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caipiroska

[MI 127] Mamma- nome comune di persona, femminile, singolare.

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Tema di mezzogiorno.

 

 

La donna è stanca.

Troppi anni sulla schiena, troppi chili apparsi dal nulla.

Troppi sogni lasciati a seccare dal sole sul filo lasco del suo balcone arrugginito, a contendersi un posto tra le innumerevoli mutande e le magliette rattoppate.

E soprattutto troppi figli, che nemmeno lei sa da dove siano venuti fuori. L’unica cosa di cui crede di essere certa è di aver allargato le gambe due volte: una per farli entrare e l’altra per farli uscire. Nel mezzo, ma soprattutto dopo, un deserto abbagliante d’incredibile sofferenza.

Lei non li aveva voluti quei figli. Mai, nemmeno uno.

Ritrovarseli lì, tutti insieme, tutti i giorni, è fonte inesauribile d’angoscia. Sente che tutta la sua vita viene succhiata, reclamata, invasa da quella moltitudine di richieste e da tutte le preoccupazioni che seguono come ombre nere i suoi figli. E non serve a niente minacciarli, picchiarli e trattarli male: quelli tornano sempre, nonostante tutto, a reclamare il suo amore. Ma lei, d’amore per loro, non ne ha mai avuto.

Il primo, poi il secondo, il terzo e il quarto che spesso confonde, il quinto e il sesto insieme e che non sa ancora distinguere, il settimo e poi l’ottavo quasi per inerzia…

Deve riflettere un attimo prima di chiamarli, perché i nomi non le vengono subito in mente, le date dei loro compleanni sono pura alchimia e non si ricorda mai chi ha bisogno di cosa. La sua fatica maggiore è quella di concludere le giornate, sempre troppo corte, cercando di accontentare tutti, ma non per dare piccole soddisfazioni, solo per non sentirli arrabbiati per qualcosa.

In realtà quei bambini non le danno niente: né un briciolo di soddisfazione, né orgoglio, non riescono a suscitare in lei il minimo sentimento, e si occupa dei loro bisogni con un’apatia velata di rancore, caricandola di un risentimento che a tratti la spaventa.

Le mani callose e ruvide rimangono spesso inermi sul morbido grembo, mentre gli occhi, di un azzurro trasparente, si fissano sui particolari della vita per cercare di non cogliere tutto lo squallore nell’insieme. Con movimenti meccanici dettati dalle abitudini continua ad adempiere alle sue mansioni, ma il cuore, quello se ne sta ben nascosto. E così i giorni si ammucchiano gli uni sugli altri, sempre uguali, disarmanti nella loro monotonia.

Non crede di essere una donna cattiva, solo che non si sente proprio tagliata per fare la mamma: nessun istinto materno, nessun guizzo di passione per quegli esserini, nessuna empatia per i suoi bambini. E di questo non si sente minimamente in colpa.

Non c’è spazio dentro di lei per loro.

E riuscire ad ammetterlo la fa sentire un po' meglio. Almeno con sé stessa riesce ad essere sincera.

Eppure c’era stato un tempo in cui era stata assetata d’amore, e la voglia di vivere sprizzava dai suoi pori come adesso la merda zampilla da quei culetti tondi. Quando le risate le gorgogliavano in gola e la facevano diventare rossa di felicità e il futuro era un luogo lontano, brillante di promesse.

Quando la vita non si era ancora tolta la maschera.

Il tempo però, ha smorzato le cose, tolto colore alle stagioni e piallato gli anni, rendendoli tutti uguali: fotocopie venute male dello stesso errore. E lei con loro.

«Mamma!»

«Dov’è la mamma?»

«Era qui…»

«Forse è di là. Mamma!!!»

«Vado a vedere.»

«Vengo anch’io. Mamma!!!»

«No, stai qui!»

«Invece no!»

«Lasciami stare! Ahia! Mammaaa!!!»

«Mamma! Ahi! Smettila! Uheee!»

La donna è stanca.

Sente che i bambini la cercano per la casa, li sente correre e picchiarsi, gattonare verso di lei.

Sono una marea che sale troppo velocemente e che la travolgerà all’improvviso, anche oggi.

Si siede sulla sedia di plastica e appoggia il mento alla ringhiera del balcone e rimane così, immobile, senza rispondere ai richiami infarciti di lacrime della sua prole.

Ferma, inerte: una statua grassa venuta male, incastrata in un piccolo balcone che a fatica la contiene.

Potrebbe guardare il mare e sognare di andare via ma, invece, non riesce a togliere lo sguardo dalle mutande che si muovono pigre, asciugandosi al sole.

 

 

 

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Davvero un bel racconto, toccante, e scritto benissimo. Lo stato inerziale della madre è talmente presente che mi sentivo immobile anch'io, accanto a lei, nella sua non vita.

La consapevolezza e la conseguente rassegnazione di aver perso la propria identità, la procreazione percepita come un suicidio simbolico, una storia forte nella sua semplicità.

L'ho apprezzato molto. Ah sì, il titolo è una vera chicca. Complimenti @caipiroska

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Ciao @caipiroska :flower:

Trovo il titolo fantastico, la prima frase molto ben posta e finale meraviglioso nella sua tristezza. Quelle mutande che sventolano mi perseguiteranno per un po' mi sa, non riuscirò più a stendere a cuor leggero!

10 ore fa, caipiroska ha detto:

E soprattutto troppi figli, che nemmeno lei sa da dove siano venuti fuori.

alleggerirei qui, anche solo togliendo il fuori finale

10 ore fa, caipiroska ha detto:

L’unica cosa di cui crede di essere certa è di aver allargato le gambe due volte:

anche qui alleggerirei, è una bella frase ad effetto, ma quei tre di mi pesano. Perché crede di essere sicura? Non sono un genio in matematica, ma visto che i figli sono otto le gambe le ha allargate ben più volte, no? Metterei: L'unica certezza che ha è di aver allargato le gambe TOT volte:

10 ore fa, caipiroska ha detto:

Lei non li aveva voluti quei figli.

toglierei il lei e lo lascerei sottinteso

11 ore fa, caipiroska ha detto:

Ritrovarseli lì, tutti insieme, tutti i giorni, è fonte inesauribile d’angoscia. Sente che tutta la sua vita viene succhiata, reclamata, invasa da quella moltitudine di richieste e da tutte le preoccupazioni che seguono come ombre nere i suoi figli. E non serve a niente minacciarli, picchiarli e trattarli male: quelli tornano sempre, nonostante tutto, a reclamare il suo amore.

darei un'occhiata a questo pezzo che prolifera di tutto e tutti. Ho ne metti altri in maniera che abbiano un ritmo e una cadenza, oppure io sfoltirei

11 ore fa, caipiroska ha detto:

Le mani callose e ruvide rimangono spesso inermi sul morbido grembo

morbido è voluto? Mi salta all'occhio, è un termine così diverso da come l'hai descritta finora questa mamma

11 ore fa, caipiroska ha detto:

e la voglia di vivere sprizzava dai suoi pori come adesso la merda zampilla da quei culetti tondi.

trovo molto efficace la contrapposizione dei culetti tondi con la merda che zampilla :flower:

11 ore fa, caipiroska ha detto:

Si siede sulla sedia di plastica e

cambierei si siede con altro, magari si lascia cadere?

11 ore fa, caipiroska ha detto:

Potrebbe guardare il mare e sognare di andare via ma, invece, non riesce a togliere lo sguardo dalle mutande che si muovono pigre, asciugandosi al sole.

bellissima, davvero bellissima!

 

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:) Lieta di conoscerti @caipiroska : hai una scrittura sciolta ed efficace.

 

La trattazione che hai scelto di fare sulla traccia è quanto meno impietosa, perché quando l'abulia del vivere colpisce una madre è terribile, ma qui colpisce, "in primis",  una persona che era già malata di vivere e senza forze mentali e morali adeguate ad una degna esistenza. Come sottofondo, si intuisce il silenzio e l'indifferenza colpevole dei "padri" di quei bambini e di una società che lascia che queste situazioni si involgano sino ad esplodere, prima o poi.

 

:ciaociao:da Zaza

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Ciao @caipiroska, ottimo racconto che arriva come un pugno nello stomaco.

La scrittura è fluida ed è efficace nel rendere in tutto il suo grigiume la vita tremenda di questa donna. La sua inerzia, la sua incapacità di opporsi alle volontà altrui e di reagire l'ha stesa.

Secondo me, a parte l'ottimo stile e la capacità di trasmettere sensazioni, il pregio più grande del tuo racconto sta nel fatto che qualunque mamma, almeno per un giorno della sua vita ha percepito i figli come:

15 ore fa, caipiroska ha detto:

una marea che sale troppo velocemente e che la travolgerà all’improvviso, anche oggi

E quindi brava due volte, sia per la storia in sé che per la tua capacità di aver reso con un'iperbole ben costruita le sensazioni di stanchezza del mestiere dell'essere mamma. 

 

Talia 

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Ciao @caipiroska

Piacere di conoscerti e di leggerti!

Il tuo testo è scritto benissimo ed è molto efficace. La tua idea arriva forte e chiara, senza fronzoli.

Da mamma devo dire che mi ritrovo, purtroppo, in alcuni dettagli. La stanchezza, il sentirsi oppressa dalle mille incombenze, l'essere chiamata in continuazione, il confondere i nomi (questo è tipico, non credo esistano mamme che non lo fanno, io ho tre figli e li chiamo puntualmente con il nome sbagliato, confondendo anche i maschi con la femmina, ma lo faceva anche mia mamma con me e mio fratello...). Non mi ritrovo invece nella mancanza di amore. Ovviamente tu hai voluto sottolineare una situazione estremamente negativa, dove le incombenze si sommano alla mancanza di amore ed è una scelta precisa che rispetto. Magari avrei lasciato un residuo di affetto per non rendere il personaggio privo di sfumature in questo senso, ma si tratta di una sensazione del tutto personale.

Grazie per la lettura!

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Ciao @caipiroska, bel racconto, tra l'altro con una tematica molto vicina al mio Fuori Concorso :)

 

17 ore fa, caipiroska ha detto:

Potrebbe guardare il mare e sognare di andare via ma, invece, non riesce a togliere lo sguardo dalle mutande che si muovono pigre, asciugandosi al sole.

Bellissima. Questa frase da sola riassume tutto i racconto. Basterebbe da sola per essere essa stessa un racconto.

 

 

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18 ore fa, caipiroska ha detto:

 

La donna è stanca.

È una cosa molto soggettiva, ma io comincerei solo con "È stanca"

Sulla frase di chiusura concordo: è magnifica e disperante.

Il racconto mi è piaciuto molto. L'ho trovato più parabolico che realista: da un lato forse per il numero di figli, se non ne  voleva nemmeno uno e non è riuscita ad adattarsi a nessuno, credo avrebbe trovato il modo di non averne così tanti, nonostante tutto. Di solito anche i casi più miserabili quando fanno figli è perché amano (o credono di amare) sentirsi genitore.

L'altro punto che mi suona poco realistico è la mancanza totale di sfumature: non li ama mai, nessuno, non prova nulla. Anche nei casi più disfunzionali, di genitori che non danno affetto o persino sadici, violenti che maltrattano o uccidono i figli, c'è sempre una forma di amore, spesso sbagliata, nociva, ma c'è. O nel caso di molti figli, un'indifferenza per alcuni, se non odio, ma amore per altri, magari male espresso. O, allora, una vera avversione, ma nel tuo racconto non c'è: non prova niente ma non li detesta nemmeno, lava le cose, si occupa più o meno di loro per non sentirli lamentarsi... ecco, per questo mi è sembrato più un racconto paradigmatico sulla non-madre piuttosto che un racconto verosimile.

O allora bisogna interpretarlo come una sua interpretazione sbagliata: ama i suoi figli, nonostante tutto, per questo non scappa e ricopre, seppur al minimo, il suo ruolo; ma è così depressa,sfinita, delusa e ferita dalla vita, che non solo non si sente all'altezza, ma non riconosce più nemmeno i propri sentimenti. Ecco, in questa chiave, ignora quasi tutto quello che ho scritto nel commento: è molto realistico e ben reso :)

In ogni caso, realista o allegorico, è molto riuscito e intenso. Brava, @caipiroska

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@Rhomer , grazie del passaggio!

Il titolo (stranamente…) piace molto anche a me.

Infondo cos'ha questa donna di una mamma, se non la definizione?

 

@Kikki , che dire?

Sono d'accordo con tutto quello che mi hai fatto notare, e ti ringrazio per avermelo fatto notare!

13 ore fa, Kikki ha detto:
Il ‎26‎/‎05‎/‎2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

Le mani callose e ruvide rimangono spesso inermi sul morbido grembo

morbido è voluto? Mi salta all'occhio, è un termine così diverso da come l'hai descritta finora questa mamma

Sì, morbido è voluto, in quanto non riferito a lei, ma al suo grembo. Un modo carino per dire che è grassa.

 

Ciao @Poeta Zaza ,

giuste le tue osservazioni.

Logicamente il racconto porta all'estremo una situazione che (spero!) non esista, ma di sicuro sottolinea alcune cose che, purtroppo, possono essere vere.

 

@Talia , eh sì,

delle volte è proprio una marea che sale troppo velocemente, ma...naufragar m'è dolce in questo mare… ha detto qualcuno.

Facciamo finta che sia così!

Grazie del passaggio!

 

@Ivana Librici ciao, 

detto tra noi spero proprio che questa mamma non esista...

I miei figli li chiamo L'uno, Il due e Il tre (proprio con l'articolo davanti…): faccio prima e arrivano sempre!

I nomi non mi vengono, sigh...

 

Ciao @libero_s ,

il fascino della mutanda che svolazza ha effetti collaterali devastanti!

Vado a leggere il tuo!

 

Ciao @Befana Profana

5 ore fa, Befana Profana ha detto:

O allora bisogna interpretarlo come una sua interpretazione sbagliata: ama i suoi figli, nonostante tutto, per questo non scappa e ricopre, seppur al minimo, il suo ruolo; ma è così depressa,sfinita, delusa e ferita dalla vita, che non solo non si sente all'altezza, ma non riconosce più nemmeno i propri sentimenti. Ecco, in questa chiave, ignora quasi tutto quello che ho scritto nel commento: è molto realistico e ben reso :)

Direi che questa mamma è un pò così: passiva, certo, ma alla fine non se ne va, accetta il suo ruolo e vive una vita strana, come se non ne fosse protagonista.

In poche righe non sono voluta scendere in un approfondimento psicologico, che non avrei saputo spiegare bene: l'ho solo mostrata.

A me importava solo che il lettore "la vedesse": un personaggio così "ingombrante" non aveva bisogno di altro ( a mio discutibilissimo parere!).

Grazie dei preziosi punti di vista!

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@caipiroska, ti ricordo con racconti piuttosto sanguinolenti e grotteschi, se la memoria non mi inganna, e ti ritrovo invece con un mainstream elegante nella prosa e disperato nei contenuti.

 

Credo che il testo funzioni bene, è pulito e presenta una buona cura, aspetto primario dal quale una narrazione non può prescindere.

 

Di questa donna emergono tante cose: frustrazione, rabbia, impotenza. Arrivano tutte, e non hai nemmeno troppo bisogno di specificarlo, perché emerge da ogni cosa, permea ogni simbolo che hai scelto per esprimere la sua condizione.

 

Ti chiedo, per puro spirito di confronto, se fosse necessario che lei avesse così tanti figli. Mi interrogo proprio sul piano squisitamente narrativo: cosa sarebbe cambiato se il figlio fosse stato anche uno soltanto? E quindi, riformulando, qual è l'impatto della numerosità della prole rispetto alla sua condizione?

Ti espongo il mio parere: credo che anche un unico figlio potesse giustificare i suoi attuali sentimenti. Non trovo che lei sia sfinita dai tanti figli (sebbene, naturalmente, acuiscano il tutto), quanto dall'insoddisfazione, dal non aver mai davvero voluto ciò che ora si ritrova ad avere.

 

Ad ogni modo, ti faccio i miei complimenti per la riuscita di un brano in cui era facile cadere nel retorico e nelle frasi fatte. Per fortuna - e per bravura, soprattutto - sei riuscita a tenerti alla larga da entrambe.

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@caipiroska racconto bellissimo, un tema toccante (e che mi sta molto a cuore). Ben descritto lo stato di non madre, la distanza che non è nemmeno disperazione, ma un distacco emotivo più profondo. Non tutte possiedono l'istinto materno, da questo le "cattive madri". Non potevi descrivere meglio questo "fenomeno" che per altri motivi di evoluzione sociale si sta manifestando ( il mio riferimento e però tutta un'altra storia) ultimamente. Comincia ad essere in serie difficoltà, definire quale racconto votare sarà  veramente difficile.

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Dove sta scritto che la natura offra garanzie sul fatto che una donna si identifichi nel ruolo di madre, ne sia felice, lo interpreti a dovere? Da nessuna parte, e questo tuo racconto, davvero bellissimo, impreziosito da una serie di immagini perfettamente congegnate, non ha paura di dirlo. Molto convincente!

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Ciao @caipiroska. Non ti nascondo che sei una delle mie autrici preferite qui sul WD e che sono sempre felice di leggerti. Per quanto riguarda questo brano, però, non mi hai convinto appieno.

Assolutamente promosso per alcune immagini che hai presentato e che sono state già segnalate da altri commentatori nonché per la circolarità del brano 

Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

Troppi sogni lasciati a seccare dal sole sul filo lasco del suo balcone arrugginito, a contendersi un posto tra le innumerevoli mutande e le magliette rattoppate.

 

Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

non riesce a togliere lo sguardo dalle mutande che si muovono pigre, asciugandosi al sole

una chicca notevole.

 

Invece ciò che mi ha fatto storcere un po' il naso è l'assenza di realismo nel brano. 

Anzitutto, il numero esagerato di figli. Avresti ottenuto il medesimo effetto anche con una prole meno numerosa. Oltretutto, mi risulta difficile che una donna con questo vuoto dentro continui a sfornare figli senza che nessuno - padre in primis che nel brano non è citato - la fermi.

In secondo luogo - ma qui è un mio gusto personale - avrei preferito una storia più sfaccettata, con più sfumature di grigio, diciamo. Una qualsivoglia forma di amore verso i figli, seppur distorto e disfunzionale, sarebbe dovuta trasparire. 

Ma probabilmente non era questo il tuo intento volendo tu presentare una parabola paradigmatica di madre degenere. Ho comunque voluto lasciarti le mie impressioni da lettore, fanne naturalmente ciò che vuoi. 

Un saluto e alla prossima :) . 

 

 

 

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Ciao @Cerusico ,

grazie del gradito passaggio!

La numerosa prole si inserisce in coda ad un racconto "esagerato": questa donna deve essere annientata sotto ogni punto di vista e credo che otto figli sia un numero adeguato per distruggere chiunque (!). Oddio, anche cinque o sei, a ben pensarci…

No, non c'è una ragione precisa per quell'otto… 

Ma è vero anche che l'insoddisfazione di questa donna sarebbe stata diversa se ne avesse avuti "solo" uno o due: a un certo punto i figli crescono, si allontanano e rimane più tempo per pensare a sè stessi.

La motivazione dell'otto forse sta qui: avere a che fare sempre con figli piccoli, con le loro richieste incalzanti e sempre uguali...

Con fili di mutande ad asciugare. Per anni e anni...

Leggi anche cosa ho risposto ad Andrea28 più sotto.

 

Ciao @Adelaide J. Pellitteri ,

grazie per le tue osservazioni!

 

Ciao @Edu ,

che belle parole, grazie!

 

Ciao @Andrea28 ,

grazie del gradito passaggio!!!

 

15 ore fa, Andrea28 ha detto:

Anzitutto, il numero esagerato di figli. Avresti ottenuto il medesimo effetto anche con una prole meno numerosa. Oltretutto, mi risulta difficile che una donna con questo vuoto dentro continui a sfornare figli senza che nessuno - padre in primis che nel brano non è citato - la fermi.

Per quanto riguarda il numero della prole ho risposto più sopra, a Cerusico.

Per quanto riguarda il padre… e se fosse lui a volere tutti quei figli (metti pure con la violenza…) e fosse un abominevole padre-padrone? Di quelli tanto comuni fino a non pochi anni fa? Da notare che il testo non ha riferimenti temporali: può essere una donna del 2019 come una di cinquant'anni fa (anzi, probabilmente, visto gli otto figli…).

Non lo menziono, appunto, per dare libera interpretazione a chiunque.

 

Però, ti voglio svelare un segreto...

15 ore fa, Andrea28 ha detto:

In secondo luogo - ma qui è un mio gusto personale - avrei preferito una storia più sfaccettata, con più sfumature di grigio, diciamo. Una qualsivoglia forma di amore verso i figli, seppur distorto e disfunzionale, sarebbe dovuta trasparire. 

L'amore per i figli è intrinseco nel fatto che non li abbia ancora uccisi ( sembra che ultimamente vada di moda…)!

Madri che uccidono in modi diversi i loro figli.

Tanto sempre di quello scrivo...

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@caipiroska Caipi, non mi tratterò a lungo, e non perché non avrei cose da dire ma perché mi hai toccato così tanto dentro che per esprimerlo ogni parola sarebbe superflua. Ho apprezzato la protagonista femminile che potrebbe aver vissuto decenni addietro oppure nella nostra epoca. Sei stata abile nel descrivere  lo stato emotivo in cui si trova, così scuro che le fa distogliere la realtà. Non credo affatto che odi i suoi figli: anche l'indifferenza è un sentimento, e forse da qualche parte in fondo, molto in fondo, un briciolo di amore c'è. Una bella prova. Complimenti. Il titolo è azzeccato! A rileggerci presto! 

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Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

E soprattutto troppi figli, che nemmeno lei sa da dove siano venuti fuori. L’unica cosa di cui crede di essere certa è di aver allargato le gambe due volte: una per farli entrare e l’altra per farli uscire. Nel mezzo, ma soprattutto dopo, un deserto abbagliante d’incredibile sofferenza. Lei non li aveva voluti quei figli. Mai, nemmeno uno.

A parte la scarsa dimestichezza con la matematica (due volte x ogni figlio + tutte le volte che - Dio sia ringraziato - non è rimasta incinta), possibile che il deserto abbagliante d’incredibile sofferenza non l'abbia portata a qualche considerazione? Non contare i giorni, perché in questo abbiamo detto che non è brava, ma almeno la proposta di un bel preservativo. E infatti io avrei titolato il racconto "elogio del preservativo".

 

Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

Sente che i bambini la cercano per la casa, li sente correre e picchiarsi, gattonare verso di lei.

Ma gattonano tutti? Non può averli fatti insieme come dei gattini.

 

Buona l'idea, ottima la scrittura, perfette le mutande che si muovono pigre al sole, ma abbasserei il tono troppo esagerato per giungere a qualcosa di più credibile.

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Bellissima lettura. Purtroppo le madri anaffettive esistono e fanno dei bei danni ai loro figli. Mi piace però come l'hai descritta, e sono d'accordo con chi ha detto che essere madre non dà automaticamente la garanzia di essere in grado di fare un buon lavoro. Certo, avrebbe potuto fermarsi prima e fare meno figli, ma noi non sappiamo cosa abbia trasformato la ragazza piena di gioia di vivere in una grassa e stanca madre che a stento sopporta la presenza dei figli. Forse questa è l'unica pecca del racconto: non è chiaro cosa sia successo a questa mamma e magari sarebbe stato interessante capire cosa l'ha realmente trasformata.

Comunque resta una racconto scritto molto bene, amaro, che trasmette esattamente lo stato di indolenza della donna. Traccia pienamente centrata al tema. Complimenti.

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Ciao @caipiroska

Anche io mi unisco al coro dei complimenti sopra.

Ho solo una perplessità, e cioè

Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

Non crede di essere una donna cattiva, solo che non si sente proprio tagliata per fare la mamma: nessun istinto materno, nessun guizzo di passione per quegli esserini, nessuna empatia per i suoi bambini. E di questo non si sente minimamente in colpa. 

In questa frase colgo la consapevolezza totale di essere anaffettiva, inadatta al ruolo di madre. Allora perché, con tutti i mezzi a disposizione per non procreare, lei arriva a partorirne addirittura otto! Voglio dire, è un controsenso.

Non collochi la storia in nessuna epoca precisa, solo quella sedia di plastica sul balcone mi fa pensare a tempi odierni. Tempi in cui è molto difficile che una donna non trovi alternative a cui appoggiarsi. Capisco anche che il tuo personaggio l'hai pensato per rispettare la traccia, e l'hai fatto molto bene.

Ti faccio i miei complimenti!

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Non so che dire @caipiroska , il tuo racconto mi ha spiazzato. Qui non c'è una storia che si dipana, un conflitto o qualcosa del genere. Qui c'è una fotografia che descrive una donna. No, non una donna, una femmina vittima del proprio istinto più primordiale: procreare. Senza amore, senza passione, senza sentimenti. Solo il peso di rimpianti. Una fotografia in bianco e nero, descritta con molti particolari e  con lo stile di un fotografo - dannazione! - che sa il fatto suo e sa giocare con i tempi dello sguardo, guida l'osservatore con disperata pazienza.

Certi giochi di parole e concetti sembrano ricami. Ottimo lavoro.

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Ciao @Emy ,

grazie del gradito passaggio!!!

 

Ciao @Macleo ,

ma, che dire… In molti mi fate presente che quell'otto è inappropriato ( più gli uomini che le donne, in realtà… interessante..).

Probabilmente se avessi potuto rileggerlo con calma, forse avrei abbassato il numero ( di sicuro non meno di sei: ma non credo che il succo del racconto sarebbe cambiato molto).

Per il preservativo, o qualcosa di simile, non ci ho nemmeno pensato: per me è una vittima che non ha possibilità di scelta. O qualcosa del genere.

9 ore fa, Macleo ha detto:
Il ‎26‎/‎05‎/‎2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

Sente che i bambini la cercano per la casa, li sente correre e picchiarsi, gattonare verso di lei.

Ma gattonano tutti? Non può averli fatti insieme come dei gattini.

Qui hai ragione, sono stata poco chiara: alcuni corrono e alcuni gattonano.

le età sono diverse, spalmate in una decina d'anni ( o giù di lì).

Grazie per le preziose osservazioni!!!

 

Grazie @_Mari_ !

Anch'io mi sono chiesta se fosse il caso di spiegare un pò di più.

Ma ottomila battute non sarebbero bastate per essere esauriente e incisiva e tutto sarebbe rimasto troppo abbozzato.

Ho preferito concentrarmi sulla descrizione di un momento della vita di questa donna: che la sua storia incuriosisca il lettore spingendolo a voler sapere di più su di lei, per me è un gran valore aggiunto!

Grazie per aver lasciato questo bel commento!

 

Ciao @Alba360 ,

senz'altro è una situazione un pò esagerata, e mi sono fatta prendere un pò la mano con tutti quei bambini. Però mi piaceva immergere questa donna in una situazione "insana" e disturbante. 

"Scandalizzare" quasi il lettore proponendo qualcosa d'inusuale.

Grazie del passaggio!

 

Ciao @Mariner P ,

1 ora fa, Mariner P ha detto:

Una fotografia in bianco e nero, descritta con molti particolari e  con lo stile di un fotografo - dannazione! - che sa il fatto suo e sa giocare con i tempi dello sguardo, guida l'osservatore con disperata pazienza.

Certi giochi di parole e concetti sembrano ricami. Ottimo lavoro.

Ma grazie, grazie davvero!!!

Quel dannazione!... la disperata pazienza… quei ricami…

Non puoi immaginare quanto mi facciano piacere queste parole!!!

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Ciao @caipiroska come sei stata brava, le tue descrizioni arrivano tutte a mettere tristezza dentro. Credevo che la donna si buttasse di sotto; peggio viva a ritirare i panni e a dividere i calzini tutti bianchi xD

Un racconto molto bello, scritto veramente bene.

Ciao

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Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

La donna è stanca.

Troppi anni sulla schiena, troppi chili apparsi dal nulla.

Troppi sogni lasciati a seccare dal sole sul filo lasco del suo balcone arrugginito, a contendersi un posto tra le innumerevoli mutande e le magliette rattoppate.

E soprattutto troppi figli, che nemmeno lei sa da dove siano venuti fuori. L’unica cosa di cui crede di essere certa è di aver allargato le gambe due volte: una per farli entrare e l’altra per farli uscire. Nel mezzo, ma soprattutto dopo, un deserto abbagliante d’incredibile sofferenza.

 

Mi piace l'incipit, molto. Però ti direi di eliminare un "troppi". O rafforzarli in una struttura parattica.

 

Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

n realtà quei bambini non le danno niente: né un briciolo di soddisfazione, né orgoglio, non riescono a suscitare in lei il minimo sentimento, e si occupa dei loro bisogni con un’apatia velata di rancore, caricandola di un risentimento che a tratti la spaventa.

 

Lo toglierei, per quello che ti ho detto da me, e perché non farebbe rima con "risentimento". 

 

Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

Con movimenti meccanici dettati dalle abitudini continua ad adempiere alle sue mansioni, ma il cuore, quello se ne sta ben nascosto.

Bello!

 

Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

zampilla da quei culetti tondi.

È appropriato per la pipì, per a cacca direi di no. :) 

 

Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

Quando la vita non si era ancora tolta la maschera.

Bellissimo! 

 

Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

Ferma, inerte: una statua grassa venuta male,

Bello!

 

Il 26/5/2019 alle 23:49, caipiroska ha detto:

Potrebbe guardare il mare e sognare di andare via ma, invece, non riesce a togliere lo sguardo dalle mutande che si muovono pigre, asciugandosi al sole.

 

Bellissimo

 

Mi è piaciuto molto il tuo racconto. I piccoli suggerimenti nascono da un gusto personale, se vorrai accoglierli sarà solo perché aiutano te a essere più te, altrimenti mollali. :) 

Mi piace come scrivi, asciutto, secco.

Mi piace.

Brava! :evvai:

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