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Sjø

L'agente che ti pubblica

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Apro questa discussione con l'intento opposto alla precedente "l'agente che non ti pubblica": qualora ci fossero esperienze di autori, esordienti e non, che grazie a un contratto con un'agenzia hanno pubblicato con editori, soprattutto medio/grandi.

 

 

 

 

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Io sarò pubblicato a breve con Rizzoli grazie all'intermediazione dell'agenzia di Rita Vivian.

Comunque, alla fine non è che la pubblicazione sia dovuta alla volontà delle agenzie... fosse per loro piazzerebbero ben volentieri ogni singolo testo preso in carico. E lo piazzerebbero tutte con le più grandi CE.

Immagino la grandezza degli editori dipenda dalla rosa di CE che ogni agenzia "tratta", mentre l'effettivo tramutarsi della proposta agenzia vs editore in contratto dipende - indipendentemente dalla grandezza del gruppo editoriale e dalla rosa di CE con cui l'agenzia ha un rapporto effettivo - da tutta una serie di fattori: spendibilità presunta del titolo sul mercato, presenza o meno in catalogo (o in lista di pubblicazione) di titoli simili, enorme botta di culo. O di sfiga.   

 

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@Bango Skank grazie. Se posso chiedere: quanto tempo è passato da quando la Vivian ha preso in carico il tuo testo alla proposta di pubblicazione?

 

59 minuti fa, Bango Skank ha detto:

Immagino la grandezza degli editori dipenda dalla rosa di CE che ogni agenzia "tratta", mentre l'effettivo tramutarsi della proposta agenzia vs editore in contratto dipende - indipendentemente dalla grandezza del gruppo editoriale e dalla rosa di CE con cui l'agenzia ha un rapporto effettivo - da tutta una serie di fattori: spendibilità presunta del titolo sul mercato, presenza o meno in catalogo (o in lista di pubblicazione) di titoli simili, enorme botta di culo. O di sfiga. 

Il tuo discorso non fa una piega, credo però che un'agente del calibro della Vivian rappresenti già una selezione per le case editrici con cui collabora, certo non può fornire garanzia di pubblicazione ma questo non lo farei nemmeno io, al suo posto, anche avessi un tasso di successo del 99%: sarebbe scorretto e poco professionale, oltre al fatto che può capitare quel testo magari che non riesce a piazzare.

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49 minuti fa, Sjø ha detto:

@Bango Skank grazie. Se posso chiedere: quanto tempo è passato da quando la Vivian ha preso in carico il tuo testo alla proposta di pubblicazione?

 

Il tuo discorso non fa una piega, credo però che un'agente del calibro della Vivian rappresenti già una selezione per le case editrici con cui collabora, certo non può fornire garanzia di pubblicazione ma questo non lo farei nemmeno io, al suo posto, anche avessi un tasso di successo del 99%: sarebbe scorretto e poco professionale, oltre al fatto che può capitare quel testo magari che non riesce a piazzare.

Sì, infatti. In effetti ti assicuro che è spietata. Le ho sottoposto altri due romanzi da quando sono con lei. Il primo, reputato dal: "molto valido" al: "ottimo testo" da altri addetti ai lavori e agenzie non del suo livello, me lo ha bocciato in toto perchè troppo di nicchia. Il secondo me lo ha fatto cambiare forse 5 volte, e ancora non va bene: prima di sottoporlo a una CE vuole che sia "perfetto", laddove per perfetto intende - io presumo - che sia ragionevolmente certa di riuscire a piazzarlo.

Attenzione: non parlo di intrinseca qualità narrativa di un testo. parlo proprio della capacità di "riconoscere" se un testo può essere venduto o meno a una grande CE. Tutta esperienza, fondamentalmente. Ed è un campo dove noi autori, me ne rendo conto sempre di più, non abbiamo poi molto discernimento. Non che sia un male eh... anzi! Io penso di aver scritto un testo fighissimo, scritto benissimo ecc ecc, ma lasciando da parte il "valore narrativo intrinseco", difficilmente mi chiedo, come prima cosa: questo testo è vendibile a una grande CE? Questo testo può vendere, potenzialmente, migliaia di copie ai lettori più disparati?

Io mi chiedo semplicemente se il testo è valido.  Personalmente, credo sia giusto così: da autore devo preoccuparmi di scrivere un testo valido. Poi però, mi piaccia o meno, la palla passa a chi deve valutare se il testo è anche vendibile o meno. Ci sarebbe un discorso infinito da fare in merito... scrivere per se, scrivere per ogni lettore, la nicchia, la massa ecc ecc.

 

Edit: scusa, mi ero perso la domanda. 8 mesi circa.

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@Bango Skank grazie!

1 ora fa, Bango Skank ha detto:

Attenzione: non parlo di intrinseca qualità narrativa di un testo. parlo proprio della capacità di "riconoscere" se un testo può essere venduto o meno a una grande CE.

Credo tu abbia proprio ragione: un romanzo rosa o un noir sono forse più piazzabili di un romanzo di formazione, poi ci saranno molte altre variabili, a seconda anche del momento, tutte cose, in gran parte, estranee a uno scrittore, per quello l'agente è, per me, fondamentale. A volte mi chiedo perché certi agenti e/o editor non facciano gli scrittori, si certo, alcuni ci sono (Nicola Lagioia di Minimum fax, ma è editor di una casa editrice), con tutte le conoscenze e le capacità che hanno. In passato ne ho conosciuto uno geniale, molto più capace di argomentare, inventare e scrivere di tanti scrittori blasonati, che poi è sempre lì, dietro di loro, "invisibile ma essenziale".

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1 ora fa, Sjø ha detto:

Credo tu abbia proprio ragione: un romanzo rosa o un noir sono forse più piazzabili di un romanzo di formazione,

Secondo me il romanzo di formazione può ancora andare bene... in fondo è uno di quei generi più o meno intramontabili.  In Italia penso che la difficoltà maggiore sia per il genere,  la sperimentazione, i mix azzardati. Un po' di tempo fa ho letto un titolo interessante, "Elementare, cowboy" di Steve Hockensmith (qui uscito con Casa Sirio). Un western investigativo con protagonista un cowboy che gioca a fare Sherlock Holmes, delle cui avventure è uno sfegatato lettore. Romanzo che in USA, mi pare di aver letto, ha vinto anche diversi premi... certo è un po' "fuori registro" per chi ha gusti classici, ma il punto non è, per me, l'intrinseca qualità narrativa di quel titolo, il punto è che negli USA arriva uno e scrive un mix tra western e investigativo e non solo lo publbicano, ma vince anche premi. Ora, io mi immagino a presentare a una grande CE un testo in cui, che ne so... si mischia la mafia con il fantasy. Il boss orco, il faccendiere elfo, i piccihobbit e compagnia bella. Immagino che, scritto bene o no, le possibilità di vederlo stampato siano poche. Questo per dire che, a naso, c'è una certa insofferenza verso determinati azzardi... e lo reputo un peccato, perché la narrativa italiana "che tira" alla fin fine a me annoia non poco (e non me ne vogliano gli autori e le autrici ben più famosi e titolati di me, semmai dovessero imbattersi in queste riflessioni).
 

 

1 ora fa, Sjø ha detto:

A volte mi chiedo perché certi agenti e/o editor non facciano gli scrittori

Eh... non è facilissimo sapere cosa scrivere prima di scriverlo. Molto del talento degli agenti credo consista nel capire se il testo è spendibile. Quello degli editor è capire come migliorarlo. Ma il concetto di: parto da zero, invento la storia che venderà a prescindere è qualcosa di diverso, è la pietra filosofale dell'editoria. Gli scittori - quelli potenzialmente bravi - riescono ad avere l'idea giusta. Quelli davvero bravi riescono anche a scriverla esattamente come l'hanno pensata (perché magari spesso l'idea c'è, ma la resa narrativa è debole). Il cocktail vincente spesso è una sinergia di competenze diverse: un autore valido con buone idee e buon ritmo, uno stile proprio; un buon editor capace di consigliare e indirizzare nel modo giusto; una buona agenzia che sappia valorizzare il testo agli occhi degli editori; un buon editore che sappia "farlo volare" una volta uscito. Insomma, più mi accosto all'ambiente, più mi rendo conto che l'affascinante (almeno per me) concetto dello scrittore misantropo e "chiuso", quello che scrive da solo e non ha contatti con nessuno ma che tira fuori il capolavoro e amen... be', più vado avanti e più credo sia una sorta di chimera, almeno a certi livelli. Un buon titolo è frutto del lavoro di tanti. 
Dio, stasera sono prolisso. Scusami se mi dilungo :)   

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49 minuti fa, Bango Skank ha detto:

più vado avanti e più credo sia una sorta di chimera, almeno a certi livelli. Un buon titolo è frutto del lavoro di tanti. 

 

In effetti credo sia vero, come anche il fatto di trovare una casa editrice disposta ad investire in un autore oltre che sul singolo titolo: compito, anche questo, dell'agente, di selezionare quella giusta intendo.

 

 

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2 ore fa, Bango Skank ha detto:

 io mi immagino a presentare a una grande CE un testo in cui, che ne so... si mischia la mafia con il fantasy. Il boss orco, il faccendiere elfo, i piccihobbit

fantastica :D 

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Il 28/5/2019 alle 19:32, Bango Skank ha scritto:

Il secondo me lo ha fatto cambiare forse 5 volte, e ancora non va bene: prima di sottoporlo a una CE vuole che sia "perfetto", laddove per perfetto intende - io presumo - che sia ragionevolmente certa di riuscire a piazzarlo.

 

Se capisco bene, l'agenzia ti sostiene durante la stesura di un nuovo romanzo?

Mi stavo infatti chiedendo che senso ha essere rappresentati da un'agenzia se si è già trovato l'editore. Si prendono cura del contratto, di andare a battere cassa quando la CE non paga ma non fanno da PR all'autore. Non cercano, per dire, il festival dove presentarti, la rivista dove farti fare un articolo. Per quel che riguarda la promozione dell'autore sembra che tutto rimanga a carico della CE.

Però il fatto di supportarti nella scrittura mi sembra già una buona cosa. Cioè si può proporre un soggetto e poi cominciare con una bozza e loro ti seguono via via?

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37 minuti fa, Elisah15 ha scritto:

 

Se capisco bene, l'agenzia ti sostiene durante la stesura di un nuovo romanzo?

Cioè si può proporre un soggetto e poi cominciare con una bozza e loro ti seguono via via?

No no, attenzione: dipende da agenzia e tipo di contratto.

L'agenzia che mi rappresenta non rappresenta "il singolo testo", ma l'autore. Per la durata del contratto sono vincolato: tutto ciò che scrivo passa per l'agenzia. Cosa comporta a livello pratico? L'agenzia scommette sull'autore. L'autore presenta un romanzo finito, non l'idea. Se la mia agente ritiene il romanzo valido ma migliorabile, mi dice cosa secondo lei va cambiato. 

Ma non vengo seguito via via...  e non mi farei seguire via via. Io scrivo. Io decido cosa scrivere, e come. L'agenzia mi dice: ok, si può vendere. Ok,  questo no, al momento non è vendibile. Oppure: ok, va bene ma è migliorabile, quindi prova a migliorarlo.

Il vendibile è sempre riferito a grandi CE, per questo è estremamente difficile ottenere un: ok si può vendere.

 

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7 minuti fa, Bango Skank ha scritto:

Ok,  questo no, al momento non è vendibile. 

 

E in questo caso cosa succede? Vi mettete all’opera perché il romanzo diventi vendibile o lo scartate del tutto (magari avevi impiegato molto tempo a portarlo a termine) e l’agente ti chiede di scrivere qualcosa di nuovo?

E se viene scartato tu sei comunque libero di proporlo a una casa editrice o devi accantonarlo e basta perché sei legato all’agente?

 

Scusa, un bruciolo di curiosità... Magari questo evento non è ancora capitato (spero non capiti) e quindi non puoi rispondere. Ma secondo te

cosa accadrebbe?

 

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2 ore fa, unacasanellospazio ha scritto:

 

E in questo caso cosa succede? Vi mettete all’opera perché il romanzo diventi vendibile o lo scartate del tutto (magari avevi impiegato molto tempo a portarlo a termine) e l’agente ti chiede di scrivere qualcosa di nuovo?

E se viene scartato tu sei comunque libero di proporlo a una casa editrice o devi accantonarlo e basta perché sei legato all’agente?

 

Scusa, un bruciolo di curiosità... Magari questo evento non è ancora capitato (spero non capiti) e quindi non puoi rispondere. Ma secondo te

cosa accadrebbe?

 

Certo, mi è capitato.
Posso dire quello che è successo nel mio caso e con la mia agente (il che non conferisce nessuna - ripeto forte è chiaro: nessuna  - garanzia/prova/certezza ecc. che questo succeda ad altri e con altri agenti: sono questioni che presumo vengano discusse e risolte di volta in volta e da persona a persona).

Dopo avermi piazzato il primo romanzo con Rizzoli, ha scartato il secondo: non le piaceva, a suo avviso era invendibile a una grossa CE e troppo di nicchia. Cosa ho fatto? Ne ho scritto un terzo e stiamo lavorando su quello. Riguardo al secondo? Non ho mai approfondito. Mi ha detto di lasciarlo perdere, per il momento, e così ho fatto.

Considera che è un romanzo che hanno letto altri "addetti ai lavori", non però così inseriti come la mi agente. A loro piaceva, e molto. Non è un romanzo che avrei alcun tipo di difficoltà a piazzare in qualunque CE di fascia medio piccola, immagino... ma è un romanzo che non è adatto, al momento, a una grande CE. Perché? Perché è una distopia un po' alla King, un po' politica... un qualcosa che nessun esordiente può permettersi di presentare a una grande CE. Indipendentemente da quanto io sia affezionato a quel romanzo, in questi casi si analizza il testo con tutto il distacco del mondo e ci si affida a chi ha più esperienza. Il romanzo in effetti non va bene: nulla da dire su come è scritto e tutto, ma manca qualcosa per renderlo interessante per un pubblico generico (bada bene: se sei famoso, tutto è interessante agli occhi del "tuo" pubblico. Se fossi famoso come King, per dire, quel romanzo andrebbe benissimo così come è).

Ora, il concetto che ho capito è questo: fra due mesi esco con Rizzoli col romanzo X, di esordio. Si vede come va il romanzo.

Partiamo dall'ipotesi estrema in positivo: vendo 100mila copie e divento un caso. Sto sicuro che la mia agente, in quel caso, riuscirebbe a piazzare anche la mia lista della spesa. Sono ragionevolmente certo che in un paio di settimane piazzerebbe quel secondo romanzo Y al momento "invendibile" e tutti i racconti e bla bla.

Ma siamo nell'ottica del: ho vinto la lotteria.

Passiamo quindi a uno scenario più ragionevole: vendo poco, come quasi tutti quelli che hanno la fortuna di esordire con una big.

A quel punto sarà, spero, pronto il romanzo Z, il terzo, che sto aggiustando con l'appoggio della mia agente (lo appoggia perché in questo crede, al contrario di Y che mi proprio detto di "tenerlo lì buono").

E il romanzo Y? Lo sto riscrivendo. Se e quando riuscirò a renderlo migliore di come è ora, lo riproporrò alla mia agente.

Alla domanda legittima: ma se tu volessi piazzarlo per conto tuo a una CE magari più piccola? non so rispondere.

Il contratto mi vincola, non potrei. Potrei però chiedere un contratto diverso, un contratto che, per dire, consenta alla mia agente la discrezione di leggere tutto ciò che scrivo e di scartare o meno quello che vuole, lasciandomi poi ciò che scarta in modo che io possa farne ciò che voglio? Certo, potrei. Ma non lo farò. Perché sarei di una presunzione colossale se, a questo punto del mio percorso, mi considerassi "arrivato", mi considerassi in grado e nella condizione di dire che il professionista ha torto e io ragione.

L'editoria è un processo lungo, faticoso e spesso feroce. Lo scrittore - a meno che non sia un caso mediatico per affari suoi tipo uno youtuber ecc - deve faticare molto e avere tanta pazienza. A costo di stare "fermi" 3-4 anni. Io scrivo molto, e senza voler fare il falso modesto, so di scrivere bene. Potrei far uscire e pubblicare un romanzo all'anno con qualunque piccola CE dignitosissima. Però adesso ho la possibilità di provare ad approcciarmi al mondo del professionismo, e quindi sto zitto e buono e gioco secondo le regole dei professionisti. Quelle regole prevedono che io sia paziente, umile e ricettivo verso chi lavora nell'ambiente da anni. E così sto facendo. Poi? Mi concedo altri 3-4 anni.

Andrà bene? Ok, avrò avuto ragione. Andrà male? Ok, ci avrò provato. Avrò rallentato 3-4 anni, intanto avrò un 2-3 romanzi nel cassetto invece di 6-7... poco male: saranno più curati. A quel punto? Cercherò una CE piccola e adatta alle mie esigenze - evidentemente senza agenzia, perché non avrò "sfondato" e non i servirà più - e scriverò un romanzo all'anno, cercando di mantenere uno standard elevato, per quel che potrò. 

 

 

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Il 28/5/2019 alle 17:26, Bango Skank ha scritto:

Ciao! congratulazioni per la tua pubblicazione! Rizzoli è un sogno!

Mi chiedevo : per sottoporre il tuo romanzo all'agenzia di Rita Vivian hai usato l'apposito sito internet o ti sei rivolto ad altri canali?

Grazie!

 

 

 

Io sarò pubblicato a breve con Rizzoli grazie all'intermediazione dell'agenzia di Rita Vivian.

Comunque, alla fine non è che la pubblicazione sia dovuta alla volontà delle agenzie... fosse per loro piazzerebbero ben volentieri ogni singolo testo preso in carico. E lo piazzerebbero tutte con le più grandi CE.

Immagino la grandezza degli editori dipenda dalla rosa di CE che ogni agenzia "tratta", mentre l'effettivo tramutarsi della proposta agenzia vs editore in contratto dipende - indipendentemente dalla grandezza del gruppo editoriale e dalla rosa di CE con cui l'agenzia ha un rapporto effettivo - da tutta una serie di fattori: spendibilità presunta del titolo sul mercato, presenza o meno in catalogo (o in lista di pubblicazione) di titoli simili, enorme botta di culo. O di sfiga.   

 

 

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30 minuti fa, maruccia87 ha scritto:

Mi chiedevo : per sottoporre il tuo romanzo all'agenzia di Rita Vivian hai usato l'apposito sito internet o ti sei rivolto ad altri canali?

Grazie!

 

Mi ricordo di aver semplicemente inviato una mail (con allegato il testo) all'indirizzo indicato sul sito.
Ciao e grazie a te :) 

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Il 27/4/2019 alle 16:01, Sjø ha scritto:

qualora ci fossero esperienze di autori, esordienti e non, che grazie a un contratto con un'agenzia hanno pubblicato con editori, soprattutto medio/grandi.

 

Io, grazie alla mia agenzia, ho firmato due contratti con una ce del Gruppo Mondadori.

Com'è andata? Ero già sotto contratto con LIAE quando ho iniziato a scrivere il primo romanzo storico di una trilogia, l'idea è piaciuta subito e, dopo averlo editato, mentre stavo scrivendo il secondo, l'agenzia ha cominciato a proporlo a una decina di ce grandi. Le prime risposte sono cominciate arrivare, poi è stata fatta un'asta e c'è stato anche vincitore che ha comprato entrambi i libri (uno già fatto e uno completato in itinere).

Sarei arrivata allo stesso risultato senza l'aiuto dell'agenzia? Forse, chissà, sì, in fondo il romanzo l'ho scritto io, la storia è mia. Ma, riflettendoci e guardando a tutto ciò che è stato fatto...

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Il 28/5/2019 alle 17:26, Bango Skank ha scritto:

Io sarò pubblicato a breve con Rizzoli grazie all'intermediazione dell'agenzia di Rita Vivian.

Comunque, alla fine non è che la pubblicazione sia dovuta alla volontà delle agenzie... fosse per loro piazzerebbero ben volentieri ogni singolo testo preso in carico. E lo piazzerebbero tutte con le più grandi CE.

Immagino la grandezza degli editori dipenda dalla rosa di CE che ogni agenzia "tratta", mentre l'effettivo tramutarsi della proposta agenzia vs editore in contratto dipende - indipendentemente dalla grandezza del gruppo editoriale e dalla rosa di CE con cui l'agenzia ha un rapporto effettivo - da tutta una serie di fattori: spendibilità presunta del titolo sul mercato, presenza o meno in catalogo (o in lista di pubblicazione) di titoli simili, enorme botta di culo. O di sfiga.   

 

Ciao, una curiosità: quali sono i costi per farsi rappresentare da un agente del calibro del tuo?

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1 ora fa, Piero__ ha scritto:

Ciao, una curiosità: quali sono i costi per farsi rappresentare da un agente del calibro del tuo?

Nessun costo.

Ho inviato il testo per mail, mi ha ricontattato per dire che era interessata e ho firmato il contratto.

Attenzione però al senso implicito della tua domanda: quali sono i costi per farsi rappresentare non deve esistere ragazzi.

Ci possono essere costi per farsi leggere laddove le agenzie prevedano una "tassa di lettura" (giusto o sbagliato che sia oggi molte agenzie chiedono questa tassa... ci sono diverse discussioni a riguardo qui sul forum), ma un'agenzia seria non chiede un centesimo all'autore per rappresentarlo.

Le agenzie prendono una percentuale sulle royaltes (ed eventuali anticipi) che la CE versa all'autore. Punto.

Se un'agenzia vi chiede soldi per rappresentarvi, mi sento di darvi questo consiglio: scappate a gambe levate.

 

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io vi leggo ... 

Leggo e penso che ho scritto un bel romanzo,  sia per i contenuti che per lo stile. L'ho inviato a un bel numero di buone case editrici accuratamente selezionate, corredato di sinossi, scheda biografica e cover letter accattivante.

Sono tre mesi e nessuno mi risponde, nemmeno per dirmi che non sono interessati, che ho sbagliato l'indirizzo a cui spedire, che quanto ho scritto non rientra nelle loro linee editoriali.

Silenzio assoluto!

E a questo punto, che faccio?  Aspetto la fine dell'estate? Mi trovo un agente? Pubblico in self?  Ripongo il manoscritto nel cassetto e mi dedico ad altro? 

Eppure è un bel romanzo.

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3 Mesi, cara @mariscer in editoria non sono nulla.

Aspetta almeno la fine dell'anno, due miei testi sono in mano a due editori - attraverso la mia agente - da giugno 2018 e gennaio 2019 e so che non sono ancora stati scartati.

Cosa fare poi, in caso di silenzi protratti, dipende da te.

Credi nel self? Fallo.

Vuoi spenderci dei soldi? Cercati un buon editor

Vuoi un agente? Cerca tra quelli free come prima cosa.

Dedicarti ad altro? Se hai altro che ti appaga, ovvio che sì.  

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finalmente ho ricevuto il primo rifiuto! Eh si anche quello va bene perché per lo meno significa che hanno dato un'occhiata a quanto ho scritto. Il manoscritto è giunto loro per via traverse (ovvero mediante amici comuni). A questo punto aspetto il resto!

 

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