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Talia

[MI 126] Non si può dimenticare

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Traccia di Mezzogiorno: il fiume

Boa: deve comparire nel testo la parola morte

(Ma anche un po' Traccia di Mezzanotte: l'assenza)

 

Commento

 

Il terreno umido rende difficile ogni passo, la melma rimane attaccata alle suole e i tuoi piedi diventano pesanti, come l'anima che ricorda. Getti il mozzicone ormai spento in un rovo che invade il sentiero. Alcune felci si intrecciano alle caviglie e rischi di scivolare per liberarti.

Chissà in quanti saremo quest'anno, pensi. Hai un momento di esitazione, puoi sempre tornare indietro, niente ti obbliga a proseguire. Tutte le volte diventa più faticoso raggiungere il Pierro, gli anni passano e non sei più agile come quando avevi vent'anni.

Poi vedi una roccia molto grande e piatta, è sempre stata lì. E ti ricordi Giada seduta sopra, che in una lontana notte d'estate, ti confessò il suo amore. Ti ricordi di averle riso in faccia. La prendesti in giro, per paura di essere preso a tua volta in giro dalla compagnia di amici.

E allora un nodo allo stomaco ti impedisce di fare respiri profondi. Annusi l'aria notturna satura di umido e sottobosco e decidi di andare anche quest'anno.

Lo devi a te stesso prima di tutto: per riuscire ad allergerire il tuo cuore carico di morte.

Scostando un cespuglio di ginepro cresciuto troppo, accedi finalmente alla radura nei pressi del Pierro. La luna, alta nel cielo e piena, illumina le acque inquiete del torrente e il gorgoglio non lascia dubbi sulla sua vivacità.

Ti viene sete. Ti avvicini alla riva e con la mano destra a coppa raccogli l'acqua gelida di fine maggio.

Forse anche a lei era venuta sete, pensi stando ancora rannicchiato a guardare il fiume. Sai che non è andata così. Ti sembra di scorgere un'ombra che galleggia sul pelo dell'acqua. Potrebbe essere un ramo, anche se la tua mente immagina un corpo umano con i capelli lunghi che si allargano intorno alla testa a formare una specie di corona.

«Ciao Sergio» una voce piatta alle tue spalle interrompe il flusso di pensieri.

Ti giri, riconoscendo Mirko. Lo trovi invecchiato; non è la luna che esalta le sue rughe, è proprio il suo volto tempestato dal tempo che passa. Prova a sorriderti, ma gli angoli della sua bocca non salgono molto: non ha mai avuto un sorriso da attore, ma ogni volta che lo incontri sembra fare più fatica. Sai che non è per te che non riesce a farlo.

Uno smuovere di rami indica che sta arrivando qualcun'altro: ci sono Mirella e Daniela.

Le due amiche salutano con lo sguardo fisso sul torrente.

«Siamo solo noi per ora? Tutti gli anni sempre meno...» bisbiglia, poi, Daniela.

Percepisci un'atmosfera di gelo, eppure la primavera incalza e, nonostante la pioggia recente, l'aria porta già gli odori dell'estate.

L'ora convenuta è passata da una decina di minuti e chiedi agli altri:«Aspettiamo ancora un po'? Magari qualcuno è in ritardo»

Mirella non contiene l'emozione e comincia a singhiozzare:«Ve lo annuncio: questa per me è l'ultima volta. Non tornerò più. Mi fa più male che bene questa nottata. Non mi serve ricordare, anzi. Mi sento molto invecchiata e non ho più energie per i sensi di colpa. Giada non tornerà, noi non saremo meno colpevoli. Per come la vedo io possiamo anche smettere di incontrarci.»

Appare anche Lorenzo, con la sua mole, non certo diminuita negli anni. Dopo un lungo colpo di tosse, che lo aiuta a interrompere il respiro corto, e tenedo una mano a sorregere la milza, porge il suo saluto roco.

«Direi di iniziare» esordisce Mirko.

Sa che non arriverà nessun altro. Anche tu lo sai. Siete rimasti in cinque, i più colpevoli. Tutti gli altri, quelli che non sono venuti più, erano stati coinvolti solo in modo marginale dalla vicenda. Invece voi presenti no. Avevate delle responsabilità importanti, mai confessate a nessuno, se non tra di voi davanti alle acque del Pierro, che aveva accolto Giada nei suoi ultimi istanti di vita.

Daniela stende dei teli in prossimità della riva e ti siedi accanto a Mirko, che comincia la rievocazione:«Fu mia l'idea. Quando seppi che Giada aveva un debole per Sergio pensai che sarebbe stato divertente indurla a fare qualcosa per conquistarlo. Sarebbe stato un nuovo modo per ridicolizzarla ancora. Non so perchè, allora, mi divertiva tanto prenderla in giro. Me ne pento con grande rimorso. Ero io quello che le smontava regolarmente il motorino e nascondeva sella e pedali tra i cassonetti.»

A quel punto sei sovrastato dai ricordi. Dalla finestra della tua camera potevi vederla mentre, insieme al padre, cercavano i pezzi del vecchio SI scassato. L'uomo la accarezzava sulla testa per confortarla e le diceva che doveva prenderlo come uno scherzo. Il padre di Giada aveva le guance rosse, estate e inverno, perchè faceva il saldatore, era bravo con gli attrezzi e in poco tempo ricomponeva il motorino. Poi la baciava sulla fronte facendole coraggio. Adesso che sei padre a tua volta, sai cosa doveva provare quell'uomo. Ti senti percorrere da un brivido colpevole.

«Io facevo finta di esserle amica, per raccogliere le sue confidenze e poi sfotterla insieme a voi. Mi sento uno schifo per essere stata una traditrice. Sono stata io a convincerla, su idea di Mirko, che venire qua, sulle rive del Pierro, le avrebbe garantito le simpatie di Sergio. Inoltre sono stata io a tirarle la secchiata di piscio nel bagno delle femmine il giorno del saggio.»

Te la ricordi come fosse successo ieri, bagnata dalla testa ai piedi mentre la madre provava a pulirla con dei fazzoletti. Le stropicciava i capelli con vigore, rovinando la messa in piega fatta il giorno prima apposta per l'evento scolastico. Non si riusciva a starle vicini per il tanfo, tanto gli abiti eleganti erano zuppi, e i professori le chiesero di tornare a casa. Aveva i singhiozzi mentre ti passò accanto sottobraccio alla madre, che stringeva forte le labbra per non piangere.

«Sono stato io a farle provare le canne e a convincerla che fumare l'avrebbe resa più interessante. Quando era strafatta me la scopavo dicendole che così avrebbe saputo come fare con Sergio, ma lo facevo con disprezzo. Non mi importava niente di lei. Odio ancora me stesso per questo: non se lo meritava.»

«Non si meritava niente di ciò che le facevamo, Lorenzo. Sono stata io a farla cadere in quella pozza con uno sgambetto quella sera, prima di andare al cinema con Daniela. Fu per questo che non venne con noi.» Confessa Mirella.

Senti sempre più forte la responsabilità di ciò che hai fatto. Ti ricordi i capelli di Giada sporchi di fango per la caduta quando la incontrasti al garage di Mirko. Le promettesti che l'avresti raggiunta al fiume più tardi, dopo averla fatta fumare moltissimo. Sapevi che non saresti mai andato all'appuntamento: pioveva ed eri troppo fatto.

Ma lei, invece, ci andò. Sperando di trovarti lì. È stato allora che il Pierro se l'è presa. Non è mai stato chiarito se ci sia caduta o se ci si sia buttata volontariamente.

Lei aveva affidato a quel torrente il suo dolore, ne sei convinto. Sperava che il Pierro avrebbe potuto alleviare la vergogna e le umiliazioni, che avrebbe potuto farla sentire parte del gruppo, che, invece, la derideva. Ma l'unica cosa che aveva potuto fare il fiume era stata di portala via con sé, annegandola tra le sue acque sorgive.

E per questo ti incontri ogni anno presso le rive di quel fiume irrequieto con chi, della vecchia compagnia, sente il peso degli eventi. Insieme provate a raccontargli le vostre colpe, sperando che se le porti via, come trascinò Giada trent'anni fa.

Ma tu sai che, in fondo, certe cose non si possono dimenticare, nemmeno urlandole alla luce della luna verso le acque di un torrente.

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13 ore fa, Talia ha detto:

che in una lontana notte d'estate, ti confessò il suo amore.

qui per me questa virgola può andar via

 

13 ore fa, Talia ha detto:

erano stati coinvolti solo in modo marginale dalla vicenda

forse "dalla vicenda" può andar via

 

13 ore fa, Talia ha detto:

Sarebbe stato un nuovo modo per ridicolizzarla ancora

qui forse puoi omettere di dirlo per esplicito: ce lo stai già mostrando

 

13 ore fa, Talia ha detto:

Sono stata io a convincerla, su idea di Mirko, che venire qua, sulle rive del Pierro, le avrebbe garantito le simpatie di Sergio. Inoltre sono stata io a tirarle la secchiata di piscio nel bagno delle femmine il giorno del saggio.»

Mmm questo dialogo non mi convince. Stai dando informazioni al lettore servendoti del dialogo di Daniela, ma così il dialogo suona implausibile: perché dovrebbe ricostruire la vicenda coi suoi amici come fossero lettori all'ignaro? Magari saranno pure all'ignaro delle cose che dice, ma immaginerei comunque una confessione detta in maniera diversa...

 

Ciao @Talia, ho avuto l'impulso di segnalarti queste poche cose mentre leggevo.

Il racconto mi ha convinto molto nelle parti in cui usi la seconda persona per esprimere le sensazioni del protagonista. Meno, sinceramente, nei diaoghi, che secondo me soffrono del difetto che ti ho detto. Un pollice su salvo intese.

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@Talia, un bel racconto che centra i due temi.

Il ritrovo dei bullisti non anonimi all'aperto è una trovata interessante, anche se è poco credibile che si vedano ogni anno a raccontarsi le stesse cose che ormai sapranno a memoria. Li avrei messi insieme una sola volta, a un anno dalla tragedia, e li avrei fatti andare al Pierro ognuno per suo conto.

 

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1 ora fa, Edu ha detto:

perché dovrebbe ricostruire la vicenda coi suoi amici come fossero lettori all'ignaro? Magari saranno pure

Perché l'idea era di immaginare un gruppo di persone che si sente colpevole del suicidio di una loro coetanea e vanno ogni anno al fiume, dove è avvenuto il fatto, a confessare ognuno ciò di cui si sente colpevole. Certo che tutti sanno tutto: è proprio attorno a questo che ruota il racconto. 

 

1 ora fa, Edu ha detto:

racconto mi ha convinto molto nelle parti in cui usi la seconda persona per esprimere le sensazioni del protagonista.

Sono contenta che almeno questo per te, @Edu, ha funzionato. Meglio che niente :D

 

31 minuti fa, Macleo ha detto:

ritrovo dei bullisti non anonimi all'aperto è una trovata interessante, anche se è poco credibile che si vedano ogni anno a raccontarsi le stesse cose che ormai sapranno a memoria. 

Forse hai ragione, ma l'idea era quella di mostrare delle persone che non riescono a perdonarsi delle cattiverie gratuite e irragionevoli fatte in giovinezza che hanno avuto un esito fatale per la vittima. 

 

Grazie per la lettura e il commento @Macleo

 

Talia 

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19 ore fa, Talia ha detto:

IE allora un nodo allo stomaco ti impedisce di fare respiri profondi. Annusi l'aria notturna satura di umido e sottobosco e decidi di andare anche quest'anno.

Lo devi a te stesso prima di tutto: per riuscire ad allergerire

alleggerire

19 ore fa, Talia ha detto:

il tuo cuore carico di morte.

 

Uno smuovere di rami indica che sta arrivando qualcun'altro:

qualcun altro

19 ore fa, Talia ha detto:

 

Appare anche Lorenzo, con la sua mole, non certo diminuita negli anni. Dopo un lungo colpo di tosse, che lo aiuta a interrompere il respiro corto, e tenedo una mano a sorregere

tenendo una mano a sorreggere

19 ore fa, Talia ha detto:

la milza, porge il suo saluto roco.

 

Daniela stende dei teli in prossimità della riva e ti siedi accanto a Mirko, che comincia la rievocazione:«Fu mia l'idea. Quando seppi che Giada aveva un debole per Sergio pensai che sarebbe stato divertente indurla a fare qualcosa per conquistarlo. Sarebbe stato un nuovo modo per ridicolizzarla ancora. Non so perchè,

perché

 

Quasi inverosimile che una manica di bastardi come quelli descritti da te, @Talia , riescano a pentirsi del male fatto a una ragazza incolpevole, fragile e completamente indifesa.

Quasi assurdo il mancato intervento dei genitori di Giada, che, pur amandola, non hanno trovato la forza di far cessare il mobbing di quei bulli, tronfi o vili di una cattiveria fine a se stessa.

Ma tutto è possibile, anche questa terribile storia che hai raccontato tu.

 

:comedicitu: Ciao Talia  da  Zaza

 

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20 ore fa, Talia ha detto:

Tutte le volte diventa più faticoso raggiungere il Pierro, gli anni passano e non sei più agile come quando avevi vent'anni.

 

... come quando ne avevi venti

 

20 ore fa, Talia ha detto:

Ti giri, riconoscendo Mirko

 

riconosci

 

 

C'è qualche altra cosa che ti suggerirei, ma la più importante è questa... hai usato una scrittura diversa da quella che io conosco e hai toccato momenti di lirismo come non ti ho mai letto. Purtroppo, mi scuso se mi ripeto ma non ho letto i commenti, non concordo sull'idea del raduno. 

Mentre ti leggevo pensavo al cimitero della mia città. C'è un ruscello che scorre davanti all'ingresso monumentale, ho vistol'immagine e mi è venuto in mente quanto segue...

Perché non farli incontrare casualmente (questo è fondamentale, perché li vestiresti di un effetto sorpresa che riuscirebbe a drammatizzare ogni loro confessione), magari a una messa di commemorazione? Perché non immaginare quella chiesa vicino a un ruscello o un corso d'acqua che riporti alla mente il fiume della tragedia?

Questo è ciò che ti direi se mi dicessi cosa penso del raduno. 

Non creerei una situazione precostituita, li farei scontrare l'uno con l'altro, improvvisamente, inavvertitamente, e tassello dopo tasselo farei loro ricostruire la storia. Non su quelle sponde... Non organizzata.

 

Però i complimenti per la scrittura li meriti tutti e te i faccio volentieri, insieme a due fiori che ti regalo :flower:

Brava! 

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Ciao @Talia, un buon racconto, di impianto classico: inizia assemblando indizi (ossia azioni) che, dapprincipio criptici, si combinano mano a mano che la narrazione procede, fino allo scioglimento finale. Qualche questione di dettaglio, al netto dei refusi che ti hanno già segnalato.

Innanzitutto, dopo la caporali a chiusura d'un dialogo, io userei la punteggiatura, come

23 ore fa, Talia ha detto:

«Ciao Sergio» una voce piatta alle tue spalle

in questo caso, la virgola

Buono anche lo stile, deciso e misurato. E proprio accogliendo il tuo fraseggiare asciutto, senza fronzoli, io metterei qualche punto fermo in più a sostituzione della virgola, come, esemplificando, in:

23 ore fa, Talia ha detto:

Il terreno umido rende difficile ogni passo. La melma rimane attaccata alle suole e i tuoi piedi diventano pesanti,

o in:

23 ore fa, Talia ha detto:

Poi vedi una roccia molto grande e piatta. E' sempre stata lì.

 

23 ore fa, Talia ha detto:

Ti giri, riconoscendo Mirko.

Forse eliminando il gerundio suonerebbe meglio: "Ti giri, e riconosci Mirko".

23 ore fa, Talia ha detto:

Prova a sorriderti, ma gli angoli della sua bocca non salgono molto: non ha mai avuto un sorriso da attore, ma ogni volta che lo incontri sembra fare più fatica.

A parte la ripetizione dell'avversativa, è l'intero patrallelismo sintattico a non piacermi. ("E chissenefrega", potresti ribattermi).

Ora, per concludere, fino a qui

Il 12/5/2019 alle 22:36, Talia ha detto:

Ero io quello che le smontava regolarmente il motorino e nascondeva sella e pedali tra i cassonetti.»

si può dire che le angherie degli "amici" nei confronti di Giada siano accettabili, ma da qui in poi 

 

Il 12/5/2019 alle 22:36, Talia ha detto:

Inoltre sono stata io a tirarle la secchiata di piscio nel bagno delle femmine il giorno del saggio

 mi pare che il crescendo di angherie assuma valenze eccessive anche per dei bulli che hanno costretto al suicidio la "amica", soprattutto poi se esposto nel breve spazio della conclusione. Inoltre, a livello di verosimile,  che ragione hanno gli "amici" nel ricordare anno dopo anno le loro "bravate" come se fossero esposte per la prima volta?

Ma, a parte ciò, la scrittura è buona, regge bene la scena.

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Ciao @Talia . Un racconto scritto bene, scorre con ritmo lento ma fluido, in linea con l'atmosfera inquisitoria di una notte che si presenta come un confessionale. Interessante la scelta della seconda persona, raramente mi capita di beccarla, e devo ammettere che aiuta molto nell'immedesimazione. Ma, anche a me non convince la storia dei bulli che fanno penitenza incontrandosi ogni volta a rivangare i loro peccati, non così almeno. Vuoi per le azioni, da loro raccontate, che hanno commesso; troppo estreme per delle persone che hanno quella sensibilità in corpo da portarli ad angustiarsi al punto di dedicarsi ogni anno a questa "punizione". Certo, con ciò non dico che non possa accadere, ma che accada a tutti 'sti stronzetti insieme non ci credo manco se mi pagano (anche supponendo una partecipazione forzata in funzione della dinamica di gruppo, non reggerebbe visto il modo sentito in cui raccontano i fattacci). Anche io, come suggerito sopra, avrei optato per delle dinamiche differenti, come l'incontro fortuito e la conseguente rievocazione forzata. Peccato, perché l'idea alla base è molto interessante, e il racconto è scritto benissimo. Però, chissà, magari sono io troppo cinico e incapace di credere a una situazione simile. Questo non posso escluderlo. Comunque, grazie per la lettura, alla prossima.

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Quanta tristezza, nella voce narrante si sente tutto il pentimento della brutalità degli eventi, nelle righe si percepisce il suo rimorso. È opportuno il ritrovo ogni anno, per espiare nel ricordo e parlando le loro colpe.

Mi è piaciuto @Talia

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Ciao @Talia.

Un paio di sbavature te le hanno già segnalate, e poi al MI qualche imperfezione ci sta.

Credo che tu abbia centrato in pieno entrambe le tracce: assenza e fiume.

Anche a me, in realtà, sembra un po' implausibile che i "bulli" si ritrovino per espiare. Mi sembra un artificio cinematografico e credo più probabile che, dopo il suicidio/incidente di Giada, i suoi aguzzini si evitino - pieni di vergogna. Li farei incontrare per caso.

A parte questo, un racconto ben strutturato e ben condotto. Molto riuscita la seconda persona. 

 

 

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Mi sa che il mio commento ripete cose già dette da altri: ho trovato un po' eccessivo l'accumulo di angherie (senza mai reazione vera da parte dei genitori) che arriva fino alla violenza carnale ripetuta dei bulli/aguzzini. So che capitano cose tremende e inimmaginabili, certo, ma sono casi limite; l'escalation nel tuo racconto è un po' sopra le righe (peggio che in Carrie di Stephen King), secondo me. bastava meno. Soprattutto se poi hanno vissuto nel rimorso per tutta la vita, forse avresti dovuto far commettere loro delle cattiverie un po' meno gravi, secondo me.

L'altro punto che secondo me pecca un po' sono i dialoghi debordanti di dettagli e infodump. Capisco il bisogno catartico di confessione e anche il voler rendere partecipe il lettore, ma  poteva forse essere fatto in modo meno didascalico e esplicativo, più naturale. Nei tempi del MI no, lo so, dico in sede di eventuale rielaborazione :)

Nel complesso la storia mi è piaciuta e per me il bisogno di tornare sui luoghi ogni anni è credibile, perché no. Mi è piaciuto molto lo svelarsi pian piano della vicenda: all'inizio credevo fosse un pellegrinaggio di personaggi positivi, tipo che so, un gruppo di ex partigiani che tornano sui luoghi dove hanno combattuto, dove hanno perduto degli amici. Invece indizio dopo indizio, capiamo che questi reduci tornano sui luoghi delle loro colpe cercando di espiare l'inespiabile.

E hai rispettato entrambe le tracce

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@Adelaide J. Pellitteri, @Poeta Zaza, @don Durito, @Rhomer, @Lauram, @mercye @Befana Profana

 

Ringrazio tutti voi dei graditissimi commenti, ringrazio chi è passato e ha lasciato delle osservazioni senza essere partecipante al contest e anche i partecipanti, perché i commenti non sono obbligatori, si sa, ma a me fanno davvero molto piacere. Soprattutto quando mi fate notare cose che da sola non sarei stata capace di mettere nella giusta prospettiva. 

 

Dato che l'osservazione più ricorrente riguarda il fatto che il gruppo di bulli sembra poco credibile nella loro scelta di andare ogni anno sul fiume a ricordare, vi rispondo in modo collettivo. 

Ammetto che forse ho calcato la mano sulle angherie, che, forse, davvero l'essere umano può non essere capace di pentimento, e quindi avete tutti ragione. Ma io mi ero immaginata una situazione di questo tipo: durante l'adolescenza e la giovinezza non si è abbastanza maturi, a volte nemmeno empatici, per valutare attentamente le conseguenze delle nostre azioni. Allora da uno scherzo la cosa si fa più pesante perché amplificata dal gruppo, nessuno che pone limiti se la vittima non fa mai rimostranze per paura fi essere esclusa. Fino a che un evento, impoderato e fatale, arriva a scuotere gli animi, ad aprire gli occhi e far capire la portata dei propri errori. Allora si può reagire in tanti modi. Pensavo che l'idea di tornare al fiume e raccontarsi ogni anno la stessa storia potesse essere un modo per cercare di espiare delle colpe frutto di azioni non ponderate e insensibili. Non per questo è mia intenzione giustificare bulli, bullismo o cosr del genere, anzi, era proprio un modo per parlare della questione. 

 

Detto questo, secondo me il lettore ha sempre ragione, e, se in molti percepite questa incongruenza, significa che davvero qualcosa non ha funzionato bene nel mio racconto. 

 

:rosa:

 

Talia 

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7 ore fa, Talia ha detto:

Ma io mi ero immaginata una situazione di questo tipo:

IMHO: l'idea di fondo è giusta e condivisibile, è la sua realizzazione narrativa che mi ha suscitato alcune perplessità.

 

7 ore fa, Talia ha detto:

Non per questo è mia intenzione giustificare bulli, bullismo o cosr del genere

Assolutamente niente nel racconto mi ha fatto pensare a un giustificazionismo di questo tipo.

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@Talia eccomi qua,

Anche io penso più o meno le stesse cose che ti hanno detto sopra, non voglio ripetermi quindi ti dico che mi piace l'uso della seconda persona e come ne hai gestito l'uso.

Molto belle anche alcune immagini che mi hanno catapultato dentro il racconto con tutte le scarpe. Sicuramente la considero una buona prova. 

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Ciao @Talia

scusa il ritardo con cui commento. Inizio col dire che mi piace come hai trattato la traccia del fiume. È una presenza molto forte e il suo fluire porta con sé il peso del passato, l'assenza ma anche l'idea che possa far scorrere via il senso di colpa. Mi sembra interessante infatti questo binomio tra il fluire degli eventi che il fiume può simboleggiare e l'espiazione di una colpa. È un accostamento a cui non avevo pensato. Inoltre il tuo testo scorre bene e l'uso della seconda persona, che è ostico di per sé, funziona benissimo. Belle anche le descrizioni del fiume all'inizio. L'unica cosa che non mi ha convinto è l'escalation di violenze, l'ho trovata esagerata. Il che mi ha dato da pensare in questi giorni perché ha a che fare con il concetto di verosimiglianza. Mi sono chiesta infatti perché nel tuo testo mi pareva stridesse, in fondo nella realtà a volte succedono cose ben peggiori. Inoltre a volte mi capita di leggere di situazioni fittizie esagerate e di personaggi assurdi che tuttavia risultano credibili. Non sono riuscita a darmi una risposta, in realtà. Semplicemente condivido con te questa riflessione perché mi pare importante per chi scrive.

Grazie per la lettura e gli spunti di riflessione!

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@Alba360grazie del commento e del suggerimento. Come ho scritto sopra avete ragione.

 

@Ivana Librici

 

21 ore fa, Ivana Librici ha detto:

L'unica cosa che non mi ha convinto è l'escalation di violenze, l'ho trovata esagerata. Il che mi ha dato da pensare in questi giorni perché ha a che fare con il concetto di verosimiglianza. Mi sono chiesta infatti perché nel tuo testo mi pareva stridesse, in fondo nella realtà a volte succedono cose ben peggiori. Inoltre a volte mi capita di leggere di situazioni fittizie esagerate e di personaggi assurdi che tuttavia risultano credibili. Non sono riuscita a darmi una risposta, in realtà. Semplicemente condivido con te questa riflessione perché mi pare importante per chi scrive.

Anche io ho fatto questa riflessione in base ai commenti abbastanza unanimi su questa cosa. Personalmente non sono una esageratamente fissata sulla verosimiglianza nel senso che è difficile stabilire, in base al nostro punto di vista, come può reagire un altro essere umano. La nostra mente, le nostre reazioni e propensioni sono così disparate che a volte, qualcosa che a me sembra impossibile, per un altro è naturale. Diciamo che cerco di avere dei parametri molto ampi per stabilire quando una storia è verosimile o meno, proprio per questa consapevolezza. 

 

Ma per molti questo è un fattore importante nella valutazione di un racconto, e ne capisco il motivo,non è che non lo capisco. 

 

Forse nel mio testo si sente la forzatura di voler mettere tanto fatti cruenti in poche righe, senza dare giusto spazio e aria a questi eventi duri e "cattivi". Io me la sono spiegata così. E la prossima volta farò tesoro di questo, per scrivere qualcosa di più accettabile dal punto di vista della verosimiglianza. 

 

Grazie per il commento e la condivisione della tua riflessione, sempre molto utile avere spunti su cui riflettere e migliorarsi. 

 

Talia 

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