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Westiss

Possiamo diventare tutti dei bravi narratori?

Post raccomandati

 

Ciao ragazzi.Faccio questo post per affrontare una questione di cui sento parlare molto e che volevo condividere con voi.

 

Possiamo (potenzialmente) diventare tutti dei bravi narratori?

 

Mi spiego meglio: premesso che la sensibilità e la creatività sono doti istintive, e quindi difficili da imparare (anche se su questo molti non sono d'accordo) la mia domanda è: se una persona di media cultura iniziasse a leggere libri, a esercitarsi, frequentare corsi di scrittura, leggere manuali o qualsiasi altra attività funzionale all'apprendimento delle tecniche narrative, potrebbe diventare un bravo narratore? Con bravo narratore non intendo ovviamente il nuovo Stephen King, ma uno scrittore quantomeno decente, in grado di scrivere bene (cosa che ovviamente non garantisce la pubblicazione).

So che a molti l'idea può dare fastidio o suonare strana, perché ci convinciamo spesso che la scrittura sia qualcosa di innato e che il talento non si possa insegnare, ma facciamo il paragone con altre forme d'arte. Se una persona iniziasse a prendere lezioni di pianoforte sarebbe in grado di suonarlo e diventare un bravo pianista? E vale la stessa cosa anche per il canto, la pittura, la scultura e tutte le altre discipline?

Voi che ne pensate?

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@Westiss  ciao. :)

 

Questa sezione è dedicata a argomenti legati al mondo dell'editoria. Quindi case editrici e tutto ciò che rientra nel lavoro di pubblicazione. La questione che poni riguarda lo scrivere in genere, per cui sposto in scrittura.

 

In merito alla questione che poni, la scrittura è una combinazione di tecnica, sensibilità e esperienza. Una persona con capacità medie, può ovviamente arrivare a scrivere qualcosa di quantomeno "corretto". Oltre, più si punta in alto e più qualità occorre tenere assieme. Di rovescio considera che per quanto ci possano essere delle qualità innate, senza lo studio e l'esercizio non sono sufficienti per diventare uno scrittore professionista. Il gusto, il senso critico e ovviamente la tecnica, vanno affinate con l'esercizio. Proprio per questo motivo nel WD teniamo molto alla sezione Officina, dove ci si può esercitare e confrontare con gli altri utenti.

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1 ora fa, Westiss ha detto:

Se una persona iniziasse a prendere lezioni di pianoforte sarebbe in grado di suonarlo e diventare un bravo pianista? E vale la stessa cosa anche per il canto, la pittura, la scultura e tutte le altre discipline?

Voi che ne pensate?

 

Sinceramente, non lo so.

Per il canto, per esempio, esercizio, sensibilità e tecnica non bastano. La voce è fondamentale. Il timbro è fondamentale.

Per diventare un bravo pianista, pure. C'è un confine abbastanza netto tra un esecutore (anche bravo) e un artista. E cominciare a studiare uno strumento da adulti può servire a strimpellare con una certa piacevolezza, non a diventare pianisti.

Di pittura ne capisco poco.

 

Per la scrittura, mah. Credo che il talento esista. Credo che abbia comunque bisogno di essere supportato da studio, esercizio, senso critico.

Un buon racconto/romanzo, probabilmente, può scriverlo chiunque si applichi. Si applichi per qualche anno, intendo.

Un racconto/romanzo meraviglioso probabilmente no.

 

Io leggo e scrivo senza pormi troppo questo problema - se me lo ponessi seriamente, lascerei perdere.

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Bel topic, mi sono sempre chiesta una cosa del genere. Quando magari non riuscivo a scrivere come volevo, quando semplicemente mi mancano le parole giuste pur conoscendole perché, semplicemente, non mi vengono in mente ed è come se ignorassi la loro esistenza. E quindi mi chiedo: sono una povera illusa o posso farcela se mi impegno? Eh, bella domanda. Nel mio piccolo proverò a dire la mia. ^_^

 

Come ha detto @mercy sopra, se uno di natura è stonato sarà molto difficile diventare un bravo cantante, perché gli manca appunto quella caratteristica base che dà il via a tutto.

 

Per uno scrittore non è molto diverso, nel senso: chi scrive deve essere dotato, secondo me, di un qualcosa che non hanno tutti.E non mi riferisco solo alla creatività. Ci vuole una certa dose di sensibilità, di capacità di incuriosirsi di tutto ciò che ci circonda, di approfondire e indagare l'animo umano e il perché delle cose. Deve essere un sognatore, uno che è capace di perdersi nei meandri della propria mente e di immaginare mondi e situazioni, di fantasticare. Deve essere un lettore, e un lettore forte. E già che quando legge cerca di analizzare la tecnica usata dallo scrittore è una cosa buona.

E poi, ovviamente, deve saper scrivere. Grammaticalmente parlando e senza errori di sintassi, punteggiatura e tutto il resto. Per me questo è il minimo. Lo stile verrà dopo, si acquisisce con il tempo e l'esperienza. Si copia da qualcuno all'inizio, prendendo spunto da autori che piacciono. Sì, queste cose si possono imparare, perché sono conoscenze e tecniche che si acquisiscono e non difetti "fisici" e che stroncano sul nascere, come una brutta voce.

 

Chi ha vero talento probabilmente faticherà di meno e sfornerà capolavori, questo è indubbio e pochi hanno questo privilegio. 

Per tutti gli altri... beh, se solo si trovano su questo forum vuol dire che una sorta di "incipit" (tanto per restare in tema :P) ce l'abbiano e possono quindi lavorarci sopra. Forse non scriveranno capolavori ma la cosa più importante è la soddisfazione personale. Che per uno scrittore generalmente non arriva mai, perché si cerca sempre di migliorare. :P

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2 ore fa, Westiss ha detto:

la mia domanda è: se una persona di media cultura iniziasse a leggere libri, a esercitarsi, frequentare corsi di scrittura, leggere manuali o qualsiasi altra attività funzionale all'apprendimento delle tecniche narrative, potrebbe diventare un bravo narratore? Con bravo narratore non intendo ovviamente il nuovo Stephen King, ma uno scrittore quantomeno decente, in grado di scrivere bene (cosa che ovviamente non garantisce la pubblicazione).

Sì, può farlo: se ha volontà, applicazione, costanza, pazienza, può raggiungere questo obiettivo.

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2 ore fa, Westiss ha detto:

un bravo narratore?

 

2 ore fa, Westiss ha detto:

uno scrittore quantomeno decente

 

2 ore fa, Westiss ha detto:

in grado di scrivere bene

 

2 ore fa, Westiss ha detto:

e che il talento non si possa insegnare

 

Secondo me occorre stabilire cosa s'intende con queste definizioni...

Scrivere bene cos'è? 

È non commettere errori di grammatica e di sintassi?

È non commettere errori di grammatica e di sintassi e avere un buon lessico?

È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico e uno stile accattivante?

È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico, uno stile accattivante e idee geniali e originali?

È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico, uno stile accattivante, idee geniali e originali e una grande sensibilità?

Molte cose s'imparano in questa disciplina e i miglioramenti possono anche essere sensibili e veloci, ma perché ciò accada occorrono buone basi della comunicazione, umiltà, molta umiltà e tanto impegno, tanto tanto impegno, tanto tanto tanto impegno.

Il talento però non s'impara; lo si coltiva e per coltivarlo occorrono le doti di cui sopra, ma bisogna possederlo.

Diventare un bravo narratore è alla portata di molti; diventare uno scrittore di talento è riservato a pochi; diventare uno scrittore di grande talento a pochissimi.

Mio personalissimo parere.

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In primis, rinnovo anche io il socratico invito di Marcello a ragionare sulle definizioni di certe parole.

In secundis, per rispondere alle tue domande, mettiamola così: a parità di predisposizione genetica e di fattori ambientali, una persona prima e più si esercita in una certa arte e meglio è.

 

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9 minuti fa, Marcello ha detto:

Diventare un bravo narratore è alla portata di molti; diventare uno scrittore di talento è riservato a pochi; diventare uno scrittore di grande talento a pochissimi.

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Secondo me:

 

9 minuti fa, Marcello ha detto:

È non commettere errori di grammatica e di sintassi?

 

Questo è necessario e sufficiente per essere un bravo studente.

 

7 minuti fa, Marcello ha detto:

È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico e uno stile accattivante?

 

Questo è necessario e sufficiente per scrivere "bene".

 

11 minuti fa, Marcello ha detto:

È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico, uno stile accattivante, idee geniali e originali e una grande sensibilità?

 

Questo è necessario ma non sufficiente per vincere il Nobel.

 

1 ora fa, Elisa Audino ha detto:

Murakami dice che 'tutti' possono scrivere un libro. Ma solo chi riesce a scriverne più di uno è uno scrittore. 

 

E questa è una grande verità.

 

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11 ore fa, Westiss ha detto:

Possiamo […] diventare tutti dei bravi narratori?

 

Bella domanda. Proverò a rispondere con una metafora sportiva.

Quand'ero ragazzino giocavo nella squadra di calcio del mio paesello. Allenandomi e sudando, avevo acquisito una capacità importante: ero diventato precisissimo nei lanci lunghi. Mi misero a giocare come centrocampista centrale. Stavo al centro del campo e, quando i miei compagni mi passavano la palla, io la lanciavo verso l'attaccante di turno, che a volte segnava. In realtà sapevo fare bene solo quello, ma intanto ci vincevamo partite e campionati provinciali. Poi ho appeso le scarpe al classico chiodo; ma, se avessi continuato, sarei forse diventato il nuovo Maradona italiano? O il nuovo Roberto Baggio? Avrei portato la mia squadra a vincere il campionato di Serie A? Sicuramente no. Il campionato provinciale potevo anche vincerlo, ma quello di Serie A?

 

Tra i sei e i sedici anni giocavo a pallacanestro: la mia vera passione sportiva di allora. Allenandomi e sudando, diventai uno specialista nei tiri da tre punti. In realtà sapevo fare bene solo quello; ma intanto bastava perché la mia squadra vincesse tutti i campionati provinciali a cui si iscriveva. Quando facevamo le partitelle d'allenamento, tutti mi reclamavano in squadra con loro; perché sapevano che li facevo vincere a suon di tiri da tre. Se avessi continuato, sarei diventato il Michael Jordan italiano? Avrei vinto il campionato di NBA? Sicuramente no.

 

Quindi, allenandosi e sudando, uno può anche diventare un buon giocatore da campionato provinciale e magari vincere tutte le partite (un buon narratore), ma non da Serie A (uno buono scrittore).

 

Poi sono d'accordo col Maestro @Marcello quando dice:

 

9 ore fa, Marcello ha detto:

Diventare un bravo narratore è alla portata di molti; diventare uno scrittore di talento è riservato a pochi; diventare uno scrittore di grande talento a pochissimi.

 

(y)

 

Forse sono stato troppo cattivo, ma più o meno…

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Nella vita tendo ad avere una visione “proletaria” di questioni come questa che tu poni, @Westiss. Credo che chiunque non abbia particolari handicap specifici possa arrivare al traguardo, la discriminante è un insieme di fattori.

Il primo è l’entusiasmo. La scrittura è comunicazione, e senza la spinta dell’entusiasmo nel comunicare credo ci siano poche speranze di arrivare a interessare un lettore.

Il secondo è la padronanza dei mezzi. Scrivere “a braccio” potrà anche essere espressività pura e immacolata, ma non è narrativa. Come altri hanno giustamente sottolineato negli interventi precedenti, bisogna essere in grado di scrivere prosa solida nella grammatica, nel lessico, nelle scelte narrative più adatte al contesto; e ancora, saper strutturare una storia, ideare personaggi dai profili credibili nel contesto scelto e tutte le cose che un buon manuale di scrittura insegna.

Il terzo è l’allenamento della sensibilità. Per riprodurre un mondo e arrivare a pizzicare le corde di qualcun altro, prima è necessario far entrare il mondo dentro di sé. Lettura, osservazione, il far proprio qualsiasi stimolo che la vita può offrire.

Il quarto è la noiosa accoppiata metodo-perseveranza. La motivazione fornisce il “perché”, la storia che ideiamo e mettiamo in forma scritta è il nostro “cosa”, e il metodo rappresenta il “come”. Ed è forse la parte meno entusiasmante del tutto, ma c’è poco da fare: per ottenere un risultato bisogna sudare e non darsi per vinti. Trovare il metodo giusto per sé e insistere è alla base di ogni successo (successo di qualsiasi proporzione, anche nella semplice dimensione personale).

 

Sicuramente ci sono altri aspetti che ho tralasciato.

Spendo un’ultima parola sul famigerato talento: io credo che permetta di diventare dei fuoriclasse. Questo sì. Ma i fortunati sono pochissimi, e anche per loro la strada è la stessa. L’unica cosa che la loro dote gli permette è, eventualmente, di superare il top e arrivare al supertop.

In questo mi ritrovo nelle parole della nostra mercy:

11 ore fa, mercy ha detto:

Per la scrittura, mah. Credo che il talento esista. Credo che abbia comunque bisogno di essere supportato da studio, esercizio, senso critico.

Un buon racconto/romanzo, probabilmente, può scriverlo chiunque si applichi. Si applichi per qualche anno, intendo.

Un racconto/romanzo meraviglioso probabilmente no.

 

Io leggo e scrivo senza pormi troppo questo problema - se me lo ponessi seriamente, lascerei perdere

 

Meglio darsi da fare con i mezzi e le possibilità che ci sono concessi. Sono sicuro che un percorso supportato dai fattori che ho riassunto porti a un risultato. E penso che tutto questo possa alimentare e giustificare la speranza. :)

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@Westiss e @chiunquelegga....

 

Per me la risposta alla tua domanda riassunta nel titolo della discussione è un bel !

 

Affermativo dunque, secondo me, che ogni arte si possa apprendere e sviluppare a prescindere che qualcuno/a pensi di avere uno spiccato talento, predisposizione o genialità verso di essa.

 

Io, per mantenere il discorso a quanto riguarda scrittura o musica, ad esempio, ho sempre fatto così... ho studiato e mi ci sono dedicato con passione... ora non credo di essere né di avere davvero nulla di geniale, né di averlo mai avuto, nel senso che quasi sempre il "sudore della fronte" è stato maggiore dell'intuizione... eppure i miei piccoli-grandi risultati penso anche di averli ottenuti (almeno soddisfacenti per me o per quello che ricercavo - il che per molti aspetti mi basta)... insomma, non voglio peccare di immodestia e dunque definirmi un "bravo narratore" perché qualche dubbio in merito lo ho, però sinceramente non mi sento nemmeno di definirmi come uno scrittore "scadente".

 

Dunque e basandomi sulla mia esperienza anche d'insegnamento di altre arti nel corso degli anni, a mio avviso ripeto che sì: secondo me puoi e si puoi diventare tutto ciò che si vuole. A noi deciderlo e impegnarci!

 

Ciao!

 

 

 

 

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4 ore fa, AdStr ha detto:

la discriminante è un insieme di fattori.

Il primo è l’entusiasmo. La scrittura è comunicazione, e senza la spinta dell’entusiasmo nel comunicare credo ci siano poche speranze di arrivare a interessare un lettore.

Ne sono convinta anch'io: concordo con @AdStr nel mettere l'entusiasmo al primo posto. Requisito fondamentale, secondo me, è anche non aver fretta, e a questo proposito non ho mai letto pensieri più belli di quelli che scrive Rilke nelle Lettere a un giovane poeta: "Tutto è portare a termine e poi partorire. Portare al pieno sviluppo, dentro di sé, ogni impressione e ogni germoglio di sentimento, nel buio, nell’indicibile, nell’inconscio 

irraggiungibile al proprio intelletto, e attendere con profonda umiltà e pazienza l’ora del parto di una nuova chiarezza: solo questo significa vivere artisticamente, nella comprensione così come nella creazione. Qui non si misura il tempo, qui non vale alcun termine e dieci anni sono niente; essere artista significa non calcolare né contare; maturare come l’albero che non spinge la sua linfa e se ne sta tranquillo nelle tempeste di primavera senza la paura che l’estate possa non arrivare. Arriva eccome. Ma arriva solo per chi ha avuto pazienza, per chi rimane lì come se avesse l’eternità davanti a sé, calmo e distante senza preoccupazioni. È una cosa che imparo ogni giorno, la imparo con dolori ai quali sono grato: la pazienza è tutto!".

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Io credo che la cosa più importante sia la fantasia, il mondo interiore vissuto, letto o immaginato.

La capacità di travisare i fatti propri o altrui in una storia e in un testo suggestivo.

La fantasia può essere stimolata, vivendo, viaggiando, leggendo o andando al cinema.

Ma ci deve essere naturalmente.

Tutto il resto si migliora e si impara.

Modificato da camparino
refuso
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Narratori e basta? Certo che sì. Bene o male, siamo tutti narratori. Lo siamo sempre stati, fin da quando ci riunivamo attorno al fuoco e non avamo altro uso che gesti e versi per descrivere agli amici la nostra eroica caccia alla tigre dai denti a sciabola. Narrare, per gli esseri umani, è un fatto genetico.

Codificare la propria narrazione secondo gli standard letterari moderni, fino ad allinearla a delle logiche di mercato che la rendano fruibile al maggior numero possibile di persone? Quello è un lavoro diverso dal narrare e basta. C'è una bella differenza tra un buono o anche ottimo narratore, e Stephen King (o qualunque altro scrittore famoso tu possa citare). Una differenza che, temo, non possa essere colmata col sudore della fronte.

Di gente che suona il piano per una vita intera, ce n'è a milioni (il qui presente compreso, da circa 22 anni). Beh... senza scomodare i grandi compositori, sono ben lontano dall'essere Rachmaninoff :asd: d'altrone, Mozart suonava e componeva a 4 anni... so che a molti non piace, ma una componente innata c'è ed è abbastanza palese.

Ciò non toglie che tu possa diventare anche un ottimo narratore, e di successo. Sanderson è un narratore instancabile, letto da milioni, che ha guadagnato milioni con le sue narrazioni... e che probabilmente non passerà alla storia per la sua arte. Ma intanto è messo meglio di molti no?

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Il 1/12/2017 alle 11:05, MatRai ha detto:

 

- Pensi che sia possibile farcela anche per me? Non lo so. Non so cosa scrivi, né come scrivi. (...) Non credo che chiunque possa scrivere, ma credo che chiunque abbia il diritto di sognare. L'importante è non perdere mai di vista l'obiettivo ed essere razionali.

- Cioè? Se scrivi di merda in realtà non hai bisogno di qualcuno che te lo dica: lo sai da solo. A quel punto hai due strade. Mollare oppure migliorare. Stilisticamente si può migliorare con lo studio e la lettura (a proposito, leggi come se domani dovessi morire e non aver paura di imitare gli autori che ami: l'imitazione è la più sincera forma di adulazione), ma a livello di contenuti c'è solo una cosa che può farti crescere. 

- Sarebbe? Vivere una vita piena. Curiosare. Sbagliare. Ubriacarsi di tanto in tanto. Disprezzare qualcosa e qualcuno, amare alla follia. Viaggiare da viaggiatore, non da turista. Non avere pregiudizi. Osservare gli altri. Ascoltare le storie del mondo (ce ne sono miliardi in giro), accettare l'idea che possa esistere Dio, che bene e male non sono fiabe ma energie reali che influenzano la vita da sempre. Studiare. Leggere (l'ho già detto?).

 

Riporto qui una delle risposte di Matteo Raimondi (il post intero lo trovate qui), che mi sembra in tema con la domanda di @Westiss e bella da leggere. 

  • Grazie 2

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Una domanda a cui ho dato tre risposte diverse nel corso della vita.

Prima era un fermo no. La narrazione nostrana del talento innato, dell'arte sacra, nel mio caso della buona prosa accessibile solo a pochi eletti, mi hanno tenuto lontano dalla scrittura per larga parte della vita. Scrivere era qualcosa che mi veniva difficile, era faticoso, quasi una tortura, e quindi mi ero auto-convinto che non facesse per me. Poi ho scoperto che non deve venire facile. Chi scrive senza faticare non sarà mai un buono scrittore.

E una volta che ci ho provato ho cambiato la risposta in Sì. Se potevo scrivere io qualcosa di carino lo potevano scrivere tutti.

Negli ultimi mesi invece ho cambiato ancora, e sono passato a un dipende. Il talento innato non esiste, è una favola, un'invenzione fatta da chi non fa per giustificare il proprio non provarci nemmeno. Il talento te lo devi costruire con l'esperienza e il duro lavoro. Leggendo i lavori primi, spesso racconti scritti prima dei trentanni, di scrittori che poi sarebbero diventati autori da milioni di copie in tutto il mondo, mi sono reso conto che anche loro hanno preso diversi abbagli.

Eppure poi sono diventati scrittori immortali.

Come hanno fatto?

Credo che  sapessero esattamente come non scrivere. E una volta trovata una formula funzionante l'hanno sviluppata nel corso di una vita intera. Perché se è vero che non esiste una buona scrittura che valga per tutti, esiste di sicuro una brutta scrittura da cui tutti dovremmo tenerci a distanza.

 

 

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In natura siamo tutti dei narratori, anche gli animali e le piante possono narrare qualcosa, tutto quello che ci circonda è già narrazione, ma essere dei bravi narratori dipende dal loro livello di cultura e di conoscenza non che di fantasia ed in particolare la voce se si narra vocalmente  e la corretta scrittura se si sta leggendo. Tuttavia ci sono poi le capacità naturali che possono creare un eccellente narratore, Insomma i buoni narratori si formano da  soli, personalmente adoro i narratori in lingua partenopea

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Secondo me assolutamente sì. È però importantissimo riuscire a capire quale sia il proprio stile, se se ne ha uno. Si può scrivere ottimamente senza suscitare alcuna emozione, e questo sarebbe grave. Si può, al contrario, scrivere in maniera mediocre ma riuscire in qualche modo a partorire uno spunto che un buono scrittore (o uno scrittore con un po' di esperienza) riuscirebbe a trasformare in qualcosa di godibile. Non tutto sta nella penna: dimentichiamo spesso che i nostri occhi, la nostra sensibilità e la nostra attenzione sono fondamentali per scovare attorno a noi gli spunti per un racconto o un romanzo. Bisogna sintonizzarsi su quello che ci circonda, filtrarlo con la nostra natura e poi riuscire a metterlo nero su bianco. Non è facile, non è nemmeno impossibile. Bisogna avere curiosità, sensibilità, pazienza e disciplina.

Io, per esempio, sono in cerca di spunti per nuovi racconti da almeno un paio di mesi, ma non ho ancora trovato nulla che valga la pena descrivere. È proprio così o sono io che rimango "cieco" di fronte a quello che mi circonda? Probabilmente uno scrittore avrebbe trovato già una decina di buone idee, e alcune di esse sarebbero diventate del buon materiale narrativo. La differenza sta anche qui: nell'abilità di setacciare quello che ci circonda alla ricerca della nostra pepita d'oro.
La frase, l'idea, lo spunto da cui prende l'abbrivio la narrazione. 
Credo che quello sia un presupposto più importante del riuscire a tradurlo in "scrittorese". La forma si può imparare, per il contenuto, be', ci vuole più predisposizione. Ma mai dire mai. Tutto può essere imparato. Non credo troppo alla favoletta delle muse. Mi spaventa l'idea che i talenti non possano essere acquisiti. Di certo non diventerò un genio, ma mi accontenterò di migliorare più che posso e arrivare al mio limite.

 

Oh, male male che va, almeno la carbonara mi esce da paura, giuro. 

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Il 16/5/2019 alle 00:31, Marcello ha detto:

Secondo me occorre stabilire cosa s'intende con queste definizioni...

Scrivere bene cos'è? 

È non commettere errori di grammatica e di sintassi?

È non commettere errori di grammatica e di sintassi e avere un buon lessico?

È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico e uno stile accattivante?

È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico, uno stile accattivante e idee geniali e originali?

È non commettere errori di grammatica e di sintassi, avere un buon lessico, uno stile accattivante, idee geniali e originali e una grande sensibilità?

 

Trovo molto appropriato descrivere la qualità della scrittura in modo additivo come ha fatto Marcello. Per quella che è la mia esperienza personale, applicandosi, studiando e leggendo molti autori è del tutto possibile arrivare fino alla terza definizione, esattamente come è possibile diplomarsi o laurearsi. Dalla quarta in poi entrano in gioco dei fattori innati, che non si possono acquisire con la pratica ma attraverso essa si può dar loro modo di esprimersi. Insomma: senza studio non si arriva dalla maiuscola al punto fermo, ma solo praticando la scrittura di può sapere se si è dotati di inventiva e sensibilità.

 

Fra l'altro, il terzo livello è anche l'ultimo dove possiamo giudicarci obiettivamente da soli (e già circa lo stile non sempre è semplice). Dal quarto in poi dipendiamo inesorabilmente dal parere di chi ci leggerà.

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Il 16/5/2019 alle 10:48, AdStr ha detto:

Per riprodurre un mondo e arrivare a pizzicare le corde di qualcun altro, prima è necessario far entrare il mondo dentro di sé.

 

Molto bella e vera. Prima si vive, poi se ne scrive.

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13 minuti fa, Andrea Varano ha detto:

Molto bella e vera. Prima si vive, poi se ne scrive.

 

Però anche questa è una questione dibattuta, una delle frasi più citate di Pirandello è:

La vita o si vive o si scrive, io non l'ho mai vissuta, se non scrivendola.

 

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3 minuti fa, massimopud ha detto:

 

Però anche questa è una questione dibattuta, una delle frasi più citate di Pirandello è:

La vita o si vive o si scrive, io non l'ho mai vissuta, se non scrivendola.

 

 

Certo, come è vero che alcune cose di cui si scrive non si sono vissute prima e magari nemmeno si potrebbe viverle. Posso inscenare un assassinio senza aver mai assassinato alcuno o essere mai stato assassinato a mia volta, così come posso immaginare come sia vivere un'odissea nello spazio, anche se non sono fra quel pugno di astronauti che ha lasciato l'orbita terrestre. Rimane però il fatto, secondo me, che non metterò mai pensieri credibili nella testa di una vittima se mai nella vita mi è capitato di provare la benché minima paura per la mia incolumità. Allo stesso modo posso imbarcarmi su una nave, oppure raccogliere i racconti di un marinaio e poi, con l'ingegno, posso adattare quelle emozioni fra le stelle per il mio astronauta. Insomma: certo che si immagina, certo che si specula nello scrivere; ma proprio partire da zero non si può. Qualcosa, in qualche misura, deve essere genuino.

 

E se con ciò ho contraddetto Pirandello, allora me ne vergogno e corro subito a raccogliere un po' di quella vergogna in un vaso, per servirmene alla prima occasione. ;)

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Il 15/5/2019 alle 21:30, Westiss ha detto:

 

Ciao ragazzi.Faccio questo post per affrontare una questione di cui sento parlare molto e che volevo condividere con voi.

 

Possiamo (potenzialmente) diventare tutti dei bravi narratori?

 

Mi spiego meglio: premesso che la sensibilità e la creatività sono doti istintive, e quindi difficili da imparare (anche se su questo molti non sono d'accordo) la mia domanda è: se una persona di media cultura iniziasse a leggere libri, a esercitarsi, frequentare corsi di scrittura, leggere manuali o qualsiasi altra attività funzionale all'apprendimento delle tecniche narrative, potrebbe diventare un bravo narratore? Con bravo narratore non intendo ovviamente il nuovo Stephen King, ma uno scrittore quantomeno decente, in grado di scrivere bene (cosa che ovviamente non garantisce la pubblicazione).

So che a molti l'idea può dare fastidio o suonare strana, perché ci convinciamo spesso che la scrittura sia qualcosa di innato e che il talento non si possa insegnare, ma facciamo il paragone con altre forme d'arte. Se una persona iniziasse a prendere lezioni di pianoforte sarebbe in grado di suonarlo e diventare un bravo pianista? E vale la stessa cosa anche per il canto, la pittura, la scultura e tutte le altre discipline?

Voi che ne pensate?

Ammetto che certe volte mi pongo anch'io queste domande. Io credo che ci siano tanti fattori in ballo e che nessuno possa fornirci una risposta certa su come diventare scrittori. Per esempio, dato che lo hai citato, King afferma che non conosce scorciatoie per diventarlo... se non leggere e scrivere molto. 

 

ps.: mia mamma è un sua grande fan e "si arrabbia" quando lo elogiano oggi, perché c'è stato un tempo che la critica lo bistrattava tantissimo xD  (almeno per quel che mi racconta lei, eh)

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Bella discussione...

Io credo che ci sia un'età durante la quale noi tutti ci formiamo "culturalmente". Si parte da bambini: se cresci in una casa senza televisione, magari perché i tuoi non potevano permettersela, ma comunque piena di libri, e con i genitori che ti "stimolano alla lettura", è più probabile che tu ti "applichi" e che apprenda l'arte dello scrivere. Se, col passare del tempo, hai la fortuna di frequentare un certo tipo di scuole e non di dover andare a lavorare a quattordici anni come bocia presso un artigiano, ancora meglio... Ecco, forse esiste una sorta di imprinting che condiziona i giovani, orientandoli verso "il libro". Ma non basta: se sei "naturalmente" stonato, è più difficile riuscire a entrare nel coro. Io fui cacciato: figliolo (il prete...), non preoccuparti, quello che conta sono le buone intenzioni! E mia madre aveva studiato al conservatorio...

Se hai ricevuto i giusti stimoli in gioventù, e se hai avuto in dote dalla mamma il "dono", tutto è più semplice. Altrimenti la strada è in salita. E ve lo dice un ciclista...

 

  • Divertente 1

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Il 18/5/2019 alle 09:46, Fraudolente ha detto:

Bella discussione...

 Io credo che ci sia un'età durante la quale noi tutti ci formiamo "culturalmente". Si parte da bambini: se cresci in una casa senza televisione, magari perché i tuoi non potevano permettersela, ma comunque piena di libri, e con i genitori che ti "stimolano alla lettura", è più probabile che tu ti "applichi" e che apprenda l'arte dello scrivere. Se, col passare del tempo, hai la fortuna di frequentare un certo tipo di scuole e non di dover andare a lavorare a quattordici anni come bocia presso un artigiano, ancora meglio... Ecco, forse esiste una sorta di imprinting che condiziona i giovani, orientandoli verso "il libro". Ma non basta: se sei "naturalmente" stonato, è più difficile riuscire a entrare nel coro. Io fui cacciato: figliolo (il prete...), non preoccuparti, quello che conta sono le buone intenzioni! E mia madre aveva studiato al conservatorio...

 Se hai ricevuto i giusti stimoli in gioventù, e se hai avuto in dote dalla mamma il "dono", tutto è più semplice. Altrimenti la strada è in salita. E ve lo dice un ciclista...

Puoi anche togliere il forse, Fraudolente. E non si tratta di cultura (fai bene a usare le virgolette), ma di pura psicologia, di capacità intellettive individuali. Hai detto bene, geni e ambiente contano tantissimo e contano tantissimi negli anni della crescita, per qualunque abilità uno voglia sviluppare. Un ragazzino cresciuto con certi stimoli e certe esperienze e, perché no, una certa predisposizione a livello di strutture neurali, avrà sempre un bel vantaggio davanti a un quarantenne che voglia improvvisarsi scrittore (o qualunque altra cosa). Bisogna poi vedere se questo vantaggio viene sfruttato bene oppure no. Però non ci si illuda: chi non ce l'ha non lo recupererà mai.

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Non so se qualcuno l'ha già detto e in caso mi scuso per la ripetizione ma... di bravi narratori ce ne sono tantissimi, totalmente (o quasi) sconosciuti (ai più). In quest'anno di fiere e presentazioni ne ho conosciuti alcuni. Qualche nome - i primi che mi vengono in mente ma vi assicuro che ce ne sono tanti: Orazio Labbate (Tunuè), Andrea Esposito (Saggiatore), Sara Gamberini (Hacca), Giorgio Biferali (Tunuè e a breve La Nave di Teseo), Antonio Lanzetta (La Corte).

 

Questo solo per dire che spesso i buoni narratori non si trovano in classifica o in prima fila nelle librerie e che quindi come ha scritto @Marcello (altro bravissimo narratore) forse la domanda principale che ci dobbiamo porre è: Cosa significa essere bravi narratori? 

 

ps. Grazie @Ippolita2018  per avermi citato. 

 

 

Modificato da MatRai
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Il 16/5/2019 alle 10:48, AdStr ha detto:

 

Il terzo è l’allenamento della sensibilità. Per riprodurre un mondo e arrivare a pizzicare le corde di qualcun altro, prima è necessario far entrare il mondo dentro di sé. Lettura, osservazione, il far proprio qualsiasi stimolo che la vita può offrire.

 

Quoto tutto quello che hai scritto ma questa è da <3

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