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Ton

[MI 126] Fade Away / Scivola via

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Da queste parti diciamo “Chiedi a Nyambe”. Chiedile pioggia, chiedile aria, chiedile sangue. Che tu peschi alla fonda, che tu cacci con la luna, che tu estirpi malerba dal raccolto buono, chiedi a Nyambe protettrice di Vita. Che non ha protetto la mia Luyia.

 

«Non buono.»

«Come sarebbe a dire “Non buono”? Ti abbiamo portato quello che ci hai chiesto, vecchio.»

«Non buono, Kamunu.»

«Lascia stare, Kam. Lo venderemo a qualcun’altro.» Guardo Ma’ e guardo il vecchio. Sfinita, indifferente. Scalza, scalzo. Polvere, polvere.

Allungo la mano e mi riprendo la bisaccia spelacchiata.

Io e Ma’ siamo arrivati dal villaggio, tre ore e un po’ di cammino col sole che ti sputa in testa e la sabbia che ti mangia i piedi. Siamo arrivati perché il mercato di Koko è il più grande, perché si vende meglio e la gente paga meglio. Ma qui nessuno compra.

«Senti. Abbiamo fatto tanta strada, per favore. Almeno guardali!»

«Non bisogno di guardare.»

«Ma a chi altro la vendiamo se non a te?» Ha in mano una statuina d’ebano, le fa il contorno col filo di un rasoio. Sorride.

«Vendi a discarica.»

«Lascia stare, Kam.» Guardo Ma’ che non mi guarda, si guarda intorno come se cercasse qualcuno in particolare, ma qui non conosciamo nessuno. Ormai è mesi che fa così; a volte c’è, a volte no. Da quando Pa’ se n’è andato e forse si è portato Luyia, forse no.

Sospiro, le prendo la mano e ce ne andiamo.

«Ma’. Ma’. Com’è che il vecchio sapeva come mi chiamo?»

«Kamunu è figlio di Nyambe. Tutti gli uomini sono.»

«Ma’. Questa roba non se la compra nessuno.»

 

Luyia giocava col filo, di questo ne sono sicuro. Ci ho pensato tante volte poi, e so che giocava col filo giù al delta. Forse anche con Nabi e Zeba, ma se loro due c’erano non avevano visto niente o avevano detto di non aver visto niente, che non c’erano. Avevano detto che con Luyia non ci giocavano più da quando le era entrato in testa il brutto-brutto. Da allora la evitavano, se potevano. Lo facevano tutti giù al villaggio, anche se Pa’ era il più bravo con l’arco, il più veloce ad arrampicarsi, il più furbo a cacciare e nessuno gli voleva male. Era successo un giorno che andava al guado con il Pa’ di Kemba e il Pa’ di Zeba, io dovevo badare a Luyia che Ma’ andava a trebbiare. Era il giorno prima del mio Solco, il giorno che diventavo uomo e se ero bravo poi diventavo Pa’. Mi ci ero preparato tutto l’anno: la mattina mi svegliavo prima per andare a nuotare, mi immergevo a più riprese e nuotavo lungo tutto il delta, tenevo il fiato fino a che potevo e se non ingoiavo acqua non ero contento, perché non ero stato sotto abbastanza. Mi ero fatto la lancia da me e mi ci allenavo la sera al buio dopo che avevo portato l’acqua per lavarci. Non avevo tempo di badare a Luyia, e pensavo che anche se ce l’avevo non spettava a me. Che non era compito da Pa’ tenere d’occhio le bambine. Così Luyia se n’era andata al delta a giocare e io non avevo detto niente che potevo fare i miei esercizi con la lancia, tanto non era la prima volta che ci andava. Finisco questi e vado a controllarla.

«Che succede?» Zeba corre e piange e grida. «Che hai fatto? Dov’è Luyia?» Dice che Luyia è al delta, dice che giocavano a chi sta più tempo sotto dice che Luyia è stata sotto un bel mucchio dice che poi è uscita che non parlava e respirava forte e guardava Nabi dice che s’è messa a urlare che Nabi non era Nabi che le ha rubato la faccia che era Non-Nabi che Non-Nabi ha rubato la faccia a Nabi e Nabi è morta e quella chi era? e le ha tirato un sasso in faccia, in faccia a Non-Nabi o Nabi insomma che le si è spaccata e ha perso un mucchio di sangue e Luyia non si fermava e lanciava sassi.

 

L’Uomo-Juju dice che Luyia c’ha il brutto-brutto, che la testa gli scivola via ogni giorno di più e non vede più le facce. Che le vede ma non sa quello che vede.

«Che si può fare?» chiede Pa’.

«Chiediamo aiuto a Nyambe.» Allora Ma’ gli dà un pezzo di stoffa che ci fasciava Luyia da piccola e lui chiede altre cose di Luyia: unghie, capelli, peli pubici. E sangue di Pa’.

Pesta nella ciotola. Moringa, zenzero e tabernanthe. Parla strano e io guardo Ma’ un po’ così. Il mio Solco è stato rimandato. La ciotola inizia a fumare e presto nella capanna non si vede niente se non fumo verde che fa tossire e piangere. Mi accorgo che sono l’unico con le lacrime, che in tutto quel fumo Pa’ e Ma’ e l’Uomo-Juju stanno immobili come respirassero aria limpida.

Non so se piangevo per il fumo o per il Solco, ce l’avevo con Luyia che aveva deciso di diventare scema il giorno prima del giorno più importante della mia vita. Era cominciata la stagione di semina e tutti, Pa’ e Ma’ del villaggio, erano nei campi da che il sole li svegliava a che la luna li rimetteva a letto, e io senza Solco, né uomo né Pa’, a badare alla Luyia rincretinita.

 

Mi guardava allenarmi con la lancia. Aspettavo che i vecchi del villaggio stabilissero qual era il giorno del mio nuovo Solco, il nuovo giorno più importante della mia vita, ma non volevo aspettare con le mani in mano e magari perdere il fiato, deconcentrarmi e arrivare impreparato. Non so perché quando stava con me era sempre Luyia. Voglio dire che era come se fosse di nuovo la mia Luyia normale, senza il brutto-brutto. Non faceva casino, non mi scambiava per qualcun’altro e non mi tirava sassi. Se ne stava semplicemente lì seduta a guardarmi che tiravo colpi all’aria.

Ilozumba venne a chiamarmi nell’ultima antimeridiana per allenarci assieme. Mi stavo asciugando via il sudore e Luyia seduta accanto a me che mi guardava silenziosa. Appena lo vide scattò come morsa da qualcosa. Gridava, batteva i piedi, tirava calci e gli sputava addosso. Ilo tentava di tenerla ferma senza farle male, con una mano a premerle sulla fronte, ma Luyia scivola via e gli arriva al petto. Serra i denti attorno al capezzolo di Ilo, che inizia a sanguinare. Le tiro i capelli, le tiro un pugno ma non si stacca. Viene via con la bocca piena di sangue, un lembo di carne tra i dentri. Ilo che piange a terra e la sabbia gli scava la ferita. Le dico Va via! Via! Va al delta, affogatici. Fa come ti pare ma sparisci.

Lo fa.

 

Anche oggi sono andato dall’Uomo-Juju. Non credo a queste cose da tempo, ma è diventata una tradizione. Ho lasciato Zeba al villaggio e ho preso due uomini con me, altri ne ho lasciati ai campi. Faccio questa cosa perché va fatta, perché sento di doverlo fare e poi me ne torno al villaggio a organizzare la caccia. Entro scostando la tenda che tintinna e sento già le lacrime corrermi agli occhi. E ancora non c’è fumo.

«Seduto, Kamunu.»

«Parla con rispetto, vecchio.»

«Non è il rispetto che cerco» dico per quietare i miei uomini. «Aspettate fuori.»

Un capello.

Un’unghia.

Un pelo.

Sangue di fratello.

«Chiediamo a Nyambe.»

Parole strane.

Fumo verde.

Tosse e lacrime.

«Kam! Oh Kam!» una voce alle mie spalle, la cerco con gli occhi.

Finalmente.

La trovo.

«È… è Zeba. Ha partorito adesso. Una bambina.»

 

L’abbiamo chiamata Luyia.



---------------


Traccia di mezzanotte: L'assenza
 

 

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@Ton, il tuo racconto etnico mi è piaciuto molto, è affascinante.

La lettura è stata guastata solo dalla ricerca dell'assenza, che ho trovato parecchio assente. Se l'assente è Luyi, è sin troppo presente sino a quando Kamunu, quasi alla fine, la prega di sparire. Non ho neppure capito cosa c'entra nel contesto l'episodio iniziale del mercato, ma forse qualcosa mi è sfuggito.

Ho poi riletto, ignorando del tutto la faccenda dell'assenza, e il racconto mi è piaciuto senza riserve. Come ho detto, affascinante...

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14 ore fa, Ton ha detto:

Da queste parti diciamo “Chiedi a Nyambe”. Chiedile pioggia, chiedile aria, chiedile sangue. Che tu peschi alla fonda, che tu cacci con la luna, che tu estirpi malerba dal raccolto buono, chiedi a Nyambe protettrice di Vita. Che non ha protetto la mia Luyia.

 

«Ma’. Ma’. Com’è che il vecchio sapeva come mi chiamo?»

«Kamunu è figlio di Nyambe. Tutti gli uomini sono.»

Non capisco l'ultima frase

14 ore fa, Ton ha detto:

«Ma’. Questa roba non se la compra nessuno.»

 

Luyia giocava col filo, di questo ne sono sicuro. Ci ho pensato tante volte poi, e so che giocava col filo giù al delta.

il gioco del filo?

14 ore fa, Ton ha detto:

 

Mi guardava allenarmi con la lancia. Aspettavo che i vecchi del villaggio stabilissero qual era il giorno del mio nuovo Solco, il nuovo giorno più importante della mia vita, ma non volevo aspettare con le mani in mano e magari perdere il fiato, deconcentrarmi e arrivare impreparato. Non so perché quando stava con me era sempre Luyia. Voglio dire che era come se fosse di nuovo la mia Luyia normale, senza il brutto-brutto. Non faceva casino, non mi scambiava per qualcun’altro e non mi tirava sassi. Se ne stava semplicemente lì seduta a guardarmi che tiravo colpi all’aria.

Ilozumba venne a chiamarmi nell’ultima antimeridiana per allenarci assieme. Mi stavo asciugando via il sudore e Luyia seduta accanto a me che mi guardava silenziosa. Appena lo vide scattò come morsa da qualcosa. Gridava, batteva i piedi, tirava calci e gli sputava addosso. Ilo tentava di tenerla ferma senza farle male, con una mano a premerle sulla fronte, ma Luyia scivola via e gli arriva al petto. Serra i denti attorno al capezzolo di Ilo, che inizia a sanguinare. Le tiro i capelli, le tiro un pugno ma non si stacca. Viene via con la bocca piena di sangue, un lembo di carne tra i dentri. Ilo che piange a terra e la sabbia gli scava la ferita. Le dico Va via! Via! Va al delta, affogatici. Fa come ti pare ma sparisci.

Lo fa.

Il personaggio di Ilozumba non l'hai presentato nel contesto, né capisco se sia attinente, e per quale motivo, la specifica reazione di Luyia CONTRO DI LUI.

14 ore fa, Ton ha detto:

 

Anche oggi sono andato dall’Uomo-Juju. Non credo a queste cose da tempo, ma è diventata una tradizione. Ho lasciato Zeba al villaggio

Zeba è diventata moglie di Kamunu? Non è stata detto il loro tipo di relazione, mi pare...

14 ore fa, Ton ha detto:

 

e ho preso due uomini con me, altri ne ho lasciati ai campi. Faccio questa cosa perché va fatta, perché sento di doverlo fare e poi me ne torno al villaggio a organizzare la caccia. Entro scostando la tenda che tintinna e sento già le lacrime corrermi agli occhi. E ancora non c’è fumo.

«Seduto, Kamunu.»

«Parla con rispetto, vecchio.»

«Non è il rispetto che cerco» dico per quietare i miei uomini. «Aspettate fuori.»

Un capello.

Un’unghia.

Un pelo.

Sangue di fratello.

«Chiediamo a Nyambe.»

Parole strane.

Fumo verde.

Tosse e lacrime.

«Kam! Oh Kam!» una voce alle mie spalle, la cerco con gli occhi.

Finalmente.

La trovo.

«È… è Zeba. Ha partorito adesso. Una bambina.»

 

L’abbiamo chiamata Luyia.

 

Kamunu, da adulto, riesce a fare la cerimonia del Solco, rimandata a causa del dramma di Luyia. 

 

Nella sostanza, ho apprezzato il tuo racconto, @Ton

 

Benvenuto nel MI :)

 

 

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@Macleo ti ringrazio per l'apprezzamento :) probabilmente i vari salti temporali e la mia idea di base non hanno aiutato nella percezione dell'assenza, che qui dovrebbe essere duplice (assenza fisica della sorellina che si perde, e assenza mentale). Il voler descrivere gli antefatti dell'assenza mentale probabilmente mi ha guastato quella fisica. L'episodio del mercato apre con una Madre e un figlio già abbandonati, senza ne Pa' ne Luyia, che cercano di sopravvivere. Da lì, Kam introduce la storia dell'assenza. Grazie per il commento!

 

@Poeta Zaza (scusa, il quote non mi funziona)

 Non capisco l'ultima frase

Tutti gli uomini sono figli di Nyambe, la Dea africana della Vita. Kamunu, nella leggenda, è il figlio di Nyambe ed è il protettore degli uomini. In questo caso dovrebbe esserci una doppia chiave di lettura dove Kamunu incolpa Nyambe della perdita della sorella, quando invece il protettore designato (anche per nascita) doveva essere lui. Non riesco a non mettere un po' di simbolismo in tutto quello che scrivo :D n'glie la fo' proprio

il gioco del filo?
L'Ekak è un gioco africano in cui si usa principalmente un filo a cui vengono attaccati un bastoncino e un anello che si lanciano su un cumulo di sabbia. Non ho specificato nulla perchè ritenevo più importante l'immagine del filo in sè che non il tipo di gioco che stava facendo.
 

Il personaggio di Ilozumba non l'hai presentato nel contesto, né capisco se sia attinente, e per quale motivo, la specifica reazione di Luyia CONTRO DI LUI.

Non è attinente la reazione contro di lui ma la differenza di reazione di Luyia tra tutti gli altri e suo fratello. Poteva chiamarsi in qualsiasi modo eh, Ilozumba significa "la nostra casa/vita è lontana e dimenticata". Non credo sia chiaro, ma il gioco di Luyia sott'acqua le ha danneggiato il cervello fino a farle sviluppare la prosopagnosia.
 

Zeba è diventata moglie di Kamunu? Non è stata detto il loro tipo di relazione, mi pare...

No infatti, preferisco sempre non dire ma lasciar vedere se possibile. Ovvio che non mi riesce bene :D qui c'è un salto temporale in cui Kamunu è già diventato uomo, capo villaggio e sta per diventare Pa'. Ha spostato Zeba e ogni anno va dall'Uomo-Juju per provare a ritrovare sua sorella, anche se ormai lo fa per "tradizione" perchè non crede più agli Dei e agli Uomini-Juju (quindi qui il Solco è già avvenuto fuori scena.).

Nel finale speravo di "fregare" con la finta apparizione di Luyia :D 

-------


Spero di aver risolto qualche dubbio. Sicuramente ho usato una prosa un po' contorta, sarà che sono nel mio periodo di rilettura di Faulkner :D Grazie mille per il commento!

 

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9 minuti fa, Ton ha detto:

@Poeta Zaza 

 Non capisco l'ultima frase

Tutti gli uomini sono figli di Nyambe, la Dea africana della Vita. Kamunu, nella leggenda, è il figlio di Nyambe ed è il protettore degli uomini. In questo caso dovrebbe esserci una doppia chiave di lettura dove Kamunu incolpa Nyambe della perdita della sorella, quando invece il protettore designato (anche per nascita) doveva essere lui. Non riesco a non mettere un po' di simbolismo in tutto quello che scrivo :D n'glie la fo' proprio

 

@Ton Questo l'avevo capito. Non capivo la frase messa così: Tutti gli uomini sono. Bastava dicessi: Tutti gli uomini lo sono. :sss:

 

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2 minuti fa, Poeta Zaza ha detto:

 

@Ton Questo l'avevo capito. Non capivo la frase messa così: Tutti gli uomini sono. Bastava dicessi: Tutti gli uomini lo sono. :sss:

 


Delle due una: o sono caduto nel clichè della lingua storpiata, o ho guardato troppo maratone del Trono di Spade :D 

In realtà volevo giocare e provare a scrivere una frase circolare.

"Kamunu figlio di Nyambe. Tutti gli uomini sono Kamunu figlio di Nyambe"

na cosa del genere :umh:

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Bello, mi è piaciuto. Ho seguito bene la storia dall’inizio alla fine nonostante i nomi e soprattutto il contesto a me non familiari. 

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16 ore fa, Ton ha detto:

Guardo Ma’ che non mi guarda, si guarda

Le ripetizioni mi sono piaciute tutte, tranne questa

 

16 ore fa, Ton ha detto:

Tutti gli uomini sono.»

Credo manchi l'articolo lo: Tutti gli uomini lo sono

16 ore fa, Ton ha detto:

erano nei campi da che il sole li svegliava a che la luna li rimetteva a letto,

Mi piace molto questa descrizione.

 

Se la traccia è stata seguita a dovere lo giudicheranno i giudici, a me interesse il racconto. Bello, come ha già detto qualcuno affascinante. Neanch'io ho però capito cosa l'attinenza con la scena del mercato. Forse volevi descrivere un po' tutto lo scenario. In sintesi è la storia di una ragazzina che durante un'immersione nel fiume perde la ragione (forse per la mancanza di ossigeno al cervello, anche avrebbe dovuto avere un collasso e non emergere, ma vabbé, magari è una licenza narrativa.  

C'è il ragazzo che si prepara, seguendo certi "esercizi", a diventare uomo. Qualcosa mi è sfuggito, ma non posso dire che il racconto non abbia la sua valenza. e il suo carattere.

Bravo

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@Kuno grazie!

 

@Adelaide J. Pellitteri Sì, forse la scena del mercato è un salto temporale superfluo. Nella mia testa, quella scena mi serviva per diverse cose: per l'ambientazione, per mostrare Kam e la madre da soli che tentano di cavarsela come possono, e per far introdurre a Kam tutta la storia prima di quel punto.

In pratica la linea temporale è così: 
Punto di partenza (post-scomparsa, scena sopravvivenza) -> pre-scomparsa, scena sviluppo prosopagnosia -> scena rito sciamanico -> scena scomparsa -> salto temporale nell'età adulta di Kam/finta ricomparsa.

Forse troppo complessa per 8.000 caratteri :D sicuramente per come sono abituato a scrivere io e lo spazio che mi serve.

Grazie :rosa:


 

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Ciao @Ton, il tuo racconto è molto affascinante: simbolico, primordiale, magico. Sei stato coraggioso a tentare un tema così particolare. La storia è bella, ben scritta e mi è piaciuta.

Se posso farti un'osservazione direi che ci sono troppi personaggi. In generale sarebbero già tanti per un racconto breve, ma avendo anche dei nomi esotici io ho fatto un po' fatica a ricostruire tutte le relazioni tra loro. Forse avresti potuto sacrificare qualcuno, magari l'episodio iniziale al mercato che ti prende un sacco di caratteri ma non aggiunge niente al nucleo centrale della storia. E poi in un racconto così la mancanza di una linea temporale crescente (procedi più per associazioni mentali che con lo scorrere del tempo) di nuovo rende un po' faticoso seguire il filo. Ci sono tante cose dentro che, se le conosci tutto va come l'olio, ma altrimenti devi soffermarti a pensare un attimo. 

Per riassumere, l'idea mi è piaciuta tantissimo (e tutto sommato il racconto è decisamente comprensibile) ma sarebbe stato un tema più adatto a un racconto più lungo. Ti avrebbe permesso di aggiungere qualche frase in più per aiutare il lettore un po' "lento" come me;)

 

Talia 

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@Talia grazie mille :) avete tutti assolutamente ragione... purtroppo non sono così bravo da riuscire a compiere scelte diverse dalle prime che mi vengono in mente, non so se mi spiego. Scrivo in maniera istintiva e se ho un'idea per qualcosa, è quella. Se la storia mi si forma in testa con quei personaggi e una linea temporale "non lineare", non riesco a togliere o cambiare, forse perchè sono cose che non mi appartengono o come ho detto, non sono bravo abbastanza :grat:

Un altro mio difetto è sicuramente quello di dare troppo spesso per scontato che il lettore sa quello che so io, e quindi non spiego abbastanza e rischio di mandare la gente in sovraccarico :asd:

 

Mi tengo la cosa positiva di questa partecipazione (il primo racconto sotto gli 8.000)... pensa che normalmente ho difficoltà anche con il limite a 16.000 :D 

Grazie ancora per essere passata :rosa:

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ciao @Ton

Mi è piaciuto molto il racconto, anche se è debole la rappresentazione della traccia.

Ho seguito e compreso i salti temporali, il contesto etnico e tutto il resto ma, secondo il mio gusto di lettrice,  è troppo cinematografico.

Mi spiego meglio: se il racconto fosse  un film avremmo visto la bambina che giocava col filo, o l'oggetto che Kam e sua madre volevano vendere al mercato. Avremmo visto gli stati d'animo dei personaggi e capito di più le parti che hai lasciato senza definizione d'immagine. Non so se ho ragione a crederlo, ma penso che nel tuo testo certe omissioni l'abbiano penalizzato

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Ciao @Alba360 grazie per essere passata!

 

In realtà “cinematografico” non mi dispiace poi tanto come definizione :D non so in che modo la intendevi tu... comunque hai sicuramente ragione: avrei voluto e potuto mostrare di più. Devo fare più esperienza con gli 8.000 caratteri. Ho tentato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte dando dei riferimenti senza “visualizzarli” ma senza lasciarli non detti... alla fine forse non ha pagato come avrei voluto :) 

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23 ore fa, Ton ha detto:

In pratica la linea temporale è così: 
Punto di partenza (post-scomparsa, scena sopravvivenza) -> pre-scomparsa, scena sviluppo prosopagnosia -> scena rito sciamanico -> scena scomparsa -> salto temporale nell'età adulta di Kam/finta ricomparsa.

Forse troppo complessa per 8.000 caratteri :D sicuramente per come sono abituato a scrivere io e lo spazio che mi serve.

 

Ciao @Ton, benvenuto al MI.

L'unica critica che posso fare al tuo racconto riguarda appunto la complessità dell'intreccio pigiata nel limite degli ottomila caratteri. Ma forse la storia stessa è un po' troppo complessa perché questo contest possa renderle giustizia. 

Vabbè, si fa presto a "prendere la mano" con i tempi e gli spazi del MI.

Per il resto: ambientazione affascinante e ben descritta, un bel racconto di formazione.

Ottimo debutto, secondo me.

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Ciao @mercy ! Grazie mille per essere passata :) sei una tra quelli di cui più aspetto il giudizio :D 

Lavorerò sul semplificare. Spesso dimentico che una storia è anche un uomo solo in una stanza :) ... purtroppo non riesco a non riempire la stanza di mille oggetti, amanti nell'armadio, mostri sotto al letto e assassini nel bagno :D 

Grazie ancora, spero di rileggerti presto!

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ciao @Ton . Il tuo racconto è dannatamente affascinante. Ciò lo dico nonostante la fatica che ho fatto per comprendere bene il tutto (fortuna che hai già spiegato molte cose nei commenti sopra, altrimenti avrei dovuto fare un po' di ricerche). La storia dei personaggi si intreccia con un universo etnico intriso di elementi difficilmente comprensibili da chi, come me, è ignorante in materia. Ed è un peccato, perché il racconto è comprensibile nonostante tutto, ma si vanno a perdere tutte quelle sfumature, la simbologia, la lore diciamo. Ma non posso fare a meno di chiedermi se sono io realmente in difetto. Mi spiego meglio; se avessi trovato questo racconto in officina, a caso, sarei stato felice all'idea di dovermi informare per comprendere un qualcosa che ho trovato affascinante, questo perché a me piace quando un racconto mi intrattiene ed espande le mie conoscenze. Ma qui non ero così entusiasta della cosa, non perché la natura del contest fa magicamente scomparire la mia brama di sapere, ma perché inficia in modo negativo sulla mia valutazione. Dunque è solo il fastidio di non potere dare ciò che si merita un racconto del genere che, e lo ribadisco, è dannatamente affascinante. Ora, mica voglio dire che non deve esserci minima traccia del proprio sapere in un racconto presentato in un contest simile, figuriamoci. Semplicemente, e qui concludo, secondo me qui hai esagerato in tal senso, tutto qui.

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@Rhomer ti ringrazio per essere passato e soprattutto per la sincerità :) questi commenti sono la cosa che amo di più del forum, altrimenti perché postare racconti no?

 

Credimi che me lo sono segnato scritto bello grosso: SEMPLICITÀ :D ne farò tesoro e tenterò di non complicarvi troppo la vita al prossimo racconto.

 

A rileggerci :rosa:

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7 minuti fa, Ton ha detto:

@Rhomer ti ringrazio per essere passato e soprattutto per la sincerità :) questi commenti sono la cosa che amo di più del forum, altrimenti perché postare racconti no?

 

Credimi che me lo sono segnato scritto bello grosso: SEMPLICITÀ :D ne farò tesoro e tenterò di non complicarvi troppo la vita al prossimo racconto.

 

A rileggerci :rosa:

No, no. Se vuoi scrivere racconti complessi fai pure, ben vengano, io adoro questo genere di cose. Più che altro mi riferivo alla "nozionistica (?)" necessaria per comprendere l'universo etnico del racconto; tra nomi, concetti, tradizioni, rituali etc.. Mica voglio che un racconto mi faccia lo spiegone eh, solo che se mancano certe basi, allora qualcosa si perde per ovvi motivi. Ciao di nuovo ( :

 

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2 ore fa, Rhomer ha detto:

No, no. Se vuoi scrivere racconti complessi fai pure, ben vengano, io adoro questo genere di cose. Più che altro mi riferivo alla "nozionistica (?)" necessaria per comprendere l'universo etnico del racconto; tra nomi, concetti, tradizioni, rituali etc.. Mica voglio che un racconto mi faccia lo spiegone eh, solo che se mancano certe basi, allora qualcosa si perde per ovvi motivi. Ciao di nuovo ( :

 

 

Sisi ma infatti diciamo la stessa cosa ;) è un filo sottile su cui camminare.

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Quanto si può "non dire" in un racconto? @mercy lo chiedeva ieri in chat parlando del tuo racconto, @Ton.  Sicuramente Il tuo è un buon racconto, molto evocativo e ben scritto. 
L'impressione però è che tu abbia tagliato molto per farlo stare negli 8.000 caratteri, o in alternativa che tu abbia voluto forzare per farci entrare troppe cose e così molte rimangono non dette e non chiarite, forse un po' troppe.
L'ambientazione funziona molto bene e diversi passaggi sono ricchi di fascino, vi sono però delle scene superflue che in un racconto così breve si fatica a distinguere da quelle fondamentali ingenerando confusione. Ad aumentare la confusione ci sono alcune scelte di parole che non aiutano affatto, mi riferisco in particolare a questa frase: 

Il 12/5/2019 alle 19:47, Ton ha detto:

Le dico Va via! Via! Va al delta, affogatici. Fa come ti pare ma sparisci.

Lo fa.

Affogatici mi ha portato a pensare che questa scena venisse prima del momento in cui Luyia restava sott'acqua troppo a lungo, anche se tutto i resto del contesto faceva pensare che fosse avvenuta dopo. Probabilmente questo dipende anche dalla mia forma mentis che mi spinge a trovare aspetti bizzarri anche dove non ci sono, ma mi sono chiesto se non fosse scattato un loop temporale di qualche genere.

Il seguito della frase, che è fondamentale per la comprensione del racconto è poco in risalto, quel ma sparisci e quel finale Lo fa sono in qualche modo sovrastati dal quel affogatici che rimane più impresso visto che si parla sia di un quasi affogamento che di allenamenti per trattenere il respiro sott'acqua. Magari mi è sfuggito qualcosa, ma se la sparizione di Luyia è in qualche modo giustificata, non lo è invece la sparizione di Pa': perché se n'è andato e perché Kamun crede che sia andato via con Luyia?

La scena iniziale è superflua, occupa spazio e occupa la mente dei lettori impedendo loro di concentrarsi sul resto del racconto, anche se funziona bene come ambientazione. Ci dice che Pa' e Luyia sono scomparsi,  ma la sparizione di Pa' in realtà non è significativa. Kamun e sua madre vivono di stenti e questa scena ce lo mostra, ma la presenza o l'assenza di Pa' non cambiano nulla nella vicenda importante e allo stesso modo il fatto che facciano una vita dura non è influente sulla storia. Alla fine Kamun diventa uomo, diventa capo villaggio e diventa Pa' lui stesso, solo la sparizione della sorella provoca qualcosa in lui ed è su quella che i lettori devono potersi concentrare.

Sempre nella scena iniziale non ho apprezzato il linguaggio da Via col vento

Il 12/5/2019 alle 19:47, Ton ha detto:

«Non buono.»

 

Il 12/5/2019 alle 19:47, Ton ha detto:

«Kamunu è figlio di Nyambe. Tutti gli uomini sono.»

Ho letto la spiegazione che hai dato, ma il lettore non deve leggere l'esegesi del brano per capire una frase. La sensazione iniziale è di un'Africa caricaturale, vista con gli occhi del colonizzatore. Solo leggendo il resto del brano si capisce che, al contrario, c'è interesse per l'Africa.

 

Il 13/5/2019 alle 10:59, Ton ha detto:

Tutti gli uomini sono figli di Nyambe, la Dea africana della Vita. Kamunu, nella leggenda, è il figlio di Nyambe ed è il protettore degli uomini. In questo caso dovrebbe esserci una doppia chiave di lettura dove Kamunu incolpa Nyambe della perdita della sorella, quando invece il protettore designato (anche per nascita) doveva essere lui. Non riesco a non mettere un po' di simbolismo in tutto quello che scrivo :D n'glie la fo' proprio

Piccolo appunto, a quanto mi risulta Nyambe è maschio, non femmina, ma questo non cambia il senso del brano.

Il simbolismo va bene, attenzione a non concentrarti troppo su quello e dimenticare la vicenda altrimenti ti succede di schiacciare e stiracchiare la trama per adattarla ai simboli.

 

Il 12/5/2019 alle 19:47, Ton ha detto:

Luyia giocava col filo, di questo ne sono sicuro. Ci ho pensato tante volte poi, e so che giocava col filo giù al delta.

Immagino che anche il filo sia simbolico, ma non mi è chiaro cosa debba rappresentare.

 

Anche la scena con Ilozumba è superflua, d'accordo serve a mostrare che Luyia è impazzita e giustifica l'esasperazione di Kamun che la sgrida e la manda via, ma la presenza di dettagli inutili finisce per sviare l'attenzione da quelli importanti.

 

Il 13/5/2019 alle 13:54, Ton ha detto:

Punto di partenza (post-scomparsa, scena sopravvivenza) -> pre-scomparsa, scena sviluppo prosopagnosia -> scena rito sciamanico -> scena scomparsa -> salto temporale nell'età adulta di Kam/finta ricomparsa.

La successione temporale mi era chiara, anche se per un attimo mi sono chiesto se la "finta ricomparsa" non fosse invece, anche in questo caso, un loop temporale. Sempre per via della mia forma mentis :D

Un altro punto in cui mi aspettavo qualcosa di diverso è quando Luyia emerge dall'acqua e non riconosce le persone. Mi chiedevo se per caso non fosse lei la sola a vedere la realtà dietro le maschere, ma poi il racconto ha preso una direzione molto meno weird.

 

Nel complesso il tuo racconto mi è piaciuto, tra l'altro l'ambientazione mi ha colpito anche perché è molto vicina al fuori concorso che ho scritto io. Hai reso molto bene l'atmosfera dei luoghi pur senza soffermarti in descrizioni che avrebbero rubato spazio alla storia.

Andrò a leggere i tuoi racconti lunghi che a questo punto mi incuriosiscono parecchio.

 

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Ciao, il tuo racconto mi è piaciuto, anche al netto delle parole e tradizioni che non conosco, anzi mi piace cercare sull'enciclopedia le parole e i concetti che non conosco.

Mi è piaciuta la storia e secondo me l'assenza c'è, quella fisica del padre e della sorella e quella della "ragione" della sorella.

Ci sono solo due cose che secondo me sono difetti: il salto temporale del finale e la lingua dei dialoghi.

Il racconto è fatto tutto di salti temporali, tra prima e dopo "l'incidente" di Luya, però, almeno io ho letto così, sempre nell'infanzia/giovinezza del protagonista. Il finale, in cui sta per diventare padre, arriva di punto in bianco, non è annunciato, anzi ho dovuto rileggere perché non capivo chi fosse che partoriva una bambina. Insomma, o fai in modo che questa dimensione temporale: lui sposato con Zeba, in attesa del figlio, sia già nell'incipit, sia il nostro presente, quello che guida tutti i salti temporali del racconto, o allora lo preannunci in qualche modo nel corpo del racconto. Così sembra un po' staccato dal filo degli eventi narrati. Anche se è il "ritorno" di Luya.

Quanto alla lingua: non ho capito il perché degli errori di sintassi. Se parlano una lingua o dialetto regionale propria, non vedo perché dovrebbero parlarla male. Se serve a far capire a noi che parlano una lingua africana mi sembra superfluo: è chiaro che non parlano in bresciano :) Perché così suona un po' come l'inglese della Mamy di Rossella O'hara. E non è certo lo spirito del tuo racconto. o allora c'è una ragione ben precisa per cui hai riprodotto così le frasi e non l'ho capita. Può essere benissimo.

Una bella storia, triste, ma bella. Piacere di averti letto

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@libero_s @Befana Profana grazie infinitamente ad entrambi! Sono scappato dalla festa solo per rispondervi :D Avete ragione su più punti:

@libero_s

4 ore fa, libero_s ha detto:

L'impressione però è che tu abbia tagliato molto per farlo stare negli 8.000 caratteri, o in alternativa che tu abbia voluto forzare per farci entrare troppe cose e così molte rimangono non dette e non chiarite, forse un po' troppe.


P.S. Da qui il quote ha smesso di funzionarmi :si: sto forum ce l'ha con me.

Come ho cercato di spiegare più volte, il mio "metodo" di scrittura è ancora molto limitato. Non sono in grado di prevedere dove una storia mi porterà ne di fare i necessari tagli/modifiche dopo. È già un miracolo che sia riuscito a tenermi negli 8.000 caratteri :D ho tante di quelle cose da migliorare... ad esempio con il richiamo alla parola "affogatici". Hai perfettamente ragione nel dire che, ad un certo punto, mi è venuta voglia di mettere qualche elemento che indicasse il loop temporale (e praticamente questo "spiega" il finale con la nascita di una nuova Luyia). Il problema è che inizio a scrivere e mi vien voglia di metterci troppe robe :asd:

Altra cosa che sia tu che @Befana Profana mi avete fatto notare: i dialoghi alla Via col vento... me ne pento amaramente. L'idea era quella di differenziare il modo di parlare di Kamunu dal modo di parlare degli altri personaggi, perchè Kamunu doveva essere il POV per il lettore e quindi volevo un identificazione più vicina al lettore, come se Kamunu non fosse solo la lente ma l'immedesimazione del lettore stesso nel racconto. Essendo una storia "senza tempo", o per lo meno ambientata non si sa quando, ho usato un approccio storico domandandomi come un lettore di magari 50 o anche 100 anni fa potesse "sentire" la voce degli africani che si esprimono in italiano... e quindi la storpiatura, che poi dopo non ho più ripetuto ed è rimasto come un inutile clichè iniziale. Ripeto... mi faccio troppe pippe mentali :D 

D'accordissimo anche sulle troppe spiegazioni necessarie e sul simbolismo che non va bene quando prende il sopravvento sulla storia! Entrambe le cose, comunque, sono frutto esclusivamente della mia incompetenza. Resto fermamente convinto che se uno sa scrivere bene, può parlarmi di qualsiasi cultura o posto che non ho mai conosciuto e usare tutto il simbolismo interno che vuole, e farmi arrivare tutto lo stesso. Io ancora non ne sono capace :) 

@libero_s ci penso sempre a trasformare i racconti in chiave weird... ma poi mi ci vorrebero un 50.000 caratteri in più :D 

 

Quota

Andrò a leggere i tuoi racconti lunghi che a questo punto mi incuriosiscono parecchio.


Magari! Devo partecipare più spesso al MI. Tutti i vostri commenti sono oro. Se ti va di commentare anche gli altri, non può che farmi piacere!

Grazie ancora :rosa:

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Ciao @Ton

Una bella ambientazione ed atmosfera nel tuo racconto. Mi è piaciuto come hai trattato il tema dell'assenza ma ho trovato che sia ben inserita anche la traccia del fiume. È interessante che molti partecipanti al MI abbiano unito le due cose, il che mi fa pensare che i due temi siano in qualche modo collegati dal punto di vista simbolico. Bello anche il titolo, nella sua doppia versione, in inglese ha un bel suono, mi piace molto. Anch'io come altri ho trovato la storia un po' compressa nei limiti dei caratteri ma questo è fisiologico nella fretta del MI. Grazie per la lettura!

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@Ivana Librici grazie! :) credo di sì, in fondo... un fiume è una cosa che scorre, e di conseguenza porta via tante cose. L'assenza, dunque, dipende un po' dal punto di osservazione che si sceglie lungo il "fluire"... credo :asd:

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Sarà che non capisco niente, @Ton, ma secondo me tu a scrivere sei davvero bravo. Qui mostri un po' i  muscoli, giocando con un gergo e un immaginario che non ti appartiene, passando da passato a presente storico nell'arco di due righe (a proposito, questo non mi ha fatto impazzire) e risultando plausibile. E, chiaramente, è ben evidente che se vuoi scrivere in maniera piana e pulita lo sai fare benissimo.Bravo davvero, sono ammirato.

Unico neo, per quanto mi riguarda: non ho ben capito che c'entra il tentativo di compravendita iniziale con il resto del racconto... Ma forse è una mia distrazione

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@Edu non merito questi complimenti, ma grazie. Passare da passato a presente storico... credo sia solo perchè sto rileggendo Faulkner sto periodo e mi lascio sempre un po' influenzare da chi leggo, soprattutto quando chi leggo è Faulkner :asd:

Se fossi in grado di fare editing ai miei testi, il dialogo iniziale sarebbe eliminato o pesamente modificato. Credo riesca comunque a creare quel minimo di ambientazione che mi serve, ma non fa tutte le altre cose che volevo facesse. Purtroppo non sono in grado di fare editing, e sta cosa mi scoraggia pesantemente :( 

Grazie per essere passato :sss:

 

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Visto che piagnucolavi, eccomi qui. :D 

Ovviamente scherzo, come ho detto sto recuperando in ritardo i racconti dello scorso MI. Il racconto mi ha lasciato un po' deluso. xD Viste le premesse, ero felice di farmi guidare in un mondo esotico e così ben presentato. Arrivato alla fine, però, il racconto in sé mi è piaciuto "così così" perché l'ho trovato poco fruibile, compresso e confusionario; di contro, sono rimasto affascinato dalla potenza dell'ambientazione (che non presenti, in realtà, ed è qui il vero gioco di prestigio) e ben impressionato dalla consapevolezza della scrittura.

E mi dispiace, perché come dicevo sono stato rapito subito dalla lettura, ma poi mi sono smarrito nel continuo andirivieni di inquadrature, sommerso dai nomi, dagli avvenimenti di contorno. Mi è piaciuto molto il fatto che sono riuscito a percepire il forte legame con la natura che tutti i personaggi hanno, e anche questo aspetto è reso senza dover ricorrere a spiegazioni. Lo si riesce a evincere da tutto il resto, ed è davvero un gran pregio della scrittura messa in campo qui.

Parlo ora dello stile che hai scelto, perché anche quello secondo me ha contribuito ai pregi e ai difetti. Innanzitutto ti faccio i complimenti per la realizzazione, perché sullo stile in quanto tale ho ben poche rimostranze da fare: la narrazione è realizzata molto, molto bene. Ma è lo stile adatto al racconto? Sì e no, secondo me. Sì, perché la voce del protagonista, quando bambino, è azzeccata. No, perché proprio questo suo modo di esporre i fatti a metà fra il resoconto a posteriori e il flusso di coscienza "live" crea una cortina di nebbia in cui ho fatto fatica a orientarmi. Cerco di spiegarmi bene. Innanzi tutto una questione di coerenza interna: se il protagonista racconta a posteriori, la narrazione dovrebbe mantenere il livello di consapevolezza di un adulto, e invece torna spesso bambino (e quando lo fa è reso in maniera efficace). Ma chi è il narratore vero? L'adulto o il bambino? Da come l'ho percepito io, è un miscuglio dei due. In secondo luogo, il flusso di coscienza per definizione aggiunge complessità alla prosa, e se lo si innesta sopra un testo breve in cui la linea temporale non è dritta, in cui tanti sono i nomi e gli avvenimenti... il risultato con buona probabilità rende molto più difficile capire di cosa si sta parlando.

I dialoghi mi sono piaciuti come contenuto ma meno per il fatto che tutte le voci (a parte quella del narratore) sono sgrammaticate. Poteva starci per il mercante all'inizio (ma perché quella scena, sebbene suggestiva? È un ottimo incipit ma non introduce a dovere la storia che ne segue, secondo me), ma quando ho capito che tutti i personaggi si esprimevano come lo stereotipo del pellerossa o dell'africano mi sono indispettito un poco.

Trovo che il finale prema troppo sul pedale dell'acceleratore, sebbene capisca il bisogno di creare tensione; solo avrei rivisto un po' le dosi. :D 

Per me è un ottimo esordio in un contest a tempo, @Ton, e più in generale una prova che dimostra solide capacità. Il racconto in sé, però, non l'ho trovato completo a sufficienza, pur contenendo ottimi elementi. Il mio consiglio non richiesto, quando si tratta di progettare e scrivere col fiato sul collo, è di lavorare di sottrazione. Poi è più che giusto sperimentare e tutto, ma se si espande troppo il perimetro narrativo il rischio è quello di smorzare la riuscita del racconto, dell'esperimento o di qualsiasi cosa sia tua intenzione far uscire dall'esperienza. :) 

In ogni caso daje. :metal:

Modificato da AdStr

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@AdStr :asd: grazie per essere passato e per i commenti. Mi dispiace tu sia rimasto deluso dal racconto :( ma lo capisco ed è in linea con la mia difficoltà di scrivere entro gli 8.000 caratteri. Mi piace lasciarmi trasportare dal racconto ed essendo il racconto nella mia testa, ovviamente le strade che prende sono contorte quanto il mio minuscolo cervelletto :asd:

Un altro mio "problema" (che forse a volte è un pregio per la narrazione ma qui è mal calibrato), è il fatto che mi baso molto sul "visuale", su quello che vedo con la mente mentre scrivo. Questo forse fa del racconto quasi una sequenza di scene "da film" come mi ha già detto qualcun'altro... mi sono immaginato una voce narrante fuori campo che, da adulta, introduceva le scene dell'infanzia e, come in un film, quando si è nei flashback poi a parlare sono i personaggi dei flashback, reali tanto quanto la voce narrante.

Stesso discorso per la "nebulosità". Non è stata intenzionale ma ce l'avevo in testa e forse è "scivolata" nel racconto :asd: sicuramente in maniera sbagliata. Nella mia testa rendeva bene l'atmosfera magica e fuori dal tempo del racconto. Mi piaceva proprio l'idea di ricoprire il tutto di una nebbiolina dalla quale poter intravedere giusto qualche pezzo di storia. Ma ripeto, non l'ho scritto con quell'intenzione quindi alla fine la "nebbia" è risultata forse solo confusione.

Sta cazz di voce da Kunta Kinte... non lo faccio più, giuro :asd: mi sono reso conto grazie a tutti voi, che in realtà ho fatto la scelta "facile", che non paga mai.

TL;DR: lavora di sottrazione, più progettazione, più linearità, meno scelte facili :gesù:

Denghiù! :rosa:

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