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Cerusico

Le incisioni [revisionato]

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Commento

 

Le incisioni

 

Alice arriva all'ultimo gradino, piega le ginocchia per saltare, i piedi affondano nella sabbia asciutta. Scosta una bottiglia di birra e un pallone sgonfio, calpesta mozziconi di sigaretta. Le alghe brune, rinsecchite dal sole di fine ottobre, oscillano al ritmo del vento leggero.
La spiaggia è una striscia sufficiente per quattro ombrelloni appena, schiacciata tra una scogliera che penetra nel mare e un promontorio ricoperto di arbusti che la tiene al riparo dagli sguardi del paese; alle spalle, una stradina polverosa che conduce al porto in disuso. Vibra nell'aria l’odore di una barca di legno riversa su un fianco, addossata agli scogli, elegante e silenziosa agonia dell’adolescenza di Alice.
Sfila le scarpe e cammina sulla battigia, cullata dal rassicurante mormorio delle onde; da lontano giunge il grido di un gabbiano. Se riuscisse ad abbandonare, anche solo per un istante, la percezione dell’esistenza di Guido, intento a fumare appoggiato alla ringhiera arrugginita, si convincerebbe di essere sola al mondo. Raggiunge l’estremità della riva, cerca con lo sguardo uno scoglio per metà sommerso, si incanta mentre lo osserva. L’acqua si è impossessata di un bel pezzo della spiaggia, Alice pensa ai pomeriggi trascorsi lì, sempre troppo brevi; poi pensa a Maurizio.
Valuta il percorso per raggiungere la meta senza rischiare di scivolare. Indugia sui sassi pungenti, riscoprendo la delicatezza delle piante dei piedi, un tempo quasi insensibili. Giunta a destinazione, si accoccola e passa la mano sulla pietra umida. Un minuscolo granchio si ripara in una rientranza; di fianco, i polpastrelli di Alice sfiorano ciò che ha resistito a ventiquattro anni di pioggia, di rassegnazione e di salsedine. Accetta che sono quelle iniziali, a malapena distinguibili, il motivo per cui ha chiesto al marito di fermarsi lì: una M e una A un po’ sghemba, col tratto orizzontale troppo lungo, incorniciate da un cuore spigoloso. Il viso le sfiorisce in un sorriso triste.


***

 

Maurizio stava suonando un pezzo dei Sonic Youth quando lei lo baciò. A lui cadde di mano il plettro e spalancò gli occhi. Aveva quindici anni, Alice, e lui ventiquattro, un viso tutto angoli e gambe magrissime; non era bello, ma era con lui che aveva sognato di fare l’amore per la prima volta. E dopo, quando lui si era disteso ansimante e l’aveva accolta sul petto, lei fu certa per qualche minuto che avrebbe ascoltato battere il cuore di Maurizio ogni giorno della sua vita.
Parlarono dei loro nomi preferiti, associandoli a figli immaginari di un futuro distante, le sembrò un discorso solenne che ben si accordava all'occasione.
«Non voglio figli» disse lui, accarezzandole i capelli.
«Perché?» gli chiese stupita.
Lui non rispose, sollevò una spalla e poi riempì i polmoni d’aria, liberandoli con un sospiro.
«Perché vuoi togliere a un’altra creatura la possibilità di vivere un momento come questo?» lo incalzò.
«Perché questi momenti passano. E poi non ti rimane niente.»
«Ma che dici? Per noi non finiranno mai. E comunque, rimane sempre il ricordo, no?»
«I ricordi fanno soltanto male.»
«Anche quelli belli?»
«Soprattutto quelli.»
«Ma allora… che senso ha tutto questo?»
Lui strinse le labbra, lo sguardo distante a scandagliare le stelle.
«Forse ha senso adesso, in questo preciso istante. Adesso è bello, adesso è magico. Ma non resterà così. Cambieremo noi, cambierà il ricordo di ciò che abbiamo fatto e anche il valore che gli daremo non sarà lo stesso. E alla fine, di tutto quanto, non resterà niente.»
Lei rimase in silenzio, incerta se proseguire una conversazione che stava portando via l’emozione dalle guance candide. Lui lo avvertì, allora la strinse un po’ di più. Alice ricordò le parole di Gilda, compagna di tanti pomeriggi monotoni trascorsi tra una panchina e un sogno di fuga. Penserai che è per sempre, le aveva detto mangiando un gelato al pistacchio, dentro un vestitino che metteva in evidenza linee che Alice poteva ancora solo sperare di avere, poi avrai un altro, e un altro ancora, e capirai che tutto è fatto per finire.
Non che fosse d’accordo, Alice. E proprio per quello un brivido le scosse il corpo minuto, percorrendole la colonna vertebrale. Si rannicchiò avvolgendosi nel telo e si unì a lui, come se quello fosse l’unico modo per trattenerlo e per non permettere al tempo voluttuoso di portare via ogni cosa.


***


Maurizio si laureò a dicembre di quell'anno, a gennaio salì su un treno, a Roma trovò ad accoglierlo un lavoro a tempo determinato e un appartamento condiviso con studenti. Alice attese Pasqua per rivederlo. Erano trascorsi tre mesi dalla partenza, ma la città aveva masticato e sputato fuori un Maurizio allegro e spigliato in un modo che non la faceva sentire al sicuro. Dagli occhi era sparita la malinconia di cui si riempivano mentre osservava i tramonti e poi Alice, nello scorcio di estate che avevano condiviso.
Attesero che il sole calasse sulla stessa spiaggia della prima volta, per replicare gesti, respiri e parole che si erano svuotati di significato, mentre lei pensava di non voler essere lì e che Gilda, forse, aveva ragione. Si salutarono come vecchi amici, lontani dall'ingresso di casa, e lei comprese che nulla sarebbe stato come prima, neanche quando, di lì a tre anni, si sarebbe diplomata. L’idea di trasferirsi a Roma per vivere con lui le sembrò di colpo una fantasia infantile lontanissima, troppo eterea per essere afferrata e troppo flebile per poter essere ritenuta autentica. Alice si voltò, asciugò una lacrima e, senza concedersi traccia di dubbi, si lasciò definitivamente alle spalle la spensieratezza.


***


«Alice!»
La voce di Guido le giunge da lontano, uno schiaffo che la riporta sulla terra. Coi polpastrelli ripercorre ancora una volta la A incisa con un sasso appuntito, simulacro di una materia fatta di speranze e ingenuità. Tira su col naso e si solleva per tornare lì dove sa di voler stare. Con le scarpe in mano, cammina sulla sabbia fresca fino alle scalette. Reti rosse, strappate e logore sono ammucchiate a un’estremità della barca, l’odore è di legno marcio misto a pesce andato a male. Quando passa vicino, Alice scorge una scritta sbiadita sulla vernice azzurrina ormai scrostata. Con la sua scrittura infantile, chissà quando, aveva scritto: Tutto potrei sopportare tranne perderti.
«Dai, che sta piangendo» la richiama Guido.
Gli dà un bacio sulla punta del naso, apre la porta posteriore dell’auto, prende in braccio il bimbo e gli sussurra Sono qui, non vado da nessuna parte.
«Torniamo a casa» dice al marito.
«È messa proprio male, la spiaggia» sottolinea Guido avviando il motore.
Alice assicura il figlio sul seggiolone, prende posto sul sedile del passeggero e appoggia la fronte al finestrino. Lo sguardo sorvola le orme che ha lasciato sulla sabbia, poi si concentra sull'orizzonte: uno spicchio color tuorlo d’uovo sta tuffandosi velocemente in mare.
«Un tempo era meglio» risponde appena il sole sparisce.
«Tutto è meglio quando si è ragazzini.»
Quando si immettono in autostrada, Guido le chiede sottovoce: «Dorme Maurizio?»
Lei si volta, osserva il viso del bambino, le sue labbra socchiuse a formare un cuoricino. Poi annuisce, e torna a guardare avanti.

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Ospite

L'inizio del racconto è un po' lento. La descrizione dell'ambiente è minuziosa, sembra tu stia traducendo a parole un quadro ad una persona cieca.
Ci sono particolari molto belli e sensibili, come la descrizione delle varie "consistenze" fisiche (sabbia, alghe, scogli) e ciò denota un approccio "concreto" alla realtà ma al tempo stesso, sognante e sensibile. Le considerazioni di Alice infatti sono molto plausibili e si sente uno spirito dolcemente "femminile" evocato dalle tue parole. E' ottimo che tu ci sia riuscito anche con poche parole ma molta atmosfera.
Alice è ancora adolescente all'inizio (così la si vede, per l'ambiguità che hai creato con la frase: "Vibra nell'aria l’odore di una barca di legno riversa su un fianco, addossata agli scogli, elegante e silenziosa agonia dell’adolescenza di Alice" a mio parere non del tutto chiara). Ma la questione si chiarisce subito ed ecco il racconto malinconicissimo della perdita del primo amore da parte di Alice. Un primo amore a cui non è poi seguito nulla di altrettanto importante e la presenza di Guido, una sorta di fantasma da "ignorare" in quel momento di ricordo, lo sottolinea ulteriormente. Bella la parte di Alice e Maurizio all'inizio di tutto, la scena è piena di tenerezza verso di lei (quella che poi non ha lui, con quelle parole). Personalmente trovo il cinismo di Maurizio una randellata inopportuna ma... lo è pure per Alice quindi funziona.
Il resto, tranquillamente svolto, una storia "comune" e singolare al tempo stesso.

I pellegrinaggi nei luoghi di infanzia (e giovinezza, per alcuni) sono come visite alle tombe di noi stessi. E' proprio questo che fa Alice: tocca la lapide del suo passato, rovinato in un presente che ha distrutto quasi i resti di qualcosa che appare più bello proprio perché romanzato dal ricordo. Come il primo amore, per qualcuno. Che lei non ha dimenticato. La chiusa non è originale (immaginavo un bambino e immaginavo anche il nome che avrebbe avuto) ma è molto immediata ed efficace.
A parte qualche frase da rivedere all'inizio... un buon racconto. Per quel che vale, mi è piaciuto.

Alla prossima
 

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Ciao @Cerusico! Non ricordo affatto il MI in cui hai partecipato, anche perché sono certa di non aver letto questo racconto prima (se non sbaglio, eh). L'incipit molto bello, diretto, catapulta il lettore direttamente sulla spiaggia e gli fa conoscere Alice. All'inizio, non so perché, avevo la sensazione che parlassi di una ragazzina e non di una donna. Concordo con Mattia che descrivi forse in dettaglio la spiaggia, però a me i dettagli piacciono e in questo caso non appesantiscono la scena stessa che solo è forse leggermente più lunga rispetto al resto. La narrazione rallenta un po' dopo l'incipit, mentre il lettore segue Alice, però credo sia voluto per accentuare l'attesa della donna di riscoprire i ricordi di un tempo, o forse soltanto il suo muoversi lento sulla spiaggia. Non ho apprezzato però l'uso delle stelline per introdurre i flashback, sembra che tu non ti fidi del lettore :D Già con il passaggio al passato si nota il cambio, i segnali grafici non sono necessari. ;) 

Ben sviluppato il personaggio di Alice, e anche quello del suo primo amore. Il marito rimane un po' in disparte, e quando lei dice che può immaginare per un momento di essere sola ho pensato che non avessero un buon rapporto e che per questo rincorre ai ricordi di Maurizio. Ben costruito anche il profilo psicologico della donna. Quando appare il bambino si intuisce subito il nome, ma non è un vero difetto. In fondo Maurizio è il primo amore di Alice. Devo però dire, di come poi ne parla, o meglio ricorda, non mi sembrava una storia così importante da dare addirittura il nome di lui al figlio. Ma forse è solo una mia impressione. Un bel racconto, comunque. Sentito e piuttosto reale. Piaciuto. A rileggerci. 

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@Cerusico Ciao:) Commento anche perché magari partecipo al MI. Lo faccio volentieri, perché mi piacciono i racconti di nostalgia, mare, ex ragazzi, cose così...

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

Alice arriva all'ultimo gradino, piega 

Quel "ultimo gradino" è un po' tronco. Direi, come mi immagino "Alice arriva all'ultimo gradino della scaletta in pietra che porta alla spiaggia. Piega…".

Il resto è bello. Da un senso di desolazione (alla faccia di "salvamare"). Dato che parli di "spiaggia" subito dopo, puoi usare il sinonimo "litorale".

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

la tiene al riparo

Preferirei "la nasconde".

 

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

Vibra nell'aria l’odore di una barca di legno riversa su un fianco, addossata agli scogli, elegante e silenziosa agonia dell’adolescenza di Alice.

E' molto bello. Lo scriverei "Nell'aria l'odore di una barca di legno riversa su un fianco e addossata agli scogli (senza verbo), che pare una elegante e desolata immagine della fine dell'adolescenza di Alice".

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

L’acqua si è impossessata

Preferirei "Il mare…".

 

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

Valuta il percorso per raggiungere la meta

Valuta il percorso per raggiungere quello scoglio...

 

Il primo paragrafo è molto bello, "tuttoshow".

 

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

che ben si accordava all'occasione.

Preferirei "un discorso solenne, quasi assoluto".

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

poi riempì i polmoni d’aria, liberandoli con un sospiro.

poi fece un lungo sospiro come liberatorio

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

lo sguardo distante a scandagliare le stelle.

lo sguardo distante, fisso alle stelle

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

dalle guance candide

lo toglierei

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

, percorrendole la colonna vertebrale

lungo la schiena (colonna vertebrale fa troppo anatomico)

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

voluttuoso

lo toglierei

 

Ottimo per me il dialogo del secondo paragrafo. Molto naturale

 

Buono il terzo paragrafo, che mette la parola fine senza fronzoli.

 

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

color tuorlo d’uovo

di un rosso intenso

Il ‎23‎/‎04‎/‎2019 alle 12:11, Cerusico ha detto:

a formare un cuoricino

Toglierei.

 

Ottimo il finale.

 

Per me è veramente un bel racconto. Un classico della nostalgia che piace sempre.

Molto ben scritto e belle immagini(y)

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Il 23/4/2019 alle 12:33, Ospite ha detto:

A parte qualche frase da rivedere all'inizio... un buon racconto. Per quel che vale, mi è piaciuto.

 

Mattia, ho fatto tardi a rispondere e temo che non leggerai mai questa risposta, ma voglio comunque ringraziarti per il passaggio. E il tuo commento per me vale molto, assolutamente.

 

In particolare, qui:

 

Il 23/4/2019 alle 12:33, Ospite ha detto:

I pellegrinaggi nei luoghi di infanzia (e giovinezza, per alcuni) sono come visite alle tombe di noi stessi. E' proprio questo che fa Alice: tocca la lapide del suo passato, rovinato in un presente che ha distrutto quasi i resti di qualcosa che appare più bello proprio perché romanzato dal ricordo. Come il primo amore, per qualcuno.

 

hai colto alla perfezione il concetto alla base del racconto.

 

Il 23/4/2019 alle 16:42, Emy ha detto:

All'inizio, non so perché, avevo la sensazione che parlassi di una ragazzina e non di una donna.

 

Mi interrogo su quest'aspetto, per provare a capire cosa dia questa impressione.

 

Il 23/4/2019 alle 16:42, Emy ha detto:

La narrazione rallenta un po' dopo l'incipit, mentre il lettore segue Alice, però credo sia voluto per accentuare l'attesa della donna di riscoprire i ricordi di un tempo, o forse soltanto il suo muoversi lento sulla spiaggia.

 

Sì, anche. Inoltre, la mia volontà era di fare in modo che la spiaggia fosse lo specchio dei ricordi di Alice, distanti e sciupati dal tempo.

 

Il 23/4/2019 alle 16:42, Emy ha detto:

Non ho apprezzato però l'uso delle stelline per introdurre i flashback, sembra che tu non ti fidi del lettore

 

Vero, lì forse ho peccato di insicurezza. :D 

 

Il 23/4/2019 alle 16:42, Emy ha detto:

Devo però dire, di come poi ne parla, o meglio ricorda, non mi sembrava una storia così importante da dare addirittura il nome di lui al figlio.

 

Come mi era capitato di dire ai tempi del MI in cui avevo postato questo racconto, in realtà il nome non deve essere necessariamente letto come un rimpianto connesso alla persona: può diventare, almeno nelle mie intenzioni, simbolo di un'epoca di sogni e di speranze che la vita, inevitabilmente, ha provveduto a cancellare o trasformare, nel migliore dei casi. Quindi in quel nome Alice può vedere non tanto un amore passato, ma un'intera fase della sua vita che continua a vedere con una certa dose di rimpianto (per la spensieratezza perduta) e che vuole portarsi dietro nella nuova vita.

 

Grazie del passaggio, @Emy:rosa:

 

Il 28/4/2019 alle 01:43, Edu ha detto:

Decisamente un bel racconto

 

Sintetico e gratificante :D grazie davvero, @Edu.

 

Il 28/4/2019 alle 09:08, camparino ha detto:

Per me è veramente un bel racconto. Un classico della nostalgia che piace sempre.

Molto ben scritto e belle immagini(y)

 

Ciao, @camparino. Ti ringrazio per la lettura e anche per i suggerimenti di modifiche: li valuterò uno per uno.

Mi spiace che il commento non ti sia servito per il MI, visto che ieri non c'era, ma mi ha fatto molto piacere il tuo passaggio e il tuo apprezzamento. :)

 

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Il 23/4/2019 alle 12:33, Ospite ha detto:

L'inizio del racconto è un po' lento.

Concordo, e aggiungo che la lentezza della prosa è funzionale al rapporto ambivalente che intercorre protagonista e ambiente. E' un paragrafo (o sottocapitolo, non so) carico di significati, in parte comprensibili durante la lettura e completati solo a conclusione del racconto. Si sta entrando nella storia sia a livello visivo che interiore, ognuno è lo specchio dell'altro, oppure ogni sensazione, particolare, ecc. è la matriosca di qualcos'altro. Per questo la lentezza è necessaria; serve ad aiutare il lettore un poco attento (come il sottoscritto) a comprendere ogni sfumatura di significato successivamente esplicato. Se fosse stata una descrizione priva di valore, fine a se stesa, e l'incipit fosse stato così lento e un po' frammentario, allora sarebbe stato pesante e inutile. Qui è il pezzo più forte del racconto.

Concordo anche con il resto del commento dell'Ospite, e dei commenti a lui successi, specialmente questi due passaggi di Emy: 

Il 23/4/2019 alle 16:42, Emy ha detto:

All'inizio, non so perché, avevo la sensazione che parlassi di una ragazzina e non di una donna.

 

Il 23/4/2019 alle 16:42, Emy ha detto:

Non ho apprezzato però l'uso delle stelline per introdurre i flashback.

 

Mi auguro che Alice sia felice, adesso. Au revoir!

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Che onore, un commento di @Mister Frank:D

 

15 ore fa, Mister Frank ha detto:

E' un paragrafo (o sottocapitolo, non so) carico di significati, in parte comprensibili durante la lettura e completati solo a conclusione del racconto. Si sta entrando nella storia sia a livello visivo che interiore, ognuno è lo specchio dell'altro, oppure ogni sensazione, particolare, ecc. è la matriosca di qualcos'altro.

 

Sono contento che tu abbia colto questo, perché coincide in pieno col mio intento: calare il lettore in un contesto ambientale che è specchio del mondo interiore di Alice. Se ti è arrivato, se con te ha funzionato, allora il risultato è raggiunto in pieno.

 

15 ore fa, Mister Frank ha detto:

Mi auguro che Alice sia felice, adesso. Au revoir!

 

Suppongo di sì, ma tutti abbiamo, di tanto in tanto, una specie di bisogno di calarci nel passato, con nostalgia, rimpianto o con l'ombra di un sorriso. Credo sia del tutto umano.

 

Ciao, @Mister Frank:cerusico:

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