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mercy

[MI 126] La sponda dei Giusti

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Traccia di Mezzogiorno: il Fiume.

 

Qui si convien lasciare ogne sospetto; 
ogne viltà convien che qui sia morta.   

 

 

«… Allora esigo di parlare con il suo superiore» scandisce un uomo di mezza età, rivolto all'addetta al check-in «Aspettiamo qui da… da…»

«Da un tempo indecente» si intromette una signora in fila dietro di lui.

«Ci scusi per il disagio, signor Mantelli. Intanto può compilare questo modulo di reclamo» l’impiegata gli consegna un foglio stampato. «Le assicuro che le sue lamentele saranno prese in seria considerazione.»

Lui appallottola il modulo e lo scaglia a terra:

«’Fanculo a lei e ai suoi…»

I viaggiatori raccolti intorno al banco sono della stessa opinione:

«È vergognoso!»

«Altro che moduli! Dovremmo uscire e sistemare la faccenda da noi!»

«E io? Io non dovrei nemmeno essere qui!»

L’impiegata sospira, poi si sporge verso il signor Mantelli e sussurra qualcosa: lui impallidisce e fa due passi indietro, barcollando.

«Qualcosa da aggiungere? Dottoressa Polacci? Ragionier La Rocca? Avvocato Visconti?»

La dottoressa, il ragioniere e l’avvocato cambiano idea all'istante: si disperdono insieme agli altri indignati, in una cacofonia di sospiri, mugugni e invettive di cui capisco una parola ogni tre. Gli anziani, che osservavano speranzosi la scena, tornano a curvare la schiena e si allontanano dal gate trascinando i piedi nudi. Cercano di impietosire quelli che hanno trovato posto a sedere e che si guardano bene dal cederlo a chiunque - vecchio, donna o bambino che sia. I bambini, per la verità, dormono senza problemi sul pavimento o giocano tra loro: si rincorrono, schiamazzano. A quanto pare i “quattro cantoni” vanno ancora.

Io sbadiglio e mi gratto una caviglia. Siamo bloccati qui da… non saprei dirlo. Sembrano giorni, però. E tutti sperano di ri-attraversare il fiume.

 

Ma guarda chi c’è! Dev'essere arrivata anche lei con l’ultimo traghetto, ma non l’avevo vista… siamo in tanti, qui all'approdo. In piedi accanto alla vetrata che dà sul fiume, si stringe nelle spalle, strofinandosi le braccia con le mani.

«Professoressa!»

Alza la testa e mi fissa senza riconoscermi. Io le faccio cenno di avvicinarsi:

«Professoressa, non si ricorda di me? Maturità 2001, quell'orribile versione di Epitteto. Mi ha dato un’insufficienza clamorosa.»

Mi raggiunge guardinga, con un sorriso di circostanza. L’ultima volta che ci siamo incontrate aveva ancora i capelli lunghi e neri, raccolti in un nodo sulla nuca. Adesso è piena di riflessi grigi e ha una brutto segno livido intorno al collo.

«Davvero non si ricorda di me?»

«Mi dispiace» balbetta.

«Mannò. Con tutti gli alunni che…»

Lei scoppia a piangere:

«Mi dispiace, mi dispiace… Se non vi avessi riempiti di brutti voti non sarei su questa riva del fiume…»

«Non pianga, vedrà che andrà tutto bene. Ecco, le lascio la mia sedia, si sieda.»

 

Guardo il fiume di là dalle vetrate: scorre impetuoso tra le rocce, tagliando la campagna piatta e brulla. Scura la riva, scura l’acqua, scuro il cielo senza stelle. Non sono un’esperta di fiumi, ma sono sicura di non averne mai visto uno tanto ampio.

«Sembra impossibile che ci si speri tanto» commenta il riflesso di un uomo accanto a me.

Mi volto:

«Uh. La Speranza è una virtù, giusto?»

Il tizio sorride, scoprendo due file di denti abbaglianti nel viso abbronzato:

«Teologale, per la precisione. Le virtù Teologali sono Fede, Speranza e Carità. Le virtù Cardinali, invece…»

«Allora lei è un esperto! Cosa fa da queste parti?»

«Non dovrei esserci infatti, sono sicuro che il traghetto sta tornando per me.»

Sorrido anche io: «Non dicono tutti così?»

Lui si irrigidisce, mi agita l’indice davanti al naso:

«Io ho lavorato dieci anni in una missione a Nairobi, in Kenya, ma immagino che l’unica ad essere nel posto sbagliato sia lei, signorina…?»

«Mercy. Sono proprio dove dovrei essere, invece.»

«E non si vergogna?»

«Solo qualche volta.»

Si allontana bofonchiando qualcosa, io riprendo a guardare il fiume nella notte.

 

«Il traghetto arriverà presto, Aziz» ripete una donna accoccolata davanti alla vetrata. «Chi è qui per sbaglio tornerà indietro… Forse tornerai indietro anche tu.»

Culla un neonato e accarezza i capelli di un bimbetto color caffellatte di sei o sette anni; il bimbetto si lamenta, nascondendole la testa contro la spalla: 

«Ma io non voglio tornare indietro, mama. Ho paura dell’acqua.»

«Non fare i capricci, sei grande ormai. E adesso che baba non c’è devi badare a tua sorella.»

Il bambino piagnucola, lei cerca di consolarlo. Mi chino accanto a loro e, dato che mama sorride, dico:

«Non ti succederà nulla di male in ogni caso. Dall'altra parte del fiume saresti felice.»

Aziz mi sbircia tirando su con il naso:

«Tornano indietro anche mama e Majida?»

«Credo di sì. Se il traghetto torna davvero a prendere qualcuno, non potete che essere voi. Comunque, se non doveste tornare, c’è una bella città di qua del fiume. Con un castello cinto da sette mura e un giardino verde e profumato. Pieno di bambini come te e di persone per bene.»

«E tu dove vai?»

«Non lo so ancora.»

 

«Arriva, arriva!»

I viaggiatori si accalcano davanti alla vetrata come foglie sospinte dal vento. Al passaggio del traghetto le acque ribollono, aprendosi per lasciarlo passare; gli occhi del nocchiero sono l’unico fuoco nella notte.

«Un momento di attenzione, signore e signori. La direzione si scusa per avervi fatto attendere tanto a lungo. In seguito all'odierna chiusura del Limbo, i Giusti – ancorché non battezzati – verranno traghettati di nuovo di là dell’Acheronte e trasferiti in Purgatorio. Tutti quelli che chiamerò per nome sono pregati di mettersi in fila e di salire ordinatamente sulla barca: Çelik Aziz, Çelik Hadiya, Çelik Madija, DeBiase Francesco, Dansini Sonia, Collodo Paolo…»

Una sfilata di bambini. Ma il mio nome non c’è; non è stata chiamata neanche la professoressa Martini e, pensa un po’, neanche il missionario. Sono sicura che lei non è rimasta perché si divertiva a umiliare gli alunni. Lui si è già unito a un gruppetto di scontenti che protestano al check-in.

L’impiegata schiocca le dita e i capelli dei viaggiatori arrabbiati prendono fuoco. La sala d’attesa dell’approdo risuona di bestemmie contro Dio, la specie umana, il luogo e il giorno di nascita delle anime dannate.

Io sbadiglio. Non credevo ci si potesse annoiare, o stancare, dopo la morte.

«Adesso chiamerò quelli di voi che sono attesi da re Minosse per conoscere il loro Girone…»

 

Quando nella sala è rimasto solo un leggero odore di carne bruciata, mi avvicino al banco.

«Mi scusi…»

«Un attimo e sono da lei. Questo turno è allucinante…»

«Non la invidio, in effetti. Di sopra decidono di chiudere il Limbo e lei si trova a gestire un sacco di casino.»

L'impiegata sospira e indica uno scaffale pieno di faldoni:

«E adesso dovrò assicurarmi che siano trasferiti tutti i Giusti ancora nel Limbo… Caronte è incazzato nero.»

«Credevo fosse sempre incazzato nero. Le serve una mano?»

«Perché no? Finché non mi diranno dove destinarla… Ho dato un’occhiata alla sua pratica, sa? Ecco, al suo posto mi scorderei del Paradiso, ma qualche speranza in una promozione al Purgatorio…» mi mette in braccio un fascio di documenti. «Controlli che questi nominativi siano in ordine alfabetico…»

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Ciao @mercy,

 

La tua rivisitazione in chiave dantesca di un'attesa in aeroporto è molto divertente. Molto brava sei stata a dipingere la folla degli scontenti. Infatti, dove vai vai, se c'è un disguido o un ritardo, ci sono sempre dei personaggi come hai descritto tu. 

Con questa frase:

8 ore fa, mercy ha detto:

Cercano di impietosire quelli che hanno trovato posto a sedere e che si guardano bene dal cederlo a chiunque - vecchio, donna o bambino che sia

Mi hai fatto sorridere, perché davvero gli anziani sull'autobus, in fila alle casse del supermercato o in altri contesti sfoderando tutti gli acciacchi pur di guadagnare un posto avanti xD

 

Il brano, gustoso e divertente, è ben scritto e scorrevole. 

 

Forse, se proprio devo trovare un difetto, avrei giocato ancora di più sulle magagne della vita dei personaggi e sul loro credere di essere comunque meritevoli di "un posto in paradiso". Sarebbe stato ancora più divertente. 

 

Talia 

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@mercy, il fiume c'è, ma potrebbe anche non esserci, il racconto non ne soffrirebbe affatto.

La burocratizzazione e l'attualizzazione del dopo vita non sono certo una novità, ma la storia è ben scritta e gradevole.

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@mercy, ti faccio i miei complimenti perché il racconto si legge bene. E trovo piuttosto originale l'idea di identificare l'io narrante con l'autore, facendoli entrare in scena in media res come voci tra le altre.

Qualche frusaglia.

22 ore fa, mercy ha detto:

Intanto può compilare questo modulo di reclamo» l’impiegata gli consegna un foglio stampato

Dopo le caporali a chiusura d'un dialogo, io adopererei la punteggiatura, la virgola in questo caso. Mi pare che sia la lezione più diffusa.

 

Ma il Luogo è un areoporto:

22 ore fa, mercy ha detto:

rivolto all'addetta al check-in

 

22 ore fa, mercy ha detto:

si allontanano dal gate

o un punto di attracco dei traghetti?

 

22 ore fa, mercy ha detto:

arrivata anche lei con l’ultimo traghetto

 

22 ore fa, mercy ha detto:

siamo in tanti, qui all'approdo

In ogni caso, mi pare che il fiume, malgrado la sua presenza fisica sia indubitabile, venga a perdere un po' della sua funzione simbolica originaria.

Un'ultima domanda: ma sei proprio sicura che al momento della Selezione la Cosa funzioni proprio così come l'hai scritta?

Hasta pronto, y suerte

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@Marcy ciao, secondo me l'idea è molto azzeccata, ma forse non regge tutto il racconto. L'inizio mi ha entusiasmato ma dalla famigliola africana è andato in calando. Forse serviva un'altra invenzione per la seconda parte. E poi sì, il fiume c'è ma potrebbe pure non esserci.

Mi è piaciuta comunque la traslazione degli scenari danteschi alla quotidianità odierna, un'operazione molto da divina commedia

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@Talia @Macleo @don Durito e @Edu

grazie mille del passaggio.

 

7 ore fa, Macleo ha detto:

il fiume c'è, ma potrebbe anche non esserci, il racconto non ne soffrirebbe affatto.

 

1 ora fa, don Durito ha detto:

In ogni caso, mi pare che il fiume, malgrado la sua presenza fisica sia indubitabile, venga a perdere un po' della sua funzione simbolica originaria.

 

5 minuti fa, Edu ha detto:

E poi sì, il fiume c'è ma potrebbe pure non esserci.

 

Capisco che con il fiume ho sbagliato qualcosa... nelle mie intenzioni, il fiume è fondamentale: le due rive dell'Acheronte dividono il Limbo dall'Inferno. Essere sulla riva giusta è l'unica cosa che conta. Tutti sperano di essere stati trasportati dall'altra parte per sbaglio e aspettano il traghetto per cercare di tornare indietro.

 

@don Durito, a te in particolare: si tratta di un approdo. Al posto di check-in avrei potuto usare "punto di registrazione" e al posto di gate "uscita" o "cancello". Mi sembrava, però, che questa terminologia inglese fosse ormai sdoganata anche a proposito di porti e stazioni. E mi piaceva (forse colpevolmente) mescolare queste parole a parafrasi di versi danteschi infilate qui e là. 

Grazie per la notazione sulla punteggiatura. Sto cercando di imparare a gestire la punteggiatura nei dialoghi, e ho ancora qualche difficoltà.

1 ora fa, don Durito ha detto:

Un'ultima domanda: ma sei proprio sicura che al momento della Selezione la Cosa funzioni proprio così come l'hai scritta?

Hasta pronto, y suerte

Spero di no, temo di sì.

Gracias, y suerte para ti.

 

 

15 minuti fa, Edu ha detto:

Forse serviva un'altra invenzione per la seconda parte.

@Edu, ti stai vendicando? :asd:

Spoiler

Scherzo, probabilmente me lo merito. :sss:

 

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3 minuti fa, mercy ha detto:
26 minuti fa, Edu ha detto:

Forse serviva un'altra invenzione per la seconda parte.

@Edu, ti stai vendicando? :asd:

Io l'avrei fatta incontrare con quello che, per una commedia degli equivoci, scambia per l'amante gay di suo marito. Però fa tu...

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@mercy ho trovato il tuo racconto molto simpatico, una bella idea.  I personaggi riempiono la scena (e l'approdo) in modo animato. Sembra di stare in un luogo di partenza in piena stagione, tutti a lamentarsi al minimo inghippo. 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

L’impiegata sospira, poi si sporge verso il signor Mantelli e sussurra qualcosa: lui impallidisce e fa due passi indietro, barcollando.

«Qualcosa da aggiungere? Dottoressa Polacci? Ragionier La Rocca? Avvocato Visconti?»

mi piace come hai descritto la scena, l'avere interpellato i presenti, avvocato e company, mettendoli a tacere in riflesso all'espressione del signor Mantelli (cosa mai gli avrà detto la donna? Mi sarebbe piaciuto saperlo).

Bella scrittura.

Il fiume di Caronte mi pare sia il fiume per eccellenza, non vedo perché se ne sia parlato in termini di "c'è ma potrebbe non esserci". Mi sfugge qualcosa.

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L'ho trovato molto piacevole, sorridente, con tocchi più ironici (la professoressa severa, forse condannata a un'eternità negativa a causa del suo bistrattare gli allievi), più profondi, come la famiglia che non è detto ma si intuisce annegata cercando una terra migliore in cui crescere i figli; morali, come il fatto che non sia l'aver praticato una fede religiosa, ma l'essersi ben comportati in vita, quello che conta. Il tutto senza mai perdere il tono sorridente. Un racconto che si legge con piacere e formalmente pulito. in ogni caso, non mi pare di aver notato refusi (o non ci sono o la lettura è così gradevole da renderli invisibili :) )

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Hey @mercy ...sei forte xD!

 

Molto bella la tua interpretazione moderna e ironica dell'oltretomba dantesco :asd: Sai, potresti anche pensare di ricavarne un piccolo romanzo o una raccolta di racconti brevi, perché si presta davvero bene come setting :).

Il racconto è scritto bene, ma mi trovo d'accordo con Edu quando dice che la prima parte risulta più riuscita della seconda :si: Io, sinceramente, avrei spinto ancora di più sull'aspetto ironico/grottesco. 

 

Comunque, se fossi in te, non farei tanto affidamento sulle parole dell'impiegata... la promozione al Purgatorio la vedo impossibile :trollface: 

 

Brava @mercy !

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ù

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

«E io? Io non dovrei nemmeno essere qui!»

L’impiegata sospira, poi si sporge verso il signor Mantelli e sussurra qualcosa: lui impallidisce e fa due passi indietro, barcollando.

«Qualcosa da aggiungere? Dottoressa Polacci? Ragionier La Rocca? Avvocato Visconti?»

qui non si capisce chi stia parlando

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

La dottoressa, il ragioniere e l’avvocato cambiano idea all'istante: si disperdono insieme agli altri indignati, in una cacofonia di sospiri, mugugni e invettive di cui capisco una parola ogni tre.

improvvisamente fai entrare in scena un "io" narrante? Forse, avresti dovuto avvisare il lettore prima, della tua presenza.

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

Ma guarda chi c’è! Dev'essere arrivata anche lei con l’ultimo traghetto, ma non l’avevo vista… siamo in tanti, qui all'approdo. In piedi accanto alla vetrata che dà sul fiume, si stringe nelle spalle, strofinandosi le braccia con le mani.

«Professoressa!»

Alza la testa e mi fissa senza riconoscermi. Io le faccio cenno di avvicinarsi:

se sei una ragazza e lei più anziana, dovresti essere tu ad avvicinarti

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

 

Lui si irrigidisce, mi agita l’indice davanti al naso:

«Io ho lavorato dieci anni in una missione a Nairobi, in Kenya, ma immagino che l’unica ad essere nel posto sbagliato sia lei, signorina…?»

«Mercy. Sono proprio dove dovrei essere, invece.»

qui io avrei inserito una battuta sfruttando il fatto che "mercy" significa misericordia... ci stava, no?

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

«E non si vergogna?»

«Solo qualche volta.»

Si allontana bofonchiando qualcosa, io riprendo a guardare il fiume nella notte.

 

«Arriva, arriva!»

I viaggiatori si accalcano davanti alla vetrata come foglie sospinte dal vento. Al passaggio del traghetto le acque ribollono, aprendosi per lasciarlo passare; gli occhi del nocchiero sono l’unico fuoco nella notte.

«Un momento di attenzione, signore e signori. La direzione si scusa per avervi fatto attendere tanto a lungo. In seguito all'odierna chiusura del Limbo, i Giusti – ancorché non battezzati – verranno traghettati di nuovo di là dell’Acheronte e trasferiti in Purgatorio. Tutti quelli che chiamerò per nome sono pregati di mettersi in fila e di salire ordinatamente sulla barca: Çelik Aziz, Çelik Hadiya, Çelik Madija, DeBiase Francesco, Dansini Sonia, Collodo Paolo…»

Una sfilata di bambini. Ma il mio nome non c’è; non è stata chiamata neanche la professoressa Martini e, pensa un po’, neanche il missionario. Sono sicura che lei non è rimasta perché si divertiva a umiliare gli alunni.

Non capisco la forma negativa. Visto che la prof è rimasta proprio perché si divertiva a umiliare gli alunni...penso che tu volessi dire. Quindi: Sono sicura che lei è rimasta (o, meglio ancora: Sono sicura che lei sia rimasta...)

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

 

L'impiegata sospira e indica uno scaffale pieno di faldoni:

«E adesso dovrò assicurarmi che siano trasferiti tutti i Giusti ancora nel Limbo… Caronte è incazzato nero.»

«Credevo fosse sempre incazzato nero. Le serve una mano?»

«Perché no? Finché non mi diranno dove destinarla… Ho dato un’occhiata alla sua pratica, sa? Ecco, al suo posto mi scorderei del Paradiso, ma qualche speranza in una promozione al Purgatorio…» mi mette in braccio un fascio di documenti. «Controlli che questi nominativi siano in ordine alfabetico…»

 

Molto simpatico, @mercy :), al netto delle insignificanti annotazioni di cui sopra.

Forse, come suggerito da quell'impunito di @Edu , oltre alla tua prof avresti potuto metterci qualche altro "incontro" di rilievo, con qualcuno creduto da te un buono ma marcio dentro o viceversa, con qualche lampo ironico-sarcastico in più.

 

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6 ore fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

cosa mai gli avrà detto la donna? Mi sarebbe piaciuto saperlo).

Beh, l'impiegata sa tutto sui "viaggiatori" che aspettano all'approdo. Se è all'inferno, il signor Mantelli uno sporco segreto ce l'ha di sicuro...quale sia non è poi così importante.

ciao @Adelaide J. Pellitteri, grazie del passaggio.

 

6 ore fa, Befana Profana ha detto:

Un racconto che si legge con piacere e formalmente pulito.

Detto da te, che sei così attenta e curata nella prosa, è una grossa soddisfazione. @Befana Profana :sss:

 

4 ore fa, The_Butcher_of_Blaviken ha detto:

Comunque, se fossi in te, non farei tanto affidamento sulle parole dell'impiegata... la promozione al Purgatorio la vedo impossibile 

Lo credo anche io. Vuole solo farsi aiutare con le scartoffie. :si:

Grazie BoB!

 

Ti rispondo punto per punto, @Poeta Zaza

 

qui non si capisce chi stia parlando.

Probabilmente hai ragione: dovrei sistemare il passaggio, anche se a me il botta e risposta tra l'impiegata e i viaggiatori sembrava chiaro. 

 

improvvisamente fai entrare in scena un "io" narrante? Forse, avresti dovuto avvisare il lettore prima, della tua presenza.

Anche no. Il racconto è in prima persona, l'effetto smarrimento è minimo - credo.

 

se sei una ragazza e lei più anziana, dovresti essere tu ad avvicinarti.

Nel mondo reale sì, ma qui siamo all'inferno. Mercy, oltretutto, è riuscita ad accaparrarsi un posto a sedere, mentre la professoressa è in piedi. Se Mercy si alzasse, qualcuno le porterebbe via la sedia.

 

qui io avrei inserito una battuta sfruttando il fatto che "mercy" significa misericordia... ci stava, no?

Ci avevo anche pensato. Ma mi sembrava una battuta forzata. Misericordia all'inferno: tutto il racconto è già una battuta.

 

Non capisco la forma negativa. Visto che la prof è rimasta proprio perché si divertiva a umiliare gli alunni...penso che tu volessi dire. Quindi: Sono sicura che lei è rimasta (o, meglio ancora: Sono sicura che lei sia rimasta...

La professoressa pensa di essere finita all'inferno perché umiliava gli alunni, ma Mercy trova che questo sia un peccato veniale. Non si va all'inferno per una cosa del genere. La professoressa, oltretutto, ha "un brutto segno livido intorno al collo". Forse si è impiccata, cioè. Chissà cosa le è successo davvero.

 

oltre alla tua prof avresti potuto metterci qualche altro "incontro" di rilievo, con qualcuno creduto da te un buono ma marcio dentro o viceversa, con qualche lampo ironico-sarcastico in più.

Avrei potuto, sì. Ma questo è quello che fa Dante. A me non interessava punire o prendere in giro qualcuno di reale: volevo solo mettere in scena un inferno grottesco e vicino alla quotidianità di tutti noi.

 

Grazie mille del commento approfondito, Zaza.

 

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Ciao, @mercy . Unire il check-in di un aeroporto alla Divina Commedia? Bella idea, divertente soprattutto. Immagino quanto tu possa esserti divertita a scriverlo, considerando anche l'identità dell'io narrante. interessanti anche i piccoli casi umani descritti; la storiella della professoressa è la mia preferita. A differenza di altri ho trovato la presenza del fiume funzionale alla storia; è vero che senza questo il racconto potrebbe funzionare lo stesso, ma ciò non lo rende superfluo. Che altro dire, è scritto bene, non annoia, e riesce a strappare un sorriso in più di un'occasione. Brava, niente male davvero. Ciao, e alla prossima!

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Ciao @mercy

Mi è piaciuta questa rivisitazione dell'Acheronte in chiave moderna. Il racconto scorre bene e ha alcune trovate divertenti ed efficaci. Spero solo che i miei alunni non mi facciano fare la fine della prof. della tua storia...

Bella prova!

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Dai, ma davvero? ci siam fatte un giretto, io in paradiso e tu all'inferno!xD

 

Mi sono tornati in mente almeno tre film, tra cui Beetlejuice - Spiritello porcello e una vecchia pellicola di totò, dove si svolge una scena silmile di un'altro più recente non mi ricordo il titolo.

Non molto originale l'idea ma divertente e scorrevole, il tuo racconto @mercy.

 

 

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Ciao carissima @mercy:D

 

Passo subito alle annotazioni...

 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

«… Allora esigo di parlare con il suo superiore»

Non è necessario toglierlo ma, leggendo il seguito, anche attaccare direttamente da "Esigo" (ossia togliere i tre puntini e "allora") può tranquillamente comunicare l'idea della partenza "in medias res", almeno secondo me, e potrebbe rivelarsi un attacco più forte e deciso.

 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

scandisce un uomo di mezza età, rivolto all'addetta al check-in 

Scriverei "del check-in" per evitare la ripetizione-allitterazione di "al", molto vicini.

 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

Siamo bloccati qui da… non saprei dirlo.

Questa frase riprende molto ripetendolo il concetto iniziale espresso qui:

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

«Aspettiamo qui da… da…»

«Da un tempo indecente»

Va bene dunque che vuoi riprendere e anche ribadire il concetto, ma io cambierei formula stilistica, un qualcosa che ad esempio non comprenda il " qui da".

 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

 E tutti sperano di ri-attraversare il fiume.

Il fiume appare qui, a fine del primo paragrafo. Se non sbaglio, parli di un'attesa a un non meglio specificato "gate"... io avevo immagino un aeroporto, o una stazione dei bus... insomma, di fiumi non ne avevo ancora immaginati e dunque solo giunto qui ho dovuto rivedere tutta l'ambientazione cambiando la mia immaginazione... perché non specificarlo da subito che il gate è in qualche modo navale, o l'imbarco di un traghetto?

 

 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

Ma guarda chi c’è! Dev'essere arrivata anche lei con l’ultimo traghetto, ma non l’avevo vista

Non è mai il massimo cominciare una frase con il "ma" (anche se a me personalmente, devo dire, piace molto!)... ciononostante, toglierei il secondo "ma": è ripetitivo e indurisce la frase.

 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

In piedi accanto alla vetrata che dà sul fiume, si stringe nelle spalle, strofinandosi le braccia con le mani.

Questa mi è piaciuta: qui il personaggio mi è apparso e l'ho visualizzato bene.

 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

«Mi dispiace, mi dispiace… Se non vi avessi riempiti di brutti voti non sarei su questa riva del fiume…»

Che il fiume sia il confine di un limbo d'oltrevita non è la "sorpresa ultima del racconto", ma viene fuori e tratteggiato pian piano nella storia.

Scritto così, però, lo "spoiler" (per come l'ho letta io) o la rivelazione è fin troppo palese o "maldestramente mascherata" se posso permettermi... da che mi stavo immaginando un classico fiume sulla terra, magari in una foresta amazzonica o altro, ecco improvvisamente un'allusione a una sorta di inferno o di oltre vita... si intuisce o si può intuire che il personaggio sia in qualche modo "morto" o in un'altra dimensione giacché il collegamento fra il senso di colpa dell'insegnate e l'idea di venire in qualche modo "punita" per questo suo comportamento passato rimanda appunto all'idea di un'inferno Dantesco.

Valuterei se lasciare o meno la frase (oppure riformularla).

 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

Guardo il fiume di là dalle vetrate: scorre impetuoso tra le rocce, tagliando la campagna piatta e brulla. Scura la riva, scura l’acqua, scuro il cielo senza stelle. Non sono un’esperta di fiumi, ma sono sicura di non averne mai visto uno tanto ampio.

Forse varierei la seconda ripetizione di "fiume", anche se magari può divenire troppo tecnica e fuori registro stilistico... ad esempio: "non sono un'esperta di corsi d'acqua"... il che però potrebbe anche sposarsi meglio con il concetto di "esperienza" cognitiva che lo stessa frase vuole esprimere. Oppure di "fiumi e affini"... non so.

 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

Lui si irrigidisce, mi agita l’indice davanti al naso:

Questo "mi" non mi convince molto collegato al verbo "agitarsi"... in prima lettura corre il rischio di trasformarsi in complemento oggetto (agita me) anziché essere pronome dativo o complemento di termine... forse suggerirei qualcosa come "agita l'indice davanti al mio naso".

 

Il 12/5/2019 alle 22:56, mercy ha detto:

E adesso che baba non c’è (virgola) devi badare a tua sorella.»

Aggiungerei una virgola a dividere principale e subordinata, ma solo perché io sono abituato a farlo.

 

Carissima @mercy... fermo restando che il racconto è stato scritto con qualche limite da Contest (tempo, caratteri, traccia etc...) e che comunque non è scritto male (tu sai scrivere, mica no)... forse e però, se devo essere completamente sincero l'ho trovato un poco dispersivo... la parola che mi verrebbe da usare è "impastato"... secondo me la scrittura scorre a tratti e non fluisce pienamente da inizio a fine racconto... come se metaforicamente (per restare in tema) questa storia sotto forma di fiume accumulasse troppi detriti nel percorso o rallentamenti del letto del fiume veri e propri.

Non è secondo me troppo chiara la direzione di dove vuole andare a parare e di come si muove (se gira destra, a sinistra, punta di qua, di là; se vuole aver uno stile vivace o riflessivo, allegro o cupo)... ci sono diversi elementi tutti un po' accennati, ma non davvero approfonditi.

 

A tratti, ancor più che il racconto di un limbo, mi è parso è il racconto del sogno di un limbo... a tratti confuso e non completamente messo a fuoco, come se raccontato dalla mente della protagonista appena risvegliata che tenta di rimettere insieme i pezzi delle sue memorie oniriche.

 

Ovviamente, a impressione personale...

 

Tu, invece, cosa volevi chiedermi nello specifico? Puoi anche farlo per MP, se lo ritieni più opportuno.

 

Ciao e a presto!

 

P.S.: perdona la rudezza del mio commento!

 

:rosa:

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Il 15/5/2019 alle 11:37, Rhomer ha detto:

Che altro dire, è scritto bene, non annoia, e riesce a strappare un sorriso in più di un'occasione. Brava, niente male davvero. Ciao, e alla prossima!

Ciao @Rhomer, grazie a te. :sss:

 

21 ore fa, Ivana Librici ha detto:

Spero solo che i miei alunni non mi facciano fare la fine della prof. della tua storia...

Credo che chiunque abbia insegnato si sia fatto augurare l'Inferno, almeno una volta. Io in particolare però, soprattutto guardando ai miei insegnati con gli occhi di un'adulta, perdono loro anche quello che mi ha fatto arrabbiare. @Ivana Librici, se l'Inferno esiste, non saranno gli insegnati severi ad andarci - e neanche quelli che umiliano un po' gli studenti. Grazie di essere passata. :) 

 

16 ore fa, Alba360 ha detto:

Dai, ma davvero? ci siam fatte un giretto, io in paradiso e tu all'inferno!xD

La prossima volta facciamo il contrario, magari. Mi farei volentieri un giro in paradiso... :asd:

@Alba360, la questione dell'originalità è una faccenda spinosa. Scrivendo questa cosa, non ho pensato nemmeno per un momento di essere originale, anzi. Ho "copiato" a mani basse da almeno due autori/ambientazioni. Grazie anche a te di essere passata. 

 

14 minuti fa, AndC ha detto:

P.S.: perdona la rudezza del mio commento!

Maddai!

Credo (anzi so) che è la prima volta che non mi riempi di complimenti. Considero i tuoi commenti sinceri, quindi se hai da criticare ben venga. Al netto della sincerità, ritengo più utili le critiche dei complimenti.

Mi sono segnata tutte le tue correzioni formali, ma soprattutto rifletto su questo:

21 minuti fa, AndC ha detto:

Non è secondo me troppo chiara la direzione di dove vuole andare a parare e di come si muove (se gira destra, a sinistra, punta di qua, di là; se vuole aver uno stile vivace o riflessivo, allegro o cupo)... ci sono diversi elementi tutti un po' accennati, ma non davvero approfonditi.

e questo:

21 minuti fa, AndC ha detto:

A tratti, ancor più che il racconto di un limbo, mi è parso è il racconto del sogno di un limbo... a tratti confuso e non completamente messo a fuoco, come se raccontato dalla mente della protagonista appena risvegliata che tenta di rimettere insieme i pezzi delle sue memorie oniriche.

 

Alla domanda che volevo farti, hai in parte già risposto. Cercavo un'ambientazione sfocata, a tratti grottesca, a tratti nonsense. Non violenta o crudele,  ma rarefatta, e "onirica" - come immagino l'inferno possa essere davvero. Essendo tu un esperto di "rarefazione", di ambientazioni mobili e sfumate, mi interessava un tuo parere.

Mi dici che non ho avuto successo. Pazienza, ci riproverò.

Di chiaro, speravo ci fossero i riferimenti a due (almeno due, in realtà tre) inferni altrui. Se li hai visti, in caso mandami un MP e dimmi quali sono.

Solo in caso tu ne abbia tempo e voglia, però. Ché hai già fatto più di quello che ti avevo chiesto.

Grazie mille del passaggio. Sempre apprezzatissimi, i tuoi commenti. :sss:

 

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Il 16/5/2019 alle 13:04, AndC ha detto:

Carissima @mercy... fermo restando che il racconto è stato scritto con qualche limite da Contest (tempo, caratteri, traccia etc...) e che comunque non è scritto male (tu sai scrivere, mica no)... forse e però, se devo essere completamente sincero l'ho trovato un poco dispersivo... la parola che mi verrebbe da usare è "impastato"... secondo me la scrittura scorre a tratti e non fluisce pienamente da inizio a fine racconto... come se metaforicamente (per restare in tema) questa storia sotto forma di fiume accumulasse troppi detriti nel percorso o rallentamenti del letto del fiume veri e propri.

Non è secondo me troppo chiara la direzione di dove vuole andare a parare e di come si muove (se gira destra, a sinistra, punta di qua, di là; se vuole aver uno stile vivace o riflessivo, allegro o cupo)... ci sono diversi elementi tutti un po' accennati, ma non davvero approfonditi

Ecco, quoto il commento di @AndC perché corrisponde a ciò che ti accennavo in chat. Il racconto in sé non ha errori, non c'è una frase (o più di una) da incolpare, che potrei dirti di modificare o migliorare. Al di là dei piccoli appunti che ti sono stati fatti non c'è niente di sbagliato, si tratta più che altro di una situazione d'insieme.

 

Rileggendolo ho cercato di recuperare le impressioni della prima lettura e di scovarne i motivi, direi che la prima cosa che mi salta all'occhio è la mancanza di un punto di vista facilmente individuabile. Il racconto inizia con quello che sembra un osservatore esterno oggettivo e come lettore cerchi di capire in quale personaggio devi calarti (quello che sarà il protagonista della storia). Alla fine del paragrafo, però, si scopre di essere dentro la testa di un personaggio, c'è un io narrante e questo provoca una piccola dislocazione cognitiva. Anche il tipo di descrizione è molto fredda, da osservatore esterno, non da personaggio coinvolto nella scena.

Credo sia questa ambiguità a creare un po' di confusione, manca un personaggio "interessante". Anche l'io narrante non è un personaggio "coinvolgente" perché è troppo freddo e distaccato. L'idea di una persona che non si scompone nemmeno davanti alla possibilità di finire all'inferno può essere interessante, ma perché lo sia deve esserci un po' più di interiorità sua. Perché è così disinteressato? Il contrasto con chi si dispera o si arrabbia o nega è interessante, ma non basta, anche il narratore sembra visto dall'esterno.

Se volessi proprio fare il maestrino di scrittura creativa ti direi che il racconto manca di una direzione precisa e di un "messaggio".

 

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8 ore fa, libero_s ha detto:

Alla fine del paragrafo, però, si scopre di essere dentro la testa di un personaggio, c'è un io narrante e questo provoca una piccola dislocazione cognitiva.

Beh, mi sembrava un'idea simpatica quella di lasciare che il lettore girasse un po' qui e là prima di trovare la prospettiva che cercava...

 

8 ore fa, libero_s ha detto:

Perché è così disinteressato?

Più che dirvelo in esergo... Qui si convien lasciare ogne sospetto; / ogne viltà convien che qui sia morta.  

 

8 ore fa, libero_s ha detto:

Se volessi proprio fare il maestrino

Disse il signor ioscrivotuttotellperchéloshownonènecessario.

 

Ovvio che scherzo, Libero. Gli errori che si possono commettere scrivendo un racconto sono infiniti. Il fatto che nella mia testa fosse tutto in ordine non significa nulla: se il cabarettista lascia il pubblico a sbadigliare, 99 volte su cento la colpa è sua.

Ti ringrazio del passaggio e degli appunti, commenti come il tuo e quello di AndC sono assai preziosi perché mi permettono di vedere quello che non riesco a vedere da sola. 

Grazie mille, di nuovo.

:sss:  

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