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libero_s

[MI 126 - Fuori Concorso] Oshun

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Commento a Fade away/Scivola via 

 

Oshun

 

Spingo le capre nel recinto e subito si affollano sotto la tettoia di paglia: il sole è così caldo da infastidire anche loro. Corro in casa a cercare un po’ d’ombra, le piante dei piedi scottate dal terreno rovente.

Le mie sorelline dormono, forse dovrei farlo anch'io, penso sia il modo migliore per sopportare il caldo. Sento le voci di mamma e papà, sono dietro casa che parlano con qualcuno. Non si sono accorti che sono tornato e la sottile parete di paglia e fango lascia passare le loro voci.

Stanno parlando di andarsene, stasera.

Io non voglio andare via, ma sono grande abbastanza per capire che non possiamo restare qui. Senza Oshun che ci portava il cibo non resisteremo a lungo.

Nessuno credeva che sarebbe finita così. Anche quando l’abbiamo vista assottigliarsi giorno dopo giorno, abbiamo tutti pensato che si sarebbe ripresa, che alla fine ce l’avrebbe fatta.

Noi bambini accorrevamo ogni giorno accanto al suo letto e restavamo a guardarla spiando inutilmente un qualche segno di ripresa. Ma ogni giorno Oshun diventava più sottile, la voce, sempre più fioca, ridotta a un mormorio appena percepibile. Pregavamo per lei, unendo le nostre voci alla sua, per darle forza e richiamare a noi il suo spirito.

Finché, un giorno, Oshun non parlò più.

Gli uomini si fissavano sconcertati, per la prima volta in vita loro si sentivano impotenti, non sapevano più cosa fare. Oshun era sempre stata una certezza, tutti noi dipendevamo da lei e nessuno aveva mai creduto che le cose sarebbero cambiate.

Per un po’ tutti si comportarono come se non fosse accaduto nulla. Io facevo uscire le capre dal recinto, le accompagnavo in cerca di qualche arbusto e giocavo con gli altri bambini, mentre gli uomini tracciavano solchi nella terra secca che si sgretolava in nuvole di polvere rossa. Ma quei solchi erano solo un inutile rito eseguito per caparbietà e abitudine, senza una reale speranza di veder germogliare qualcosa e allontanare la morte incombente.

Senza Oshun, tutto diventava inutile.

Neppure fingere che fosse ancora con noi aiutava a sopportare la situazione. Strano come la mancanza delle le cose le renda più tangibili della loro presenza. Si poteva contare su Oshun, lei c’era sempre e si finiva quasi per dimenticarsi di lei. Ma ora la sua assenza gravava su tutti noi.

Mi massaggio i piedi abbrustoliti e guardo il sole crescere rosso, avvicinandosi all'orizzonte ondulato di basse colline.

Mamma e papà entrano in casa, mamma sveglia le sorelline e raccoglie le poche cose che possediamo. Papà afferra due bisacce, mi prende per mano e mi conduce al recinto, con un cenno del capo mi indica l’asino scheletrico che contende alle capre l’ombra, sempre più lunga, della tettoia. Con uno schiaffo sulla groppa lo convinco a uscire dal recinto e papà lo carica con le bisacce, poi si ferma a osservarlo, aspettandosi quasi di vederlo crollare a terra.

Mi guardo attorno, tutti al villaggio stanno facendo le stesse cose e in poco tempo siamo radunati e pronti a partire alla ricerca di un nuovo posto dove vivere.

Prendo un bastone, raduno le capre e le spingo davanti a noi, verso il sole che tramonta. Mamma tiene per mano le sorelline, papà mi tende la sua, dura e callosa. La afferro con gioia, il suo palmo ruvido mi da sicurezza mentre ci avviamo verso un mondo sconosciuto.

«Andiamo?» Mi guarda e accenna agli altri, già avanti lungo il cammino.

Mi volto indietro un’ultima volta, verso il letto di Oshun; grosse crepe ne attraversano il fondo, ormai secco quanto il deserto che avanza.

 

Spoiler

Oshun è la dea dei fiumi (fra le altre cose) del popolo Yoruba, popolazione dell'Africa occidentale.

Il racconto è un mash-up di entrambe le tracce del contest.

P.S. la frase: "Mamma tiene per mano le sorelline, papà mi tende la sua, dura e callosa."  non è sintatticamente corretta, lo so, ma mi piace, per cui non perdete tempo a criticarmela :D 

 

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@libero_s,

ho detto che avrei commentato e commento.

Il racconto è fico e mi hai confermato di averlo scritto in qualche ora. Beati voi che scrivete bene e in fretta.

 

Lo show don't tell, si diceva, non è necessario. Niente, nella scrittura creativa, è legge - per chi è bravo. Uno scrittore come si deve può seminare avverbi in -mente, infarcire il testo di gerundi, strafare con gli aggettivi possessivi. Cambiare POV a piacimento, sputare sui manuali e tutta quella roba lì.

Tu (te l'ho già detto più di una volta) sei piuttosto bravo, quindi fai un po' come preferisci e fregatene - io ti leggo volentieri.

 

Quello che cercavo di dirti è che in questo preciso racconto, secondo me, la voce narrante commenta un po' troppo. Solo perché la voce narrante è un bambino - neanche un adolescente: i bambini (a quello che ne so) non raccontano così. Un bambino non direbbe:

2 ore fa, libero_s ha detto:

Non si sono accorti che sono tornato e la sottile parete di paglia e fango lascia passare le loro voci

 

2 ore fa, libero_s ha detto:

Nessuno credeva che sarebbe finita così. Anche quando l’abbiamo vista assottigliarsi giorno dopo giorno, abbiamo tutti pensato che si sarebbe ripresa, che alla fine ce l’avrebbe fatta.

 

2 ore fa, libero_s ha detto:

Oshun era sempre stata una certezza, tutti noi dipendevamo da lei e nessuno aveva mai creduto che le cose sarebbero cambiate.

 

2 ore fa, libero_s ha detto:

Ma quei solchi erano solo un inutile rito eseguito per caparbietà e abitudine, senza una reale speranza di veder germogliare qualcosa e allontanare la morte incombente.

Senza Oshun, tutto diventava inutile.

Neppure fingere che fosse ancora con noi aiutava a sopportare la situazione. Strano come la mancanza delle le cose le renda più tangibili della loro presenza. Si poteva contare su Oshun, lei c’era sempre e si finiva quasi per dimenticarsi di lei. Ma ora la sua assenza gravava su tutti noi.

 

Questo genere di riflessioni le potrebbe fare il padre, non il protagonista. Il protagonista, secondo me, mostrerebbe di più e commenterebbe di meno - proprio perché è un bambino.

Fallo pregare, 'sto ragazzino, fallo giocare, fallo assistere ai discorsi degli adulti.


Metto in spoiler quello che penso davvero.

Spoiler

 

Vedi tu che fare di questa riflessione... Lo sai che l'ho scritta solo per farmi dare della stupida, no?


 

 

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Shancara, mi verrebbe da dire. "Fortuna e gloria, ragazzo". Ecco il tuo racconto mi ha evocato quelle immagini. Mi riferisco a Indiana Jones, scusa, non ti sto dicendo praticamente niente, ma se cogli la citazione potrai capire a cosa mi riferisco, nel caso contrario, sarò lieta di spiegarmi. 

Scrittura bellissima, fluida, lineare, non ho trovato niente che non andasse. 

 

@libero_s, ciao :)

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3 ore fa, libero_s ha detto:

Spingo le capre nel recinto e subito si affollano sotto la tettoia di paglia: il sole è così caldo da infastidire anche loro. Corro in casa a cercare un po’ d’ombra, le piante dei piedi scottate dal terreno rovente.

 

Questo incipit mi piace, sai? Forse cercherei il modo di togliere "caldo", perché lo ripeti sotto e trovare un altro aggettivo per il sole. Il concetto di caldo rovente mi sembra ben espresso.

 

3 ore fa, libero_s ha detto:

 

Nessuno credeva che sarebbe finita così. Anche quando l’abbiamo vista assottigliarsi giorno dopo giorno, abbiamo tutti pensato che si sarebbe ripresa, che alla fine ce l’avrebbe fatta.

Questa frase te la segnalo ora perché mi serve dopo. ;)  

 

3 ore fa, libero_s ha detto:

Noi bambini accorrevamo ogni giorno accanto al suo letto e restavamo a guardarla spiando inutilmente un qualche segno di ripresa. Ma ogni giorno Oshun diventava più sottile, la voce, sempre più fioca, ridotta a un mormorio appena percepibile. Pregavamo per lei, unendo le nostre voci alla sua, per darle forza e richiamare a noi il suo spirito.

Finché, un giorno, Oshun non parlò più.

 

Qui ti consiglierei di cambiare "fioco", astruso per un bambino...

 

3 ore fa, libero_s ha detto:

Gli uomini si fissavano sconcertati, per la prima volta in vita loro si sentivano impotenti, non sapevano più cosa fare. Oshun era sempre stata una certezza, tutti noi dipendevamo da lei e nessuno aveva mai creduto che le cose sarebbero cambiate.

 

3 ore fa, libero_s ha detto:

 

Senza Oshun, tutto diventava inutile.

 

 

3 ore fa, libero_s ha detto:

Neppure fingere che fosse ancora con noi aiutava a sopportare la situazione. Strano come la mancanza delle le cose le renda più tangibili della loro presenza. Si poteva contare su Oshun, lei c’era sempre e si finiva quasi per dimenticarsi di lei. Ma ora la sua assenza gravava su tutti noi.

 

Qui mi riaggancio anche alla prima frase segnalata. Ho trovato molto ripetuto il concetto, io fossi in te, ma sottolineo "io", cercherei un modo di raggrupparlo lì dove lo ritieni più necessario alla narrazione. Io lo lascerei all'altezza della prima frase che ti ho segnalato, quella in cui dico che mi serve dopo.

3 ore fa, libero_s ha detto:

Mi massaggio i piedi abbrustoliti e guardo il sole crescere rosso, avvicinandosi all'orizzonte ondulato di basse colline.

Mamma e papà entrano in casa, mamma sveglia le sorelline e raccoglie le poche cose che possediamo. Papà afferra due bisacce, mi prende per mano e mi conduce al recinto, con un cenno del capo mi indica l’asino scheletrico che contende alle capre l’ombra, sempre più lunga, della tettoia. Con uno schiaffo sulla groppa lo convinco a uscire dal recinto e papà lo carica con le bisacce, poi si ferma a osservarlo, aspettandosi quasi di vederlo crollare a terra.

Mi guardo attorno, tutti al villaggio stanno facendo le stesse cose e in poco tempo siamo radunati e pronti a partire alla ricerca di un nuovo posto dove vivere.

Prendo un bastone, raduno le capre e le spingo davanti a noi, verso il sole che tramonta. Mamma tiene per mano le sorelline, papà mi tende la sua, dura e callosa. La afferro con gioia, il suo palmo ruvido mi da sicurezza mentre ci avviamo verso un mondo sconosciuto.

«Andiamo?» Mi guarda e accenna agli altri, già avanti lungo il cammino.

Mi volto indietro un’ultima volta, verso il letto di Oshun; grosse crepe ne attraversano il fondo, ormai secco quanto il deserto che avanza.

 

– refuso

 

Ciao @libero_s

ho letto volentieri il tuo testo e mi è piaciuta l'ambientazione malinconica. Ti ho segnalato il reiterarsi di un concetto, secondo la mia lettura risulta ridondante e toglie forza all'immagine finale, molto bella, davvero molto bella.

 

Mi hai fatto pensare agli occhi dei bambini palestinesi e a quelli dei bambini sudamericani (quelli che vivono di fango). È impressionante come le loro fanciullezze siano morte nei loro sguardi, come se il tempo avesse morso una parte di loro per riconsegnare una vita adulta e pesante ai loro piccoli corpi. Io ho vissuto con questi bambini, e trovo difficoltà a spiegare quanto siano distanti da altre creature che vivono condizioni diverse in altre parti del mondo, sono grandi, sono riflessivi, sono maturi. E ti mettono in difficoltà con quella loro consapevolezza di dover lavorare, portare animali, portare la spesa al mercato alle signore benestanti, recuperare qualche soldo per mangiare.

Quelli palestinesi, poi, non parliamone. Hanno anche le bombe e la guerra negli occhi. Ecco, questo per dire che forse il tuo bambino non è un adolescente, forse è ancor più piccolo ma ha sulla pelle la fame, la sete, l'esodo; condizioni che, se così devastanti e violente, trasformano le normali tappe umane in qualcosa di diverso, e il fanciullo è difficile che resti dietro al proprio sguardo. Resta dentro al suo corpo, ma gli occhi, i pensieri e la testa galoppano verso una ricerca di speranza che a volte, spesso, coincide con la salvezza per la vita.

Questo fa di lui il personaggio che tu hai creato e che io ho apprezzato proprio per questi motivi, lo trovo veritiero nelle sue riflessioni, a prescindere dall'età, perché sono le condizioni ad aver fatto di lui un uomo bambino.

 

Scappo, mi aspetta il podologo. xD

Due firoi caro @libero_s e grazie per la lettura. 

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1 ora fa, mercy ha detto:

edi tu che fare di questa riflessione... Lo sai che l'ho scritta solo per farmi dare della stupida, no?

So che ti piace quando ti insulto, ma questa volta ti va male :P

Innanzitutto dici che sono abbastanza bravo e questo vuol dire che non sei stupida :D 

 

1 ora fa, mercy ha detto:

Questo genere di riflessioni le potrebbe fare il padre, non il protagonista. Il protagonista, secondo me, mostrerebbe di più e commenterebbe di meno - proprio perché è un bambino.

Fallo pregare, 'sto ragazzino, fallo giocare, fallo assistere ai discorsi degli adulti.

Scherzi a parte, la tua riflessione sul protagonista un po' la condivido. Ci avevo pensato mentre lo scrivevo, soprattutto per quanto riguarda il linguaggio. Hai ragione sul fatto che un bambino non parla in quel modo, ne ero consapevole, ma non mi andava di semplificare troppo la scrittura e dargli un tono fanciullesco. Sul fatto che un bambino rifletta di meno invece non sono d'accordo, soprattutto, e qui mi riallaccio a quanto dice @Rica nel suo commento, se si tratta di bambini che vivono in condizioni difficili. Conta che in una popolazione come quella che ho immaginato io a 14 anni si è già adulti e già prima si sono dovute affrontare molte cose che noi consideriamo da adulti, lavorare, occuparsi dei fratelli/sorelle più piccoli ecc. E comunque ti assicuro che anche i nostri bambini fanno riflessioni molto più complesse di quanto si tenda a credere.

 

  

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@libero_s avevi ragione, si respira un'aria molto simile a quella nel mio racconto :) Ovviamente ho apprezzato il simbolismo di Oshun, ma ça va sans dire :asd: 

Mi sono trovato solo un po' rallentato dal modo di parlare del protagonista, che a volte mi è sembrato troppo telegrafico, altre volte eccessivamente descrittivo come ha detto @mercy ma non perchè creda che un bambino non sia in grado di fare quelle riflessioni, solo per la troppa differenza di stile/prosa tra alcune frasi e queste altre più descrittive. Sembra quasi come se il personaggio sia solo accennato, nelle frasi telegrafiche, e che le descrittive vengano più dall'autore. Non so se mi spiego :umh:

Altro dettaglio, maquesto è veramente solo un mio personalissimo mulino a vento: rivedrei gli appellativi. Non sopporto quando un personaggio appella altri in modi che non mi suonano realistici... "sorelline" non mi piace. Credo di non aver mai detto o sentito in vita mia, la parola "sorellina/sorelline" da un bambino :D c'avranno dei nomi no? Usali.

Anche se poi ti diranno che ci sono troppi nomi e ci si confonde :D 

Per il resto mi piace. Sei diretto, non fai fronzoli, le informazioni sono inserite bene e non ci si accorge del passaggio. Bravo! (y)

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1 ora fa, Lauram ha detto:

Mi riferisco a Indiana Jones, scusa, non ti sto dicendo praticamente niente, ma se cogli la citazione potrai capire a cosa mi riferisco, nel caso contrario, sarò lieta di spiegarmi. 

Ho presente la citazione, ma non ricordo la scena in cui avviene. Devo ammettere che l'ho visto parecchi anni fa e non l'ho mai riguardato perché lo considero il meno bello fra quelli di Indy, ma se non ricordo male c'era un villaggio caduto in disgrazia per il furto delle pietre sacre?

1 ora fa, Lauram ha detto:

Scrittura bellissima, fluida, lineare, non ho trovato niente che non andasse. 

Grazie <3

 

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3 minuti fa, libero_s ha detto:

furto delle pietre sacre

Esatto! (y), l'atmosfera che descrivi mi ricorda molto quel paesaggio privato della sua fertilità.

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1 ora fa, Rica ha detto:

Questo incipit mi piace, sai? Forse cercherei il modo di togliere "caldo", perché lo ripeti sotto e trovare un altro aggettivo per il sole. Il concetto di caldo rovente mi sembra ben espresso.

Hehehe, questo è il tranello Hemingway :P Pochi giorni fa dicevo che se qualcuno postasse sul WD Colline come elefanti bianchi di Hemingway verrebbe subito cazziato per le ripetizioni.

Lo so che ci sono ripetizioni, le faccio spesso e mi sono state fatte notare più volte, ma non mi spaventano, anzi. A volte c'è una parola precisa per indicare un concetto e ritengo che vada usata proprio quella, anche molte volte, se serve, senza impazzire per i sinonimi.

1 ora fa, Rica ha detto:

Qui mi riaggancio anche alla prima frase segnalata. Ho trovato molto ripetuto il concetto, io fossi in te, ma sottolineo "io", cercherei un modo di raggrupparlo lì dove lo ritieni più necessario alla narrazione. Io lo lascerei all'altezza della prima frase che ti ho segnalato, quella in cui dico che mi serve dopo.

Sì, forse ho calcato un po' la mano, ma volevo che l'assenza diventasse tangibile, reale, fisica.

 

1 ora fa, Rica ha detto:

È impressionante come le loro fanciullezze siano morte nei loro sguardi, come se il tempo avesse morso una parte di loro per riconsegnare una vita adulta e pesante ai loro piccoli corpi.

 

1 ora fa, Rica ha detto:

 Ecco, questo per dire che forse il tuo bambino non è un adolescente, forse è ancor più piccolo ma ha sulla pelle la fame, la sete, l'esodo;

 

1 ora fa, Rica ha detto:

Questo fa di lui il personaggio che tu hai creato e che io ho apprezzato proprio per questi motivi, lo trovo veritiero nelle sue riflessioni, a prescindere dall'età, perché sono le condizioni ad aver fatto di lui un uomo bambino.

Ecco, questo è ciò che volevo far trasparire, come fosse un bambino/uomo, ancora in parte bambino, che si affida alla mano ruvida del padre per trovare conforto e sicurezza, ma allo stesso tempo abbastanza adulto da capire le necessità della vita.

1 ora fa, Rica ha detto:

Due firoi caro

Due firoi anche a te :D 

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10 minuti fa, Ton ha detto:

Mi sono trovato solo un po' rallentato dal modo di parlare del protagonista, che a volte mi è sembrato troppo telegrafico, altre volte eccessivamente descrittivo come ha detto @mercy ma non perchè creda che un bambino non sia in grado di fare quelle riflessioni, solo per la troppa differenza di stile/prosa tra alcune frasi e queste altre più descrittive. Sembra quasi come se il personaggio sia solo accennato, nelle frasi telegrafiche, e che le descrittive vengano più dall'autore. Non so se mi spiego

Come dicevo anche a @mercy la vostra è una riflessione che avevo fatto io stesso, ma non volevo forzare la scrittura per imporle il linguaggio di un bambino. Non ho cercato di immedesimarmi in un bambino africano, nel suo modo di pensare e sentire, altrimenti credo ne sarebbe scaturito un racconto totalmente diverso. Ho lasciato invece che il linguaggio fosse quello più vicino al lettore che al protagonista.

 

14 minuti fa, Ton ha detto:

Non sopporto quando un personaggio appella altri in modi che non mi suonano realistici... "sorelline" non mi piace. Credo di non aver mai detto o sentito in vita mia, la parola "sorellina/sorelline" da un bambino :D c'avranno dei nomi no? Usali.

Hmmm qui non sono del tutto d'accordo, sorelline/fratellini l'ho sentito dire abbastanza spesso. I nomi ho scelto consapevolmente di non usarli, non c'è nessun nome tranne quello di Oshun, in questo modo risalta con maggior forza, l'unico personaggio con un nome è il personaggio che non c'è.

Magari il risultato non  quello sperato, però :D 

 

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11 minuti fa, Lauram ha detto:

Esatto! (y), l'atmosfera che descrivi mi ricorda molto quel paesaggio privato della sua fertilità.

Ho dovuto forzare un po' la memoria per farmi venire in mente la vicenda :)  

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8 minuti fa, libero_s ha detto:

Hmmm qui non sono del tutto d'accordo, sorelline/fratellini l'ho sentito dire abbastanza spesso. I nomi ho scelto consapevolmente di non usarli, non c'è nessun nome tranne quello di Oshun, in questo modo risalta con maggior forza, l'unico personaggio con un nome è il personaggio che non c'è.

Magari il risultato non  quello sperato, però :D   


Mmh no, ripensandoci questa cosa dell'unico "personaggio" col nome che è anche l'assente, non la cambierei. Come ti ho detto, quel fastidio su "sorelline" è una cosa tutta mia :D come le caporali e altre cose che poi col tempo ho superato. Cose anche semplici come "Ciao, Mario" mi danno urto :D mi sento come se lo scrittore stesse parlando a me, come se stesse dicendo delle cose solo per essere sicurissimo che io le capisca, mentre io voglio solo sparire nella storia. Non credo di riuscire a spiegarmi come vorrei, però.

Il risultato resta molto molto buono ;) 

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Mai come negli ultimi tempi leggo, anche nei commenti, questa divisione tra due stili, uno che porta con sé ciò che le scuole di scrittura creativa dicono di evitare e uno che fa capo a scuole di scrittura creativa (che io non ho mai frequentato neanche per corrispondenza) e a manuali (ne ho uno che mi è stato regalato e che considero un ottimo strumento, non per capire come scrivere, ma per sviluppare alcune riflessioni sulla scrittura alle quali non arriverei da sola. Non seguo alcuna legge o regola prefissata e non mi ritrovo ad occupare nessuno dei due posti.

Meno che mai a difenderlo. 

Questo per dirti che scrivo come mi piace, non come si deve. Provo a buttare giù cose e le accetto quando le considero in linea con le mie intenzioni espressive, che sono le mie e che si differenziano indubbiamente da quelle di altri. 

Quella dei tagli e delle ripetizioni è una cosa che noto da lettrice, non da autrice che sa come si fa e come si deve fare prché una regola lo dice, e come tutti dico solo quello che penso e non quello che è. Tu mi conosci bene e sai che se avessi voluto fare un intervento al tuo testo partendo da qui, avrei preso le forbici e avrei fatto un commento diverso. 

 

Questa premessa la faccio perché mi sembra si demonizzi chi segnala una ripetizione, un avverbio in mente ecc ecc. Come si riduce a "freddo" un testo che non ne usa e si liquida così. Va bene. Scuole di gusto, dico io. E ognuno ha il suo. E non mi riferisco nello specifico né a te né a nessuno in particolare. Solo che a volte le segnalazioni non arrivano con questo spirito ma con questo spirito vengono accolte. So che non è il tuo caso. :love:

 

Quella ripetizione non la trovo "in più" perché tale, la trovo in più perché non aggiunge nulla all'incipit rovente, in cui il calore lo hai espresso molto bene e va da sé che il sole debba essere caldo per poter rendere rovente la terra che brucia i piedi. Quindi io l'ho trovata meno potente e meno forte all'interno del costrutto che ci hai presentato, mi riferisco al termine in realtà, alla parola caldo, degli altri aggettivi (rovente) e immagini (i piedi che scottano) che concentri nell'incipit. Lo dicevo qui. 

2 ore fa, Rica ha detto:

Forse cercherei il modo di togliere "caldo", perché lo ripeti sotto e trovare un altro aggettivo per il sole. Il concetto di caldo rovente mi sembra ben espresso.

 

Forse dovevo argomentare meglio e spiegarmi meglio. Ho provato a farlo qui. :) 

 

@libero_s ti ringrazio per avermene dato la possibilità perché ti conosco e so che questo resta un confronto, qualcosa su cui io rifletto perché tu me lo permetti e che condivido con te senza polemiche e senza problemi. E che esce assolutamente da questo brano e dal mio commento precedente, perché ho colto l'occasione per condividere con te una mia riflessione molto più generale.

Forse non l'avrei fatto con un altro utente. :) 

Quindi grazie.

 

58 minuti fa, libero_s ha detto:

Hehehe, questo è il tranello Hemingway :P Pochi giorni fa dicevo che se qualcuno postasse sul WD Colline come elefanti bianchi di Hemingway verrebbe subito cazziato per le ripetizioni.

Lo so che ci sono ripetizioni, le faccio spesso e mi sono state fatte notare più volte, ma non mi spaventano, anzi. A volte c'è una parola precisa per indicare un concetto e ritengo che vada usata proprio quella, anche molte volte, se serve, senza impazzire per i sinonimi.

 

Non ci sarei cascata nel tranello. :asd: 

Ne abbiamo parlato solo ieri, e tanto.

So come la pensi, sai come la penso. :) 

 

I foiri... xD

Quattro per te, di fiori :flower::flower:

 

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6 ore fa, libero_s ha detto:

P.S. la frase: "Mamma tiene per mano le sorelline, papà mi tende la sua, dura e callosa."  non è sintatticamente corretta, lo so, ma mi piace, per cui non perdete tempo a criticarmela :D

Sei un mito, Libero (y)

Piaciuto molto il racconto. Tra le altre cose, non riesco a vedere l'errore nella frase suddetta. Sto proprio messo bene, mannaggia. Complimenti e a risentirci :super:

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3 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

Sei un mito, Libero (y)

Piaciuto molto il racconto. Tra le altre cose, non riesco a vedere l'errore nella frase suddetta. Sto proprio messo bene, mannaggia. Complimenti e a risentirci :super:

Grazie @Roberto Ballardini

L'errore sta in quel sua che sintatticamente non sarebbe riferito alla mano. Almeno credo :D

 

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4 ore fa, Rica ha detto:

Mai come negli ultimi tempi leggo, anche nei commenti, questa divisione tra due stili, uno che porta con sé ciò che le scuole di scrittura creativa dicono di evitare e uno che fa capo a scuole di scrittura creativa (che io non ho mai frequentato neanche per corrispondenza) e a manuali (ne ho uno che mi è stato regalato e che considero un ottimo strumento, non per capire come scrivere, ma per sviluppare alcune riflessioni sulla scrittura alle quali non arriverei da sola. Non seguo alcuna legge o regola prefissata e non mi ritrovo ad occupare nessuno dei due posti.

Commentare non è così semplice come sembra, a volte si cerca di aggrapparsi a delle "certezze" che magari non sono nemmeno del tutto proprie, ma se lo dice XY sarà anche vero, quindi se io la segnalo in un commento non sbaglio di certo. Magari il commentatore stesso non ha una regola prefissata, ma in fondo per commentare devi in qualche modo usare un'unità di misura per poter misurare il racconto.

 

4 ore fa, Rica ha detto:

Quella dei tagli e delle ripetizioni è una cosa che noto da lettrice, non da autrice che sa come si fa e come si deve fare prché una regola lo dice, e come tutti dico solo quello che penso e non quello che è. Tu mi conosci bene e sai che se avessi voluto fare un intervento al tuo testo partendo da qui, avrei preso le forbici e avrei fatto un commento diverso. 

Non è facile nemmeno leggere da lettore piuttosto che da autore, soprattutto quando si legge qui dentro, perché istintivamente si tende a pensare a sé stessi come ad autori, almeno in questo contesto protetto.

4 ore fa, Rica ha detto:

ti ringrazio per avermene dato la possibilità perché ti conosco e so che questo resta un confronto, qualcosa su cui io rifletto perché tu me lo permetti e che condivido con te senza polemiche e senza problemi. E che esce assolutamente da questo brano e dal mio commento precedente, perché ho colto l'occasione per condividere con te una mia riflessione molto più generale.

Forse non l'avrei fatto con un altro utente. :) 

Confronto e discussione aperta, sempre. Il bello del confrontarsi è proprio la possibilità di sentire altri punti di vista e riflettere sui propri. 

4 ore fa, Rica ha detto:

I foiri... xD

Quattro per te, di fiori :flower::flower:

otto fiori per te ;)

 

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16 minuti fa, libero_s ha detto:

Commentare non è così semplice come sembra, a volte si cerca di aggrapparsi a delle "certezze" che magari non sono nemmeno del tutto proprie, ma se lo dice XY sarà anche vero, quindi se io la segnalo in un commento non sbaglio di certo.

 

Tu scrivi, io commento. Ora.

Quindi per me non semplice, giusto?

Capisco solo questo, non capisco il resto poiché è ciò che ho specificato nel mio precedente commento: no  scuole, no manuali, no XY.

Non ti ho detto "si fa così perché lo dice XY".

Non accetto che se dico una cosa mi si dica: non è una cosa che pensi tu.

Mi perdo.

 

16 minuti fa, libero_s ha detto:

 

 Magari il commentatore stesso non ha una regola prefissata, ma in fondo per commentare devi in qualche modo usare un'unità di misura per poter misurare il racconto.

 

Che io non ho usato? Giusto? L'unico messaggio che mi arriva.

Ho fatto qualcosa di sconveniente? chiedo.

 

19 minuti fa, libero_s ha detto:

Non è facile nemmeno leggere da lettore piuttosto che da autore, soprattutto quando si legge qui dentro, perché istintivamente si tende a pensare a sé stessi come ad autori, almeno in questo contesto protetto.

 

Se leggo da autore, livello e normalizzo il brano. Se leggo da lettore dicendo di farlo, non mi si crede per qui dentro istintivamente bla bla bla. Occhei.

Non capisco.

 

20 minuti fa, libero_s ha detto:

Confronto e discussione aperta, sempre. Il bello del confrontarsi è proprio la possibilità di sentire altri punti di vista e riflettere sui propri. 

 

Non mi sono confrontata su quanto ho sollevato.

 

Approfitto per dare spiegazioni alla seconda ripetizione che ho segnalato.

11 ore fa, libero_s ha detto:

Ma ogni giorno Oshun diventava più sottile, la voce, sempre più fioca, ridotta a un mormorio appena percepibile. Pregavamo per lei, unendo le nostre voci alla sua, per darle forza e richiamare a noi il suo spirito.

Finché, un giorno, Oshun non parlò più.

 

Mi aggiunge lirismo. Mi fa sentire la voce muta.

A me. Quindi non vale nulla e non dovrebbe creare molti problemi. Io dico quello che penso, come fanno tutti, Uno prende quello che vuole.

 

Non ti ho capito su tutto il resto.

Mi scuso.

 

 

 

26 minuti fa, libero_s ha detto:

otto fiori per te ;)

 

ma non ci sono ;) 

sedici per te :flower: :flower::flower::flower::flower::flower::flower::flower:

 

PS: non credevo di aver fatto un commento tranciante. Anzi, mi sembra di non aver detto niente di negativo e ho elogiato un aspetto del quale ti ho ringraziato e ti ringrazio: riconsegnarmi gli occhi di quei bambini adulti.

 

 

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34 minuti fa, Rica ha detto:

Non accetto che se dico una cosa mi si dica: non è una cosa che pensi tu.

Mi perdo.

 

34 minuti fa, Rica ha detto:

Che io non ho usato? Giusto? L'unico messaggio che mi arriva.

 Ho fatto qualcosa di sconveniente? chiedo.

Mi pareva che stessimo parlando in senso generale, non di come commenti tu  o di come lo faccio io. Era una disquisizione teorica sul commentare.

 

35 minuti fa, Rica ha detto:

PS: non credevo di aver fatto un commento tranciante.

Non lo era infatti.

Guarda che il tuo commento lo apprezzo molto ed è anche uno spunto di riflessione.

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@libero_s non ti leggevo da un po', pezzo molto bello anche se forse hai esagerato poco poco con il tipo di linguaggio usato per un bambino.  

14 ore fa, libero_s ha detto:

Ma ogni giorno Oshun diventava più sottile, la voce, sempre più fioca, ridotta a un mormorio appena percepibile

Questa frase ne è un esempio. In bocca ad un bambino (ma siamo sicuri che è un bambino? Sì,

perché in altri punti si sente voce dell'innocanza) è troppo articolata e quel "fioca" sembra proprio fuori registro. 

Ovviamente è una mia banalissima osservazione, il pezzo va oltre e rimane bello e apprezzabile. 

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Ciao @libero_s

Ho letto con piacere il tuo racconto ma anche con un po' di dispiacere perché è fuori concorso. Mi è piaciuta l'ambientazione e il modo in cui l'hai resa. Conoscevo Oshun come orixá del candomblé brasiliano (ma l'origine è yoruba). La sua personificazione nel fiume fisico che poi scompare mi ha portata in una dimensione diversa a quella a cui avevo sempre associato la divinità. Mi sono anche chiesta se si trattasse di una sparizione definitiva, come fa pensare la migrazione della famiglia, o di una sparizione ciclica, perché il fiume scompare ma poi ritorna. Infine, anche nel tuo racconto c'è l'unione delle due tracce, fiume e assenza. Come mi hanno fatto notare forse perché l'assenza, o al contrario, la presenza si collocano in qualche punto del fluire della vita.

Scusami non è un vero e proprio commento, ma semplici considerazioni a margine della lettura.

Per il resto non ho molto da dire se non che mi è sembrato un po' troppo breve. Non perché non funzioni così com'è ma perché potrebbe benissimo continuare.

Alla prossima!

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