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Sleep

Brezza Svedese

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Il cielo era terso, il sole alto e il vento sussurrava sonetti di un vecchio poeta condannato all'immortalità.
Un Re deposto e i suoi cortigiani uscirono, ordinatamente, da una locanda per dirigersi verso la banchina. Il loro vecchio porto, la loro vecchia fonte di ricchezza, che fino a poco tempo prima avevano esclusivamente ammirato dall'alto o figurato nei conti di un Maestro o nelle strategie di un Comandante.
Uno dei cortigiani portò con sé una prostituta orba, che lavorava alla locanda per sole cinque corone d'argento al mese; con le quali si poteva solo permettere il vitto e l'alloggio nelle camere del palazzo retrostante la locanda, amministrato dallo stesso baronetto che possedeva molte proprietà nella zona del porto.
La bellissima neocortigiana pensò che un Re fosse pur sempre un Re, e che anche nell'esilio costui potesse portare beneficio a chiunque gli virasse intorno.
Non era mai salita su una nave e l'uomo che l'aveva comprata pochi minuti prima l'aveva abbandonata per inseguire un ordine di qualche importante Signore. Fu aiutata da un menestrello, il quale decise d'intrattenere la povera fanciulla cieca e spaesata con delle storie.

 

Il Re si mise a piangere, osservando la città che aveva governato diventare sempre più piccola, mentre svanivano anche le urla dei Morti e la visione delle grosse vasche piene di blocchi di ghiaccio.
L'esilio ebbe il suo inizio. L'ignoto si avvicinava ineluttabile, proprio come la Morte, la quale era stata profanata.

 

La nuova ospite della Corte raccontò al menestrello che proveniva da una grande città dell'Est e che aveva perso la vista da piccola, per colpa di una punizione divina. Sapeva solo questo, che le fu raccontato da una vecchia meretrice, la quale le insegnò il mestiere, per procurarsi da vivere.
Non sapeva nulla. Perché gli Dei l'avevano punita? Perché i suoi genitori l'abbandonarono? Qual era il suo volto? Che volto avevano i profanatori del suo mistero, ovvero il suo corpo?
Il menestrello, di tutta risposta, iniziò a narrarle, per grandi linee, la storia del mondo. Un mondo dove viveva, ma che neanche lei conosceva.
Sotto una coltre di polvere, in una chiesa, giaceva un libro, che molti menestrelli avevano letto, per anni e anni.
Tante nuove versioni ne vennero scritte, per cui le copie originali giacevano quasi tutte, impolverate, in qualche chiesa. Nelle sue prime pagine c'era scritto che, circa un milione di anni prima che il menestrello lo scoprisse, una sera un uomo vide un fulmine scagliarsi nelle sue vicinanze e udì il suono imponente del tuono.
Quello fu il giorno in cui iniziarono le divergenze.
Quella sera nacque Dio.
Il pensiero iniziò a evolversi tra i Primi Uomini e, dopo decenni, vennero a formarsi due clan: coloro che credevano in un solo Dio e coloro che credevano in molti Dei.
Mentre il menestrello narrava, il mondo era ancora diviso tra Politeisti e Monoteisti.
Gli Antichi Monoteisti dominarono a lungo il mondo: le loro città e il loro castelli si ergevano altissimi; i loro terreni erano rigogliosi; la loro forza era alimentata dalla loro fede. I popoli che credevano in un unico Dio, che aveva molti nomi, esaltato in molte lingue diverse, vivevano in pace sapendo di essere protetti. Il loro Dio vegliava sui loro raccolti e sulle loro famiglie, affinché prosperassero; il loro Re vegliava sull'ordine dei primi villaggi, delle prime città, affinché la labile fede degli esseri umani non venisse mai perduta, come invece accadde molte volte.
I Politeisti, già a partire dall'Antichità, si accorsero di poter accarezzare i loro Dei, prenderli per mano.
Al contrario, il Dio dei monoteisti era molto più alto, scontroso, riservato. Egli pretendeva rispetto e dedizione, per preservare la sua immortalità, ed esigeva che nessuno osasse avvicinarsi a lui.
Nel clan dei Politeisti venne alla luce, una notte, un bambino verde e luminoso. I saggi del clan interpretarono quell'inaspettato dono come una benedizione degli Dei e così fu.
Si trattava del Primo Mago. Grazie alla sua innata saggezza e ai suoi infiniti insegnamenti, i Politeisti furono i primi al mondo ad apprendere le Arti Magiche e a creare la Scrittura.
Invece, ancora nei periodi più recenti, la Magia era bandita nei Regni Monoteisti.
I Politeisti nutrivano il culto verso i loro Dei, interagendo con questi ultimi. Fuoco, Mare, Aria, Pioggia, Terra, Luce, Suono, Fulmine, Metallo...questi erano alcuni dei loro Dei, con i quali parlavano e grazie ai quali potevano modificare il mondo in base ai propri desideri. Ciascuna delle divinità venerate dai Politeisti richiedeva qualcosa in cambio da parte degli uomini. Gli stessi uomini erano obbligati a seguire una disciplina molto meticolosa per poter sostenere il peso delle conversazioni con gli Dei.
Solo due Dei non richiedevano nulla in cambio agli uomini politeisti: il Pensiero, che nasceva insieme a loro e non sottostava a nessun ordine divino, tanto meno ad alcuna regola umana; la Morte, ripudiata e temuta da tutti gli altri Dei, con la quale parlavano solo i Negromanti, ovvero dei raccapriccianti individui dal corpo e dalla mente corrotta, puniti dagli Dei, proprio perché osavano tradire la loro generosità e adoravano la Morte.
Le società politeiste si evolsero molto più rapidamente di quelle monoteiste, anche perché beneficiarono subito della Scrittura e della Lettura, che divennero nuovi Dei, grazie ai quali poterono conservare gli intricati percorsi delle loro evoluzioni. Fu una salvezza per loro, poiché la brama degli esseri umani non conobbe mai confini o regole e sovente l'umanità politeista cadde, schiacciata sotto i suoi complessi castelli.
Le società monoteiste, d'altro canto, temevano profondamente quelle politeiste, ritenendole fondate su una terribile eresia. Dio li proteggeva contro quelle minacce eretiche, che spesso avevano tentato d'impossessarsi dei loro forzieri pieni e dei loro territori rigogliosi, delle loro cittadine ridenti...Li proteggeva aizzando catastrofi di ogni genere sui territori maltrattati dai Maghi. Catastrofi troppo grandi anche per la loro magia. 
Corruzione.
Ma qualche volta, nel corso lunghissimo della Storia, non fu così. Dio si dimenticò dei suoi fedeli e le società monoteiste rischiarono di estinguersi, sotto il violento pugno di ferro della distruzione seminata dai Maghi.
Però questo non accadde mai. Le società monoteiste risorsero sempre più forti e orgogliose di prima, perché più forte e più orgogliosa rinasceva sempre la fede in chi non aveva voglia di piegarsi.
Allo stesso tempo aumentavano le sventure per chi si lasciava inebriare dal potere.

 

Tuttavia, era da un bel pezzo che il Dio dei Monoteisti sembrava essersi addormentato. O almeno questo pensavano gli abitanti del Regno che, poco prima dell'esilio deciso dal Consiglio degli Anziani, apparteneva al Re che ora sedeva su uno scranno molto meno prestigioso e pesante, ospitato su una nave mercantile diretta verso il selvaggio Ovest.
La terra dava scarsi frutti, a partire da dieci anni prima; nel mare nuotavano pochi pesci; gli animali erano magri, poiché non riuscivano a nutrirsi adeguatamente; gli alberi caddero numerosi per lasciare spazio agli insediamenti umani; l'acqua venne sporcata dall'industria, che cresceva, per produrre le armi e le navi del miglior materiale, destinate soprattutto al commercio con gli odiati popoli politeisti...molti aspetti dell'evoluzione e della modernizzazione stavano spegnendo la protezione di quel Regno monoteista. 
Negli ultimi anni, in quel Regno, il Re era esasperato e addolorato per via della carestia che ormai affliggeva il suo popolo; inorridito dal degrado che imperversava per le strade della bella capitale sulla quale regnava, la capitale che era così bella, armoniosa e accogliente, quando il Re era solo il figlio di suo padre. Per ovviare almeno alla fame e alla sete, non gli restò che avviare le attività di commercio con un Regno politeista limitrofo, governato da un saggio uomo, nonostante la giovane età, manipolatore della Terra.
Le armi e le navi costruite con il legno e il ferro più pregiati, peculiari di quelle zone, presiedute dal Regno monoteista, in cambio del miglioramento delle condizioni, aride, del terreno, distrutto da un grande periodo di siccità. 
Il Re decise di affidarsi alla Magia, tradendo il credo secolare della sua nobile famiglia monoteista; circondato da miseria e distruzione, come la violenza che si attanagliava tra le menti dei cittadini affamati, decise di farsi aiutare dal Grande Mago, manipolatore della Terra.
Stregoni e indovini iniziarono ad affollare la Corte, tra il malumore di molti dei più Alti Funzionari del Regno. I raccolti tornarono a essere rigogliosi. La Corte s'impegnò al massimo per tenere al segreto gli accordi esercitati tra il Regno e i Maghi Politeisti, eppure non riuscì a fermare il culto della Pioggia. I cittadini del Regno, ormai, veneravano uno degli Dei adorati dai Politeisti e non più quell'unico Dio che si era dimenticato di loro.
Dato il degenerarsi della situazione e il netto cambiamento d'orizzonti dello stesso Re in materia filosofica, religiosa, oltre che la conversione totale dei maggiori possidenti di terreno; il Consiglio degli Anziani, gli Alti Funzionari e i più eminenti Sacerdoti del Regno organizzarono una tremenda congiura ai danni del Re e ai danni dello stesso popolo.
Presero contatti con un pericoloso Negromante, ricercato dal Sovrano politeista, il quale decise di offrire loro i suoi oscuri servigi. Dai grandi fossati e persino dal mare i Morti si alzarono e invasero le case dei loro cari, che abitavano nella capitale.
Molti, in preda al terrore, fuggirono via. Gli organizzatori della congiura nei confronti del Trono, presero le redini della situazione. Organizzarono una grande riunione nella piazza cittadina, mentre i Morti erano andati rapidamente verso le montagne a procurarsi il ghiaccio, e sfiduciarono pubblicamente il Re; trovarono riscontro popolare nell'affermare che l'invasione dei Morti era la naturale conseguenza dello smarrimento della fede verso l'unico Dio. Rivelarono, sventolando i documenti (falsificati in modo che i nomi dei congiuranti non apparissero mai) e gettandoli nella folla, la collaborazione tra il Re e il Sovrano del limitrofo Regno politeista.
Così come i raccolti erano tornati a prosperare, essi sarebbero di nuovo svaniti, devastati dal fetore dei Morti e dalla disperazione in cui il popolo sarebbe caduto se si fosse ancora affidato alla Magia.
Gli Anziani, i Sacerdoti, gli Alti Funzionari, tutti quei detentori del potere politico del Regno, identificarono, davanti al popolo, ancora una volta le ragioni di una decadenza nella perdita della fede. Era proprio in quel momento che il loro Dio necessitava di ammirazione, paradossalmente, proprio quando quella fede vacillava pericolosamente e la mente di ogni individuo si lasciava ammaliare dall'aberrazione della Magia.
In quei giorni i raccolti ancora godevano dell'incantesimo del Sovrano straniero e la gente, di nuovo rincuorata e piena di speranza, di fronte ai Morti (che devastavano di nuovo i raccolti, seminavano distruzione, urlavano e aggredivano le persone, non riconoscendo nemmeno i loro cari) di nuovo pregava l'unico Dio.
I congiuranti si assicurarono che il Negromante adempiesse alla sua promessa e che i Morti sarebbero spariti entro una settimana dalla dipartita del Re condannato all'esilio; intanto progettavano, insieme al Negromante stesso, la rapina del Sovrano straniero e la richiesta di riscatto al suo Regno politeista. 


La prostituta orba s'innamorò del menestrello, si offrì più volte di ripagarlo come sapeva fare, da mestiere, ma egli si rifiutò sempre, durante tutta la navigazione.
La bellissima fanciulla capì che forse veniva da un Regno dove si praticava la Magia e che qualche maledizione si scagliò su di lei per colpa di qualcun altro, forse dei suoi genitori...questo non lo sapeva. Lei iniziò a "vedere", il mondo iniziava a prendere forma nella sua testa, viaggiava attraverso le storie e le parole, guidata dalla dolce voce del menestrello. Sognava e amava, non desiderava altro. Nonostante la sua condizione non provava alcuna avversione nei confronti delle pratiche magiche, anzi l'affascinavano intensamente.
Magari un giorno, insieme al suo amato menestrello, che l'avrebbe guidata per gli abissi e per le risalite, sarebbe giunta alla sua vetta.
Magari un giorno la prostituta orba avrebbe fatto visita alla dimora del Cavaliere Nero che osò sfidare a scacchi la Morte, per prendere il suo posto.
Magari un giorno lei proverà a giocare a scacchi con qualche Dio, per riprendersi la sua vista e poter finalmente riuscire a "vedere" l'unica bellezza che non avrebbe saputo descriverle profondamente il menestrello.
La sua bellezza.

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Ciao, ho letto il tuo racconto e ora lo commento. Per praticità, seguiro le linee guida del forum.

 

Trama. Ti confesso che ho fatto un po' fatica a seguire tanto la trama generale del racconto quanto la storia contenuta all'interno della storia. Mi sembra che tu debbe forse creare dei personaggi dal carattere più vivido, che interessino maggiormente il lettore. In questo modo il lettore potrebbe avere modo di calarsi più agevolmente nella storia.

 

Personaggi. Come dicevo poc'anzi, non mi sono particolarmente interessato alle sorti dei personaggi raccontati nella storia, perché li ho trovati privi di interesse. Ti consiglio di lavorare maggiormente sui protagonisti. Magari, per ognuno di essi potresti creare delle "schede personaggio" con i suoi dati, le sue caratteristiche e il suo background. Ci sono software che aiutano enormemente a organizzare il lavoro in questo modo. Io uso "Scrivener", ma non gli voglio fare particolare pubblicità. Sono certo che ne trovarai tanti in giro (se già non ne usi uno).

 

Contenuti. Ti confesso che non sono particolarmente interessato al genere fantasy. Commento questa storia perché ho visto che nessuno lo aveva ancora fatto e ritenevo ti facesse piacere ricevere del feedback. Ho trovato vagamente interessante la "storia sociale-religiosa", anche se magari potresti renderla più coinvolgente con uno stile un po' più carico di enfasi. Il tono è un po' da manuale scolastico, se permetti.

 

Stile. Il racconto mi sembra scritto con uno stile corretto. Per il mio gusto, farei frasi più brevi. Meno punti e virgola e più punti fermi, per intenderci. Questo è solo il mio gusto, però.

 

Grammatica e sintassi. Nulla da dire.

 

Giudizio finale. Non mi è piaciuto questo racconto, l'ho trovato di scarso interesse per tutti i motivi elencati qui sopra. Ti ricordo che questa è solo la mia opinione e ti invito a non demordere, sicuramente hai la possibilità e i margini per migliorare molto. Magari proverei con un altro genere letterario che non sia il fantasy, fossi in te.

 

A presto,

Domenico

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Salve, ho letto il tuo racconto e vorrei provare a lasciarti un piccolo commento

Per quanto riguarda la grammatica e la sintassi, nulla da dire, non ho letto errori e nemmeno ho trovato sviste o lapsus dovuti magari alla fretta, davvero complimenti;

Hai uno stile molto aulico, enfatico, un poco "contorto" se mi passi il termine, usi molti incisi e subordinate che a lungo andare possono appesantire il racconto, anche se mi sembrano funzionali a cosa hai scritto; se posso darti un consiglio, prova a semplificare un poco i vari passaggi, magari riducendo di qualche subordinata o anche usando più delle frasi coordinate, che magari possono dare un ritmo più incalzante al racconto 

Sulla trama ed i personaggi, se ho ben capito il menestrello e la prostituta sono più che altro una cornice per narrare la storia del mondo, mi è piaciuto in generale il tono biblico della narrazione, il popolo monoteista che deve mantenere la fede nel suo dio, anche quando questo pare ignorarli e li lascia in balia dei maghi monoteisti; visto l'intento, credo, espositivo del racconto, capisco la poca descrizione dei personaggi, anche se un poco il loro carattere si può evincere dalle loro azioni: il Re che sfida le convenzioni sociali per il bene del suo popolo, i ministri ipocriti che congiurano per deporre il Re a causa della magia, il Necromante assetato di potere che accetta di assaltare il regno e di ritirarsi quando vogliono i ministri; forse potresti descrivere meglio almeno il Re, le sue reazioni ed il suo aspetto, perché appare in scena nel racconto e quindi può essere presentato in modo più preciso al lettore

 

L'unico punto su cui non concordo è la narrazione indiretta: secondo me toglie enfasi e pathos a ciò che viene narrato; il fatto che il menestrello, che immagino sia un abitante del regno, ora esiliato assieme al re, rimanga così freddo davanti a questa disgrazia non mi convince troppo, forse scrivendo almeno qualche dialogo tra lui e la prostituta si riuscirebbe a capire meglio il suo stato d'animo, il suo modo di rapportarsi, ed anche il resto della narrazione, la storia del mondo, assumerebbe un altro senso. se mi presenti il menestrello come una persona amareggiata e triste, oppure come allegro e disinvolto, posso immaginare anche ciò che racconta in una maniera differente, più o meno cupa a seconda di come vedo essere il narratore

 

Alcune cose non le ho capite, alcune immagini che non sono riuscito a collocare all'interno della narrazione, probabile che abbia perso io qualche passaggio, ma te li segnalo se non è un disturbo:  

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

il vento sussurrava sonetti di un vecchio poeta condannato all'immortalità.

è un'immagine puramente poetica, o davvero il menestrello, o chi per lui, sente dei versi nel vento, riconoscendoli anche

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

la visione delle grosse vasche piene di blocchi di ghiaccio.

non ho capito a cosa ti riferisci: vicino alla banchina ci sono vasche di ghiaccio? chiedo scusa per l'ignoranza, ma qual è la loro funzione?

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

Corruzione.

intendi che il dio monoteista "corrompe" i re politeisti perché si facciano la guerra a vicenda? forse potresti spiegarlo in modo più esteso

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

mentre i Morti erano andati rapidamente verso le montagne a procurarsi il ghiaccio

qui forse conviene spiegare davvero, perché non capisco il collegamento tra le due cose: il necromante fa invadere la città ai morti, poi questi ultimi corrono alle montagne a prendere il ghiaccio? perché? scusami, non voglio offenderti, ma l'immagine che mi è venuta in mente è un'orda di zombi che assalta il furgoncino dei gelati per comprare dei ghiaccioli

 

In definitiva, scusami se il commento è lungo, il racconto mi è piaciuto abbastanza, non ho letto altri tuoi lavori e non conosco il tuo stile, ma spero di poterlo fare quanto prima 

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Ciao @Bardo96 grazie per l'intervento.

Sono contento che ti sia piaciuto. Premetto che ancora sto cercando un mio stile. Se vuoi, vai sul mio profilo e vedrai che ho provato a scrivere anche altri tipi di racconto, con impostazione diversa.

 

13 minuti fa, Bardo96 ha detto:

L'unico punto su cui non concordo è la narrazione indiretta: secondo me toglie enfasi e pathos a ciò che viene narrato; il fatto che il menestrello, che immagino sia un abitante del regno, ora esiliato assieme al re, rimanga così freddo davanti a questa disgrazia non mi convince troppo, forse scrivendo almeno qualche dialogo tra lui e la prostituta si riuscirebbe a capire meglio il suo stato d'animo, il suo modo di rapportarsi, ed anche il resto della narrazione, la storia del mondo, assumerebbe un altro senso. se mi presenti il menestrello come una persona amareggiata e triste, oppure come allegro e disinvolto, posso immaginare anche ciò che racconta in una maniera differente, più o meno cupa a seconda di come vedo essere il narratore

 

Questa è un'idea molto interessante e funzionale. Ti ringrazio per avermelo suggerita. Forse il dialogo sarebbe un po' più di tono al racconto. Non sono molto d'accordo sul voler dimostrare il sentimento del menestrello, poiché è un narratore, un cantore di storie. Pur essendo un vagabondo, il suo posto nel mondo sarà sempre assicurato. In qualsiasi tipo di mondo. 

 

17 minuti fa, Bardo96 ha detto:

qui forse conviene spiegare davvero, perché non capisco il collegamento tra le due cose: il necromante fa invadere la città ai morti, poi questi ultimi corrono alle montagne a prendere il ghiaccio? perché? scusami, non voglio offenderti, ma l'immagine che mi è venuta in mente è un'orda di zombi che assalta il furgoncino dei gelati per comprare dei ghiaccioli

 

Si. Forse questo è stato un po' troppo lasciato all'intuizione. Anche perchè il riferimento alle vasche è molte righe lontano dalla descrizione della risalita .  Semplicemente i morti si procurano il ghiaccio per preservare le fattezze della loro reincarnazione. Mi piaceva questa visione strana e orrorifica della città, soprattutto da parte del Re, in lontananza. Mi Rendo conto che avrei dovuto organizzarla meglio.

 

21 minuti fa, Bardo96 ha detto:

intendi che il dio monoteista "corrompe" i re politeisti perché si facciano la guerra a vicenda? forse potresti spiegarlo in modo più esteso

Si. Li rende deboli di spirito, interferendo con i loro piani. Un po' come si comportano gli Dei nell'Iliade.

 

23 minuti fa, Bardo96 ha detto:

un'immagine puramente poetica, o davvero il menestrello, o chi per lui, sente dei versi nel vento, riconoscendoli 

No. È un'immagine puramente poetica.

 

 

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@Sleep


Ciao!

Un bel racconto, molto particolare. A livello puramente personale, mi è piaciuto per metà sì e per metà no, ad essere sinceri...

 

Vado diretto al punto, o meglio ai punti.

 

Mi è piaciuto molto tutto il tono e l'ambientazione generale del racconto che ne fanno quasi una piccola epica, o meglio ancora direi una "lunga ballata" in forma di racconto.

L'accostamento musicale, sopratutto nell'incipit che davvero mi ha deliziato, a cantautori come Cohen e Dylan l'ho personalmente sentito molto vicino e ciò mi ha fatto altrettanto piacere.

Mi piace il menestrello, mi piacciono i personaggi, dai cortigiani alle cortigiane, i re, le rivoluzioni, la libertà...

Contenutisticamente parlando c'è molto, sicuramente troppo per un singolo racconto tanto che un po' ci sta stretto dentro (e forse questo è un punto che gioca un po' a sfavore del racconto).

La parte sulle religioni anche è importante e interessante (per quanto, a onor del vero e sempre a gusto personale. sia quello che mi ha interessato di meno)... bella l'idea di farne una sorta di storia del mondo... bella la parte che richiama (o almeno a me è parso così) l'invasione del Nuovo Mondo (le Americhe)...

 

Insomma, in suo favore, questo racconto ha molti punti e davvero molte potenzialità.

 

Ciò che mi ha convinto di meno:

- Vuoi raccontare troppe cose in poco spazio...

- I personaggi sono troppi e troppo indefiniti (te lo dicevano già nell'altro commento). Esistono per lo più gruppi di persone o cariche, non c'è nessun nome, nessun personaggio che riesca veramente a fissarsi nella mente o a emergere fra tutti gli altri...

Da una parte questo è anche il bello, perché il tutto diviene metafora universale: il re è il re per antonomasia, così come lo è il menestrello.... personaggi di una storia del mondo che in qualche modo è sempre quella e tende a ripetersi o può essere universalizzata e letta-interpretata in diverse ottiche.

- Lo stile, sinceramente, ad eccezione dell'incipit, non mi ha convinto: le frasi sono molto virgolettate, il che non è necessariamente un male, però e sicuramente rallentano la lettura.

Ci sono poi troppe ripetizioni di termini (anche dovute al fatto che i personaggi sono indefiniti, quindi vengono sempre richiamati alla stessa maniera)...

 

Il mio suggerimento generale: secondo me ti sei mantenuto troppo in una "via di mezzo"... ossia non hai spinto troppo né sul lirismo, né sul suo opposto. Vale sia stilisticamente che anche a livello di immagini...

Dunque, io calcherei più la mano sul tutto (ad esempio in lirismo, evocazioni di immagini, poeticità della narrativa, stile ricercato senza ripetizioni), dunque ad "appesantire" la scrittura e la storia in generale; oppure, al contrario, andrei a snellire e limare, ad alleggerire il tutto.

 

Alcune piccole cose nello specifico...

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

Il cielo era terso, il sole alto e il vento sussurrava sonetti di un vecchio poeta condannato all'immortalità.
Un Re deposto e i suoi cortigiani uscirono, ordinatamente, da una locanda per dirigersi verso la banchina. Il loro vecchio porto, la loro vecchia fonte di ricchezza, che fino a poco tempo prima avevano esclusivamente ammirato dall'alto o figurato nei conti di un Maestro o nelle strategie di un Comandante.
Uno dei cortigiani portò con sé una prostituta orba, che lavorava alla locanda per sole cinque corone d'argento al mese; con le quali si poteva solo permettere il vitto e l'alloggio nelle camere del palazzo retrostante la locanda, amministrato dallo stesso baronetto che possedeva molte proprietà nella zona del porto.
La bellissima neocortigiana pensò che un Re fosse pur sempre un Re, e che anche nell'esilio costui potesse portare beneficio a chiunque gli virasse intorno.
Non era mai salita su una nave e l'uomo che l'aveva comprata pochi minuti prima l'aveva abbandonata per inseguire un ordine di qualche importante Signore. Fu aiutata da un menestrello, il quale decise d'intrattenere la povera fanciulla cieca e spaesata con delle storie.

L'incipit, come ti dicevo, mi è davvero, davvero piaciuto molto: bravo!

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

che lavorava alla locanda per sole cinque corone d'argento al mese; con le quali si poteva solo permettere il vitto e

Qui, avrei variato la ripetizione si "sole/o".

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

Sapeva solo questo, che le fu raccontato da una vecchia meretrice, la quale le insegnò il mestiere, per procurarsi da vivere.
Non sapeva nulla.

Dopodiché, ho iniziato a notare che di ripetizioni ce ne sono parecchie... molte mi sembrano volute... ma in questo caso "appesantiscono" la lettura secondo me in senso negativo... quando io prima ho detto che "appesantirei" intendo dire che variando in sinonimi si appesantisce culturalmente, ma resta varia...

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

Gli Antichi Monoteisti dominarono a lungo il mondo: le loro città e il loro castelli si ergevano altissimi; i loro terreni erano rigogliosi; la loro forza era alimentata dalla loro fede. I popoli che credevano in un unico Dio, che aveva molti nomi, esaltato in molte lingue diverse, vivevano in pace sapendo di essere protetti. Il loro Dio vegliava sui loro raccolti e sulle loro famiglie, affinché prosperassero; il loro Re vegliava sull'ordine dei primi villaggi, delle prime città, affinché la labile fede degli esseri umani non venisse mai perduta, come invece accadde molte volte.

Guarda ad esempio qui quanto è carico di ripetizioni il periodo: usi, per dire, nove volte la parola "loro"... poi si ripetono termini come "molte/i", "vegliava", "fede", "prime".

 

Ti ho poi iniziato a sottolineare i vari "Dio, Dei, divinità, umanità"... non te li quoto tutti, ma sono... tanti! 

Ok, questo è il tema principale del racconto, ma sono davvero troppi ritorni delle stesse parole, sempre secondo me...

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

I Politeisti nutrivano il culto verso i loro Dei, interagendo con questi ultimi. Fuoco, Mare, Aria, Pioggia, Terra, Luce, Suono, Fulmine, Metallo...questi erano alcuni dei loro Dei, con i quali parlavano e grazie ai quali potevano modificare il mondo in base ai propri desideri. Ciascuna delle divinità venerate dai Politeisti richiedeva qualcosa in cambio da parte degli uomini. Gli stessi uomini erano obbligati a seguire una disciplina molto meticolosa per poter sostenere il peso delle conversazioni con gli Dei.
Solo due Dei non richiedevano nulla in cambio agli uomini politeisti: il Pensiero, che nasceva insieme a loro e non sottostava a nessun ordine divino, tanto meno ad alcuna regola umana; la Morte, ripudiata e temuta da tutti gli altri Dei, con la quale parlavano solo i Negromanti, ovvero dei raccapriccianti individui dal corpo e dalla mente corrotta, puniti dagli Dei, proprio perché osavano tradire la loro generosità e adoravano la Morte.

Ugualmente qui: il termine "Dei" torna troppe volte, ugualmente ritornano "uomini", "loro", questi" "quale", "richiedeva"...

 

 

Attenzione a separare i tre puntini di sospensione con uno spazio, nei quattro casi in cui li usi in tutto il racconto:

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

Terra, Luce, Suono, Fulmine, Metallo...questi erano alcuni dei loro Dei

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

dine ridenti...Li proteggeva

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

ercio con gli odiati popoli politeisti...molti aspetti dell'evoluzione e della modernizzazione

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

un altro, forse dei suoi genitori...questo non lo sapeva. Lei iniziò

 

 

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

Dio li proteggeva contro quelle minacce eretiche, che spesso avevano tentato d'impossessarsi dei loro forzieri pieni e dei loro territori rigogliosi, delle loro cittadine ridenti...Li proteggeva aizzando catastrofi di ogni genere sui territori maltrattati dai Maghi. Catastrofi troppo grandi anche per la loro magia. 
Corruzione.
Ma qualche volta, nel corso lunghissimo della Storia, non fu così. Dio si dimenticò dei suoi fedeli e le società monoteiste rischiarono di estinguersi, sotto il violento pugno di ferro della distruzione seminata dai Maghi.
Però questo non accadde mai. Le società monoteiste risorsero sempre più forti e orgogliose di prima, perché più forte e più orgogliosa rinasceva sempre la fede in chi non aveva voglia di piegarsi.

Ugualmente qui, molte ripetizioni, troppe.

Prendiamo ad esempio "catastrofi" o  "forte e orgogliosa": queste sono due ripetizioni volute, scritte per accentuare il senso e il valore dell'affermazione e delle parole. Da una parte direi: ottimo! L'unico peccato, secondo me, è che tali ripetizioni perdono poi forza se inserite in un mare di altre ripetizioni (volute e non)... ad esempio fra i vari "loro", il verbo "proteggeva", la parola "territori", l'aggettivo "rigogliosi//i" che ritorna in altre parti del racconto.

 

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

Tuttavia, era da un bel pezzo che il Dio dei Monoteisti sembrava essersi addormentat

Forse l'espressione "da un bel pezzo" è molto colloquiale-moderna per adattarsi alla voce narrante in questo contesto...

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

della bella capitale sulla quale regnava, la capitale che era così bella, armoniosa

Ugualmente qui... tu li ripeti volutamente, sia "capitale" che forse anche "bella"... ma in mezzo al tutto, diventa tutto ripetitivo...

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

Sacerdoti del Regno organizzarono una tremenda congiura ai danni del Re e ai danni dello stesso popolo.

Ugualmente qui, la parola "danni".

Basterebbe scrivere: "ai danni del re e dello stesso popolo."

Anche perché, appunto, il tutto è scritto in mezzo a ripetizioni come: "organizzarono/organizzatori", "loro", "grandi/e", "presero", "congiura"...

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

i Alti Funzionari e i più eminenti Sacerdoti del Regno organizzarono una tremenda congiura ai danni del Re e ai danni dello stesso popolo.
Presero contatti con un pericoloso Negromante, ricercato dal Sovrano politeista, il quale decise di offrire loro i suoi oscuri servigi. Dai grandi fossati e persino dal mare i Morti si alzarono e invasero le case dei loro cari, che abitavano nella capitale.
Molti, in preda al terrore, fuggirono via. Gli organizzatori della congiura nei confronti del Trono, presero le redini della situazione. Organizzarono una grande riunione nella piazza cittadina, mentre i Morti erano andati rapidamente verso le montagne a procurarsi il ghiaccio, e sfiduciarono pubblicamente il Re;

Il termine "sfiduciarono", personalmente non mi convince troppo, forse troppo moderno, non so...

 

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

in quel momento che il loro Dio necessitava di ammirazione, paradossalmente, proprio quando quella fede vacillava pericolosamente e la mente di ogni individuo si lasciava ammaliare dall'aberrazione della Magia.

Ogni tanto, attenzione anche a non inserire troppi avverbi in "mente"...

 

Il 21/5/2019 alle 19:36, Sleep ha detto:

n quei giorni i raccolti ancora godevano dell'incantesimo del Sovrano straniero e la gente, di nuovo rincuorata e piena di speranza, di fronte ai Morti (che devastavano di nuovo i raccolti, seminavano distruzione, urlavano e aggredivano le persone, non riconoscendo nemmeno i loro cari) di nuovo pregava l'unico Dio.

Qui, tre volte "di nuovo"...

 

 

Insomma, questo è quanto... in generale bella la storia, belli il contenuto e l'ambientazione, davvero gustoso il tono narrativo "da menestrello" o lunga ballata, o epica cantata...

Attenzione allo stile, sopratutto alle ripetizioni, ma anche non sia troppo e solo narrato... forse ci serve più "visibilità" delle scene.

 

Ciao!

 

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@AndC   Grazie per l'articolato commento. Mi è stato molto utile per schiarirmi le idee, quindi sicuramente riscriverò questo racconto, dandogli anche più aria. Hai giustamente sottolineato come ci sia troppa carne al fuoco per 16000 caratteri. Però, credo, se avessi usato una narrazione in discorso diretto, a tratti cantata, non solo avrei snellito il racconto da tante ripetizioni (che faccio sempre fatica a notare, le noto parzialmente poiché ho un certo gusto nelle ripetizioni, forse sarò l'unico al mondo che ha questa mania) ma l'avrei arricchito anche di quel lirismo, di quel potenziale evocativo, d'immagini, che tu hai suggerito. Magari verrebbe sacrificato il tono epico, ma potrei spostarmi in un mondo meno impervio, una scrittura meno pesante, fatta più da periodi brevi. Per quanto concerne i personaggi: essenzialmente volevo che fosse così. Mi bastavano essenzialmente il Re, la prostituta,  il menestrello e gli Dei; gli altri erano di contorno, appena accennati per cercare di costruire una storia del Mondo, articolata nel racconto (possibilmente cantato, correzione permettendo) di un menestrello che dedica la sua sapienza a un'altra persona che non conosce quasi nulla del Mondo. Di sicuro, avendo più spazio, ci sarà modo di approfondirli meglio. Non mi piace dare dei nomi ai personaggi e nemmeno alle città; mi piace mantenere una neutralità assoluta per non dare riferimenti, mantenere il tempo del racconto fantasy totalmente indefinito o meglio, lasciarlo intuire parzialmente solo dalle descrizioni. Usare dei nomi propri mi farebbe rischiare degli anacronismi, come in alcuni casi, in cui ho sbagliato utilizzando dei tempi troppo legati al periodo moderno, che avevi sottolineato. Grazie e a rileggerci

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