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BlueAce

self publishing con nome d'arte non registrato

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Non so se è la sezione giusta. Ho visto che c'era già un contenuto simile ma non ha risposto alle mie domande, quindi preferisco aprire qualcosa io personalmente, perché è importante.

 

Vorrei autopubblicare un libro con uno pseudonimo. E vorrei sapere se devo per forza registrare o attivare il mio nome d'arte, alla SIAE (o quello che è), o posso anche usarlo senza avviare tutta la procedura, pagare un sacco di soldi, etc.

Ho trovato pareri discordanti, vorrei una risposta più precisa e soprattutto voglio accertarmi che non vado contro la legge o che so io.

Quindi ricapitolando, posso autopubblicare un libro usando un nome d'arte non registrato?

 

Grazie per ogni eventuale risposta.

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Ospite AndC
40 minuti fa, BlueAce ha detto:

E vorrei sapere se devo per forza registrare o attivare il mio nome d'arte, alla SIAE (o quello che è), o posso anche usarlo senza avviare tutta la procedura, pagare un sacco di soldi, etc.

Ho trovato pareri discordanti, vorrei una risposta più precisa e soprattutto voglio accertarmi che non vado contro la legge o che so io.

Quindi ricapitolando, posso autopubblicare un libro usando un nome d'arte non registrato?

 

 

Ma... io non mi intendo legalmente di questioni legali, dunque aspetta e ascolta anche altre risposte più autorevoli o ufficiali oltre la mia... però fondamentalmente credo che:

 

non ci sia nessun obbligo di registrare nessuno pseudonimo da nessuna parte, tanto più se si tratta di self publishing...

 

Tu autupubblichi un libro - qualsivoglia - con qualsivoglia nome: quando lo fai dichiari implicitamente ed esplicitamente che tale libro lo hai scritto tu, ossia che è cosa tua, di tua proprietà, invenzione e ingegno. Come tale ci fai quello che vuoi (salvo eventuali regole di contratti che vai a firmare anche via web)...

 

Se lo vuoi pubblicare con pseudonimo ci metti pseudonimo, se lo vuoi pubblicare con il tuo vero nome, ci metti il tuo vero nome...

 

Per legge non sei obbligata a registrare nulla alla Siae o altri enti simili che tutelano il diritto d'autore... questa è una tua scelta, se appunto vuoi sentirti maggiormente tutelata in base a quanto tali enti offrono...

 

Andando poi a pubblicare in self, sottoscriverai un contratto con la piattaforma (il sito) o le piattaforme dove vorrai pubblicare in self... dovrai quindi regolarti in base a tale contratto se esso prevede o meno eventuali specifiche di pseudonimi...

 

Solitamente, non lo prevedono: darai i tuoi dati ufficiali (nome cognome etc veri) per il sito, che non saranno pubblici (ma, se ad esempio dovrai essere pagata, ti pagheranno tramite dati reali) e lo pseudonimo per il libro.

 

Comunque eventuali e specifiche domande in merito le potrai anche e sempre fare sul contratto e nel sito (o nei siti) attraverso i quali deciderai di autopubblicarti... 

 

Ovviamente perché immagino tu voglia autopubblicarti attraverso delle piattaforme Web e non alla vecchia maniera di stamparti cento copie da te e venderle porta a porta (caso in cui non avresti bisogno davvero di nulla).

 

Cioè: fondamentalmente tu registri uno pseudonimo o un nome d'arte a un ente di tutela per il diritto di autore non perché ci sia alcuna legge che ti obblighi a farlo,  ma perché vuoi tutelarlo dall'appropriamento o uso indebito da parte altrui...

 

Questo a parer mio, ma potrei anche sbagliarmi...

 

Se poi hai già registrato il tuo libro alla Siae e vuoi collegarlo a un nome d'arte per farne riconoscere i proventi, allora credo tu debba rivolgerti direttamente a loro...

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3 ore fa, AndC ha detto:

Cioè: fondamentalmente tu registri uno pseudonimo o un nome d'arte a un ente di tutela per il diritto di autore non perché ci sia alcuna legge che ti obblighi a farlo,  ma perché vuoi tutelarlo dall'appropriamento o uso indebito da parte altrui

 

E questo è precisamente quello che pensavo io, solo che avevo dei dubbi.

Grazie della risposta. Ora posso tranquillamente pubblicare i miei libri senza sta paura inutile che avevo xD

Giustamente mi metterò d'accordo con i siti etc.

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Non è obbligatorio registrare lo pseudonimo in SIAE. Tenga comunque conto che, SIAE o no, pubblicare sotto pseudonimo comporta una protezione del diritto d'autore più breve rispetto al pubblicare col nome vero.

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Salve a tutti,

mi aggancio nuovamente a questa discussione per chiedervi qualche chiarimento in più.

Cosa si intende per protezione più breve rispetto alla pubblicazione con il nome vero?

Ho un altro dubbio.

Supponiamo che io decida di autopubblicare con lo pseudonimo Mario xxx.

Supponiamo che io decida di effettuare il deposito legale dell'opera e me ne spedisca a casa una copia tramite raccomandata, prima della pubblicazione.

Sono a tutti gli effetti tranquillo che la paternità dell'opera non possa essere messa in discussione?

O meglio, avrò tutti gli strumenti per tutelarmi, qualora venga messa in discussione da qualcuno?

Inoltre, cosa succederebbe se il nome Mario xxx da me scelto come pseudonimo esistesse come persona fisica, o fosse già stato scelto da qualcuno come pseudonimo?

Perdonate la banalità delle domande, ma vorrei avere chiarimenti definitivi su questo tema.

Preferirei evitare la registrazione dello pseudonimo alla SIAE, se fosse possibile.

Grazie a tutti.

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Ciao, vorrei agganciarmi alla discussione per rispondere, in base alle ricerche fatte, alle diverse domande.

1- lo pseudonimo lo registri se vuoi che non venga mai utilizzato da altri. Ad esempio un nome d'arte particolare come potrebbe essere Elodie e Dolceluna o cose del genere. in quel caso, per evitare che venga utilizzato da altri, registri il nome.

2- quando spedisci il manoscritto per la copia (attualmente basta una PEC o per il self anche la cronologia della storia, se la conservi in cloud col versioning), non lo spedisci a Mario xxx, perché, ammesso che esista il un certo Mario xxx realmente nella vita, non abiterà di certo in viale dei ciliegi numero 5, perchè lì ci abiti tu.

3- quando fai la registrazione sui siti in self, non puoi registrarti a nome di Mario xxx, perché devi inserire il tuo codice IBAN per farti versare i soldi alla fine del mese e questo implica che la registrazione al sito deve essere effettuata con nome e cognome reale dell'autore. in fase di pubblicazione del libro, invece, c'è il campo apposito per lo pseudonimo e questo ti permette di creare pseudonimi diversi sotto lo stesso autore. Ad esempio molti autori di gialli hanno usato uno pseudonimo quando hanno pubblicato dei romanzi rosa, per non creare preconcetti nel lettore.

4- allo stesso modo, se è la casa editrice a pubblicare il tuo libro, non può pagare una persona che non corrisponde al tuo iban, né staccare un assegno a persona fisica diversa da te, a meno che non si tratti di un'azienda.

Detto questo, quando pubblichi il tuo nome e il tuo pseudonimo viaggiano in parallelo, se farli incontrare o meno nella vita pubblica è una tua scelta, ma nel privato, quando si tratta di pagamenti, devono per forza coincidere nella stessa persona fisica.

Spero di esserti stata d'aiuto.

 

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Il 5/6/2019 alle 15:30, Avv.Lenti ha scritto:

Non è obbligatorio registrare lo pseudonimo in SIAE. Tenga comunque conto che, SIAE o no, pubblicare sotto pseudonimo comporta una protezione del diritto d'autore più breve rispetto al pubblicare col nome vero.


Scusi, ma perché più breve? Qual è la norma che lo stabilisce? Nella misura in cui l'autore è in grado di fornire una prova della paternità dell'opera - e magari anche una data certa - che differenza c'è? 

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Lo stabilisce la stessa legge sul diritto d'autore. Certamente poi l'autore può farsi riconoscere in ogni momento, ma per ottenere l'equiparazione alla usuale lunghezza vita+70 deve seguire una procedura ministeriale.

  • Grazie 1

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A proposito dello pseudonimo, mi chiedevo, se si usa un nome che è abbreviazione o diminutivo del proprio, per esempio Teodoro Rossi che pubblica come Teo Rossi, è da considerarsi come pseudonimo e valgono quindi le cose dette sopra o è riconosciuto semplicemente come tuo nome?

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12 ore fa, Avv.Lenti ha scritto:

Lo stabilisce la stessa legge sul diritto d'autore. Certamente poi l'autore può farsi riconoscere in ogni momento, ma per ottenere l'equiparazione alla usuale lunghezza vita+70 deve seguire una procedura ministeriale.


Legge alla mano, io leggo questo:

Articolo 27:
Nelle opere anonime o pseudonime, fuori del caso previsto nel capoverso dell'articolo 8, la durata dei diritti di utilizzazione economica è di cinquant'anni a partire dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale essa è stata effettuata. Se prima della scadenza di detto termine l'autore si è rivelato o la rivelazione è fatta dalle persone indicate dall'articolo 23 o da persone autorizzate dall'autore, nelle forme stabilite dall'articolo seguente, si applica il termine di durata determinato nell'articolo 25.

Per tutti gli altri casi, quindi, vale l'articolo 25:

I diritti di utilizzazione economica dell'opera durano tutta la vita dell'autore e sino al termine del cinquantesimo anno solare dopo la sua morte. 

L'unica differenza, mi sembra, è che nel primo caso in teoria - non essendo noto l'autore - non si può nemmeno sapere quando sia deceduto, quindi il termine viene calcolato sulla prima pubblicazione, e non sul decesso. In entrambi gli articoli [25 e 27] ci sono note che riportano l'estensione del termine da 50 a 70 anni, avvenuta nel 1996. Per il resto, non vedo differenza, anche perché i diritti di utilizzazione economica non sono pars pro toto della proprietà intellettuale dell'opera, che mi sembra resti immutata in tutti i casi, in quanto comprende i diritti morali, comunque inalienabili.   

L'articolo 8, in ogni caso, recita:

È reputato autore dell'opera, salvo prova contraria, chi è in essa indicato come tale nelle forme d'uso, ovvero, è annunciato come tale nella recitazione, esecuzione, rappresentazione o radio-diffusione dell'opera stessa. Valgono come nome lo pseudonimo, il nome d'arte, la sigla o il segno convenzionale, che siano notoriamente conosciuti come equivalenti al nome vero.

Quindi, mi corregga se sbaglio, quella potenziale "limitazione" dell'articolo 27 vale soltanto in pochissimi casi specifici, ovvero soltanto quando l'opera è rimasta anonima, quando l'autore dietro lo pseudonimo è deceduto senza essersi mai rivelato, ovvero quando lo pseudonimo non è "notoriamente conosciuto come equivalente al nome vero"

O mi sono perso qualche altro articolo? 

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Ritengo che per capire bene il discorso vada fatta una premessa.
Il legislatore, sia nel testo della LdA sia nell'analogo articolo di cui al ns codice civile, a mio avviso accorpa - per mancanza, come spessissimo avviene, di conoscenza dell'operatività concreta del settore che va a normare ed è infatti poi la dottrina e la giurisprudenza chiarire successivamente le ambiguità e a colmare le lacune - uno stesso concetto (nome diverso da quello vero) sotto due diverse etichette (pseudonimo e nome d'arte).
Personalmente ritengo che si tratti invece di due concetti distinti: il nome d'arte è sì uno pseudonimo nel senso etimologico del termine, cioè un falso nome, ma è parimenti noto al pubblico il vero nome dell'autore che vi si cela  (es Sveva Casati Modigliani); lo pseudonimo è invece, per definizione, un falso nome a ogni effetto (es Elena Ferrante).
Detto questo, il diritto patrimoniale solo in quest'ultimo caso - per cui esso non può essere paragonabile al nome vero ex art. 8 appunto perché nessuno,
a parte agente/editore, per ovvi motivi contrattuali,  lo conosce - può decorrere dalla data di pubblicazione (e vi sottostà sia l'autore che l'editore, indipendentemente dalla quota pattuita). Per quanto riguarda i diritti morali, restano certamente intatti nella teoria, ma nella pratica, se l'autore non si fa riconoscere, ovviamente non può nemmeno esercitarli. Come potrebbe far valere, per es, il diritto di paternità se non si fa prima riconoscere?

La differenza è che per esercitare i diritti morali basta dimostrare, con qualsiasi mezzo, che Tizio è Caio. Per recuperare invece la piena durata dei diritti patrimoniali è necessario seguire un iter stabilito dalla legge.

 

Per quanto riguarda invece il diminutivo del nome vero (Teo Rossi), si verte nel caso di nome d'arte.

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42 minuti fa, Avv.Lenti ha scritto:

Personalmente ritengo che si tratti invece di due concetti distinti: il nome d'arte è sì uno pseudonimo nel senso etimologico del termine, cioè un falso nome, ma è parimenti noto al pubblico il vero nome dell'autore che vi si cela  (es Sveva Casati Modigliani); lo pseudonimo è invece, per definizione, un falso nome a ogni effetto (es Elena Ferrante).
Detto questo, il diritto patrimoniale solo in quest'ultimo caso - per cui esso non può essere paragonabile al nome vero ex art. 8 appunto perché nessuno,
a parte agente/editore, per ovvi motivi contrattuali,  lo conosce - può decorrere dalla data di pubblicazione (e vi sottostà sia l'autore che l'editore, indipendentemente dalla quota pattuita).


Importante precisazione che contribuisce a chiarificare, grazie.

Secondo me, il punto è che persone diverse assumono pseudonimi (o nomi d'arte) per motivi molto diversi, quindi bisogna valutare caso per caso. 

Il caso Elena Ferrante secondo me è un caso relativamente raro, almeno al giorno d'oggi, mentre era più ricorrente in passato. Nella maggior parte dei casi, oggi, un autore che assume uno pseudonimo (o nome d'arte) non lo fa per nascondere al pubblico la propria identità, bensì lo fa per lo stesso motivo di un musicista: magari perché, per motivi soggettivi o per esigenze di mercato, ritiene che il proprio nome sia poco artistico, poco interessante, poco appetibile... ovvero, perché vuole presentarsi con un alter-ego, che connoti alcuni aspetti della propria personalità artistica, distinguendola dalla propria vita quotidiana, senza tuttavia nascondere la propria identità. 

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In tal caso secondo me si verte in materia di nome d'arte.

 

Preciso comunque di nuovo che la distinzione che ho evidenziato è frutto di mia personalissima elaborazione dottrinale, dopo aver riflettuto a lungo sulla questione ponendo anche uno sguardo sul panorama letterario e musicale. Non sono a conoscenza né di dottrina né di giurisprudenza che abbia mai ponderato la questione in dettaglio e se naturalmente non è possibile che io possa aver letto tutto lo scibile in materia di diritto d'autore, è altrettanto vero che me ne occupo da molti anni e che sono perfettamente a conoscenza sia delle problematiche autoriali che dei meccanismi editoriali, il che forse mi consente un punto di riflessione privilegiato ;)

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2 minuti fa, Avv.Lenti ha scritto:

In tal caso secondo me si verte in materia di nome d'arte.

 

Preciso comunque di nuovo che la distinzione che ho evidenziato è frutto di mia personalissima elaborazione dottrinale, dopo aver riflettuto a lungo sulla questione ponendo anche uno sguardo sul panorama letterario e musicale. Non sono a conoscenza né di dottrina né di giurisprudenza che abbia mai ponderato la questione in dettaglio e se naturalmente non è possibile che io possa aver letto tutto lo scibile in materia di diritto d'autore, è altrettanto vero che me ne occupo da molti anni e che sono perfettamente a conoscenza sia delle problematiche autoriali che dei meccanismi editoriali, il che forse mi consente un punto di riflessione privilegiato ;)


Mi piacerebbe conoscere la sua opinione, sempre su questioni relative agli pseudonimi, anche nel quesito che avevo posto nella medesima sezione del forum... 

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