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Alessandroperbellini

[MI 126] Il bosco

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Commento: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/43066-cinquanta-centesimi-di-pausa/

 

Traccia di mezzogiorno: il fiume

 

Fu il ruggito di un orso a svegliarmi. Non ne avevo mai visto uno prima di allora, almeno dal vivo. Ma quel verso, così gutturale e feroce, mi fece comprendere cosa mi si sarebbe parato davanti, una volta schiuse le palpebre. I piedi affondarono nel terriccio quando mi spinsi indietro, la mia schiena sbatté contro qualcosa di duro e ruvido, mentre la pelle delle mie natiche si lacerò. La bestia era in posizione di attacco, il corpo proteso in avanti, e fiotti di bava piovevano dal ghigno aperto, facendosi strada tra i denti gialli. Si muoveva con circospezione, lungo un semicerchio invisibile a qualche metro da me. Ramoscelli e foglie secche si spezzavano, facendo un rumore sinistro ad ogni suo passo. L’odore pungente dell’animale e della terra si amalgamavano in un mix nauseabondo. Ero circondato da alberi così larghi da occupare metà del campo visivo, forse erano sequoie. Tastai il fogliame, come se mi aspettassi di trovare qualcosa. Il palmo entrò a contatto con la fredda impugnatura di un coltello da cacciatore, per qualche motivo a me sconosciuto sapevo perfettamente le caratteristiche della lama che stavo tenendo in mano, mi sentii sollevato. Mi sollevai, appoggiandomi con il braccio sinistro alla pianta dietro di me. L’orso ruggì rabbiosamente e io cominciai a tremare. Feci un passo verso di lui, se fossi fuggito mi avrebbe inseguito e ucciso, allora cercai di mostrarmi coraggioso, affrontandolo. Mi mossi ancora, con cautela. Un ringhio sommesso e pieno di rancore, mi trapanò i timpani. Man mano che io avanzavo, lui lentamente indietreggiava. Una consapevolezza si materializzò nella mia mente. Quell’animale non mi si poteva avvicinare ulteriormente e questo lo faceva fremere di rabbia. Agitai le dita dei piedi sul terriccio umido. Piccoli rametti e sassolini mi pungevano i piedi, ma non mi importava. Guardavo l’animale scostarsi sempre più, finché non rinunciò alla mia carne. Non sarei stato io il suo pasto. L’odore della fiera e il rumore dei suoi passi lasciarono spazio ai battiti del mio cuore, più lenti rispetto a prima, ma più profondi. Rimbombavano come un gong dentro il petto che veniva suonato a un ritmo costante. Chiusi gli occhi e inspirai a fondo, l’aria umida della foresta si fece strada tra i bronchi e gli alveoli.
Solo allora mi resi conto di essere nudo. Le mie gambe pelose erano infangate e voltandomi vidi il sedere scorticato a causa della radice sulla quale mi ero svegliato. Le cosce erano bagnate da un liquido caldo, e delle goccioline si facevano strada sui polpacci interrate, tracciando dei solchi. Mi ero orinato addosso.
Mi incamminai a fatica tra le sterpaglie, zoppicando. Ogni muscolo mi faceva male, sopratutto il collo e la spalla destra, e proprio lì, notai un taglio profondo quanto un dito. Chissà come me l’ero procurato. Al polso sinistro invece portavo un orologio dal cinturino in pelle, era fermo e le lancette segnavano le due e quindici. Provai ad osservare l’ambiente che mi circondava. La luce del sole era coperta dagli alti alberi e non si riusciva a distinguere se fosse mezzogiorno oppure il tramonto. Dei volatili saltavano da un ramo all’altro e banchi di moscerini occupavano l’aria, anche loro si tenevano a debita distanza da me. Emanavo una sorta di aura che allontanava gli altri esseri viventi. Tanto meglio, almeno non sarei stato ucciso da una fiera.
Fu in quel momento che mi accorsi del rumore dell’acqua. All’inizio, preso com’ero dall’attacco dell’animale e dallo spaesamento procurato dal risveglio in questo posto senza nome, non lo notai. Ma ora, tra una folata di vento e l’altra, potevo sentire un lieve mormorio. Immaginavo un ruscello che scorreva tra le rocce e che scendeva lungo la montagna. Impattando sul letto sassoso poco più sotto generava quel rumore che mi giungeva alle orecchie. Di colpo non mi importò più del perché fossi nudo, di dove mi trovassi o addirittura di chi fossi, ma intuivo che trovare quella fonte di vita, fosse la mia unica possibilità di uscire da quel luogo. Mi girai verso il tronco sul quale mi ero poggiato dopo il mio risveglio. Il vento scuoteva foglie e rami, e le loro ombre si allungavano e si ritraevano su di esso. 
Lo avvolgevano e sembravano volermi avvertire: “avremmo avvinghiato anche te, se non ti fossi spostato da lì.” 
Un brivido mi percorse la schiena e cominciai a correre in discesa, seguendo il rumore dell’acqua. In breve, le rocce che toccai, cominciarono a macchiarsi di sangue, nonostante cercassi di mantenere un passo leggero. Il gorgoglio dell’acqua mi parve più intenso e gli altri rumori della foresta non riuscivano più mascherarlo. Di tanto in tanto mi fermavo, chiudevo gli occhi e ruotavo su me stesso cercando di carpire la direzione di quel suono. Poi ricominciavo a correre mentre i rametti si spezzavano e le foglie scrocchiavano alle mie spalle. Non c’era un vero e proprio sentiero, avanzavo tra gli anfratti che il bosco mi offriva, e più di una volta mi trovai di fronte a muri di legno invalicabili, e dovetti cambiare tragitto. 
Il tempo passava, e non vedevo più alla stessa distanza di prima, più volte mi arrestai all’ultimo momento prima di cadere in una tana o di schiantarmi contro la corteccia di un albero. La paura cresceva dentro di me, sapevo di dover trovare una via di fuga prima che calasse la notte. Guardai le lancette ferme dell’orologio. Il fragore dell’acqua era ora più intenso, ma il fiume non si scorgeva da nessun lato. L’oscurità avanzava più rapidamente di quanto io mi avvicinassi all’obiettivo.
Delle grosse corna spuntarono tra le piante. Un cervo sollevò la testa ed emise un verso lungo e lamentoso. A differenza degli altri animali non fuggì da me e nei suoi occhi neri percepii qualcosa che mi pareva compassione. Un uomo nudo che avrebbe trovato la morte nella sua foresta, ecco cos’ero. Lo guardai dirigersi tra gli alberi e decisi di seguirlo. Di tanto in tanto si voltava, come per verificare se fossi ancora lì. Ad un certo punto sparì tra gli arbusti. Mi districai in mezzo ad essi mentre i rami mi graffiavano la faccia, il petto e gli arti. Per un momento credetti che sarei rimasto imbrigliato lì per sempre, come nella tela di un ragno, ma poi, fendente dopo fendente, come d’incanto, mi ritrovai in una ampia radura, inondata dalla luce del sole. Aggrottai le sopracciglia e misi una mano sulla fronte a mo’ di visiera. Del cervo nessuna traccia, ma in mezzo al verde, dell’acqua sgorgava da una sorgente. Caddi in ginocchio, ciuffi d’erba mi solleticavano e lacrime copiose inondarono il mio viso. 

 

 

 

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Ciao @Alessandroperbellini,

L'acqua è stata, da tempo immemore, il punto di riferimento per la vita. In fondo non possiamo resistere che un paio di giorni senza bere, mentre ad esempio, senza mangiare una decina. Per cui gli insediamenti umani e le attività dell'uomo hanno sempre ruotato attorno a un corso d'acqua. Non a caso le più grandi città sono tutte stare fondate sulle rive di fiumi più o meno navigabili. 

Il tuo protagonista si trova a dover affrontare la natura selvaggia, solo e nudo, dotato di un coltello trovato per caso e di un orologio da polso fermo, ultima vestigia del suo essere uomo moderno. 

La natura si rivela crudele e feroce con lui, ma anche benigna, visto che il cervo gli indica dove andare per trovare l'acqua. 

La storia mi è piaciuta e il testo è ben scritto, fruibile e gradevole, senza grossi troppi. 

 

Per mio gusto personale (che sono una curiosona:D) lasciare così tante cose non spiegate (perché l'uomo si trova in quella situazione strana? Come ci è finito? Ecc...) mi ha lasciata un po' insoddisfatta ma capisco che 8k caratteri dono un po' stretti per dire così tante cose. 

 

Talia 

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Ciao @Talia

Sono contento che tu abbia apprezzato. Capisco la tua insoddisfazione perché anche io avrei voluto spiegare di più. Purtroppo però per uno scritto più elaborato mi sarebbe servito più spazio e soprattutto una capacità migliore nel gestire i caratteri a mia disposizione, da qui la scelta di non approfondire maggiormente quello che in realtà avevo in mente, ma di creare comunque qualcosa di autoconclusivo.

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@Alessandroperbellini sono contento tu abbia scelto questa traccia e che l'abbia affrontata da un punto di vista puramente naturalistico, perchè ero sicurissimo che nessuno l'avrebbe fatto. Troppo rischioso, si risulta facilmente noiosi o banali. Non sei stato noioso :) le descrizioni sono tante ma ben inserite.

Un piccolo appunto, per i tuoi prossimi racconti: quando ti chiudi in un angolo, devi essere realistico ma allo stesso tempo sorprendente. Altrimenti meglio non chiudertici, la penna ce l'hai tu in mano ;) Questo passaggio:

 

Feci un passo verso di lui, se fossi fuggito mi avrebbe inseguito e ucciso, allora cercai di mostrarmi coraggioso, affrontandolo.
 

non fa nessuna delle due. Realismo: orso bruno, marsicano, polare, americano... saresti morto. Racconto finito. Gli orsi non indietreggiano davanti a un ringhio o ad un coltello, non interpretano nessuna delle due cose come una minaccia.

Per il resto, rinnovo i complimenti per la scelta e per l'esecuzione :) 

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Beh, non è che il fiume sia proprio protagonista, se non per la sua assenza: forse è un mix fra le due tracce.

Quanto alla storia, mi sembra manchi qualche punto di riferimento. C'è solo uno nudo in una foresta che affronta un orso, poi cammina, incontra un cervo e poi finalmente trova una sorgente d'acqua e piange.

3 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

Capisco la tua insoddisfazione perché anche io avrei voluto spiegare di più. Purtroppo però per uno scritto più elaborato mi sarebbe servito più spazio e soprattutto una capacità migliore nel gestire i caratteri a mia disposizione, da qui la scelta di non approfondire maggiormente quello che in realtà avevo in mente, ma di creare comunque qualcosa di autoconclusivo.

Avresti potuto, però, cercarti un altro soggetto veramente conclusivo, una vera storia, compiuta, insomma, con un'inizio, uno svolgimento ed una fine: magari anche una morale o un significato di qualunque genere.

Problemi d'altro tipo non ne avresti avuti perché scrivi molto bene e puoi raccontare quello che vuoi.

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Ciao @Ton! Ti ringrazio per il commento. Per quanto riguarda l'orso ho fatto fare al personaggio una delle due cose possibili (hai ragione, sono azioni poco spontanee perché probabilmente chiunque si ritroverebbe paralizzato in una situazione così, avrei dovuto non chiudermi in corner). Il fatto che l'orso si allontani è dovuto ad un elemento 'magico' diciamo, tutti gli animali si tengono ad una certa distanza dal soggetto, non so se si è capito! Comunque anche questo aspetto aveva un suo significato, ma appunto non ho potuto spiegarlo nello spazio a disposizione. 😁

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Ciao @Macleo!

Hai ragione, manca un po' di concretezza. Nella mia testa questa storia ha un suo significato, però effettivamente mancano i riferimenti al pubblico e quindi non rende. Mi ha stupito in positivo il fatto che consideri questo racconto come scritto bene, non me lo sarei mai aspettato! Sfrutterò i tuoi consigli per i prossimi racconti, grazie 😁

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@Alessandroperbellini ciao,

Credo che sia la prima volta che leggo qualcosa di tuo.

Il testo è scritto bene ed è molto evcativo. Se fosse un episodio di un racconto molto più lungo lo apprezzerei di più.

Vedi, per me il racconto lungo o breve che sia, deve avere un inizio, un conflitto, e una soluzione, altrimenti...

Nel tuo testo mancano tutte e tre le componenti.

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23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

 Il palmo entrò a contatto con la fredda impugnatura di un coltello da cacciatore, per qualche motivo a me sconosciuto sapevo perfettamente le caratteristiche della lama che stavo tenendo in mano, mi sentii sollevato.

e mi sentii sollevato.

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

Mi sollevai, appoggiandomi con il braccio sinistro alla pianta dietro di me. L’orso ruggì rabbiosamente e io cominciai a tremare. Feci un passo verso di lui, se fossi fuggito mi avrebbe inseguito e ucciso, allora cercai di mostrarmi coraggioso, affrontandolo. Mi mossi ancora, con cautela. Un ringhio sommesso e pieno di rancore,

niente virgola  (separeresti il  soggetto dal verbo).

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

mi trapanò i timpani. Man mano che io avanzavo, lui lentamente indietreggiava. Una consapevolezza si materializzò nella mia mente. Quell’animale non mi si poteva avvicinare ulteriormente e questo lo faceva fremere di rabbia.

(forse, dovresti precisare il perché - la vegetazione che non poteva superare, in quel punto, con la sua mole?)

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

Agitai le dita dei piedi sul terriccio umido. Piccoli rametti e sassolini mi pungevano i piedi, ma non mi importava. Guardavo l’animale scostarsi sempre più, finché non rinunciò alla mia carne. Non sarei stato io il suo pasto. L’odore della fiera e il rumore dei suoi passi lasciarono spazio ai battiti del mio cuore, più lenti rispetto a prima, ma più profondi. Rimbombavano come un gong dentro il petto che veniva

venisse

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

suonato a un ritmo costante. Chiusi gli occhi e inspirai a fondo, l’aria umida della foresta si fece strada tra i bronchi e gli alveoli.
Solo allora mi resi conto di essere nudo. Le mie gambe pelose erano infangate e voltandomi vidi il sedere scorticato a causa della radice sulla quale mi ero svegliato. Le cosce erano bagnate da un liquido caldo, e delle goccioline si facevano strada sui polpacci interrate, tracciando dei solchi. Mi ero orinato addosso.
Mi incamminai a fatica tra le sterpaglie, zoppicando. Ogni muscolo mi faceva male, sopratutto

soprattutto

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

il collo e la spalla destra, e proprio lì, notai un taglio profondo quanto un dito. Chissà come me l’ero procurato. Al polso sinistro invece

invece meglio tra due virgole

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

portavo un orologio dal cinturino in pelle,

forse meglio i due punti  invece della virgola

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

era fermo e le lancette segnavano le due e quindici. Provai ad osservare l’ambiente che mi circondava. La luce del sole era coperta dagli alti alberi

forse meglio l'espressione al rovescio, come: gli alti alberi non lasciavano filtrare la luce del sole

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

e non si riusciva a distinguere se fosse mezzogiorno oppure il tramonto. Dei volatili saltavano da un ramo all’altro e banchi di moscerini occupavano l’aria, anche loro si tenevano

tenendosi 

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

a debita distanza da me. Emanavo una sorta di aura che allontanava gli altri esseri viventi. Tanto meglio, almeno non sarei stato ucciso da una fiera.
Fu in quel momento che mi accorsi del rumore dell’acqua. All’inizio, preso com’ero dall’attacco dell’animale e dallo spaesamento procurato dal risveglio in questo posto senza nome, non lo notai. Ma ora, tra una folata di vento e l’altra, potevo sentire un lieve mormorio. Immaginavo un ruscello che scorreva tra le rocce e che scendeva lungo la montagna. Impattando sul letto sassoso poco più sotto

virgola

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

generava

generando

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

quel rumore che mi giungeva alle orecchie. Di colpo non mi importò più del perché fossi nudo, di dove mi trovassi o addirittura di chi fossi, ma intuivo che trovare quella fonte di vita,

questa virgola no, a meno di aggiungerne un'altra prima di "trovare"

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

 fosse la mia unica possibilità di uscire da quel luogo. Mi girai verso il tronco sul quale mi ero poggiato dopo il mio risveglio. Il vento scuoteva foglie e rami, e le loro ombre si allungavano e si ritraevano su di esso. 
Lo avvolgevano e sembravano volermi avvertire: “avremmo avvinghiato anche te, se non ti fossi spostato da lì.” 
Un brivido mi percorse la schiena e cominciai a correre in discesa, seguendo il rumore dell’acqua. In breve, le rocce che toccai,

no questa virgola

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

cominciarono a macchiarsi di sangue, nonostante cercassi di mantenere un passo leggero. Il gorgoglio dell’acqua mi parve più intenso e gli altri rumori della foresta non riuscivano più mascherarlo.

più a mascherarlo.

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

 e gli arti. Per un momento credetti che sarei rimasto imbrigliato lì per sempre, come nella tela di un ragno, ma poi, fendente dopo fendente, come d’incanto, mi ritrovai in una ampia radura, inondata dalla luce del sole. Aggrottai le sopracciglia e misi una mano sulla fronte a mo’ di visiera. Del cervo nessuna traccia, ma

virgola

23 ore fa, Alessandroperbellini ha detto:

in mezzo al verde, dell’acqua sgorgava da una sorgente. Caddi in ginocchio, ciuffi d’erba mi solleticavano e lacrime copiose inondarono il mio viso. 

 

@Alessandroperbellini Benvenuto al MI. :)

Al  netto dei piccoli veniali refusi che mi è sembrato giusto segnalarti, hai saputo fare una descrizione di un bosco fitto e di un'avventura nella natura, tra l'uomo e una fiera che cerca di aggredirlo, mentre lui riesce a salvarsi. Riesci a tenere alto il livello di attenzione del lettore, a mio avviso, e non è poco, con questo genere di racconti.

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Ciao, @Alessandroperbellini .Un racconto dove la natura è la vera protagonista, ammaliante e al contempo feroce. Rendi molto bene l'idea di come l'essere umano sia in realtà così distante dagli elementi naturali che vivono di propri principi, quasi da sembrare magici appunto. Purtroppo anch'io però mi metto in coda riguardo il difetto degli eventi in sé, sembrano versare su un contesto mancante, non so se rendo l'idea. Comunque rimane una piacevolissima lettura. Ciao, e alla prossima.

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Ciao @Alessandroperbellini

Mi è piaciuto il tuo racconto. C'è una commistione interessante tra la storia e l'ambientazione naturalistica e alcuni elementi magici e misteriosi che creano una bella atmosfera.

Mi è piaciuta la presenza del fiume, che sembra in secondo piano ma in realtà si sente lungo tutto il racconto quasi come un nume tutelare. Bella prova!

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Ciao. Il tuo racconto è particolare, così sospeso tra domande senza risposta: dove siamo, chi è l'uomo, perché è lì, cosa succede poi, qual è il suo strano potere che lo protegge dalle fiere... ma la cosa non disturba il fascino della lettura: seguiamo questa strana avventura esotica e non importa se non conosciamo il prima e il dopo.

Le cose che ho apprezzato un po' meno sono il muro di parole (avrei messo un po' più di a capo) e, soprattutto, il tono molto descrittivo, il ritmo lento, calmo, fatto di tanti dettagli e di una giustapposizione di lunghe frasi, di incisi... trattandosi di un duello tra uomo e natura avrei visto più naturale (scusa il bisticcio di parole) un ritmo più serrato, rapido, sincopato, per trasmettere l'agitazione.

Provo a farti un esempio, che non vuol assolutamente dire "ti spiego come dovevi scriverlo", ma solo spiegare quello che intendo

Il 12/5/2019 alle 20:16, Alessandroperbellini ha detto:

Fu il ruggito di un orso a svegliarmi. Non ne avevo mai visto uno prima di allora, almeno dal vivo. Ma quel verso, così gutturale e feroce, mi fece comprendere cosa mi si sarebbe parato davanti, una volta schiuse le palpebre. I piedi affondarono nel terriccio quando mi spinsi indietro, la mia schiena sbatté contro qualcosa di duro e ruvido, mentre la pelle delle mie natiche si lacerò. La bestia era in posizione di attacco, il corpo proteso in avanti, e fiotti di bava piovevano dal ghigno aperto, facendosi strada tra i denti gialli. S

Fu il ruggito di un orso a svegliarmi. Non ne avevo ancora mai visto uno dal vivo, ma il verso gutturale e feroce non lasciava dubbi su cosa avrei visto una volta schiuse le palpebre. Mi spinsi indietro: i piedi affondarono nel terriccio e la mia schiena sbatté contro qualcosa di duro e ruvido. Sentii la pelle delle natiche lacerarsi (ecco, questo lo metterei come sensazione percepita, più che come dato oggettivo: la pelle si lacerò)

La bestia era in posizione d'attacco: il corpo proteso in avanti, il ghigno aperto, dai denti gialli pioveva un filo di bava...

 

Ecco: ci sono diversi passaggi che secondo me potresti rendere più vivi, più palpitanti accelerando il ritmo e facendoci percepire i dettagli attraverso le sue sensazioni, invece di descriverle in modo neutro. Naturalmente, è solo una mia opinione.

Direi un ottimo esordio di Mi, tra l'altro praticamente privo di refusi, quasi un record :lol:

Piacere di averti letto

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Ciao @Alessandroperbellini.

Scelta coraggiosa, la tua. Un racconto che si regge su un solo personaggio, e pieno di natura.

Al netto di qualche sbavatura, trovo tu abbia una prosa interessante. Se vogliamo cercare il pelo nell'uovo, direi che potresti lavorare un po' sul ritmo: frasi più brevi e più secche per descrivere le scene d'azione (come l'incontro con l'orso) darebbero l'idea della concitazione del momento. Frasi più lunghe ed elaborate per il vagare nel bosco.

L'assenza di contorno (non capire perché il protagonista sia lì, sia nudo eccetera) mi ha un po' infastidito quando sono arrivata alla fine e sono rimasta a bocca asciutta, ma non so se questo sia davvero un difetto.

Ben venuto al MI. :) 

 

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