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Folletto

La bolla dell'aspirante scrittore e i suoi risvolti.

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Avvio questa discussione sperando nell'intervento di molti addetti ai lavori.

È sotto gli occhi di tutti il livello del mercato editoriale odierno: pochi lettori, troppi romanzi, troppe ce, troppi aspiranti scrittori.

Eppure tutti noi sappiamo che sull'ultimo punto dell'elenco qui sopra si è formata una vera e propria industria dai colori variopinti.

Ce a pagamento, editor improvvisati, agenzie letterarie che chiedono soldi per la sola lettura del testo e via discorrendo. I motivi sono ovvi, ne abbiamo parlato fino a spellarci i pollici sulle tastiere e non voglio ripetermi.

Ma la domanda che pongo è la seguente: secondo voi, tutto questo boom di aspiranti scrittori avrà una fine?

Se si, che risvolti avrà per tutto quel sottobosco editoriale che si è creato attorno a questa chimera del diventar scrittore?

Io penso che prima o poi il gran numero andrà sgonfiandosi, trovo impensabile il credere che si possa continuare ad andare avanti con questo sistema che nel migliore dei casi si rivela deludente, nel peggiore addirittura truffaldino.

Aggiungo una domanda per i più incanutiti: è sempre stato cosi? Ovvero, ci son sempre state così tante persone a proporre i propri testi o è un fenomeno più recente?

 

Miraccomando, scrivete numerosi!

 

Folletto.

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7 minuti fa, Folletto ha detto:

Aggiungo una domanda per i più incanutiti: è sempre stato cosi? Ovvero, ci son sempre state così tante persone a proporre i propri testi o è un fenomeno più recente?

Anche di questo si è già parlato all'interno di altre discussioni.

La risposta è: no.

Dipende tutto dalla tecnologia digitale, che ha permesso un drastico abbassamento del costo copia.  Una volta non sarebbe stato possibile per un editore stampare cento copie di un libro con la speranza addirittura di guadagnarci qualcosina; ancor meno sarebbe stato possibile per un autore stamparsi un libro da sé.  Quindi meno case editrici piccole e piccolissime, maggiore selezione, minore o nessun materiale per agenzie o editor che, con poca eleganza, chiami "truffaldini".

Cambierà?

Non credo proprio, a giudicare da quanti amano vestirsi della qualifica di "scrittori";).

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8 minuti fa, Marcello ha detto:

nessun materiale per agenzie o editor che, con poca eleganza, chiami "truffaldini".

Non ho detto questo.

Ho detto che spesso si rimane semplicemente delusi e in alcuni casi ci si può anche ritrovare di fronte ad un "sistema" truffaldino.

Non ho dato dei truffatori ad editor e agenti. Lungi da me accusare un'intera categoria di persone oneste, ci mancherebbe!

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22 minuti fa, Folletto ha detto:

Non ho dato dei truffatori ad editor e agenti. Lungi da me accusare un'intera categoria di persone oneste, ci mancherebbe!

:D

Ma non credo che nemmeno il "sistema", come lo chiami, possa essere denominato così (fatte salve le eccezioni di truffatori e imbroglioni, che si trovano nel mercato editoriale come in qualsiasi altro mercato, credo).

Il sistema si basa, in soldoni, su chi aspira a pubblicare pur senza averne i mezzi tecnici o espressivi e che, se non vuole pubblicare testi zeppi di errori o con trame che non si reggono in piedi, deve per forza rivolgersi a qualcuno che gli riveda l'opera.

Sono stato cinico e sbrigativo, lo so, però la sostanza è quella in fondo.

 

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6 minuti fa, Marcello ha detto:

fatte salve le eccezioni di truffatori e imbroglioni, che si trovano nel mercato editoriale come in qualsiasi altro mercato, credo

Ovviamente il mio "truffaldini" è rivolto proprio a loro.

7 minuti fa, Marcello ha detto:

Il sistema si basa, in soldoni, su chi aspira a pubblicare pur senza averne i mezzi tecnici o espressivi e che, se non vuole pubblicare testi zeppi di errori o con trame che non si reggono in piedi

Quello che evidenzi credo sia la manna di molte pseudo ce.

 

10 minuti fa, Marcello ha detto:

Sono stato cinico e sbrigativo, lo so, però la sostanza è quella in fondo.

Non ti preoccupare, l' importante è discutere civilmente e senza offendersi vicendevolmente, il colorito poco importa.

A parer tuo, era migliore o più qualitativo in termini lavorativi il vecchio mondo editoriale "analogico" o il variegato sistema odierno?

Ovviamente auspico una risposta cinica e schietta ;).

 

 

Folletto

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1 ora fa, Folletto ha detto:

A parer tuo, era migliore o più qualitativo in termini lavorativi il vecchio mondo editoriale "analogico" o il variegato sistema odierno?

Poche, pochissime, le sostanziali differenze tra il sistema dattiloscritto in busta gialla e il file in allegato. I criteri di selezione del materiale arrivato in redazione cambiavano prima ai tempi dei vecchi direttori editoriali factotum e cambiano oggi con le redazioni pronte a non farsi scappare il bestseller prossimo futuro. 

Noto che una cosa forse è cambiata: il proliferare degli esordienti in cerca di pubblicazione e l'inflazione dell'autoprodotto di bassa qualità, stanno spingendo i nuovi e nuovissimi autori a curare molto più di prima (anche più del prima "analogico") stili e contenuti delle scritture. Certo, siamo ancora a livelli di nicchia, ma penso che sempre più Autori avvertano l'esigenza di curare la forma e sopratutto di leggere in altro modo rispetto alle decadi finali del secolo scorso  -non fosse altro per insofferenza e avversione contro le sciatterie autoriali-redazionali-direttoriali e dei lettori nutriti a decadi di moccia-volo-coelho pensiero, come lo chiamo io.

 

Purtroppo è l'intera società del pensiero scritto, in tutte le sue forme, che fortemente risente di una educazione scolastica e culturale in genere piuttosto carente, di superficie, approssimativa. È il registro linguistico generale che sempre di più si adatta a criteri e a esigenze extra-testuali al ribasso ovunque nella società, non solo in Italia. E in questo un ruolo decisivo lo gioca la fretta, la velocità di battuta sulla tastiera, il pc che offre illusorie certezze di scrittura corretta, la scarsa disponibilità al confronto e allo scontro se necessario: si tratta di una mancanza di studio che caratterizza non lo scrittore giovane bensì l'uomo e la donna esordienti, e anche non esordienti. E l'approssimazione colpisce soprattutto lo scandaglio psicologico dei personaggi e la credibilità del contesto interiore ed esteriore in cui essi agiscono.

 

Se proprio devo pensare a una sostanziale differenza tra le scritture dell'era analogica e quelle dei file .Doc, potrei individuare una linea di discrimine nella perdita di prestigio delle pubblicazioni di massa, cioè di quei testi concepiti all'origine allo scopo di intrattenere e non di prospettare a noi lettori un altro possibile modo di concepire l'uomo e il suo rapporto con il mondo.  Poi, va da sé che alle basse ere culturali sono sempre seguiti periodi di fioritura letteraria, i cui prodromi da tempo giacciono in verticale negli scaffali delle nostre attuali librerie, in attesa di una mano misericordiosa che li tolga dall'anonimato per farne cibo per palati esigenti.

 

Ma resta la domanda, gli autori i direttori editoriali e i lettori hanno oggi tempo per leggere?        

 

  

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3 ore fa, Folletto ha detto:

tutto questo boom di aspiranti scrittori avrà una fine?

 

Secondo me no, non finirà. Gli aspiranti saranno sempre di più e, di conseguenza, aumenterà il giro d'affari ad essi collegato. Viviamo in un'epoca di spietata competizione in ogni settore, conseguenza inevitabile di progresso, crescita demografica, globalizzazione. Qualsiasi via capace di condurre ad un ipotetico successo sarà sempre intasata. Non dimentichiamoci che in questi anni si prega e ci si azzuffa per ottenere lavori umili a 12 ore al giorno. Se c'è la coda lì... figurarsi nel campo artistico. Tutti vogliono emergere, competenti e non. 

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15 minuti fa, Renato Bruno ha detto:

Purtroppo è l'intera società del pensiero scritto, in tutte le sue forme, che fortemente risente di una educazione scolastica e culturale in genere piuttosto carente, di superficie, approssimativa. È il registro linguistico generale che sempre di più si adatta a criteri e a esigenze extra-testuali al ribasso ovunque nella società, non solo in Italia. E in questo un ruolo decisivo lo gioca la fretta, la velocità di battuta sulla tastiera, il pc che offre illusorie certezze di scrittura corretta, la scarsa disponibilità al confronto e allo scontro se necessario: si tratta di una mancanza di studio che caratterizza non lo scrittore giovane bensì l'uomo e la donna esordienti, e anche non esordienti. E l'approssimazione colpisce soprattutto lo scandaglio psicologico dei personaggi e la credibilità del contesto interiore ed esteriore in cui essi agiscono.

Come non essere d'accordo?  Sacrosanto.

2 ore fa, Folletto ha detto:

A parer tuo, era migliore o più qualitativo in termini lavorativi il vecchio mondo editoriale "analogico" o il variegato sistema odierno?

Quello di un tempo, per i motivi legati a ciò che ti dicevo nel primo messaggio.  All'epoca una casa editrice quando pubblicava un autore investiva davvero su di lui; non perché gli editori di un tempo fossero più "buoni" di quelli odierni, ma semplicemente per esigenze commerciali.  La prima tiratura di un esordiente con Mondadori o Rizzoli non era mai inferiore alle cinquemila copie, ma si attestava quasi sempre sulle otto-diecimila.  I bestseller "annunciati", che uscivano nei periodi caldi (Natale e l'estate) viaggiavano su tirature dalle cinquantamila copie in su; un Grisham o uno Wilbur Smith passavano tranquillamente le centomila copie in prima battuta (anche perché i tempi di ristampa erano quattro o cinque volte superiori a quelli odierni e il bestseller che fosse andato in ristampa ai primi di dicembre lo avresti rivisto soltanto nell'anno successivo, mentre oggi l'hai di nuovo a scaffale la settimana successiva).  In quel mondo (sembra che parliamo dell'Ottocento, ma sto parlando di una ventina di anni fa) nessuno poteva permettersi di stampare cento o duecento copie di un libro e la selezione doveva essere per forza più accurata, soprattutto per gli editori meno ricchi.

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@Renato Bruno Sempre colto, incisivo e piacevole da leggere! (y)

5 minuti fa, Luciano91 ha detto:

Non dimentichiamoci che in questi anni si prega e ci si azzuffa per ottenere lavori umili a 12 ore al giorno. Se c'è la coda lì... figurarsi nel campo artistico. Tutti vogliono emergere, competenti e non.

Purtroppo è vero. Demografia alle stelle e lavoro sotto le stalle.

Io non so fino a che punto si possa spingere in questo modo.

Io sono un orgoglioso imbrattacarte, proprio così, un imbrattacarte.

Mi ha sempre rincuorato l'andare in libreria, sfogliare un libro di un professionista e comprendere il perchè non ho grandi possibilità di essere pubblicato. Vedere pennellate in carattere Garamond per me impossibili mi ha sempre rimesso al mio posto con le orecchie basse.

Poi arrivano i bestseller usciti da Wattpad, corri sul sito e leggi l'originale dal vago sapore di acne giovanile e il mondo ti crolla letteralmente addosso.

Credo che tutto ciò sconforti molti aspiranti scrittori, se non tutti, almeno chi nella scrittura e nella lettura ci ha sempre visto qualcosa di sublime.

Continuo a credere che prima o poi gli aspiranti diminuiranno, forse perchè demoralizzati o forse perchè stufi di pigiare il tasto invio.

L'unica cosa che spero non succeda è il crollo ulteriore dei lettori che vedendo pubblicata e pubblicizzata tanta immondizia, alla fine torneranno all'originale televisivo.

 

Folletto

 

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@Marcello Grazie per la precisazione, è importante capire come funzionava qualche anno indietro.

Perdonatemi per il messaggio doppio ma l'ho letto dopo avere inviato il post.

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25 minuti fa, Luciano91 ha detto:

Secondo me no, non finirà. Gli aspiranti saranno sempre di più e, di conseguenza, aumenterà il giro d'affari ad essi collegato. Viviamo in un'epoca di spietata competizione in ogni settore, conseguenza inevitabile di progresso, crescita demografica, globalizzazione. Qualsiasi via capace di condurre ad un ipotetico successo sarà sempre intasata.

Sono d'accordo sulle conclusioni, meno sulle motivazioni.  

Ad aumentare il giro d'affari,  più di quelli che pensano di arricchirsi o di diventare famosi, concorrono la casalinga e l'impiegato del catasto (le prime due attività che mi sono venute, che non hanno nulla di disdicevole in sé, s'intende) che vogliono mostrare a schiere di nipoti, cugini e amici di essere scrittori.  Accarezzare il proprio ego fa parte di noi (non dimentichiamo l'Adeodato Lampustri di Umberto Eco) e ora che "si può" con grande facilità non sappiamo resistervi.

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4 ore fa, Folletto ha detto:

secondo voi, tutto questo boom di aspiranti scrittori avrà una fine?

Se si, che risvolti avrà per tutto quel sottobosco editoriale che si è creato attorno a questa chimera del diventar scrittore?

 

Faccio un po' l'indovino, ché quello ci vuole per rispondere.

Secondo me, pubblicare in modo tradizionale diventerà sempre più caro; sempre più una cosa da ricchi. E, per esperienza, quando le cose diventano roba da ricchi, è quello l'inizio della fine. I risvolti sul mercato editoriale saranno segnati dalla concentrazione del lavoro in CE grandi, ricche e potenti. I lettori tradizionali (cartacei) diminuiranno perché i libri saranno sempre più cari e sempre meno persone potranno permetterseli. Ci salveranno gli ebook digitali: quelli saranno il futuro, anche per quanto riguarda i libri scolastici (via per sempre zainetti ricolmi di libri). Il libro (digitale per lo più) diverrà sempre più multimediale. De facto, il libro tradizionale è destinato a morire. Gli aspiranti si sposteranno verso il digitale e avranno a che fare con una forma di libro totalmente diversa da quella attuale, un'evoluzione del libro (più multimediale, come dicevo prima): il libro 4.0!

  • Confuso 1

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4 minuti fa, dyskolos ha detto:

De facto, il libro tradizionale è destinato a morire

:) Lo sentivo dire già una decina di anni fa: non ci credevo allora e ci credo ancora meno oggi.

6 minuti fa, dyskolos ha detto:

perché i libri saranno sempre più cari

Mah, in realtà costavano di più dieci anni fa... 

Prima della crisi il rilegato con sovraccoperta aveva sfondato il muro dei venti euro; oggi si aggira sui diciotto-diciannove.

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14 minuti fa, dyskolos ha detto:

I risvolti sul mercato editoriale saranno segnati dalla concentrazione del lavoro in CE grandi, ricche e potenti.

Su questo mi trovi d'accordo, sul resto un po' meno.

Ricordo le affermazioni di Umberto Eco sul libro cartaceo. Penso che l'editoria continuerà a pubblicare cartaceo, invece la qualità e la scarsità di rispetto degli alberi sacrificati per love story tra vampirelli et similia ho paura proseguirà più forte di prima.

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Temo che non finirà, scrivere messaggi sullo smart phone o su FB ha avvicinato chiunque alla scrittura, che non c'entra nulla con lo scrivere un romanzo o un saggio ma tant'è.

Qualcuno emergerà, molti si butteranno sul self, altri a malincuore rinunceranno del tutto e altri rimarranno in quello strato di media editoria alternando momenti di sconforto "perché non arrivo più in alto?" ad altri di entusiasmo "non è poi male stare qui dall'editore XXX".

In una girandola infinita di concorsi, simil professionisti, addetti ai lavori davvero seri e competenti e noi qui a farci domande, spesso senza risposte.

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Ospite

In tutto questo vi è davvero una poca considerazione della questione "valore" perché il problema è quello, a mio parere.
L'onda anomala di testi è stata causata dall'immediata disponibilità a poter condividere tutto quello su cui si pasticcia e purtroppo è qualcosa che va al di là della diffusione per internet del materiale, riguarda proprio una rivoluzione "controculturale" che considera lavoro qualunque occupazione pratica e "utile" e le diverse professioni "creative"... passatempo di cui tutti sono più o meno capaci. L'immediato effetto è stato lo svuotamento delle scuole "artistiche" da parte di persone di ceti sociali differenti dal "ricco con dotazione di famiglia" (che rimane l'unico a potersi permettere di fare "arte" e di spingerla con i suoi mezzi) e il degrado dell'offerta artistica in senso generale. Gravissima anche la decadenza qualitativa della formazione creativa destinata alla gente "media" (considerata l'orda di fannulloni che saranno costretti ad insaccare caramelle per vivere, dopo essersi illusi di poter fare "altro"). Intanto la convinzione che il prodotto creativo sia qualcosa che tutti possono realizzare (e soprattutto che tutti devono mostrare) ecco che molti si convincono (creando seguiti virtuali di altri hobbisti, in una catena di approvazioni ricambiate, rigorosamente senza critica) di valere qualcosa e ciò che restava confinato, una volta, nella cerchia di pazienti conoscenti e parenti che sopportavano (con ilarità, magari) le ambizioni artistiche del poco dotato (ma purtroppo non di faccia tosta) oggi diventa materiale che occupa spazio e impedisce che gente di valore (priva di mezzi) possa utilizzare gli stessi potenti mezzi per farsi conoscere. Gillo Dorfles, che non l'aveva capito (e ci sta pure, un uomo di cent'anni e figlio del momento storico di massima fiducia nel progresso tecnologico) sosteneva che oggi un genio non può non essere "scoperto" grazie ad Internet. La verità è che, purtroppo, oggi un genio non può essere scoperto se non ha soldi da investire su di sé a priori e soprattutto non può essere visto se è sommerso da questa valanga di cose inutili che purtroppo viene riversata ovunque. Il volume è enorme. Spaventoso.
E come abbiamo attori che non sanno recitare (e si vantano di non aver fatto scuole ed essere "spontanei") e gente che non sa dipingere che fa mostre e paga per cataloghi di lusso, ci sono troppe persono incapaci che si considerano "scrittori" solo perché, magari, tengono un blog vomitando sul mondo i loro malumori. Intanto i lettori... mancano. E diventano sempre di meno, almeno quelli di qualità. Si parla dell'analfabetismo funzionale come un enorme problema visto che pare che il 70% (... già) della popolazione abbia difficoltà a capire il senso di un testo scritto, ma questa condizione è quasi coccolata e certo favorita perché chi è in queste condizioni è manipolabile da ogni punto di vista ed è un cliente senza pretese particolari. La mancanza di cultura (addirittura ritenuta "valore aggiunto" da qualcuno e rivendicata come "genuinità") genera mostri arroganti che puntano a certe occupazioni credendo di avere talento (penso alla carica del self, qualcosa di terribile) ma sempre meno persone pensano di crearsi la competenza con lo studio e lo sviluppo delle capacità necessarie (tecnicamente) per fare un mestiere. Gente che poi legge per un divertimento che non sia farsi quattro immediate grasse risate... sempre meno. Per lo stesso motivo.
Il divertimento di "conoscere" e "studiare" non esiste se non per pochi.
Quindi ecco la carica di autori privi di valore (e pochissimi in gamba, soffocati da questa folla) che continua ad insistere e non avere risultati. Perché tutto sembra sempre più fine a sé stesso.
Finirà? No. Perché creare ignoranti è comodo. Se ci fossero più persone colte, avremmo meno improvvisati su tutto perché la cultura ti costringe al confronto e all'autocritica, ad alzare il livello, a crearti dei termini di paragone che funzionano da metro per qualunque tua ambizione. Chi non sa le cose, pensa di aver inventato qualcosa di nuovo.
E di essere un genio che non è. La gente di questo tipo detesta chi è sopra la media e adora (!) che ce la faccia qualcuno che non sa fare nulla e che è "uno di loro" perché dimostra che potenzialmente sono tutti di valore. Da qui... l'amore assoluto verso certa robaccia che potrebbe fare chiunque. E' per questo che vende.

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9 ore fa, Marcello ha detto:

Mah, in realtà costavano di più dieci anni fa... 

Prima della crisi il rilegato con sovraccoperta aveva sfondato il muro dei venti euro; oggi si aggira sui diciotto-diciannove.

 

Ti do una notizia: anch'io, come te, facevo il libraio. Ciao, ex-collega @Marcello :)

Vero: dieci anni fa costavano di più. Io però parlavo del futuro. Secondo la mia sfera di cristallo (immaginavo che le sfere made in China non funzionassero poi così bene, ma volevo risparmiare ;)), fra sessant'anni altro che muro dei venti euro! Dovremo spostare pure il vallo di Adriano, mi sa! Facciamo così: ci vediamo su WD fra sessant'anni e vediamo... (Non ti preoccupare, ci saremo, no? Corre l'obbligo di essere ottimisti :asd::asd:)

Ci sarà il mio nipotino, figlio di mia sorella, che oggi ha 10 mesi. Sto cercando di fargli dire "libro" prima di "mamma". L'altro ieri gli ho ripetuto "libro, libro, libro...", lui mi ha guardato e ha detto una cosa come "gnèè gnèè, tièèttiààà tièè, bleom bleom, ibbo ibbo ibbo". "E vai!" ho esclamato. Mia sorella mi vuole uccidere: dice che glielo sto traviando.

Ora, in attesa di insegnarli a dire "cartaceo", il che è oggettivamente più difficile, mi chiedo: quando fra qualche anno leggerà il suo primo ibbo, lo leggerà in cartaceo o in digitale?

Il professore a scuola gli dirà, come nella mia vecchia cara e passata era geologica, prendete il libro di storia e studiate da pagina 98 a pagina 107 o gli dirà prendete l'ebook di storia e studiate dalla posizione 98 alla posizione 107?

 

Sopra dicevo, anche se non era chiaro, della lettura come roba da ricchi in futuro. Secondo la mia esperienza, già in piccola parte lo è quasi. Voglio dire, i lettori, quelli che oggi frequentano (stavo per dire affollano) le librerie, mica la sera vanno a dormire in macchina perché tardano ad assegnargli la casa popolare! Già se gli dici che non hai mai letto qualche russo dal nome impronunciabile (un Vattelappeskievijc qualunque ;)) ti guardano con la puzzetta sotto il naso e dicono: "Uh, un pVoletaVio inioVante!" Se poi gli dici che non hai mai letto Tolstoj per poco non ti svengono davanti, cadendo sui guanti di seta col cVavattino in pizzo lamè :asd:

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11 ore fa, Folletto ha detto:

Penso che l'editoria continuerà a pubblicare cartaceo, invece la qualità e la scarsità di rispetto degli alberi sacrificati per love story tra vampirelli et similia ho paura proseguirà più forte di prima.

 

:D

Ieri leggevo un po' di storie su Wattpad: vette della letteratura, esempi del sublime nell'arte, capolavori autentici di arte concettuale ;)

Ti giuro che, se un giorno quelle cose lì finiranno su carta, io mi trasferirò nella foresta amazzonica e mi incatenerò a qualche albero per protesta ^^

 

 

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Premessa: non scrivo su wattpad, e dire che lo detesto è un eufemismo. Chiusa premessa: potrà far piacere o meno, ma certa roba ha più mercato di ciò che noi riteniamo alto e piacevole. E sì, vedo molto snobismo in alcuni commenti. Siamo sicuri che, esempi o meno, l'impiegato del catasto o la casalinga abbiano meno mondo interiore o cose da dire del plurilaureato che si muove in ambito culturale, e che magari lo fa solo per conoscenze? Sicuri che il mondo abbia più bisogno dell'ennesima sbrodolata mainstream di chi si ritiene il nuovo Pavese e non di un romanzo di genere di pura evasione? La mia vuole essere una spinta alla riflessione. Non bisognerebbe paragonare De Gregori a Chopin, eppure sono bravissimi entrambi. O no? Quindi, nel mondo letterario dovrebbe esserci posto per vari generi senza che uno storca il naso verso l'altro. È vero, il digitale ha scatenato molti aspiranti, ma me lo ripeto io stessa ogni giorno: cosa rende il sogno di qualcuno meno meritevole del mio?  Perché dovrei ritenermi superiore? Se la ragazzina che scrive teen drama infarciti di ormoni piace più di me, io non posso farci niente. E lo dico con dispiacere, credetemi. Per quanto mi riguarda, il fatto di poter comunque far sentire la mia voce rispetto a un tempo mi ha portata a voler scrivere di più, e a sfruttare certe opportunità che una volta non avrei avuto. Basti pensare soltanto all'invio digitale! Per il resto, anche per me un tempo chi arrivava aveva una marcia in più, e sentivo semplicemente di non poter competere. Ma forse tutto sommato nemmeno allora era così. I social più che il digitale hanno messo in piazza molti meccanismi semplificandoli e illuso tutti di poter arrivare. Bello in un senso, terribile nell'altro. E forse più frustrante del mistero della vecchia editoria per pochi eletti. 

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1 ora fa, dyskolos ha detto:

anch'io, come te, facevo il libraio. Ciao, ex-collega

:aka: :rosa:

1 ora fa, dyskolos ha detto:

Sto cercando di fargli dire "libro" prima di "mamma". L'altro ieri gli ho ripetuto "libro, libro, libro...", lui mi ha guardato e ha detto una cosa come "gnèè gnèè, tièèttiààà tièè, bleom bleom, ibbo ibbo ibbo". "E vai!" ho esclamato. Mia sorella mi vuole uccidere: dice che glielo sto traviando.

Ora, in attesa di insegnarli a dire "cartaceo", il che è oggettivamente più difficile, mi chiedo: quando fra qualche anno leggerà il suo primo ibbo, lo leggerà in cartaceo o in digitale?

:rofl::rofl:

 

53 minuti fa, dyskolos ha detto:

Ieri leggevo un po' di storie su Wattpad: vette della letteratura, esempi del sublime nell'arte, capolavori autentici di arte concettuale ;)

Ti giuro che, se un giorno quelle cose lì finiranno su carta, io mi trasferirò nella foresta amazzonica e mi incatenerò a qualche albero per protesta 

Mi hai acceso la giornata! :rosa:

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Ospite
24 minuti fa, Artemisia Winter ha detto:

Quindi, nel mondo letterario dovrebbe esserci posto per vari generi senza che uno storca il naso verso l'altro. È vero, il digitale ha scatenato molti aspiranti, ma me lo ripeto io stessa ogni giorno: cosa rende il sogno di qualcuno meno meritevole del mio?  Perché dovrei ritenermi superiore? Se la ragazzina che scrive teen drama infarciti di ormoni piace più di me, io non posso farci niente.


Una cosa è parlare di "generi" e altro di porcate. Diciamo pure che è molto difficile (impossibile per definizione) che un testo "rosa" canonico sia un capolavoro, a meno che la storia d'amore (che mi piace pure!) non sia "immersa" in molto altro. Ma anche non si trattasse di un capolavoro (rarissimi) un libro di qualunque genere potrebbe essere un buon libro, un testo onesto e scritto da chi sa scrivere (cosa non scontata). Che poi ciascuno abbia i suoi gusti è altra cosa. Qui si parla di disgusto totale. Di testi che dovrebbero autodistruggersi appena condivisi! Il politicamente corretto, la mancanza di voglia e capacità di giudicare (e prendersi le sue responsabilità in merito, come diceva Venturi) hanno dato a tutti l'illusione a tutti di poterci "provare". Anche se senza talento ("che non è poi così importante, conta il carattere!" cit.)
Non tutti possono essere snob. In un contesto simile, dove "ignorante è genuino" e dove chi studia "è stronzo" io scelgo di esserlo. Non so quanto io valga come scrittore ma so di essere un lettore forte e sì, sono perfettamente in grado di giudicarla a prescindere ai miei gusti e... certa roba è concime. Non c'è un "secondo me" (basta!) c'è la realtà oggettiva della cosa: la maggior parte delle cose scritte (ma non solo) fanno schifo. Alcune fanno pena, altre fanno ridere loro malgrado e parecchie sono "presunzioni" di gente che non dovrebbe esprimersi creativamente se non in qualche corso hobbistico (sacrosanti ma... finita lì, per favore!).
Una cosa è il "mondo interiore" di una persona e altro è discutere dell'appiattimento culturale spaventoso che fa sentire certa gente (la casalinga che produce "Cinquanta sfumature" e le vende alle donne come lei) di talento. Non puoi farci niente, dici? Se sono la maggior parte... no.
Ma intanto non leggere nulla di questa roba, non visualizzare contenuti discutibili, non condividerli (neanche per prenderli in giro, è sempre visibilità alla porcata di turno) è il modo di far collassare molte "imprese". C'è gente che pubblica libri dopo aver aperto la paginetta FB con la "trovata" e molte capre non si rendono conto che seguirle mantiene certe situazioni concretamente. Anche le peggiori. I social hanno messo bene in evidenza il livello scarso (culturale ma non solo, parlo proprio "umano") della maggior parte delle persone. E comunque...
Il testo d'evasione è sempre esistito (ed esisterà) ma tra chi lo consumava con piacere non c'era la presunzione di aver letto un libro che avesse valore superiore a quello di passatempo immediato, poi da dimenticare.
Io mi sono ritrovato con "divoratori seriali di nulla" che definiscono loro stessi "lettori"! Per me non lo sono per niente. E non siamo sullo stesso piano.

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23 minuti fa, Artemisia Winter ha detto:

vedo molto snobismo in alcuni commenti. Siamo sicuri che, esempi o meno, l'impiegato del catasto o la casalinga abbiano meno mondo interiore o cose da dire del plurilaureato che si muove in ambito culturale, e che magari lo fa solo per conoscenze? Sicuri che il mondo abbia più bisogno dell'ennesima sbrodolata mainstream di chi si ritiene il nuovo Pavese e non di un romanzo di genere di pura evasione? La mia vuole essere una spinta alla riflessione. Non bisognerebbe paragonare De Gregori a Chopin, eppure sono bravissimi entrambi

Credo che tu abbia frainteso in pieno il mio pensiero, oppure io mi sono espresso in maniera davvero maldestra.

Non si tratta di mondo interiore: si tratta fondamentalmente di capacità tecniche.  Se potessi farti leggere mezza paginetta di certi romanzi che mi vengono sottoposti per un editing sarebbe tutto molto evidente.

E ti giuro che non è questione di snobismo, chi mi conosce di persona sa che sono una persona umile.  Anche troppo a volte...

Non si tratta di avere cose da dire, ma di averne le capacità.  Se hai ("hai" impersonale) una storia profonda e intensa da raccontare, ma sintassi, grammatica e consecutio sono parole vuote di significato, quella storia profonda e intensa non potrà arrivare a un lettore senza qualcuno che le dia una forma leggibile.  O, se ci arriva così come sta, difficilmente qualcuno potrà goderne.

E, per inciso, non sono plurilaureato, ma nemmeno laureato: mi sono fermato tre esami prima, quando mio padre è morto mentre prestavo servizio militare.

E non scrivo sbrodolate mainstream, ma romanzi di genere.

E De Gregori è il mio cantautore preferito, dopo Guccini.

 

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@Marcello non era riferito tanto a te, quanto all'atmosfera che spesso trasuda dal forum. Io scrivo romanzi di genere femminile. Per scelta preferisco restare anonima, ma ti assicuro che posso vantare (per modo di dire) risultati che non ho mai raggiunto e che credo non avrei mai raggiunto quando mi dedicavo a generi più alti, per così dire. La mia è stata una scelta precisa, per vedere che risultati potevo raggiungere in termini di lettori, e perché no anche economici. Non vi tediero' con tutta la mia noiosa storia e relative implicazioni psicologiche, ma rispondo anche a @Mattia Alari per quanto mi riguarda,  penso di poter scrivere cose più utili a chi ama un certo genere piuttosto che una inutile scopiazatura di ottimi mainstream che ho amato. Sì, credimi, penso anche io che le cinquanta sfumature abbiano fatto credere di essere lettrici a persone che non hanno mai letto altro, pensa che blogger saccenti vengono interpellate dalle ce per sapere cosa pubblicare e credimi che ognuno ha la sua parte di frustrazione da digerire. Però, anche mia nonna leggeva i fotoromanzi... Ognuno ha diritto di leggere come meglio crede, sempre meglio farlo che non farlo. Io in coscienza come autrice cerco di essere umile e imparare, di scrivere comunque qualcosa in cui credo e che ho voglia di raccontare. Questo vale per tutti. I lettori e le loro scelte non sono più affar nostro, nel bene o nel male. Possiamo assecondarli, sperarci, insultarli, ignorarli. Ma possiamo farci poco. 

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Adesso, Artemisia Winter ha detto:

Scopiazatura. Scusate gli errori. Dopo il secondo tag il messaggio e la tastiera sono andati in tilt :facepalm:

Ecco, appunto. Scopiazzatura! 

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Io penso che un aspirante scrittore oggi abbia più possibilità di prima. Ha più  mezzi a disposizione e questo consente ai piùdi provarci (riuscirci e tutta un'altra cosa). Tra il digitale e cartaceo, anch'io come voi, spero che il cartaceo non sparisca, ma dobbiamo prendere atto del fatto che la fotografia si è rivoluzionata, il vinile non esiste più, e Allevi, pianista che adoro, e stato super criticato e messo in difficoltà  dai potenti della musica perché si è permesso di "scherzare" arrangiando a modo suo compositori come Mozart e gli altri. Io dico che il mondo cambia e non occorre gridare allo scandalo, ciò che disprezziamo oggi sarà legge domani. Auguriamoci solo che non ci si abitui al pessimo ( questa è la mia unica paura). Le librerie non posso più sopravvivere solo con i.libri, devono avere all'interno un caffè, un buon assortimento di gadget e magari pure souvenir. Il mio discorso spazia su molti campi ma tutto converge. 

 

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1 ora fa, dyskolos ha detto:

Ti giuro che, se un giorno quelle cose lì finiranno su carta, io mi trasferirò nella foresta amazzonica e mi incatenerò a qualche albero per protesta 

Olia la catena.. è già avvenuto e sta avvenendo mentre io e te discutiamo.

 

1 ora fa, Artemisia Winter ha detto:

Se la ragazzina che scrive teen drama infarciti di ormoni piace più di me, io non posso farci niente. E lo dico con dispiacere, credetemi. Per quanto mi riguarda, il fatto di poter comunque far sentire la mia voce rispetto a un tempo mi ha portata a voler scrivere di più, e a sfruttare certe opportunità che una volta non avrei avuto.

Ti vorrei far leggere il testo originale Wattpad di un bestseller young adult.

Roba che farebbe venire la nausea al mostro di Firenze, credimi.

Quello che dici è giusto, anche io penso che la superiorità scrittoriale sia uno snobismo inutile.

Qui non si tratta di paragonare De Gregori a Chopin ma di paragonare Leonardo Da Vinci ad un australopiteco.

La realtà è che viviamo in una società dove tutti devono e possono fare tutto.

Niente sacrificio, niente studio, niente critica... solo miele.

Il risultato è una classe dirigente futura priva di spina dorsale e foreste pluviali immolate per storie adolescenziali così spinte da far sentire una pudica Ilona Staller.

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Ospite

@Artemisia Winter uno dei miei libri preferiti (anche perché dovrei scrivere all'autore e dirgli che Yair esiste, anche se è molto più "coraggioso") è "Che tu sia per me il coltello". E' una storia d'amore. E non si tratta di un libro snob, credo che abbia avuto molto consenso (quindi non è neanche detto che ciò che piace faccia schifo).
Tutti i libri che ho amato hanno una storia d'amore forte all'interno (di qualunque tipo) ma ciò che io trovo terribili sono certi "standard" di genere. Per il genere rosa sono stringenti: Lei attraente, in difficoltà perché indipendente e inquieta, lui bello e maledetto o almeno singolarmente fascinoso; innamoramento contrastato, equivoco, separazione, tragedia apparente e... lieto fine. Il rosa è questo. Beh, in questi termini è ovvio che non si possa scrivere un capolavoro. E neanche un bel libro ma al massimo... un libro scritto bene, nonostante tutto. Anche se per me sarebbe zero significativo.
Si può scrivere qualcosa che viene consumato come le patatine. Nessuno pretende che facciano bene o che siano propriamente "cibo". Piacciono, anche a me. Il problema spotrebbe esserci se a cena da qualcuno ti venissero svuotate nel piatto come contorno di un paio di sofficini e la persona in questione si definisse "appassionata di cucina".
Ecco... certi lettori sono così. Che poi tua nonna guardasse (più che leggere) i fotoromanzi, ci sta. Ma scommetto che non li avrebbe mai considerati come un libro.

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