solo lì vanno fatti gli invii (se uno ha la chimera di venir valutato da Mondadori).

Bisognerebbe spulciare tra i profili Linkedin (o Linkedim, non frequento). Però non so quanto i vari responsabili editoriali possano essere contenti che un autore signor nessuno gli va in casa a rompergli le balle...

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Il 7/6/2019 alle 09:15, Axolotl ha scritto:

Il ragionamento di Franco Forte non inserisce la variabile stima (che purtroppo è vaga, aerea e impossibile da quantificare) nell'equazione, e a mio avviso la rende nulla. 

 

Esatto, penso che il fulcro stia tutto lì.

Il 7/6/2019 alle 10:08, lapidus ha scritto:

Il fatto di reperire su internet nominativi e indirizzi non garantisce alcunché, se alla base non c'è una conoscenza diretta.  Anzi, il fatto di cercare di aggirare le regole di invio segnalate nei vari siti potrebbe deporre a sfavore.

 

Pensiamoci un attimo: voi leggereste l'allegato di una mail nella vostra casella di posta

 o un plico recapitato a casa vostra da un completo sconosciuto? Io no, e lo dico con la massima sincerità. La considererei spam.

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4 minuti fa, miwalolita ha scritto:

Pensiamoci un attimo: voi leggereste l'allegato di una mail nella vostra casella di posta

 

Scrivendo anche di musica mi arrivano tanti promo da sconosciuti. Apro e guardo, però magari non approfondisco. Immagino che per un operatore editoriale sia più o meno la stessa cosa, anche se dovrebbe essere il suo lavoro approfondire...

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Ci si dimentica una cosa fondamentale: le case editrici esistono solo in quanto esiste chi scrive. E' una specie di cogito ergo sum, inteso così: pubblico affinchè ricevo (i testi da pubblicare,  ovviamente).

Ma le cose più semplici diventano le più complesse, com'è costume italico. Gli editori non possono avere gente dedicata solo a scremare gli invii: costa troppo. Allora si usano gli agenti. Però gli agenti, che tanto fessi non sono, si fanno pagare. Dagli aspiranti scrittori per leggere i loro testi e poi dirgli di no e dagli editori, per piazzarli qualche cosa impubblicabile ma che viene però dall'estero o dall'autore già affermato per cui anche se non si venderà una cippa, i soldi li vogliono lo stesso. Perché il loro lavoro l'hanno fatto... oddio, ci sarebbe da obiettare, ma fa nulla.

In sostanza l'editoria langue e allora i soldi li si recupera dappertutto. Dagli aspiranti autori che sono centinaia di milioni (almeno così millantano gli editori, ma visto che in Italia siamo circa 60 mln di persone, chissà da dove vengono tutti gli altri...), dagli agenti, dalle fiere del libro, e chi più ne ha più ne metta. I libri quindi non si vendono (e ci mancherebbe, chi vuoi che si compra le ciofeghe che vincono sin anche il Premio Strega) e i soldi girano lo stesso. Chissà. Magari un giorno qualche editore illuminato capirà che la strada più semplice per il successo è proprio quella della trasparenza. Disse Occam, filosofo dei tempi andati, se ci sono due modi di fare una cosa, uno semplice e l'altro difficile, la via più giusta è sempre quella più semplice. Banale, ma incredibilmente vero. Quindi se gli editori leggessero i testi che gli si invia, allora i libri si venderebbero. Lapalissiano, ma poco applicato. E si continua così... il naufragar m'è dolce in questo mare...

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