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Folletto

La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

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6 ore fa, Antares87 ha detto:

Cioè, mi pare d'aver letto proprio qui sul WD che in realtà siamo sempre stati pessimi lettori, solo che adesso la situazione è ulteriormente peggiorata... :D O mi sbaglio? 

 

Be', una volta, a metà '800, oltre l'85% degli italiani era totalmente analfabeta, e gli analfabeti non leggono, e non leggevano, di solito. Da questo punto di vista, mi pare che la situazione sia migliorata :D

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26 minuti fa, Artemisia Winter ha detto:

È legittimo chiederselo e starci male, e sviscerare il problema cercando risposte che non sempre ci sono. 

Altrochè se è legittimo, ma le risposte non ci sono proprio.

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9 ore fa, Bambola ha detto:

L'equazione: laureato = si è fatto il mazzo a studiare, non laureato = ha fatto baldoria è estremamente di parte e pericolosa. Esclude chi laureato non è perchè laurearsi costa, e non parlatemi di mantenersi agli studi.

 

Ovvio, so bene che esistono milioni di possibili ragioni per non continuare gli studi. Il mio era solo uno sfogo legato alla situazione attuale dei laureati, calpestati/umiliati dal sistema e costretti a "fuggire" per essere quantomeno apprezzati. Io mi mantenni da solo e viaggiai tutto i giorni in bus per raggiungere l'università. Il reddito basso mi diede accesso ad agevolazioni sulle tasse annuali. Sono tutto tranne che ricco, oggi è possibile studiare con poche spese. 

Ho reagito perchè non trovo giusto che si dica che una persona con la quinta elementare dovrebbe avere le stesse possibilità di un laureato, mi dispiace non sono d'accordo. La laurea è frutto di enormi sacrifici, deve essere presa in considerazione in una nazione meritocratica. 

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11 minuti fa, Luciano91 ha detto:

La laurea è frutto di enormi sacrifici, deve essere presa in considerazione in una nazione meritocratica. 

 

Sono d'accordo con te su molte cose che scrivi. Forse, però, faresti bene a dire che tu ti sei sacrificato per la laurea, e per questo ti ammiro. Tu, perché non sempre è così ammirevole chi si laurea, purtroppo. "Meritocrazia" è una bellissima parola, ma nasconde alcune insidie, che, se non tenute in debita considerazione, trasformano la meritocrazia in oligarchia, e a me questo non va giù. 

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Attenzione però. Se uno si laurea è ovvio che farà l'architetto, l'avvocato, il medico, è un suo diritto e lo certifica pure la legge, non è che quello con la quinta elementare si sveglia un mattino e senza titolo può fare lavori del genere. Ma dire che uno con la quinta elementare o comunque la terza media o anche il diploma non può avere le stesse possibilità di un laureato è sbagliato, forse anche un po' pericoloso. Il titolo di Dottore dovrebbe attestare la meritocrazia nei propri settori specifici non ergersi sovrano sulle possibilità, i talenti, i desideri di tutti. Laureamuniti o meno.

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5 ore fa, Luciano91 ha detto:

Ho reagito perchè non trovo giusto che si dica che una persona con la quinta elementare dovrebbe avere le stesse possibilità di un laureato, mi dispiace non sono d'accordo.

E io non sono d'accordo con te.

Uno dei drammi socioeconomici di questo paese dal dopoguerra ad oggi è stato proprio il tuo ragionamento:

"Io sono laureato, quindi valgo più di chi non lo è".

Lo studio e la cultura sono la cosa più importante, su questo non si discute!

Ma quanti giovani negli anni passati sono stati invogliati a laurearsi solo perchè prassi sociale?

Quanti mestieri abbiamo mandato in malora per arricchire le fila di giovani avvocati disoccupati?

E poi scusami, con tutto il rispetto, per scrivere serve emozione e vita vissuta.

Quando metti insieme le parole sul foglio bianco devi essere in grado di farmi sentire sudore, lacrime, sorrisi e passioni.

La laurea non è una qualifica di "Buona romanzeria". Mi frega poco o nulla che l'aspirante scrittore sia laureato in astrofisica se poi è incisivo come un tostapane.

Dobbiamo finirla con questa storia che l'homo sapiens è più qualificato e più meritevole dell'homo faber. La laurea è importante per la professione da te scelta, per il resto non c'e titolo di studio ma viscere e penna di fuoco.

Vuoi che ti rivolto la cotoletta con un esempio?

Perchè un ragazzo che si è fermato al diploma e si è messo a lavorare sodo come viticoltore nella sua campagna deve avere meno possibilità di un laureato?

Perchè quando lui scriverà di attaccamento alla terra, sudore, polvere e fatica ha meno qualifica del laureato?

Perchè l'astratto appreso in aula magna è più valido del pratico provato sul proprio derma?

Se entrambi scrivono in italiano corretto e con una solida narrativa, cosa ti fa pensare di avere più diritti di lui?

Il fatto che hai faticato a studiare?

Lui si è spezzato la schiena in vigna.

A livello di giustizia divina credo siate uguali.

In più, da quello che ricordo, chi fa "Feste e baldoria" sono proprio i laureati durante la movida, non i giovani con la terza media che lavorano in fabbrica.

Parli di gioventù ma fai discorsi ottocenteschi: uomo cittadino (quindi colto nell'800) è migliore del rurale in virtù dell'avere passato molte ore della sua vita con la testa china sui libri.

Se c'è una cosa che amo è proprio la cultura, senza di essa il mondo finisce in mano ai bruti.

Vi prego, dato che siete uomini cultura, non fate i bruti con i "rurali".

 

 

 

Folletto.

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12 ore fa, Luciano91 ha detto:

non trovo giusto che si dica che una persona con la quinta elementare dovrebbe avere le stesse possibilità di un laureato, mi dispiace non sono d'accordo

 

Voglio dire la mia su questo.

Allora, bisogna intendersi sul significato di "stesse possibilità".

1° caso: uno con la quinta elementare che si propone come ingegnere e pretende di costruire un ponte al posto dell'ingegnere.

2° caso: uno con la quinta elementare che si propone come scrittore a una CE e pretende di essere valuto per il libro che ha scritto e non per il titolo accademico che (non) ha.

 

Nel 1° caso, il tizio ha qualche rotella fuori posto e io su quel ponte non ci passo. D'altronde non credo che "un quintaelementare- munito" voglia fare l'ingegnere.

Nel 2° caso, sì, il tizio deve avere la stesse opportunità dell'ingegnere, perché l'essere ingegnere nulla ha a che fare con la capacità di scrivere bene. Con l'ingegneria sì, come nel 1° caso: con la scrittura no! Io quel libro lo compro.

 

Non so se mi sono spiegato :)

È una questione di attinenza tra il titolo accademico e ciò che si vuole fare.

 

Comunque nella mia idea di società, tutti hanno la possibilità di studiare fino ad alti livelli. Io abolirei le tasse universitarie e forse anche il valore legale del titolo di studio: comincerei da lì e poi viene tutto il resto.

 

 

 

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13 ore fa, Artemisia Winter ha detto:

La qualità di wattpad è infestata da autori medio bassi con riferimenti culturali medio bassi (e non parlo di studi ma di modelli, e i modelli vanno oltre lo studio. C'è pieno di universitari che venerano amici, uomini e donne e programmi similari, per non parlare di serie TV che danno origine a tutto un filone di storie filoamericane di chi l'America l'ha vista solo in televisione) e che quindi cercano riferimenti simili. Non solo: vigono, mi dicono, gruppi e voti di scambio, che affossano inevitabilmente chi non è interessato a certi giochetti e alla vita social. Per questo non lo utilizzerei mai.

Beh, anche lì, Wattpad credo sia interessato soprattutto alle visualizzazioni e ad avere traffico sul sito (non so con precisione come ci facciano soldi, ma è secondario). Se vanno di moda le fanfiction, poco importa la qualità, basta che attirino lettori per Wattpad. I gruppi di scambio in realtà non sono una cosa nuova di Wattpad, con modalità diverse si faceva già su DeviantArt più di 10 anni fa. C'è una spiegazione all'esistenza di gruppi di scambio/recensioni: più un sito è popolato e minore è la probabilità che un'opera appena sfornata finisca alla ribalta, in maniera del tutto indipendente dalla qualità, perché gli algoritmi non sono in alcun modo in grado di valutarla. In un certo modo, avrebbero un senso, solo che poi si trasformano in "tu metti mi piace a me, io metto mi piace a te", anche per una maturità non proprio eccelsa degli utenti. Ma non è solo un problema di Wattpad, in tutta onestà il WD è uno dei pochissimi posti in cui si cerca la qualità (ok, mi sento Renè Ferretti :P) e le recensioni sono il più possibile costruttive, anche nelle critiche, senza cercare lo scambio. Però ripeto, siti che praticano questa politica ce ne sono pochi e hanno molte meno visualizzazioni, proprio perché non attraggono fiumane di scrittori in pectore che non accettano altri commenti che non siano "che bello!".

 

13 ore fa, Artemisia Winter ha detto:

Tornando al discorso studi, gli studi ben fatti aprono la mente ma il talento per la scrittura, la cosiddetta voce, il modo di raccontare sono innati e mi stupisce che ce lo si dimentichi. Purtroppo il non riuscire ad arrivare dove si vorrebbe rende amari e un filo pusillanimi. È successo anche a me di chiedermi come mai tizio al secondo romanzo è entrato in una big, come mai caia in classifica con me è stata chiamata nonostante gli errori ortografici e la storia approssimativa e ora è in libreria. Succede. È legittimo chiederselo e starci male, e sviscerare il problema cercando risposte che non sempre ci sono. 

Sono innati sì e no, è come dire che una persona alta due metri possa diventare campione di basket con uno schiocco di dita: si tratta al massimo di una dote o una predisposizione, se manca un lavoro "serio" servono a poco. Sempre per citare Wattpad, ho letto storielle molto originali dal punto di vista della narrazione e delle idee, ma scritte così male dal far drizzare i capelli (e, visto il discorso di prima, non puoi nemmeno commentare "bella idea, ma porca paletta, lavoraci un po' di più per fare una cosa leggibile", pena farsi rispondere "non riconosci il mio genio artistico!").

Una parziale risposta, secondo me, alla tua domanda: gli editori sono pur sempre aziende che devono vendere e se il pubblico gradisce di più un prodotto scadente, scelgono un prodotto scadente perché si piazza con maggiore facilità. Tizio e Caia possono essere scrittori mediocri, ma se riescono ad arrivare a un pubblico più ampio o ad avere maggiore visibilità sui social (che devo ammettere non mi interessano, ma sono purtroppo una realtà con cui bisogna fare i conti in questi anni), per un editore rappresentano un investimento più sicuro rispetto a uno scrittore di buon livello che però rischia di restare sconosciuto o quasi. E sono d'accordo che è una considerazione amara e che non dovrebbe funzionare così, però non c'è molto che si possa fare.

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6 ore fa, Folletto ha detto:

Io sono laureato, quindi valgo più di chi non lo è

 

Ma questo non è il mio ragionamento, ma stai scherzando? Non dico che chi ha studiato sia superiore a qualcuno, stavo parlando di possibilità e considerazione. Dramma del dopoguerra? Stiamo parlando della stessa nazione? L'Italia che conosco io è la peggiore antagonista della ricerca, del sapere. Non si emerge senza conoscenze in ambito lavorativo, salvo rarissime eccezioni. E tu mi parli come se i laureati fossero privilegiati. 

 

Se hai scritto un buon libro meriti di emergere a prescindere, non ho mai definito nessuno "indegno". 

6 ore fa, Folletto ha detto:

 Il fatto che hai faticato a studiare?

Lui si è spezzato la schiena in vigna.

Anche tu cadi in un luogo comune. Dalle mie parti molti laureati si rimboccano le maniche, non solo chi non prosegue gli studi. Lavoravo (vigna compresa) e lavoro ancora, in Germania, dunque lontano da casa. Non mi è mai stato regalato nulla. 

6 ore fa, Folletto ha detto:

uomo cittadino (quindi colto nell'800) è migliore del rurale in virtù dell'avere passato molte ore della sua vita con la testa china sui libri.

Non è questo il punto. Ripeto, mi stai facendo passare come estremista. Il mio sfogo è rivolto al fatto che in Italia, sempre di più, si guarda alla laurea come ad un inutile pezzo di carta. La cosa mi fa imbestialire. Nell'immaginario collettivo si sta radicando questo modo di pensare. Il vero pericolo è l'appiattimento verso il basso, dove l'ignoranza fa da padrone e la cultura deve farsi da parte. Prima o poi anche le università si svuoteranno perchè ai giovani sono stati rubati sogni e futuro. 

I miei interventi sono solo in difesa di questo titolo di studio, dunque non semplice pezzo di carta. Mai ho parlato di "superiorità" o qualcosa di simile. 

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9 minuti fa, Luciano91 ha detto:

in Italia, sempre di più, si guarda alla laurea come ad un inutile pezzo di carta. La cosa mi fa imbestialire. Nell'immaginario collettivo si sta radicando questo modo di pensare. Il vero pericolo è l'appiattimento verso il basso

 

Sottoscrivo!

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Il 24/4/2019 alle 12:12, Marcello ha detto:

Non si tratta di avere cose da dire, ma di averne le capacità.  Se hai ("hai" impersonale) una storia profonda e intensa da raccontare, ma sintassi, grammatica e consecutio sono parole vuote di significato, quella storia profonda e intensa non potrà arrivare a un lettore senza qualcuno che le dia una forma leggibile.  O, se ci arriva così come sta, difficilmente qualcuno potrà goderne.

 

Ci sono troppe occasioni di pubblicare e troppi editori che danno alle stampe qualsiasi cosa, a pagamento o alla ricerca di utili "minimi". Ok, vediamo il lato positivo: i miei lettori sono poche centinaia, ma chi avrebbe mai avuto la possibilità di acquistare i miei libri una cinquantina di anni fa? Insomma, è comunque un'opportunità, anche se è difficile essere notati ed emergere dal mare della mediocrità.

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Semplicemente. In una società di libero mercato tutti possono tentare tutto. Scolarizzati e non, scrittori, editori...

Poi il mercato fa la selezione e fa scoppiare le bolle. Visto che si parla di quello.

Lo fa in modo brutale, grossolano, per qualcuno ingiusto. Non guarda in faccia ai titoli di studio, alle singole capacità, alla qualità...

Ma solo ai risultati, che si contano in dati di vendita. Premia l'analfabeta che vende e punisce il laureato che non ci riesce. O viceversa.

Per questo i titoli di studio contano meno. Un bravo venditore (acculturato o no) è la figura più pagata nelle professioni. Perché vendere o vendersi è la cosa più difficile. 

In qualunque campo.

 

Una società che cerca di disciplinare il mercato è quella degli Ordini professionali (giornalisti, medici, avvocati, tassisti...) di derivazione medioevale.

Si può essere favorevoli o no al sistema chiuso, che cerca di salvaguardare la qualità limitandone l'accesso.

Ma è un sistema già superato dalla forza di un mercato globale.

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19 minuti fa, Luciano91 ha detto:

lavoro ancora, in Germania, dunque lontano da casa. Non mi è mai stato regalato nulla.

 

Per questo io ammiro @Luciano91!

Non ammiro però altri. Racconto un'esperienza personale.

Una volta, ai tempi dell'università, andai a trovare una mia amica, anche lei studente universitaria. Condivideva la casa con un'altra ragazza che si chiamava Annalisa (nome inventato per non beccarmi qualche querela ;)). Quel pomeriggio non vidi Annalisa.

Io: «Annalisa non c'è oggi pomeriggio?»

Amica: «Sì, c'è! È in camera sua, chiusa.»

Io (allarmato): «Sta male⁈»

Amica: «No, si è chiusa in camera col suo prof di italiano.»

Io: «Uhmmm... Il prof dell'università?»

Amica: «Sì! Ieri l'ha presa come assistente. Domani terrà la prima lezione in aula.»

Poi aggiunse che Annalisa due giorni prima si era chiusa in camera col prof di filosofia.

 

Ebbene, non dico se Annalisa si è laureata e nemmeno con quale voto: potete immaginare queste cose da voi, non è difficile! :asd::asd::asd:

 

Io @Luciano91 lo ammiro, Annalisa no!

 

Certo, ora lei nel suo studio ha il pezzo di carta appeso al muro dietro la poltrona in pelle umana, incorniciato per benino, e lo spolvera ogni giorno e lo lucida e lo accudisce quasi che fosse un bimbo. Poi si gira, mi guarda e comincia a parlarmi di etica e morale...

Io me ne vado sbattendo la porta...^^

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3 minuti fa, camparino ha detto:

Una società che cerca di disciplinare il mercato è quella degli Ordini professionali (giornalisti, medici, avvocati, tassisti...) di derivazione medioevale.

Si può essere favorevoli o no al sistema chiuso, che cerca di salvaguardare la qualità limitandone l'accesso.

Ma è un sistema già superato dalla forza di un mercato globale.

Io credo che tu abbia toccato il punto giusto.

Metodi antichi su terreno nuovo.

Non parlo solo di editoria, ma anche di come scriviamo e come ci rapportiamo con il potenziale lettore.

Viviamo nell'epoca di You Tube, Twitter e Instagram, ovvero contenuti brevissimi e concentrati che arrivano subito al lettore. Per capirci: il tycoon americano è diventato presidente anche grazie ad una straordinaria comunicazione sui social.

Cosa ci fa credere che nell'epoca dei contenuti immediati noi riusciamo ad imporci con un prodotto che richiede concentrazione e attenzione?

Ragazzi, non sto scherzando, esistono ricerche in ambito psichiatrico che hanno dimistrato come la soglia di attenzione media degli utilizzatori di social si sia abbassata notevolmente.

Occorre riflettere su quanto il mercato letterario muterà nei prossimi anni e su quanto noi potremmo rientrarci.

 

 

Folletto

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23 minuti fa, camparino ha detto:

Premia l'analfabeta che vende e punisce il laureato che non ci riesce. O viceversa.

 

Concordo. E non mi sembra una cosa proprio malvagia, anche se talvolta il mercato non vede proprio bene.

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6 minuti fa, dyskolos ha detto:

anche se talvolta il mercato non vede proprio bene.

In finanza si dice che dare la colpa al mercato è come colpevolizzare Dio. O la Sorte.

Tizio compra azioni Unicredit e quelle scendono.

Il mercato non capisce niente?

No, è lui che ha sbagliato la mossa.

 

p.s. succede la stessa cosa in politica. Gli elettori hanno sempre ragione e i politici si guardano bene dal prendersela con loro. Dicono al limite di non essere stati capiti. O meglio, di non essere stati capaci di farsi capire.

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20 minuti fa, Folletto ha detto:

esistono ricerche in ambito psichiatrico che hanno dimistrato come la soglia di attenzione media degli utilizzatori di social si sia abbassata notevolmente.

 

Oggi addirittura in testa ad alcuni articoli ci mettono quanto tempo dovrebbe durare la lettura. Così uno si regola prima di leggere: se un articolo che si legge in tre minuti gli sembra troppo, uno magari se ne va a cercare uno che si legge in un minuto. E se anche quello da un minuto gli pare troppo, ci sono quelli da trenta secondi. Poi magari quello da trenta secondi è scritto con i piedi ed è pieno di bufale, mentre quello da tre minuti è molto interessante. Ma chissene? :hihi: 

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Il ‎24‎/‎04‎/‎2019 alle 10:28, Ospite ha detto:

In tutto questo vi è davvero una poca considerazione della questione "valore" perché il problema è quello, a mio parere.
L'onda anomala di testi è stata causata dall'immediata disponibilità a poter condividere tutto quello su cui si pasticcia e purtroppo è qualcosa che va al di là della diffusione per internet del materiale, riguarda proprio una rivoluzione "controculturale" che considera lavoro qualunque occupazione pratica e "utile" e le diverse professioni "creative"... passatempo di cui tutti sono più o meno capaci. L'immediato effetto è stato lo svuotamento delle scuole "artistiche" da parte di persone di ceti sociali differenti dal "ricco con dotazione di famiglia" (che rimane l'unico a potersi permettere di fare "arte" e di spingerla con i suoi mezzi) e il degrado dell'offerta artistica in senso generale. Gravissima anche la decadenza qualitativa della formazione creativa destinata alla gente "media" (considerata l'orda di fannulloni che saranno costretti ad insaccare caramelle per vivere, dopo essersi illusi di poter fare "altro"). Intanto la convinzione che il prodotto creativo sia qualcosa che tutti possono realizzare (e soprattutto che tutti devono mostrare) ecco che molti si convincono (creando seguiti virtuali di altri hobbisti, in una catena di approvazioni ricambiate, rigorosamente senza critica) di valere qualcosa e ciò che restava confinato, una volta, nella cerchia di pazienti conoscenti e parenti che sopportavano (con ilarità, magari) le ambizioni artistiche del poco dotato (ma purtroppo non di faccia tosta) oggi diventa materiale che occupa spazio e impedisce che gente di valore (priva di mezzi) possa utilizzare gli stessi potenti mezzi per farsi conoscere. Gillo Dorfles, che non l'aveva capito (e ci sta pure, un uomo di cent'anni e figlio del momento storico di massima fiducia nel progresso tecnologico) sosteneva che oggi un genio non può non essere "scoperto" grazie ad Internet. La verità è che, purtroppo, oggi un genio non può essere scoperto se non ha soldi da investire su di sé a priori e soprattutto non può essere visto se è sommerso da questa valanga di cose inutili che purtroppo viene riversata ovunque. Il volume è enorme. Spaventoso.
E come abbiamo attori che non sanno recitare (e si vantano di non aver fatto scuole ed essere "spontanei") e gente che non sa dipingere che fa mostre e paga per cataloghi di lusso, ci sono troppe persono incapaci che si considerano "scrittori" solo perché, magari, tengono un blog vomitando sul mondo i loro malumori. Intanto i lettori... mancano. E diventano sempre di meno, almeno quelli di qualità. Si parla dell'analfabetismo funzionale come un enorme problema visto che pare che il 70% (... già) della popolazione abbia difficoltà a capire il senso di un testo scritto, ma questa condizione è quasi coccolata e certo favorita perché chi è in queste condizioni è manipolabile da ogni punto di vista ed è un cliente senza pretese particolari. La mancanza di cultura (addirittura ritenuta "valore aggiunto" da qualcuno e rivendicata come "genuinità") genera mostri arroganti che puntano a certe occupazioni credendo di avere talento (penso alla carica del self, qualcosa di terribile) ma sempre meno persone pensano di crearsi la competenza con lo studio e lo sviluppo delle capacità necessarie (tecnicamente) per fare un mestiere. Gente che poi legge per un divertimento che non sia farsi quattro immediate grasse risate... sempre meno. Per lo stesso motivo.
Il divertimento di "conoscere" e "studiare" non esiste se non per pochi.
Quindi ecco la carica di autori privi di valore (e pochissimi in gamba, soffocati da questa folla) che continua ad insistere e non avere risultati. Perché tutto sembra sempre più fine a sé stesso.
Finirà? No. Perché creare ignoranti è comodo. Se ci fossero più persone colte, avremmo meno improvvisati su tutto perché la cultura ti costringe al confronto e all'autocritica, ad alzare il livello, a crearti dei termini di paragone che funzionano da metro per qualunque tua ambizione. Chi non sa le cose, pensa di aver inventato qualcosa di nuovo.
E di essere un genio che non è. La gente di questo tipo detesta chi è sopra la media e adora (!) che ce la faccia qualcuno che non sa fare nulla e che è "uno di loro" perché dimostra che potenzialmente sono tutti di valore. Da qui... l'amore assoluto verso certa robaccia che potrebbe fare chiunque. E' per questo che vende.

Condivido pienamente il tuo scritto. Non c'è niente da aggiungere. Non ho potuto inserire la freccetta del "mi piace" perché, stranamente, il tuo post ne è privo. Complimenti per l'analisi precisa e approfondita.

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6 minuti fa, camparino ha detto:

In finanza si dice che dare la colpa al mercato è come colpevolizzare Dio. O la Sorte.

Tizio compra azioni Unicredit e quelle scendono.

Il mercato non capisce niente?

No, è lui che ha sbagliato la mossa.

 

In questo caso, ha ragione il detto della finanza :saltello:

Io mi riferivo ad altri ambiti (per esempio, quello farmaceutico) in cui la valutazione economica-finanziaria non dovrebbe avere tanta importanza.

 

6 minuti fa, camparino ha detto:

p.s. succede la stessa cosa in politica. Gli elettori hanno sempre ragione e i politici si guardano bene dal prendersela con loro. Dicono al limite di non essere stati capiti. O meglio, di non essere stati capaci di farsi capire.

 

Anni fa ci furono elezioni in Veneto. Un candidato diffuse un video, in cui lui andava da un consulente di immagine che gli insegnava "come si fa il politico". Una delle cose che gli disse fu: ricorda, caro politico aspirante, tu con l'economia non c'entri niente, ma se le cose vanno bene, devi dire che è merito tuo; invece, se le cose vanno male, devi dire che è colpa degli altri.

 

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15 minuti fa, cheguevara ha detto:

Condivido pienamente il tuo scritto

 

Io tendo a essere d'accordo su tutto, meno che su questo:

 

Quota

(penso alla carica del self, qualcosa di terribile)

 

Il self non è terribile sempre :sorrisoidiota:

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1 ora fa, Folletto ha detto:

Viviamo nell'epoca di You Tube, Twitter e Instagram, ovvero contenuti brevissimi e concentrati che arrivano subito al lettore. Per capirci: il tycoon americano è diventato presidente anche grazie ad una straordinaria comunicazione sui social. 

Cosa ci fa credere che nell'epoca dei contenuti immediati noi riusciamo ad imporci con un prodotto che richiede concentrazione e attenzione?

Questa secondo è la migliore spiegazione della bolla e forse di fenomeni come wattpad e la crisi del romanzo "tradizionale". Se un libro arriva subito al cuore (anche con i mille errori) viene preferito ad uno ben scritto ma che non coglie subito l'attenzione.

 

Volenti o nolenti i social stanno cambiando la nostra vista con i loro i messaggi che arrivano dritto al pubblico. Ciò potrebbe significare che il modo di scrivere è destinato a cambiare.

Il problema è come scrivere un romanzo nell'era di twitter, dove con poche frasi bisogna catturare l'attenzione (sempre più bassa) del lettore e allo stesso tempo cercare di mantenere una qualità decente.

 

E la cosa non è affatto facile perchè leggendo certe cose mi sto accorgendo che la grammatica non conta quasi più niente e il realismo di personaggi e trama ancor meno.

Ma come diceva @camparino , prendersela con il mercato serve a poco.

 

Nel settecento se 1 700 se non componevi come Mozart non eri nessuno, ora basta Lady Gaga. Nel 1 300 dovevi scrivere in terzine come Dante, oggi basta My dilemma is you

 

Forse il romanzo del novecento sta concludendo il suo ciclo e ciò spiega il fiorire di mille iniziative che intercettano le nuove esigenze.

 

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14 minuti fa, Fantom ha detto:

Nel settecento se 1 700 se non componevi come Mozart non eri nessuno, ora basta Lady Gaga.

 

Anche se paragonare qualunque compositore a Mozart significa mostrare i limiti di chi Mozart non è, non demonizzerei Lady Gaga. 

Compone da sé, ha una voce di tutto rispetto e una grande consapevolezza del mondo in cui si muove. Riesce anche, collateralmente, a passare qualche messaggio sociale che mi trova d'accordo.

Ma di Lady Gaga tra cento anni non si ricorderà quasi nessuno, Mozart invece sarà probabilmente ascoltato ancora. Grazie al cielo, aggiungo.

 

Io non sono nemmeno del tutto d'accordo con l'opinione che vuole la nostra epoca ignorante e disattenta. All'unità D'Italia, nel nostro Paese, l'analfabetismo riguardava quasi l'80% della popolazione. Il mito dei bei tempi andati è da prendere con le pinze. Siamo forse più fieri della nostra ignoranza, non più ignoranti in senso assoluto. Quanti italiani erano, cento-cinquant'anni fa, in grado di leggere Dante? Più di quanti lo sono oggi?

 

2 ore fa, camparino ha detto:

Il mercato non capisce niente?

No, è lui che ha sbagliato la mossa.

Ecco, se accettiamo le regole del mercato, il mercato ha sempre ragione. Io ogni tanto vagheggio la distruzione del mercato. Una cosa à la "Fight Club", più che un rigurgito marxista. Ma temo di essere fuori tempo massimo.

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15 minuti fa, mercy ha detto:

Ecco, se accettiamo le regole del mercato, il mercato ha sempre ragione

Guarda che è più che lecito prendersela con il mercato.

Donchisciottesco, per restare in tema di libri:)

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1 minuto fa, camparino ha detto:

Guarda che è più che lecito prendersela con il mercato.

Donchisciottesco, per restare in tema di libri

 

Infatti, non sono El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha e lascio perdere. Mi limito a sognare un po' di un mondo in cui non ci pieghiamo a un meccanismo che abbiamo creato da soli. Una delle tante pastoie che ci siamo messi, tra l'altro. ;) 

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Esprimo anche io il mio pensiero. La valanga di aspiranti scrittori diminuirà, per trasfomarsi in una valanga di auto pubblicati. Il modo più semplice per "coronare" il sogno di diventare scrittore. 

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1 ora fa, mercy ha detto:

Anche se paragonare qualunque compositore a Mozart significa mostrare i limiti di chi Mozart non è, non demonizzerei Lady Gaga. 

Compone da sé, ha una voce di tutto rispetto e una grande consapevolezza del mondo in cui si muove. Riesce anche, collateralmente, a passare qualche messaggio sociale che mi trova d'accordo.

Non sto demonizzando Lady Gaga perchè anche io l'ascolto (conoscendo il mondo musicale, che è messo peggio del mondo letterario, tra gente che vende pezzi ad artisti famosi, dischi dal vivo spacciati per live ma risuonati in studio ho qualche dubbio che componga da sola. Scusa il cinismo, ma avendo suonato ho diversi amici che fanno i musicisti di professione e mi raccontano il peggio del peggio), ma dal punto della composizione non è paragonabile a Mozart.

 

Il punto per me era un altro: come nella musica, anche la letteratura sta subendo grossi cambiamenti per cui se un tempo dovevi essere un Mozart, un Dante, un Manzoni per poter definirti un artista, adesso non sono più richieste quelle capacità geniali che un tempo erano indispensabili; e questo può essere una della cause della proliferazione di tanti libri.

 

Essendo l'asticella più bassa, più gente ci può provare. Personalmente non mi metto nella categoria dei geni incompresi (non lo sono), ma vedendo il livello generale, ogni tano penso, beh posso provarci anche io. Quindi sono parte del problema, non certo la soluzione.

 

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20 minuti fa, Fantom ha detto:

dal punto della composizione non è paragonabile a Mozart.

Questo non lo metto in dubbio. E credo non lo metta in dubbio nessuno.

 

21 minuti fa, Fantom ha detto:

se un tempo dovevi essere un Mozart, un Dante, un Manzoni per poter definirti un artista, adesso non sono più richieste quelle capacità geniali che un tempo erano indispensabili

Ma la "letteratura d'evasione", come la "musica d'evasione", c'è sempre stata. Ogni epoca ha la sua, ma resistere al tempo - essere un'artista - è un'altra cosa. 

 

23 minuti fa, Fantom ha detto:

Essendo l'asticella più bassa, più gente ci può provare.

Che provino pure. Nel tentare e fallire non c'è disonore. 

Proviamoci pure tutti, forse prima o poi proverò anche io. Alla maggior parte di noi andrà male, e pazienza.

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Tutti sono scrittori da quando è stata introdotta la carta scritta, il concetto di libro per le masse con le apparizioni di storie sui quotidiani e l'alfabetizzazione. Per esserlo sul serio è necessario avere talento. Se ti laurea in letteratura saprai sicuramente applicare le regole e sarai quindi avvantaggiato, ma se non hai talento un operaio di Messina pubblicherà e tu no.

Una volta si pubblicava ciò che si riteneva di poter vendere. Un "O Lost" negli anni venti/trenta non veninva pubblicato per poter vendere cento copie, ma per essere curato e promosso e farne un caso editoriale e far arricchire in soldi e prestigio la casa editrice e, giustamente, l'autore.

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