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Folletto

La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

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Il 23/4/2019 alle 22:10, Renato Bruno ha detto:

testi concepiti all'origine allo scopo di intrattenere

In linea di massima non ci sarebbe niente di male: l'Orlando Furioso era stato concepito con queste finalità, per esempio. Mi chiederei piuttosto quale livello d'intrattenimento. La produzione libraria si è allineata a quella televisiva e cinematografica e rispecchia la società di massa, un "democratico" "gusto del pubblico", che va dal gradino più basso (Uomini e Donne, Grande Fratello e consimili) alla telenovela in centocinquantasettemila puntate per i più sentimentali (un tempo c'erano i fotoromanzi), al poliziesco all'italiana dove il commissario, neanche a dirlo, ha tanto cuore e scimmiotta le serie americane, fatte meglio e più costose, fino ai ben confezionati filmoni d'azione statunitensi con i divi di Hollywood, equivalente cinematografico dei loro best seller letterari, il cui gusto hanno imposto con una industria globalizzata a mezzo mondo e anzi tutto, le serie televisive d'investigazione (ve ne sono anche di europee) fatte bene, prodotti di consumo professionali di una certa qualità, ma destinate anch'esse all'"intrattenimento" di massa e a una "visione del mondo", se così vogliamo osare chiamarla, a dir poco elementare. Questi "prodotti" targhetizzati con indagini di mercato (perché le televisioni vendono spazi pubblicitari focalizzati sul tipo di utenza) nascono per compiacere il gusto del pubblico, ma finiscono per formarlo. Molti autori giovani oggi hanno un background culturale fatto di film e videogiochi più che di libri. Quindi è un circolo vizioso che tende progressivamente al ribasso. I prodotti d'arte, specie se indipendenti, ma non solo, circolano solo nei festival e resistono una settimana nelle sale, faticano a trovare sponsor se non hanno dei mecenate, i quali però, spesso nascono in ambito politico e quindi anch'essi tendono a strizzare l'occhio a una fruizione di massa. L'idea di una televisione che educa - mi viene in mente quella che negli anni Sessanta faceva entrare nelle case sceneggiati televisivi a puntate tratti da opere di Dostoevskij e interpretati da attori di teatro - è obsoleta e oggi non sarebbe proponibile perché non reggerebbe la concorrenza. Lo stesso è successo e succede alla scrittura. Volevo aggiungere questa riflessione e spero di non essere troppo pessimista, se dico che un futuro diverso non lo vedo. Per il resto, concordo con le considerazioni che hai espresso.

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15 ore fa, Folletto ha detto:

E io non sono d'accordo con te.

Uno dei drammi socioeconomici di questo paese dal dopoguerra ad oggi è stato proprio il tuo ragionamento:

"Io sono laureato, quindi valgo più di chi non lo è".

Lo studio e la cultura sono la cosa più importante, su questo non si discute!

Ma quanti giovani negli anni passati sono stati invogliati a laurearsi solo perchè prassi sociale?

Quanti mestieri abbiamo mandato in malora per arricchire le fila di giovani avvocati disoccupati?

E poi scusami, con tutto il rispetto, per scrivere serve emozione e vita vissuta.

Quando metti insieme le parole sul foglio bianco devi essere in grado di farmi sentire sudore, lacrime, sorrisi e passioni.

La laurea non è una qualifica di "Buona romanzeria". Mi frega poco o nulla che l'aspirante scrittore sia laureato in astrofisica se poi è incisivo come un tostapane.

Dobbiamo finirla con questa storia che l'homo sapiens è più qualificato e più meritevole dell'homo faber. La laurea è importante per la professione da te scelta, per il resto non c'e titolo di studio ma viscere e penna di fuoco.

Vuoi che ti rivolto la cotoletta con un esempio?

Perchè un ragazzo che si è fermato al diploma e si è messo a lavorare sodo come viticoltore nella sua campagna deve avere meno possibilità di un laureato?

Perchè quando lui scriverà di attaccamento alla terra, sudore, polvere e fatica ha meno qualifica del laureato?

Perchè l'astratto appreso in aula magna è più valido del pratico provato sul proprio derma?

Se entrambi scrivono in italiano corretto e con una solida narrativa, cosa ti fa pensare di avere più diritti di lui?

Il fatto che hai faticato a studiare?

Lui si è spezzato la schiena in vigna.

A livello di giustizia divina credo siate uguali.

In più, da quello che ricordo, chi fa "Feste e baldoria" sono proprio i laureati durante la movida, non i giovani con la terza media che lavorano in fabbrica.

Parli di gioventù ma fai discorsi ottocenteschi: uomo cittadino (quindi colto nell'800) è migliore del rurale in virtù dell'avere passato molte ore della sua vita con la testa china sui libri.

Se c'è una cosa che amo è proprio la cultura, senza di essa il mondo finisce in mano ai bruti.

Vi prego, dato che siete uomini cultura, non fate i bruti con i "rurali".

 

 

 

Folletto.

Sottoscrivo. Nessun titolo di studio può darti la qualifica di scrittore, tantomeno l'aver pagato per un corso di scrittura. Scrivere è ancora un'arte: il pittore deve saper usare il colore e i pennelli, lo scultore il martello e lo scalpello, il musicista le note e il pentagramma, lo scrittore la lingua usata. Ma si tratta solo di punti di partenza, del minimo sindacale indispensabile per poter darsi da fare. L'artista deve avere anche qualcos'altro, qualcosa che preme da dentro per venir fuori ed essere mostrata, qualcosa da dire a tutti. Altrimenti, tutti si fermano alla qualifica, pur rispettabile e spesso sottostimata, di artigiani: il pittore resta imbianchino, lo scultore fabbro, il musicista suonatore, lo scrittore scribacchino (o critico letterario). L'arte, quella vera, è fatta di lacrime e sangue.  

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Come ho scritto non so più dove qui su WD, non esiste una certificazione per lo scrittore, qualcosa di ufficiale e universalmente riconosciuto come l'esame di stato per gli avvocati.

Ci giudicano in primis gli editori (o agenti) e poi i lettori.

E il loro giudizio è inficiato da una serie di cose. Si spera sempre siano privi di pregiudizi e giornate storte. Questa è in soldoni la faccenda pulita dai fronzoli.

 

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14 ore fa, Bambola ha detto:

Ci giudicano in primis gli editori (o agenti) e poi i lettori

Ci giudicheranno, con sentenza definitiva in cassazione, i lettori. Il vero problema non è il giudizio, ma trovare chi ti giudichi! Cioè, farsi conoscere da qualcuno che ti legga...

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4 minuti fa, Bambola ha detto:

Di quanti lettori abbiamo bisogno per sentirci appagati?

A me è successa una cosa strana: un libro in fase di editing con una piccola casa editrice mi fa sentire già appagato mentre un libro pubblicato con il self-publishing non mi fa sentire appagato.

Insomma il primo libro non ha nessun lettore mentre il secondo è stato acquistato da diverse persone.

Nel mio caso l'appagamento potrebbe essere il "certificato di qualità" dato da una casa editrice, dunque il lettore passa in secondo piano.

Forse ho fatto un po' di confusione: sono fuori tema?

 :walzer:

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@Mister Frank Ormai siamo fuori tema da diversi giorni :D 

L'appagamento è soggettivo e tocca diverse corde.

Anch'io ho bisogno della certificazione dell'editore e so benissimo che più l'editore è noto anche se magari di minor qualità rispetto ad altri meno famosi (adoro Minimum Fax ma non lo trovi al supermercato per dire, massimo esempio di distribuzione massiva e capillare) più appagherebbe una parte di me che non trovo tanto edificante.

Dover spiegare che no, l'editore con cui pubblico non c'è alla Coop è frustrante. Sta roba si chiama riconoscimento sociale e non mi piace per niente perchè non c'entra nulla appunto con la qualità dei testi.

Ecco, quando l'appagamento viaggia a braccetto con l'ego iniziano i guai.

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Ecco. Per quanto riguarda l'appagamento sociale, per me è una forte spinta, lo ammetto. A volte penso sia il motivo principale per cui continuo a pubblicare con editore alternandolo al self che pure mi consente guadagni, libertà totale e vendite di gran lunga maggiori. Dover spiegare a chi è esterno a questo mondo che i miei libri li metto io su Amazon, con tanto di sorriso soddisfatto, lo trovo avvilente. Cosa penserei io se, all'oscuro di questo ambiente, avessi davanti una persona che mi dicesse una cosa simile? Che nessun editore vuole pubblicarla? Io da autrice so benissimo che non è così, personalmente non ho mai faticato a trovare un editore, nemmeno al primo romanzo. Ma questa cosa mi frena tantissimo. Certo che anche essere sempre in digitale o pod non è il massimo, ma perlomeno mi posso fregiare di nomi di ottime ce e vendite online. Per il resto, il nostro numero di lettori per quanto buono è destinato a restare esiguo, perché solo una massiccia distribuzione e una spinta notevole da parte di una ce con i mezzi necessari può fare la differenza su larga scala. Ancor più in un paese come il nostro. In ogni caso dopo tante pubblicazioni spesso non mi sento soddisfatta. Esempio: con il self so che in teoria venderò molto bene e salirò in classifica, il che mi appaga da un lato, ma dall'altro penso: è solo un self! L'editore mi piace per il marchio, ma se vendo meno del previsto mi sembra quasi di aver sprecato una storia. 

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23 ore fa, Fantom ha detto:

Nel settecento se 1 700 se non componevi come Mozart non eri nessuno, ora basta Lady Gaga. Nel 1 300 dovevi scrivere in terzine come Dante, oggi basta My dilemma is you

 

Forse il romanzo del novecento sta concludendo il suo ciclo e ciò spiega il fiorire di mille iniziative che intercettano le nuove esigenze.

 

23 ore fa, mercy ha detto:

Anche se paragonare qualunque compositore a Mozart significa mostrare i limiti di chi Mozart non è, non demonizzerei Lady Gaga. 

 

Molto interessante e, del resto, Mozart era un autore "popolare", che finì la sua vita in bolletta dopo aver messo in scena "Die Zauberflöte" in un teatro di periferia chiamato anche "Teatro del popolo", il Theater auf der Wiedenin di Vienna. Proprio lui che si era esibito nelle corti e faceva opere, dunque, d'intrattenimento, scrisse quel lavoro ricco di elementi folcloristici e fiabeschi per un pubblico non colto, per di più, con un libretto in tedesco (che non era la lingua "alta" del melodramma), il cui autore era il direttore del teatro, non un poeta professionista. L'opera ebbe un grande successo, che continua, non immeritatamente :), ancora oggi.

 

 

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Il 26/4/2019 alle 12:14, Fantom ha detto:

Forse il romanzo del novecento sta concludendo il suo ciclo e ciò spiega il fiorire di mille iniziative che intercettano le nuove esigenze.

 

Io credo che il romanzo lungo cartaceo (novecentesco) stia per lasciare il passo a scritti più brevi in digitale.

Tra la mille iniziative, che ne pensate del "Pinocchio in emojitaliano" (http://www.apicelibri.it/catalogo/pinocchio-in-emojitaliano/351?path=catalogo)?

Tre scrittori italiani hanno trasposto integralmente "Pinocchio" in faccine. Dicono che le faccine sono un linguaggio universale e quindi non necessitano di una vera e propria traduzione (linguistica e culturale).

 

Ho letto che esperimenti del genere sono stati tentati su Moby Dick e su Alice nel paese delle meraviglie, ma solo in parte e senza fortuna. Forse era troppo presto e non eravamo ancora pronti, mentre oggi lo siamo (o quasi).

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5 ore fa, Mister Frank ha detto:

Nel mio caso l'appagamento potrebbe essere il "certificato di qualità" dato da una casa editrice

Sempre che non sia una CE di quelle che pubblicano 300 o più testi l'anno, senza neanche leggerli...

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3 ore fa, cheguevara ha detto:

Sempre che non sia una CE di quelle che pubblicano 300 o più testi l'anno, senza neanche leggerli...

Era sottinteso ;)

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5 ore fa, cheguevara ha detto:

Sempre che non sia una CE di quelle che pubblicano 300 o più testi l'anno, senza neanche leggerli...

Anche questo a parer mio è parte della bolla dell'esordiente.

Centinaia di pubblicazioni col solo scopo di guadagnare sulle decine di copie che lo scrittore venderà ad amici e parenti... che tristezza.

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Ospite e-allora-avanti
Il 23/4/2019 alle 23:06, Marcello ha detto:

Sono d'accordo sulle conclusioni, meno sulle motivazioni.  

Ad aumentare il giro d'affari,  più di quelli che pensano di arricchirsi o di diventare famosi, concorrono la casalinga e l'impiegato del catasto (le prime due attività che mi sono venute, che non hanno nulla di disdicevole in sé, s'intende) che vogliono mostrare a schiere di nipoti, cugini e amici di essere scrittori.  Accarezzare il proprio ego fa parte di noi (non dimentichiamo l'Adeodato Lampustri di Umberto Eco) e ora che "si può" con grande facilità non sappiamo resistervi.

Mi fa sorridere la parola "casalinga".

A parte mia mamma che sta tra i settanta e gli ottanta, gli unici casalinghi che conosco sono disoccupati e pensionati. Maschi e femmine.

 

Sul discorso qualità penso che molti cartacei attuali, persino premiati, non reggeranno alla prova del tempo facendosi dimenticare presto. E credo sia così da sempre. Quanto alle storie scritte per poter vincere il bollino da scrittore e vantarsene, è un po' come la patente no? Vai a scuola guida, paghi, prendi la patente e guidi. Quanto bene e per andare dove dipende da te e dalle strade percorribili che hai davanti. Non tutti diventiamo come Ayrton Senna o autisti professionisti, no?

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34 minuti fa, e-allora-avanti ha detto:

Mi fa sorridere la parola "casalinga".

Ah sì? :grat: 

Posto che la si potrebbe sostituire con "commessa" e il discorso non cambierebbe di una virgola, "casalinga" era una parola comunissima fino a qualche anno fa, ora non lo è più?  Mi fai sentire decrepito :aka:.

Mia madre, le mie zie e tante altre donne che ho conosciuto e che ancora conosco hanno scelto di passare la vita ad allevare i figli, badare alla casa, fare la spesa, cucinare, riordinare, stirare, rammendare... 

Mi risulta anche che esista una pensione sociale per le casalinghe ed esiste di certo il "Fondo casalinghe dell'INPS".

 

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@Marcello Il fatto è che "casalinga/o" ha assunto un significato professionale.

In termini più generali significa "persona che ama stare in casa". Temperamento casalingo, intendo.

 

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27 minuti fa, camparino ha detto:

@Marcello Il fatto è che "casalinga/o" ha assunto un significato professionale.

In termini più generali significa "persona che ama stare in casa". Temperamento casalingo, intendo.

 

Okay, lo rimpiazzerò con "massaia":  non credo che esista il temperamento massaio :sorrisoidiota: 

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2 ore fa, e-allora-avanti ha detto:

Quanto alle storie scritte per poter vincere il bollino da scrittore e vantarsene, è un po' come la patente no? Vai a scuola guida, paghi, prendi la patente e guidi.

 

Direi di no, chi paga per una pubblicazione difficilmente potrà andare in giro a pavoneggiarsi. L'editoria a pagamento non offre fama o sbocchi concreti, spesso solo false illusioni. È "scrittore" chi ha un buon seguito di lettori (non necessariamente milioni) ed è riuscito a farsi apprezzare. Io la vedo così. Per il momento sono solo un aspirante e so bene che pagare non mi renderà mai un vero scrittore, ci vuole ben altro. 

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14 ore fa, Folletto ha detto:

Anche questo a parer mio è parte della bolla dell'esordiente.

Centinaia di pubblicazioni col solo scopo di guadagnare sulle decine di copie che lo scrittore venderà ad amici e parenti... che tristezza.

Questo è un problema serio che sento molto. Sono troppi gli editori che agiscono in questo modo, non curano veramente il catalogo dandogli una connotazione durevole come invece ad esempio fa Hacca Edizioni, piccolo ma davvero di qualità anche nell'approccio non solo nei testi. Il punto è riconoscere - cosa non facile - questi editori e scansarli che tanto pur essendo free non portano a nulla di buono.

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Ospite e-allora-avanti
16 minuti fa, Luciano91 ha detto:

 

Direi di no, chi paga per una pubblicazione difficilmente potrà andare in giro a pavoneggiarsi. L'editoria a pagamento non offre fama o sbocchi concreti, spesso solo false illusioni. È "scrittore" chi ha un buon seguito di lettori (non necessariamente milioni) ed è riuscito a farsi apprezzare. Io la vedo così. Per il momento sono solo un aspirante e so bene che pagare non mi renderà mai un vero scrittore, ci vuole ben altro. 

 

A parte che il bollino da scrittore è ridicolo a prescindere dal mio punto di vista, ma non mi riferisco all'editoria a pagamento quanto ai servizi offerti dalle agenzie o editor freelance, e ai corsi di scrittura.

 

43 minuti fa, Marcello ha detto:

Okay, lo rimpiazzerò con "massaia":  non credo che esista il temperamento massaio :sorrisoidiota: 

 

È anacronistico pure quello. Dalla mia generazione in poi (se non prima) si lavora tutti. La massaia non esiste più, scelta o non scelta, perché proprio non si campa. Al massimo ci sono part time verticali o orizzontali.

Ma a parte questo è proprio l'idea della "massaia" incolta, che scrive come un cane invece che rammendare calzini, che mi fa storcere il naso. Preferisco altri esempi di gente che potrebbe evitare di aprire word, personalmente.

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39 minuti fa, e-allora-avanti ha detto:

ma non mi riferisco all'editoria a pagamento quanto ai servizi offerti dalle agenzie o editor freelance, e ai corsi di scrittura.

 

Anche lì (spesso) non si va da nessuna parte. Non è detto che pagando editing, servizi o scuole si riesca ad emergere, per fortuna è così. In questo forum troverai tante testimonianze di persone che, pur avendo messo mano al portafoglio, sono rimasti inchiodati al punto di partenza. La patente invece la prende chiunque, prima o poi. 

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Ospite e-allora-avanti
36 minuti fa, Luciano91 ha detto:

 

Anche lì (spesso) non si va da nessuna parte. Non è detto che pagando editing, servizi o scuole si riesca ad emergere, per fortuna è così.

 

Non è detto ma almeno è un tentativo, anche se questa emersione come la chiami tu secondo me non garantisce poi molto come ho già detto. È il tempo che decide se una storia valeva davvero la pena d'essere raccontata oppure no. Ma va bene, non stiamo a sottilizzare.

Mi preoccupa un po' quel tuo "per fortuna". Spero tu intenda solo che non importa quanto paghi, perché se scrivi male non verrai mai pubblicato. In teoria in effetti è così, e è giusto che lo sia.

Comunque se guidi male la patente non te la danno. O te la danno ma ti becchi un sacco di multe.

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1 ora fa, Luciano91 ha detto:

Anche lì (spesso) non si va da nessuna parte. Non è detto che pagando editing, servizi o scuole si riesca ad emergere, per fortuna è così. In questo forum troverai tante testimonianze di persone che, pur avendo messo mano al portafoglio, sono rimasti inchiodati al punto di partenza. La patente invece la prende chiunque, prima o poi. 

Verità sacrosanta, mi hai tolto le parole di bocca.

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