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Edu

[MI 126] Il pescatore di pietre

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Tracce: non riuscivo a decidermi e non mi sono deciso, entrambe. Ma se proprio devo sceglierne una, direi "il fiume".

 

 

Il pescatore di pietre

 

 

Si piangono le labbra assenti 
Di tutte le belle passanti 
Che non siamo riusciti a trattenere.

Fabrizio De Andrè / Antoine Pol

 

I

 

Marco riesce a conservare il buon umore e a parlare di cazzate persino in una situazione come questa.

Man mano che proseguiamo, il paesaggio si fa brullo. Il verde dell’aprile inoltrato cede il passo al giallo slavato della sterpaglia. Persino il fiume, in questo tratto centrale, non rimanda il celeste tiepido del cielo, ma si colora di fango ed esala come un sentore di morte. Mi sporgo a scrutare nell’acqua torbida, cercando almeno un indizio di vita. Il guizzo di una trota mi dice che la meta è ancora lontana.

«Che poi, quello che mi sgomenta è che più andiamo avanti, più le possibilità di avere un flirt con Scarlett Johansson si approssimano allo zero».

Io e Giovanni ridiamo.

Marco, dei tre, è il più disperato. Dunque il più motivato all’impresa. La sua ironia non è che una crosta.

Ma serve. Gli tiene insieme gli atri e i ventricoli del cuore, schiantatosi insieme a Daniele, il figlio della compagna che Marco ha cresciuto come fosse suo figlio, e alla sua moto.

«Hai ancora i cracker?», mi chiede Giovanni.

«Ve li siete mangiati tutti!», rispondo. Con loro va a finire sempre così. Meno male che nessuno dei due fuma, altrimenti per me sarebbe un salasso.

Superiamo lo stretto. I costoni, visti da sotto, sembrano giganti con occhi e orecchie. L’ultimo uccello che incontreremo lungo la nostra strada  – una cornacchia – scompare dietro un enorme masso.

Duecento metri ancora, e anche noi scompariamo alla vista dei giganti, dietro il masso. Ma la cornacchia non c’è più.

Giovanni non sarebbe mai partito da solo. Ma non sarebbe mai rimasto, sapendo che io e Marco andavamo. Affetti familiari non ne ha più, e amori non ne ha mai avuti. Un tempo ne soffriva, poi si è stancato e si è rassegnato alla rassegnazione.

Quanto a me…

Adesso anche il giallo della sterpaglia è svanito. È degradato nel bianco della polvere che calpestiamo, una sabbia pietrosa che sembra sale.

Il fiume si è fatto via via più limpido: adesso ne scorgiamo il fondo. Non un letto di alghe, non una casa di pesci, ma un accumulo di sassi affondati.

È tempo di annegare i nostri sassi. Poi torneremo indietro con passo da eroinomani.

«Ma non eravamo in quattro?», chiede Marco.

«Non lo so», dice Giovanni, «Non ricordo. Ma ho la stessa sensazione: manca qualcuno. Qualcuno lo abbiamo perso per strada. Credo».

Si voltano verso di me. Ne sono sollevato. Temevo che quel qualcuno che manca fossi io. Anzi, ne sono certo: qualcuno dentro di me manca all’appello. Ma chi?

Non ricordo. «Di certo qualcuno manca», dico.

«È il fiume. Comincia a fare il suo lavoro», dice Marco. Poi vi immerge una mano. Vi depone il suo ragazzo perduto.

Gli accarezzo il capo. «Lascialo qui», dico, «lascia che diventi acqua e che scorra. Lascialo».

Lascio anche io qualcosa, o qualcuno, alla corrente. Ma cosa?

«Qual è il nome del fiume?», dice Giovanni. «Io… Io non lo ricordo più».

 

II

 

Arriviamo nell’ora del trambusto: la città si risveglia. Tornare ci è costato una notte lunga e senza luna.

Ma, nonostante tutto, pare che anche stamani l’alba sia arrivata, incurante delle nostre cose da poco.

«Caffè?», dice Marco.

«Mi sembra d’obbligo», dico io. «Tu che sai queste cose, dov’è che la Johansson lo va a bere?».

«No, ragazzi, a casa mia adesso non potete venire», risponde lui. Mi frega sempre.

Caffè e poi tutti a nanna. Il caffè mattutino, dopo una notte insonne, per me è sempre stato una camomilla.

 

III

 

Non dormo.

Il fiume mi ha derubato.

Lo ha fatto a ogni età, a ogni anno, a ogni mese, senza che me ne accorgessi, senza che ci fosse bisogno che andassi mea sponte a bagnarmici.

Dentro me c’è una folla di assenti, una voragine urlante. Le loro voci sono come le stelle, che solo la notte rivela: si fanno sentire soltanto alla soglia del sonno.

Chi ho gettato nell’acqua? E chi ho soffocato nella quotidianità dell’asfalto e dei palazzi? E che differenza fa?

Chissà se Marco sta dormendo, o se è insonne come me. Se adesso è più felice o più vuoto. Se si sta masturbando sullo spezzone dell’ultimo film in cui Scarlett Johansson si mostra nuda o se sta piangendo come un bambino.

 

IV

 

Sono partito da solo. Ho riattraversato il giallo della sterpaglia, superato i giganti e lasciato le mie impronte nel sale.

Ho una rete, polmoni forti e braccia allenate. Ma so già che stavolta morirò.

Voglio derubare il fiume, come lui ci deruba tutti. Voglio riportare le pietre all’aria del giorno. Non voglio lasciarle annegare. E se fallisco, pazienza: sarò una pietra in più nel suo letto.

Fletto le ginocchia e mi getto nel Lete.   

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4 ore fa, Edu ha detto:

Marco riesce a conservare il buon umore e a parlare di cazzate persino in una situazione come questa.

Non capisco perché inizi con questa frase su Marco, che non è particolarmente significativa e non mi pare si leghi bene alla descrizione successiva. A questo punto comincerei proprio con la sua battuta:

4 ore fa, Edu ha detto:

«Che poi, quello che mi sgomenta è che più andiamo avanti, più le possibilità di avere un flirt con Scarlett Johansson si approssimano allo zero».

Io e Giovanni ridiamo.

e qui ci appiccichi:

Quota

Man mano che proseguiamo, il paesaggio si fa brullo. Il verde dell’aprile inoltrato cede il passo al giallo slavato della sterpaglia. Persino il fiume, in questo tratto centrale, non rimanda il celeste tiepido del cielo, ma si colora di fango ed esala come un sentore di morte. Mi sporgo a scrutare nell’acqua torbida, cercando almeno un indizio di vita. Il guizzo di una trota mi dice che la meta è ancora lontana.

 

In questo modo introduci subito tutti e tre i protagonisti, con un’entrata che mi sembra più solida di quella che hai scelto tu.

 

4 ore fa, Edu ha detto:

Gli tiene insieme gli atri e i ventricoli del cuore, schiantatosi insieme a Daniele, il figlio della compagna che Marco ha cresciuto come fosse suo figlio, e alla sua moto.

Non ho capito. Anzi, forse sì. A essersi schiantato credo sia il cuore. Il cuore si schianta insieme a Daniele e alla sua moto. Daniele è caduto della moto. Si è rotto tutto. Il cuore di Marco si è rotto tutto. Mmm, un po’ troppo accartocciata per essere una frase a effetto. Ci ho messo troppo a capirla (se l’ho capita, oltretutto!) e quella del cuore che “si schianta” mi sembra un’immagine forzatina.

 

4 ore fa, Edu ha detto:

Poi torneremo indietro con passo da eroinomani.

È com’è il passo da eironomani?

 

4 ore fa, Edu ha detto:

Ma, nonostante tutto, pare che anche stamani l’alba sia arrivata, incurante delle nostre cose da poco.

Non una segnalazione di importanza fondamentale, ma toglierei le prime due virgole.

 

I tre ragazzi buttano dei sassi nel Lete. Ogni sasso è una persona o comunque un ricordo da lasciare andare. Da dimenticare. Al momento dell’arrivo, però, i tre si accorgono che manca già qualcuno. È un’assenza che ha a che fare con tutti e tre (se ne accorgono tutti) ma soprattutto con il narratore. Credo. Me lo fa pensare il capitolo III. Chi hanno perso per strada, prima di arrivare al fiume? 

C’è poi Giovanni, che sembra solo un accompagnatore. Non ha nulla da dimenticare, non è un personaggio importante per la storia e infatti non trova spazio negli ultimi tre capitoletti.

Nell’ultimo il protagonista va a recuperare i sassi nel fiume, per recuperare i suoi ricordi.

Il terzo è quello che mi confonde di più:

4 ore fa, Edu ha detto:

Il fiume mi ha derubato.

Lo ha fatto a ogni età, a ogni anno, a ogni mese, senza che me ne accorgessi, senza che ci fosse bisogno che andassi mea sponte a bagnarmici.

Forse vuole solo dire che il protagonista ha già dimenticato molto e molte persone, in passato. Senza l’aiuto del fiume. Le ha dimenticate nella quotidianità dell’asfalto e dei palazzi. E che differenza c’è tra questi e i “dimenticati del fiume”? Nessuna. 

Se è tutto qui, posso dire di aver capito e a questo punto a mettermi in difficoltà sarebbe questa parte qui:

4 ore fa, Edu ha detto:

Non ricordo. Ma ho la stessa sensazione: manca qualcuno. Qualcuno lo abbiamo perso per strada. Credo

 

Credo proprio che mi sfugga qualcosa. Sarà la stanchezza. Immagino si tratti solo di una metafora da... riconoscere. Forse il viaggio in auto gioca un ruolo particolarmente importante che al momento non capisco. Prima di partire erano in quattro, si dice. O comunque c’era qualcuno in più. Lo sanno tutti e tre, non può essere qualcosa che riguarda solo il protagonista. E a questo punto non so se devo dare un significato anche all’assenza di Giovanni, che compare (apparentemente senza un ruolo ben definito) solo nei primi due capitoletti. Ahi, credo proprio di sì. Me lo suggerisce il capitolo sul caffè: lui non risponde, dov’è?

Potrei ripassare nei prossimi giorni.

 

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6 minuti fa, Kuno ha detto:

 

In questo modo introduci subito tutti e tre i protagonisti, con un’entrata che mi sembra più solida di quella che hai scelto tu.

:comedicitu:

 

8 minuti fa, Kuno ha detto:

troppo accartocciata

Hai regione. Suonava accartocciata anche a me, ma oggi andavo proprio di fretta. Quella del cuore che si schianta è una reminiscenza di Shakespeare, o meglio della sua traduzione. "Date parole al vostro dolore. Il dolore che non parla mormora al cuore e gli dice di schiantarsi". Macbeth.

 

11 minuti fa, Kuno ha detto:

È com’è il passo da eironomani

E vabbe' qua stai a spacca' il capello. Intontito, barcollante, lento. Andava bene pure da zombi, ma l'immaginario si allontanava ancora di più. O meglio, la analogia non teneva. Il lete come sedativo alle pene.

 

15 minuti fa, Kuno ha detto:

Forse vuole solo dire che il protagonista ha già dimenticato molto e molte persone, in passato. Senza l’aiuto del fiume. Le ha dimenticate nella quotidianità dell’asfalto e dei palazzi. E che differenza c’è tra questi e i “dimenticati del fiume”? Nessuna. 

OK, perfetto

 

15 minuti fa, Kuno ha detto:

O comunque c’era qualcuno in più.

Mmm, forse sono stato troppo criptico, ma la chiave di lettura te la dovrebbe dare la frase di Marco, quando dice che il fiume che inizia a fare il suo lavoro. Non si è perso nessuno, non c'era nessun compagno materiale, ma il fiume inizia a far perdere consapevolezza ai tre che sentono un senso di perdita e di assenza, senza ben capire quale sia l'oggetto di questa perdita.

 

Grazie @Kuno, la prossima volta bannami direttamentexD

 

Scherzo, mi hai dato un gran feedback; a volte per il timore di non spiegare si dice troppo poco. e l'inizio lo modificherò secondo il tuo suggerimento. 

Alla prox

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12 ore fa, Edu ha detto:

Il fiume mi ha derubato.

Lo ha fatto a ogni età, a ogni anno, a ogni mese, senza che me ne accorgessi, senza che ci fosse bisogno che andassi mea sponte a bagnarmici.

Mi è piaciuto leggere questo testo - che definirei onirico se questo aggettivo non mi facesse schifo - dal quale traspare un senso di inutilità paciosa, che non è ancora disperazione e fa intravvedere una possibilità di salvezza: il che si confà al mio stato attuale. Oppure era uno stato precedente? Non ricordo. Potrebbe essere veramente qualcosa che manca o si è perso per strada. Cosa? Non si sa e - come direbbe Salvini - chissenefrega.

Ho richiamato la frase sopra perché è bella e fa pensare. Il fatto che, se uno si mette sul serio a pensare cosa vuole dire, probabilmente non arriva a nulla, è di nessuna importanza.

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8 ore fa, Edu ha detto:

Non si è perso nessuno, non c'era nessun compagno materiale, ma il fiume inizia a far perdere consapevolezza ai tre che sentono un senso di perdita e di assenza, senza ben capire quale sia l'oggetto di questa perdita.

Ok, ci avevo pensato, ma non so perché ho creduto ci fosse qualcosa di più sotto.

Forse le frasi “ma non eravamo in quattro?” e “qualcuno lo abbiamo perso per strada” sono troppo forti perché io riesca a liquidarle così in fretta (“ma no, è solo il fiume”). Diciamo che con quelle due frasi mi hai messo la pulce nell’orecchio, ecco, ma magari è capitato solo a me.

 

A questo punto però insisto sul personaggio di Giovanni che mi sembra ci stia dentro un po’ per sbaglio. Lui è solo un accompagnatore, non ha niente da dimenticare, non ha una storia e addirittura scompare subito dopo il viaggio. O non si sa bene a che punto del viaggio. Tornando in città Marco e il protagonista vanno a prendersi un caffè. Forse Giovanni è con loro, ma non gli lasci manco una battuta o uno starnuto (e quindi è come se non ci fosse).

Anche nel capitolo 3 nomini ancora Marco, solo lui. E pure nel capitolo 1, comunque, Giovanni si limita a chiedere i cracker e a confermare l’impressione di Marco (“manca qualcuno”), cosa che in ogni caso farà anche il protagonista.

Insomma, non so perché mi importi, ma a questo punto farei fuori Giovanni. In una storia con tre personaggi mi aspetto che tutti e tre abbiano un ruolo, qualcosa da dire, qualcosa da fare. Vedi te.

 

8 ore fa, Edu ha detto:

ma oggi andavo proprio di fretta.

Sì, pure io. Un casino.

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2 ore fa, Macleo ha detto:

Potrebbe essere veramente qualcosa che manca o si è perso per strada. Cosa?

Beh, direi che qui sta tutto il succo, @Macleo

 

Pure la piattaforma si rifiuta di farmi citare il nome che segue. Vabbé

 

Salvini

Cortesemente, certe parolacce o sotto spoiler o in Over 18

 

2 ore fa, Macleo ha detto:

Il fatto che, se uno si mette sul serio a pensare cosa vuole dire, probabilmente non arriva a nulla

 

Ma no, dai, quella è una delle più facili da interpretare: l'oblio che, gradualmente, senza che ce ne accorgiamo, senza bisogno del fiume Lete, avvolge le cose e le persone della nostra vita. Ora non mi fa andare più a capo... :facepalm:  la odio, sta piattaforma del ç@°°/!!!, vabbé, allora continuando nella stessa frase, grazie per il passaggio e per il feedback positivo, @macleo (non mi fa taggare...ma porc), alla prox

 

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2 ore fa, Kuno ha detto:

Forse le frasi “ma non eravamo in quattro?” e “qualcuno lo abbiamo perso per strada”

:umh: forse sì

 

2 ore fa, Kuno ha detto:

a questo punto farei fuori Giovanni

povero Giovanni. Mi confermi che nessuno lo ha mai amato :sob:

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@Edu a me è piaciuto molto :) e non trovo che Giovanni sia superfluo, anzi. Nella mia interpretazione è l'esempio concreto di chi il fiume si porta via. Cancellato. Sparito. Nessun accenno. Vaffanculo.

Scusa, mi lascio trasportare :D sarà perchè l'ho riletto da poco, ma mi ha ricordato molto il Night's Bridge di Gayman in Neverwhere. Lì è il ponte e il buio a portarsi via la gente.

Io non avrei menzionato il nome Lete. Non ce n'è bisogno. Non deve essere per forza quel fiume, quello mitologico e conosciuto da tutti, che ha proprio quella funzione lì. Puo' essere qualunque fiume della nostra adolescenza, in fondo. Io ad esempio mentre leggevo, anche coi nomi italiani, mi sono immaginato il Raquette river della mia infanzia.


Tutto quello in cui compare Scarlett Johansson è sempre molto apprezzato. Ma hai usato lei in virtù di quell'articolo/sentenza del tribuinale dello scrittore francese? :D 

Complimenti ;) 

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55 minuti fa, Ton ha detto:

Io non avrei menzionato il nome Lete. Non ce n'è bisogno.

Beh, questo è un dubbio che avevo... anzi ero tentato di farlo finire qui

17 ore fa, Edu ha detto:

«Qual è il nome del fiume?», dice Giovanni. «Io… Io non lo ricordo più».

..però la ricerca è sempre dell'equilibrio tra il non dire troppo e non dire troppo poco, e casomai non avessi nominato il lete avrei lasciato più di qualcuno nel buio... è una coperta corta

 

57 minuti fa, Ton ha detto:

Tutto quello in cui compare Scarlett Johansson è sempre molto apprezzato

:si:

 

58 minuti fa, Ton ha detto:

Ma hai usato lei in virtù di quell'articolo/sentenza del tribuinale dello scrittore francese? :D 

... Non ne so nulla

 

58 minuti fa, Ton ha detto:

Complimenti ;) 

Grazie caro, alla prox ;)

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Io ne avrei di sassi da fare scivolare con un sospiro, dentro le acque gelide di questo mitico fiume ... Se ne conosci veramente la strada, tra amici, un giorno, ti va di andarci a fare una passeggiata?

 

Mi è piaciuto molto @Edu,

la sensazione di camminare ai lati di un sogno, l'assenza che prima divora poi lenisce perché smarrita.

Mi piace il senso ovattato delle parole, la loro leggerezza, le immagini appena accennate che scatenano la mia fantasia e mi riempiono la mente.

Molto molto bello. Io con te evito i tecnicismi. Chissenefrega! A me, per quanto ti riguarda, piace leggerti di stomaco e di cuore. Perché è lì il posto che riservo a chi dò il permesso di emozionarmi. Grazie<3

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Il 13/5/2019 alle 08:19, Kuno ha detto:
Il 12/5/2019 alle 23:32, Edu ha detto:

Non si è perso nessuno, non c'era nessun compagno materiale, ma il fiume inizia a far perdere consapevolezza ai tre che sentono un senso di perdita e di assenza, senza ben capire quale sia l'oggetto di questa perdita.

Ok, ci avevo pensato, ma non so perché ho creduto ci fosse qualcosa di più sotto.

Forse le frasi “ma non eravamo in quattro?” e “qualcuno lo abbiamo perso per strada” sono troppo forti perché io riesca a liquidarle così in fretta (“ma no, è solo il fiume”). Diciamo che con quelle due frasi mi hai messo la pulce nell’orecchio, ecco, ma magari è capitato solo a me.

In effetti, visto il tuo intento, avresti dovuto descrivere più le sensazioni, come voltarsi  e cercare qualcuno, rimanere perplessi, una domanda scritta con le rughe sulla fronte, insomma immagini più sfumate.

 

Però mi è piaciuto, ho apprezzato lo scorrere delle frasi, mi è piaciuto il volere riportare fuori le pietre gettate. In fondo perché dimenticare? Sarebbe come spogliarsi della vita vissuta. 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

Chi ho gettato nell’acqua? E chi ho soffocato nella quotidianità dell’asfalto e dei palazzi? E che differenza fa?

questa è la frase che mi è piaciuta di più. 

Leggerti è sempre un piacere

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Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

Sono partito da solo. Ho riattraversato il giallo della sterpaglia, superato i giganti e lasciato le mie impronte nel sale.

Ho una rete, polmoni forti e braccia allenate. Ma so già che stavolta morirò.

Voglio derubare il fiume, come lui ci deruba tutti. Voglio riportare le pietre all’aria del giorno. Non voglio lasciarle annegare.

 

 @Edu

il finale di questo racconto è così [inserire aggettivo che esprime ammirazione],  e la decisione del protagonista - che sceglie di strappare "i sassi" all'oblio "del fiume" - mi piace così tanto che avrei voluto raccontarla io. Ma ci sono altri passaggi di limpida bellezza.

 

Peccato che, qui e là, sono rimasta perplessa: ho letto due o tre volte e non sono sicura di aver capito. Stupida io, probabilmente. Partono in quattro, ma al fiume sembrano arrivare in tre. In città, poi, sembrano arrivare in due. Uno solo riparte per il fiume.

 

L'atmosfera è onirica e rarefatta, ma forse potevi essere un po' meno criptico. 

Ottimo lo stesso.

 

 

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Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

 

 

Non dormo.

Il fiume mi ha derubato.

Lo ha fatto a ogni età, a ogni anno, a ogni mese, senza che me ne accorgessi, senza che ci fosse bisogno che andassi mea sponte a bagnarmici.

Dentro me c’è una folla di assenti, una voragine urlante. Le loro voci sono come le stelle, che solo la notte rivela: si fanno sentire soltanto alla soglia del sonno.

Chi ho gettato nell’acqua? E chi ho soffocato nella quotidianità dell’asfalto e dei palazzi? E che differenza fa?

Chissà se Marco sta dormendo, o se è insonne come me. Se adesso è più felice o più vuoto. Se si sta masturbando sullo spezzone dell’ultimo film in cui Scarlett Johansson si mostra nuda o se sta piangendo come un bambino.

 

IV

 

Sono partito da solo. Ho riattraversato il giallo della sterpaglia, superato i giganti e lasciato le mie impronte nel sale.

Ho una rete, polmoni forti e braccia allenate. Ma so già che stavolta morirò.

Voglio derubare il fiume, come lui ci deruba tutti. Voglio riportare le pietre all’aria del giorno. Non voglio lasciarle annegare. E se fallisco, pazienza: sarò una pietra in più nel suo letto.

Fletto le ginocchia e mi getto nel Lete.   

 

Che significato hanno le pietre del fiume, che ci sono annegate dentro? Sono i pesi, i dolori che i tre amici hanno nel cuore e che vanno  a scaricare. Come se fosse taumaturgico? Marco ha un dolore che lo schiaccia da quando è morto il figlio, Giovanni ha viso spegnersi tutti gli affetti familiari ma non ha mai acceso un amore, e la voce narrante, che, per pudore, non rivela le sue perdite, sembra invece ne abbia, eccome.

Ma ecco che questo terzo amico capisce una cosa importante: non si può preferire, solo credendo di stare meglio, l'oblio delle esperienze della propria vita nella loro totalità.

Perché di questo siamo intessuti così fittamente da non potere scindere il negativo dal positivo. E se ci facciamo depredare dal fiume Lete, dall'oblio, noi non siamo più noi, ma una mera caricatura di noi stessi.

Quindi, il protagonista vuole recuperare le sue "pietre", i suoi macigni del cuore, riprenderseli, riviverli. Magari anche morirne... ma sarà un uomo completo. Sarà se stesso.

 

Qualche sbavatura riscontrata nel testo, ma il messaggio mi è arrivato. Bravo @Edu :)

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Non ho quasi bisogno di commentare, per esprimere le mie sensazioni mi basta citare Mercy:

1 ora fa, mercy ha detto:

ci sono altri passaggi di limpida bellezza.

 

Peccato che, qui e là, sono rimasta perplessa: ho letto due o tre volte e non sono sicura di aver capito.

Ci sono pezzi di una bellezza indiscutibile e emozionante, altri momenti in cui"eh?", sono anche tornata indietro a leggere per vedere se mi ero persa qualcosa ma l'effetto è rimasto "eh?" :)

Descrizioni dei paesaggi e/o sentimenti e/o paesaggi dei sentimenti sono a tratti sublimi. Del finale non ho compreso tutto tutto.

Sono d'accordissimo con @Kuno sulle modifiche all'incipit e con (non ricordo) chi ha scritto che forse identificare il fiume con il Lete non era necessario, anzi forse era meglio non farlo.

Non ho amato tutto il racconto, ma ne ho amato enormemente alcuni tratti.

ciao

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Ciao @Edu, mi hai stupito con questo racconto. Di solito sei più "razionale", questa volta hai cavalcato un'onda poetica misteriosa.

 

La sensazione che mi è arrivata, cercando di evitare di darmi spiegazioni logiche, è quella dal sapore un po' malinconico di fronte all'evidenza che la nostra mente non può ricordare ogni fatto o persona che incrocia la nostra vita. Non so perché ma mi hai ricordato Proust. 

 

Per il resto è un racconto ben scritto e molto affascinante, anche se non ci ho capito granché, mea culpa ovviamente, voli troppo alto per le mie capacità ;)

 

Talia 

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@Adelaide J. Pellitteri @mercy @Poeta Zaza @Befana Profana @Talia grazie dei commenti, spesso lusinghieri.

Diciamo che non ho provato tanto ad essere onirico, quanto a puntare più sull'effetto lirico e simbolico che su quello narrativo... è un po' un tentativo di prosa lirica, che vorrebbe lasciare più una sensazione che una storia.

@Poeta Zaza se dovessi dire 

1 ora fa, Poeta Zaza ha detto:

Che significato hanno le pietre del fiume, che ci sono annegate dentro? Sono i pesi, i dolori che i tre amici hanno nel cuore e che vanno  a scaricare. Come se fosse taumaturgico? Marco ha un dolore che lo schiaccia da quando è morto il figlio, Giovanni ha viso spegnersi tutti gli affetti familiari ma non ha mai acceso un amore, e la voce narrante, che, per pudore, non rivela le sue perdite, sembra invece ne abbia, eccome.

Ma ecco che questo terzo amico capisce una cosa importante: non si può preferire, solo credendo di stare meglio, l'oblio delle esperienze della propria vita nella loro totalità.

Perché di questo siamo intessuti così fittamente da non potere scindere il negativo dal positivo. E se ci facciamo depredare dal fiume Lete, dall'oblio, noi non siamo più noi, ma una mera caricatura di noi stessi.

Quindi, il protagonista vuole recuperare le sue "pietre", i suoi macigni del cuore, riprenderseli, riviverli. Magari anche morirne... ma sarà un uomo completo.

lo direi così.

Si può guarire da un ricordo doloroso dimenticandolo? E lo vorremmo? Vorremmo perdere mai il ricordo di una persona cara persa prematuramente?

Non direi. La dimenticanza, anche delle cose dolorose, lascia sempre un senso di perdita

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44 minuti fa, Edu ha detto:

@Adelaide J. Pellitteri @mercy @Poeta Zaza @Befana Profana @Talia grazie dei commenti, spesso lusinghieri.

Diciamo che non ho provato tanto ad essere onirico, quanto a puntare più sull'effetto lirico e simbolico che su quello narrativo... è un po' un tentativo di prosa lirica, che vorrebbe lasciare più una sensazione che una storia.

@Poeta Zaza se dovessi dire 

lo direi così.

Si può guarire da un ricordo doloroso dimenticandolo? E lo vorremmo? Vorremmo perdere mai il ricordo di una persona cara persa prematuramente?

Non direi. La dimenticanza, anche delle cose dolorose, lascia sempre un senso di perdita

 

certo @Edu proprio quello che ho detto anch'io, con altre parole ma questo è. :)

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Il 12/5/2019 alle 23:32, Edu ha detto:

Non si è perso nessuno, non c'era nessun compagno materiale, ma il fiume inizia a far perdere consapevolezza ai tre che sentono un senso di perdita e di assenza, senza ben capire quale sia l'oggetto di questa perdita.

@Edu ogni volta che non si relizza un desiderio, che si perde un sogno ci si sente così. A me capita! e nell'oblio si perdono tutte quelle cose che ci hanno spinto avanti nella ricerca di noi stessi. 

Bel racconto, davvero! :flower:

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Grazie mille @Alba360

È una sensazione che io ho spesso, ma che non lego a nulla di specifico

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@Edu

Non credo ci sia bisogno che io ti dica bravo, perché non ti sono mancati riscontri in tal senso. Ma siccome amo il supefluo, te lo dico .lo stesso.

E ora passo a trovare qualche pagliuzza nei tuoi occhi avatariani, che essendo inesistenti, mi immagino sarà impresa disperata.

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

ed esala come un sentore di morte

perché, visto il Luogo, io non attenuerei col paragone l'immagine cupa del fiume.

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

. Il guizzo di una trota

Fa gioco alla narrazione, ma, volendo spaccare il capello in quattro, è un po' sospetta la presenza d'una trota in un fiume sempre più fangoso.Da quanto ne so, le trote amano l'acqua pulita, limpida.

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

L’ultimo uccello che incontreremo lungo la nostra strada  – una cornacchia

Io invertirei l'ordine dei fattori: "Una cornacchia, l'ultimo uccello che incontreremo lungo la nostra strada,....". La ragione è puramente di ordine temporale: prima incontrano la cornacchia, quindi il soggetto narrante, narratore onniscente, dunque dotato del senno di poi, aggiunge l'informazione per il lettore avvertendo che la cornacchia sarà l'ultimo uccello da loro incontrato.

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

il giallo della sterpaglia è svanito. È degradato nel bianco della polvere

Questione cromatica: quando il giallo si trasforma in bianco si degrada?

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

con passo da eroinomani

Questa espressione si confà nel racconto come i cavoli a merenda.

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

Si voltano verso di me. Ne sono sollevato. Temevo che quel qualcuno che manca fossi io. Anzi, ne sono certo: qualcuno dentro di me manca all’appello. Ma chi?

Non ricordo. «Di certo qualcuno manca», dico. 

Questo brano, che mi pare il piatto forte del racconto, ha pietanze un po' indigeste alla comprensione. Il Lete fa dimenticare, è vero,

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

«È il fiume. Comincia a fare il suo lavoro»

ma tutto questo insistere sull'assenza non lo trovo spontaneo, ovvero verosimile, ma rischia d'assumere un aspetto metafisico, beckettiano per così dire, che (mi) suona troppo artefatto. Non basta evocare una perdita perché vi sia uno straziante senso di perdita.

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

«Tu che sai queste cose, dov’è che la Johansson lo va a bere?».

«No, ragazzi, a casa mia adesso non potete venire», risponde lui. Mi frega sempre. 

Mah, mi pare troppo repentino il passaggio dello stato d'animo degli amici da mesto a scherzoso. Insomma, che miracoli fa la Johansson!

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

Il fiume mi ha derubato.

Lo ha fatto a ogni età, a ogni anno, a ogni mese, senza che me ne accorgessi, senza che ci fosse bisogno che andassi mea sponte a bagnarmici.

Questo non lo capisco. E' o non è il fiume a far perdere progressivamente la memoria all'io narrante? Ora, a mio modo di vedere, se la perdita riguarda il ricordo di qualcuno che è caro, la sua assenza riguarda invece la scomparsa fisica di quella persona, e  non del suo ricordo.

 

Il 12/5/2019 alle 18:56, Edu ha detto:

Voglio derubare il fiume, come lui ci deruba tutti

Cioè, se il fiume deruba le persone dei loro ricordi, lui vorrebbe derubare il fiume dei suoi ricordi, quindi recuperandoli?

Insomma, un racconto scritto molto bene, ma che (direi volutamente) lascia con l'acquolina in bocca il lettore (o almeno me lettore) che confida nella funzione esplicativa dell'explicit.

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1 minuto fa, don Durito ha detto:

è un po' sospetta la presenza d'una trota in un fiume sempre più fangoso

Confesso una scarsissima cultura ittica. OK, cambierò pesce

 

4 minuti fa, don Durito ha detto:

ma che (direi volutamente) lascia con l'acquolina in bocca il lettore (o almeno me lettore) che confida nella funzione esplicativa dell'explicit.

Beh, si qui è voluto. Come ho scritto sopra, qui sono andato più sulle sensazioni che su una coerenza narrativa. L'assenza a me sembra parola più ampia di dimenticanza, e la può ricomprendere: assenza di ricordo.

 

8 minuti fa, don Durito ha detto:

Questo non lo capisco. E' o non è il fiume a far perdere progressivamente la memoria all'io narrante?

Si. Ma li ci si accorge che è ciò che accade anche nella vita, nella quotidiana ordinarietà della città, senza che ci sia bisogno di oggetti magici

 

 

Ciao @don Durito, grazie del gradito passaggio e torna ancora :)

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ciao @Edu . Racconto strano, criptico, magico. Tutti tratti che apprezzo molto e che mi invogliano a rileggerlo più volte. E' vero, alcune parti risultano poco chiare e portano il lettore a confondersi, ma in questo caso neanche voglio definirlo un difetto, anzi non fanno che alimentare l'atmosfera onirica che pervade la storia. Ultima chicca, che lo dico a fare, si parla anche di Scarlett Johansson.......meglio di così ( :

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34 minuti fa, Rhomer ha detto:

Ultima chicca, che lo dico a fare, si parla anche di Scarlett Johansson

bravo @Rhomer, tu sì che sai cogliere i tocchi di classe! :si:

Torna presto a trovarmi (possibilmente con Scarlett... ma mi accontento anche di una che le assomiglia vagamente).

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Sto per leggere qualcosa di bello, ho detto dalle prime righe. Sto per leggere qualcosa di misterioso mi son detta subito dopo... ma cosa? (Si intuisce qualcosa, ma con te, niente è scontato, e solo nel finale, la soluzione dell'enigma)

È tutto ben scritto, @Edu sono stanca di farti i complimenti, sembro riduttiva, ma cazzo, (ecco, questa esclamazione, è quello che ci vuole) che ti posso dire se non bravissimo? 

Ciao 

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Eccomi qui anch'io a commentare con un discreto ritardo.

Secondo me hai trovatoil giusto equilibrio tra dire e non dire, le parti accennate o strane sono suggestive. Lascerei però sul finale il riferimento al Lete perché dà un punto di appiglio al lettore.

Sempre bravo tu... ma e questa nuova foto?! Cosa mi rappresenta? 

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Ciao @Edu Carrey :sorrisoidiota:

 

Il tuo racconto mi è piaciuto molto e non sono neanche stato influenzato dalla presenza di Scarlett Johansson (non mi fa impazzire :idontgiveafuck:).

Secondo me funziona tutto molto bene, soprattutto i "non detti" che rendono il racconto surreale, misterioso e delicato (forse dici anche troppo, come quel "Lete" finale che non mi convince molto :umh: ).    

 

Complimenti :) 

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