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Moules et frites alla normanna, cozze con panna e patatine fritte.

Ognuno interpreta il mare come crede, lo cucina come vuole, lo attraversa come può.

Quello della Normandia sta lì dal principio, Monet lo ha dipinto, prima degli Americani.

L’ospedale da campo oggi è un bazar, tutto cambia, le bandiere no, non ancora.

Non adesso, speriamo.

Il vento è fortissimo quassù, in cima alle falesie, ma la vista vale bene un mal di gola, un mal d’orecchio…, perché a tutto c’è rimedio tranne che alla memoria; nel bene non cambia il passato, per fortuna, ma nel male non cambia nemmeno il futuro, purtroppo.   

Falesie, luogo di memoria.

E poco più in là, in terra di Francia e d’America insieme: nomi, età, lettere e scarponi, il museo dedicato alla mia libertà.

 

 

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ok, da troppo non pubblicavo uno dei miei racconti Iceberg (e non vorrei perderci la mano), lo so è troppo breve ma vi dice qualcosa? Oppure è insopportabilmente criptico? Spero che qualcuno di voi abbia visto ciò di cui parlo.

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46 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

lo so è troppo breve ma vi dice qualcosa? Oppure è insopportabilmente criptico?

È breve, ma il riferimento è chiarissimo.

Trovo interessante, oltre che bella, questa parte:

48 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Ognuno interpreta il mare come crede, lo cucina come vuole, lo attraversa come può.

Quello della Normandia sta lì dal principio,

perché quel "dal principio" lascia spazio a molte riflessioni.

Troverei una modalità diversa per esprimere il seguente concetto, che non ho capito nelle parti in neretto:

48 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

nel bene non cambia il passato, per fortuna, ma nel male non cambia nemmeno il futuro, purtroppo.   

 

Forse si potrebbe eliminare la frase "Falesie, luogo di memoria": lo hai detto poco prima, chi legge sa bene dove ti trovi.

Il tuo omaggio alla memoria e ai morti per la libertà nel giorno dell'anniversario della strage di Capaci rende ancora più prezioso il tuo racconto,@Adelaide J. Pellitteri. Grazie e un saluto.

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@Ippolita2018, grazie per esserti fermata a commentare. 

15 minuti fa, Ippolita2018 ha detto:

Troverei una modalità diversa per esprimere il seguente concetto, che non ho capito nelle parti in neretto:

1 ora fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

nel bene non cambia il passato, per fortuna, ma nel male non cambia nemmeno il futuro, purtroppo.

Qui volevo suggerire che il ricordo rimane immutabile anche nelle sue conseguenze. Non può cambiare né il passato nè il futuro (i lati positivi come la conquistata libertà dal nazismo e quelli negativi come i morti che restano tali con il loro carico di dolore); rifletterò sul tuo suggerimento. 

Grazie ancora, la memoria non è solo rispetto ma anche e soprattutto comprensione. :rosa:

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È molto bello. Criptico solo nelle sensazioni di chi lo ha vissuto o di chi prova a immaginarlo. Inutile dirti che mi ha ricordato la scena iniziale del "Soldato Ryan"... quanta impotenza. Con questo racconto hai voluto abbracciare tutti i soldati e non salvarne uno solo. Una impotenza che riporta al luogo, freddo, ghiacciaio, solitario; ma che si scalda con le riflessioni di chi come te, si è fermata a pensare. 

Mi è piaciuto molto 

 

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri

 

Ben scritto... che parlavi dello sbarco in Normandia l'ho realizzato solo alla fine, dove ogni frase del racconto ha preso senso.

 

Solo due piccole cose...

 

19 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

vale bene un mal di gola, un mal d’orecchio…, 

Questa virgola dopo i tre puntini personalmente non è che mi faccia impazzire, come dire...

 

19 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

nel bene non cambia il passato, per fortuna, ma nel male non cambia nemmeno il futuro, purtroppo.   

Anch'io ho trovato questa frase di difficile interpretazione... sopratutto per quanto riguarda "il futuro" e quel "purtroppo" finale... non so, confonde la logica... valuterei se riformularla.

 

Per il resto, un bellissimo omaggio e invito a mantenere sempre vivo il ricordo quanto la forza della memoria, appunto per un futuro migliore...

Il finale mi è piaciuto molto.

 

Ciao e a presto!

 

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@Lauram grazie per esserti fermata, e grazie per l'apprezzamento. Mentre lo postavo pensavo proprio al soldato Ryan e anche al tuo gioco "film racconti". Della visita di quei luoghi mi ha impressionato tutto. Giorno e notte, al cimitero americano, una voce ripete continuamente il nome e l'età dei tremila e più soldati morti in quell'attacco. 

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Quelle scene mi sono rimaste impresse, il film l'ho visto anni fa, ma il vomito, il tremore, gli occhi di quei giovani ragazzi...  il tuo racconto mi ha dato dei brividi in più, ha aggiunto altro a quelle immagini <3

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35 minuti fa, AndC ha detto:
19 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

vale bene un mal di gola, un mal d’orecchio…, 

Questa virgola dopo i tre puntini personalmente non è che mi faccia impazzire, come dire.

Sì, l'ho messa e tolta un paio di volte e mi premeva sapere se era meglio toglierla, quindi grazie anche per questo suggerimento. 

Sulla frase che anche @Ippolita2018 ha additato rifletterò davvero, perché nella mia testa continuò a sentirla corretta, mentre ho già eliminato "luogo di memoria" passando direttamente a "Falesie, e un po' più in là, in terra..."

Grazie, i vostri commenti (e i tuoi!) sono sempre particolarmente illuminanti. 

 

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Ciao @Adelaide J. Pellitteri,

Ho trovato il tuo racconto denso di sensazioni. 

 

Non sono molto brava con la sintesi dei miei pensieri ed emozioni, per cui hai tutta la mia stima nelle tue capacità di scrivere questi racconti iceberg. 

 

Mi permetto di farti delle osservazioni, considera la mia totale assenza di competenza, per cui prendi con le pinze ciò che scriverò. Più che altro si tratta di osservazioni a "orecchio". 

 

Innanzitutto io leverei la prima frase. Capisco cosa vuoi dire, ma secondo me il racconto partirebbe meglio con la seconda frase. Al limite, ti potrei suggerire di mettere come titolo: "Moules et frites alla normanna". Il fatto è questo: in un racconto così breve ogni parola conta molto, inoltre le ripetizioni potrebbero diventare pesanti più "velocemente" che in un racconto più esteso. Pertanto, dato che nomini le falesie nel testo, io non lo userei come titolo, ma metterei qualche altra frase con cui vuoi trasmettere sensazioni. 

 

Ho letto le osservazioni degli altri e concordo nel levare quella virgola dopo i puntini di sospensione. Come concordo sulla fatto che la frase:

 

22 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

perché a tutto c’è rimedio tranne che alla memoria; nel bene non cambia il passato, per fortuna, ma nel male non cambia nemmeno il futuro, purtroppo.   

Forse credo di aver capito cosa vuoi dire, ma qui la sintesi ti ha un po' penalizzata. Un paio di parole in più non avrebbero guastato per arrivare più diretta. Penso tu volessi dire che quando un evento del passato è stato positivo, il fatto di ricordarselo è un piacere. Viceversa quando un evento del passato è doloroso, non aiuta a immaginarsi un futuro migliore (nel senso che dopo la brutalità vista in molte guerre l'uomo continua lo stesso a fare la guerra). Giusto? 

 

Ti ho messo in neretto la parola "rimedio" perché secondo me è molto fuorviante nel riuscire a interpretare quello che viene dopo. La parola "rimedio" suggerisce l'idea di un guaio, una malattia, un problema. Inoltre rimanda subito a un detto "a tutto c'è rimedio tranne che alla morte". Invece, per come ho capito io ovviamente, la sfumatura che volevi dare, forse, era più neutra. Infatti subito parli di ricordi buoni (nel bene). Ti potrei suggerire di usare un altro tipo di frase(te la scrivo per farti capire cosa intendo con concetto neutro) :

 

[...] perché certi ricordi diventano indelebili nonostante la nostra volontà. 

 

A quel punto potrebbe rimanere la frase 

22 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Falesie, luogo di memoria

Anche se rimane un di più, dato che è già chiaro al lettore che la protagonista è là per omaggiare il ricordo. 

 

Secondo me un gran bel pezzo, ma qualcosina da sistemare c'è per renderlo più diretto. 

 

Piaciuto 

Talia 

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@Talia, grazie infinite per il tuo passaggio e commento. Sto riflettendo ed ho sistemato già qualcosa; anche tu hai aggiunto suggerimenti che prenderò in considerazione, solo su un punto però non mi sento di apportare correzione, ed è sulla prima frase. Voglio spiegarti il perché. Quando dico "ognuno lo attraversa come può" faccio riferimento ai nuovi sbarchi - cosa assolutamente diversa da quello in Normandia, ovvio - infatti vuole essere solo un richiamo il più vago possibile,  un accenno, in modo che qualche lettore (non tutti) venga raggiunto dal riferimento senza storcere il naso. Un pezzo tanto breve, hai ragione tu,  ha bisogno di mille revisioni, continuerò a lavorarci. Grazie:rosa:

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Il 23/5/2019 alle 15:25, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Ognuno interpreta il mare come crede, lo cucina come vuole, lo attraversa come può.

Ma infatti io dicevo di cominciare con questa frase! 

 

Talia 

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@Talia scusami,  avevo capito intendessi anche questa (dal cellulare fraintendo facilmente)  Ok, però la ricetta mi serve d'aggancio tra l'altro mi è venuta proprio mangiando quelle cozze cucinate così diversamente da come le mangiamo in Sicilia (e da qui l'aggancio agli sbarchi e tutto il resto), ma ci rifletterò.  

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@Adelaide J. Pellitteri ciao! Carina l'idea di racconti iceberg! È la prima volta che ne leggo uno. :asd: Mi ha colpito soprattutto la frase iniziale: 

Quota

Ognuno interpreta il mare come crede, lo cucina come vuole, lo attraversa come può.

È una frase generica, senza tempo né riferimenti geografici, eppure può parlare di fatti distinti, passati e presenti. Un omaggio a quel che fu e quel che è. Inizierei il racconto proprio così, eliminando la frase con le cozze (o eventualmente spostandola più avanti). 

 

Il 23/5/2019 alle 15:25, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

ma la vista vale bene un mal di gola, un mal d’orecchio…,

Toglierei punti sospensione. Messi così francamente mi stonano.

 

Il 23/5/2019 alle 15:25, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Falesie, luogo di memoria.

Eliminerei anche questa frase, la trovo superflua. 

 

È un piccolo bijou, per nulla criptico. In poche parole hai rinchiuso sentimenti e fatti che parlano da soli e non hanno bisogno di alcuna spiegazione. Piaciuto! Indagherò su altri tuoi iceberg. :) Brava. 

 

 

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@Adelaide J. Pellitteri

Ciao.

 

Ho trovato interessante e stimolante questo testo. Se abbiniamo ai vari nomi e riferimenti che hai inserito le relative immagini che ognuno che legge può aver mutuato da ricordi, preferenze, vicinanze emotive, direi che merita in pieno il titolo di racconto iceberg, in quanto ognuno può vederci il resto del ghiaccio sommerso, un mondo; non un mondo unico però. Indubbiamente Normandia significa lo sbarco Alleato del 6 giugno 1944.

 

Non ho capito bene il senso di questa frase:

Il 23/5/2019 alle 15:25, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

perché a tutto c’è rimedio tranne che alla memoria; nel bene non cambia il passato, per fortuna, ma nel male non cambia nemmeno il futuro, purtroppo.   

 

In un commento dai questa spiegazione:

Il 23/5/2019 alle 16:46, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Qui volevo suggerire che il ricordo rimane immutabile anche nelle sue conseguenze. Non può cambiare né il passato nè il futuro (i lati positivi come la conquistata libertà dal nazismo e quelli negativi come i morti che restano tali con il loro carico di dolore); rifletterò sul tuo suggerimento. 

Grazie ancora, la memoria non è solo rispetto ma anche e soprattutto comprensione.

Ho letto parecchie volte per capire il ragionamento, ma penso di non aver compreso appieno. La interpreterei, per come la vedo io, che i ricordi sono immutabili, ma a seconda del punto di vista, direi.  Il passato non si può cambiare, ma se conoscessimo la verità sul passato, cambierebbe la nostra attuale concezione di quei fatti  del passato e di conseguenza la luce sulle conseguenze del futuro avrebbe una connotazione diversa.

 

Il 23/5/2019 alle 15:25, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

E poco più in là, in terra di Francia e d’America insieme: nomi, età, lettere e scarponi, il museo dedicato alla mia libertà.

Ti riferisci al cimitero americano di Colleville-sur-Mer, immagino, una distesa ordinata di croci bianche su un prato verde infinito, curatissimo, visitato da milioni di persone, capi di stato, delegazioni, rappresentanze… tutto il mondo. Giustamente.  Quanti ragazzi morti per la speranza di un mondo migliore, quante storie, amori, turbamenti, aspirazioni spezzate per sempre in quei giorni… Hanno fatto tanti film, scritto tanti  libri, aperto tanti negozi di souvenir per le migliaia di turisti che ogni anno arrivano su migliaia di torpedoni…

 

Di contro, perché di ogni medaglia bisognerebbe almeno accennare che esiste il suo rovescio, fatto di altre vite, altre sofferenze, nessuno nomina un altro cimitero militare della Normandia, a La Cambe. Vi sono sepolti 50 mila soldati tedeschi, fra i quali molti ragazzini di 16- 17 anni, arruolati  dalla fame di uomini dell’esercito tedesco e anziani di oltre 50 anni, sbattuti a fare la guardia in Normandia, mentre le truppe di uomini “validi” erano sul fronte russo.

A la Cambe le distese di croci sono di pietra brunita su un terreno arido, non curato. Nessuno va a trovarli, men che meno delegazioni ufficiali e quei pochi che ci vanno lo fanno di nascosto, si vergognano.

Ci sono morti che meritano rispetto e altri no, evidentemente, anche se non credo che soldatini di meno di 20 anni, che andavano a comprare il latte in bicicletta per le cucine delle loro caserme, che montavano la guardia nelle casematte di cemento fossero feroci nemici della libertà. Erano solo soldati.

I loro scarponi sono stati sepolti con loro, quasi con vergogna da chi nonostante tutto forse aveva provato un briciolo di pietà nei loro confronti,  anche da quelli che erano loro nemici.

Su quelle spiagge sono morti tanti giovani comunque, al netto del colore delle loro divise e tutti credevano di essere nel giusto. Aspiravano tutti a un mondo di pace, perché i soldati non hanno a che fare con i giochi dei potenti.

 

È curioso per me pensare che uno dei fautori della teoria dell’iceberg, se non proprio il suo inventore, fosse Hemingway. Ammiro la sua scrittura e lo considero un maestro, nonostante il suo comportamento in Normandia; era un ufficiale con compiti particolari che andavano oltre il servizio di reporter di guerra, come riporto nel link sotto. E lui stava dalla parte dei buoni, questo è certo.

https://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2006/09_Settembre/27/hemingway.shtml

 

 

 

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@Alberto T. grazie per esserti fermato a commentare, sono contenta che questo piccolo testo ti abbia portato tante sensazioni ampliando lo scenario anche per noi, come  le notizie sul cimitero tedesco, che non ho visto. Circa il pezzo che in gran parte non ho creato alla perfezione credo che sia da sostituire la parola "rimedio" (come qualcuno ha detto) forse dovrei sostituirla con "alternativa" . "Per tutto c'è un'alternativa per la memoria no"; mi incaponisco su questo perché ciò che voglio dire (la tua spiegazione amplia molto di più la mia visione) è che (al di là dell'altra faccia della medaglia) la memoria ci riporta i fatti positivi e negativi così come li conosciamo, non cambiano il passato nè il futuro sempre in riferimento a quei ricordi (chiaro che ad approfondire ogni argomento si scoprirebbe altro) ma io persona comune trovo l'immagine dei ricordi com qualcosa di immutabile. 

Grazie ancora. 

  

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Non sono sicuro che questo testo possa essere davvero considerato un racconto, @Adelaide J. Pellitteri. In realtà mi viene da pensarlo spesso quando non c'è un vero e proprio svolgimento, tanto da chiedermi se non si tratti soltanto di una mia fissa. Poi, per il resto, c'è tutto: ambientazione evocativa, tematica evidente, messaggio puntuale e penetrante.

Trovo che ci siano alcune frasi pensate e realizzate con una sensibilità sublime.

Questa mi ha colpito tantissimo:

Il 23/5/2019 alle 15:25, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Quello della Normandia sta lì dal principio, Monet lo ha dipinto, prima degli Americani.

Caspita. Tre dettagli secchi: definisci il luogo, lo fai dipingere a Monet e lo tingi del rosso di un evento storico indimenticabile. Tanto che forse, ma dico forse, quel "prima degli Americani" è talmente ermetico da farmi credere di aver capito male. Penso di no, comunque. Se potessi suggerirti un ritocco, direi di esplicitare di poco il concetto; che so, per esempio "prima che gli americani lo colorassero di nuovo". Non dico queste parole esatte, eh, ma in ogni caso mi riferisco a una soluzione ugualmente compatta e allo stesso tempo poco più esplicita, in modo da non passare inosservata alla lettura – o, all'opposto, da non costringere a tornarci per chiedersi "ma cosa avrà voluto dire?".

 

Il 23/5/2019 alle 15:25, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

perché a tutto c’è rimedio tranne che alla memoria; nel bene non cambia il passato, per fortuna, ma nel male non cambia nemmeno il futuro, purtroppo.   

Non ho amato particolarmente quei "per fortuna" e "purtroppo", che sembrano lì per suggerire al lettore la chiave di lettura. In un testo così evocativo, che si regge sui sottintesi, li trovo fuori luogo. In fondo, se ci pensi, bastano quei "nel bene" e "nel male"; il lettore riuscirà ad associare il bene a un "per fortuna" e il male a un "purtroppo", visti anche i concetti che ci associ. :) 

 

Lo so che sembra infame andare a sindacare sulle parole su un gioiellino (sì, lasciatelo dire) così breve; ma proprio per via della sua natura minimalista, ogni parola assume un peso che altrove non avrebbe. Alla stregua di un componimento poetico, se ci pensi.

Giusto una limatina, insomma, naturalmente secondo il mio personalissimo gusto. :D 

Spero che ti possa in qualche modo essere utile. Davvero complimenti. :rosa:

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