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Cerusico

[MI 126] Diresti il sole

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Commento

 

Diresti il sole

 

Laura sta sognando di cantare, apre gli occhi quando sfuma l’eco delle ultime note. Le labbra tremano di una vibrazione infelice, irrompono le 15:58 squadrate e autunnali, Laura mastica l’idea che i sogni vadano moltiplicati per il segno meno affinché somiglino alla realtà. Affiora, eversivo, il desiderio ormai divenuto pericolosa consapevolezza: uscirà da sola. Strizza gli occhi, pizzicati dalla luce troppo bianca delle nuvole montane che indugiano alla finestra, si consegna al freddo e batte i piedi sul pavimento perché solo così sente di poter partecipare al rumore del mondo.
Nasconde nella felpa le braccia sottili ed esamina la parete rosa, il riquadro vuoto in attesa dell’ultimo puzzle, un dipinto di Théodore Géricault. Sono trascorse due settimane dal salotto del nonno, dai trentotto pezzi sparsi sul tavolo, dall'interruzione: il penultimo ricordo riguarda nonno Gino che declama il nome del pittore – la sua erre moscia così bene si intonava col francese – prima di dirle di cercare il pezzo per completare il volto triste del vecchio intento a guardare il mare.
Le campane della Chiesa Madre suonano l’ora, Laura sa che nessuno le fa dondolare più davvero, e che quella che sente è solo una riproduzione che si innalza e poi cala sul paese quieto, ricordandogli il silenzio. Nel secondo cassetto del comodino, tra pacchi di fazzoletti, caramelle, una merenda rubata dalla dispensa e un paio di bigliettini della sua migliore amica, Laura prende una chiave: nessuno sa che è lì, nessuno sa che ce l’ha lei, e questo le mette addosso un brivido, qualcosa di un po’ più intenso delle volte in cui, a suo padre, fa segno di aver mangiato il panino a ricreazione, tutto, non ne ho lasciato neanche un pezzetto, papà.
La ragione le dice di non farlo, di aspettare le cinque e i suoi genitori, invece Laura indossa il cappottino da ragazza più grande e seria dei suoi dieci anni. Sente sulle orecchie il soffice calore del cappellino di lana col pompon fucsia, esce di casa ed è sicura, quando abbandona il vialetto di accesso, che la vedranno tutti, arriveranno a prenderla i suoi genitori o forse addirittura i carabinieri. Trema per il vento che si insinua tra le pieghe della sciarpa e raggiunge il collo, ma trema soprattutto perché non è mai uscita da sola. Si sente in balia di un mondo equamente suddiviso tra le possibilità seducenti della libertà e il pericolo di ogni cosa di cui è ignara. Prosegue spedita a bordo strada, attenta, come in ogni istante della sua vita, a qualsiasi rumore. Non avverte molta attività umana: non passano auto, l’unico bar della periferia ha il pomeriggio di chiusura, sta iniziando a piovere e Laura è senza ombrello.
Deve fare in fretta, perché se si mettesse seriamente a diluviare non potrebbe più nascondere la verità ai suoi genitori. E spiegare le sarebbe impossibile. Lo è per le cose appena più complesse delle azioni quotidiane, lo sarebbe ancor di più per provare a esprimere la ragione per cui sta andando a casa del nonno. La raggiunge in cinque minuti, guarda prima la finestra chiusa, poi la porta: la immagina aprirsi, rivede Nonno Gino sull'uscio due settimane prima, le aveva sorriso ed era rimasto a guardarla allontanarsi, appoggiato allo stipite, con una mano sul petto e una smorfia che non sembrava un sorriso. Va alla porta laterale della villetta a un piano, usa la chiave che lui le aveva dato il ventitré settembre, giorno del suo decimo compleanno. L’odore della cucina è quello degli stufati cotti per ore, il salone è impregnato di anice e di sigari toscani.
Non percepisce note dissonanti, solo un buio scoraggiante. Accende le luci, il giallo opaco dona vita artificiale al vaso di fiori finti e alla sequenza di foto dei nonni. Laura si stupisce che non ce ne sia neanche una in cui non siano insieme, come se avessero vissuto solo in funzione dell’altro, eppure sa che il nonno è stato solo a lungo. Lei conosce la nonna soltanto dai suoi racconti, inframezzati da carezze alle foto e da sguardi che si perdevano lontano.
Laura sceglie la foto più bella, quella del giorno del matrimonio, e la porta sul tavolo. Trova l’incastro del primo pezzo, nota un sottile filamento rosso, compone il drappo poggiato sulle spalle dell’anziano afflitto. Guarda l’ora una volta soltanto, poi, sotto gli occhi scintillanti del nonno ancora ragazzo, completa il puzzle e batte le mani, saltellando sulla sedia. Si ferma subito, osserva la foto, avverte un dolore che dolore non è al centro dello stomaco. Una lacrima le scende pigra, devia il percorso fino a incocciare le labbra, Laura sente in bocca il sapore del sale.
Si alza in piedi, prende il vetro dalla dispensa, lo posiziona con cura sul puzzle e lo fissa coi fermi. È grande, è il primo puzzle da mille pezzi. Il nonno le aveva promesso un regalo per quando l’avrebbero finito, Laura riflette su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, l’unica divisione del mondo a cui è stata educata: se così fosse, allora la morte del nonno sarebbe senz'altro l’evento più ingiusto da cui è stata colpita. Cerca una busta grande dove mettere il puzzle per portarlo a casa, e solo ora capisce quanto sia debole e infantile il suo piano, si chiede come abbia fatto a non risolvere prima il problema del trasporto e come pensava di tenerlo nascosto ai suoi.
Avvilita, Laura batte un pugno sul vetro, ma anche nell'impeto ha un moto di rammarico che la porta a non forzare il colpo. Prova a urlare, non produce alcun suono e torna a battere sul vetro, ancora e ancora, fino a quando non compaiono le prime crepe che si estendono a raggiera, irregolari, ipnotiche.
Diresti il sole.
Laura sobbalza, arresta il pugno in aria e si guarda alle spalle, intimorita da una voce che sa provenire dalla sua testa. Il riverbero della voce di nonno Gino la incita a mimare parole difficili (Diresti la fotocopiatrice), nomi di città (Diresti Stoccolma) o di oggetti comuni (Diresti il pennello da barba); immagini riaffiorano della sua sorpresa, di quando si stupiva dei fantasiosi modi di Laura per esprimersi senza bisogno di parole. Lo specchio del soggiorno le restituisce un tentativo di sorriso e una guancia rigata, si asciuga e guarda l’ora. Intreccia le mani di scatto, estremo tentativo di zittirsi che applica a ogni mancanza che le viene fatta notare: sono le cinque e dieci.
Mette a posto la foto del nonno, gli manda un bacio da lontano ed esce di casa. Fa fatica a chiudere a chiave la porta, quando ci riesce inizia a correre ma il puzzle le crea complicazioni. Sa che dovrebbe riportarlo indietro e tornare a casa più in fretta possibile, che c’è ancora una tenue speranza che i genitori non siano rientrati; ma sceglie di non farlo. Cammina a passo sostenuto, senza più paura: si è impossessata di lei una placida rassegnazione. Tiene stretto il puzzle come se fosse uno scudo quando vede un’auto rallentare e affiancarla.
Sua madre scende, sul viso rassicurante le sopracciglia disegnano lo spavento, si inginocchia sulla strada bagnata e la stringe a sé con la foga di chi teme che l’altro possa svanirgli tra le braccia. È in quel momento che a Laura cedono le spalle, le lacrime diventano non più arginabili e smette di giocare all'adulta.
A casa, fa cenno ai genitori di seguirla in camera. La aiutano a sfilare il puzzle dalla busta, la madre con gli occhi gonfi le dice che compreranno un vetro nuovo, per farlo essere perfetto come tutti gli altri. Laura scuote la testa, prende il puzzle e lo colloca nello spazio ritagliato sulla parete. Si allontana di qualche passo, torna a ruotarlo appena un po’, lo ricontrolla. Osserva gli uomini agitare ciò di cui dispongono per chiedere soccorso, mentre un altro pare indicare un punto lontano, da dove proviene luce.
Laura mette le mani dietro la schiena e le sfugge un sorriso. Si volta verso i genitori, il padre è pensieroso, lei mima il sole.
Loro non capiscono, ma a Laura va bene così.

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Adesso, Alba360 ha detto:

Non ci credooo anche tu hai dimenticato il 126 tra parentesi nel titolo @Cerusico

:D

 

Ho dimenticato il possibile e oltre. Sono messo malissimo. xD

 

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@Cerusico Bello bello bello. E io sono uno a cui il POV in terza persona fa sempre un po' storcere il naso (non so perchè). Qui non c'è un errore uno.

Se proprio devo dire qualcosa, alcuni passaggi sono un po' troppo telegrafici. Ma è innanzitutto solo un gusto personale, e poi è comunque bilanciato benissimo con altri passaggi a dir poco poetici :) 

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@Cerusico Bellissimo racconto, tenero e con una prosa raffinata. Davvero, bravo.

 

12 ore fa, Cerusico ha detto:

Diresti il sole.
Laura sobbalza, arresta il pugno in aria e si guarda alle spalle, intimorita da una voce che sa provenire dalla sua testa. Il riverbero della voce di nonno Gino la incita a mimare parole difficili (Diresti la fotocopiatrice), nomi di città (Diresti Stoccolma) o di oggetti comuni (Diresti il pennello da barba)

mi spiace ripetermi, ma bello ( :

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Avevo tutt'altra aspettativa di un tuo brano, ossia di altro genere (e non pensavo allo "schifo" di cui parli sempre, no eh :D) ma mi hai felicemente sorpreso. Bravo!

Anche se, sfogliando nei tuoi racconti, la storia su una bambina muta (Marina) c'è già.

Qui, comunque, mi colpisce la tenerezza, la poesia che scaturisce dalle frasi, mai scontate.

 

Diresti il sole... suggerito dalla raggiera di linee derivate dalla crepa nel vetro sul puzzle. Bello! Dopo tante parole mimate in sua compagnia, Il nonno le ha lasciato da indovinare quello,  

scaldandole il cuore.

 

(y)

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2 minuti fa, Poeta Zaza ha detto:

Avevo tutt'altra aspettativa di un tuo brano, ossia di altro genere (e non pensavo allo "schifo" di cui parli sempre, no eh :D) ma mi hai felicemente sorpreso. Bravo!

Anche se, sfogliando nei tuoi racconti, la storia su una bambina muta (Marina) c'è già.

Qui, comunque, mi colpisce la tenerezza, la poesia che scaturisce dalle frasi, mai scontate.

 

Diresti il sole... suggerito dalla raggiera di linee derivate dalla crepa nel vetro sul puzzle. Bello! Dopo tante parole mimate in sua compagnia, Il nonno le ha lasciato da indovinare quello,  

scaldandole il cuore.

 

(y)

 

@Cerusico :cerusico:

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5 ore fa, AdStr ha detto:

:cerusico:

 

Eh. <3

 

3 ore fa, Ton ha detto:

Se proprio devo dire qualcosa, alcuni passaggi sono un po' troppo telegrafici. Ma è innanzitutto solo un gusto personale, e poi è comunque bilanciato benissimo con altri passaggi a dir poco poetici :) 

 

Ciao, @Ton.

 

Se hai tempo e voglia, potresti indicarmi un esempio dei passaggi che hai trovato telegrafici? Te lo chiedo perché così provo a rifletterci. :) 

 

Ti ringrazio molto per il passaggio e per l'apprezzamento.

 

3 ore fa, Rhomer ha detto:

mi spiace ripetermi, ma bello ( :

 

Ripeti, ripeti pure! :D

 

Grazie, @Rhomer, per la lettura e per l'apprezzamento. Sono contento in particolare del tuo giudizio sulla prosa, perché pur nel poco tempo a disposizione del MI ho tentato di curarla e limarla al meglio delle mie possibilità.

 

1 ora fa, Poeta Zaza ha detto:

Anche se, sfogliando nei tuoi racconti, la storia su una bambina muta (Marina) c'è già.

 

Sai che non ci avevo affatto pensato? Un collegamento forse inconscio, chissà. :D

 

1 ora fa, Poeta Zaza ha detto:

Dopo tante parole mimate in sua compagnia, Il nonno le ha lasciato da indovinare quello, scaldandole il cuore.

 

Grazie, davvero. Bella lettura, in linea con le mie intenzioni, cosa che mi fa particolarmente piacere. :rosa:

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Ciao @Cerusico, che posso dire? Bello! Mi ha commossa, di una tenerezza unica, bravo davvero!

Alcune frasi sono davvero molto belle e nel complesso è scritto con maestria. 

Provo sempre a trovare, nei racconti che leggo, anche solo una piccola imperfezione, da suggerire come spunti di riflessione o eventuale miglioramento, ma davvero qui non ne trovo. 

Ah, forse una cosa, davvero piccola. Tu descrivi una bambina ancora molto spaventata dal mondo esterno, che teme di uscire da sola per andare in un luogo a lei comunque molto familiare. Forse dieci anni sono già troppi per questo. Forse otto anni potrebbe essere un'età più giusta. Ma è veramente un dettaglio. 

 

Bravo! 

 

Talia 

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17 ore fa, Cerusico ha detto:

irrompono le 15:58 squadrate e autunnali, Laura mastica l’idea che i sogni vadano moltiplicati per il segno meno affinché somiglino alla realtà

Frasi affascinanti, ma misteriose

17 ore fa, Cerusico ha detto:

un dipinto di Théodore Géricault

non so chi sia e non vado a cercarlo su wiki perché non credo sia funzionale al racconto che è bellissimo, veramente ispirato e commovente.

Molti complimenti, sei bravissimo.

 

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Ciao lu... @Cerusico

credo di non aver più letto nulla di tuo dal bellissimo racconto di Halloween e l'ho fatto con grande impazienza. Sui contenuti, non ho nulla da dire se non: bellissimo e giusto. I sentimenti della bambina, la sua scoperta dell'ingiustizia della vita, il voler portare a termine il progetto comune con il nonno, la reazione della madre... ottimo. Ci sono certo momenti bellissimi

16 ore fa, Cerusico ha detto:

foto dei nonni. Laura si stupisce che non ce ne sia neanche una in cui non siano insieme, come se avessero vissuto solo in funzione dell’altro,

 

16 ore fa, Cerusico ha detto:

l’unica divisione del mondo a cui è stata educata: se così fosse, allora la morte del nonno sarebbe senz'altro l’evento più ingiusto da cui è stata colpita.

 

16 ore fa, Cerusico ha detto:

Si volta verso i genitori, il padre è pensieroso, lei mima il sole.
Loro non capiscono, ma a Laura va bene così.

 

 

D'altra parte, dal punto di vista della forma, a tratti ho apprezzato meno. Certi passaggi li ho trovati spigolosi o con costruzioni o vocabolario poco adatto. In generale, ho sbuffato spesso su parole o perifrasi che mi sembravano forzate, eccessivamente ricercate per l'atmosfera del racconto. Come al solito, è il mio punto di vista, facci quel che vuoi, anche il pane ;)

17 ore fa, Cerusico ha detto:

Le labbra tremano di una vibrazione infelice, irrompono le 15:58 squadrate e autunnali, Laura mastica l’idea che i sogni vadano moltiplicati per il segno meno affinché somiglino alla realtà.

Non so se sia un errore, ma in questo periodo le 3 frasi hanno 3 soggetti differenti e la cosa mi ha inasprito la lettura. partendo dalla frase "le labbra...", sono arrivata all'irrompono credendolo riferito alle labbra stesse, e mi sono fermata dicendo "irrompere non è transitivo non può reggere le 15.58". Ho riletto e ho capito, ma secondo me funzionerebbe meglio senza tutti quei cambi di soggetti. O allora separando nettamente le frasi. (ma poi perché "irrompono" le 4 del pomeriggio? irrompere mi da un senso di impetuosità, come se l'orario fosse grave, qualcuno la aspetta... non ho capito il senso)

 

17 ore fa, Cerusico ha detto:

Affiora, eversivo, il desiderio ormai divenuto pericolosa consapevolezza:

Già questa frase la trovo troppo pomposa con quel "pericolosa consapevolezza", poco genuina, però è questione di gusti, ti segnalo solo che secondo me suonerebbe meglio senza le virgole intorno a eversivo. Lascerei uniti i concetti di eversivo desiderio. Magari se non vuoi lasciare tutto d'un fiato, puoi mettere la virgola prima di ormai (ma toglierei anche l'ormai) divenuto.

 

17 ore fa, Cerusico ha detto:

batte i piedi sul pavimento perché solo così sente di poter partecipare al rumore del mondo.

una volta capito che la bambina non parla, ho trovato questa immagine davvero splendida :)

17 ore fa, Cerusico ha detto:

qualcosa di un po’ più intenso delle volte in cui, a suo padre, fa segno di aver mangiato il panino a ricreazione, tutto, non ne ho lasciato neanche un pezzetto, papà.

non ho diplomi per certificare che sia davvero un errore, ma quel "a suo padre" come inciso sembra assurdo. il concetto è "delle volte in cui fa segno al padre di aver mangiato...": se togli l'inciso la frase non ha molto senso: a chi lo fa sto segno la bambina? secondo me le virgole non ci vanno.

17 ore fa, Cerusico ha detto:

Si sente in balia di un mondo equamente suddiviso tra le possibilità seducenti della libertà e il pericolo di ogni cosa di cui è ignara.

ecco, un esempio di quando dico che ho trovato un linguaggio forzato che mi sembra poco adatto. La trovo una frase artificiosa, non era più diretto e "normale" una cosa tipo: un mondo suddiviso tra la seduzione della libertà e la paura di pericoli che nemmeno conosce (o ignora se preferisci)? o insomma, altro ma quell'equamente suddiviso e possibilità seducenti mi suona davvero male. Scusa la sincerità

17 ore fa, Cerusico ha detto:

ma il puzzle le crea complicazioni.

anche qui una perifrasi che appesantisce. Perché non un semplice "la intralcia?" o "la impaccia"?

17 ore fa, Cerusico ha detto:

le lacrime diventano non più arginabili

Te lo dico, questa per me è veramente la perifrasi peggiore: quant'è brutto quell'arginabili? Non riesce più a arginare (frenare, trattenere...) le lacrime; non può più, non è in grado di, è incapace... quello che vuoi ma le lacrime che non diventano più arginabili no, ti prego. ;)

 

Smetto di romperti le scatole, ma è che ho trovato il racconto davvero bello e a tratti la forma un po' artificiosa me ne ha scalfito il piacere. Tutta la storia e la cosa del sole sono davvero splendide.

Ho solo un dubbio sulla bambina di 10 anni che non è mai uscita sola, soprattutto se il nonno abitava a qualche isolato. E sul fatto che i genitori non capiscano gran che quando comunica: se hai da 10 anni un figlio muto, normalmente avete entrambi appreso il o un linguaggio gestuale per comunicare.

Chiudo con non un difetto ma un dubbio mio: ma questo nonno le regala da fabbricare e tenere in camera una riproduzione de Le Radeau de la Méduse? È un dipinto meraviglioso, ma con tutti quei cadaveri, corpi sofferenti, disperazione. povera bambina, di che darle incubi spaventosi! :lol:

Ciao, e scusa la pedanteria, as always

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@Cerusico Scrivi molto bene. Hai una prosa “raffinata” come ha detto qualcuno. Non sempre, a volte sei più terra terra, ma in alcuni racconti sì. Questo è molto denso, non tanto di contenuti quanto di frasi e immagini che vanno assaporate senza fretta.

Solo in un paio di occasioni questa raffinatezza mi è sembrata eccessiva. Si vede che ogni frase è confezionata con cura e che scarti a prescindere le parole e le descrizioni più... facili. 

Cito “mastica l’idea”; “si consegna al freddo”; “affiora, eversivo, il desiderio ormai divenuto pericolosa consapevolezza” (sono le prime che ho ritrovato leggendo). In altri punti però ho trovato frasi (due, massimo tre) che mi hanno dato l’idea di essere fin troppo lavorate, troppo ritoccate, un po’ forzate. Ne cito una: “Si sente in balia di un mondo equamente suddiviso tra le possibilità seducenti della libertà e il pericolo di ogni cosa di cui è ignara.” Pesantuccia. Cerchi di allontanarti il più possibile dalla lingua parlata, ma una frase come questa (visto anche che stai dicendo una cosa piuttosto semplice, in fondo) mi sembra insincera, troppo poco naturale. Qui come in un altro paio di casi.

Tutto qua.

 

Molto bello, schifo di uno schifo che non sei altro.

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20 ore fa, Talia ha detto:

Ah, forse una cosa, davvero piccola. Tu descrivi una bambina ancora molto spaventata dal mondo esterno, che teme di uscire da sola per andare in un luogo a lei comunque molto familiare. Forse dieci anni sono già troppi per questo. Forse otto anni potrebbe essere un'età più giusta.

 

Ciao, @Talia. Ecco, qui emerge la mia totale inesperienza coi bambini. Mi è difficile associare comportamenti e pensieri a una età precisa, quindi accolgo la tua indicazione molto volentieri, visto che fa anche il paio con quella di @Befana Profana.

 

Per tutto il resto, non posso far altro che ringraziarti. :)

 

@Macleo, ciao e ben trovato! Cito Géricault perché è l'autore del quadro di cui Laura stava componendo il puzzle, e che viene ripreso anche verso la fine. Non fondamentale, comunque. Sono molto contento che tu abbia apprezzato il testo.

 

19 ore fa, Befana Profana ha detto:

credo di non aver più letto nulla di tuo dal bellissimo racconto di Halloween

 

Uh, che memoria! :D

 

19 ore fa, Befana Profana ha detto:

Smetto di romperti le scatole, ma è che ho trovato il racconto davvero bello e a tratti la forma un po' artificiosa me ne ha scalfito il piacere.

 

Sì, ho capito perfettamente cosa intendi. Non cito le tue segnalazioni una per una, ma mi è chiaro il concetto. In effetti, il tentativo in questo testo è di trovare un'espressività più elaborata, e questo è frutto di alcune letture degli ultimi mesi e del tentativo di far mie alcune cose che ho apprezzato.

 

Per esempio:

 

19 ore fa, Befana Profana ha detto:

in questo periodo le 3 frasi hanno 3 soggetti differenti e la cosa mi ha inasprito la lettura.

 

Proprio questo è uno dei meccanismi che ho adoperato: rendere l'immagine da tre punti di vista diversi, variando spesso l'angolo di camera, se vogliamo dirla cinematograficamente. Va detto che la tecnica potrebbe essere adottata male (anzi, probabilissimo :D ), e che anche in caso di ottima applicazione potrebbe non piacere. Però ho provato a fare esattamente quello.

 

19 ore fa, Befana Profana ha detto:

questo nonno le regala da fabbricare e tenere in camera una riproduzione de Le Radeau de la Méduse? È un dipinto meraviglioso, ma con tutti quei cadaveri, corpi sofferenti, disperazione. povera bambina, di che darle incubi spaventosi!

 

Lì ho fatto riferimento a un'esperienza diretta: un puzzle de La libertà che guida il popolo fatto con mia sorella quando avevo una decina d'anni. Magari anche il nonno di Laura era particolarmente aperto da questo punto di vista. :D 

 

@Kuno, più o meno ho risposto a @Befana Profana sulle cose che mi fai notare. Credo che vada trovato l'equilibrio giusto, ma non è semplice. Credo sia un momento di passaggio, e questo è il primo testo che scrivo in questo modo, mentre finora ci avevo provato solo in fase di revisione di testi vecchi.

 

Grazie a tutti per gli utili spunti di riflessione. :sss:

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6 ore fa, Cerusico ha detto:

l tentativo in questo testo è di trovare un'espressività più elaborata

questo lo avevo capito infatti ci sono frasi "alte" e immagini ricercate su cui non ho nulla da eccepire, ho messo in risalto solo i passaggi in cui il risultato, per me, era un po' da unghie sulla lavagna.

6 ore fa, Cerusico ha detto:

Lì ho fatto riferimento a un'esperienza diretta:

Però, dai, ne La Liberté ci sono sì i cadaveri, però c'è l'afflato rivoluzionario, la comunione di popolo, la speranza di un avvenire nelle mani del popolo. la zattera dipinge una situazione di disperazione totale, ci sarà anche il sole all'orizzonte, però... :lol:

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Ciao @Cerusico.

Il racconto è tenero. 

Ho letto e stavo per commentare: com'è complessa la tua prosa! C'era bisogno di tutte queste perifrasi, di tutto questo linguaggio raffinato?

Poi ho visto le tue risposte ai commenti. 

Ho riletto e mi rimangio tutto.

Sono assolutamente favorevole alla ricerca espressiva: se stai cercando di sperimentare una prosa elaborata, ben venga questo racconto. Credo anche che tu sia sulla giusta strada. La complessità dà al racconto un andamento lento, un po' grave, che ben si adatta alla storia. Una storia silenziosa, fatta dei pensieri di Laura, dei suoi tentennamenti, delle sue decisioni. Ricordi e riflessioni di una bambina non possono che avere questo andamento delicato, malinconico, un po' involuto.

Forse, come dicono @Befana Profana e @Kuno, un paio di frasi suonano artificiose e si possono limare. Ma niente che non si possa aggiustare facilmente.

Sei uno schifo di bravura, comunque.

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Il 12/5/2019 alle 23:04, Cerusico ha detto:

lo sarebbe ancor di più per provare a esprimere la ragione per cui sta andando a casa del nonno.

Soltanto tre cose non sono riuscita a capire della tua storia, @ cerusico.

Perché da sola? e proprio quando irrompono le 15:58 ? Poi, ma su questo potri sbagliare, penso che Laura a dieci anni, nella sua situazione dovrebbe sapersi esprime benissimo.

Mi è capitato di essere a una festa dove il novanta per cento  degli invitati erano sordo muti: ti assicuro che perfino i bambini non stavano mai zitti, in un silenzio assordante.

Superato questo, la lettura risulta piacevole e la forma ben strutturata. Anche se non amo alcune scelte lessicali il racconto è buono.

 

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Il 12/5/2019 alle 23:04, Cerusico ha detto:

Sono trascorse due settimane dal salotto del nonno, dai trentotto pezzi sparsi sul tavolo, dall'interruzione: il penultimo ricordo riguarda nonno Gino che declama il nome del pittore – la sua erre moscia così bene si intonava col francese – prima di dirle di cercare il pezzo per completare il volto triste del vecchio intento a guardare il mare.

Qui qualcosa non mi torna, la ragazza è sorda, va bene che ricorda il nonno che declama (anche se non può sentirlo) ma precisare l"erre moscia mi pare davvero azzardato (per altro nemmeno utile alla storia, se non per dare un tratto distintivo al nonno e che, ripeto, la ragazza non potrebbe cogliere comunque).

 

 

Il 12/5/2019 alle 23:04, Cerusico ha detto:

vissuto solo in funzione dell’altro

refuso: in funzione l'una dell'altro

 

Detto questo, aggiungo che hai una bella scrittura e il pezzo risulta delicato. Il rapporto di affetto tra nonno e nipote è ben descritto. Bravo

 

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15 ore fa, Befana Profana ha detto:

ho messo in risalto solo i passaggi in cui il risultato, per me, era un po' da unghie sulla lavagna.

 

E di questo ti ringrazio, @Befana Profana: potrò riflettere sulle scelte e valutarle secondo una ottica diversa. :)

 

15 ore fa, Befana Profana ha detto:

la zattera dipinge una situazione di disperazione totale, ci sarà anche il sole all'orizzonte, però... :lol:

 

Eh, non hai tutti i torti :D sarà che sono cresciuto con un gusto piuttosto macabro, però non è una considerazione da scartare, la tua. Magari sceglierò qualche altro dipinto.

 

13 ore fa, mercy ha detto:

Sei uno schifo

 

:gesù:

 

Grazie, @mercy. Penso che la strada non sia chiarissima, in realtà, ma a volte è necessario provare qualcosa di differente per comprendere cosa funziona davvero per noi. E credo valga un po' per tutto. Se continuiamo a fare sempre le stesse cose, al netto del contorno i risultati saranno sempre identici.

 

13 ore fa, Alba360 ha detto:

Perché da sola?

 

Ciao, @Alba360. :)

 

Ho immaginato che Laura volesse completare il puzzle, un progetto condiviso col nonno. Se fosse andata coi suoi genitori, probabilmente avrebbero portato il puzzle a casa, lei lo avrebbe portato a termine lì. Ma lei sentiva la necessità di farlo proprio nel posto in cui aveva trascorso tanti pomeriggi col nonno.

 

13 ore fa, Alba360 ha detto:

e proprio quando irrompono le 15:58 ?

 

Quello che cercavo di trasmettere era l'apertura degli occhi.Laura si sveglia, apre gli occhi e la prima cosa che vede è la sveglia digitale che segna l'ora. Tutto qua.

 

13 ore fa, Alba360 ha detto:

penso che Laura a dieci anni, nella sua situazione dovrebbe sapersi esprime benissimo.

 

Faccio riferimento alla difficoltà che avrebbe a spiegare il motivo per cui è voluta andare da sola. E non è connesso alla sua difficoltà di esprimersi, ma proprio alla complessità delle sue emozioni, che non è in grado di comunicare.

 

13 ore fa, Alba360 ha detto:

Mi è capitato di essere a una festa dove il novanta per cento  degli invitati erano sordo muti: ti assicuro che perfino i bambini non stavano mai zitti, in un silenzio assordante.

 

Fantastico. :love2:

 

37 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

Qui qualcosa non mi torna, la ragazza è sorda

 

Ciao, @Adelaide J. Pellitteri. :)

 

In realtà, la bambina è muta, non sorda.

 

Ringrazio tutti coloro che sono passati e che si sono presi il tempo per lasciarmi un'impressione.

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Ciao @Cerusico.

 

Ti fai tanto il portavoce dello "schifo", ma qui di schifoso non c'è proprio nulla :no:.

 

Bellissimo racconto, scritto in maniera sopraffina con una prosa elegante (in qualche passaggio, forse un po' troppo) e suadente.  

Sei riuscito a descrivere ottimamente la tenerezza e la malinconia della ragazzina, anche con immagini emotivamente molto pesanti. In alcuni passaggi mi hai fatto tornare in mente le prime opere di Inio Asano (mangaka), con quella sua tristezza che ti stringe il cuore.  

Molto bello anche il finale :)

 

Bravo! 

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Il 15/5/2019 alle 11:53, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

@Cerusico, il binomio sordomuto (patologia classica) mi ha tratto in inganno. Scusami. 

 

Figurati! :D

 

21 ore fa, The_Butcher_of_Blaviken ha detto:

Ti fai tanto il portavoce dello "schifo", ma qui di schifoso non c'è proprio nulla :no:.

 

:(

 

Proverò a migliorare. :comedicitu:

 

21 ore fa, The_Butcher_of_Blaviken ha detto:

In alcuni passaggi mi hai fatto tornare in mente le prime opere di Inio Asano

 

Cercherò qualcosa, grazie per la segnalazione! 

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Ciao, @Cerusico, la tua scrittura è ineccepibile, come ti è stato detto, e di sicuro spicca... tuttavia... Per la mia personale sensibilità e (in)capacità di lettura, lo stile della prosa, il muro di testo, le perifrasi, sono tutti elementi che non mi avvicinano alla protagonista, anzi, risultano di disturbo, rendono più faticosa la lettura e mi ha impediscono di empatizzare, o meglio ancora, di porre il focus sul contenuto del racconto. Mi chiedo se un periodare più arioso non sia in realtà più funzionale.

Scusa eh, ma un rapporto di minoranza ci vuole sempre:cerusico:

Alla prox

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Ciao,

sono venuta a leggerti molto tardi e credo ti sia stato detto tutto. Di conseguenza, non avrò molto da dirti. Ma i commenti non li ho letti.

Credo che questo tuo brano sia tra quelli che utilizzano meno frasi astruse e costruzioni di difficile interpretazione. Io che ricordo altri lavori, noto qui una scorrevolezza che, in altri casi, veniva coperta dalla forma. Questo per quanto riguarda questa la tua prova a confronto con altre tue prove.

 

Per quanto riguarda me, invece, posso dire che è sempre un piacere leggere un italiano ben scritto, un uso corretto della punteggiatura, un racconto denso, corposo, che ha qualcosa da dire. Chiaro, io tanti passaggi li avrei resi diversamente secondo un mio gusto personale, avrei tolto molti verbi percettivi e qualche Laura, ma sarebbe diventato "il mio racconto", non il tuo. :) 

 

Grazie della lettura. :) 

Ti lascio quattro fiori, guarda un po'...

:flower::flower:

 

 

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Tempo fa si discuteva, in un tuo momento autocritico, del fatto che non vedessi un’impronta riconoscibile nei tuoi testi – soprattutto circa il contenuto. Non ero d’accordo allora, in cui effettivamente era meno marcata, e rimango della stessa idea di fronte alle ultime produzioni, comprese quelle revisionate. Emerge in maniera cristallina la tematica della comunicazione problematica, che sia per blocchi di natura fisica o psicologica. L’esigenza di farsi capire e, dalla parte opposta, l’incapacità di affrontare questa sfida; ci sono casi in cui gli interlocutori superano le barriere e casi in cui cristallizzano le proprie posizioni. Ciò che più mi colpisce è che questa difficoltà nel comunicare non è mai a senso unico e anzi, spesso coinvolge maggiormente le parti che sulla carta sono meno svantaggiate. È un tema, secondo me, talmente ampio e plasmabile che potrebbe indurre nell’errore di non identificarlo, appunto, e di temere di non trovare una direzione contenutistica.

Parlando invece di stile, lì l’impronta trifilica è ben calcata, con questa prosa soave e musicale, che definirei “in bianco e nero” ma non per additare una mancanza di colore; mi riferisco piuttosto alla sensazione di caldo intimo che lascia la visione di una vecchia foto di famiglia. Il racconto specifico, però, proprio per questioni stilistiche è a mio parere uno dei meno riusciti della collezione: è discontinuo e la forma finisce per offuscare il contenuto. Nel consueto paragone culinario, è un buon piatto in cui si è esagerato con le spezie, o comunque con il dosaggio di qualche ingrediente.

È ben chiaro che tutto questo faccia parte di una ricerca, dalla quale in ogni caso emerge forte tutta la tua dote in termini di qualità e quantità. Sono straconvinto che troverai la giusta misura. C’è da dire anche che dove si alza l’asticella (dico in termini relativi, non mi metto ora a discuterne di generali) è più facile che la stesura frettolosa penalizzi il risultato. Quindi, considerato tutto questo, secondo me hai fatto un ottimo lavoro.

Concludo ribadendo una considerazione che ho fatto in precedenza, e che secondo me racchiude il senso del tutto:

Il 13/5/2019 alle 09:52, AdStr ha detto:

:cerusico:

 

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