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Edu

[MI 126] Il pescatore di pietre

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@Edu

 

Bravo! Anzi no, bravissimo!

 

Sì, secondo me te li meriti i complimenti perché hai scritto davvero un bel racconto. Mi è piaciuto molto, molto nelle mie corde, tra l'altro.

Forse rivedendolo dopo averlo fatto riposare un poco, potresti da te modificare o riformulare poche cose tali da renderlo davvero un ottimo racconto.

 

Ora per ora, l'unica pecca potrebbe essere forse quell'esagerata cripticità ai più, dovuta a una scrittura che nei punti chiave non affonda come dovrebbe per chiarificare appieno il senso del racconto a chi non voglia provare a decifrarlo da sé.

 

Per il resto: davvero un bel racconto!

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

Man mano che proseguiamo, il paesaggio si fa brullo

Ormai sei uno scrittore di un certo livello... il verbo "fare", "farsi"... cambialo, elevalo! 

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

ma si colora di fango ed esala come un sentore di morte.

Ugualmente qui: quel "come" non è in una bella posizione sintattica... è preceduto dal verbo "esalare", che in qualche modo afferma un sentire olfattivo, però quel "come" ne nega la forza, quasi che non lo esali... leggendo viene poi fuori che ciò che esala e "come un sentore", quasi un sentore (e non un vero sentore)... poi di "morte"... alla fine, ciò che più si lega al "come" è la parola "morte", ossia quella che è la sensazione meno sicura cui il narratore vuole fare rifermento... suggerirei: "esala un sentore come di morte" oppure "come se esalasse un sentore di morte"... o simili.
 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

Gli tiene insieme gli atri e i ventricoli del cuore,

Mica viene così spontaneo pensare al plurale di "atrio" del cuore!

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

I costoni, visti da sotto, sembrano giganti con occhi e orecchie.

Metterei l'articolo: "sembrano dei giganti" per far sì che la parola "giganti" venga sin da subito letta per quello che deve essere, ossia nome e non aggettivo di "costoni".

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

a un accumulo di sassi affondati.

È tempo di annegare i nostri sassi.

Se vuoi lasciare la ripetizione di "sassi", io aggiungerei un "anche": "annegare anche i nostri, di sassi"... o simili; altrimenti consiglierei di usare sinonimo tipo "pietre" o simili (da sostituire nel primo caso, dove la parola "sassi" è "meno importante" a livello narrativo).

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

Si voltano verso di me. Ne sono sollevato. Temevo che quel qualcuno che manca fossi io. Anzi, ne sono certo: qualcuno dentro di me manca all’appello. Ma chi?

Non ricordo. «Di certo qualcuno manca», dico.

Questa è la frase chiave, che anticipa l'assenza/morte interiore/esteriore o quello che sia del protagonista... anche secondo me va riformulata per lasciare intendere meglio la direzione del racconto o, se spoilera troppo verso il finale (come un po' a me è sembrato), tolta.

L'altra frase ad esempio che andrebbe meglio chiarita, chiarificata in tal senso, anche con  un eventuale ripresa nel racconto e non necessariamente con una riformulazione era quella di prima sul cuore, la moto, un eventuale incidente...

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

Gli tiene insieme gli atri e i ventricoli del cuore, schiantatosi insieme a Daniele, il figlio della compagna che Marco ha cresciuto come fosse suo figlio, e alla sua moto.

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

. Le loro voci sono come le stelle, che solo la notte rivela: si fanno sentire soltanto alla soglia del sonno.

Varierei una di queste due ripetizioni/accostamento di "solo/soltanto".


 

Ciao Edu... davvero ben scritto. In particolare, proprio mi è piaciuta molto la storia!

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Grazie mille @AndC, mi fai arrossire 

19 minuti fa, AndC ha detto:

Ormai sei uno scrittore di un certo livello

:arrossire:

 

Sei andato molto a fondo nell'analisi della scelta delle parole, e questo racconto si nutre di questo. Molto interessanti alcune annotazioni che ruberò, ti ringrazio. Parecchie riguardano alcuni punti che mi avevano messo in difficoltà e che, anche per lo scarso tempo , erano rimasti imperfetti.

 

21 minuti fa, AndC ha detto:

suggerirei: "esala un sentore come di morte"

perfetto. Buona questa!

 

21 minuti fa, AndC ha detto:
Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

I costoni, visti da sotto, sembrano giganti con occhi e orecchie.

Metterei l'articolo: "sembrano dei giganti" per far sì che la parola "giganti" venga sin da subito letta per quello che deve essere, ossia nome e non aggettivo di "costoni".

Giusto!

 

21 minuti fa, AndC ha detto:
Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

 

Se vuoi lasciare la ripetizione di "sassi", io aggiungerei un "anche": "annegare anche i nostri, di sassi"

giusto!

 

22 minuti fa, AndC ha detto:

, l'unica pecca potrebbe essere forse quell'esagerata cripticità ai più, dovuta a una scrittura che nei punti chiave non affonda come dovrebbe per chiarificare appieno il senso del racconto a chi non voglia provare a decifrarlo da sé.

eh... questo è il compito iù difficile... in un racconto del genere ciò che spieghi sottrae suggestione, ma se non spieghi rischi di disorientare e non arrivare a bersaglio... è un lavoro lungo alla ricerca del giusto equilibrio. Ci lavorerò.

 

Grazie caro, se non ci fossi saremmo tutti più tranquilli bisognerebbe inventarti!

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Ho dedicato al racconto due letture a distanza di un giorno, mentre in una terza l’ho analizzato. Sono del parere che abbia raccolto molto meno di quanto ha seminato. Parlando solo di dinamiche da MI, penso sia dovuto in parte alla concorrenza, in parte ad alcuni difetti che non permettono al lettore di fruire del molto di buono che c’è. Parlando invece in termini più generali, ho apprezzato moltissimo tutto. Sicuramente sarà anche il gusto personale, ma ci intravedo un passo in più sia nel piglio narrativo, sia in ottica della stesura di un testo che vada oltre il microcosmo del WD.

Ti elenco cosa ho gradito. Innanzitutto le descrizioni, che sono maledettamente efficaci; ti consiglio di fluidificarle nelle costruzioni dei periodi (a volte troppa separazione in frasi brevi crea una tensione che stride con l’onirica presentazione del paesaggio), ma trovo che siano davvero magiche. Altra cosa che ho apprezzato è stato il modo in cui hai reso il senso di abbandono di parti di sé, e trovo ottimo l’espediente del fare confusione sui personaggi, su chi c’è e su chi manca. E non ultimo, molto suggestivo anche il messaggio di fondo.

Purtroppo il racconto così come è scritto risulta ermetico e sconnesso, e dare un senso compiuto alla sequenza di immagini e pensieri risulta davvero complesso. Ma va bene, secondo me, si tratta solo di percorrere l’ultimo miglio. Se dovessi revisionarlo, ti consiglio di soffermarti su meno elementi e portare quelli al centro del tavolo, in modo da arrivare più efficacemente al lettore e fargli assaporare il senso del tutto. Ci sono anche dei bruschi cambi di registro che potrebbero essere mitigati (il passo da eroinomani da un lato, la questione del cuore dal lato opposto).

Insomma, sembra un paradosso ma lo reputo uno dei tuoi testi migliori, se vado a considerarlo in un’ottica più ampia del contesto in cui è nato. 

Penso che valga la pena di procedere su questa strada, se lo vorrai (sei talmente mutevole nella prosa che non so di preciso dove ti interessa dirigerti). Insomma, per quel che mi riguarda ho gradito il racconto, pur trovandolo materia grezza da cui fuoriescono le prime, interessanti e fondamentali forme che sono opera dello scultore. :)

Modificato da AdStr
ho scritto il contrario di quello che volevo dire xD

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Beh, @AdStr, innanzitutto grazie per tanta dedizione. 

Questo commento esigerebbe una risposta altrettanto ragionata, retroscena da raccontare,  quindi farò come te: ci penserò e tornerò dopo averci riflettuto...

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Caro @Edu, ciao! :)

Dovrei rendermi antipatico, perché ti commento per pubblicare. Però... però a livello di stile e struttura, questo brano lo trovo ineccepibile: non c'è un refuso, una smagliatura sintattica che mi faccia storcere il naso, quindi in questo senso non ho nulla da segnalare (per ora, poi magari "quotando" qualcosa salterà fuori) e ti faccio i complimenti.

Un "ma" c'è sempre, però.

Diciamo che in genere non amo i testi troppo criptici, che da una parte aiutano alla riflessione, per carità, ma dall'altra sembrano "deresponsabilizzare" l'autore dal suo ruolo di "guida". In questo senso trovo che quando si scrive, si debba cercare di offrire l'opportunità di una comprensione più immediata al lettore. Va bene lasciare un minimo di dubbio e opzione interpretativa, ma per il mio gusto personale la trovo una caratteristica, eventualmente, più consona alla poesia che non alla prosa. 

Fatta questa doverosa premessa di carattere totalmente soggettivo, devo anche puntualizzare che la precisione della tua scrittura, mi ha alleggerito da quel peso di cui sopra, per cui la lettura mi è risultata piacevole.

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha scritto:

Marco riesce a conservare il buon umore e a parlare di cazzate persino in una situazione come questa.

Man mano che proseguiamo, il paesaggio si fa brullo. Il verde dell’aprile inoltrato cede il passo al giallo slavato della sterpaglia. Persino il fiume, in questo tratto centrale, non rimanda il celeste tiepido del cielo, ma si colora di fango ed esala come un sentore di morte. Mi sporgo a scrutare nell’acqua torbida, cercando almeno un indizio di vita. Il guizzo di una trota mi dice che la meta è ancora lontana.

La prima frase la sposterei qui in fondo, prima della battuta di Marco stesso. Mi sembra che si leghi meglio.

A parte questo, trovo la parte ben descritta, quasi una fotografia poetica, se mi permetti l'accostamento inusuale.

In realtà mi ha lasciato un po' perplesso la questione della trota guizzante, che in realtà è un segno di vita bello e buono. Ok, a popolare i fiumi classici, di solito è, per eccellenza, la vita ittica, e qui parli della ricerca di un segno ben differente, di una ricerca di vite perdute che però sono umane.

Nonostante l'intento esplicativo con un paradosso, la trovo un po' troppo "telefonata" se non addirittura "un'imboccata" 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha scritto:

L’ultimo uccello che incontreremo lungo la nostra strada  – una cornacchia – scompare dietro un enorme masso.

Duecento metri ancora, e anche noi scompariamo alla vista dei giganti, dietro il masso. Ma la cornacchia non c’è più.

Niente da dire, è scritto correttamente. Volendo proprio fare il puntiglioso e seguire la moda dell'appiattimento narrativo, azzarderei una semplificazione: Duecento metri davanti a noi, una cornacchia ci anticipa sparendo dietro un enorme masso, ma di lei non troveremo più traccia.

Ecco, è buttata lì. In realtà immagino che la cornacchia abbia un valore simbolico o di atmosfera, altrimenti  sarebbe, forse, di troppo.

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha scritto:

Giovanni non sarebbe mai partito da solo. Ma non sarebbe mai rimasto, sapendo che io e Marco andavamo. Affetti familiari non ne ha più, e amori non ne ha mai avuti. Un tempo ne soffriva, poi si è stancato e si è rassegnato alla rassegnazione.

Qua  aiuti a valorizzare il ruolo di Giovanni, che sembra messo lì per fare numero, ma che invece, forse, ne esce come la vittima per eccelenza del Lete; c'è ma è come se non ci fosse più. Un po' come i sassi, insomma.

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha scritto:

scorgiamo il fondo. Non un letto di alghe, non una casa di pesci, ma un accumulo di sassi affondati.:

è tempo di annegare i nostri sassi.

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha scritto:

Poi torneremo indietro con passo da eroinomani.

:D te ne intendi eh? Forza, ammi vedere le braccia, Edu! :sù:

Spoiler

xD

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha scritto:

Ma non eravamo in quattro?», chiede Marco.

«Non lo so», dice Giovanni, «Non ricordo. Ma ho la stessa sensazione: manca qualcuno. Qualcuno lo abbiamo perso per strada. Credo».

Si voltano verso di me. Ne sono sollevato. Temevo che quel qualcuno che manca fossi io. Anzi, ne sono certo: qualcuno dentro di me manca all’appello. Ma chi?

Ecco, adesso per me la cosa si fa complessa. Chi è questo quarto? Esiste, non esiste? Oppure può essere uno dei tanti che il fiume ha cancellato, e quindi uno a caso? :grat:

In tal senso forse potresti aiutare la comprensione, dando un input, magari spiegando, senza dire troppo, com'è quella sensazione che avvertono i tre.

Tuttavia i pensieri del protagonista, lasciano intendere una sorta di perdita d'identità, e quindi quel "quarto mancante" è solo frutto della suggestione...

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha scritto:

Dentro me c’è una folla di assenti, una voragine urlante. Le loro

Bello. Molto incisivo il doppio accostamento concepito a ossimori

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha scritto:

Sono partito da solo. Ho riattraversato il giallo della sterpaglia, superato i giganti e lasciato le mie impronte nel sale.

Ho una rete, polmoni forti e braccia allenate. Ma so già che stavolta morirò.

Voglio derubare il fiume, come lui ci deruba tutti. Voglio riportare le pietre all’aria del giorno. Non voglio lasciarle annegare. E se fallisco, pazienza: sarò una pietra in più nel suo letto.

Fletto le ginocchia e mi getto nel Lete

Allora, finale di sicuro effetto, ma che mi manda in confusione.

Si vuole uccidere? Se invece non vuole farlo, e tenta davvero di fare riemergere i sassi, che senso ha avuto gettarli là dentro? Forse per liberarsi dai tanti pesi.

Le domande per me sono molte, ma non sono  riuscito a darmi una risposta.

Ci rifletterò ancora.

 

Lettura molto interessante, comunque.

Bravo, pupazzetto!

Complimenti :)

 

  

 

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Ciao @luca c., come sai, sapevo volessi commentare un mio racconto, e mi fa piacere tu abbia scelto questo perché appunto volevo rimetterci mano, passato qualche mese, e pensavo di farlo proprio oggi pomeriggio.

 

16 minuti fa, luca c. ha scritto:

Diciamo che in genere non amo i testi troppo criptici, che da una parte aiutano alla riflessione, per carità, ma dall'altra sembrano "deresponsabilizzare" l'autore dal suo ruolo di "guida". In questo senso trovo che quando si scrive, si debba cercare di offrire l'opportunità di una comprensione più immediata al lettore. Va bene lasciare un minimo di dubbio e opzione interpretativa, ma per il mio gusto personale la trovo una caratteristica, eventualmente, più consona alla poesia che non alla prosa

Concordo. Infatti volevo rimetterci mano proprio diluendo le immagini ermetiche e inserendo più narrazione e più appigli. Considera che è un racconto nato in ambito MI, quindi postato "buona la prima". In genere poi li riprendo sempre.

 

18 minuti fa, luca c. ha scritto:

La prima frase la sposterei qui in fondo, prima della battuta di Marco stesso. Mi sembra che si leghi meglio.

Sì, lo osservava giustamente anche Kuno e ho già recepito il consiglio.

 

21 minuti fa, luca c. ha scritto:

Ecco, adesso per me la cosa si fa complessa. Chi è questo quarto? Esiste, non esiste? Oppure può essere uno dei tanti che il fiume ha cancellato, e quindi uno a caso? :grat:

In tal senso forse potresti aiutare la comprensione, dando un input, magari spiegando, senza dire troppo, com'è quella sensazione che avvertono i tre.

Tuttavia i pensieri del protagonista, lasciano intendere una sorta di perdita d'identità, e quindi quel "quarto mancante" è solo frutto della suggestione...

Si volevo chiarire questo passaggio... però, vedi? Sei arrivato esattamente dove volevo arrivare!

 

Grazie @luca c., il tuo commento mi aiuta a focalizzare dove e come intervenire, ed è un po' la conferma di quello che volevo fare. Casomai lo posto dopo averci lavorato. Credo di allungarlo, oltre che di modificarlo, senza stare a spiegare le immagini se no diventa brutto, ma casomai facendo succedere cose che diano la chiave di lettura. Ad ogni modo la tua ricostruzione mi fa capire che, letto attentamente, il testo in fondo si capisce. Grazie e alla prox

 

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