Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Elisa Audino

Sei più di uno

Post raccomandati

Ho scritto all'amministratore di mia madre
Ho raccolto i vestiti sporchi di mio padre
Ho discusso dei risultati elettorali 
Del nuovo Sindaco zero opinioni,
Invitato le amiche dei miei figli
Dato il tabacco a un amico
Messo il cane in giardino.
Tra poco vado a correre.

Ti ho detto del libro.

Non mi hai chiesto 
Di che parla.

Tre anni.

 

E non mi hai chiesto di che parla.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Copiandola da un supporto all'altro, mi sono sparite alcune interlinee. In origine suonava pressappoco così:

 

Ho scritto all'amministratore di mia madre
Ho raccolto i vestiti sporchi di mio padre
Ho discusso dei risultati elettorali 
Del nuovo Sindaco zero opinioni,
Invitato le amiche dei miei figli
Dato il tabacco a un amico
Messo il cane in giardino.
Tra poco vado a correre.

 

Ti ho detto del libro.

 

Non mi hai chiesto 
Di che parla.

 

Tre anni.

 

E non mi hai chiesto di che parla.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Elisa Audino

Ho riletto la tua poesia più volte, ma qualcosa continua a sfuggirmi. Limite mio.

Mi piace molto la forma grafica che hai dato ai versi, che si stringono progressivamente. Mi piace anche l'elenco delle attività quotidiane, colloquiale e insieme pulito.

Capisco che c'è di mezzo un libro, che ci si aspetta una risposta da chi "è più di uno". Capisco che la risposta non è arrivata e non arriva. 

Ma mi sfuggono le coordinate, mi sfugge il rapporto tra chi chiede e chi non risponde. E così rimango confusa. Tre anni possono essere molto lunghi. Un'amicizia di tre anni? Un'amore di tre anni? Un silenzio di tre anni?

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Il riassunto della vita quotidiana di una donna fatto in scaletta. Alla fine ci si annulla? Forse non c'è sempre riconoscenza da parte degli altri, ma in quel: "ho scritto un libro", ci sarà sempre la forza da cui andare ad attingere.

Ciao @Elisa Audino:)

@mercy commentavo e tu eri qui :) 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
15 ore fa, Elisa Audino ha detto:

 

 

Ho scritto all'amministratore di mia madre
Ho raccolto i vestiti sporchi di mio padre
Ho discusso dei risultati elettorali 
Del nuovo Sindaco zero opinioni,
Invitato le amiche dei miei figli
Dato il tabacco a un amico
Messo il cane in giardino.
Tra poco vado a correre.

 

Ti ho detto del libro.

 

Non mi hai chiesto 
Di che parla.

 

Tre anni.

 

E non mi hai chiesto di che parla.

 

La tua poesia ha un ritmo contemporaneo, parla di azioni quotidiane che compi nella tua vita, sia ciclicamente, sia occasionalmente. Raccogliere i vestiti sporchi, gestire le questioni dei genitori, uno scambio di idee sulle elezioni (e forse, sulla situazione disastrata in cui ci troviamo), una piacevole distrazione con una sigaretta condivisa, quando hai dato il tabacco all'amico, e poi, finalmente, una bella corsa purificatrice.

Forse, proprio mentre corri, ripensi alla tua vena artistica, al libro che hai scritto. E' importante che venga letto da qualcuno e che riceva la giusta attenzione. Ed è ancor più importante, per te, che una persona speciale ti dia le sue attenzioni, anche tramite questo libro.

Dopo tre anni, non è ancora avvenuto. Questo lascia una sapore di amarezza.

Ho riletto diverse volte questa poesia, la metrica segue ritmi accostabili ad un metronomo, la si può leggere con diverse basi musicali d'accompagnamento, sia lente, sia rapide con cambi di tempo.

Il rallentamento finale spezza il ritmo veloce della prima parte, evidenzia il distacco del pensiero dall'azione ciclica quotidiana.

Anche l'uso della punteggiatura imprime un ritmo serrato d'esordio, una virgola lascia riprendere il respiro, fino all'uso dei punti. Poi gli spazi, ci introducono nell' intimità dei tuoi pensieri e all'attività parallela di scrittrice.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, mercy ha detto:

Mi piace molto la forma grafica che hai dato ai versi, che si stringono progressivamente

Pensi che sia meglio la prima opzione, quindi? Sono in dubbio se far prevalere la forma grafica o le pause reali. 

4 ore fa, mercy ha detto:

Tre anni possono essere molto lunghi. Un'amicizia di tre anni? Un'amore di tre anni? Un silenzio di tre anni?

 

Niente di tutto questo. Tre anni è il tempo che ho impiegato a scrivere il libro che pubblicherò e il Sei più di uno non significa 'vali più di uno'. Ieri, dopo averla scritta, l'ho mandata a un'amica e lei ha creduto di individuare la persona a cui mi rivolgevo. Era più di una persona in realtà, erano i famigliari e alcuni amici intimi. Nasce da lì: io che dico 'sai che pubblicherò il libro?' e tu (molti) che non rispondi se non a monosillabi. Disorienta. Io chiederei come, quando, quanto, perché. Il silenzio disorienta.

Tutto qui.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 ore fa, Lauram ha detto:

Alla fine ci si annulla

Forse sì, mi costa ammetterlo, ma forse sì. Hai colto nel segno.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Edoardo Bastioni ha detto:

Anche l'uso della punteggiatura imprime un ritmo serrato d'esordio, una virgola lascia riprendere il respiro, fino all'uso dei punti. Poi gli spazi, ci introducono nell' intimità dei tuoi pensieri e all'attività parallela di scrittrice.

Grazie @Edoardo Bastioni, sono contenta che tu l'abbia afferrata. Devo chiederti, visto che hai citato le pause, quale delle due forme grafiche preferisci. Il fatto è che la progressiva riduzione non era il mio intento iniziale, ma scrivendola, dopo le prime righe, ho notato che si assottigliava, finché rimanevo ?sola?. Le interlinee seguono meglio la linea dei miei pensieri, ma visivamente sono meno d'impatto. Sono in dubbio.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Elisa Audino grazie, adesso torna tutto. Certo, usare una seconda persona plurale sarebbe stata la soluzione più semplice - ma ammetto che io, con la poesia... Prendi quindi con le pinze anche il mio suggerimento grafico: limiterei le pause a quelle strettamente necessarie, per lasciare comunque l'attenzione sulla forma degradante. Così, ad esempio:

 

Ho scritto all'amministratore di mia madre
Ho raccolto i vestiti sporchi di mio padre
Ho discusso dei risultati elettorali 
Del nuovo Sindaco zero opinioni,
Invitato le amiche dei miei figli
Dato il tabacco a un amico
Messo il cane in giardino.
Tra poco vado a correre.

 

Ti ho detto del libro.

Non mi hai chiesto 
Di che parla.

Tre anni.

 

E non mi hai chiesto di che parla.

 

22 minuti fa, Elisa Audino ha detto:

Nasce da lì: io che dico 'sai che pubblicherò il libro?' e tu (molti) che non rispondi se non a monosillabi. Disorienta. Io chiederei come, quando, quanto, perché. Il silenzio disorienta.

Tutto qui.

Io ho rinunciato molto tempo fa alle domande, anche alle domande da parte delle persone a cui tengo. Non parlo di libri, perché non ho pubblicato nulla: parlo di questioni delicate e personali, parlo di eventi importanti. Nel mio caso, mi sembra che a prevalere sia stato un certo pudore - sia da parte mia che da parte loro. Paura mia di risultare autoreferenziale quando parlavo, paura loro di fare la domanda sbagliata. Concedimi la metafora del libro, però, e lasciami dire che magari poi le ho ritrovate, quelle persone che non hanno domandato, alla presentazione nella biblioteca di quartiere. E neppure le avevo invitate. Sono state lì tutto il tempo, in ultima fila.

 

Non so se questo sia applicabile al tuo caso, ai tuoi amici e famigliari. Per me è stato spesso così.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Bellissima. Dietro ogni frase sei riuscita a stipare un universo intero. L'io lirico è in bilico tra il colloquio con sé stesso e quello con l'interlocutore: lasci spazio a varie possibilità. Può essere un amaro rimuginare solitario, o uno sfogo telefonico; oppure l'interlocutore è lì, in carne e ossa. Carichi i versi come liquido in un imbuto: elenchi dapprima una serie di incombenze la cui pesantezza (mentale e fisica) si assottiglia a poco a poco. Prime, in ordine di importanza, le cure per i genitori, dietro le quali si percepisce la dolorosa fatica, il pensiero costante; poi l'aspetto sociale (quindi gli "altri" come appartenenza alla comunità); a seguire l'attenzione verso le attività dei figli e l'esaudimento delle richieste di un amico. Poi il cane: anche lui necessita di vigilanza. Solo in ultimo, dopo tutti, le cure sono rivolte a sé: la corsa, e la riflessione emotiva. Qui, però, non ci sono più cose pratiche da sistemare, operazioni da compiere, che hanno un inizio e una fine e lasciano la soddisfazione (e la consolazione) della "cosa" fatta; ora si entra nel magma relazionale, nel terreno accidentato dove si muovono l'io e il tu. Il libro riguardo al quale l'interlocutore non fa domande è rappresentativo dell'interiorità nella sua interezza e delle richieste di attenzione lasciate inevase. Lo scarto con la parte precedente è di tutta evidenza: la cura prodigata viaggia a senso unico. Di qui la drammaticità dei versi. 
Grazie, @Elisa Audino, e un saluto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, mercy ha detto:

Prendi quindi con le pinze anche il mio suggerimento grafico

Cara @mercy, credo lo adotterò il tuo suggerimento. È una buona mediazione tra le due possibilità. Mi piace.

Anch'io tendo all'ascolto ed è una cosa che ho imparato ad apprezzare nelle amicizie. Ma sono presente, chiedo, mi informo degli sforzi. Vedi, il senso era 'ho impiegato tre anni a descrivere un mondo e tu non vuoi saperne niente'. Fa sentire soli. Il che può essere un bene, perché aiuta a pensare, ma alimenta le distanze e noi siamo animali sociali. Abbiamo bisogno di comunicare. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, Elisa Audino ha detto:

Grazie @Edoardo Bastioni, sono contenta che tu l'abbia afferrata. Devo chiederti, visto che hai citato le pause, quale delle due forme grafiche preferisci. Il fatto è che la progressiva riduzione non era il mio intento iniziale, ma scrivendola, dopo le prime righe, ho notato che si assottigliava, finché rimanevo ?sola?. Le interlinee seguono meglio la linea dei miei pensieri, ma visivamente sono meno d'impatto. Sono in dubbio.

Preferisco la seconda forma grafica (quindi l'originale). Asseconda perfettamente il ritmo che rallenta.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 ore fa, Ippolita2018 ha detto:

Lo scarto con la parte precedente è di tutta evidenza: la cura prodigata viaggia a senso unico. Di qui la drammaticità dei versi. 

Cara @Ippolita2018, posso solo ringraziarti del commento. Spesso, in quello che scrivo, c'è poca intenzione, poco studio. Qui, a differenza di altre volte, mi sono solo accorta che mano a mano che andavo avanti, la poesia decresceva, si assottigliava e ho voluto continuare. Ma a tutto il resto, allo scalare del plurale fino a me stessa, mi ci hai fatto pensare tu. Ero sul tavolo della cucina e stavo ripensando alle cose della giornata e al passato recente, qualcosa ha assunto una forma un po' diversa, l'ho levigata un po', ma è strano, è veramente strano che io non abbia razionalizzato il resto. È qualcosa su cui devo ragionare, devo capire come arrivano le immagini, credo.

Grazie ancora e buona giornata!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Mi è piaciuta la grafica di questa scaletta che si stringe progressivamente sul punto focale. Come ad affermare visivamente che il quotidiano esiste solo per dare un senso al tuo libro. Ma per il mondo che ti circonda il tuo libro non è  il punto focale. È così, ti capisco.

Personalmente preferisco la forma grafica "sbagliata".

Saluti, 

Intes

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

cara @Elisa Audinocerto che sarà più di uno,  mi garba molto questo nuovo modo di fare poesia, ma aspettare tre anni per sapere di cosa tratta un libro a mio parere è un po esagerato.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 minuti fa, flambar ha detto:

aspettare tre anni per sapere di cosa tratta un libro a mio parere è un po esagerato

Uhm..no, tre anni è indicativo di uno sforzo personale, il tempo che ci ho dedicato. Il senso è: ti ho detto del libro, ci ho messo tre anni a scriverlo e non mi chiedi (ora) neanche di cosa parla. Una sorta di scatto di fronte al disinteresse di persone molto vicine. Tutto qui. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 minuti fa, Elisa Audino ha detto:

Uhm..no, tre anni è indicativo di uno sforzo personale, il tempo che ci ho dedicato. Il senso è: ti ho detto del libro, ci ho messo tre anni a scriverlo e non mi chiedi (ora) neanche di cosa parla. Una sorta di scatto di fronte al disinteresse di persone molto vicine. Tutto qui. 

Ok! @Elisa Audinoil mio era solo un pensiero Oh! un sottilissimo pensiero che oltretutto lo ritengo banale messo al confronto alla tua bella poesia. Ti auguro un buon fine settimana e tanta fortuna 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 30/5/2019 alle 18:24, Elisa Audino ha detto:

Ho scritto all'amministratore di mia madre
Ho raccolto i vestiti sporchi di mio padre
Ho discusso dei risultati elettorali 
Del nuovo Sindaco zero opinioni,
Invitato le amiche dei miei figli
Dato il tabacco a un amico
Messo il cane in giardino.
Tra poco vado a correre.

Ti ho detto del libro.

Non mi hai chiesto 
Di che parla.

Tre anni.

 

E non mi hai chiesto di che parla.

 

Ciao @Elisa Audino, inizialmente pensavo che ti rivolgessi a qualcuno caro della famiglia (una figlia, un compagno) e stavo per scrivere un commento

focalizzato sulle azioni che elenchi. Poi, ho letto le tue spiegazioni e non ho più continuato.

L' elenco, secondo il mio punto di vista, doveva trattare più intimamente le attività giornaliere che vedono la moglie e/o la mamma impegnata a 

dedicarsi al benessere di chi ama.

Ma, come hai spiegato, non ti rivolgi a una persona in particolare e quindi mi tornano anche quelle attività/riflessioni che prima, invece, sentivo estranee al componimento.

 

La tua poesia mi ha riportato alla mente un libro di Fromm che lessi ormai 30 anni fa - L'arte di amare - i cui temi trattati sono attualissimi, soprattutto l'analisi delle

 varie forme di pseudo-amore. L'amore, sempre secondo Fromm, è un'arte che richiede sforzo e saggezza ma, mi chiedo, quando diamo amore e non ne riceviamo, o non lo

 riceviamo nella maniera in cui ne avremmo bisogno, cosa succede? Come ci cambia tutto ciò? Che impatto ha sulla nostra capacità di amare?

 

Credo che queste siano anche le domande che ti sei posta tu in questo lavoro, o almeno credo...

 

Riguardo la forma, piace anche a me la progressiva riduzione dei versi, ma darei uno spazio dopo questo verso: Tra poco vado a correre e continuerei così:

 

Ti ho detto del libro.

Non mi hai chiesto 
Di che parla.

 

Tre anni.

E non mi hai chiesto 

di che parla.

 

L'accapo ogni inizio verso è voluto, o è dovuto alla formattazione? Te lo chiedo perché così impostato, secondo me, il componimento perde fluidità. L'impatto 

della maiuscola mi suggerisce un inizio, mentre a volte il verso è legato al precedente, come in questo passaggio: 

Non mi hai chiesto 
Di che parla.

Ma prendi tutto con le pinze, sicuramente è un mio limite :asd:

 

Perdona eventuali strafalcioni, ma devo postare entro la mezzanotte per il Contest e ho scritto di getto.

 

Piaciuta!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
17 ore fa, Sira ha detto:

L'amore, sempre secondo Fromm, è un'arte che richiede sforzo e saggezza ma, mi chiedo, quando diamo amore e non ne riceviamo, o non lo

 riceviamo nella maniera in cui ne avremmo bisogno, cosa succede? Come ci cambia tutto ciò? Che impatto ha sulla nostra capacità di amare?

È Avere o essere? È nella mia biblioteca da così tanti anni, sovrastato da acquisti compulsivi successivi che mi impediscono di leggere tutto quello che vorrei. Hai ragione, comunque, l'impatto è enorme. Magari non è immediato, ma scava distanze e profondità di campo.

Il maiuscolo è un vizio da cui dovrei probabilmente liberarmi. Una certa poesia americana era espressa così, l'Antologia di Spoon River, ad esempio. È stata la prima raccolta di poesie che ho amato all'inverosimile e che ho scoperto per caso, alle medie, quando mi ero messa in testa di leggere tutti i libri della biblioteca di paese in ordine alfabetico, per titolo. Sono tornata alla prosa, dopo, perché manca ancora di quella consapevolezza che ho oggi in misura maggiore, ma non l'ho mai dimenticato. Metti questo, metti il passare da un'app all'altra di scrittura, a seconda di dove sono. La maiuscola è rimasta.

Grazie per le tue belle parole e per avermi ricordato Frömm. Vado a cercarlo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Elisa Audino ciao,

 

Mi ero proposto di commentare questa tua poesia, ma tra il contest e altre cose, non riuscivo a trovare mai il tempo. 

 

Ormai cominci ad avere un tuo stile riconoscibile, lavori bene sul dialogo, con una composizione che spesso ha una funzione preparatoria per un finale a effetto. Così il segno di comparazione tra i due termini della tua equazione poetica spesso sta tra l'ultimo verso e il resto della poesia. Questo ci porta dritti all'aspetto più evidente del tuo testo: il gioco grafico. Quell'ultimo verso, su cui preme come un cuneo il resto, concentrato i quei tre anni. Dici che questo gioco è nato per caso, che ti si è proposto. Ma tu lo hai scelto. La creazione è una serie di scelte, più o meno consapevoli, dove l'immaginazione ci suggerisce una serie di possibilità, e sulla cui origine si potrebbe indagare a lungo. Ogni opera è un progetto. Dunque un atto di volontà eppure è anche creatività, dunque qualcosa di non prettamente razionale. Forma e sentimento. Qual è questo rapporto? Sta nell'arte di porsi come un suggeritore di emozioni. Il messaggio non va detto, altrimenti si entra nel terreno della comunicazione logica o, paradossalmente, quando viene detto passa da significato a significante. E il messaggio diviene qualcos'altro. Per esempio una forma compositiva, che non è un pieno atto volontario ma si fa intuire come tratto semantico del componimento. alla fine così l'accogli e mi sembra dai commenti, così tutti l'hanno letta. Se quella forma è un segno espressivo può essere usata e modellata, ad esempio io trovo che le interruzioni delle interlinee non riducano l'effetto grafico del componimento ma aiutano l'espressività del testo. Ma c'è altro. 

Se la riduzione del verso assume un significato, dove un tensione drammatica viene immagazzinata e preme sul penultimo verso, questa può assumere un segno grafico consapevole. Ovvero un gesto, se porta con se qualcosa di calligrafico, qualcosa che è stato cercato, identifica un'intenzione. Qualcosa di più del "i versi che esprimo vanno riducendosi" ovvero "ti sto conducendo qui". So che tendi a una poesia essenziale e certe soluzioni possono sembrarti un po' "barocche" rispetto al tuo stile, ma ti mostrano la valorizzazione di un gesto. Ad esempio:

 

Ho scritto all'amministratore di mia madre
Ho raccolto i vestiti sporchi di mio padre
Ho discusso dei risultati elettorali 
Del nuovo Sindaco zero opinioni,
Invitato le amiche dei miei figli
Dato il tabacco a un amico
Messo il cane in giardino.
Tra poco vado a correre.

 

Ti ho detto del libro.

 

Non mi hai chiesto 
Di che parla.

 

Tre anni.

 

E non mi hai chiesto di che parla.

 

Già così la poesia è un cuneo, e potresti ancora giocare su come collocare l'ultimo verso, evidenziando la sua contrapposizione con il precipizio di fatti che produce lo sgomento finale.

Ancora più prezioso è un lavoro di questo tipo:

 

Ho scritto all'amministratore di mia madre
        Ho raccolto i vestiti sporchi di mio padre
                        Ho discusso dei risultati elettorali 
                             Del nuovo Sindaco zero opinioni,
                                  Invitato le amiche dei miei figli
                                          Dato il tabacco a un amico
                                               Messo il cane in giardino.
                                                   Tra poco vado a correre.

 

                                                             Ti ho detto del libro.

 

                                                             Non mi hai chiesto 
                                                                Di che parla.

 

                                                                    Tre anni.

 

                                       E non mi hai chiesto di che parla.

 

Dove la manualità del segno carica ancora di più la drammatizzazione della sintesi finale.

Sono soluzioni che servono per farti capire che questo è un elemento espressivo del componimento e puoi usarlo per dire delle cose. Ovviamente anche la scelta di non farlo è un segno espressivo. Ogni poesia è un agglomerato di pensieri pensati e impensati, vuoti che possono essere riempiti da chi legge, e ogni lettura, ogni commento è una riscrittura del testo iniziale e va ad accendere alcune caselle di quell'universo di cose impensate e che pure ci sono, sebbene celate. 

Comunque va considerato che una poesia ha una sua esistenza scritta e una orale, e spesso molte soluzioni visive non è facile renderle declamando i versi.

Un'ultima riflessione sulla parte superiore della poesia, quella più estesa. Le considerazioni che elenchi, in forma colloquiale, si legano in modo corretto, ogni verso ha una sua autonomia, spezza il flusso del dialogo, ma non tanto da interromperlo. Riesci a mantenere un'unità nel discorso senza doverlo articolare. In questo c'è un buon dosaggio dell'elemento analogico.

Spero che la mia lettura ti sia utile.

A presto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 ore fa, Anglares ha detto:

Spero che la mia lettura ti sia utile.

Utilissima. Mi sono resa conto in questi giorni quanto mi sia stata utile l'Officina. Sono più consapevole, mi sento più sicura e questa tua analisi ha contribuito ancora di più a farmi ripensare alle soluzioni che potrei utilizzare. È stato strano vedere la mia poesia presentata graficamente in così tante forme (anche da chi ti ha preceduto) e la cosa buffa è che, leggendo dal cellulare le tue due proposte, ne è uscita una terza ancora: la visualizzazione ridotta dello schermo l'ha spezzata in modo un po' strano, con un accapo allineato a sinistra su alcune parole. Aveva senso. Non ho pensato a molte possibilità e le avevo davanti agli occhi, dovevo solo rimescolare le carte. 

Grazie ancora @Anglares, i tuoi commenti hanno sempre una marcia in più e sto iniziando a cercare, ora.

A presto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Premesso che ho un rapporto difficile con la poesia e che è un genere in relazione al quale non ho nessuna competenza, ho letto per caso questa tua e volevo dirti solo tre cose rapide. La prima è che mi è piaciuta molto. La seconda è che per diversi motivi la sento molto vicina a me (ma ti assicuro che non è per questo che mi piace la poesia). La terza è che più la leggo e più vorrei che nell'ultimo verso ci fosse un "neanche": E non mi hai chiesto neanche di che parla.

Brava.

 

P.S. di che parla il tuo libro? :D

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Edgar75, sai che anch'io mi sono relazionata poco alla poesia fino a poco tempo fa? Credo che il rapporto con la poesia sia molto più complicato rispetto a quello con la prosa. Probabilmente per il suo essere estrema sintesi, richiede che sia in qualche modo affine al nostro modo di sentire, non credi? Oltre al fatto che in Italia la si pubblica poco ed è difficile muoversi e trovare qualcosa di non superato. Tutto questo per dire che la poesia è di chi la legge e, quindi, anche di chi lo fa occasionalmente. Il neanche hai ragione a volerlo, c'è, non è scritto, ma è come se lo avessi  fatto. Il senso era esattamente quello, ma tendo a pulire e, credo, a lasciare un punto anziché un punto esclamativo (il neanche lo avrebbe sottinteso). Grazie ancora!

 

ps parla di una commessa della grande distribuzione :sss:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Elisa Audino, anche io ho apprezzato molto la tua poesia. Molto diretta, essenziale. All'inizio questa ripetizione 'asettica' di abitudini e gesti giornalieri esprime molto bene la stanchezza e la monotonia di un quotidiano, che ti annulla e ti soffoca, poi intoduci la 'bomba' del libro:

Il 30/5/2019 alle 18:24, Elisa Audino ha detto:

Ti ho detto del libro.

E ancora la delusione di non essere considerata:

Il 30/5/2019 alle 18:24, Elisa Audino ha detto:

Non mi hai chiesto 
Di che parla.

Non è immediatamente comprensibile a chi ti referisci, ma questo è un dettaglio. Tutti noi abbiamo avuti dei rifiuti o siamo stati scarsamente considerati, ed è bello che ciascuno possa immedesimarsi in quello che scrivi.

In ultimo io preferisco la forma grafica originale, quella ad 'imbuto'. Anche leggendola di seguito senza pause fino a 'tre anni' secondo me è molto intensa.

Complimenti e a presto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Grazie @Mario74, per le belle parole e ... a questo punto inizio nuovamente a preferire la forma originale, anche se mi è piaciuto vederla allungare, allargare, cambiare forma (mi sto segretamente divertendo a fare esperimenti simili su altre poesie). A presto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×