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Ton

Barbie Girl

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Commento

 

Le bambole sono per le femmine, glielo dicevano sempre. Glielo diceva soprattutto suo padre, quando tornato da scuola, dopo che a tavola, si svegliava: più alcol che sangue, e io ero lì con la bambola di Mary in grembo. Allora lui veniva barcollante, neanche mi guardava e biascicava che le bambole sono per le femmine e se ne tornava sul divano, a volte senza mangiare. Io poi non mangiavo mai dopo. Mi alzavo e lasciavo la bambola per terra sul plaid davanti la TV e me ne scendevo al cortile a vedere se Mimmo era sceso anche lui, così per fare quattro tiri col pallone. Di solito non c’era e me ne stavo con le scarpe slacciate nella polvere a tirare calci ai sassi, la faccia bruciata, la luce di mezzogiorno che mi urlava addosso.

 

La luce oggi è serena, mi ha sorpreso allo specchio e ha sussurrato qualcosa sulla mia schiena, la testa imperniata sull’asse verticale del mio corpo, tesa all’indietro a contarmi le vertebre. Da tempo ho deciso che i pigiami non fanno per me e così appena mi riprendo la mattina salto giù e mi fisso davanti lo specchio. Ci faccio anche tardi al lavoro o dove capita che devo andare, me ne sto lì e mi conto i nodi sotto la pelle, le pieghe tra le gambe, i peli sempre più radi. Passo una mano sulle asole del mio corpo. Cicatrici, sorrisi fragili. Sembrano inconsistenti, come se a ficcarci un dito dentro la patina opale potesse friare.

 

Sei grasso, glielo dicevano sempre. Una palla di lardo. Un po’ banale come insulto, ma i bambini rubano le parole dove capita. Da un film, da un amico, da un adulto. Comunque era l’insulto che lo feriva di meno. Era quasi candido, pulito. Quelli in dialetto facevano più male, sembravano più veri e più sporchi, come se a dirli ti si riempisse la bocca di merda, e quando hai finito l’ultima lettera ecco che la merda l’hai sputata in faccia. Guardava gli altri come da dietro un vetro. Forse, quasi come da dietro uno specchio. E gli altri lo guardavano e pensava che forse non vedevano proprio proprio, ma che vedessero loro stessi o qualcosa oltre loro stessi. Qualcosa che faceva schifo e che poteva prenderli addosso da un momento all’altro. Allora meglio sputargli contro. Non credo si rendessero conto, effettivamente. Un bel faccione rosso, sì, gli insulti, ma un bel faccione rosso ti porta più lontano di quanto uno pensi. Perché in fondo per gli altri sei un po come una bambola. Nessuno pensa mai che dietro a un bel faccione rosso ci possa essere malizia, che ci possa essere alcunché, ecco.

 

Mi passo una mano tra le gambe.

 

- Mangia.

Guardo la nuca di mia madre, i capelli striati, il seno che straborda sul piatto, la testa china. Non incontro i suoi occhi.

- Cos’ha che non va? Mangia.

Lo stomaco brontola ma non mi muovo, non voglio muovermi di un millimetro. Gli occhi di Pa’ mi sono addosso, non li incontro ma questi li sento. Faccio come mia madre e mi concentro sui rigatoni, un sugo rosso luccicante. Mi fisso su un rigatone in particolare che è mezzo rotto e mezzo moscio e galleggia appena sopra un grumo di parmigiano. Sugo rosso. Mangia. Mangia! Luccicante. Rosso sangue. La testa nel piatto. Una botta e una fitta e il naso che affonda nei rigatoni. Mezzo rotto. Non mangio.

 

Stendo il palmo sul ventre piatto e sento la carne respirare, salire e rigonfiarsi sotto le unghie.

 

- Tu come ti chiami?

- Elia.

- Allora sei ricchione!

Guarda perplesso. L’ha detta filato dritto, il tempo che la r gli si finisca di arrotolare in bocca e se n’è già pentito. Guarda i lacci delle scarpe.

- Beh… finisce con la “a”. Pa’ dice che se finisce con la “a” è da femmina, ecco.

 

Ci sono nomi che danno il prurito. Ti tirano via gli schiaffi dalle mani. Alcuni ti danno un senso di disagio, come la sensazione che qualcosa sia andata storta e che si faccia finta di niente per stare bene con la gente, ma che comunque è andata storta. Il mio era così.

 

- Non cominciare a dire che sono ricchione anch’io eh!

Andrea abitava dietro la parrocchia giù il campo dei noci, in una specie di budello di calce e polvere bianca che chiamavano casa e dove il padre ci tirava su dei cavalli bruni che nessuno capiva a che servissero, su quel terreno secco e duro che toccava riferrarli di continuo.

- Ok, ok. Mi ci fai giocare?

- No che s’incazza.

- Ma se hai detto che è andata a studiare da un’amica.

- Ma perché ci vuoi giocare?

- E se non hai un cazzo di niente in questo posto di merda! Con che gioco io?

Allora me la passa e io la studio. Senza metterci attenzione, fingendo il sonno e il caldo addosso, butto un’occhiata qua e là e me la rigiro tra le mani, come se non sapessi che farci. Andrea si scolla da terra e va a prendersi della Coca-Cola.

- La vuoi?

- Uhm? Ah, no no.

Le piego le gambe all’insù, tiro fuori l’etichetta dal body fucsia, la rigiro, le stacco il body. Non ha niente in mezzo alle gambe. Niente di niente. Né un buco né un qualcosa. Mi rimane comunque il dubbio, non so se sono fatte davvero così, sapevo che almeno il buco ce l’avevano.

 

Io credo che ad ognuno di noi sia capitato di veder nascere qualcuno. Magari qualcuno che non sarà per nulla rilevante nelle nostre vite. Giusto il tempo di un vagito. Qualcuno nasce che è un mostro e lo vedi subito: gambe ricurve, pelle reticolata, un labbro leporino. Per qualcun’altro, ci vuole un po’ più di tempo. A guardarlo solo con gli occhi ti frega.

 

- Insomma devi scegliere, o me o lei.

Rosalia è più piccola di una bambina normale, appena un po’, abbastanza affinché gli occhi le coprano mezza faccia, trasparenti come uno specchio. Ho perso un bel po’ di lardo quest’estate. Nel retro della merceria dei genitori di Luna stiamo giocando a nasconderci tra pacchi di detersivi e scopettini del cesso. Corri corri tanto ti prendo. Preso! Presa! Non mi tirare. Appena un po’ più forte, la pancia si scopre. Luna da dietro mi centra la testa con uno scopettino.

- Ti piace più di me.

Non rispondo e scatto verso di lei che si gira e tenta la fuga ma la mia mano è già sulla sua bocca. Un’altra la stringe sotto il non-seno. Prendo un manico di legno per scope in mezzo agli altri, cinquecento lire. Rosalia da dietro se la ride - Infilala! Infilala! - Facciamo un gioco diverso.

 

Ho riletto da poco Lolita. Un mucchio di stronzate. Non è mica così, le ninfette e tutto quanto. Forse quando cresci e hai i peli sulla pancia, forse ci ragioni e il ragionarci sopra ti frega che è una meraviglia. Ti inventi un motivo, ti racconti una favola e buonanotte.

 

Tira vento giù il campo, la polvere si alza e ti sbatte in faccia, sembra che ti pigli a schiaffi. Ci mettiamo dietro Il Noce, il nostro fortino. Quattro pezzi di legno inchiodati sullo stomaco di un albero a caso dietro da Andrea, una tenda impigliata tra i rami e ci basta.

- Tu non puoi mica salire - Salvo fa un cenno convinto con la testa e mi sorride di sfuggita. No, non puoi mica salire.

- Le femmine non sono ammesse. Non l’hai visto il film?

Rosalia guarda tutti tranne me - Chi se ne frega del tuo film del cazzo.

Dico Dai, secondo me può salire. Ti ricordi l’ultima settimana di Quarta? Ha rotto il culo a Tonino.

- Non se ne parla. È pure scalza.

Guardo Salvo un po’ infastidito ma non dico niente. Ci sono delle regole qui. Una parola sbagliata e sono fuori anch’io.

- Facciamole il test!

Non è convinto ma l’idea è piaciuta ad Andrea e Mimmo. Rosalia mi guarda, non la so decifrare. - Fatemelo - dice.

- Andrè,  pigliate una corda e uno zaino. Mo vediamo.

Salvo rovescia il mio zaino ai piedi del Noce e impila quattro libri. - Forza te, sali su. - Rosalia non esita un attimo e cerca di tenersi in equilibrio. - Passami la corda. Qua sotto, qua. Tira su le braccia. - Lo zio di Salvo fa il marinaio e gli ha insegnato un po’ di nodi. Tesa la corda tra le mani e frusta il vento a formare un doppino. Fa un giro a forma di otto attorno ai polsi di Rosalia e lancia il cappio dall’altra parte del ramo sopra la sua testa. Sopra, sotto, indietro, dentro. È fissata.

- E adesso?

- Adesso vediamo quanto resiste. - Salvo mi guarda soddisfatto. Non so cosa si aspetta da me, forse pensava mi sarei arrabbiato. Nessuno di noi ha fatto nessun test e lo sappiamo. Guardo lui e guardo lei.

- Aspetta.

Un libro. Per inziare. Mi piego davanti Rosalia e sfilo via il primo libro. Non dice una parola, vedo che comincia a tendere i muscoli. Salvo e Mimmo se la ridono. Un altro libro. Le braccia tese, Rosalia alza la testa, è in punta di piedi. Un altro libro. Si fa rossa in faccia e comincia a dondolare.

- Bravo, bravo. Facciamo… sì, facciamo tutto il pomeriggio? A stasera allora.

Ce ne andiamo. Rosalia dondola ancora.

 

Sì. Ti ci frega per bene, la curiosità.
 

Questo Natale lo passiamo nella casa dei nonni di Pa’. Non mi piace e non piace neanche a lui. È grande che ci si sta tutti insieme, quattordici fratelli e i cugini chi se li conta, coi figli e il resto. Puzza di muffa da far schifo che quando sei sotto a nascondino ti tieni una mano sugli occhi e una sul naso sennò la muffa ti entra dentro prima di riuscire a dire unoduetrequattrocinquedieci. Della mia età solo due, il resto è sparso per casa a quattro zampe. Melania ha sui tredici anni ed è venuta in macchina con gli zii dal nord. Dorme sul divano nel salotto piccolo dei nonni, dicono che ha mal di testa e tengono la porta chiusa. Pino è sotto a contare. Faccio un paio di giri a vuoto tra una pianta di ficus in plastica e il dietro dell’attaccapanni, Seba è andato fuori sul terrazzo in mezzo ai grandi. La regola era che non si usciva dal corridoio e le stanze su quel lato. Zia Lisa passa con un vassoio di panetti per la pizza che stavano a lievitare sul divano in salotto. Mi infilo nel buio dall’uscio semi-aperto: le tende sono tirate, le tapparelle mi nascondono. Filtra giusto un po’ di luce puntinata dal terrazzo e si porta dietro qualche mugolio, risate e stridio di stoviglie. È stesa sotto una coperta leggera che le si è incollata addosso, i capelli scorrono sulle spalle fino al fianco, un ruscello di corvi. Mi abbasso a quattro zampe e cerco di non fare rumore, respirando il pulviscolo che mi prende in faccia e prende anche sui suoi piedi. Si vedono solo quelli, due piedi affusolati e morbidi, accavallati sul calcagno. Nudi. Passi in corridoio; sul terrazzo. Mi stendo sotto di lei, spalle al pavimento. Sembrano panetti di burro, il suo corpo come un crinale che svetta sulle cuciture in finta pelle del divano. Ne sento il peso nell’aria, leggero, sottile, le gambe formano una s aggrovigliata. Non sono neanche tanto puliti. Panetti di burro. Comincio a leccare.

 

Mi vesto e sono già in ritardo, ma ci vuole cura. Infilo le scarpe da sopra i piedi nudi. Non mi sono mai piaciuti i piedi, non so perché. Ancora oggi non riesco a portare i sandali. La mano scorre dai polpacci in su, le cosce brune, un reticolato di pizzo. La mia camicetta preferita, stringe un po’ sul seno. Una carezza, l’ultimo punto di luce sulle labbra. Capelli come un ruscello di corvi.

È tutto nuovo, sembra come quando scartavo i regali: l’attesa, l’eccitazione. Me li fisso negli occhi. Mi fisso negli occhi. Ci gioco, li rincorro, ne traccio mille volte i confini.
Ci gioco, che le bambole sono per le femmine.


---------------------


Ieri ho avuto finalmente tempo di scrivere qualcosa dopo oltre un mese di viaggi e lavoro serrato. Sotto con le mazzate! :mazza:

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Ciao @Ton

Be' non credo che riceverai mazzate per questo racconto! Il testo scorre bene e funziona nel suo alternarsi tra passato e presente, tra terza e prima persona. Funziona bene anche il ritratto che hai creato, in particolare mi è piaciuto come il personaggio sviluppa la sua curiosità verso il corpo femminile (quasi un misteroagli occhi di lui bambino).E bella e vera l'ambientazione, lo sfondo della famiglia, degli amici.

Se devo trovare un difetto, a parte forse un refuso qua e là  (po senza apostrofo all'inizio mi pare) e un uso un po' strano della seguente costruzione 

3 ore fa, Ton ha detto:

abitava dietro la parrocchia giù il campo dei noci, 

questo "giù il campo di noci", costruzione che poi ripeti in seguito ma che mi pare un calco dialettale (giusto, no?)

Dicevo se devo trovare un difetto, ma che in realtà è più un'annotazione di gusto personale, è nell'uso del nome Mary all'inizio del testo che mi pare un po' fuori contesto tra i vari Mimmo e Rosalia. Anche nel titolo usi l'inglese, a me non piace molto ma capisco che sia una scelta tua che ben ti rappresenta. Ricordo a proposito il tuo Bible John, se non sbaglio (anche se lì mi convinceva di più l'uso dell'inglese). Va be' si tratta di aspetti secondari e, ripeto, legati al mio gusto personale  (e che quindi puoi tranquillamente ignorare).

Nel complesso proprio un bel racconto. Bravo!

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@Ivana Librici Grazie per essere passata :) in effetti sì: la commistione italiano/calco dialettale e inglese mi appartiene personalmente, essendo io nato a Napoli e cresciuto negli USA.

Tu sottovaluti l'indole provinciale, tra l'altro :D quasi tutte le mie cugine si chiamano Mary, Nenzi (sì sì.. scritto priorio così), eccetera..

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È un bel racconto @Ton, non solo per la trama ma per come lo hai scritto. Alternanze di situazioni e il protagonista che le vive tra passato e presente. Alcune cose non sono dette ma sono intuibili. Molto belle alcune descrizioni fatte di poche parole che racchiudono situazioni più grandi.

Quel Pa' dice sempre che è un nome da donna è una pugnalata peggio degli insulti alla merda che riceve (bello quel passaggio), bellissima la descrizione della cicatrice, e molte altre. È un ottimo lavoro secondo me.

Forse, ma solo forse, nelle descrizioni dei fatti più complessi mi sono persa un po' (i libri con la corda, ho capito che è rimasta appesa, ma il come... Nel gioco degli scopettoni, il solo "facciamo un gioco diverso", molto bella come risultante, forse lascia interpretare troppo o troppo poco; ma non importa ognuno si fa la sua idea:))

Ciao Ton, sei ritornato alla grande.

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È un bel racconto @Ton, non solo per la trama ma per come lo hai scritto. Alternanze di situazioni e il protagonista che le vive tra passato e presente. Alcune cose non sono dette ma sono intuibili. Molto belle alcune descrizioni fatte di poche parole che racchiudono situazioni più grandi.

Quel Pa' dice sempre che è un nome da donna è una pugnalata peggio degli insulti alla merda che riceve (bello quel passaggio), bellissima la descrizione della cicatrice, e molte altre. È un ottimo lavoro secondo me.

Forse, ma solo forse, nelle descrizioni dei fatti più complessi mi sono persa un po' (i libri con la corda, ho capito che è rimasta appesa, ma il come... Nel gioco degli scopettoni, il solo "facciamo un gioco diverso", molto bella come risultante, forse lascia interpretare troppo o troppo poco; ma non importa ognuno si fa la sua idea:))

Ciao Ton, sei ritornato alla grande.

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2 ore fa, Lauram ha detto:

È un bel racconto @Ton, non solo per la trama ma per come lo hai scritto. Alternanze di situazioni e il protagonista che le vive tra passato e presente. Alcune cose non sono dette ma sono intuibili. Molto belle alcune descrizioni fatte di poche parole che racchiudono situazioni più grandi.

Quel Pa' dice sempre che è un nome da donna è una pugnalata peggio degli insulti alla merda che riceve (bello quel passaggio), bellissima la descrizione della cicatrice, e molte altre. È un ottimo lavoro secondo me.

Forse, ma solo forse, nelle descrizioni dei fatti più complessi mi sono persa un po' (i libri con la corda, ho capito che è rimasta appesa, ma il come... Nel gioco degli scopettoni, il solo "facciamo un gioco diverso", molto bella come risultante, forse lascia interpretare troppo o troppo poco; ma non importa ognuno si fa la sua idea:))

Ciao Ton, sei ritornato alla grande.

 

Ciao @Lauram grazie di essere passata e grazie mille per i complimenti (che non merito)!

 

Ho ancora parecchi problemi, e come mi hai fatto notare le descrizioni sono uno di questi. Nelle scene più “dinamiche” non riesco a tradurre accuratamente quello che ho in testa, soprattutto, temo, riguardo le atmosfere che in un racconto come questo sono quelle che mi interessano di più.  

 

Grazie ancora, spero di rileggerti presto! :) 

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Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:



 

Glielo diceva soprattutto suo padre, quando tornato da scuola, dopo che a tavola, si svegliava:

 

Credo ci sia qualcosa che non va, in questo periodo. Potresti semplicemente eliminare "dopo che a tavola", oppure devi completare la frase, perché così risulta mancante di qualcosa.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

 

 

 Allora lui veniva barcollante, neanche mi guardava e biascicava che le bambole sono per le femmine e se ne tornava sul divano, a volte senza mangiare. Io poi non mangiavo mai dopo. Mi alzavo e lasciavo la bambola per terra sul plaid davanti la TV e me ne scendevo al cortile a vedere se Mimmo era sceso anche lui, così per fare quattro tiri col pallone. Di solito non c’era e me ne stavo con le scarpe slacciate nella polvere a tirare calci ai sassi, la faccia bruciata, la luce di mezzogiorno che mi urlava addosso.

 

Anche in questo pezzo, secondo me (ma potrei sbagliarmi) c'è qualcosa che non va. Nelle frasi precedenti scrivi: "glielo diceva (al bambino) soprattutto suo padre". 

Ora scrivi: "neanche mi guardava" ... "Io poi non mangiavo"... Per coerenza, dovrebbe essere "neanche lo guardava", "Lui poi non mangiava". Quindi allo stesso modo dovresti sostituire "lui veniva barcollante" con "lui andava barcollante" e così via correggere il resto, sostituendo con "si alzava e lasciava"... ecc.

 

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

 

Tesa la corda tra le mani e frusta il vento a formare un doppino.

 


 

Forse dovresti sostituire "Tesa" con "Tende

 

A parte questi refusi, il brano mi è piaciuto, perché è molto scorrevole e si legge con piacere, pur trattando temi molto difficili e complicati come quello del bullismo e della sessualità; lo scoprirsi “diversi” rispetto agli altri, il coraggio di essere fino in fondo ciò che si è realmente. Il protagonista, non a caso, rivela nel finale la sua transizione di genere, per quanto questo finale fosse già in un certo modo intuibile già dall'inizio del racconto, quando il/la protagonista si guarda nudo/a allo specchio e tu abilmente descrivi le caratteristiche fisiche rimanendo sul vago.

Il registro usato è colloquiale, lo stile secco, asciutto, tagliente, a mio avviso usato con scioltezza e disinvoltura, anche nei dialoghi. Ho apprezzato in modo particolare il passaggio relativo al piatto di maccheroni; lì lo stile utilizzato è velocissimo, originale, affilato, arriva come un pugno nello stomaco, proprio come le botte rifilate al bambino.

Uno stile, quindi, perfettamente in linea con la crudezza della vicenda narrata, fra bullismo, incomunicabilità familiare, ignoranza, sofferenza.

In un'abile alternanza tra presente e flashback, hai dipinto molto bene il percorso di un'anima che va alla ricerca di sé, fino a rifiorire con nuovi contorni in età adulta. Molto bella la frase conclusiva.

Ciao Ton! 

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@Rosso Soft grazie mille per il passaggio!
 

9 ore fa, Rosso Soft ha detto:

Credo ci sia qualcosa che non va, in questo periodo. Potresti semplicemente eliminare "dopo che a tavola", oppure devi completare la frase, perché così risulta mancante di qualcosa.

 


Mmh.. non sono d'accordo :D non è una costruzione lineare ma a mio modestissimo modo di vedere le cose non è un difetto. Sulla comprensione magari avrei potuto fare qualcosa in più, ma pensavo che nella frase:

quando tornato da scuola, dopo che a tavola, si svegliava

la successione temporale fosse abbastanza chiara. Dopo che si torna da scuola, normalmente a tavola si mangia. Quindi il padre in realtà si svegliava quasi sempre dopo pranzo, ancora mezzo ubriaco.
 

9 ore fa, Rosso Soft ha detto:

Ora scrivi: "neanche mi guardava" ... "Io poi non mangiavo"... Per coerenza, dovrebbe essere "neanche lo guardava", "Lui poi non mangiava".


Qui ti do ragione. Ma ti do ragione perchè evidentemente non mi è venuta come volevo :) nel senso che quel cambio di soggetto all'inizio della narrazione è voluto, per mostrare il distacco di chi racconta da quel protagonista dei flashback. Come se la donna allo specchio stesse guardando il film della sua infanzia e lei fosse già da sempre dentro a quel bambino. Se me lo fai notare evidentemente non s'è capito :asd: errore mio.

Grazie ancora per il commento! Spero di rileggerti presto :rosa:

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Buon pomeriggio @Ton^^ i tuo titolo mi ha spiazzato, originale ma...già sentito in una canzone. Aqua?:asd: Lo commento molto volentieri.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Le bambole sono per le femmine, glielo dicevano sempre. Glielo diceva soprattutto suo padre, quando tornato da scuola, dopo che a tavola, si svegliava: più alcol che sangue, e io ero lì con la bambola di Mary in grembo. Allora lui veniva barcollante, neanche mi guardava e biascicava che le bambole sono per le femmine e se ne tornava sul divano, a volte senza mangiare. Io poi non mangiavo mai dopo. Mi alzavo e lasciavo la bambola per terra sul plaid davanti la TV e me ne scendevo al cortile a vedere se Mimmo era sceso anche lui, così per fare quattro tiri col pallone. Di solito non c’era e me ne stavo con le scarpe slacciate nella polvere a tirare calci ai sassi, la faccia bruciata, la luce di mezzogiorno che mi urlava addosso.

Incipit è interessante ma non ho capito questa frase:

quando tornato da scuola, dopo che a tavola, si svegliava: più alcol che sangue, e io ero lì con la bambola di Mary in grembo.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

La luce oggi è serena, mi ha sorpreso allo specchio e ha sussurrato qualcosa sulla mia schiena, la testa imperniata sull’asse verticale del mio corpo, tesa all’indietro a contarmi le vertebre. Da tempo ho deciso che i pigiami non fanno per me e così appena mi riprendo la mattina salto giù e mi fisso davanti lo specchio. Ci faccio anche tardi al lavoro o dove capita che devo andare, me ne sto lì e mi conto i nodi sotto la pelle, le pieghe tra le gambe, i peli sempre più radi. Passo una mano sulle asole del mio corpo. Cicatrici, sorrisi fragili. Sembrano inconsistenti, come se a ficcarci un dito dentro la patina opale potesse friare.

Secondo me è una descrizione scorrevole ma complessa da capire.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Sei grasso, glielo dicevano sempre. Una palla di lardo. Un po’ banale come insulto, ma i bambini rubano le parole dove capita. Da un film, da un amico, da un adulto. Comunque era l’insulto che lo feriva di meno. Era quasi candido, pulito. Quelli in dialetto facevano più male, sembravano più veri e più sporchi, come se a dirli ti si riempisse la bocca di merda, e quando hai finito l’ultima lettera ecco che la merda l’hai sputata in faccia.

Bellissimo concetto. Complimenti:D!

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Guardava gli altri come da dietro un vetro. Forse, quasi come da dietro uno specchio. E gli altri lo guardavano e pensava che forse non vedevano proprio proprio, ma che vedessero loro stessi o qualcosa oltre loro stessi.

La frase è poco chiara.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Qualcosa che faceva schifo e che poteva prenderli addosso da un momento all’altro. Allora meglio sputargli contro. Non credo si rendessero conto, effettivamente. Un bel faccione rosso, sì, gli insulti, ma un bel faccione rosso ti porta più lontano di quanto uno pensi. Perché in fondo per gli altri sei un po come una bambola. Nessuno pensa mai che dietro a un bel faccione rosso ci possa essere malizia, che ci possa essere alcunché, ecco.

Rivedrei la prima frase. Poco chiara.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Lo stomaco brontola ma non mi muovo, non voglio muovermi di un millimetro. Gli occhi di Pa’ mi sono addosso, non li incontro ma questi li sento. Faccio come mia madre e mi concentro sui rigatoni, un sugo rosso luccicante. Qui preferisco Fisso un rigatone in particolare che è mezzo rotto e mezzo moscio e galleggia appena sopra un grumo di parmigiano. Sugo rosso. Mangia. Mangia! Luccicante. Rosso sangue. La testa nel piatto. Una botta e una fitta e il naso che affonda nei rigatoni. Mezzo rotto. Non mangio.

Scena drammatica.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Stendo il palmo sul ventre piatto e sento la carne respirare, salire e rigonfiarsi sotto le unghie.

Descrivi molto bene.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Guarda perplesso. L’ha detta filato dritto, il tempo che la r gli si finisca di arrotolare Meglio arrotolarsi in bocca e se n’è già pentito. Guarda i lacci delle scarpe.

- Beh… finisce con la “a”. Pa’ dice che se finisce con la “a” è da femmina, ecco. Questa non l'ho capita

 

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Andrea abitava dietro la parrocchia giù direi giù per il campo dei noci, in una specie di budello di calce e polvere bianca che chiamavano casa e dove il padre ci tirava Meglio allevava dei cavalli bruni che nessuno capiva a che servissero,Eliminerei su quel terreno secco e duro che toccava riferrarli di continuo.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Allora me la passa e io la studio. Senza metterci attenzione, fingendo il sonno e il caldo addosso, butto un’occhiata qua e là e me la rigiro tra le mani, come se non sapessi che farci. Andrea si scolla da terra e va a prendersi della Coca-Cola.

Cosa significa Senza metterci attenzione, fingendo il sonno e il caldo addosso,?

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Giusto il tempo di un vagito. Qualcuno nasce che è un mostro e lo vedi subito: gambe ricurve, pelle reticolata, un labbro leporino. Per qualcun’altro, ci vuole un po’ più di tempo. A guardarlo solo con gli occhi ti frega.

Mi spieghi che cosa vuoi dire in queste righe?

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

abbastanza affinché gli occhi le coprano mezza faccia, trasparenti come uno specchio.

Che significa?

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Tira vento giù il Direi alcampo, la polvere si alza e ti sbatte in faccia, sembra che ti pigli a schiaffi.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Guardo Punto  Salvo Salgo refuso?  un po’ infastidito ma non dico niente. Ci sono delle regole qui. Una parola sbagliata e sono fuori anch’io.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

 Tesa la corda tra le mani e frusta il vento a formare un doppino.

La frase è poco chiara .

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Un libro. Per inziare Refuso iniziale

 

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

 Puzza di muffa da far schifo che quando sei sotto a nascondino ti tieni una mano sugli occhi e una sul naso sennò la muffa ti entra dentro prima di riuscire a dire unoduetrequattrocinquedieci.

Questa frase non mi piace.

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

Della mia età solo due, il resto è sparso per casa a quattro zampe. Melania ha sui tredici anni ed è venuta in macchina con gli zii dal nord. Dorme sul divano nel salotto piccolo dei nonni, dicono che ha mal di testa e tengono la porta chiusa. Pino è sotto a contare. Faccio un paio di giri a vuoto tra una pianta di ficus in plastica e il dietro dell’attaccapanni, Seba è andato fuori sul terrazzo in mezzo ai grandi. La regola era che non si usciva dal corridoio e le stanze su quel lato. Zia Lisa passa con un vassoio di panetti per la pizza che stavano a lievitare sul divano in salotto. Mi infilo nel buio dall’uscio semi-aperto: le tende sono tirate, le tapparelle mi nascondono. Filtra giusto un po’ di luce puntinata dal terrazzo e si porta dietro qualche mugolio, risate e stridio di stoviglie. È stesa sotto una coperta leggera che le si è incollata addosso, i capelli scorrono sulle spalle fino al fianco, un ruscello di corvi. Mi abbasso a quattro zampe e cerco di non fare rumore, respirando il pulviscolo che mi prende in faccia e prende anche sui suoi piedi. Si vedono solo quelli, due piedi affusolati e morbidi, accavallati sul calcagno. Nudi. Passi in corridoio; sul terrazzo. Mi stendo sotto di lei, spalle al pavimento. Sembrano panetti di burro, il suo corpo come un crinale che svetta sulle cuciture in finta pelle del divano. Ne sento il peso nell’aria, leggero, sottile, le gambe formano una s aggrovigliata. Non sono neanche tanto puliti. Panetti di burro. Comincio a leccare.

Leccare cosa? Molto scorrevole questa descrizione.

 

Conclusione: il racconto mi è piaciuto anche se c'è qualche svista da rivede. Personalmente lo trovato psicologico.Un analisi di un uomo o di una donna. A volte non sei chiaro. I dialoghi sono scorrevoli ma hai sbagliato la sua struttura. I trattini servono quando il personaggio pensa mentre per i dialoghi si utilizza di solito i punti caporali. Mi manca il tema centrale del racconto ma anche se conosco poco, ti garantisco che funziona. Scrivi bene, scorrevole ma in alcune parti scrivi in maniera troppo complessa.

Buona serata.

Floriana

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Buon pomeriggio @Floriana grazie per essere passata e per esserti presa tutto sto tempo con un commento così accurato!

Mi sembra di intuire che il racconto sia... poco chiaro :D 
 

Quota

i tuo titolo mi ha spiazzato, originale ma...già sentito in una canzone. Aqua?


:asd: l'ho scelto un po' perchè ho quest'abitudine a scegliere titoli in inglese, un po' perchè volevo dare un riferimento temporale, ma un po' anche per il testo della canzone che secondo me c'entra col racconto.

Cerco di spiegarti le frasi che hai sottolineato anche se, ovviamente, l'avessi scritto bene non ce ne sarebbe bisogno.

 

 
 
 
Quota

 

Incipit è interessante ma non ho capito questa frase:

quando tornato da scuola, dopo che a tavola, si svegliava: più alcol che sangue, e io ero lì con la bambola di Mary in grembo.

 

Si svegliava ancora ubriaco, dopo che il bimbo aveva finito di pranzare.
 

Quota

Secondo me è una descrizione scorrevole ma complessa da capire.

Secondo te come potrei migliorarla? :umh: Mi dicono spesso che scrivo bene ma "difficile".
 

 

Quota

 

Cosa significa Senza metterci attenzione, fingendo il sonno e il caldo addosso,?

 

Forse potrei scrivere "Distrattamente, con movimenti lenti, fingendo che siano per il caldo e la sonnolenza." <- il senso è esattamente quello, ma mi sembrava un immagine più azzeccata.
 

Quota

Mi spieghi che cosa vuoi dire in queste righe?

Che a volte si nasce con una deformazione fisica, ed è subito visibile. Una deformazione mentale invece no e quindi "ti frega". Con ciò non volevo assolutmente dire che la trasformazione nel racconto sia per via di una deformazione mentale. Tutto il contrario: volevo indicare la deformazione mentale dell'ambiente in cui è cresciuto. A scanso di equivoci :asd:
 

Quota

Che significa?


Che ha gli occhi grandi, quasi spropositati rispetto al volto piccolo, e che sono molto chiari.
 

Quota

Questa frase non mi piace.

Concordo!
 

Quota

Leccare cosa?

I piedi.
 

Quota

Scrivi bene, scorrevole ma in alcune parti scrivi in maniera troppo complessa


Me lo hanno detto in molti, tenterò una scrittura più lineare :) riguardo la punteggiatura: volevo sperimentare. Non sono troppo d'accordo con la rigidità grafica (e non amo particolarmente le doppie caporali).

Spero di rileggerti presto! :rosa:

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@Ton

Ho seguito il tuo consiglio. E confermo il mio giudizio. Un buon racconto, colla sua - oramai - scontata dose d'oscurità "toniana". Un narrare che impegna il lettore a tenere sempre in modalità "on" la sua attenzione, ma così dev'essere. Devo dire che sei un depistatore impenitente, perché queste "prove" non sono quelle d'un principiante. Zampate come queste

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

la luce di mezzogiorno che mi urlava addosso

 

Il 2/5/2019 alle 15:24, Ton ha detto:

ma i bambini rubano le parole dove capita

non sono certo da novellino.

Semmai un appunto posso farti è di stare attento all'eccesso di hemingwaismo in agguato dietro l'angolo.

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@don Durito cavolo, grazie :P se non altro per aver sprecato il tuo tempo con me.

 

Dici che dovrei fare un racconto all'acqua di rose per depistare un po' ed essere meno scontato? :D 

 

Cercherò di studiare meglio Hemingway per capire il tuo commento, anche perché a me non è mai piaciuto quindi la cosa mi preoccupa un po' :asd:

 

:rosa:

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1 minuto fa, Ton ha detto:

Dici che dovrei fare un racconto all'acqua di rose per depistare un po' ed essere meno scontato?

No, il tuo depistaggio è tra quel che dici della tua scrittura (sostanzialmente da te valutata in termini negativi) e la tua stessa scrittura, che non è affatto come tu la "dipingi".

Non sono mai andato matto per Hemingway, personalmente ho altri parametri stilistici e scrittori, ma devo dire che ultimamente, rileggendo racconti suoi, lo sto rivalutando

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Ah, beh. Non so che dire :rosa:

 

... viva Faulkner :asd: rileggerò qualcosa di Hemingway, magari più breve così non mi suicido.

 

Grazie ancora! :) 

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