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Lesa Maestà

Il mio funerale

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/43130-sta-scrivendo/?do=findComment&comment=765715

 

Morire è facile, organizzare un funerale un po’ meno.

Morire è un attimo. Vi è un momento, in cui si è come sospesi. Vi è un prima, la vita. Un attimo di vuoto, forse, come intermezzo. E poi vi è il dopo, così eterno e sterminato.

E ci sei tu, che muori, per qualche motivo, ma il perché non è nemmeno poi così importante. Capita a tutti, tanto, in un modo o nell’altro. Tu, che muori, all’improvviso, perché quasi ogni morte è improvvisa, e all’inizio, forse, neanche te ne accorgi. 

Che la pressione nei polmoni si è allentata, che il corpo, prima così straziato, si è steso, rilassato, neanche te ne rendi conto. Eppure, le membra, ora flaccide, non rifletteranno mai più la tua volontà, se sei stato così fortunato che prima ti obbedissero, bene, mettiamo che il destino all’ultimo pareggi i conti, ed ecco che ti ritrovi a vivere il tuo funerale sentendo e vedendo tutto, ma non potendo fare né dire niente.

Ma è facile parlare per gli altri. Sentirsi forti nel narrare le storie degli altri, senza mai mettersi in gioco. Oggi però ho deciso, e vi dico che le regole le cambio. E a morire su questi fogli sarò io.

L’identità di chi vorrà venire a vedermi un’ultima volta, non la conosco, e forse mi deluderebbe. Ma che cosa direbbero, è facile da immaginare. 

Distesa nella bara, gelida di frigorifero, le mie orecchie udirebbero le solite stoltezze d’occasione, ma il viso non si storcerebbe in una smorfia.

“Era una ragazza capace, piena di talento. Anche bella, dai. Peccato abbia avuto così poco tempo.”

“Carina sì, però talentuosa per nulla affatto, niente di così… originale. Mai che sia riuscita a concludere qualcosa. Solo squarci di talento, i suoi.”

“Sicuramente se lo sentiva, che sarebbe morta presto. Scriveva solo di questo, fin da bambina. Non è mai riuscita davvero a scrivere d’altro.”

Direbbero, le voci, che ero sempre inquieta, nell’ultimo periodo. Sempre più insicura, sempre meno decisa. Penserebbero, senza riuscire a dirselo, che quella morte che ieri m’aveva preso mi era in corpo già da qualche tempo. E che se ne stava rintanata tra il cuore e lo sterno, e ogni tanto vagava fra le mie interiora, si insinuava nelle mie cervella ed era lei a farmi così tanto piangere e disperare. A farmi agitare, in animo e in corpo, a farmi sembrare così lunatica, distante. E se, spesso, in contraddizione con il mio aspetto delicato, sputavo veleno e odio, era proprio per colpa sua, che aveva ucciso da tempo la bambina e lasciato al suo posto una creatura sgraziata.

E di odiare, in vita, ho odiato, più odiato che amato.

E l’amore che ho provato mi ha sempre così devastata, ché non sono mai stata capace di resistere, di essere forte, di non farmi sopraffare. 

Eppure ho amato, con un’intensità tale che i pochi che ho amato se lo ricorderanno tutta la vita. Apparirò loro in sogno, per salutarli e dirgli le mie ultime parole di un privilegiato amore.

Ma prima penserò ai nemici. E dei loro incubi sarò la regina, perché la vendetta è un bene che mai ho disdegnato.

Chissà se lui vorrebbe mai vedermi. Se se la sentirebbe, di vedermi.

La notizia della mia morte, sono certa, lo shockerebbe.

Controllerebbe i social. Mi cercherebbe online. Infine, cederebbe all’evidenza di un triste necrologio funebre. 

E, forse, si dannerebbe per quel bacio non dato. Per quelle parole non dette, per quelle altre che non ha voluto sentire. Per non avermi mai avuta sua, anche se avrebbe potuto avermi. Per non averlo mai fatto, che il desiderio c’era, ma con le bamboline ingenue non si gioca.

Chissà se, arrivato alla porta, con le gambe che tremano, all’ultimo deciderebbe di non entrare. Oppure se avrebbe il coraggio, la forza, la voglia di dirmi addio. Di venirmi a trovare, un’ultima volta, e così di chiudere il gioco da vinto, perché ad andarmene, seppur rinchiusa all’interno di una bara, sarei stata io.

Amara finale vittoria, la mia. 

La carezza che a lungo avevo bramato, me la darebbe su una guancia ormai fredda. E con lo sguardo accarezzerebbe, tremando, tutto il mio corpo, ricordandosi di come prima quella carne, ora così muta, gli parlasse, desiderosa di farsi toccare. 

Mi guarderebbe la mano destra e, dimenticandosi che io sono mancina, si ricorderebbe erroneamente di quando io gli avevo accarezzato la nuca, con quelle dita, ora bluastre.

Di come lui dopo abbia socchiuso gli occhi, quello non potrebbe ricordarselo.

“Sei dolce”, mi aveva detto, con una punta di affetto nella voce. “Troppo dolce, per me.”

E in vita, come in morte, su di me si sbagliava.

Che io ero tutto tranne che una bimba ingenua e delicata. O meglio, ero anche altro. Ero un fuoco di passione. E avevo dentro il veleno dello scorpione, la determinazione dell’ariete. A sorreggermi più l’inquietudine che le ossa. Più odio, e un po’ d’amore, che carne.

Non credo, tuttavia, che lo farebbe. Non l’aveva affrontato quando io ero viva, il peso della mia esistenza, e lo affronterebbe ora, che sono morta?

Eppure, di invitarlo lo inviterei. Siete tutti invitati al mio funerale, ma a lui spetta un invito speciale. E in sogno gli parlerei, ma lui non capirebbe, che se una persona non la si comprende da viva, figuratevi quanto sia difficile che questa sia compresa una volta defunta.

Ma sono tremendamente caparbia, e in sogno gli comparirei. All’inizio sarei soltanto la reminiscenza di un profilo, ma poi diventerei altro, darei tutta me stessa per il suo sogno, come volevo darmi a lui in vita.

Seduta su uno sgabello, all’interno di un locale vuoto, con indosso la gonnellina che l’aveva fatto sorridere molto tempo prima. Entrerebbe, da solo. Gli occhi, solitamente così bassi, fissi su di me. 

E io stringerei nella mia mano sinistra un cuore sanguinante, e il sangue scivolerebbe sul pavimento sotto forma di piccole serpi, e rossi diventerebbero i suoi piedi nudi.

“Troppo dolce, non trovi?”

Purtroppo, si sveglierebbe di soprassalto, e io non avrei il tempo di alzarmi, né di andargli incontro, né di baciarlo. Che i sogni dei morti non sono altro che desideri inespressi dei vivi.

Lui dovrebbe correre. Fregarsene del vestito elegante, che tanto mica io potrei vederlo. Non stavolta. E quindi, amore mio, corri. Se devo aspettarti, ti aspetterò ancora un’ultima volta. Ma tu vai di fretta, che le mie spoglie sono già dirette verso la chiesa, e non manca molto che vengano condotte al campo santo.

Stremato, alla fine arriverebbe, in tempo per vedere la bara salire la scalinata della chiesa.

E la segui, la bara, mi segui, un’ultima volta, e per una volta sola sono io a darti il passo, io a non avere incertezze sul fatto che tu mi segua

Ti ricordi di quando siamo usciti insieme, e tu mi camminavi davanti. Timido, forse, ma con passo sicuro. Il karma si è rovesciato, e ora mi segui tu, con le gambe che tremano, e quasi non ti reggi più in piedi.

Alla fine, proverebbe a scappare. Si rintanerebbe dentro un confessionale. E lì crollerebbe, forse piangerebbe, di certo mi sognerebbe.

E io lo stavo aspettando, nei sogni. 

Lo aspettavo da così tanto tempo.

E stavolta mi alzo dallo sgabello, gli accarezzo il viso sconvolto. In sogno, i baci sanno di sangue e ambrosia. 

Alla fine, a ben vedere, bastava soltanto morire.

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@RunaCenere ciao.

Un brano inteso. Denso, bello.

Un lungo lamento straziato.

 

1 ora fa, RunaCenere ha detto:

Che io ero tutto tranne che una bimba ingenua e delicata.

Credo sia refuso per ché (causale).

 

1 ora fa, RunaCenere ha detto:

Che i sogni dei morti non sono altro che desideri inespressi dei vivi.

Forse anche qui, direi ché.

 

1 ora fa, RunaCenere ha detto:

Fregarsene del vestito elegante, che tanto mica io potrei vederlo.

Anche qui.

 

1 ora fa, RunaCenere ha detto:

Ma tu vai di fretta, che le mie spoglie sono già dirette verso la chiesa,

Come sopra.

 

Mi lascia un po' confusa l'instabilità della persona: la seconda, la prima, la seconda, la prima ancora. Forse è una tua scelta stilistica, ma mi sembra renda il brano in qualche modo stonato. Mi lascia perplessa anche l'uso intensivo delle virgole: non credo siano sbagliate (almeno non ne ho trovate di "fuori posto"), ma sono così tante! Mi sembra che potresti eliminarne almeno la metà. Potresti, dico, perché forse un testo singhiozzante è proprio quello che volevi scrivere.

 

Ho letto molto volentieri, grazie. :) 

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Ciao @RunaCenere,

ho letto il tuo racconto. Sono dell'idea che i vari che all'inizio frase vadano rivisti, o meglio cambiati. La causale a inizio frase sta veramente male.

Occhio come ti ha detto @mercy giustamente a come ti rivolgi al lettore: o prima, seconda, terza persona. Scrivi fino in fondo con la stessa che hai scelto.

 

Spero di esserti stato d'aiuto.

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Ciao @RunaCenere

 

Sì, mi è piaciuto, forse anche più di altri... è intenso narrativamente parlando, denso.

A me piacciono molto tutte quelle virgole, e il soffermarsi sulle parole, sui significati, sulle azioni, sui sogni, sulle immagini, pensieri e descrizioni.

Insomma, l'ho trovato di una scrittura più fonda e approfondita... dunque complimenti!

 

Non ti quoto tutte le varie parti che mi sono piaciute, solo le principali...

 

Il 19/5/2019 alle 22:15, RunaCenere ha detto:

E a morire su questi fogli sarò io.

Qui, mi sei proprio piaciuta: il passaggio è forte, anche un po' inaspettato date le premesse. Mi ha colpito!

 

Il 19/5/2019 alle 22:15, RunaCenere ha detto:

Penserebbero, senza riuscire a dirselo, che quella morte che ieri m’aveva preso mi era in corpo già da qualche tempo. E che se ne stava rintanata tra il cuore e lo sterno, e ogni tanto vagava fra le mie interiora, si insinuava nelle mie cervella ed era lei a farmi così tanto piangere e disperare

Questa mi è piaciuta, molto narrativa e poetica.

 

Il 19/5/2019 alle 22:15, RunaCenere ha detto:

“Era una ragazza capace, piena di talento. Anche bella, dai. Peccato abbia avuto così poco tempo.”

“Carina sì, però talentuosa per nulla affatto, niente di così… originale. Mai che sia riuscita a concludere qualcosa. Solo squarci di talento, i suoi.”

“Sicuramente se lo sentiva, che sarebbe morta presto. Scriveva solo di questo, fin da bambina. Non è mai riuscita davvero a scrivere d’altro.”

Anche i "dialoghi" sono ben scritti: poche parole che ci descrivono la protagonista attraverso l'invidia (o "acidità", se non peggio...) riflessa di taluni personaggi che l'hanno conosciuta e quindi di conseguenza rivelano lo stato d'animo di ciò che la protagonista ha vissuto. Cioè: non si auto-descrive direttamente, ma lo fa immaginandosi cosa direbbero di lei... ci racconta quello che ha provato in vita attraverso quello che ritiene pensino di lei.

 

Ciò che invece non mi ha troppo convinto:

 

Il 19/5/2019 alle 22:15, RunaCenere ha detto:

Morire è un attimo. Vi è un momento, in cui si è come sospesi. Vi è un prima, la vita. Un attimo di vuoto, forse, come intermezzo. E poi vi è il dopo, così eterno e sterminato.

 

In passato, io stesso ho usato molto il "vi", ora lo trovo davvero un po' (molto) arcaico. Spersonalizza molto, crea distanza dalla scrittura-storia, secondo me... suggerirei un più moderno "ci": "c'è un momento, in cui si è come sospesi..."

 

Il 19/5/2019 alle 22:15, RunaCenere ha detto:

lo shockerebbe.

Controllerebbe i social. Mi cercherebbe online.

A "shockerebbe" ho pensato che questo termine "inglesizzato" stonava con tutto il contesto stilistico narrativo italiano sinora scritto. Prima impressione, dunque: lo avrei sostituito con perifrasi italiana.

Poi, però, l'uso delle parole "social" e "online" ne rafforzano l'utilizzo, giustificandolo in qualche modo.

Siccome la riflessione sui social - oltre a essere in linea coi tempi di oggi - mi piace e ha senso... direi che alla fine si può lasciare il tutto.

 

 

Forse, la parte che tende a scorrere con più difficoltà è questa delle varie interrogative indirette o dubitative al condizionale, che un po' rallentano la lettura, data anche la poca abitudine che ormai abbiamo al loro uso e anche perché si muovono, a livello di consecutio, fra passato e futuro e alle volte verrebbe quasi voglia di metterci un condizionale composto o simili... 

Il 19/5/2019 alle 22:15, RunaCenere ha detto:

Chissà se lui vorrebbe mai vedermi. Se se la sentirebbe, di vedermi.

 La notizia della mia morte, sono certa, lo shockerebbe.

 Controllerebbe i social. Mi cercherebbe online. Infine, cederebbe all’evidenza di un triste necrologio funebre. 

 E, forse, si dannerebbe per quel bacio non dato. Per quelle parole non dette, per quelle altre che non ha voluto sentire. Per non avermi mai avuta sua, anche se avrebbe potuto avermi. Per non averlo mai fatto, che il desiderio c’era, ma con le bamboline ingenue non si gioca.

 Chissà se, arrivato alla porta, con le gambe che tremano, all’ultimo deciderebbe di non entrare. Oppure se avrebbe il coraggio, la forza, la voglia di dirmi addio. Di venirmi a trovare, un’ultima volta, e così di chiudere il gioco da vinto, perché ad andarmene, seppur rinchiusa all’interno di una bara, sarei stata io.

 

 

Ciao e complimenti!

 

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@RunaCenere Ciao!

Mi ha colpito il tuo racconto e volevo lasciarti una mia impressione.

Sarà che anche io ho scritto spesso della morte, ma non rappresentandola. Però i miei personaggi muoiono spesso.

Da un punto di vista contenutistico l'ho apprezzato molto ed è un lungo insegiuire un sogno delirante, quasi post mortem. Una voce dall'aldilà legata ancora a questa realtà.

Una sofferenza, un rimpianto e una rabbia, seguita dall'accettazione ben descritte.

 

Da un punto di vista formale invece ti segnalo l'uso di troppe virgole che rallentano e disturbano la lettura.

Il 19/5/2019 alle 22:15, RunaCenere ha detto:

Eppure, le membra, ora flaccide, non rifletteranno mai più la tua volontà, se sei stato così fortunato che prima ti obbedissero, bene, mettiamo che il destino all’ultimo pareggi i conti, ed ecco che ti ritrovi a vivere il tuo funerale sentendo e vedendo tutto, ma non potendo fare né dire niente.

Come qui...  Ne limiterei molto l'uso.

 

Narrazione in prima o seconda persona l'eviterei. capisco il tuo intento e a una prima lettura non disturba, però seguirei una sola linea.

Il 19/5/2019 alle 22:15, RunaCenere ha detto:

La carezza che a lungo avevo bramato, me la darebbe su una guancia ormai fredda. E con lo sguardo accarezzerebbe, tremando, tutto il mio corpo, ricordandosi di come prima quella carne, ora così muta, gli parlasse, desiderosa di farsi toccare. 

Pezzo commovente.

 

Nel complesso un racconto che ho letto con piacere. Curioso di vederti all'opera con altre tematiche :) 

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Ciao @RunaCenere

Dopo aver letto questo racconto, ho sentito il bisogno di condividere con te l'impressione positiva che mi hai lasciato. Mi piace il tuo stile di scrittura, pregno di sensazioni e riflessioni molto sfaccettate che non scadono mai nel banale e nel tragico nonostante la tematica. Sei asciutta, distaccata quasi come se davvero fossi morta e stessi guardando la situazione da una grande distanza, prevale più un sentimento di amareggiata condiscendenza, un po' come se sul finale avessi fatto spallucce di fronte ad una verità scontata e ineluttabile.

A parte gli errori già segnalati e l'anglicismo che non ho particolarmente apprezzato, le parole sono scelte con la giusta cura, ricercate ma non troppo forbite da risultare inappropriate.

Mi hanno invece poco convinta i dialoghi che avrebbero dovuto essere di circostanza ed invece sono risultati più una proiezione della poca autostima della protagonista, quello che lei si direbbe più che quello che altri avrebbero detto. Quando la gente muore le persone diventano indulgenti anche con il peggior nemico, difficilmente qualcuno si esprimerebbe pubblicamente con un tale astio verso un defunto. Ci stanno, ma non risultano propriamente "di circostanza".

L'ampio uso delle virgole invece mi piace molto, passa l'idea del flusso di coscienza, un fluire intenso di emozioni filtrate dalla ragione che le ren

 

Il 19/5/2019 alle 22:15, RunaCenere ha detto:

Mi guarderebbe la mano destra e, dimenticandosi che io sono mancina, si ricorderebbe erroneamente di quando io gli avevo accarezzato la nuca, con quelle dita, ora bluastre.

 

Questo mi ha steso, mi ha passato una grandissima malinconia, un dettaglio così sciocco più di tutto mi ha trasmesso l'impressione che la protagonista non sia mai stata vista davvero. 

 

Il 19/5/2019 alle 22:15, RunaCenere ha detto:

Direbbero, le voci, che ero sempre inquieta, nell’ultimo periodo. Sempre più insicura, sempre meno decisa. Penserebbero, senza riuscire a dirselo, che quella morte che ieri m’aveva preso mi era in corpo già da qualche tempo. E che se ne stava rintanata tra il cuore e lo sterno, e ogni tanto vagava fra le mie interiora, si insinuava nelle mie cervella ed era lei a farmi così tanto piangere e disperare. A farmi agitare, in animo e in corpo, a farmi sembrare così lunatica, distante. E se, spesso, in contraddizione con il mio aspetto delicato, sputavo veleno e odio, era proprio per colpa sua, che aveva ucciso da tempo la bambina e lasciato al suo posto una creatura sgraziata.

 

Questa riflessione in particolare mi ha colpita, oltre ad essere scritta benissimo è di una verità disarmante, la ricerca di segni che presagiscano una perdita è quasi una prassi, una necessità morbosa di dare un senso. Mi ha ricordato un'esperienza personale, ritrovarmici è stato naturale.

 

Nell'insieme quindi la prospettiva e il taglio particolare di questo racconto mi sono piaciuti molto, spero di imbattermi ancora in qualcosa di tuo!

Complimenti :)

 

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Ciao @nemesis74, piacere di "conoscerti".

Ti ringrazio per il commento e per l'attenzione.

Il 23/5/2019 alle 15:54, nemesis74 ha detto:

Da un punto di vista formale invece ti segnalo l'uso di troppe virgole che rallentano e disturbano la lettura.

Riguardo l'uso delle virgole, ammetto di amarle e di usarne tante. Possono più o meno piacere, ma sono parte integrante del mio stile (che può o meno piacere).

A rileggerti!:)

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Ciao@RunaCenere,Piacere di conoscerti .

Complimenti per l'originalità dell'argomento scelto.

Un bel racconto ricco di spunti. Riesci a legare narratore e lettore non solo nel tempo e nel luogo del racconto ma anche oltre. Susciti sovrapposizione di stati emotivi: coinvolgimento,commozione, noia, fastidio...

Come ti hanno già fatto notare altri, ho trovato anche io un pò altalenante la forma scritta iniziale. 

Qualche punto andrebbe alleggerito come in questa frase.

( Eppure, le membra, ora flaccide, non rifletteranno mai più la tua volontà, se sei stato così fortunato che prima ti obbedissero, bene, mettiamo che il destino all’ultimo pareggi i conti, ed ecco che ti ritrovi a vivere il tuo funerale sentendo e vedendo tutto, ma non potendo fare né dire niente.

Questa frase la dividerei  per renderla più leggera e scorrevole; naturalmente prendi con le pinze il mio suggerimento, non sono esperta di correzioni, esprimo solo un' impressione da lettore.

 La proporrei così: ( Eppure, le membra, ora flaccide, non rifletteranno mai più la tua volontà, se sei stato così fortunato che prima ti obbedissero.  Bene, mettiamo che il destino all’ultimo pareggi i conti, ed ecco che ti ritrovi a vivere il tuo funerale sentendo e vedendo tutto, ma non potendo fare né dire niente.)

Complimenti, ho trovato anche delle belle frasi ad effetto, come questa: ( Oggi però ho deciso, e vi dico che le regole le cambio. E a morire su questi fogli sarò io.)  Per il mio modo di vedere ,sono frasi ad effetto che, sparse qua e là ,catturano il lettore aumentano la possibilità di attrarre attenzione e consenso. 

Rileggendo il racconto e le riflessioni e appunti che ti hanno fatto, giustamente, gli altri, sento di poter aggiungere che la storia  richiama attenzione e fiducia riguardo alla sua possibilità di essere significativa.

A rileggerti.

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