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Rhomer

[MI 126] La ciotola

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Traccia di mezzanotte: L'assenza

 

 

 

“Non devi toglierla! Basta, devi lasciarla qui, hai capito? Qui!”. Marco era fuori di sé dalla rabbia.

 

Giulia lo sfidava con sguardo altezzoso; il tempo dell'accondiscendenza era finito per quanto le riguardava, questo perché non sarebbe stato più d'aiuto.

“Tesoro, ascoltami. Non concludi nulla facendo così, ti fai solo del male, e poi occupi spazio inutilmente” le ultime parole le uscirono a fatica.

Marco la quietò con lo sguardo, si incamminò in direzione della porta scorrevole che dava al giardino, si fermò a metà strada, si voltò, e le urlò: “Spazio dici? Spazio! Sei tremenda, per quanto ti riguarda puoi smetterla di vedermi come il tuo ragazzo. Stronza!”. Uscì in giardino imprecando.

 

L'aria era soffocante, c'era scirocco. Marco pensò non potesse esistere un clima diverso, da quasi un mese associava a quell'afa pensieri di morte; quella calura aveva assunto l'aspetto di una fucina di parassiti, malattie infettive, e pappataci.

 

Pappataci, il solo pensarci gli procurava un dolore lancinante allo stomaco. Le mani di sua moglie si poggiarono con delicatezza sulle sue spalle.

“Scusami, sai che lo faccio per il tuo bene” gli sussurrò accostando le labbra al suo orecchio; il suo fiato arrivava fresco in contrasto al vento caldo.

 

Marco rimase in silenzio, fissava una sua vecchia camicia al limitare del giardino; era per terra, logora e stracciata.

“Ci abbiamo provato chissà quante volte a farglielo capire, ma alla fine abbiamo ceduto. Tanto mi veniva stretta” disse lui con la voce strozzata.

La testa di Giulia gli sbucò davanti, sorrideva e aveva gli occhi lucidi.

“E le migliaia di ciabatte non le conti? Le mie le tengo ancora conservate in camerino, quelle con Paperina sono pietose, un vero film dell'orrore” Marco le fece eco con una risata smorta.

 

Una goccia fredda lo colpì di getto sulla nuca. Marco volse gli occhi al cielo e vide le nuvole sconquassate dai lampi. Il vento si acuì, gradualmente perse la sua calura, rinfrescandogli le guance bagnate dalle lacrime. Allora iniziò a piovere, lo scirocco era terminato. Immaginò innumerevoli zecche che, con le zampe all'aria, affogavano tra l'erba bagnata. Immaginò i pappataci colpiti da potentissimi proiettili d'acqua piovana, vide le loro alette saltare via di netto. Sano sadismo terapeutico, pensò mentre la pioggia cadeva incessante.

 

“Io-” la guardò negli occhi e iniziò a piangere. Giulia lo abbracciò forte, in quel momento percepì echi di momenti lontani; il ricordo di loro due che correvano attorno a un tavolo, urlando: “Posa immediatamente quella ciabatta!”, l'edizione limitata de Il Signore degli Anelli trovata sotto il tavolo, con pagine sparse in giro de Il Ritorno del Re. Si ritrovò a ridere da sola quando, infine, ricordò quella confezione vuota di carne fresca, trovata a terra sotto il frigorifero, quest'ultimo aperto non si sa come.

 

“Io, voglio farcela, ci voglio provare. Era il mio migliore amico, capisci? Non voglio che smetti di considerarmi il tuo ragazzo”.

“Lo so, torniamo dentro, va bene?” gli disse prendendogli la mano.

 

Una volta dentro, Marco indugiò di nuovo a osservare la ciotola per terra. Si piegò e la raccolse.

“D'accordo, mettila in camerino, vicino le ciabatte di Paperina”.

 

 

 

 

 

 

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Bravo, @Rhomer, anzi bravissimo. Breve, ma c'è dentro tutto quello che doveva esserci, e quello che non c'è - a cominciare dal cane - si capisce molto bene ed è meglio non ci sia. Letto e riletto, mi è piaciuto ancora di più. Ci stanno tutte, le azioni e le reazioni e ogni parola è giusta al posto giusto. Complimentissimi!

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Ciao @Rhomer che bello ritrovarti qui!

Mi è piaciuto molto questo tuo racconto, così breve e particolare.

Mi lascia con questo senso di perdita che proprio non mi abbandona. 

È veramente ben scritto e le sensazioni del protagonista sono chiare, nette.

Chiunque abbia amato e sia stato  amato di rimando da un animale domestico sa,  che si perde molto di più di questo. Diventano i nostri compagni, i nostri complici riempiendoci la vita di un amore incondizionato e puro. Sono parte della nostra vita, "famigliari diversi", amici privi della parola ma con gli occhioni che ne conoscono di sconosciute al genere umano. 

Grazie per questa tua condivisione, mi hai fatto ricordare la ciotola chiusa nella mia scatola dei ricordi. Anche io come Marco, mi sono rifiutata di gettarla via.

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@Rhomer  Bel racconto, bravo!

Qui l'assenza è quella di un cane molto amato, è ben delineata la sua figura e il vuoto e il dolore lasciati nell'animo del padrone.

 

Benvenuto nel MI :)

 

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Grazie a tutti dei commenti. Ero dubbioso per via della brevità, ma sono contento che, nonostante ciò, il messaggio sia passato. Grazie ancora.

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49 minuti fa, Amara ha detto:

Ciao @Rhomer che bello ritrovarti qui!

Mi è piaciuto molto questo tuo racconto, così breve e particolare.

Mi lascia con questo senso di perdita che proprio non mi abbandona. 

È veramente ben scritto e le sensazioni del protagonista sono chiare, nette.

Chiunque abbia amato e sia stato  amato di rimando da un animale domestico sa,  che si perde molto di più di questo. Diventano i nostri compagni, i nostri complici riempiendoci la vita di un amore incondizionato e puro. Sono parte della nostra vita, "famigliari diversi", amici privi della parola ma con gli occhioni che ne conoscono di sconosciute al genere umano. 

Grazie per questa tua condivisione, mi hai fatto ricordare la ciotola chiusa nella mia scatola dei ricordi. Anche io come Marco, mi sono rifiutata di gettarla via.

Io non ho mai provato il dolore di perdere un animale domestico, ma ovviamente posso immaginarlo. Ho un cane, e l'idea che prima o poi non ci sarà più mi rattrista molto. Purtroppo ci penso spesso e dunque, anche per esorcizzare un pochino questi pensieri, ho voluto raccontare ciò approfittando di questo tema proposto. Comunque, grazie per il commento. Ciao.

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Ciao. E ben trovato, dato che non ci siamo mai incrociati prima :)

il tuo racconto è davvero riuscito e perfettamente in sintonia con la traccia. Percorri l'elaborazione del lutto dei tuoi personaggi, soprattutto di Marco. Il rifiuto, la negazione, al rabbia, pian piano l'accettazione, che si svela nel ricordo divertente, infine l'inizio del "dopo". Ho apprezzato molto.

Ti segnalo le poche cosette che mi sono saltate all'occhio. innanzitutto l"uso di "moglie" o "ragazza", che non mi sembrano sinonimi. Capisco il desiderio di evitare le ripetizioni, ma se sono sposati, la frase "non voglio più essere il tuo ragazzo" non ha senso (al limite non voglio più stare con te; non ti sopporto più...). E se non sono sposati credo che l'uso di moglie non sia corretto.

21 ore fa, Rhomer ha detto:

per quanto le riguardava,

credo sia un  refuso per "la"

21 ore fa, Rhomer ha detto:

Marco volse gli occhi al cielo

penso che il soggetto sia evidente anche senza scriverlo, tanto più che il nome si ripete molto nelle righe prima

21 ore fa, Rhomer ha detto:

vicino le ciabatte di Paperina”

credo sia più corretto vicino alle.

Ecco qui: tutte quisquilie, bel racconto. E grazie a te ho anche imparato l'esistenza di "accondiscendenza" (conoscevo solo la forma "condiscendenza") e di camerino nel senso di ripostiglio. Ho unito l'utile al piacere della lettura :)

 

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@Befana Profana Ciao, grazie del tuo commento. Hai assolutamente ragione per il discorso moglie/ragazza, me ne sono reco conto solo dopo averlo postato. E' stata proprio una distrazione. L'ho scritto velocemente e non ci ho proprio fatto caso. Stessa cosa per gli errori che hai evidenziato, avrei dovuto limarlo per bene, e il fatto che sia un racconto molto breve mi colpevolizza ulteriormente. Comunque, sono contento che ti sia piaciuto. Ciao.

 

Ne approfitto anche per ringraziare @Poeta Zaza , @Macleo ,@Amara , per i loro commenti.

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@Rhomer Breve, chiara e piacevolissima lettura. Considerevoli ed eloquenti sono le tracce dell'assenza: le ciabatte, la camicia, la ciotola:(

Io l'ho trovato perfetto, proprio nulla da dire!

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Ma perché solo io non ho capito nulla? Solo leggendo i commenti ho afferrato, ma l'incantesimo non era scattato e non sono riuscita a recuperarlo. Niente, ognuno di noi ha una percezione diversa. 

Non me ne volere e scusami@Rhomer 

 

Il 12/5/2019 alle 19:44, Rhomer ha detto:

 

Giulia lo sfidava con sguardo altezzoso; il tempo dell'accondiscendenza era finito per quanto le riguardava, questo perché non sarebbe stato più d'aiuto.

“Tesoro, ascoltami. Non concludi nulla facendo così, ti fai solo del male, e poi occupi spazio inutilmente” le ultime parole le uscirono a fatica.

Marco la quietò con lo sguardo, si incamminò in direzione della porta scorrevole che dava al giardino, si fermò a metà strada, si voltò, e le urlò: “Spazio dici? Spazio! Sei tremenda, per quanto ti riguarda puoi smetterla di vedermi come il tuo ragazzo. Stronza!”. Uscì in giardino imprecando.

Ma l'arrabbiato era lui, quindi tuttalpiù la zittì

Rileggo per vedere se ho avuto una svista, ma trovo sia sbagliato il verbo usato.

 

Il 12/5/2019 alle 19:44, Rhomer ha detto:

per quanto ti riguarda puoi smetterla di vedermi come il tuo ragazzo.

e qui immagino che la storia tra i due sia finita (una coppia di ragazzi)

 

Poi scopro che Giulia è la moglie, e non quadra più la storia del ragazzo. Rileggo anche questo pezzo, ma non cambia la prima impressione. 

Ecco da qui forse non sono riuscita più a concentrarmi a sufficienza, non avendo colto il quadro iniziale non ho colto il resto.

Poi letti i commenti è facile dirti che la scelta del soggetto è davvero bella. Spero di rileggerti presto. :rosa:

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49 minuti fa, Adelaide J. Pellitteri ha detto:

 

Il 12/5/2019 alle 19:44, Rhomer ha detto:

 

Giulia lo sfidava con sguardo altezzoso; il tempo dell'accondiscendenza era finito per quanto le riguardava, questo perché non sarebbe stato più d'aiuto.

“Tesoro, ascoltami. Non concludi nulla facendo così, ti fai solo del male, e poi occupi spazio inutilmente” le ultime parole le uscirono a fatica.

Marco la quietò con lo sguardo, si incamminò in direzione della porta scorrevole che dava al giardino, si fermò a metà strada, si voltò, e le urlò: “Spazio dici? Spazio! Sei tremenda, per quanto ti riguarda puoi smetterla di vedermi come il tuo ragazzo. Stronza!”. Uscì in giardino imprecando.

Ma l'arrabbiato era lui, quindi tuttalpiù la zittì

Rileggo per vedere se ho avuto una svista, ma trovo sia sbagliato il verbo usato.

Ho usato il termine con l'accezione di "fermare, rallentare", in questo caso l'atteggiamento di sfida della fidanzata (sicuramente avrei potuto usare un termine più chiaro, già), e con questo rispondo anche all'altro dubbio. Sono due che convivono, ho scritto moglie per semplice distrazione, mi spiace che ti abbia confuso a tal punto.

 

Ciao,@Adelaide J. Pellitteri , come hai ben detto ognuno ha le proprie percezioni, gusti e idee. Ovviamente non devi scusarti, figuriamoci, né voglio che qualcuno possa farsi influenzare da un complimento altrui. Anzi, apprezzo molto la tua sincerità. Grazie del commento, e alla prossima.

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Ciao @Rhomer, ottimo esordio al MI :si: 

 

Il tuo racconto mi ha colpito, ancora di più dopo che ho letto:

 

Il 13/5/2019 alle 10:50, Rhomer ha detto:

Io non ho mai provato il dolore di perdere un animale domestico, ma ovviamente posso immaginarlo.

 

Sorprendente :umh: Secondo me hai reso perfettamente l'idea in pochissime righe. Anche se per me sono passati già 8 anni, molti ricordi rimangono indelebili :) 

 

Ti faccio i miei complimenti (y)

 

 

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Il 13/5/2019 alle 10:50, Rhomer ha detto:

Io non ho mai provato il dolore di perdere un animale domestico, ma ovviamente posso immaginarlo.

Ecco, scrivere bene significa anche raccontare in modo convincente qualcosa che non si ha mai vissuto. E viverlo scrivendo.

La brevità o la lunghezza non sono metro per giudicare un racconto: si può essere brevi e noiosi o lunghi e folgoranti, o viceversa.

Secondo me, qui sei stato breve e azzeccato.

 

Una revisione non guasterebbe per sistemare qualche verbo e qualche aggettivo, insieme alla confusione moglie/fidanzata (che io avevo interpretato come salti temporali tra prima e dopo il matrimonio...e non mi tornavano). Ma l'assenza c'è tutta.

 

Benvenuto al MI @Rhomer

 

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Ciao, @mercy . Mi fa piacere leggere il tuo commento. Assolutamente d'accordo con il discorso sulla brevità. Di solito scrivo racconti lunghi, per questo non sono abituato. Mi spiace che anche tu ti sei confusa per colpa di alcuni errori come quello riguardante la ragazza/moglie; ecco come una distrazione, all'apparenza di poco conto, rischia di far travisare il contenuto della storia. Dannato me e la mia solita incuria nella rilettura e limatura di ciò che scrivo. Comunque, grazie e alla prossima.

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Ciao @Rhomer,

È la prima volta che leggo qualcosa di tuo e mi è piaciuto molto il tuo stile fresco, asciutto, lineare. Semplice ma non banale, in quanto veicola bene le emozioni. Arriva dritta al cuore questa assenza, questa perdita. Ho avuto l'onore e il piacere di ricevere affetto da molti Pet, non solo cani, e quando loro se ne sono andati dalla mia vita c'è stato sempre un lungo periodo di vuoto che suona esattamente come tu lo hai descritto nel racconto. 

 

Piaciuto

 

Talia 

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Ciao @RhomerHo trovato il racconto molto particolare e originale, e la brevità non è un difetto. Scritto molto meglio del primo tuo che ho letto, che mi dicevi essere vecchio di qualche anno. Attenzione che qualche sbavatura, però, continua a esserci, e in questo fanno bene le segnalazioni concordo su alcune che ti sono state già fatte.

Il 13/5/2019 alle 17:06, Befana Profana ha detto:
Il 12/5/2019 alle 19:44, Rhomer ha detto:

per quanto le riguardava,

credo sia un  refuso per "la"

 

Il 14/5/2019 alle 11:04, Rhomer ha detto:
Il 12/5/2019 alle 19:44, Rhomer ha detto:

Marco la quietò con lo sguardo, si incamminò in direzione della porta scorrevole che dava al giardino, si fermò a metà strada, si voltò, e le urlò: “Spazio dici? Spazio! Sei tremenda, per quanto ti riguarda puoi smetterla di vedermi come il tuo ragazzo. Stronza!”. Uscì in giardino imprecando.

Ma l'arrabbiato era lui, quindi tuttalpiù la zittì

 

In più ti aggiungo che trovo improprio che il vento si "acuisca". 

 

Anche a me ha spiazzato che Marco dica "non considerarmi più il tuo ragazzo" e poi si parli di moglie.

 

Ma questo è per farti il pelo (il che magari non fa piacere, ma è utile) a fronte di una prova che reputo convincente. Confermo l'impressione che ho avuto col tuo primo racconto (e cioè che un quid di particolare ce l'hai), con la sensibile differenza che qui le sbavature sono molte di meno.

Bravo, alla prox

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Grazie del commento, @Edu . L'errore della moglie ha destabilizzato molti, ma non era intenzionale, giuro. Alcuni termini li ho usati tenendo in considerazione certe accezioni molto vaghe (quietare, cioè fermare/interrompere l'atteggiamento di sfida della ragazza), dunque può risultare fuori posto visto che il protagonista è quello arrabbiato. Per il resto, grazie sempre delle osservazioni. Ciao, e alla prossima.

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