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Alberto Tosciri

Gli uomini non vogliono (1/3)

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Ospite
Parcheggiare la macchina davanti alla scuola la sera prima era stata una cosa facile, pensava Jacopo, nessun problema. Meglio essere previdenti, il giorno dopo potevano esserci difficoltà a piazzarsi proprio davanti al cancello d’ingresso. Oltre al normale traffico di genitori e alunni anche un vigile che stazionava all’inizio e alla fine delle lezioni, ma quello non avrebbe dato fastidio.

Jacopo fece retromarcia, si sporse dal finestrino per assicurarsi che le ruote non toccassero le strisce. Non che gli importasse di prendere una multa, solo che non voleva essere notato.

Tra la prima frase e le seguenti colgo una specie di salto temporale, come se avesse parcheggiato in precedenza rispetto allo svolgesi dell’azione, mentre non è così.

In genere, per garantire l’accesso agli handicappati, non è consentito parcheggiare “proprio davanti al cancello d’ingresso” di una scuola.

Ma a che ora si svolge l’azione?

Parcheggiare la macchina davanti alla scuola la sera prima

Un paio di ragazzetti seduti malamente sulla spalliera di una panchina, con occhiali da sole troppo

intervallato da finestre sporche che gettavano lame di luce a intervalli regolari, fra un tavolo e l’altro. Si intravedeva il pulviscolo danzare all’impazzata dentro il raggio della luce e sparire repentinamente nelle zone d’ombra. Un ottimo passatempo osservare questa danza silenziosa che non finiva mai inframezzata dall’intrusione di qualche mosca

Scendeva la sera, settembre trascinava ancora aria

“Sera” fa pensare a dopo il tramonto, il che contrasta sia con gli occhiali da sole che con la luce che entra dalle finestre sporche, luce tanto intensa da illuminare il pulviscolo.

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Parcheggiare la macchina davanti alla scuola la sera prima era stata una cosa facile, pensava Jacopo, nessun problema. Meglio essere previdenti, il giorno dopo potevano esserci difficoltà a piazzarsi proprio davanti al cancello d’ingresso. Oltre al normale traffico di genitori e alunni anche un vigile che stazionava all’inizio e alla fine delle lezioni, ma quello non avrebbe dato fastidio.

Jacopo fece retromarcia, si sporse dal finestrino per assicurarsi che le ruote non toccassero le strisce. Non che gli importasse di prendere una multa, solo che non voleva essere notato.

Hai introdotto il Personaggio Jacopo attraverso un pensiero, un'azione riflessiva della persona. Successivamente, a mio avviso, non si nota bene lo stacco di immagine, come se tenessi la telecamera ancora nella mente di Jacopo.

Meglio essere previdenti, il giorno dopo potevano esserci difficoltà a piazzarsi proprio davanti al cancello d’ingresso

Si capisce dal punto che hai staccato scena, ma è una sfumatura data dall'uso "imperfetto" della verbazione, i tempi che usi sono l'imperfetto e il passato, perciò si crea una continuità narrativa un po' troppo nebbiosa.

"é stato facile parcheggiare la macchina davanti alla scuola, ieri sera" pensava Jacopo "Nessun problema".

Bisognava essere previdenti il giorno dopo.

Ho messo all'inizio dell'azione i verbi, perchè credo incidano di più sul cambio scena. Ma la mia è solo stata una mossa per mostrarti un esempio.

Un paio di ragazzetti seduti malamente sulla spalliera di una panchina, con occhiali da sole troppo grandi per i loro faccini, fumavano e sputavano a intervalli regolari davanti a due ragazzine con ombelico, labbra e sopraciglia bucate da anelli metallici. Lo guardarono vagamente incuriositi e strafottenti, le ragazzine ridacchiarono con sguardo assente, non si capiva se per aver visto lui o per qualche parola intelligente dei loro cavalieri.

Una sequenza di avverbi azzardata che potrebbe cadere nell'errore narrativo vero e proprio, anche perchè concatenati a participi presenti e parole a rima: te li ho evidenziati in corsivo. Hai adoperato anche alcuni diminutivo a mio avviso un po' troppo infantile , "faccini".

Jacopo non li degnò di uno sguardo, chinò il capo come uno che è concentrato e passò davanti a loro.Solita pizzeria vicino al benzinaio. Andava bene anche per quella sera. Il locale non era molto frequentato, ma Jacopo lo prediligeva proprio per questo. Dentro era un lungo corridoio ombroso, intervallato da finestre sporche che gettavano lame di luce a intervalli regolari, fra un tavolo e l’altro. Si intravedeva il pulviscolo danzare all’impazzata dentro il raggio della luce e sparire repentinamente nelle zone d’ombra. Un ottimo passatempo osservare questa danza silenziosa che non finiva mai inframezzata dall’intrusione di qualche mosca.

Tavoli di metallo verniciato dagli angoli scrostati, il piano ricoperto di smalto bianco con cornici di rose rosso sangue, sedie di plastica sporche, il rumore faticoso del motore di un frigo sotto il banco, panini e pizzette piccanti esposte dentro una luce accecante.

Ancora l'uso di avverbi nella loro forma lunga. Inoltre la punteggiatura, a mio parere è un po' troppo diluita, rendendo alcuni periodi ostili alla lettura.

Si intravedeva il pulviscolo danzare all’impazzata dentro il raggio della luce e sparire repentinamente nelle zone d’ombra in questa frase manca una punteggiatura adeguata, e soffre per quell'avverbio inutile, che rallenta l'azione descrittiva. Credo vi sia un uso eccessivo di fasi descrittive sull'ambiente, in modo particolare "all'impazzata" riferito al pulviscolo, potresti con un verbo solo sottolineare il suo moto caotico.

Si sedeva sempre allo stesso tavolo in fondo, in una zona lontana dall’ultima finestra, con al fianco una vecchia stampa sbiadita, appiccicata al muro da tanto di quel tempo che sembrava un affresco raffigurante una fattoria in mezzo a colline coperte di grano, bambini che giocavano in mezzo a balle di fieno, galline e conigli felici e una donna che metteva il pane nel forno, attorniata da altre donne e contadini che discutevano pacatamente. Amava quella stampa, si perdeva dentro quel paesaggio, gli dava un po’ come un’aria di famiglia, qualcosa che avrebbe voluto vivere.

Ancora gli avverbi e i participi. Certe volte non è un male assoluto usare il "che", sempre che non diventi un'ossessiva ripetizione^^.

La descrizione bucolica ricorda un libro per bambini (conigli felici) e non s'incastra nella storia. La quiete dovrebbe passare attraverso l'emozione di Jacopo e non dei conigli.

La sua famiglia era un’altra.

Mentre mangiava la pizza che aveva ordinato, masticando lentamente a bocca chiusa, guardava l’unico avventore del locale, due tavoli davanti a lui. Era un vecchio barbone che divorava con avidità un calzone bollente, colante formaggio fuso e salsa di pomodoro, lo sguardo allucinato e stanco fisso con particolare attenzione e disappunto a due bottiglie di birra vuote che aveva sul tavolo. Si accorse dello sguardo di Jacopo e per un attimo lo ricambiò, atteggiando automaticamente la sua solita mimica facciale nell’espressione abituale che assumeva davanti alla gente, non si poteva mai sapere, magari riusciva a rimediare qualcosa, fosse pure un’altra bottiglia di birra.

trovo riuscita la descrizione del barbone: Era un vecchio barbone che divorava con avidità un calzone bollente, colante formaggio fuso e salsa di pomodoro, anche se non mi è chiaro chi stesse osservando con disappunto la birra, scusa, questo è un problema mio di comprensione ^^ lo sguardo allucinato e stanco fisso con particolare attenzione e disappunto a due bottiglie di birra vuote che aveva sul tavolo

Stai sempre attento all'uso smodato degli avverbi.

Ma gli bastò fissare per bene lo sguardo sull’uomo un paio di secondi per farlo desistere immediatamente.

Jacopo se ne accorse e continuando a masticare la pizza con lo sguardo assente fece un lieve cenno come di assenso, quasi impercettibile.

Il barbone non rivolse più lo sguardo verso di lui.

Finito di mangiare Jacopo andò alla cassa per pagare e lasciare la solita mancia alla ragazzetta dietro la cassa. Anche questa non lo guardava mentre batteva lo scontrino, prendeva i soldi, dava il resto e ringraziava con un sorriso assente, diretto al nulla. Era pur sempre un sorriso.

Uscì fuori. Scendeva la sera, settembre trascinava ancora aria d’estate assieme allo scirocco e alle strisce di nuvole rosso aranciato del tramonto sopra la città bianca intervallata da filari di palme.

Si accese una sigaretta e cominciò a camminare. Dalla posizione elevata dove si trovava vedeva il mare alla fine della città.

La narrazione mi sembra appesantirsi verso gli ultimi periodi. C'è molta enfasi nel parlare dell'ambiente:

Scendeva la sera, settembre trascinava ancora aria d’estate assieme allo scirocco e alle strisce di nuvole rosso aranciato del tramonto sopra la città bianca intervallata da filari di palme. secondo me è una descrizione un po' troppo retorica, che rallenta la narrazione, a scapito della "ragazza" che ha servito Jacopo. Mi chiedo come veda questo personaggio l'altro, l'altro sesso, il diverso da sé. I tramonti rossi li vediamo tutti, no? ^^

Si accese una sigaretta e cominciò a camminare. Dalla posizione elevata dove si trovava vedeva il mare alla fine della città. Ottimo, sappiamo che J. fuma, evidenzierei la struttura di questo personaggio con simili dettagli. Caratterizzarlo non credo dia fastidio alla storia.

Era nato lì e adesso che ci pensava non era mai andato a fare il bagno in quel mare, nemmeno al porto, che quando era piccolo doveva essere meno inquinato di adesso. Gli sarebbe piaciuto andarci, fare un bagno, come una persona qualunque. Si permise di sorridere. Assieme al fumo aspirava gli odori e il ritmo lento della città, le file di macchine che tornavano a casa, i lampioni che cominciavano ad accendersi di un giallo denso, avvolti dai vapori saturi del calore dell’asfalto, il sibilo dei bus, rombare di motorini e urla di ragazzi, clacson, luci del cinema e dei negozi sotto i portici sporchi del mercato giornaliero che solo ora toglieva le tende a strisce multicolori.

Certe volte usare troppo le descrizione e le metafore appare come una dimostrazione di forza da parte dell''autore, a danno di particolari più "attivi" per la mente del lettore, come appunto, l'identificazione dei personaggi. Assieme al fumo aspirava gli odori e il ritmo lento della città, le file di macchine che tornavano a casa, si capisce lo spirito contemplativo che prende J. in questo momento, ma sarei scesa nel dettaglio della sua mente, come si perde, per esempio, in quel caos? Quali sono i suoi pensieri più immediati?

E l’odore di benzina misto a pneumatici usati impilati a cataste grandi come case in un angolo del distributore. Amava l’odore acre dell’asfalto riscaldato dal sole d’estate, l’odore della benzina.

vedi come scendi anche tu nell'intimo della sua memoria?

Ricordava un cortile, nella polverosa periferia di baracche di lamiera e blocchetti dove era nato e aveva trascorso l’infanzia. Suo nonno, l’unica persona che lo aveva accudito, aveva un vecchio motorino a nafta, di colore arancione, per tirare l’acqua dal pozzo e innaffiare i pomodori. I più buoni che avesse mai mangiato in vita sua.

Il pozzo era circondato da una torre rotonda di cemento, ricoperta in alto di catrame e Jacopo passava le sue giornate sopra quel pozzo, uno spazio tutto suo che nessuno poteva rubargli . Si era costruito un suo posto lassù, con pezzi di piastrelle multicolori recuperate da una discarica edile lì vicina aveva costruito strade e distributori di benzina e case di cui era proprietario. Passava ore a far scorrere sulle strade fatte di pezzi di piastrelle altri pezzi di ceramica multicolori che erano le macchine. Le faceva andare, imitando il rumore di poderosi motori, verso crepe del cemento piene d’acqua che metteva lui da una bottiglia o che scendeva dalle nuvole: era il mare. Palline di catrame che staccava dal tetto e maneggiava come creta erano il cibo dei suoi autisti. Avevano un buon odore sotto il sole. Un giorno, ne aveva mangiata una.

Ricordava quei giorni come l’unico tempo felice della sua vita.

Poi suo nonno si era ammalato ed era morto. Erano venuti degli uomini a casa e lo avevano preso. Lo avevano portato in una casa dove c’erano altri bambini, ma nessuno gli voleva bene e lui era sempre lasciato in disparte, solo.

Poi la strada. Era stato avvicinato da qualcuno. Andava bene. Avevano deciso di prenderlo con loro, mostrava di essere molto affidabile per il lavoro che volevano fargli fare, qualunque cosa avesse visto non avrebbe sicuramente mai parlato: era muto dalla nascita.

Buttò la sigaretta facendogli fare un volo ad arco e si diresse verso il bus che lo avrebbe portato ne pressi della pensione dove aveva la sua camera fissa.

Ho lasciato quest'ultimo capitolo più lungo, perchè alla fine, sembra emergere la natura di Jacopo.

Per la sua condizione psicofisica, sociale e mentale, non mi sembra molto caratterizzato nella narrazione. Lo "appesantirei", magari togliendo descrizioni impersonali dell'ambiente e fissando una telecamera nella sua testa. Non può vedere ragazzi, città e fremiti giovanili come un uomo cresciuto in un ordinaria famiglia, è devastato da traumi, lo si capisce dai continui flashback verso la sua campagna. Chi era suo nonno? i suoi educatori? possibile che nella sua mente non intervengano quei lampi capaci di scatenare persino in noi reazione a certi stimoli?

M'interessa molto questo racconto, ma approfondirei, vista la pesantezza del personaggio Jacopo (che fra l'altro sostiene da solo questo capitolo), il suo punto di vista.

Ciao e grazie!

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Ciao, concordo con alcuni appunti che ti vengono fatti, ma quello che mi preme dirti riguarda la voce narrante. In più di un occasione questa voce entra nell'azione giudicando direttamente ciò che vede:

Un paio di ragazzetti seduti malamente sulla spalliera di una panchina, con occhiali da sole troppo grandi per i loro faccini, fumavano e sputavano a intervalli regolari davanti a due ragazzine con ombelico, labbra e sopraciglia bucate da anelli metallici. Lo guardarono vagamente incuriositi e strafottenti, le ragazzine ridacchiarono con sguardo assente, non si capiva se per aver visto lui o per qualche parola intelligente dei loro cavalieri.

oppure

Finito di mangiare Jacopo andò alla cassa per pagare e lasciare la solita mancia alla ragazzetta dietro la cassa. Anche questa non lo guardava mentre batteva lo scontrino, prendeva i soldi, dava il resto e ringraziava con un sorriso assente, diretto al nulla. Era pur sempre un sorriso.

la tecnica, che credo si chiami discorso indiretto libero (perdonatemi se sbaglio), vorrebbe far dire al narratore ciò che il personaggio pensa senza dover utilizzare apici o altro trucchi formali.

In questo caso non sembra funzionare molto, dai la sensazione che sia proprio la voce narrante a pensare quello che dice. Così facendo rovini irrimediabilmente la credibilità della voce, in quanto il lettore pensa che il narratore, che è in terza persona e onniscente, parteggi per il tuo protagonista. Oltre a ciò annacqui anche la visione cinica del protagonista, in quanto differenziarla da quella del narratore la renderebbe più vivida (come scrivere nero su bianco piuttosto che nero su nero).

Tavoli di metallo verniciato dagli angoli scrostati, il piano ricoperto di smalto bianco con cornici di rose rosso sangue, sedie di plastica sporche, il rumore faticoso del motore di un frigo sotto il banco, panini e pizzette piccanti esposte dentro una luce accecante.

Un altro punto che cambierei sono le descrizioni. In genere non riesco ad avere delle immagini utili leggendo le tue descrizioni, usi colori luci e luci, ma non riesco a cogliere un insieme. Forse potresti dare prima un'immagine d'insieme e poi arrivare con i particolari, del tipo:

Solita pizzeria vicino al benzinaio. Sembrava una carrozzeria ed una macelleria messe assieme: tavoli di metallo verniciato dagli angoli scrostati, il piano ricoperto di smalto bianco con cornici di rose rosso sangue, sedie di plastica sporche, il rumore faticoso del motore di un frigo sotto il banco, panini e pizzette piccanti esposte dentro una luce accecante

Mi piace molto invece l'analessi sul protagonista, è un ottimo modo per affezionarsi al personaggio.

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Vi ringrazio tantissimo per la lettura e gli utilissimi commenti e appunti, grazie ai quali rivedrò compiutamnete il testo.(Questi miei racconti sono, talvolta, la sintesi di qualcosa di più corposo che spesso, però, è solo nella mia mente, mi servono come palestra, come base d'appoggio per poter eventualmente spaziare.)

@ Bradipo

Hai ragione circa l'impressione di salto temporale, mi sono espresso infelicemente con "parcheggiare", mentre l'azione era effettivamente già avvenuta o avvenuta da poco e Jacopo ci stava ancora pensando dicendosi che aveva fatto bene.

L'azione dovrebbe svolgersi in un avviato pomeriggio di fine settembre, che ancora c'è il sole. Ecco il perchè degli occhiali da sole dei ragazzini (che spesso, taluni usano anche di sera).

Anche perchè Jacopo va in una pizzeria e ne esce al tramonto, ma riconosco di non essere stato chiarissimo.

@ Albiscail

Davvero grazie! Da molto non mi veniva analizzato uno scritto cosi accuratamente.

Il fatto dei verbi, è vero, ci gioco un po', nel senso che pur passando dalla terza persona al protagonista, uso i pensieri di conseguenza, saltando da un personaggio a un punto di vista (mio) e può creare sconcerto e difficoltà di lettura.

Io so che J. ha appena parcheggiato, ma a lui faccio pensare che "era stato facile farlo", come fissazione temporale di un evento remoto anche se successo da poco, anche per via della particolarità di J. ( e mia, temo).

Ho usato il diminutivo "faccini" ma senza voler indulgere in carinerie verso quei tipi.

Occhiali enormi, come si usano ora, indossati da adolescenti, fanno scomparire effettivamente i loro "faccini".

E' un diminutivo ma voleva essere dispregiativo in effetti.

Si intravedeva il pulviscolo danzare all’impazzata dentro il raggio della luce e sparire repentinamente nelle zone d’ombra in questa frase manca una punteggiatura adeguata, e soffre per quell'avverbio inutile, che rallenta l'azione descrittiva. Credo vi sia un uso eccessivo di fasi descrittive sull'ambiente, in modo particolare "all'impazzata" riferito al pulviscolo, potresti con un verbo solo sottolineare il suo moto caotico.

Si ti do ragione. Amo indugiare su descrizioni inutili, appesantendo con avverbi. Sono minimale nelle cose che non mi piacciono, se una cosa mi piace esagero.

Condivido anche in massima parte le tue osservazioni sucessive.

Per il fatto del barbone mi sembrava chiaro però che fosse il suo sguardo a fissare le bottiglie di birra, ma sicuramente ho "allungato" qualcosa anche lì.

Questo Jacopo è un personaggio che ho in mente da molto, è la prima volta che lo faccio uscire fuori e certamente ha bisogno di essere ancora "scolpito" a tutto tondo.

Ciao e grazie ancora per il preziosissimo aiuto.

@ Emanuele

Grazie.

Hai ragione, in quelle frasi che hai evidenziato ero io che ragionavo, condividendo, almeno tentavo, se non del tutto almeno parzialmente, i pensieri del protagonista.

La tua descrizione della pizzeria è più calzante, lo ammetto. Io mi butto in un ambiente e le prime focalizzazioni che colgo le descrivo, di solito non faccio paragoni con due ambienti diversi, perchè è un linguaggio a mio parere troppo "modernista", abbiamo bisogno sempre di paragonare una cosa a un altra, però, lo ripeto, ha indubbiamente la

sua efficacia, sia formale che descrittiva.

Anche io trovo affascinante l'analessi, c'è sempre bisogno di farla, prima o dopo, per una contestualizzazione sia del personaggio che dell'ambiente nel quale si muove, nonchè per giustificare le sue azioni.

Ancora grazie.

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Unius, a me è piaciuto e non ho avuto particolari difficoltà, forse è solo un po' lento e triste, ma immagino che sia l'atmosfera che volevi dare.

Parcheggiare la macchina davanti alla scuola la sera prima era stata una cosa facile, pensava Jacopo, nessun problema. Meglio essere previdenti, il giorno dopo potevano esserci difficoltà a piazzarsi proprio davanti al cancello d’ingresso. Oltre al normale traffico di genitori e alunni anche un vigile che stazionava all’inizio e alla fine delle lezioni, ma quello non avrebbe dato fastidio.

Questo è l'unico pezzo stonato, il resto fila via liscio e tranquillo. Molto è stato già detto su questo incipit, quello che ho notato io è:

- la sera prima e il giorno dopo non danno chiaramente la collocazione temporale relativa dell'azione, ma sono in antitesi;

- il traffico non può stazionare.

Per il resto, dicevo, bello, anche se si apprezza di più dopo aver letto la seconda parte.

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Lo guardarono vagamente incuriositi e strafottenti, le ragazzine ridacchiarono con sguardo assente, non si capiva se per aver visto lui o per qualche parola intelligente dei loro cavalieri.

Jacopo non li degnò di uno sguardo, chinò il capo come uno che è concentrato e passò davanti a loro (io metterei: li superò).

Solita pizzeria vicino al benzinaio. Andava bene anche per quella sera. Il locale non era molto frequentato, ma Jacopo lo prediligeva proprio per questo.

Allora, lui ha appena parcheggiato davanti a una scuola, giusto? E poi va in una pizzeria che sta affianco a un benzinaio. Come sono posti questi luoghi rispetto alla scuola?

Tavoli di metallo verniciato dagli angoli scrostati, il piano ricoperto di smalto bianco con cornici di rose rosso sangue, sedie di plastica sporche, il rumore faticoso del motore di un frigo sotto il banco, panini e pizzette piccanti esposte dentro (sotto) una luce accecante.
Ma gli bastò fissare per bene lo sguardo sull’uomo un paio di secondi per (farlo, secondo me la frase suona molto meglio senza caricarla ulteriormente con farlo) desistere immediatamente.
Uscì fuori. Scendeva la sera, settembre trascinava ancora aria d’estate assieme allo scirocco e alle strisce di nuvole rosso aranciato del tramonto sopra la città bianca intervallata da filari di palme.

quindi per adesso siamo ancora alla sera, quando lui parcheggia l'auto per essere pronto per il giorno dopo?

Si era costruito un suo posto lassù, con pezzi di piastrelle multicolori recuperate da una discarica edile lì vicina (lì vicino che) aveva costruito strade e distributori di benzina e case di cui era proprietario.

Solo qualche appunto, per il resto mi è piaciuta molto la descrizione che fai della città. Vado a leggere la seconda parte.

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Ospite Signor Ford
Finito di mangiare Jacopo andò alla cassa per pagare e lasciare la solita mancia alla ragazzetta dietro la cassa.

Io rilevo, ma è un mio pensiero, che dovresti rivedere la frase e non ripetere la stessa parola.

Il resto mi ha convinto, anche se ho bisogno di leggere tutto il racconto nel suo insieme. La trama sembra coinvolgente, e il personaggio mi pare definito.. ma ora leggo il resto per farmi un'idea più precisa

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Ospite
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