Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Luca Ferrarini

Il Signor Doute

Post raccomandati

Primo commento

Secondo commento

 

Quando il Signor Doute entrò nell’atrio del motel, il concierge da dietro al banco lo scrutò con interesse, invitandolo ad avvicinarsi con un fugace cenno della testa. Il Signor Doute domandò se vi fossero stanze disponibili per la notte e un sorriso appena affiorato sul volto del portiere lo rincuorò. L’uomo rovistò per qualche istante in un cassetto nascosto agli occhi del Signor Doute. Quando sollevò nuovamente lo sguardo, apostrofò l’ospite con una proposta inconsueta.

“Ho qui due chiavi per lei. Una apre la porta di una stanza come tante altre. Potrà entrare e riposarsi fino a domani mattina. L’altra è di una stanza dove alloggia una persona sola come lei. Attende qualcuno con il quale consolarsi. Se sceglierà questa chiave, ciò che accadrà dietro a quella porta rimarrà tra di voi. In questo motel amiamo la discrezione e sappiamo che mescolare più solitudini può essere pericoloso.”

Il Signor Doute abbassò lo sguardo sulle mani del concierge. Mani ruvide, segnate da solchi profondi che, come reti, avvolgevano le due chiavi. Rialzò lo sguardo ed incrociò gli occhi vuoti dell'uomo. Per un attimo sentì affiorare una domanda, ma quando aprì la bocca si ritrovò incapace di formularla. Un forte senso di smarrimento lo avvolse. Allungò la mano, prese la chiave e si incamminò verso le scale. Il concierge continuò ad osservarlo con un sorriso d'intesa e mal dissimulata speranza.

Le scale conducevano al primo e unico piano del motel. La vecchia porta scolorita si apriva su di un corridoio stretto e lungo quanto l'intero edificio. Vecchie lampade appese alla parete destra illuminavano con luce fioca le porte che si succedevano con regolarità. Un rapido conto suggerì al Signor Doute che ve ne dovevano essere non più di venti. La moquette, logora e ricoperta di cupi ricami arabeschi, ricopriva l'intero pavimento. In fondo al corridoio, un alto specchio appeso alla parete rimandava al Signor Doute la propria immagine distorta.

Le porte delle stanze erano prive di numero, ma su ognuna di essa erano stati scalfiti lunghi segni verticali irregolari. Uno sulla prima porta alla sua sinistra, due sulla seconda e così via. Il Signor Doute si portò la chiave più vicina agli occhi. Con i polpastrelli accarezzò i cinque graffi scavati sull'impugnatura. Cinque, come gli anni di matrimonio che lo legavano alla moglie. Cinque, come gli anni di sua figlia.

Se qualcuno glielo avesse chiesto, non avrebbe saputo dare un solo motivo per giustificare la scelta fatta pochi minuti prima. Amava sua moglie e adorava la sua bambina. Si trovava in viaggio per lavoro da poco più di una settimana e l'indomani, sarebbe finalmente rientrato a casa da loro. Solo poche ore prima, mentre cenava seduto a un tavolo di uno sperduto locale, le aveva chiamate per augurare loro la buona notte. Era stata sua moglie a insistere affinché non continuasse a guidare: sarebbe stato più opportuno riposarsi e raggiungerle il giorno dopo per pranzo. Così il Signor Doute aveva chiesto informazioni alla cameriera che lo aveva indirizzato verso l'unico motel della zona.

Immobile, con lo sguardo perso nel lungo corridoio, il Signor Doute considerò la possibilità di scendere e restituire la chiave al concierge. Avrebbe preteso di avere una stanza qualsiasi dove riposare. Si voltò verso le scale ma l'atrio era avvolto in una profonda oscurità. Deve essere andato a dormire, pensò. Le dita continuavano nervosamente a giocare con la chiave nel palmo della mano.

Sebbene fossero sposati da solo cinque anni, lui e sua moglie si conoscevano da molto più tempo. Avevano iniziato a frequentarsi durante il primo anno di Università, quando lui era poco più che un ragazzino, timido e impacciato con tutti. Durante le lezioni, era solito scegliersi un posto tra le ultime file: non perché fosse disinteressato ai corsi, al contrario si era dimostrato da subito uno studente eccellente. Ma non sopportava l'idea di essere osservato a sua insaputa. Anche Marta, che dieci anni dopo sarebbe diventata la Signora Doute, era solita sedere in disparte. Non passò molto tempo prima che i due si notassero. Trascorsero invece mesi prima che Marta, in un grigio lunedì mattina autunnale, approfittando di un intervallo tra due lezioni, si facesse avanti presentandosi al futuro Signor Doute. Quel primo breve scambio di parole divenne presto un rituale che entrambi attendevano, benché senza confessarlo. L'amicizia crebbe in un sentimento più profondo e alla fine del primo anno Marta e Il Signor Dotue si ritrovarono a condividere quella che per entrambi poteva definirsi la prima vera relazione. Insieme avevano affrontato importanti esperienze ed erano andati incontro a diversi cambiamenti. Ripensando a quei primi anni trascorsi insieme, il Signor Doute provava sempre una forte tenerezza.

Conclusi gli studi avevano di comune accordo deciso di dare priorità alla loro crescita professionale. Altri sei anni erano trascorsi tra estenuanti impegni di lavoro e piani per una vita insieme che continuavano a posticipare. Con il passare del tempo, il Signor Doute aveva iniziato a nutrire dubbi sul loro rapporto. Osservando con puntiglioso interesse le relazioni di altri loro conoscenti, non era in grado di ritrovare nulla di romantico o passionale nella propria. Non poteva intuire se Marta condividesse o meno le sue stesse preoccupazioni, ma un giorno come tanti, dopo essersi alzato accanto a lei deciso a parlargliene, si era scoperto incapace di farlo. Durante il mese successivo si era più volte ripromesso di affrontare l'argomento; aveva valutato la possibilità che la loro relazione fosse ormai giunta ad un punto morto e l'idea non l'aveva affatto allarmato. Poi, una domenica mattina, mentre facevano colazione, Marta gli aveva annunciato di essere incinta. Aveva lasciato cadere le parole sul tavolo e lui le aveva raccolte lentamente. Si erano abbracciati ed erano stati, di questo ne era certo, entrambi veramente felici. Meno di una settimana dopo, il Signor Doute aveva chiesto a Marta di sposarlo e quest'ultima, due mesi prima del termine della gravidanza, era diventata la Signora Doute. La nascita della figlia aveva portato un notevole cambiamento nelle loro vite. Li aveva avvicinati sotto molti aspetti. Ma si era trattato prevalentemente degli aspetti organizzativi della loro quotidianità. Nulla era mutato nel loro rapporto di coppia. O forse sì. La sensazione di essere solo pur vivendo all'interno di un nucleo familiare era aumentata. Sentiva di amare entrambe, ma sapeva altrettanto bene di non poter comunicare con loro.

Non aveva mai immaginato che il suo stato d'animo fosse così facilmente intuibile per un estraneo, ma evidentemente il concierge aveva saputo interpretare i suoi occhi schivi. Mosse i primi passi verso la porta numero cinque. Il corridoio era immerso in un profondo silenzio. Da nessuna delle stanze giungeva alcun rumore. Dovevano essere vuote, o occupate da persone che non conoscevano la solitudine. Persone che all'offerta del concierge avevano risposto diversamente, o alle quali la possibilità non era nemmeno stata data. Cinque segni scalfiti sulla porta. Il Signor Doute vi appoggiò sopra la mano e con i polpastrelli accarezzo quelle cinque ferite. Dall'alto al basso. Per un istante solo pensò di bussare. Chissà chi lo attendeva dall'altra parte? Ma era veramente importante saperlo? No. Il dubbio che gli attanagliava lo stomaco era piuttosto che cosa lo attendesse l'indomani. Quando sarebbe rientrato a casa. Quando avrebbe dovuto guardare sua moglie e sua figlia negli occhi e mentire. Tuttavia, il buio alle sue spalle non lasciava alternative. Con mano ferma, infilò la chiave nella serratura, fece scattare la molla e spinse la porta.

La luce della stanza era spenta. Tuttavia, quella che filtrava dalla finestra e dal corridoio era sufficiente per distinguerne i contorni. Sulla sinistra c'era un armadio a muro con le ante chiuse. Sulla destra, appena dopo gli interruttori, una seconda porta si apriva su quello che il Signor Doute immaginò essere il bagno. Completavano l'arredamento un tavolino in legno, una sedia, e il letto a una piazza posto sotto la finestra, in fondo alla stanza. Su di esso, sdraiata, una figura si girò verso di lui. L'oscurità ne nascondeva i lineamenti e le forme, ma i suoi occhi brillavano riflettendo la poca luce concessa.

Il Signor Doute entrò, richiudendo la porta. Avanzò ancora qualche passo studiando la reazione di chi si celava sotto le coperte. Chiunque fosse (ormai era quasi sicuro si trattasse di una donna), non aveva voglia di parlare. Il Signor Doute, dal canto suo, non aveva molto da aggiungere. Fece ancora qualche passo, giungendo in prossimità del letto. Qualcosa dietro di lui si mosse impercettibilmente, ma i suoi occhi erano ormai intrappolati in quelli della donna che lo attendeva. Occhi che lo invitavano e che sussurravano promesse attese da moltissimi anni. La donna sollevò la coperta offrendo il suo corpo giovane all'aria fredda della notte. Si alzò lentamente e si avvicinò al Signore Doute. Con il palmo della mano gli chiuse gli occhi, prima di iniziare a spogliarlo. Lui la lasciò fare, incapace di trattenere il suo desiderio. Quando sentì la mano di lei scivolare nella sua, la seguì fino al letto dove lei iniziò ad amarlo. Ora entrambe le mani del Signor Doute erano avvolte da quelle calde e pulsanti della donna. Il moto ritmico e sensuale dei suoi fianchi lo aveva svuotato di ogni volontà. Quando lei sussurrò quelle parole, il suono riverberò nella testa del Signor Doute come se fosse stato lui a pensarle. La tua solitudine ora è mia. Fu allora che Signor Doute aprì gli occhi. La luce che fino a pochi minuti prima aveva visto brillare negli occhi della sua amante aveva ora lasciato spazio ad un profondo abisso. Con il suo viso a pochi centimetri di distanza, il Signor Doute si sentì risucchiare dentro a quel baratro. I suoi ricordi, i suoi dubbi, le sue debolezze. Tutto stava svanendo. Qualcosa nuovamente si mosse vicino alla porta del bagno. Questa volta il Signor Doute se ne accorse e volse la lo sguardo in quella direzione. Immobile a pochi passi da loro, il concierge li fissava avidamente. Le sue parole irruppero con violenza squarciando il velo di apatia che stava ormai avvolgendo il Signor Doute. Sappiamo che mescolare più solitudini può essere pericoloso ... Volse nuovamente lo sguardo verso la donna che ancora si muoveva su di lui. Il volto di lei era ormai irriconoscibile: il buio dei suoi occhi si era allargato fino ai bordi del viso, tramutandolo in una grottesca maschera nera. Le mani continuavano a stringere le sue: il calore intenso stava scavando solchi profondi nei suoi palmi. Solchi come i suoi ebbe il tempo di pensare prima di volgere un ultimo sguardo al concierge e perdere conoscenza.

Quando si risvegliò non era più nella stanza del motel, bensì al piano di sotto, dietro al bancone. Nelle mani stringeva due chiavi: il destino che avrebbe potuto scegliere e quello che aveva scelto. Il concierge, vicino alla porta, lo guardava con disprezzo.

“Moltissimi anni fa ho commesso il tuo stesso errore. Non ho saputo dare il giusto valore a ciò che avevo e ho perso tutto.”

Il Signore Doute avrebbe voluto rispondere che non capiva, ma un'intuizione lo convinse a tacere: non vi era più spazio per le menzogne. Comprendeva fin troppo bene ciò che quell'uomo gli stava dicendo.

Il vecchio concierge continuò.

“Per così tanti anni ho atteso qualcun altro come me. Finalmente sei arrivato. Hai riscattato il mio debito, sono libero. Ora spetta a te soddisfarla, perdendo qualcosa di te ogni volta. Preparati. La notte è fredda da queste parti e il suo urlo ti terrà sveglio.”

Poi se ne andò lasciandolo solo ad attendere nuovi clienti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Luca Ferrarini,

racconto interessante, ho qualche appunto da farti.

Parti subito in quarta, ma così facendo il tutto risulta un po' confuso, anche perché poi dopo spieghi perché si trova in quel motel, ma quello che sento io è che sia una forzatura. Se metti questo pezzo

3 ore fa, Luca Ferrarini ha detto:

Amava sua moglie e adorava la sua bambina.

all'inizio secondo me va più che bene, poi metti la scena di lui che entra nel motel e prosegui.

 

3 ore fa, Luca Ferrarini ha detto:

Si voltò verso le scale ma l'atrio era avvolto

Come fa a sapere che l'atrio è buio se si volta verso le scale?

 

3 ore fa, Luca Ferrarini ha detto:

(ormai era quasi sicuro si trattasse di una donna)

togli questa parentesi, superflua

 

3 ore fa, Luca Ferrarini ha detto:

dove lei iniziò ad amarlo

a toccarlo? ad accarezzare il corpo?

 

Il finale è troppo sbrigativo: chi è la donna? Soddisfare in che senso? Sessualmente? Emotivamente? E poi perché finisce con l'essere bloccato nel motel? Perché non può più andarsene? Spiega. Spero di esserti stato d'aiuto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Buongiono @Alessiomantelli,

 

grazie mille per essere passato e per aver lasciato commenti costruttivi. Sono sempre ben apprezzati. 

 

Per toglierti il dubbio: il Signor Doute sale le scale partendo dall-atrio del motel per giungere al primo piano. A quel punto fa le sue considerazioni. Quando si volta e guarda verso le scale, guarda verso il basso, in direzione dell'atrio, che vede avvolto nell'oscurita'. Senza dubbio dovrei provare a mettere meglio in evidenza la dinamica.

 

Per il finale, hai sicuramente ragione: e' sbrigativo e dovrebbe essere elaborato ulteriormente. Per ora prendilo come un esercizio da ... officina :-)

 

Grazie ancora e buona giornata

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Luca Ferrarini . Ho appena finito di leggere il tuo racconto, l'ho trovato molto interessante. La prosa semplice ed emotiva rende il tutto scorrevole, si incastra perfettamente alla storia che hai voluto raccontare, quest'ultima di grande impatto secondo me. Raccontare l'adulterio in chiave, diciamo pure, horror, non è semplice, quindi tanto di cappello. Un po' di annotazioni:

 

Il 9/5/2019 alle 21:44, Luca Ferrarini ha detto:

Chiunque fosse (ormai era quasi sicuro si trattasse di una donna), non aveva voglia di parlare.

Mi accodo a quanto detto dall'utente sopra, decisamente le parentesi sono un pugno nell'occhio; considerando poi che sono le uniche presenti

 

 

Il 9/5/2019 alle 21:44, Luca Ferrarini ha detto:

Fu allora che Signor Doute aprì gli occhi.

Ti sei fatto scappare "IL"

 

Il 9/5/2019 alle 21:44, Luca Ferrarini ha detto:

Aveva lasciato cadere le parole sul tavolo e lui le aveva raccolte lentamente.

Questa mi è piaciuta molto

 

 

Il 9/5/2019 alle 21:44, Luca Ferrarini ha detto:

 Solchi come i suoi ebbe il tempo di pensare prima di volgere un ultimo sguardo al concierge e perdere conoscenza.

Qui mi sa che c'è stato un pastrocchio, infatti non riesco ad afferrare il senso della frase

 

 

Il 9/5/2019 alle 21:44, Luca Ferrarini ha detto:

Volse nuovamente lo sguardo verso la donna che ancora si muoveva su di lui. Il volto di lei era ormai irriconoscibile: il buio dei suoi occhi si era allargato fino ai bordi del viso, tramutandolo in una grottesca maschera nera. Le mani continuavano a stringere le sue: il calore intenso stava scavando solchi profondi nei suoi palmi.

Molto evocativo e inquietante. Anche di difficile interpretazione oserei aggiungere; la maschera nera potrebbe rappresentare molte cose. La parte inerente al calore che forma i solchi, che elegantemente si associano a quelli del concierge, aggiunge un valore in più al colpo di scena finale.

 

 

Ok, mi fermo qui con le annotazioni. Chiedo venia per le citazioni cronologicamente sparse ma ho dovuto ripescarle dopo la lettura.

Per concludere; ribadisco la validità del lavoro e a dirlo è un amante del genere. Sì, lo so, lo hai presentato come "narrativa non di genere", ma da amante dell'horror penso che questo racconto non solo rappresenti il genere appena citato, ma lo fa anche in modo molto "raffinato", passami il temine. Dunque, grazie per questa lettura, e alla prossima.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Luca Ferrarini, ho letto il tuo racconto, mi sarebbe piaciuto anche senza il paranormale, anzi, credo  mi sarebbe piaciuto addirittura di più. A questo proposito sono curiosa di sapere se l'elemento irreale è stato introdotto perchè ti piace il genere o per sopperire alla riflessione che manca nel protagonista? è come se l'evento horror si surroghi nella coscienza dell'uomo e lo salvi da un senso di colpa che non esprime ma che diventa fatto è come se lo liberasse dal giustificarsi. Solo curiosità la mia e solo perchè sto per postare un racconto che un po' si accomuna al tuo, tutto qui.

Ciao:rosa:

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ciao @Lauram,

scusa se rispondo solo ora e grazie per essere passata a leggere. Sono in viaggio per lavoro e non accedo spesso a internet in questi giorni.

L'elemento irreale inserito l'ho messo giusto perche' volevo trovare una spiegazione al comportamento del concierge. Perche' il motel offre questa possibilita'? Che rientro ne ha il concierge? Come dici giustamente tu, si sarebbe potuto fare anche senza l'aspetto horror, ma mi e' piaciuta l'idea che il concierge fosse in realta' li' per espiare a sua volta una colpa. Tutto qua :-) Quando pubblichi il tuo fammi sapere. Passo a leggere molto volentieri!

Ciao e buona giornata

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Luca Ferrarini ha detto:

l'idea che il concierge fosse in realta' li' per espiare a sua volta una colpa

Certo, l'horror affascina anche me:)

1 ora fa, Luca Ferrarini ha detto:

Quando pubblichi il tuo fammi sapere. Passo a leggere molto volentieri!

Già fatto, si chiama "sta scrivendo".

;)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×