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Macleo

[MI 126] L’ultima pesca

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Commento

 

Traccia di mezzogiorno: il fiume

 

«Prima di morire» disse mio suocero afferrando con mani tremanti la scodella piena di zuppa «voglio pescare ancora una volta. È il mio ultimo desiderio.»

Un’uscita degna di lui, un egoista insensibile che, però, amava ripetere le frasi a effetto che sentiva in televisione.

«Meglio sbrigarsi, allora» gli risposi «non credo ci sia molto tempo!»

Dalla morte di mia moglie vivevamo insieme, io e lui da soli, anche se nessuno dei due si dimostrava entusiasta della cosa.

«Devi promettermi che baderai a mio padre!» mi aveva supplicato lei con un filo di voce poco prima di spirare «So di chiederti molto, ma devi farmi andare via tranquilla.»

Mi ero fatto pregare un po’ come al solito, poi avevo giurato. Da una parte glielo dovevo perché ero stato molto amato e mi aveva fatto vivere bene, dall’altra mio suocero aveva una bella casa, una ricca pensione e soldi da parte, mentre io possedevo solo una mente eccezionale, anche se nessuno sembrava essere in grado di apprezzarla. In parole povere ero un disoccupato cronico, allo stato attuale percettore del reddito di cittadinanza che il buon Di Maio aveva generosamente deciso di elargirmi.

In comune non avevamo quasi nulla, ci disprezzavamo a vicenda e passavamo il tempo a scambiarci battute al vetriolo. Una sola cosa ci univa, la passione per la pesca che ormai potevo praticare solo io, perché lui aveva difficoltà motorie di ogni tipo e non potevo certo portarmi dietro un peso morto. In effetti da molto tempo non usciva più da casa, neppure per andare in paese. Alla spesa e alle altre incombenze ci pensavo io.

Il fiume era proprio sotto di noi, scorreva nella valle sottostante la villa in collina. Stavamo seduti in veranda, lo guardavamo e sapevamo che anche lui ci osservava, mandando messaggi silenziosi ormai destinati solo a me.

Quasi sempre mi diceva di restare a casa, non era proprio il caso di perdere tempo. Quando infatti si riduceva a un rigagnolo o le sue acque erano troppo limpide, le trote e i temoli mi avrebbero visto e si sarebbero accorti delle lenze. Se, al contrario, era troppo sporco per le piogge montane o il disgelo delle nevi e dei ghiacciai e scorreva impetuoso, mordendo e consumando le rive coltivate tra le maledizioni dei contadini, il pesce se ne stava nascosto sotto i sassi e negli anfratti e avrebbe ignorato le mie esche.

Spesso, quando non riuscivamo a dormire, ognuno preda dei suoi fantasmi, ci trovavamo a fumare sotto il portico e il nostro sguardo correva verso il basso. Se la luna era alta e luminosa in cielo sapevamo che mille tragedie silenziose stavano avvenendo nel fiume perché i predatori erano a caccia, in quanto ci vedevano come di giorno. E la mattina successiva, chi fosse andato sulle sue rive, sarebbe tornato a casa a mani vuote.

Ogni tanto, invece, quando la combinazione delle varie condizioni era ottimale, un sussurro saliva dalla valle come portato dal vento. Vieni, il momento è quello giusto, non c’è da sbagliarsi!

Allora mi alzavo prima dell’alba e scendevo silenziosamente in cucina per la colazione. Ma era stato inutile non aver fatto rumore, perché mio suocero era già lì e mi guardava con invidia mentre mi preparavo. Con la torcia elettrica andavo a prendere i vermi nel letame e li mettevo in una scatola piena di terra e di caffè, per renderli più reattivi e farli muovere in acqua. Poi, mentre andavo via con l’auto dove la sera prima avevo già caricato l’attrezzatura da pesca, lo vedevo per un attimo sotto la luce del portico, immobile e silenzioso.

Da quel giorno aveva iniziato a mettermi in croce con la storia dell’ultima pesca, sino a quando, esasperato, non avevo preparato tutto e, una mattina, l’avevo caricato in auto mettendogli anche la cintura di sicurezza che non riusciva neppure ad allacciarsi da solo.

In paese avevamo incrociato il guardiapesca sul suo fuoristrada, che l’aveva guardato incredulo.

«Spero che non verrai a romperci i coglioni, anche se la sua licenza è scaduta!» gli avevo bisbigliato «Tanto non sentirà neppure un tocco, conciato com’è! È la sua ultima pesca.»

Fra di loro c’era stata sempre guerra, perché mio suocero aveva l’anima del bracconiere e il guardiapesca lo vedeva come fumo negli occhi. Eppure anche lui lo era stato in passato. In effetti, forse non lo sapete, ma i migliori guardiapesca, quelli che sanno tutti i trucchi dei bracconieri e conoscono i loro tempi e luoghi di pesca, sono sempre ex bracconieri. Per questo vengono assunti.

In quel campo mio suocero ne sapeva una più del demonio, tanto da aver progettato e realizzato un geniale apparecchio fatto di legno e filo di ferro.

«E questo che cos'è?» gli avevo chiesto quando me l’aveva mostrato.

«Serve a espandere la lunghezza minima stabilita dall'Unione Pesca per le trote ed i temoli. In effetti riesce ad allungarli di tre o quattro centimetri, schiacciandoli, tirandoli e rompendo loro le vertebre, in modo da farli rientrare nella misura di legge, passando l’esame del guardia. Comunque, se uno è debole di stomaco, non è un bello spettacolo perché può anche essere che, a causa della trazione, la pelle si strappi ed esca qualcosa che sarebbe stato meglio fosse restato all'interno del pesce.»

Questo era mio suocero quand’era in forma, ma adesso dovetti portarlo quasi di peso fuori dall’auto, preparargli la lenza, innescargli un grappolo di vermi e fargli pure il lancio sino quasi al centro della grande lanca dove l’avevo portato, per poi mettergli la canna in mano. Avevo scelto apposta quel tratto di fiume, una specie di lago placido protetto a monte e a valle da due manufatti dell’azienda elettrica. Non ci veniva nessuno perché di movimento non se ne vedeva proprio, ma in ogni caso avevo montato una lenza molto resistente di grosso spessore che qualunque pesce, non fosse stato proprio cretino, avrebbe visto facilmente. Non volevo certo passare il mio tempo a slamare e a uccidere trote e temoli per poi fare e rifare montature.

Lui non si accorse di nulla, felice di essere ancora una volta sul fiume con un mezzo sigaro spento in bocca come ai vecchi tempi gloriosi. Gli luccicavano gli occhi, tanto che a un certo punto si riempirono di lacrime. Così gli misi addosso gli occhiali da sole. Poi avvenne l’incredibile che non mi sarei mai aspettato.

Ero a un ventina di metri e giocavo con il cellulare, quando la canna si piegò in modo incredibile iniziando a scuoterlo come fosse un pupazzo, tanto che gli caddero il cappello, gli occhiali e il sigaro. Pian piano veniva trascinato verso l’acqua mentre, chissà da dove, tirava fuori energie che non mi sarei mai aspettato potesse avere. Era iniziata una lotta epica.

Poi vidi il mostro muoversi a poche decine di metri dalla riva, gigantesco nell’acqua, e capii perché di pesce lì non se ne vedeva molto. Era un siluro o un pesce gatto gigante che si mangiava tutto quello che si muoveva, anatre e uccelli compresi. Di pesci simili se ne conosceva l’esistenza e qualcuno ne aveva anche catturato qualche esemplare che arrivava ai trecento chili.

«Mollalo, cazzo, che quello ti porta via!» gli urlai, ma quando si voltò gli vidi sul volto un’espressione estatica, felice e trionfante che mi ricordò qualcosa. Ma sì, era il disegno di un mio libro di scuola, l’immagine del capitano Achab che aveva arpionato Moby Dick.

«Mollalo subito, ti dico!» urlai ancora, ma lui aveva già iniziato ad entrare in acqua, attirato irresistibilmente dalla sua preda diventata cacciatrice.

Prima che potessi fare qualcosa gli era rimasta fuori solo la testa.

«Sei mio, stronzo, non mi scappi!» urlò, ma poi si inabissò e non venne più fuori. Lì sotto c’era una foresta di rami e tronchi dove sarebbe sicuramente restato impigliato mentre il mostro terminava il suo orrido pasto.

                                                      

«Sei proprio bravo ad occuparti così di tuo suocero!» mi disse l’impiegata postale del paese «So anche che l’hai portato a pescare. Dio te ne renderà merito, quando sarà il momento.»

«Credo proprio che abbia già iniziato.» mormorai fra me e me porgendole la delega.

Poi me ne andai, con la pensione di mio suocero in tasca.

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Ciao @Macleo

 

9 ore fa, Macleo ha detto:

mentre io possedevo solo una mente eccezionale, anche se nessuno sembrava essere in grado di apprezzarla.

xD

 

9 ore fa, Macleo ha detto:

parole povere ero un disoccupato cronico, allo stato attuale percettore del reddito di cittadinanza che il buon Di Maio aveva generosamente deciso di elargirmi

xD

 

9 ore fa, Macleo ha detto:

Gli luccicavano gli occhi, tanto che a un certo punto si riempirono di lacrime. Così gli misi addosso gli occhiali da sole. Poi avvenne l’incredibile

xD

 

9 ore fa, Macleo ha detto:

quando si voltò gli vidi sul volto un’espressione estatica, felice e trionfante che mi ricordò qualcosa. Ma sì, era il disegno di un mio libro di scuola, l’immagine del capitano Achab che aveva arpionato Moby Dick

xD

 

Come mi aspettavo, un brano veramente ricco di frasi divertenti. Il finale poi è una piccola chicca. 

Ho trovato il testo ottimamente gestito, caratterizzato dal tuo solito stile fresco. 

Il contenuto del brano strappa risate ma descrive situazioni che, a volte, non sono così distanti dalla realtà. 

 

Anche questa volta bravo! 

 

Talia 

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@Macleo a commentare comincio dal tuo che si legge scorrevolemente, sorridendo, come sempre. Il paesaggio e gli "individui" scelti si stagliano ed emergono con chiarezza. Una bella storia, divertente e triste. In fondo non ha colpa della morte del suocero. Lo ha reso felice, che altro poteva fare? Ma l'epilogo è realtà allo stato puro. Puoi rinunciare agli "affetti" ma ai soldi non si può. Forse il pesce di 300 chili nel fiume è una menzogna, ma il testo ha il suo fondo di verità, un fondo minaccioso come l'animo degli uomini opportunisti.

 

 

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10 ore fa, Macleo ha detto:

Mollalo, cazzo, che quello ti porta via!» gli urlai, ma quando si voltò gli vidi sul volto un’espressione estatica, felice e trionfante che mi ricordò qualcosa. Ma sì, era il disegno di un mio libro di scuola, l’immagine del capitano Achab che aveva arpionato Moby Dick.

:asd:

Bravo.

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C'è il fiume, c'è la morte; si ride e poi ci si sente un po' cattivi perché si ha riso. Cosa desiderare di più? 

Racconto à la @Macleo perfettamente riuscito. 

 

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Il 12/5/2019 alle 22:12, Macleo ha detto:

«Prima di morire» disse mio suocero afferrando con mani tremanti la scodella piena di zuppa «voglio pescare ancora una volta. È il mio ultimo desiderio.»

Si parte biblici. Bene 

 

Il 12/5/2019 alle 22:12, Macleo ha detto:

allo stato attuale percettore del reddito di cittadinanza che il buon Di Maio aveva generosamente deciso di elargirmi.

mmm questa inserzione però mi suona un po' forzata

 

Brillante e ben scritto come al soliti @Macleo. La battuta finale e il top (insieme all'immagine dal suocero mosso come un pupazzo dalla lenza che tira)

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Il 12/5/2019 alle 22:12, Macleo ha detto:

«Mollalo, cazzo, che quello ti porta via!» gli urlai, ma quando si voltò gli vidi sul volto un’espressione estatica, felice e trionfante che mi ricordò qualcosa. Ma sì, era il disegno di un mio libro di scuola, l’immagine del capitano Achab che aveva arpionato Moby Dick.

Semplicemente epico

 

Ciao, @Macleo . Un bellissimo racconto perfettamente in linea con la traccia, ma che cede il passo anche all'assenza (l'assenza di un corpo giovane che non esiste più). Quindi doppio merito. A parte il modo in cui tratti la pesca; avvincente, mai noioso, e con sprizzi tecnici che, a uno come me che di pesca non ci capisce un tubo, risultano anche istruttivi. Il piatto forte è il tema dell'orgoglio; inarrestabile, rinvigorente e persuasivo. Il breve momento di gloria del suocero mi ha galvanizzato. E, per finire, sei riuscito anche a farmi ridere di gusto quando descrivevi il suocero mosso come un pupazzo. Bello!

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L’unica cosa che eviterei è la battuta sul RDC del buon DM: fa un po’ strizzatina d’occhio del cabarettista al pubblico locale che assiste allo show. Avrei preferito un generico grazie ai sussidi.

Per il resto, è perfetto e ha toni, seppur ironici, da parabola. Con un finale (a) morale sublime. Speriamo che a nessuno venga mai l’idea di far visita al suocero :)

 

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L'unico difetto è nel titolo, forse era meglio "L'utima volta a pesca," così come l'hai messo sembra che abbiamo finito la frutta!xD

Bravo come sempre @Macleo

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Sei micidiale @Macleo, nel senso più positivo possibile. 

È inutile dirti che mi è piaciuto. Ma come ti vengono? 

Ciao

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Ciao @Macleo

anche questa volta non deludi le aspettative con il tuo mix micidiale di cinismo e ironia. Il fiume rimane un po' sullo sfondo ma emerge come presenza anche simbolicamente come fluire tra vita e morte. Mi piace perché hai reso la traccia con il tuo inconfondibile stile personale.

Alla prossima!

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