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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/39856-mi-116-nero-in-casa/?do=findComment&comment=755819https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42789-la-sesta-cateratta/?do=findComment&comment=755810

 

La strada per l’alimentari Rino la conosce bene. Ha dieci anni ed è da quando ne ha nove che fa le commissioni. Le sue mani sono impegnate, una è al caldo nella manica lunga della giacca, l’altra invece strige le diecimila lire nella tasca dei pantaloni. Anche il suo cervello è indaffarato a smistare i pensieri, una piccola parte ripassa la lista della spesa e la restante sogna a occhi aperti: la speranza di un resto sostanzioso che stavolta Rino non deve riconsegnare alla mamma, e che può spendere per sé, lo rende un guerriero di strada. Cammina senza paure, si dimentica del barbone che quando sbuca da dietro l’angolo gli fa prendere i colpi; non si preoccupa degli adolescenti scemi al bar che lanciano petardi ai ragazzini come lui, e si scorda addirittura del cane che ringhia rabbioso quando passa vicino al suo cancello. Sembra che anche la sciarpa che indossa lo vesta da eroe, le due estremità svolazzano alle sue spalle come un mantello. Rino ha paura solo di una cosa in quel momento: di perdere la banconota. Per respirare infatti, abbassa la sciarpa con la lingua che lo copre fino al naso, e ingoia i peli del tessuto pur di non lasciare la presa dal denaro.

 

La paura di smarrire le proprie cose si era insinuata in lui fin da piccolo. In occasione delle gite scolastiche a teatro, Rino non toglieva mai il giacchetto. La possibilità remota di poterlo dimenticare sulla poltrona era la stessa possibilità di riuscire a toglierselo al primo tentativo: la chiusura lampo era difettosa. La mamma del bambino più grande vicino di casa, lo aveva passato alla sua che lo aveva passato a lui con un “ti sta benissimo” pieno di sorrisi. E Rino imparò a sfilarselo come un maglione. L’unica cerniera che riusciva a chiudere con facilità era quella dell’astuccio, vuoto per due terzi. Come tutti, lasciava l’occorrente sul banco e con la confusione della ricreazione, quello che prima era in un punto, poco dopo non c’era più e, addio matita, addio gomma e addio replay rossa. E Rino si arrangiava con quello che gli rimaneva. Calcava o meno lo stesso pastello sul foglio per creare tonalità diverse e usava la matita da disegno con la graffite grigia per colorare il cielo; nelle sue creazioni le nuvole non mancavano mai anche se doveva rappresentare la primavera.

Rino sapeva che le richieste che esordivano con il “mi compri” rabbuiavano lo sguardo della mamma, come un sipario calavano il buio su tutto il suo volto, e quando rispondeva”aspetta Natale”o”a fine mese”, si distendevano anche le pieghe del suo sorriso. Rino che desiderava una mamma sempre allegra aveva imparato a non esprimere più i suoi desideri: per accontentare lei, si accontentava lui. In realtà erano poche le volte che la vedeva arrabbiata: quando le si rompevano le calze appena comprate e quando le macchie delle tintura per capelli non si toglievano dalla vasca da bagno.

   “Mamma tu sei vecchia?” le chiedeva quando la ricrescita dei capelli bianchi superava il nero di quelli tinti.

   “No, mamma è giovane” diceva, e lui ne era contento.

 

Rino ora passa davanti al negozio di fiori. Potrei comprare una rosa con il resto, dice tra sé e sé pensando alla mamma; ma subito dopo cambia idea e riprende a far girare nel suo cervello il pensiero fisso che da ieri mattina gli occupa la testa.

 

   Il giorno prima nell’atrio della scuola, un ragazzo distribuiva gli album dei calciatori, era circondato dalle braccia tese dei bambini che lo imploravano. Rino si mostrava indifferente, ma quando si accorse che nessun amichetto tirava fuori i soldi per comprarlo, s’illuminò in volto.

Con lo zaino che gli traballava a destra e a sinistra mentre correva, raggiunse la mamma che parlava con le altre mamme.

   “L’album lo danno gratis” le disse felice.

Da che aveva memoria, Rino sapeva che ogni cosa si otteneva con i sacrifici, quest’ultima parola lo portava a pensava al sudore e alle schiene piagate degli schiavi. La mamma non lavorava, sudava solo quando insaponava lui e il fratellino insieme nella vasca. Il papà non era un bracciante nei campi di cotone, ma guidava gli autobus e sudava sempre. Sulla camicia del padre, Rino notava infatti i segni del caldo, non solo sotto le ascelle, ma anche in una striscia verticale lunga tutta la schiena; a Rino ricordava la gola di ghiaccio che si forma tra due montagne, forse tra le scapole del padre, il suo pensiero involontario per rinfrescarlo.

    “Puoi prenderlo” disse la mamma.

Rino, rosso in viso per la corsa, rimase ad aspettare il suo momento. Di album ce ne erano ancora tanti nella scatola, era solo questione di attimi.

   “Tieni” gli disse il ragazzo.

Esaltato, si dimenticò di ringraziare e sollevò in aria il suo trofeo. Anche lui, come gli altri.

   “Guarda mamma, ce ne sono due dentro”, disse facendole vedere i pacchetti di figurine.

   “Lo prendo io ora. A casa, dopo scuola lo scarti.”

L’accordo tacito degli occhi della mamma rassicurò Rino. Gli avrebbe comprato quattro pacchetti di figurine solo il lunedì, come aveva fatto lo scorso anno con l’album degli animali. Tra le pagine i pochi animali attaccati soffrivano di solitudine, intorno a loro c’erano solo i numeri dei tanti spazi vuoti. A boccheggiare nell’album stava il regno dei pesci, in mezzo al foglio quattro figurine dovevano comporre lo squalo bianco. Rino ne aveva attaccata una sola in cui si vedeva un misero pezzo di branchia, ci aveva messo tutta la fantasia per cercare di risalire nella mente a come poteva essere la figura completa del predatore, finché rinunciò e smise di sfogliare l’album a cui teneva tanto.

    Quel giorno durante le lezioni i libri di testo avevano un buon profumo, lo stesso dell’album che tra poche ore avrebbe scartato. Nella corsa a completarlo si partiva tutti uguali, non c’era il più veloce o chi aveva più amici o chi aveva la merendina o chi invece gliela preparava la mamma in casa: stesso era il punto di partenza per tutti, un album e due pacchetti.

Al termine della scuola, Rino tornava a casa da solo. Si metteva vicino a un adulto per attraversare la strada e non correre il rischio così di essere investito; da quale parte guardare se prima a destra e poi a sinistra o viceversa, non gli era ancora entrato in testa. Dopo il tabacchi, c’era l’edicola. Marco, Luca e Filippo erano lì con le madri. La corsa non era ancora iniziata che già Rino si sentì squalificato in partenza. Quanti pacchetti hanno in mano? Tanti, pensò. Lo zaino gli si era fatto pesante d’un tratto, e con le spalle chine, tornò a casa.

 

   “Ciao amore, come è andata a scuola?” chiese la mamma, che gli aprì la porta con Leo in braccio.

   “Bene” rispose lui.

   “Dov’è il mio album?”

   “È sul tavolo della cucina.”

Finalmente il momento era arrivato.

Rino posò lo zaino all’ingresso e il giacchetto sulla sedia. Il fratellino, sceso dalle braccia della mamma lo seguì in cucina. Mentre la mamma preparava pane e olio per merenda, Rino sotto gli occhi curiosi di Leo iniziò a scartare. Il segno sul bordo si vedeva appena, bastava tirare da lì e non si sarebbe corso il rischio di strappare le figurine all’interno. Era impossibile trovare doppioni con solo due pacchetti, di questo ne era convinto. Una botta di fortuna, pensò: la sua prima figurina, uno scudetto. Ed è di quelle senza i contorni squadrati, una di quelle rare. Lo avrebbe raccontato agli amici: “Io ho la numero 45”

  “E io ho finito l’album”, “anche io”,“io pure…”

 Mancava poco a lunedì, altri tre giorni e lo avrebbe riempito un po’di più.

 

Quel sabato mattina non c’era scuola. Rino sentiva trafficare in cucina.

   “Scusa amore, ti abbiamo svegliato?” gli disse la mamma vedendolo arrivare.

Leo era sporco di farina, come tutto il tavolo. Vicino alla cesta della frutta c’era il suo album messo per verticale come un quadro da ammirare: un attaccante nel momento di calciare, i cui muscoli uscivano dai calzoncini gialli in tutta la loro potenza. Gol.  

   “Che fate?” chiese Rino.

   “I biscotti, oggi è il compleanno di papà. E questo sarà il nostro regalo.”

Leo, aveva la sua porzione di frolla che modellava sul tavolo, parte la schiacciava sul legno e parte se la spalmava in faccia.

In mezzo ai pastrocchi della cucina, la mamma canticchiava. La donna non si preoccupava mai del disordine, lasciava sempre che i figli giocassero:“Fate. Divertitevi” erano le sue parole quando li riforniva di materiale riciclato. Passava tanto tempo con loro dimenticandosi a volte delle faccende di casa. “Non importa, metti la felpa sopra”, diceva a Rino quando si accorgeva di non avergli stirato il grembiule. Era sbadata, ma non per il loro sviluppo creativo.

In cucina adesso, anche Rino aveva iniziato a impiastricciare.

   “E ora, mettiamoci sopra queste” dalla credenza la mamma tirò fuori le gocce di cioccolato.

   “Un po’ a te e un po’ a te” disse la donna facendo due mucchietti identici. Leo trafiggeva la frolla con le gocce, Rino più delicato la decorava creando faccine con occhi, naso e bocca.

   “Guarda mamma” diceva mostrandole il suo biscotto.

   “Che bello” rispondeva la donna, ammirandolo neanche fosse un’opera d’arte.

 Con un solo dito, per non sporcare di farina l’intero sportello, la mamma aprì il frigorifero.

   “Lo sapevo io, è finito. Ho ancora impasto e mi serve il latte per fare altri biscotti.”

Rino aveva capito l’antifona. Era ancora in pigiama, si stava divertendo e voleva vedere la televisione.

   “Amore, ci vai tu a comprarlo?” Come si fa tra fidanzati la mamma faceva le boccucce al figlio.

   “Ma mamma… ”

   “Amore scusa. Hai ragione, ma non farmi uscire, devo ancora rifare i letti e lavare Leo.”

Rino aveva il broncio. La mattina a casa gli piaceva troppo. Faceva tempo pieno a scuola e il pomeriggio non c’era mai il sole che c’era le prime ore del giorno, quello che ti riempiva di buoni propositi: riposare, rimanere in pigiama e giocare.

Il malcontento di Rino gli si leggeva in faccia, la mamma capì e si giocò la sua carta.

   “Con il resto, ti compri le figurine.”

La frase aprì la porta di casa come l’apriti sesamo. Poco dopo Rino aveva la banconota in tasca e ripeteva la lista della spesa: latte, pane e prosciutto cotto.

 

Dalla testa di Rino, volano numeri, non è bravo in matematica ma alcuni calcoli li sa fare bene.

Se mi avanzano quattromila lire sono otto pacchetti, se me ne avanzano tre sono sei, da aggiungersi a quelli di lunedì, Rino sorride da sotto la sciarpa e intanto è arrivato all’alimentari.

Scansa le strisce di velluto che cadono giù dalla porta d’ingresso e entra. L’odore del legno delle pareti ha assorbito negli anni il profumo del grasso dei prosciutti, insieme a quello delle farine incastrate negli spigoli nascosti.

Al banco del pane Giorgio gli sorride.

   “Allora, come va a scuola?”

   “Bene”.

   “Bravo. Che ti do?”

   “Due panini per favore”.

Rino prende la bustina del pane sopra il bancone e legge l’importo sull’etichetta, 580 lire.

    “Ti serve qualcosa di là?” chiede Giorgio per sapere se deve spostarsi al banco degli affettati

    “Sì.”

In gastronomia l’uomo taglia due etti di prosciutto cotto, quando finisce di arrotolarlo nella carta, consegna il pacchetto a Rino. Sull’etichetta c’è scritto 4280 lire.

Ora manca da prendere solo il latte.

“Cerca quello con la scadenza più in là” Rino sente la voce della mamma nella testa e, obbediente va a pescare nel frigo la bottiglia messa in fondo. Manca il prezzo, sul bancone non c’è scritto e lui il latte non si ricorda proprio quanto costa.

Rino va in cassa per pagare. Con una mano in tasca controlla la banconota, con l’altra si tiene i prodotti contro il torace e si aiuta con il mento a non farli cadere. Ha due persone davanti, e un po’di tempo per fare i conti.

4380+580 e il latte. Quanto costa il latte? poco, spera.

  “Ciao Rino”

  “Ciao” risponde timido mentre si libera della merce che cade sul ripiano.

  “Scusa”.

  “Non importa”, gli sorride Sara, la figlia del proprietario.

Le dita della ragazza digitano veloci i prezzi sulla cassa.

  “Sono 6960 lire”.

A Rino s’illuminano gli occhi. Ripete nella mente per due volte l’importo da pagare per essere sicuro di aver fatto bene i conti, e poi tira fuori il denaro umidiccio di sudore e paga. Questa stessa mano tra poco stringerà nella tasca tre banconote da mille e poi sei pacchetti di figurine, pensa soddisfatto e lascia andare il sorriso.

   “Ah” dice all’improvviso Sara tirando fuori da un cassetto un’agendina.

   “Ci sono 1980 lire da saldare di ieri. Puoi dire a casa che è tutto ok.” I segni orizzontali della penna rossa che cancella il nome di sua mamma sul foglio, sono squarci sul corpo di Rino. Un calore improvviso gli si riversa addosso in una secchiata d’acqua bollente che lo bagna fino alle ginocchia. Dalle guance in su Rino diventa rosso, sente caldo e non è solo colpa della sciarpa. Mette nella tasca il resto: mille lire e due golia. È poca roba, non merita di essere protetta dalla stretta della sua mano.

Ed ecco che in strada ritornano le paure. Ad ogni suo passo la bolla d’aria del latte nella bottiglia sale e poi riscende, sembra lo stomaco di Rino che singulta il fiato ogni volta che cambia la visuale della strada. Rino vede il bar in lontananza. Meno male, pensa, non c’è  nessun ragazzo seduto ai tavolini. Continua a guardarsi intorno e allunga il passo nella speranza di non incontrare il barbone con i denti gialli. Poi la vede, l’edicola. Eccola, pensa.

 

   “Venti pacchetti” chiede il ragazzino prima di lui.

   “Uno, due tre …” l’edicolante glieli conta davanti, poi il ragazzo li prende e si allontana. Con due mani non riesce a contenerli tutti e uno cade a terra vicino a Rino. Il ragazzo non si accorge di niente. Nella sua confezione gialla, il pacchetto di figurine risalta sull’asfalto. Rino si sente ancora più accaldato. Tiene la busta della spesa con una mano e lo raccoglie con l’altra. Il ragazzo prima di me ha speso diecimila lire in un solo colpo, e io nella tasca ha solo due monete, pensa Rino. Sente con i polpastrelli lo spessore del pacchetto raccolto, perplesso se lo rigira tra le dita. E se dentro c’è uno scudetto? E se me lo mettessi in tasca? In fin dei conti l’ho trovato.

   “È mio”gli dice il ragazzo accortosi di averlo perso.

Rino sobbalza “Stavo per dartelo...”gli dice, mentre le palpebre gli vanno a finire sotto la sciarpa.

 

Durante la strada del ritorno, corre sul tratto di marciapiede in cui c’è la casa con l’alano, non vuole sentirsi abbaiare nelle orecchie. Rino è più veloce del cane, che si mette a ringhiare quando lui ormai ha superato d’un pezzo il suo cancello.

Sale le scale di casa ed è tutto sudato, il profumo che si sente è buonissimo e Rino sa che proviene dal suo appartamento.

   “Grazie amore”, gli dice la mamma prendendogli la busta della spesa non appena rientrato. In cucina i biscotti sul tavolo, sono molto invitanti,  la mamma ne ha già sfornato una prima teglia.

    “Ne puoi prendere uno” gli dice.

E Rino obbedisce, ha la stessa espressione del biscotto che ha scelto, sorride, perché nei suoi due pacchetti anche stavolta non ha trovato nessun doppione. Tra poco sarebbero iniziati i cartoni, ma sul tavolo della cucina oltre al mattarello e agli stampi ora c’è anche il disordine di Rino.

   “Non ti preoccupare, sistemo io qui.” gli dice la mamma, vedendo il suo sguardo apprensivo sull’orologio.

   “Vieni” dice Rino al fratellino che gli gira intorno, e insieme vanno in soggiorno. Leo prende il telecomando per schiacciare il canale, ma è ancora piccolino e non ci riesce. Rino gli fa vedere come si fa e preme il tasto insieme a lui. “Che bravo” gli dice, e Leo che non parla ancora gli mostra in uno sguardo tutta la sua fierezza.

Lo schermo s’illumina e anche i pensieri di Rino riprendono a girare, stavolta in un altro emisfero. Per lunedì non ho compiti da fare e manca anche la maestra, poi nel pomeriggio avrò i miei quattro pacchetti…ora che ci penso, ho anche due caramelle nella tasca, una per me e una per Leo. I pensieri di Rino sembrano lucette intermittenti che si accendono al ritmo delle note alte della sigla del cartone che sta per cominciare. Con le gambe incrociate sul morbido del divano, con Leo vicino che profuma ancora di burro e zucchero, Rino si sente bene. Il cartone è appena iniziato e anche i suoi pensieri ora si fermano a guardarlo insieme a lui.

 

 

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Bello e oserei dire ... tenero come la carezza di una mamma. Hai saputo ricostruire i piccoli grandi sogni di un ragazzino e penso che molti possano specchiarsi. Le figurine, la spesa, le paure e i sogni e ... la mitica "libretta". Chiamavano così in molte parti d'Italia il quadernino dove si segnavano gli acquisti a credito.

Essendo rivolto ai ragazzi non potevi metterci di più, nel colloqui tra Nino e Sara. Chissà, la prima cottarella? No, in effetti avrebbe forse distolto l'attenzione dalle figurine. O forse è Sara che cerca di far colpo su Nino e tira fuori il conto in  sospeso del giorno prima?

Un buon racconto che dà tepore nelle serate invernali. Non so dire altro, @Lauram . Complimenti!

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@Lauram Scusa se magari sono un po' invasivo, ma ho nostalgia di @Rewind e dei tagli spietati (i miei al confronto sono ben poca cosa) con cui mutilava i miei primi acerbi racconti.

La maggior parte delle osservazioni sono soltanto un modo diverso di vedere la prosa quindi non darci peso. Il racconto è forse un po' troppo...consolatorio per quelli che sono i miei gusti, però è ricco di particolari e anche di belle dinamiche narrative. Inoltre rievoca un periodo dell'infanzia e un divertimento che ho vissuto anch'io.

12 ore fa, Lauram ha detto:

La strada per l’alimentari Rino la conosce bene. Ha dieci anni ed è da quando ne ha nove che fa le commissioni per la madre. Le sue mani sono impegnate, Una mano è al caldo nella manica lunga della giacca, l’altra invece stringe le diecimila lire nella tasca dei pantaloni.

Perchè il plurale se una mano è dentro la manica, libera?

12 ore fa, Lauram ha detto:

Anche Il suo cervello è indaffarato a smistare i pensieri: una piccola parte ripassa la lista della spesa e la restante sogna a occhi aperti la speranza di un resto sostanzioso che stavolta Rino non deve riconsegnare alla mamma, e che può spendere per sé, lo rende un guerriero di strada.

Hai usato una quantità spropositata di che. Cerco di toglierne qualcuno

12 ore fa, Lauram ha detto:

Cammina senza paure, si dimentica del barbone che quando sbuca da dietro l’angolo gli fa prendere i colpi; non si preoccupa degli adolescenti scemi al bar che lanciano petardi ai ragazzini come lui, e si scorda addirittura del cane che ringhia rabbioso quando passa vicino al suo cancello. Sembra che anche La sciarpa che indossa lo veste da eroe, le due estremità gli svolazzano alle sue spalle come un mantello. Rino ha paura solo di una cosa in quel momento: di perdere la banconota. Per respirare infatti, abbassa la sciarpa con la lingua che lo copre fino al naso, e ingoia i peli del tessuto pur di non lasciare la presa sul denaro.

 

La paura di smarrire le proprie cose si era insinuata in lui fin da piccolo. In occasione delle gite scolastiche a teatro, Rino non toglieva mai il giacchetto. La possibilità remota di poterlo dimenticare sulla poltrona era la stessa possibilità di riuscire a toglierselo al primo tentativo, dato che la chiusura lampo era difettosa. La mamma del bambino più grande vicino di casa, lo aveva passato alla sua che lo aveva passato a lui con un “ti sta benissimo” pieno di sorrisi. E Rino imparò a sfilarselo come un maglione.

L’unica cerniera che riusciva a chiudere con facilità era quella dell’astuccio, vuoto per due terzi. A scuola, come tutti, lasciava l’occorrente sul banco

Collegamento debole tra i due periodi. Meglio rifarsi direttanente a La paura di smarrire le cose

12 ore fa, Lauram ha detto:

e con la confusione della ricreazione quello che prima era in un punto, poco dopo non c’era più e addio matita, addio gomma, e addio replay rossa. E Rino si arrangiava con quello che gli rimaneva. Calcava o meno lo stesso pastello sul foglio per creare tonalità diverse e usava la matita da disegno con la graffite grigia per colorare il cielo; nelle sue creazioni le nuvole non mancavano mai anche se doveva rappresentare la primavera.

Rino sapeva che Le richieste che esordivano con il “mi compri” rabbuiavano lo sguardo della mamma, come un sipario calavano il buio su tutto il suo volto,

Ripetizione: rabbuiavano\calavano il buio

12 ore fa, Lauram ha detto:

e quando rispondeva”aspetta Natale”o”a fine mese”, si distendevano anche le pieghe del suo sorriso. Rino che desiderava una mamma sempre allegra aveva imparato a non esprimere più i suoi desideri: per accontentare lei, si accontentava lui. In realtà erano poche le volte che la vedeva arrabbiata: quando le si rompevano le calze appena comprate e quando le macchie delle tintura per capelli non si toglievano dalla vasca da bagno.

   “Mamma tu sei vecchia?” le chiedeva quando la ricrescita dei capelli bianchi superava il nero di quelli tinti.

   “No, mamma è giovane” diceva, e lui ne era contento.

La prima frase non è chiarissima e comunque se possibile meglio asciugare un po'

12 ore fa, Lauram ha detto:

Rino ora passa davanti al negozio di fiori. Potrei comprare una rosa con il resto, pensa Rino tra sé e sé pensando alla mamma; passando davanti al negozio di fiori, ma subito dopo cambia idea e riprende a far girare nel suo cervello il pensiero fisso l'idea fissa che da ieri mattina dal giorno prima gli occupa la testa, quando  Il giorno prima nell’atrio della scuola, un ragazzo distribuiva gli album dei calciatori, era circondato dalle braccia tese dei bambini che lo imploravano. Rino si aveva mostrato mostrava indifferenza, ma quando si accorse che , si era illuminato in volto constatando come nessun amichetto tirasse fuori i soldi per comprarlo.

Ora mi viene il dubbio e mi sono astenuto dal rivedere i verbi del passaggio successivo. E' possibile passare da trapassato a passato remoto? Boh, la mia è una domanda eh.

12 ore fa, Lauram ha detto:

Con lo zaino che gli traballante a destra e a sinistra mentre correva, raggiunse la mamma che parlava con le altre mamme.

   “L’album lo danno gratis” le disse felice.

Da che aveva memoria, Rino sapeva che ogni cosa si otteneva con i sacrifici, quest’ultima parola lo portava a pensava al sudore e alle schiene piagate degli schiavi. La mamma non lavorava, sudava solo quando insaponava lui e il fratellino insieme nella vasca. Il al papà non era un bracciante nei campi di cotone, ma che guidava gli autobus e sudava sempre. Sulla camicia del padre, Rino notava infatti i segni del caldo, le macchie non solo sotto le ascelle, ma anche in una striscia verticale lunga tutta la schiena; a Rino ricordava la gola di ghiaccio che si forma tra due montagne, forse tra le scapole del padre, il suo pensiero involontario per rinfrescarlo.

Troppa roba. Leggere è faticoso, come scrivere

12 ore fa, Lauram ha detto:

     “Guarda mamma, ce ne sono due dentro”, disse facendole vedere i pacchetti di figurine, mentre un pensiero smorzava in parte l'entusiasmo e andava all'.

   “Lo prendo io ora. A casa, dopo scuola lo scarti.”

L’accordo tacito degli occhi della mamma rassicurò Rino. Gli avrebbe comprato quattro pacchetti di figurine solo il lunedì, come aveva fatto lo scorso anno con l’album degli animali dell'anno prima. Tra le pagine i pochi animali attaccati soffrivano di solitudine, intorno a loro c’erano solo i numeri dei tanti spazi vuoti. A boccheggiare nell’album stava il regno dei pesci, in mezzo al foglio quattro figurine dovevano comporre lo squalo bianco, ma Rino ne aveva attaccata una sola in cui si vedeva un misero pezzo di branchia, ci aveva messo tutta la fantasia per cercare di risalire nella mente a come poteva essere la figura completa del predatore, finché rinunciò e smise di sfogliare l’album a cui teneva tanto.

Mi piace il ricordo e la descrizione dell'album precedente, ma proprio per questo non insisterei troppo sullo stesso concetto e comunque cercherei di ripulirlo per farlo risaltare di più.

12 ore fa, Lauram ha detto:

 Rino posò lo zaino all’ingresso e il giacchetto sulla sedia. Il fratellino, sceso dalle braccia della mamma lo seguì in cucina. Mentre la mamma preparava pane e olio per merenda,

Costa più la nutella o l'olio extravergine di oliva? Boh. Mi pare esagerato, porelli. Gli farà poi bene tutto quell'olio? Magari una fetta di pane integrale e un bicchiere di latte (di soia, magari).

12 ore fa, Lauram ha detto:

Rino sotto gli occhi curiosi di Leo iniziò a scartare. Il segno sul bordo si vedeva appena, bastava tirare da lì e non si sarebbe corso il rischio di strappare le figurine all’interno. Era impossibile trovare doppioni con solo due pacchetti, di questo ne era convinto. La sua prima figurina fu uno scudetto. Ed è una di quelle senza i contorni squadrati, una di quelle rare. Una botta di fortuna, pensò. Lo avrebbe raccontato agli amici: “Io ho la numero 45”

“E io ho finito l’album”, “anche io”,“io pure…”

Dopo così poco? Da sfegatato collezionista di figurine qual'ero mi sento di dire che ci voleva un po' di più. E comunque va bene la differenza di classe tra lui e i compagni, ma non ci calcherei troppo la mano che poi corriamo il rischio di farlo diventare Cenerentola, sto povero bambino. Ci saranno poi stati altri compagni nelle sue condizioni, no?

12 ore fa, Lauram ha detto:

  Mancava poco a lunedì, altri tre giorni e lo avrebbe riempito un po’di più.

 

In mezzo ai pastrocchi della cucina, la Mamma canticchiava. La donna non si preoccupava mai del disordine, lasciava sempre che i figli giocassero:“Fate. Divertitevi” erano le sue parole quando li riforniva di materiale riciclato. Passava tanto tempo con loro dimenticandosi a volte delle faccende di casa. “Non importa, metti la felpa sopra”, diceva a Rino quando si accorgeva di non avergli stirato il grembiule. Era sbadata, ma non per quanto concerneva il loro sviluppo creativo.

In cucina adesso, anche Rino aveva iniziato a impiastricciare.  

Li ho fatti anch'io i biscotti. Se ha già l'impasto a che gli serve il latte?

12 ore fa, Lauram ha detto:

Rino aveva il broncio. La mattina a casa gli piaceva troppo. Faceva tempo pieno a scuola e il pomeriggio non c’era mai il sole che c’era delle prime ore del giorno, quello che ti riempiva di buoni propositi: riposare, rimanere in pigiama e giocare.

Il malcontento di Rino gli si leggeva in faccia, la mamma capì e si giocò la sua carta.

   “Con il resto, ti compri le figurine.”

La frase aprì la porta di casa come l’apriti sesamo. Poco dopo Rino aveva la banconota in tasca e ripeteva la lista della spesa: latte, pane e prosciutto cotto.

 

Dalla testa di Rino, volano numeri, non è bravo in matematica ma alcuni calcoli li sa fare bene.

Non vedo di buon occhio questi continui passaggi dal trapassato al passato remoto e addirittura al presente. Sono stranianti e non ne vedo l'utilità.

12 ore fa, Lauram ha detto:

A Rino s’illuminano gli occhi. Ripete nella mente per due volte l’importo da pagare per essere sicuro di aver fatto bene i conti, e poi tira fuori il denaro umidiccio di sudore e paga. Questa stessa mano tra poco stringerà nella tasca tre banconote da mille e poi sei pacchetti di figurine, pensa soddisfatto e lascia andare il sorriso.

   “Ah” dice all’improvviso Sara tirando fuori da un cassetto un’agendina. “Ci sono 1980 lire da saldare di ieri. Puoi dire a casa che è tutto ok.”

I segni orizzontali della penna rossa che cancella il nome di sua mamma sul foglio, sono squarci sul corpo di Rino. Un calore improvviso gli si riversa addosso in una secchiata d’acqua bollente che lo bagna fino alle ginocchia. Dalle guance in su Rino diventa rosso, sente caldo e non è solo colpa della sciarpa.

Si capisce, non c'è bisogno di specificarlo. Bello tutto il pezzo. Hai scandito ogni cifra, enfatizzando la gioa pregustata fino alla delusione finale. Ottimo.

12 ore fa, Lauram ha detto:

Con le gambe incrociate sul morbido del divano, con Leo vicino che profuma ancora di burro e zucchero, Rino si sente bene. Il cartone è appena iniziato e anche i suoi pensieri ora si fermano a guardarlo insieme a lui.

Buona anche la chiusa, coerente con il tono edulcorato del racconto. Alla prossima :super:

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23 ore fa, Lauram ha detto:

 

La strada per l’alimentari Rino la conosce bene. Ha dieci anni ed è da quando ne ha nove che fa le commissioni. Le sue mani sono impegnate, una è al caldo nella manica lunga della giacca,

  • bella questa immagine per rivelare la provenienza da una famiglia povera, che risparmia in tutto, anche nell'abbigliamento, che deve durare
Quota

l’altra invece strige le diecimila lire nella tasca dei pantaloni. Anche il suo cervello è indaffarato a smistare i pensieri, una piccola parte ripassa la lista della spesa e la restante sogna a occhi aperti: la speranza di un resto sostanzioso che stavolta Rino non deve riconsegnare alla mamma, e che può spendere per sé, lo rende un guerriero di strada. Cammina senza paure, si dimentica del barbone che quando sbuca da dietro l’angolo gli fa prendere i colpi; non si preoccupa degli adolescenti scemi al bar che lanciano petardi ai ragazzini come lui, e si scorda addirittura del cane che ringhia rabbioso quando passa vicino al suo cancello. Sembra che anche la sciarpa che indossa lo vesta da eroe, le due estremità svolazzano alle sue spalle come un mantello. Rino ha paura solo di una cosa in quel momento: di perdere la banconota. Per respirare

virgola

Quota

 

infatti, abbassa la sciarpa con la lingua che lo copre fino al naso,

forse meglio: abbassa la sciarpa che lo  copre fino al naso con la lingua

Quota

 

e ingoia i peli del tessuto pur di non lasciare la presa dal denaro.

La paura di smarrire le proprie cose si era insinuata in lui fin da piccolo. In occasione delle gite scolastiche a teatro, Rino non toglieva mai il giacchetto. La possibilità remota di poterlo dimenticare sulla poltrona era la stessa possibilità di riuscire a toglierselo al primo tentativo: la chiusura lampo era difettosa. La mamma del bambino più grande vicino di casa,

forse meglio: la madre del bambino, più grande di lui, vicino di casa, 

Quota

 

lo aveva passato alla sua che lo aveva passato

"passato" due volte

Quota

 

a lui con un “ti sta benissimo” pieno di sorrisi. E Rino imparò a sfilarselo come un maglione. L’unica cerniera che riusciva a chiudere con facilità era quella dell’astuccio, vuoto per due terzi. Come tutti, lasciava l’occorrente sul banco e con la confusione della ricreazione,

qui meglio un punto e virgola

Quota

 

quello che prima era in un punto, poco dopo non c’era più e, addio matita, addio gomma e addio replay rossa. E Rino si arrangiava con quello che gli rimaneva. Calcava o meno lo stesso pastello sul foglio per creare tonalità diverse e usava la matita da disegno con la graffite grigia per colorare il cielo; nelle sue creazioni

virgola

Quota

 

le nuvole non mancavano mai anche se doveva rappresentare la primavera.

Rino sapeva che le richieste che esordivano con il “mi compri” rabbuiavano lo sguardo della mamma, come un sipario calavano il buio su tutto il suo volto, e quando rispondeva”aspetta Natale”o”a fine mese”,

qui sopra sono da sistemare gli spazi

Quota

 

si distendevano anche le pieghe del suo sorriso. Rino

virgola

Quota

che desiderava una mamma sempre allegra

altra virgola per chiudere l'inciso

Quota

Rino ora passa davanti al negozio di fiori. Potrei comprare una rosa con il resto,

il  discorso diretto va virgolettato

Quota

 

dice tra sé e sé pensando alla mamma; ma subito dopo cambia idea

brava a interpretare il pensiero dolcissimo per la mamma, superato solo da un acuto desiderio di gioco, giusto per la sua età.

Quota

 

e riprende a far girare nel suo cervello il pensiero fisso che da ieri mattina gli occupa la testa.

 

   Il giorno prima

virgola

Quota

nell’atrio della scuola, un ragazzo distribuiva gli album dei calciatori, era

questo "era" mi pare superfluo

Quota

 

circondato dalle braccia tese dei bambini che lo imploravano. Rino si mostrava indifferente, ma quando si accorse che nessun amichetto tirava fuori i soldi per comprarlo, s’illuminò in volto.

Con lo zaino che gli traballava a destra e a sinistra mentre correva, raggiunse la mamma che parlava con le altre mamme.

   “L’album lo danno gratis” le disse felice.

Da che aveva memoria, Rino sapeva che ogni cosa si otteneva con i sacrifici,

meglio punto e virgola

Quota

quest’ultima parola lo portava a pensava al sudore e alle schiene piagate degli schiavi. La mamma non lavorava, sudava solo quando insaponava lui e il fratellino insieme nella vasca. Il papà non era un bracciante nei campi di cotone, ma guidava gli autobus e sudava sempre. Sulla camicia del padre, Rino notava infatti i segni del caldo, non solo sotto le ascelle, ma anche in una striscia verticale lunga tutta la schiena; a Rino ricordava la gola di ghiaccio che si forma tra due montagne,

quella tra le scapole del padre, ed era, questo, il suo pensiero involontario per rinfrescarlo.

Quota

forse tra le scapole del padre, il suo pensiero involontario per rinfrescarlo.

vedi sopra come te l'avrei sistemato, a mio parere.

Quota

    “Puoi prenderlo” disse la mamma.

Rino, rosso in viso per la corsa, rimase ad aspettare il suo momento. Di album ce ne erano ancora tanti nella scatola, era solo questione di attimi.

   “Tieni” gli disse il ragazzo.

Esaltato, si dimenticò di ringraziare e sollevò in aria il suo trofeo. Anche lui, come gli altri.

   “Guarda mamma, ce ne sono due dentro”, disse facendole vedere i pacchetti di figurine.

   “Lo prendo io ora. A casa, dopo scuola lo scarti.”

forse meglio: "Lo scarti a casa, dopo la scuola."

Quota

L’accordo tacito degli occhi della mamma rassicurò Rino. Gli avrebbe comprato quattro pacchetti di figurine solo il lunedì, come aveva fatto lo scorso anno con l’album degli animali. Tra le pagine

virgola

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i pochi animali attaccati soffrivano di solitudine, intorno a loro c’erano solo i numeri dei tanti spazi vuoti. A boccheggiare nell’album stava il regno dei pesci, in mezzo al foglio quattro figurine dovevano comporre lo squalo bianco. Rino ne aveva attaccata una sola in cui si vedeva un misero pezzo di branchia, ci aveva messo tutta la fantasia per cercare di risalire nella mente a come poteva essere la figura completa del predatore, finché rinunciò e smise di sfogliare l’album a cui teneva tanto.

    Quel giorno

virgola

Quota

durante le lezioni

virgola

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i libri di testo avevano un buon profumo, lo stesso dell’album che tra poche ore avrebbe scartato.

 Mancava poco a lunedì, altri tre giorni e lo avrebbe riempito un po’di più.

 

Quota

   “Venti pacchetti” chiede il ragazzino prima di lui.

   “Uno, due tre …” l’edicolante glieli conta davanti, poi il ragazzo li prende e si allontana. Con due mani non riesce a contenerli tutti e uno cade a terra vicino a Rino. Il ragazzo non si accorge di niente. Nella sua confezione gialla, il pacchetto di figurine risalta sull’asfalto. Rino si sente ancora più accaldato. Tiene la busta della spesa con una mano e lo raccoglie con l’altra. Il ragazzo prima di me ha speso diecimila lire in un solo colpo, e io nella tasca ha solo due monete, pensa Rino. Sente con i polpastrelli lo spessore del pacchetto raccolto, perplesso se lo rigira tra le dita. E se dentro c’è uno scudetto? E se me lo mettessi in tasca? In fin dei conti l’ho trovato.

   “È mio”gli dice il ragazzo accortosi di averlo perso.

Rino sobbalza “Stavo per dartelo...”gli dice, mentre le palpebre gli vanno a finire sotto la sciarpa.

che bella questa immagine... brava!

Quota

 

E Rino obbedisce, ha la stessa espressione del biscotto che ha scelto, sorride, perché nei suoi due pacchetti anche stavolta non ha trovato nessun doppione. Tra poco sarebbero iniziati i cartoni, ma sul tavolo della cucina oltre al mattarello e agli stampi ora c’è anche il disordine di Rino.

   “Non ti preoccupare, sistemo io qui.” gli dice la mamma, vedendo il suo sguardo apprensivo sull’orologio.

   “Vieni” dice Rino al fratellino che gli gira intorno, e insieme vanno in soggiorno. Leo prende il telecomando per schiacciare il canale, ma è ancora piccolino e non ci riesce. Rino gli fa vedere come si fa e preme il tasto insieme a lui. “Che bravo” gli dice, e Leo che non parla ancora gli mostra in uno sguardo tutta la sua fierezza.

bello, però metti l'inciso tra due virgole, così: e Leo, che non parla ancora, gli mostra ecc.

Quota

 Per lunedì non ho compiti da fare e manca anche la maestra, poi nel pomeriggio avrò i miei quattro pacchetti…ora che ci penso, ho anche due caramelle nella tasca, una per me e una per Leo.

questa frase la metterei tra virgolette o in corsivo, perché è comunque un discorso  diretto, anche se tra sé e sé.

Quota

I pensieri di Rino sembrano lucette intermittenti che si accendono al ritmo delle note alte della sigla del cartone che sta per cominciare. Con le gambe incrociate sul morbido del divano, con Leo vicino che profuma ancora di burro e zucchero, Rino si sente bene. Il cartone è appena iniziato e anche i suoi pensieri ora si fermano a guardarlo insieme a lui.

 

 

cara  :flower:,@Lauram hai scritto uno spaccato di vita familiare dolcissimo, come i biscotti sfornati dalla mamma per fare festa al papà. Bravissima! Hai tratteggiato la figura di Rino in maniera magistrale. 

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Grazie ragazzi per il vostro tempo ;), @Mariner P, @Roberto Ballardini e @Poeta Zaza.

16 ore fa, Mariner P ha detto:

O forse è Sara che cerca di far colpo su Nino e tira fuori il conto in  sospeso del giorno prima?

Sai che inizialmente il fratellino si doveva chiamare Nino?(sforavo di alcune battute e sono passata a Leo) in realtà lui è Rino, ha questo nome per riallacciarmi al titolo del racconto. "Io ci sto"  è una canzone di Rino Gaetano, in un tratto del ritornello dice "... in fondo è bella però, la mia vita e io ci sto". Diciamo che il senso della storia è esattamente nel titolo: forse un ragazzino non arriva a percepire da subito il perchè debba privarsi, ma credo che sia in grado di rendersi conto che intorno a sè ha dell'altro. A Rino in fondo non manca niente e sul divano alla fine arriva alla sua riflessione e si sente bene. è un racconto semplice, forse anche troppo, non ha particolari sviluppi nella trama, descrivo solo un contesto sociale fatto di preadolescenza, timori, sogni, rincorse e privazioni.

Ah, ritornando alla tua nota MarinerP, mi è passata per la testa l'idea della cottarella, poi sempre per caratteri e per tanta altra carne al fuoco ho tagliato.  In realtà, se avessi avuto più spazio l'idea era un'altra: Sara aiuta in famiglia quando non ha lezione all'università, come Rino del resto che aiuta in casa quando occorre (o qualcosa del genere).

16 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

Il racconto è forse un po' troppo...consolatorio

Sì Roberto, in realtà è stato un esperimento per vedere se riuscivo a cavarmela con un racconto che non è il mio genere, ma che comunque mi rappresenta.

16 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

trapassato a passato remoto? Boh, la mia è una domanda eh.

Ahahah, ammazza quanto hai tagliato, ci hai pensato tu a metterci un po' di morte nel mio testo (scherzo, grazie infinite, mi hai tolto i che come io ti tolgo le virgole)

16 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

Costa più la nutella o l'olio extravergine di oliva? Boh. Mi pare esagerato, porelli. Gli farà poi bene tutto quell'olio? Magari una fetta di pane integrale e un bicchiere di latte (di soia, magari).

Forse cinica? o forse si parla di anni 80, quando la panzanella regnava come il panino con la mortadella a merenda? Il latte di riso, lo preferisco ;)

16 ore fa, Roberto Ballardini ha detto:

Se ha già l'impasto a che gli serve il latte?

Ahahah, per far uscire Rino di casa! Emh, hai ragione. Facciamo che l'impasto che aveva era troppo duro e doveva ammorbidirlo dai.

7 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

il  discorso diretto va virgolettato

Poeta Zaza, mi aiuti a capire? Sinceramnete non so quale sia la regola, se scrivo pensa, posso lasciare il discorso senza virgolette? Ho provato a cercare una risposta, se ne sei convinta allora grazie, veramente ci ho sbattutto la testa un bel po'.

 

7 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

diretto, anche se tra sé e sé.

ok, grazie.

Felice che vi sia piaciuto. :)

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25 minuti fa, Lauram ha detto:

.

Poeta Zaza, mi aiuti a capire? Sinceramnete non so quale sia la regola, se scrivo pensa, posso lasciare il discorso senza virgolette? Ho provato a cercare una risposta, se ne sei convinta allora grazie, veramente ci ho sbattutto la testa un bel po'.

 

ok, grazie.

Felice che vi sia piaciuto. :)

 

Hai ragione tu  @Lauram , ho cercato sul Web e nella Treccani appare nell'apertura del link che ti copio-incollo:

 

es., cadono le virgolette citazionali: ... alla rappresentazione letteraria del soliloquio o al monologo interiore, a casi, cioè, ... Così, signora nonna, trionferò di te: facendoti grazia della roba e dell'onore senza curarmi di dirtelo!.

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Grazie, io ho ripescato una discussione aperta proprio sul wd svariati anni fa in merito, insomma alla fine non mi sembra ci sia una regola erga omnes, (almeno da quello che ho capito io, non vorrei dire fesserie). Mi sono affidata alla narrativa pubblicata e non ho visto virgolette. Grazie comunque come sempre. Ciao @Poeta Zaza

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Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:



Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:

La strada per l’alimentari Rino la conosce bene. Ha dieci anni ed è da quando ne ha nove che fa le commissioni. Le sue mani sono impegnate, una è al caldo nella manica lunga della giacca, l’altra invece strige le diecimila lire nella tasca dei pantaloni. Anche il suo cervello è indaffarato a smistare i pensieri, una piccola parte ripassa la lista della spesa e la restante sogna a occhi aperti: la speranza di un resto sostanzioso che stavolta Rino non deve riconsegnare alla mamma, e che può spendere per sé, lo rende un guerriero di strada. Cammina senza paure, si dimentica del barbone che quando sbuca da dietro l’angolo gli fa prendere i colpi; non si preoccupa degli adolescenti scemi al bar che lanciano petardi ai ragazzini come lui, e si scorda addirittura del cane che ringhia rabbioso quando passa vicino al suo cancello. Sembra che anche la sciarpa che indossa lo vesta da eroe, le due estremità svolazzano alle sue spalle come un mantello. Rino ha paura solo di una cosa in quel momento: di perdere la banconota. Per respirare infatti, abbassa la sciarpa con la lingua che lo copre fino al naso, e ingoia i peli del tessuto pur di non lasciare la presa dal denaro

Incipit meraviglioso. Tutto tranne che letteratura per ragazzi. Ne sono sollevato. OK, procedo speranzoso.

 

Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:

La possibilità remota di poterlo dimenticare sulla poltrona era la stessa possibilità di riuscire a toglierselo al primo tentativo: la chiusura lampo era difettosa

:umh:... Mmm... La probabilità che il flusso attraversi, data una sezione alfa uguale cosen x meno uno, il .... Nah, dai, sta frase riscrivila

 

Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:

 “L’album lo danno gratis” le disse felice.

Da che aveva memoria, Rino sapeva che ogni cosa si otteneva con i sacrifici, quest’ultima parola lo portava a pensava al sudore e alle schiene piagate degli schiavi

Questo passaggio lo trovo sublime. Certo, al netto di portava a pensava :no:

 

Tra poco sarebbero iniziati i cartoni

Inizieranno. Stai narrando al presente.

 

Ciao @Lauram, per quello che vale secondo me questo racconto è bellissimo. Non è letteratura per ragazzi manco per il xxxxx ma meglio così.

Sei riuscita a ricostruire le gerarchie che sono nella mente di un bambino, lo scudetto che riscatta dai minori agi dei compagni. E il tema, ormai lo so, ricorrente per te, dell'infanzia non agiata è nelle tue corde. 

Tra le tue prove migliori, piaciuto davvero tanto!

 

P.s. è migliorabile, sulla scrittura. Asciuga. 

 

 

 

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30 minuti fa, Edu ha detto:

s. è migliorabile, sulla scrittura. Asciuga

 mi sono reso conto appena dopo averlo scritto che così non ti aiuto, se non mi spiego.

Alcune parti possono essere accorciate: l'episodio della bustina che cade a terra e che è di un altro, ad esempio, lo toglierei: ribadisce ciò che hai già reso con gran bravura, il desiderio del protagonista, ma questo tuo ribadire lo percepisco come una tua insicurezza: non ce n'è bisogno, sei stata già brava, può andar via.

Rimandi a un immaginario di infanzia che la mia condivide con la tua generazione, non so quanto questo può parlare a un bambino di oggi, ma ha parlato a me. Grazie :rosa:

Modificato da Edu

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Adesso, Edu ha detto:

Incipit meraviglioso.

@Edu mio, ma sei troppo carino, grazie.

Il tuo commento mi fa tanto piacere, sentirmi dire queste parole da te, per me è motivo di grande orgoglio. Credo che non ci sia gratificazione più grande di dimostrare crescita, bravura, miglioramento a una persona che si stima molto, e una di queste persone sei proprio tu.

Adesso, Edu ha detto:

l'episodio della bustina che cade a terra e che è di un altro, ad esempio, lo toglierei: ribadisce ciò che hai già reso con gran bravura, il desiderio del protagonista, ma questo tuo ribadire lo percepisco come una tua insicurezza: non ce n'è bisogno, sei stata già brava, può andar via.

Non sai quante altre scene ho tolto, i caratteri sembrano sempre pochi. Il realtà avevo molti dubbi su questo racconto, in finale non succede niente, è solo quotidianità.

Il momento della fugurina a terra credevo fosse la scena madre, ecco perchè ho rimarcato alcuni particolari. Rino ha davanti a sè una situazione: non sa cosa fare, e meno male, dico io, il ragazzo sceglie per lui. A Rino in fin dei conti poi non manca niente, e sta bene così.

Adesso, Edu ha detto:

Rimandi a un immaginario di infanzia che la mia condivide con la tua generazione, non so quanto questo può parlare a un bambino di oggi, ma ha parlato a me. Grazie :rosa:

Grazie Edu, dei tanti complimenti questo è quello che preferisco. Ma ti rendi conto che le mille lire erano di carta!! Ahahah, scherzo. Grazie ancora socio.

 

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42 minuti fa, Lauram ha detto:

Non sai quante altre scene ho tolto, i caratteri sembrano sempre pochi. Il realtà avevo molti dubbi su questo racconto, in finale non succede niente, è solo quotidianità.

Il momento della fugurina a terra credevo fosse la scena madre, ecco perchè ho rimarcato alcuni particolari. Rino ha davanti a sè una situazione: non sa cosa fare, e meno male, dico io, il ragazzo sceglie per lui. A Rino in fin dei conti poi non manca niente, e sta bene così.

A volte per l'insicurezza di aver reso poco aggiungiamo, e peggioriamo il tutto. Io credo che questo racconto può migliorare per sottrazione e non per aggiunta. La scena della bustina a te sembra il clou perché rompe un po' l'ordinario (non più di tanto). Per me invece il clou è quando il ragazzino va a fare la spesa e si fa i conti in testa: niente di più ordinario, ed è proprio per questo che ci immedesimiamo. 

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Adesso, Edu ha detto:

niente di più ordinario, ed è proprio per questo che ci immedesimiamo.

Da tenere a mente, giusto Edu, grazie come al solito :)

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Ciao @Lauram, collega di scemenze vocabolario fantastico. :sorrisoidiota:

Avevo letto il racconto eoni addietro poi però da una parte il lavoro e dall'altra l'agorà con i duemila messaggi in cui ho ricevuto tag per l'utente del mese e non ti ho lasciato un'impressione. "Meno male" potresti pensare, ma comunque te la lascio lo stesso. :flower:

 

Ok, da ora in poi sono serio (a parte la frase sotto).

Come detto avevo letto il racconto, ero incuriosito anche dai commenti dove si parlava di favola visto che in passato mi hai messo solo l'ansia. :P

Hai scritto di quotidianità. Scrivere di quotidianità ha il pregio di far immergere e identificare il lettore nella storia e/o in uno o più personaggi. La quotidianità però ha il difetto di avere trame che possono essere considerate blande e/o banali proprio perché "quotidianità". Dopo questa introduzione lapalissiana - ormai dovresti sapere che non riesco a esprimere un concetto in poche parole :umh: - posso dirti che secondo me l'impressione è a una via di mezzo.

A parte l'evento finale, la trama è molto soft e, forse, in alcuni passaggi anche scontata e abbastanza lenta nello scorrere (poi ci parlo io? :facepalm: leggendomi pensa che "chi non sa fare critica"), ma d'altra parte quello che mi sorprende e che lima questo difetto è la scrittura molto gradevole. Potrei, in un'immagine, dirti che mi sembra di vedere un'aiuola fiorita multicolore in una zona industriale: piccola arte in un contesto più triste e usuale.

Tra l'altro, immaginando questo racconto come un racconto per ragazzi, per me non c'è molto da tagliare proprio perché ci sono molte piccole grandi immagini che, togliendo, rendono il racconto più sterile. L'esempio pratico è la continua attesa delle figurine:

  • Da (quasi) trentaduenne potrei dirti di togliere molte righe perché comunque il piccolo protagonista lo ripete spesso;
  • Il ragazzo che è in me ("se c'è ancora", l'ho detto anche a @Kikki in un suo racconto recente :P -> taggata e salutata! :flower:) legge queste immagini e vive la vita con gli occhi del protagonista in queste stesse immagini.

Ma forse sono il primo a dire di non tagliare perché sono il primo a essere prolisso. :s

 

Dopo questa opinione un po' contrastante, quello che mi è piaciuto è quello che non scrivi, la storia che emerge dal contesto. La situazione del ragazzo e il suo modo di essere è l'essenza del racconto e la parte più intensa secondo me.

Io non sono cresciuto in una famiglia agiata. Certo, posso dire che non mi è mancato mai niente nella vita, però ero l'unico a non avere una lira in un plotone di compagni di scuola con la "paghetta" e le consolle a casa (che poi, detto tra noi, la paghetta a un ragazzo è un'emerita ca#@%|§*#... :rolleyes:) e per quelli della mia generazione c'è stato un momento in cui tutti, tutti, ma proprio tutti, comprese le ragazze hanno fatto un album di figurine - basta dire "Poggi e Volpi" o per chi non lo sa basta cercare su Google. :facepalm:

E mentre gli altri depredavano i bar, io avevo a disposizione solo le mille lire per la merenda/pizza (all'epoca il costo di un pezzo di margherita nella pizzeria di fianco alla scuola) e talvolta rinunciavo a parte della stessa colazione per poter avvicinarmi agli altri. Rino, nonostante sia (circa) coetaneo del "me all'epoca", è più coraggioso e soffre in silenzio. La sua è una maturità che nasce da una situazione difficile, lontana anni luce dai viziati di oggi e il suo è un grande ventaglio di emozioni che descrivi molto bene in modo vicino al protagonista stesso.

Forse Rino rinuncerà alle figurine, però è commovente la sua dedizione alla famiglia così come lo è l'attenzione della stessa per lui, qualcosa che nel mondo sterile di oggi è difficile trovare. La tua è una foto di altri tempi che contrasta con la realtà di oggi. Forse a me fai fare un viaggio nel passato, ma potrebbe far riflettere un ragazzo (medio) di oggi che sa di avere tutto e per noia finisce per fare str#@%&£ con i suoi "amichetti". Non vado oltre.

 

Passando al lato pratico, oltre a salutare @Roberto Ballardini :) (lo taggo ma ne ho motivo tra poco :P), posso dire di essere d'accordo con i piccoli tagli che ha fatto. L'unica cosa è che non capisco questo passaggio, non so se è sarcasmo o se è vero - voglio capire eh, niente polemica ;)

Il 14/4/2019 alle 00:41, Roberto Ballardini ha detto:
Quota

 Rino posò lo zaino all’ingresso e il giacchetto sulla sedia. Il fratellino, sceso dalle braccia della mamma lo seguì in cucina. Mentre la mamma preparava pane e olio per merenda,

Costa più la nutella o l'olio extravergine di oliva? Boh. Mi pare esagerato, porelli. Gli farà poi bene tutto quell'olio? Magari una fetta di pane integrale e un bicchiere di latte (di soia, magari).

perché per me è un passaggio naturale. Crescendo in campagna era naturale la fetta di pane con (poco poco) olio - si fa a casa, quindi per il costo c'è l'ammortamento :P - e un pomodoro rosso passato sopra. Quando ero più piccolo mia madre bagnava il pane secco con l'acqua per ammorbidirlo, poi quando sono cresciuto abbastanza per capire che il pane bagnato con l'acqua era una schifezza (:asd:) comunque sempre olio e pomodoro era. E vi assicuro che era davvero davvero buono, altro che nutella. <3

 

Erano altri tempi. Ok, ti ho annoiato abbastanza, @Lauram, ma spero che ti sia utile il parere da lettore. In generale buona Pasqua e alla prossima lettura.

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@bwv582 sono qui a scrivere mini racconti (in Agorà, tanto per cambiare) e caspita, in tempo reale la notifica del tuo commento.:rosa:

Le tue impressioni ci stanno tutte, parafrasando il titolo. Anche io ho pensato e lo penso tutt'ora che la storia sia semplice, non accade niente, parlo solo di quotidianità. Ho voluto provare a non dire, e forse come mi hai fatto notare tu e prima di te Roberto e Edu in realtà ho detto pure troppo. Insicurezza del non spiegarmi? Forse sì, o forse solo la volgia di raccontare attraverso fatti, situazioni che noi abbiamo vissuto. La panzanella caro bwn582, me la ricordo bene pure io ;).

Adesso, bwv582 ha detto:

è la scrittura molto gradevole.

Grazie, mi ci voleva oggi (sono stata due ore su un paragrafo di 400 battute!:facepalm:)

 

Adesso, bwv582 ha detto:

piccola arte in un contesto più triste e usuale.

Mi fai sciogliere :love2:

Adesso, bwv582 ha detto:

ti ho annoiato abbastanza,

Mai. Mi fai fare sempre un sacco di risate!

Grazie per gli auguri, ma qualcosa mi dice che forse in Agorà ci si becca ancora prima di Pasqua. ;)

 

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3 minuti fa, Roberto Ballardini ha detto:

Buona Pasqua :super:

 

:grat:

 

Scusami, hai lo stesso Nick e lo stesso nome di un amico... ma lui non fa gli auguri...

Mi sono confusa. 

xD

 

@Lauram grazie per l'ospitalità. ;) 

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1 minuto fa, Roberto Ballardini ha detto:

@bwv582 Ciao! Ricambio il saluto molto volentieri :D. Per la questione della merenda l'ho detto per ridere. La nutella è una schifezza, sono d'accordo. Buona Pasqua :super:

Ti ringrazio per la puntualizzazione, non avevo capito. :)

Buona Pasqua anche a te e a chi passa di qui in generale.

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@Rica 

6 minuti fa, Rica ha detto:

Scusami, hai lo stesso Nick e lo stesso nome di un amico... ma lui non fa gli auguri...

Mi sono confusa.

Ahahah. Ma una contraddizione me la farai mai passare, Ricuccia bella amore mio? :love3:

Comincio da qui col fare gli auguri di Buona Pasqua anche a te e preparati, perché in questi tre giorni di festa approfitterò di ogni occasione per farteli ancora e ancora e ancora. Vedrai se non  lo faccio eh. :super:

 

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Adesso, Rica ha detto:

 

Scusami, hai lo stesso Nick e lo stesso nome di un amico... ma lui non fa gli auguri...

Ahahah, dai @Rica ti cedo il mio spazio :rosa:, tu @Roberto Ballardini se vuoi dedicare poesie per Pasqua invece di auguri,  puoi farlo anche qui. ;)

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6 minuti fa, Lauram ha detto:

se vuoi dedicare poesie per Pasqua invece di auguri,  puoi farlo anche qui.

@Lauram @Rica Per il momento con la poesia ho dato, ma colgo il tuo messaggio come la prima buona occasione per rifare a Ricuccia bella i miei più sentiti auguri di Buona Pasqua (e due).:super:

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E io ci sto; é strano ma somiglia ad una sequenza evolutiva. Tutto racconta di questo Rino che alla fine trova nella vita l'essenza dello scheletro del proprio cammino. Un ordinario, questo, che si accosta alla semplicitá della prosa per trasmettere delle difficoltá con le quali tutti abbiamo avuto a che fare. 

Semplicemente, il racconto mostra il punto d'incontro con la parte primordiale di noi; l'essere stati bambini e il ricordo dentro al quale tutt'ora vogliamo sostare. É un racconto post-it, il tuo. Dovrebbe essere appeso sopra al frigorifero da ognuno di noi per ricordarci le origini del nostro pensare. 

 

Dico la mia; credo che tu abbia detto il necessario. Ho provato a criticare costruttivamente il tuo testo dentro al mio, nei meccanismi di un cervello spesso saccente, ma poi ho rinunciato. Non riesco a capire dove stia l'errore; la rivoluzione é la Cappela dentro al quale il cappellano prega Dio. Chi puó dire che lo faccia invano? Assolutamente la scienza? Non credo. La vitalitá di un racconto non deve sottostare alle leggi del lettore, ma seguire il cuore del narrante. Non sono solito fare il maestro, anche perché so meno di quanto dico, ma é difficile per me trovare in un testo delle parti da tagliare; o mi piace o non mi piace. E il tuo é ok, é buono. Di tagli non ne posso fare; reciderei una parte di te, forse la piú importante. Dirti ció che devi tagliare o i passi nei quali devi ricostruire la stesura sarebbe come dirti come devi vivere la tua vita. In poche parole il suono é qualcosa che puoi sentire solo tu; puntualizzare solo su alcuni accorgimenti di scorrevolezza, ma anche li sarebbe necessaria una visione dentro un ambito il piú oggettivo possibile. Forse la sovrabbondanza dei 'che' utilizzati; quello potrebbe essere un buon esempio di mancata scorrevolezza. Ma ti é giá stato fatto notare, e su questo, pure io, non ho alcun dubbio. 

 

Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:

la speranza di un resto sostanzioso che stavolta Rino non deve riconsegnare alla mamma, e che può spendere per sé, lo rende un guerriero di strada.

Credo mi sia capitato spesso, da bimbo, di sentirmi in questo modo. É un punto che mi piace; perché inventare quando basta ricordare?

 

 

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@Melfo ti rangrazio tanto per il tuo commento, l'ho letto stamattina presto, che bel modo per iniziare la giornata.

Adesso, Melfo ha detto:

é strano ma somiglia ad una sequenza evolutiva.

In realtà il titolo rimanda a una canzone di Rino Gaetano, non a caso il nome del protaginista. Nella canzone così nel racconto, "l' io ci sto", è  il sapersi accontentare: in fondo è bella però la mia vita e io ci sto, recita così la canzone (ovviamente parlo di un ragazzino, senza tener conto delle fasi evolutive di crescita).

 

Adesso, Melfo ha detto:

ma seguire il cuore del narrante.

Già, il lettore ideale, che fortuna riuscire a trovarlo. Scrivere solo per gli altri è un po' snaturarsi, bisogna fare tentativi, sperimentare, ma non snaturarsi; se quello che scriviamo non è veritiero per noi, non potrà esserlo per il lettore (scusa il trip, è da poco che scrivo e ogni tanto faccio ancora a pugni col censore !)

Adesso, Melfo ha detto:

; reciderei una parte di te, forse la piú importante.

Che bello questo pensiero :)

Adesso, Melfo ha detto:

perché inventare quando basta ricordare?

Ho una buona memoria ;)

Grazie ancora

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@Lauram ho letto il tuo racconto. 

Grande Rino Gaetano: gli omaggi mi piacciono,  li leggo, e cerco di inserirli, sempre volentieri.

Il tuo racconto è uno spaccato di vita in cui mi rivedo parecchio. 

Non riesco a lasciare i commenti con la testa, mi sento molto più a mio agio a scrivere di cuore. Perdonami quindi se non troverai il racconto fatto a spezzatino con la cronaca delle virgole che mancano o che sono fuori posto :DFare lo spezzatino è un'opera difficile, meritoria di grande rispetto, che presuppone una grande preparazione teorica. Non ne ho le capacità. 

Apprezzo molto il tuo modo di scrivere: mi piacciono gli stili lineari, asciutti quanto basta, che sanno narrare e che affascinano. Chi legge potrebbe stare lì a farlo sino al mattino dopo, tanto è piacevole farlo. 

Rino ci prende per mano e ci conduce, attraverso la "quotidianità",  nel cammino in cui conosceremo la sua famiglia, l'epoca in cui vive, i suoi problemi di ragazzino ma anche, e soprattutto, la sua felicità, fatta di poco ma non per questo meno grande. 

Mi sarebbe piaciuto leggere di più relativamente alla figura paterna, però posso interpretare che sia lasciata di proposito più vaga, perché il tutto è proporzionale alla presenza nel quotidiano di Rino.  

Premetto che, secondo la mia opinione, scrivere di quotidianità, e riuscire a tenere incollato il lettore, è un esercizio terribilmente difficile. Se non hai padronanza della penna la situazione sfugge di mano ed il lettore passa a leggere qualcos'altro. 

"Anche in un fazzoletto da naso può esserci un firmamento, basta sapercelo vedere." diceva Aldo Palazzeschi. Hai detto niente, caro Aldo. Bisogna sapercelo vedere. E anche scrivere, aggiungo io.  Ecco, basterebbe solo questa frase per commentare il tuo racconto. 

Il ritmo blando del racconto è l'arma in più: è il ritmo di vita un bambino, ed i bambini (per quanto possa sembrare il contrario) ritengo non  abbiano quella frenesia quasi senza senso che appartiene al mondo dei grandi. 

E' il ritmo ideale di un autore che cerca di trasferirci un messaggio chiaro: godete delle piccole cose, anche e soprattutto della quotidianità, che è la prima cosa che rimpiangiamo quando ci viene a mancare.

 

 

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Grazie infinite @DaniloV per il tempo che hai dedicato a leggere e a lasciare la tua riflessione. Il racconto è semplice, per una storia semplice. All'inizio credevo che per incollare il lettore al rigo bisognasse inventare chissà che trama dal colpo di scena sensazionale. Grazie al tuo commento e agli altri ricevuti, capisco forse di essere riuscita ad appassionare il lettore solo per averlo proiettato in  qualcosa che ha vissuto e sa già come andrà a finire :)

Questo racconto è una prova per me, la letteratura per ragazzi non è il mio genere, ti ricordi "paura" con "pausa"? Mi piace il raccapricciante, ma bisogna cimentarsi con un po' di tutto per migliorare... e allora io ci provo :P

Ti ho ringraziato vero? Faccio finta di essermene dimenticata per farlo di nuovo, grazie.

Contenta che tu abbia colto il riferimento a Rino Gaetano.

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Grazie a te @Lauram

Esperimento riuscito, direi, quindi. 

A me piace pensare che chi sa scrivere può raccontare anche il vecchio elenco telefonico e farsi leggere con interesse.

18 ore fa, Lauram ha detto:

Contenta che tu abbia colto il riferimento a Rino Gaetano.

Grandissimo!

Alla prossima. 

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@Lauram Ciao. Provo a lasciare le mie impressioni. Premetto che non ho letto gli altri commenti e ti chiedo scusa in anticipo se evidenzierò alcune cose che già altri ti hanno fatto notare.

 

Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:

strige

refuso

 

Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:

come lui, e si scorda

"e" superflua

 

Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:

Rino non toglieva mai il giacchetto

il giacchetto è perlopiù femminile. Avrei usato "giubbotto" per indicare un indumento più maschile.                                                                                                                                                                              

Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:

quest’ultima parola lo portava a pensava al sudore e alle schiene piagate degli schiavi

"pensava" refuso                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   

Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:

Dalla testa di Rino, volano numeri

niente virgola in mezzo                                                                                                                                                                                                                                                                                                    Il racconto è scritto abbastanza bene e si lascia leggere molto volentieri.  Buoni gli stacchi e la gestione dei tempi verbali  e anche dei tempi narrativi. Il racconto inizia quasi dalla fine, torna indietro per inquadrare il contesto familiare e il protagonista stesso; poi ritorna al suo inizio e procede spedito verso la fine, tutto giostrato senza troppi intoppi.                                        Le descrizioni dei sentimenti di Rino sono molto belle ed evocative e costruiscono sapientemente e gradualmente, con semplici parole, il rapporto con la madre. Un rapporto molto" rose e fiori", viene descritta una madre amorevole, paziente, che lascia ai suoi figli esprimere il proprio potenziale creativo, li tratta con molto equilibrio e giustizia...manca qualcosa sul padre, che dà l'idea di essere un po' assente, poiché non vengono offerti spunti sulla sua personalità che, nell'ambito di un contesto fatto di quattro persone, è molto importante per delineare anche il modo di comportarsi degli altri tre. Qui sembra totalmente ininfluente. Non è una vera e propria critica, è solo un mio gusto personale, ma sembra che vada "tutto bene" e che sembri impossibile che in questa famiglia possa mai esserci un problema.  Noto solo un debole tentativo di descrivere un contesto familiare abbastanza povero, un tentativo del far risaltare il concetto "poveri ma felici" in più punti, soprattutto alla fine quando il bravo ragazzino si accontenta e supera la piccola delusione, rifugiandosi nel calore e nell'atmosfera festiva dell'ambiente  familiare.                                                                                                                                                                                                                                                                                    

 

Il 13/4/2019 alle 10:55, Lauram ha detto:

Scansa le strisce di velluto che cadono giù dalla porta d’ingresso e entra. L’odore del legno delle pareti ha assorbito negli anni il profumo del grasso dei prosciutti, insieme a quello delle farine incastrate negli spigoli nascosti.

Un grandissimo plauso a queste due righe. Veramente una bellissima descrizione.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      In generale, tutto quest'episodio, questo slice of life è molto piacevole, ben costruito. Ripeto, il contesto che si crea intorno a Rino mi pare un po' troppo ameno, idilliaco, ma è più un mio gusto che una critica, poiché il racconto funziona molto bene anche così. Il tentativo di entrare nella mente di un ragazzino di dieci anni, di descrivere le sue piccole emozioni e azioni quotidiane è ampiamente riuscito. Sono riuscito a immedesimarmi bene in molte situazioni e a...tornare ragazzino anch'io. Un'ottima prova. Complimenti e a rileggerci!

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Ciao @Sleep manchi da un po' :), bentornato.

Grazie per il bel commento, non ho mai scritto narrativa per ragazzi, questa è stata la mia prima prova.

Adesso, Sleep ha detto:

manca qualcosa sul padre, che dà l'idea di essere un po' assente, poiché non vengono offerti spunti sulla sua personalità

Sì,hai ragione. Ho tagliato per arrivare a 16000 e ho tolto il bacio della buonanotte del padre e Rino che ne sente l'odore.

Adesso, Sleep ha detto:

Noto solo un debole tentativo di descrivere un contesto familiare abbastanza povero, un tentativo del far risaltare il concetto "poveri ma felici" in più punti, soprattutto alla fine quando il bravo ragazzino si accontenta e supera la piccola delusione, rifugiandosi nel calore e nell'atmosfera festiva dell'ambiente  familiare.  

il titolo è proprio la sinossi del racconto secondo me, "Io ci sto" sono i versi di una canzone di Rino Gaetano, in finale al ragazzino non manca niente; e sì, poveri ma felici va bene.(E'narrativa per ragazzi, credo che come messaggio possa andare bene ;))

Adesso, Sleep ha detto:

Sono riuscito a immedesimarmi bene in molte situazioni e a...tornare ragazzino anch'io.

Grazie, ho solamente riportato quello che è capitato a tutti.

Ciao :)

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@Lauram l'io ci sto mi spinge alla lettura e come la canzone di Gaetano, ne vale assai la pena. Hai saputi suscitare emozioni del tempo che fu, della mia giovinezza, tra figurine, lire e vestiti del fratello maggiore da riciclare; è un testo insistente, nel senso che insiste nel farsi leggere e apprezzare. Rino è tratteggiato in modo esaustivo, tenero e quasi materno: la figura della mamma, così disordinata ma altrettanto attenta all'aspetto affettivo si può immaginare con facilità e scalda il cuore. 

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@appassionato anche io ho usato una canzone per dare il titolo a un racconto :)

("Buona domenica" è un altro mio testo,  un po' tragico, ma vabbè)

Che dire, se non grazie per questo tuo intervento, è talmente bello che l'ho riletto due volte. 

 :rolleyes:

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