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Kuno

[MI 126] Per stare con più niente

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Commento

Traccia di mezzanotte: L’assenza.

 

Per stare con più niente

 

Ogni tanto capita anche a me di stare troppo stretto, come a papà. Il peggio è sempre quando mi sveglio la mattina e sento una gobba di cammello sotto la schiena, come se durante la notte qualcosa fosse cresciuto dentro il materasso. Allo stesso tempo il soffitto si è abbassato e il poco spazio che ci separa mi pesa tutto sul petto.

È una sensazione simile a quello che provo quando guardo la scrivania di papà, anche se in realtà adesso è mia. Non riesco a fare a meno di spaventarmi quando là sopra non trovo il suo portatile, la lampada, il portamatite a forma di istrice che gli ho fatto io con il DAS, gli occhiali da lettura, le riviste scientifiche e tutto il resto. Per un istante mi viene da pensare che un ladro sia entrato in casa e abbia rubato tutto.

Ma più di ogni altra cosa, ovviamente, mi spaventa non trovare papà seduto sulla poltrona. È la cosa peggiore perché nanche per un secondo posso credere che sia stato rapito, imbavagliato e legato a una sedia. Che un giorno riuscirà a liberarsi e tornare a casa. Io so che papà è andato via perché lo voleva lui, anche se io e mamma avremmo preferito di no. E non c’è proprio nessuna possibilità che cambi idea: eravamo noi a tenerlo in ostaggio.

Ho capito che qui dentro ci stava stretto. Il soffitto era troppo basso (anche se papà non è un gigante, per essere un adulto) e c’erano troppe cose in giro che gli impedivano di trovare quelle che voleva davvero. Troppe scarpe nello sgabuzzino, troppe posate a tavola, troppe risate davanti alla televisione. Allora è andato in una casa nuova, per avere più spazio. Anche io e mamma stiamo più larghi, adesso, ma questo a me non piace per niente. Sembra assurdo, ma io sto più stretto da quando ho tanto spazio. Sento che mi manca l’aria e faccio fatica a muovere i muscoli. Come quando mi sveglio la mattina o guardo la scrivania di papà, che in realtà è mia.

Anche la poltrona è mia, mi ha detto lui, perché ormai sono l’uomo di casa. Sorrideva e io infatti l’ho presa come uno scherzo: l’uomo di casa adesso è mamma, anche se è una donna. La scrivania e la poltrona dovrebbero essere sue, cosa che ho provato a spiegarle, ma lei non vuole ascoltarmi. Quello spazio resta vuoto, come tanti altri più piccoli sparsi per casa. In bagno manca un rasoio, uno spazzolino e qualche tubetto. In frigo niente birre. Nello sgabuzzino meno scarpe (e sono rimaste le più piccole, che di spazio ne prendono poco). Sulla tavola meno posate, meno bicchieri e niente birra. La libreria sembra una bocca che ha ingoiato qualche dente. Ha preso un pugno molto forte e vorrei dimenticare che a darglielo è stato papà. 

Non so proprio come riempire tutti questi buchi. Mi piace scrivere delle storie, ogni tanto, e forse potrei stampare dei libri per dare dei denti nuovi alla libreria. Potremmo diventare amici e io le prometterei che mai e poi mai mi sognerò di prenderla a pugni. Chissà se anche papà le raccontava le stesse cose.

Di sicuro le raccontava a mamma e in fondo è vero che lei non ha mai ingoiato i denti, ma a vederla pare che abbia buttato giù qualcosa di molto più pesante. Qualcosa che le è rimasto incastrato in gola e la fa respirare male. Che le impedisce di stare sdraiata e dormire. Di mangiare. Di parlare ad alta voce e ridere davanti alla televisione. Forse i libri dovrei scriverli per lei, non per la libreria. Dovrei diventare suo amico e prometterle che mai e poi mai mi sognerò di farle così male.

È banale, lo so, sono cose che dicono tutti. Le diceva pure papà, prima di cominciare a stare troppo stretto. Chissà se ha capito che resto incastrato in ogni buchetto che ha lasciato in giro per casa. Chissà se questo pensiero ingombra la sua, di casa, almeno un po’. Non dico uno scaffale della libreria, ma almeno un foro del portapenne a forma di istrice. E soprattutto chissà se capiterà anche a me, da grande, di dover abbandonare tutto per il bisogno di stare con più niente, di lasciare buchi che le persone a cui voglio bene non sapranno come riempire.

Ora non so più che scrivere e nemmeno ho tempo di ricontrollare. Devo andare a letto ché domani c’è scuola. Forse se stampo con le lettere molto molto grosse possono venirmi cinque pagine. Cinque pagine per lo scaffale più alto della libreria. Cinque pagine possono anche passare sotto la porta della camera di mamma. Cinque pagine, se lette senza fretta, possono riempire un buchetto di tempo niente male.

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@Kuno opprimente e malinconico. Bello :) cercheró di ripassare per un commento più approfondito.

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Ciao @Kuno , niente male questo racconto. Soprattutto ho apprezzato certe immagini come : "La libreria sembra una bocca che ha ingoiato qualche dente". Un buon modo per delineare la fantasia di un bambino e renderla inseme evocativa e infantile. Bello.

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Ciao @Kuno è la prima volta che mi ritrovo a commentare un tuo racconto, ma non la prima in cui ti leggo.

Mi piace il tuo stile: asciutto, deciso. Le parole scivolano sotto lo sguardo, si susseguono rapide e perfettamente incasellate. Tutto ciò che ho letto di te, ha intriso tra le righe questo senso di disillusione. L'asprezza e la rudezza di una vita che colpisce duro e alla quale, duramente rispondi nei tuoi testi.

Conosco sai quell' assenza. Ho scoperto quanti buchi può avere una casa a soli quattro anni. È sulla vastità di gesti che mi sono stati negati che è cresciuta la donna che sono oggi. Sono voragini insanabili ma io le ho sapute riempire, ma al contrario del bambino della tua storia, mi è stato chiesto in pegno di rinunciare alla mia innocenza. Ho smesso di essere bambina prima ancora di accorgermi di non esserlo stata mai. È scritto veramente molto bene, non so se è autobiografico, se non lo è, sei riuscito a cogliere lo smarrimento e l'impotenza. Il senso di oppressione e perdita. Perché quando un genitore "ti abbandona" non porta via solo le sue cose lasciando una casa piena di buchi, si porta via piccole parti di te e quel tipo di buchi tolgono qualcosa al potenziale di ciò che saresti potuto essere e anche se rattoppati, ciò che non sarai mai. Tristemente, grazie.

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Ciao @Kuno

È la prima volta che leggo un tuo racconto. È forte, conciso, ti permettere di riflettere nonostante il racconto scivoli in fretta. 

Non ho mai vissuto questa sensazione di abbandono in un contesto familiare, per mia fortuna, ma leggendoti mi sono trovata con la pelle d'oca, proprio come se lo stessi vivendo. 

Pazzesco. Un abbraccio.

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@Ton @Rhomer @Cla87 @Amara Grazie!

 

5 ore fa, Amara ha detto:

non so se è autobiografico,

Sì, ma il portapenne a forma di istrice non lo trovo più in giro e mio padre non ce l’ha. Era carino!

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Ciao @Kuno, un bel racconto che colpisce dritto al cuore. Ciò che mi è piaciuto di più, un assoluto, è la scelta del punto di vista. Hai scritto un racconto perfetto, come se tu avessi davvero letto nella mente di un bambino. Ci sono frasi, paragoni, metafore che potevano nascere solo dalla testa di un piccolo: I buchi in cui incastrarsi, il padre che stava stretto col soffitto troppo basso, la libreria con i denti, le scarpe, le birre. Tutto a misura e calibro di un bimbo. Bravissimo! 

 

Il tema è poi molto toccante, davvero difficile immaginare cosa prova un bambino quando un genitore va via di casa e anche i sensi di colpa che si auto crea. Il tuo piccolo protagonista si spiega il tutto dicendosi che c'era poco posto e troppe cose.

 

Piaciuto!

 

Talia 

 

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@Kuno non ho letto ancora tutti i racconti, ma questo credo resterà tra i migliori di questo contest. La tua scrittura è magnifica, la storia si percepisce in ogni suo aspetto, sebbene sia solo l'ometto a parlare, tutti i personaggi sono "presenti" inequivocabilmente. Scorrevole, profondo, perfettamente in traccia.

In una sola parola bellissimo. 

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16 ore fa, Kuno ha detto:

nanche per un secondo

neanche

 

16 ore fa, Kuno ha detto:

E non c’è proprio nessuna possibilità che cambi idea: eravamo noi a tenerlo in ostaggio.

concetto poco compatibile con la mente un bambino e con quanto dice prima e dopo, la eliminerei

 

16 ore fa, Kuno ha detto:

Sembra assurdo, ma io sto più stretto da quando ho tanto spazio.

frase bella e vera, la solitudine fa strani scherzi

 

16 ore fa, Kuno ha detto:

La libreria sembra una bocca che ha ingoiato qualche dente. Ha preso un pugno molto forte e vorrei dimenticare che a darglielo è stato papà. 

sei in gran forma, e dopo parti a razzo con i buchi

 

Racconto stupendo, non c'è altro da dire. Certe ferite non si rimarginano mai e qui l'hai fatto capire sino in fondo con frasi e introspezioni interiori eccezionali.

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@Macleo grazie :flower:

 

Hai ragione, quella frase che segnali sembrava forzata anche a me. Ci pensavo stamattina.

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@Kuno a malincuore mi scappa di farti un applauso, ma di quelli scroscianti.

 

Domanda per te: quando pubblicherai qualcosa?

Risposta mia, in caso di risposta tua: perché sarò sicuramente tra i tuoi lettori.

 

Complimenti, ferro da stiro! :D

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@Kuno, con me sfondi una porta aperta, perché sono innamorata del tuo modo di scrivere dalla prima volta in cui ti ho letto. 

Struggente. È l’aggettivo che mi viene. Triste, profondo e bellissimo. 

L’inizio con la cosa dello stretto come papà e il soffitto basso avevo frainteso e capito che il padre fosse morto e stretto nella bara. Quindi per me capire poi che era « solo » andato via è stato consolante.

I vuoti della casa come ferite dell’anima sono resi benissimo, con pathos, mai patetici. 

Il tuo talento è un’evidenza. Bravissimo 

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19 ore fa, Kuno ha detto:

il portamatite a forma di istrice che gli ho fatto io con il DAS

Se il padre lo avesse lasciato lì, sulla scrivania, non ci sarebbe stato nessun buco reale, ma uno squarcio più lacerante di tutti gli altri messi insieme. Invece egli ha condotto via con sé il portamatite fatto a mano dal figlio: quel vuoto sulla scrivania corrisponde in realtà a una pienezza.

 

19 ore fa, Kuno ha detto:

abbandonare tutto per il bisogno di stare con più niente

Ottima la scelta di usare questa frase come titolo. Qui risiede il nucleo della tragicità del brano: il bambino usa questa ossimorica espressione perché gli mancano le parole per interpretare quello che per lui è assurdo. Abbiamo pertanto un'espressione in apparenza infantile nel suo significato vagamente nebuloso, ma in realtà ricca di valore connotativo: nel tentativo di dare un nome alle cose, il senso si amplifica.

Grazie per la lettura, @Kuno.

 

p.s.: l'istrice in das è quello che i bambini imparavano a fare da Tonio Cartonio, nella Melevisione?

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Che bello! Adoro questi racconti che trasudano emozioni da ogni frase! Di solito per trasmettere qualcosa viene spontaneo descrivere quello che si percepisce, quello che si vede, che si sente, tu invece ti sei focalizzato sulle assenze e questo mi è piaciuto tantissimo, ogni parola arriva dritta al cuore. Bravo/a 👏🏼👏🏼👏🏼

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@Ippolita2018 grazie!

14 ore fa, Ippolita2018 ha detto:

l'istrice in das è quello che i bambini imparavano a fare da Tonio Cartonio, nella Melevisione?

Non ricordo, mi sa che ce l’avevano fatto fare a scuola.

 

@Alessandroperbellini Grazie! 

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@Kuno complimenti! Veramente un brano intenso e scritto con una sensibilità impressionante. 

 

Il 12/5/2019 alle 23:28, Kuno ha detto:

Cinque pagine possono anche passare sotto la porta della camera di mamma. Cinque pagine, se lette senza fretta, possono riempire un buchetto di tempo niente male.

 

Queste due frasi in chiusura mi hanno emozionato. 

 

Davvero, bravo! 

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Ciao @Kuno,

dicevo ieri in chat: io, un racconto sull'assenza, lo scriverei talmente patetico da essere illeggibile. L'unica assenza di cui potrei parlare con un po' di distacco è quella della nutella.

Tu, invece, ti tieni al di qua del vittimismo. Il tuo bambino infelice è insieme coraggioso e responsabile.

Bravo anche questa volta.

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@Kuno Ciao:) Favoloso come hai fatto parlare il bambino.

Sembra un bambino.

Di solito mi fanno l'impressione di stronzetti piagnucolanti, o che fanno la morale ai grandi, dicendo stronzate (scritte dai grandi).

Poi si aspettano che un lettore dica "Che saggio!".

Il tuo bambino è veramente ok(y) Bravissimo, come sempre.

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Non commento quasi mai i racconti (mi imbarazza molto) ma questa volta non posso resistere: è stupendo! Non so bene come argomentare meglio, voglio solo farti i complimenti. Scrivi benissimo, mi hai commossa. Grazie!

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4 ore fa, camparino ha detto:

Di solito mi fanno l'impressione di stronzetti piagnucolanti, o che fanno la morale ai grandi, dicendo stronzate (scritte dai grandi).

Capisco cosa intendi. Non li sopporto manco io, quei testi lì. Contento di non aver costruito un bambino finto e insopportabile. Forse mi riesce perché sono davvero una persona infantile. :D 

Grazie.

 

@Matitina molto gentile, grazie anche a te!

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Vebbé magari ti sei pure stancato di sentirtelo dire, ma sembra che sia buona creanza leggersi e commentarsi nel MI. Perciò confermo e sottoscrivo: sì @Kuno sei bravissimo e questo racconto è molto belloxD (y)

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11 ore fa, Alba360 ha detto:

Vebbé magari ti sei pure stancato di sentirtelo dire,

No no, continuate pure. Se volete vi posto anche una foto, così potete dirmi che sono bellissimo oltre che bravissimo.

 

Grazie :D 

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@Kuno


Ciao carissimo... passo brevemente anche io per dirti davvero poche cose.

 

Il racconto l'ho trovato davvero ottimamente scritto, grosso modo in ogni sua parte. Ben bilanciato fra stile, contenuto e forma. Si legge con intensità e commozione dall'inizio alla fine e sicuramente colpisce emozionando. Così almeno è stato per me come vedo anche per molti altri lettori.

 

Inutile che ti ripeta che sai scrivere, l'ho sempre pensato.

 

Ho letto anche dove dici che questo racconto è autobiografico o comunque ispirato a eventi tuoi personali, dunque da una parte vorrei terminare il mio commento qui, ossia alla parte che mi è davvero piaciuta e ai complimenti.

 

Eppure, in totale amicizia, voglio comunque essere completamente sincero, almeno e sempre da un punto di vista personale. Che poi si tratta per lo più di una mia idea-visione molto personale sull'argomento e dunque niente di realmente oggettivo... quello che in generale non mi ha troppo convinto è qualcosa che non mi convince quasi mai in questi racconti, dunque non si tratta solo del tuo nello specifico... sto parlando della voce narrante come quella di un bambino.

Ho visto che un po' ne discutevate in alcuni commenti precedenti... 


Fermo restando che nel racconto non specifichi l'età che il protagonista ha mentre racconta (il che è fondamentale per questa mia annotazione)... se comunque parliamo di "bambini", a me riesce sempre difficile immaginare che possano formulare pensieri grammaticalmente e stilisticamente profondi ed efficaci così come poi la tua coscienza di adulto li ha trascritti nel racconto...

 

Come dire: tutto davvero ben scritto, forse troppo per appartenere a livello-registro stilistico di un bambino.

 

Questa la mia impressione, a cui penso spesso, di cui non ho neanche vere e proprie riprove reali... ma ecco, mi sembra scritto in maniera "troppo adulta" per essere presentato come il racconto in prima persona di un bambino.

 

Spero di non essere stato indelicato.

 

A presto! Ciao!

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