Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Kuno

[MI 126] Per stare con più niente

Post raccomandati

@AndC ciao uomo stupendo.

 

57 minuti fa, AndC ha detto:

mi sembra scritto in maniera "troppo adulta" per essere presentato come il racconto in prima persona di un bambino.

EDIT: Risposta breve in fondo. Qui divago.

 

Il fatto è questo: un racconto/romanzo con narratore bambino non può essere scritto come lo scriverebbe un bambino vero. I bambini non sanno scrivere. Soprattutto non sanno scrivere di cose intressanti in modo interessante. La maggior parte di loro, almeno, poi immagino che esistano delle eccezioni.

Scrivere un racconto "da bambino vero" vorrebbe dire scrivere un tema di quarta elementare: una porcata illeggibile, a meno che il bambino non sia tuo figlio.

È un po' lo stesso discorso che si fa quando si parla di come scrivere dialoghi credibili: puntare al realismo-max-level sarebbe sbagliato, perché significherebbe scrivere frasi contorte, incoerenti, lasciate a metà, piene di "ehm", parolacce, bestemmie, eccetera. Insomma, anche qui una porcata illeggibile.

 

Credo che l'obiettivo sia trovare una lingua a metà strada tra quella dell'adulto e quella del bambino (o tra quella scritta e quella parlata, nell'esempio qui sopra): il lettore ovviamente capisce subito che il testo è scritto da un adulto, ma allo stesso tempo riesce a trovare credibile il personaggio e la storia che racconta. È un po' come quei film che iniziano con il protagonista che dice a non so chi "ok, ti dirò come è andata" e da lì parte un flashback di 110 minuti (il film vero e proprio) che mostra tutti i movimenti compiuti dal protagonista e tutte le parole che ha detto e tutte le strade che ha attraversato negli ultimi sette giorni. Ammazza, che memoria! Tutta sta roba riesce a raccontare!

 

Tornando a noi, immagino sia molto difficile trovare questa lingua a metà strada evidentemente falsa ma credibile. Credo ci si possa avvicinare un po' per volta, lavorando tanto sul testo. È quel che farei qualora dovessi decidere di riprendere il racconto.

 

Mi accorgo ora che solo le ultime due righe rispondono al tuo commento: cercherò di migliorare il testo. :asd:

Il resto è una divagazione su un tema che mi interessa e che mi confonde sempre.

 

Mi sa che il mio controcommento è più lungo del tuo post, pappapero. Ho battuto AndC!

 

@AndC grazie :love:

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao, @Kuno,

forse è difficile commentare alcuni racconti senza aver presente chi li scrive. Probabilmente le critiche che ti sto per muovere derivano da questo e dall'aver letto alter tue cose. Probabilmente fosse un altro starei a lodarne la scrittura.

Non c'è dubbio che è ben scritto. E trovo che sei stato davvero bravo a parlare per bocca di un bambino, lo fai in maniera convincente. 

Però: non ci sono guizzi della narrazione (a cui ci hai abituato) e il senso che mi lascia è di un esercizio di stile perfettamente svolto: nella scrittura, nell'espediente del bambino come voce narrante, nella costruzione dello scenario di abbandono... ma appunto, non so come spiegarmi meglio... un abile svolgimento di un esercizio (e con questo mi sono brillantemente ripetuto nel giro di due righe) più che una franca ispirazione. è una sensazione eh...

Poi, per carità, rimane un qualcosa di estremamente valido.

Last but not least: il bambino come voce narrante è un'arma a doppio taglio, perché per la prima volta nelle tue righe ho non dico riscontrato, ma diciamo annusato (rimango un cane rosa anche se temporaneamente ho l'avatar di un deficiente), un pizzico di retorica.   

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
36 minuti fa, Edu ha detto:

(e con questo mi sono brillantemente ripetuto nel giro di due righe)

Si chiama bwvvata, costruzione ad anello di cipolla che usava nei primi racconti il mio conterraneo bwv582 :D

 

46 minuti fa, Edu ha detto:

anche se temporaneamente ho l'avatar di un deficiente

La foto è piccola e non riconosco il deficiente, ma siccome è un deficiente lo conosco per forza. Chi diavolo è?

 

Non va più connessione, grazie Edu.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
13 minuti fa, Kuno ha detto:

Si chiama bwvvata, costruzione ad anello di cipolla che usava nei primi racconti il mio conterraneo bwv582 :D

Ahahah

 

13 minuti fa, Kuno ha detto:

La foto è piccola e non riconosco il deficiente, ma siccome è un deficiente lo conosco per forza. Chi diavolo è?

Guarda... Non infierire

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Kuno

Ogni lettore è diverso, non ci sono dubbi. A me il tuo racconto ha colpito non tanto come esercizio di stile o di bravura (che pur ci sarà...) ma per l'emozione che mi ha dato. L'ho sentito infatti molto vero, vissuto. Il punto di vista del bambino è quello che molto spesso si dimentica quando c'è una separazione dei genitori. Il divorzio è qualcosa di comune, di diffuso, ma il dramma che vive un figlio è appunto un dramma, che spesso non esce nemmeno fuori ma che esiste. Questa assenza, espressa nella percezione dello spazio della casa (bellissimo il contrasto tra il vuoto e il pieno), mi è arrivata in pieno. Un bellissimo racconto!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Nel contesto del MI, ritengo che questo Per stare con più niente sia il racconto che svetta su tutti gli altri di diverse spanne — come hanno pensato molti dei partecipanti. C'è una solidità della voce narrante (salvo pochissimimissimi passaggi, già segnalati) che tiene tutto insieme e guida il lettore dall'apertura alla chiusura senza concedere pause, ma soprattutto senza far sentire il bisogno di concedersene. È questa compattezza "leggiadra" il pregio maggiore della scrittura che hai messo in campo nel racconto, come anche in altre occasioni. Naturalmente di pregi ce ne sono molti altri: le scelte lessicali ben ponderate, la gestione del ritmo, che direi perfetta senza esagerare, e soprattutto la sensibilità "gentile" che emerge da ogni frase, e che rende il punto di vista autentico e, come altri hanno osservato, mai patetico. Sono rimasto molto colpito dalle immagini che il bimbo narrante utilizza per incapsulare il suo dolore, e in qualche modo prenderne le distanze. Senza mai voltargli le spalle, però, a differenza di quanto è comune che succeda in casi del genere. Afferra il problema, lo guarda, ci trova una dimensione e addirittura si fa carico della sua fetta di responsabilità – più rivolte al domani che al passato, ed è questo un altro degli ingredienti che donano credibilità al bimbo. Mi sembra assurdo dare tutto questo per scontato. Hai fatto un lavoro di ottimo livello, senza risparmiarti. Il valore del testo è da ricercarsi proprio in ciò che risulta "scontato", naturale, che maschera la ricerca che c'è dietro.

Da un anno e mezzo e spicci leggo con interesse ciò che posti sul WD. Non ricordo di preciso in quali occasioni hai condiviso un racconto che avesse una formula diversa da questa, ma ricordo di certo che i migliori, quelli che mi sono rimasti impressi, sono istanze di uno schema riconoscibile. Mi riferisco, per esempio, a Quello che scriveva da cani, a quello delle classifiche (perdonami, ora il titolo mi sfugge), al più recente Forno. Facendo un paragone visivo, trovo che questi racconti somiglino al girare attorno a una scultura per osservarne tutti i dettagli e apprezzarne la bellezza; noi compiamo questo giro in tondo, la statua è bellissima, il nostro occhio (la voce, nel caso del racconto) ce ne restituisce tutta la bellezza, e la statua resta ferma lì. Il giro intorno alla scultura si completa ogni volta, il cerchio si chiude e ne deriva una sensazione di completezza, di soddisfazione. Abbiamo visto tutto nei tempi e negli spazi giusti, e siamo appagati. Mi pare che questa formula, del tutto adatta alla forma racconto, sei in grado di padroneggiarla e declinarla a seconda dell'occasione, restando ogni volta su standard qualitativi molto alti – complice la padronanza dei mezzi di cui sopra.

In altri luoghi abbiamo avuto dei confronti riguardo alla scrittura di testi che reggano la sfida della distanza. Ho letto (abbiamo letto, credo) diversi racconti di buon livello qui sul WD per cui, al netto di tutto, era possibile affermare che lasciassero spazio a qualcos'altro che nel testo non era presente. Non che fossero incompiuti, ma comunque, vuoi per la struttura, vuoi per il tipo di narrazione, vuoi anche per gli elementi che la stesura metteva in campo, lasciavano il lettore con la curiosità (nel migliore dei casi) o con l'insoddisfazione. Bene, questo nei tuoi racconti non succede, e mi ricollego con il paragone visivo di prima: si arriva alla fine appagati, e non c'è bisogno di altro. E questo è un traguardo notevole. Ecco dove tiro in ballo i discorsi che abbiamo fatto sulla lunghezza, la longevità ecc. Ciò che ti invito a fare – per la crescita in generale di te Marco autore, e non per la scrittura di racconti – è di tentare anche il dinamismo, l'inserimento di elementi che generino a loro volta altri elementi, e provare a non chiudere immediatamente nessun cerchio. Chissà che non porti da qualche parte più distante, lontana dal punto di partenza pur restandoci legata. :) 

Ti mungo con discrezione, so che in fondo in fondo ti piace.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un membro per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×