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Ace

Consigli di scrittura di Joe Lansdale

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Seguo da parecchio Lansdale, Joe è uno scrittore che mi piace parecchio e quello che segue è un contenuto che ha pubblicato non più tardi di un paio di ore fa. Ne ho tradotto al volo le parti più significative e ve le posto qua: contengono una quantità di buoni trick che io stesso utilizzo da anni e sono certo potranno fare di voi degli scrittori migliori.

 

Enjoy.

 

Consigli di Joe Lansdale

 

Io non delineo  trame, tranne inconsciamente, scrivo solo, correggendo ogni pagina il giorno stesso in cui è stata scritta. Poi il mattino successivo rileggo il lavoro del giorno prima e ritocco qua e là. Quando arrivo più o meno a metà romanzo rileggo tutto per riprendere slancio, lucido dove necessario, poi scrivo il resto, rileggo tutto e lucido ancora. Ora, questo potrebbe non funzionare per tutti. Non c'è un modo giusto, ma questo è il mio modo. Posso offrire come prova una carriera lunga quarantasei anni.

 

Cerco di scrivere da tre a cinque pagine al giorno. In questo modo sono un eroe ogni giorno e quelle pagine sono facilmente modificabili, perché sono poche. La mia unica legge è che scrivo ogni mattina per circa tre ore per scrivere da tre a cinque pagine. Quando viaggio, potrei dover scrivere piccole session mentre sono su un aereo, in un hotel, o da qualunque altra parte.


Ciò che ha cambiato la mia vita di scrittore per me è stata la coerenza, mi aspettavo di scrivere piccoli brani in un tempo ragionevole ed eliminando quella bozza di idea, che può essere utile per alcuni, ma può essere fuorviante per gli altri, che sentono che stanno scrivendo meglio perché hanno un sacco di bozze, o perché ci lavorano un sacco di ore. La scrittura è meglio alimentata dalla vita e dalla biblioteca, non solo dalla biblioteca.

Mi piace anche smettere ogni giorno quando sento che ho ancora un po' di storia dentro di me, e poi non penso alla storia fino a quando non mi alzo la mattina dopo, almeno non di proposito. Fermandomi quando penso di avere ancora un po' di più da dire, il mio subconscio aumenta l'attesa. Non parlo del libro al di fuori di qualcosa del tipo, "Sì, è un libro del crimine nei primi anni sessanta con un venditore di auto usate".

Scrivi semplicemente, il che non significa che le parole debbano essere disposte come stronzi messi in fila. Hanno bisogno di scintilla e hanno bisogno di poesia, e se hai bisogno di una frase che dia movimento per dare alla tua storia la sensazione di cui ha bisogno, fanculo la grammatica, ma sappi quali regole stai infrangendo, e perché, anche se ne senti solo il motivo.

Scrivere non riguarda le buone maniere, ma non dimostrare di esserne privo. Mi riferisco ai personaggi della storia, ai dialoghi e la sensazione di una storia subliminale esistente sotto la storia. Che c'è di più nella foresta rispetto agli alberi.

Scrivi come tutti quelli che conosci fossero morti. Al diavolo l'opinione di tutti quando scrivi. Scrivi per te. Non ho in mente un lettore perfetto. Questo funziona per alcuni, ma mi fa scrivere per loro, il che significa che potrei non scrivere per me. Non ho idea cosa piacerà a tutti gli altri. So solo cosa mi piace, quindi scrivo per me. È un momento meravigliosamente egoista. Quando ho finito, e il libro o la storia sono là fuori, allora spero che a molti piaccia. Ma affrontalo: non puoi essere universalmente ammirato, quindi non cercare di esserlo.

Scrivi chiaramente e visivamente ed evita i tag per la parola "dire". Se devi spiegare come parlano i tuoi personaggi, non hai scritto la scena giusta. Imposta la scena e mostra come parlano, e se lo spieghi, fallo in modo intelligente in modo da rivelare il carattere. “Parlava come se avesse appena mangiato un cucciolo e si fosse goduto ogni boccone”. Questo in realtà dice come ha parlato, ma ti dà un'idea di come pensa il narratore e di cosa pensa di chi stanno parlando.


Stai lontano dai punti esclamativi. Sono permessi, certo, ma usali con parsimonia. Recentemente mi sono ritrovato a punto e virgola, e mi piace pensare che si adattino al tono del narratore, una specie di discorso formale. Di solito riscrivo se inizio a usare un punto e virgola, lo trasformo in due frasi, o spesso una virgola farà al posto di un punto e virgola.

Non unirti agli scrittori per diventare membro di club come Splatterpunk, Noir, Cyberpunk, ecc. Diventa il tuo stesso club. Non appena queste cose possono essere identificate, sono praticamente finite e, se sei membro di un club, inizi a scrivere per il titolo del club o dei membri del club, non te stesso. Inoltre, diventa meccanico, quindi inizi a scrivere in un modo che annoia il lettore, e te stesso. Una nota. Ti è permesso dire ciao e uscire con coloro che amano essere membri dei club. Ma, non appena entri in un club, hai probabilmente limitato le tue possibilità di scrittore. Non importa quanto tu ami qualcosa, se ti aggrappi ad esso abbastanza a lungo, rompi le sue ossa o soffocalo. Accettalo, vai avanti. Potresti tornare indietro e accarezzarlo di nuovo, ma non devi renderlo il tuo compagno costante.

Se inizi qualcosa che ancora non ti è chiaro, scrivi qualcos'altro. Generalmente il motivo per cui la tua mente si sposta su qualcos'altro è perché quello su cui stai lavorando si sta facendo duro. Quindi impara a finire ciò che inizi. Abbandona se si tratta di un fallimento, ma se è solo difficile, continua fino alla fine.

Tutte le regole sono suggerimenti, e tutti sono fatti per essere infranti. Eccetto questi: per essere uno scrittore devi leggere, leggere molto e leggere dalla tua zona di comfort. Non leggere solo, horror, e Fantascienza. E scrivi regolarmente. Buona fortuna.

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Il 22/4/2019 alle 19:33, Ace ha detto:

Non ho idea cosa piacerà a tutti gli altri. So solo cosa mi piace, quindi scrivo per me. È un momento meravigliosamente egoista. Quando ho finito, e il libro o la storia sono là fuori, allora spero che a molti piaccia. Ma affrontalo: non puoi essere universalmente ammirato, quindi non cercare di esserlo.

 

Di questo devono farsene una ragione soprattutto i lettori e gli editori. Un autore dovrebbe scrivere "solo cosa gli piace" e non per "accontentare un ipotetico qualcuno", per quanto possa poco piacere la cosa, va accettata e compresa. Molte volte leggo commenti dove prevale sul giudizio, positivo o negativo che sia, il proprio gusto, non riuscendo a fornire un parere oggettivo o almeno accettando un altro modo di portare avanti una storia, per quanto non condivisibile, perché possibile e quindi nelle piene facoltà di un autore. Non parlo di "errori", ma di scelte consapevoli. Ad esempio, scegliere un "lieto fine" per una storia, non toglie a questa nessun valore, anzi, se questo finale rientra nelle possibilità di uno scrittore, va approvato, senza prenderlo come pretesto per iniziare una critica. 

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Il 22/4/2019 alle 19:33, Ace ha detto:

Seguo da parecchio Lansdale, Joe è uno scrittore che mi piace parecchio.

Chiedo scusa per la ripetizione, lunedì postai la discussione che avevo i secondi contati e me ne accorgo soltanto adesso.

 

6 ore fa, butch ha detto:

Grazie Ace! Ottimo lavoro.

 

Grazie a te, Butch.  :)

 

2 ore fa, TuSìCheVale ha detto:

Un autore dovrebbe scrivere "solo cosa gli piace" e non per "accontentare un ipotetico qualcuno.

Penso sia la strada giusta, funziona così anche nella musica. L'auspicio è che ciò che piace all'autore piaccia anche a chi legge. Non fare parte di una determinata "scena" o tendenza, proprio come dice Joe, credo sia altrettanto importante. Personalmente, cerco di scrivere i libri che mi piacerebbe leggere.

 

 

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Leggendo i consigli di Lansdale, sono portato a felicitarmi con me stesso perché ne attuo spontaneamente la maggior parte. Purtroppo non sono capace di scrivere con regolarità, perché sono portato a farlo solo quando ne ho voglia e ne sento il bisogno. Inoltre, al contrario di Lansdale, probabilmente scrivo fetecchie. Inoltre, al contrario di Lansdale, sono nato e vivo in un Paese in cui il settore editoriale è drogato da un mercato affollato di pseudo scrittori e pseudo case editrici, che rendono oltremodo difficile per un esordiente di valore (quale io sicuramente non sono) emergere. Però, ogni tanto rileggo le mie fetecchie, mi piace rileggerle e la cosa mi conforta e mi aiuta a vivere in pace con me stesso, che è quello che conta.

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Be', é chiaro che se ti chiami Lansdale ciò che scrivi deve piacere a te per primo. Ma se sei un povero cristo di esordiente che cerca d'imparare qualcosa, non mi pare saggio che l'unico metro di giudizio sia il tuo gusto personale. All'inizio sarebbe meglio cercare di convincere anche chi ha esperienza. Non mi pare che facendolo si umili il proprio "sacro fuoco" (concetto che trovo sbagliato, presuntuoso e limitante). Poi dipende anche da cosa si vuol fare dei propri lavori. Se il cassetto è la tua massima ambizione, continua pure a scrivere assolutamente per te stesso. Nessun problema. Magari ti diverti anche di più. 

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2 ore fa, butch ha detto:

Be', é chiaro che se ti chiami Lansdale ciò che scrivi deve piacere a te per primo. Ma se sei un povero cristo di esordiente che cerca d'imparare qualcosa, non mi pare saggio che l'unico metro di giudizio sia il tuo gusto personale. All'inizio sarebbe meglio cercare di convincere anche chi ha esperienza.

 

Secondo me, hai accomunato due concetti sostanzialmente diversi.

Se si dà per certo che l’attività letteraria viene condotta in solitudine (intesa come una sola persona che scrive) il testo che si redige deve piacere, innanzitutto, al suo compilatore e non può essere altrimenti. In seguito, il romanzo verrà poi letto da un’altra persona (lettore, editore e ecc.), il quale, in base alle proprie conoscenze, fornirà un giudizio che esula dall’atto del concepimento della storia. Per questo, appunto, si fa riferimento a “un momento meravigliosamente egoista”. E non bisogna essere Lansdale o “l’ultima arrivata” per comprendere e accettare un dato di fatto. Attenzione, qui non c’entra nulla non voler comunque mirare ad avere un testo presentabile, ma a quella “libertà d’espressione”, dove non importa tanto la pubblicazione, ma la possibilità di poter narrare la propria storia.

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1 ora fa, TuSìCheVale ha detto:

 

Secondo me, hai accomunato due concetti sostanzialmente diversi.

Se si dà per certo che l’attività letteraria viene condotta in solitudine (intesa come una sola persona che scrive) il testo che si redige deve piacere, innanzitutto, al suo compilatore e non può essere altrimenti. In seguito, il romanzo verrà poi letto da un’altra persona (lettore, editore e ecc.), il quale, in base alle proprie conoscenze, fornirà un giudizio che esula dall’atto del concepimento della storia. Per questo, appunto, si fa riferimento a “un momento meravigliosamente egoista”. E non bisogna essere Lansdale o “l’ultima arrivata” per comprendere e accettare un dato di fatto. Attenzione, qui non c’entra nulla non voler comunque mirare ad avere un testo presentabile, ma a quella “libertà d’espressione”, dove non importa tanto la pubblicazione, ma la possibilità di poter narrare la propria storia.

La tua sottolineatura in effetti è corretta. Forse sono io che ragiono in maniera diversa. Scrivere mi piace tanto quanto ricevere una critica positiva da parte di un esperto o di un lettore che stimo.  

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Il ‎26‎/‎04‎/‎2019 alle 19:12, butch ha detto:

La tua sottolineatura in effetti è corretta. Forse sono io che ragiono in maniera diversa. Scrivere mi piace tanto quanto ricevere una critica positiva da parte di un esperto o di un lettore che stimo.  

Ricevere critiche positive fa piacere a tutti. Però, ricevere critica positiva da un lettore che stimi e, quindi, è un amico o buon conoscente, è sicuramente più probabile che riceverla da un esperto. I cosiddetti critici, spesso, appartengono alla categoria degli scrittori mancati e, pertanto, sono portati a farti le pulci con l'obiettivo di trovare nel tuo scritto qualcosa che non piace, più di ciò che possa piacere. Per questo motivo, mi capita (è umanamente comprensibile) di sentirmi gratificato dalla critica positiva e di ignorare tranquillamente quella negativa. So che è sbagliato, ma la mia psiche (e, credo, non solo la mia) funziona così.

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Ospite e-allora-avanti

Mi piacciono i suoi consigli, tanti li sento proprio miei. Specialmente lo scrivi per te e.. fanculo la grammatica (io sostituirei con fanculo la punteggiatura :rotol: )

È possibile avere un link al testo originale? Spero non sia su fb perché non ce l'ho.

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8 ore fa, e-allora-avanti ha detto:

È possibile avere un link al testo originale? Spero non sia su fb

Spiacente, è proprio su Facebook che lo ha pubblicato.

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Ospite e-allora-avanti
25 minuti fa, Ace ha detto:

Spiacente, è proprio su Facebook che lo ha pubblicato.

E ti pareva :asd:

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Il 28/4/2019 alle 20:44, cheguevara ha detto:

Ricevere critiche positive fa piacere a tutti. Però, ricevere critica positiva da un lettore che stimi e, quindi, è un amico o buon conoscente, è sicuramente più probabile che riceverla da un esperto. I cosiddetti critici, spesso, appartengono alla categoria degli scrittori mancati e, pertanto, sono portati a farti le pulci con l'obiettivo di trovare nel tuo scritto qualcosa che non piace, più di ciò che possa piacere. Per questo motivo, mi capita (è umanamente comprensibile) di sentirmi gratificato dalla critica positiva e di ignorare tranquillamente quella negativa. So che è sbagliato, ma la mia psiche (e, credo, non solo la mia) funziona così.

Piccola precisazione: la critica positiva alla quale ambisco ha valore solo se ben circostanziata e contornata da qualche critica negativa. Del complimento puro non me ne faccio nulla, quindi zio Franco che mi dice "Bello il tuo libro" purtroppo non mi aiuta granché. 

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Grazie, @Ace

Ottimi consigli.

 

Il 22/4/2019 alle 19:33, Ace ha detto:

Di solito riscrivo se inizio a usare un punto e virgola, lo trasformo in due frasi, o spesso una virgola farà al posto di un punto e virgola.

 

Io invece adoro i punti e virgola :asd:

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Quelli che seguono sono due pezzi postati di recente da Lansdale, il secondo è proprio di quest’oggi. Joe è uno dei pochi autori che su Facebook dispensa con generosità ottimi consigli e spunti sulla scrittura, perciò se avete una buona comprensione dell’English seguite la sua pagina; potrebbe esservi utile. La traduzione è un’arte difficile e la mia comprensione dell’English è piuttosto buona, tuttavia quando un pezzo viene traslato perde una quantità di piccoli significati propri della lingua originale e quindi quello che desidero sappiate è che quanto di buono troverete nei pezzi sottostanti è farina del sacco di Joe, mentre se qualcosa di quanto state per leggere dovesse deludervi, la responsabilità è solo e soltanto mia.

 

“So che molte persone avvertono un senso di sofferenza quando scrivono, ma per quanto mi riguarda scrivere e rendere divertente l’atto della scrittura è tutto. Anche i soggetti più seriosi possono essere divertenti da esplorare e come scrittore li tratto con entusiasmo ed energia. Mi auguro sia lo stesso anche per altri autori, so che per molti è così che funziona. Il mio metodo consiste nel lavorare con continuità, ogni giorno. Quando ero giovane e per vivere dovevo lavorare mi davo un tempo per iniziare e finire prima o dopo il lavoro. Se riesci a rubare da trenta minuti a un'ora al giorno e lo fai con continuità tutti i giorni, puoi farcela. Scrivere circa tre ore al giorno è la cosa ottimale, per me. Ma se succede qualcosa di inaspettato, o magari sono in viaggio, rivedo il mio metodo di lavoro. Mentre ero in Cina ho scritto un romanzo, un articolo e ho lavorato su una sceneggiatura. L'ho fatto durante le pause, in aereo, aeroporto e così via. In passato scrivevo esclusivamente a casa, ed è quello che preferisco fare. Ma poi mi sono reso conto che ormai viaggiavo così spesso che se non avessi imparato ad adattarmi a scrivere ovunque avrei lasciato indietro un sacco di lavoro – e le mie entrate ne avrebbero risentito –, quindi ecco perché ho cambiato metodo e strategia. Sono un professionista e trovo che la scommessa migliore per me sia scrivere tutti i giorni. Scrivo tre ore al giorno anche se è il mio compleanno, Natale, festa di Ringraziamento, ecc. Generalmente riesco a scrivere tutti i giorni senza che i miei impegni familiari ne risentano. E lo scrivere è un dono che mi faccio. Di tanto in tanto mentre scrivo spicco il volo, oppure sento che è il momento di fare una pausa. Ma trovo sia importante che un autore riconosca la differenza tra lo spiccare il volo e l’avvitarsi su se stesso."

 

"Un paio di consigli di scrittura. Di tanto in tanto do qualche suggerimento, lo faccio perché sono accorgimenti che in primis aiutano me stesso. Se per te non funzionano, oppure non ti piacciono, non seguirli. Quello che voglio dirti è che se continui a spenderti per scrivere la storia o il libro perfetto, a un certo punto la perfezione da te ricercata inizierà a puzzare di fallimento. Devi lasciarti andare e scrivere il libro migliore possibile, ma tieni presente che potresti non essere in grado di scrivere al meglio la storia che stai cercando di scrivere. Abbraccia le tue imperfezioni, se lo fai potresti scoprire che è il modo giusto per avvicinarti alla storia migliore possibile che sei davvero in grado di scrivere. La ricerca della perfezione potrebbe allontanarti dal vero significato della storia. Scrivere è un’attività strettamente connessa a ciò che senti, a ciò che provi – non sempre sono riuscito a tenere fede a queste mie parole, lo ammetto –, dovresti quindi assecondare i tuoi sentimenti e riversarli nella storia, non importa di quale genere quella storia sia. Nessuno di noi riesce a scrivere la storia che intendeva scrivere, ma a volte la storia che non sapevamo di volere scrivere è migliore di una storia che avremmo voluto scrivere, sapendo che non saremmo stati in grado di farlo."

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sulla questione di gusti personali e non, aggiungerei che può capitare che un esordiente ritenga di  aver scritto un capolavoro ed invece non è affatto così.  magari  lo stile è noioso o appaiono 'inconsistenti trama e personaggi.  Non credo che sia solo una questione di gusti. Credo però che ci siano anche dei gusti semplicemente dovuti alle mode e uno scrittore , secondo me, deve sentirsi libero di andare fuori moda. Anche perchè magari la moda sta già cambiando, quindi: perchè no? Per esempio, uno scrittore ha successo riscrivendo la favola di Barbablu, dove Barbablu passa per vittima. Ecco che proliferano romanzi dove vengono rivalutati positivamente matrigne, orchi e via dicendo. E magari tu vuoi che restino cattivi. 

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Il 22/4/2019 alle 19:33, Ace ha scritto:

Scrivi come tutti quelli che conosci fossero morti. Al diavolo l'opinione di tutti quando scrivi. Scrivi per te. Non ho in mente un lettore perfetto. Questo funziona per alcuni, ma mi fa scrivere per loro, il che significa che potrei non scrivere per me. Non ho idea cosa piacerà a tutti gli altri. So solo cosa mi piace, quindi scrivo per me. È un momento meravigliosamente egoista. Quando ho finito, e il libro o la storia sono là fuori, allora spero che a molti piaccia. Ma affrontalo: non puoi essere universalmente ammirato, quindi non cercare di esserlo.

mi riferivo a questo. Se una trama è incoerente o piatta  non è questione di gusti. Se però ti dicono: "sì, ma adesso vanno le storie in cui si parla di..."  o" con personaggi fatti così.." oppure  "eh, ma la scena di sesso ci vuole"  si tratta di mode ed è giusto che scrivi ciò che piace a te. 

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Ciao, @leopard. Nelle parole di Joe, mi ci riconosco. Scrivo quello che mi piace, quello che mi entusiasma. Per esperienza so che non si può piacere a tutti, ciò che viene apprezzato da alcuni non piacerà ad altri, è così e nessuno può farci niente. Una cosa che Joe forse omette di dire: giusto scrivere per se stessi, ma altrettanto giusto e proficuo comprendere ciò che il pubblico vuole da te. Per quanto riguarda una trama piatta o incoerente, un autore dovrebbe munirsi di onestà intellettuale e di senso autocritico feroce. Tuttavia, la maturità nella scrittura è questione di step impossibili da eludere, quindi non si può escludere che un autore ritenga di avere fatto un buon lavoro, e ritenga ciò perché ancora privo dell'equilibrio indispensabile per valutare in maniera oggettiva ciò che ha scritto. Oggi quell'autore potrebbe essere convinto di avere scritto un romanzo degno di essere pubblicato, quando così invece non è. A distanza di un paio d'anni, lo stesso autore potrebbe trovare imbarazzante quanto in precedenza reputava invece dignitoso. Sullo scrivere ciò che adesso va di moda: negli Stati Uniti ci sono migliaia di autori che lavorano secondo i modelli che ricordavi: adesso vanno le sirene e scrivo un romanzo sulle sirene, no, i vampiri non vanno più e quindi trasformo il vampiro in sirena. Personalmente è un approccio business che non amo ma comprendo, alla fine della fiera ciò che conta è solo questo: un romanzo deve stare in piedi, deve diventare una piccola fortezza inattaccabile. Deve avere la sua forza e la sua magia, deve avere la sua dignità. Per riuscirci serve tempo, grande forza di volontà e ossessione per la scrittura. E quando sei arrivato a quel punto, hai le spalle larghe quanto basta per importi sulle interferenze esterne di editor e CE.

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7 minuti fa, Ace ha scritto:

Ciao, @leopard. Nelle parole di Joe, mi ci riconosco. Scrivo quello che mi piace, quello che mi entusiasma. Per esperienza so che non si può piacere a tutti, ciò che viene apprezzato da alcuni non piacerà ad altri, è così e nessuno può farci niente. Una cosa che Joe forse omette di dire: giusto scrivere per se stessi, ma altrettanto giusto e proficuo comprendere ciò che il pubblico vuole da te. Per quanto riguarda una trama piatta o incoerente, un autore dovrebbe munirsi di onestà intellettuale e di senso autocritico feroce. Tuttavia, la maturità nella scrittura è questione di step impossibili da eludere, quindi non si può escludere che un autore ritenga di avere fatto un buon lavoro, e ritenga ciò perché ancora privo dell'equilibrio indispensabile per valutare in maniera oggettiva ciò che ha scritto. Oggi quell'autore potrebbe essere convinto di avere scritto un romanzo degno di essere pubblicato, quando così invece non è. A distanza di un paio d'anni, lo stesso autore potrebbe trovare imbarazzante quanto in precedenza reputava invece dignitoso. Sullo scrivere ciò che adesso va di moda: negli Stati Uniti ci sono migliaia di autori che lavorano secondo i modelli che ricordavi: adesso vanno le sirene e scrivo un romanzo sulle sirene, no, i vampiri non vanno più e quindi trasformo il vampiro in sirena. Personalmente è un approccio business che non amo ma comprendo, alla fine della fiera ciò che conta è solo questo: un romanzo deve stare in piedi, deve diventare una piccola fortezza inattaccabile. Deve avere la sua forza e la sua magia, deve avere la sua dignità. Per riuscirci serve tempo, grande forza di volontà e ossessione per la scrittura. E quando sei arrivato a quel punto, hai le spalle larghe quanto basta per importi sulle interferenze esterne di editor e CE.

ho immaginato Nosferatu dei vecchi film con seno e coda di pesce :facepalm::asd:

Sono d'accordo, anche io mi ci ritrovo molto, era per specificare quel "scrivi ciò che ti piace". Poi chiaramente ci sono persone che cercano di seguire il business e non c'è niente di male  se hai in mente una bella storia sulle sirene e, sapendo che vanno di moda, cavalchi l'onda. A volte però è più sottile, meno consapevole. Ti senti spinto a conformarti senza quasi rendertene conto. Probabilmente il mio pensiero è dovuto ai dubbi sul mio giallo. Ho visto che ho scelto un titolo che poteva confondersi con un scrittore famoso di thriller che però non ho mai letto. Ho letto il suo estratto ed ho capito che sono completamente diversi, meglio così. Però ho notato che  il suo giallo cominciava con un'immagine truculenta e poco realistica. Mi è anche rimasta parecchio impressa, mi chiedevo chi mai potesse uccidere in quel modo  nella realtà. Per intenderci, mi faceva venire in mente certi film come "Saw, l'enigmista" che non comprendo proprio, ma hanno un vasto pubblico. Ho pensato così che sia quello lo stile che piace di più, completamente diverso dal mio. Ma va bene così, giustamente non si può piacere a tutti. 

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Un altro paio di consigli dispensati da Joe di recente:

 

La domanda che spesso mi fanno è: Se non ho un'idea abbastanza forte da utilizzare per scrivere un nuovo romanzo, che faccio per trovarne una? Risposta: potresti prendere un'idea che non è così forte e scrivere delle persone intorno all'idea, lasciare che la loro vita sia la storia. Forse devi leggere di più in modo da guardare le vecchie idee con occhi nuovi. Leggi fiction, ma anche saggistica. Leggi opere e sceneggiature, fumetti, saggi. Prenditi del tempo libero per non leggere affatto. Il modo migliore per trovare idee, è presentarti quotidianamente alla tua postazione di lavoro e scrivere, anche se non hai idea di cosa stai per scrivere, di cosa stai scrivendo o di cosa scriverai. Smetti di preoccuparti di passare dal punto A al punto Z e preoccupati solo di mettere in fila le lettere dell’alfabeto. Scoprirai che la tua mente inizierà a generare idee proprio in quel modo. Io per mettere in moto la creatività leggo saggistica, parlo con gli amici, guardo film, pratico arti marziali (durante l'attuale pandemia non quanto vorrei) e provo a scoprire qualcosa di interessante ogni giorno. Non sempre ci riesco, ma spesso sì. Così, quando mi siedo per scrivere e non sto a pensarci troppo, tutti gli interessi e gli stimoli entrano in gioco e la storia nasce con lo scorrere delle idee. Adesso stacco: l’idea è quella di prendermi una tazza di caffè.

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19 ore fa, Ace ha scritto:

Il modo migliore per trovare idee, è presentarti quotidianamente alla tua postazione di lavoro e scrivere, anche se non hai idea di cosa stai per scrivere, di cosa stai scrivendo o di cosa scriverai.

Questo, secondo me, è veramente il metodo migliore per riuscire a scrivere. :)

 

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Il 22/12/2019 alle 21:26, Ace ha scritto:

“So che molte persone avvertono un senso di sofferenza quando scrivono

Io la sofferenza la provo ogni volta che comincio. Non che comincio un romanzo, proprio ogni volta che accendo il PC e inizio a battere le dota sulla tastiera. Ho in mente le cose, ma faccio un'immensa difficoltà a iniziare a traslarle sulla pagina. Poi, se va bene, continua ancora meglio. Se va male, invece, ho questa difficoltà a sciogliermi per tutta la durata di ciò che sto scrivendo. Quindi non proprio una stitichezza creativa, quanto piuttosto una... stitichezza narrativa.

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