Commento     Kofi si era messo al timone con al suo fianco Jamaal, mentre Joseph e Fadj si erano sistemati sulla traversa di prua... omissis...   Superarono di slancio Khartoum, che sembrava Venezia all’ora di punta, e le correnti insidiose create dall’unione del Nilo Bianco con quello Azzurro, dove le acque si mescolano urtandosi come una mandria disorientata alla ricerca della direzione giusta da prendere e incanalandosi nell’unica via di fuga possibile: il Nilo. Il grande fiume accoglieva tutte quelle acque rimestate, chetandole, e si stagliò davanti a loro in tutta la sua magnificenza. Si spingeva deciso verso nord e il paesaggio subiva una netta trasformazione, divenendo sempre più desertico e roccioso, le sponde avevano preso ad avvicinarsi tra loro e a innalzarsi sempre più rispetto alla linea di scorrimento del fiume, le cui acque davano l’illusione di sprofondare in una specie d’imbuto allungato e tortuoso. «Ci siamo… La sesta cateratta, tenetevi forte!» Gridò d’un fiato Kofi. Costrette in quella morsa, le acque trovavano sfogo soltanto avanzando in un tumulto affannoso e spasmodico. Le onde spumeggianti sgomitavano nella disperata ricerca del proprio spazio vitale, spintonandosi e scavalcandosi a vicenda in una specie di gara di velocità senza regole. Sempre più veloci, presero a scorrere con rabbiosa schizofrenia e avvolti in un frastuono roboante, i massi e le rocce affioranti, anche quelli più maestosi e che avevano avuto la sventura di capitare in quei posti, subivano passivamente l’orda infernale, nulla potevano fare se non resistere a capo chino, pena: venire spazzati via, fatti a pezzi e dispersi sul fondale. Kofi si stava producendo in uno sforzo immane, accelerava, decelerava e strattonava con decisione il timone nel tentativo di dirigere il gommone sulla sommità delle onde, in modo da assecondarle e lasciare che lo trasportassero senza opporre resistenza, dimostrando tutta la sua abilità. Il gommone prese la stessa velocità della corrente, dando l’impressione di restare immobile, se non fosse per quelle rocce che schizzavano all’indietro appena fossero sfiorate dalle acque e dalla chiglia. «What a hell is that?» Gridò all’improvviso Joseph. «Jesus Christ… That’s impossible!»  Fadj vide il suo viso trasfigurato dallo sgomento, con gli occhi spalancati e fissi in avanti, come se non riuscisse a capire cosa fosse quell’enorme gobba d’acqua che si stagliava davanti a loro e che spariva in una depressione reso invisibile da un muro di schizzi spumeggianti, come inghiottita da un’immensa cloaca. Preso da puro terrore, Fadj afferrò con tutta la forza che aveva nelle braccia le corde di sicurezza, si appiattì istintivamente sul fondo del gommone e chiuse forte gli occhi. Siamo morti! Si disse nella convinzione che fossero i suoi ultimi attimi di vita terrena. Il gommone fu trascinato sulla gobba e scaraventato violentemente tra gli schizzi, la prua cadde improvvisamente in avanti, urtando pesantemente contro un muro d’acqua che saliva in verticale, formando una cresta spumeggiante che ricadeva all’indietro. Kofi spinse al massimo i potenti motori e il gommone schizzò oltre la cresta, come un cavallo imbizzarrito che scalcia violentemente le zampe posteriori in aria, le eliche uscirono dall’acqua e i motori andarono immediatamente fuori giri, la poppa s’impennò violentemente con un brutale contraccolpo che sferzò il gommone con una frustata assestata senza pietà dal demone cornuto in persona, reincarnando la bolgia infernale in terra. ...omissis... Kofi fu letteralmente strappato via dal proprio posto e catapultato in aria, andando incontro al suo tragico destino. Cadde rovinosamente a testa in giù sui motori e le eliche gli tagliarono di netto la carotide. Senza nemmeno un grido, finì nelle rapide sparendo tra i flutti, il sangue ribolliva copiosa nella schiuma, formando una scia vermiglio che prese a inseguire la poppa cercando di raggiungerla, come se volesse reclamare una nuova vittima. Jammal, al pari di Kofi, fu sbalzato in aria e cadde incredibilmente sul tendalino, sfondandolo, si ritrovò aggrappato alle casse con la testa rivolta verso poppa e fu l’unico ad assistere alla tragica sorte del compagno di viaggio. Il gommone, ormai fuori controllo, girò più volte su se stesso e urtò violentemente sulla parete liscia del canyon con la fiancata di dritta, rimbalzando al centro del fiume e sballottando i tre sopravvissuti che rischiarono di finire in acqua. Jamaal capì che doveva fare qualcosa e di farlo in fretta, si buttò di peso sul timone, mentre il gommone prese nuovamente a girare su se stesso, e lo puntò con grande sforzo nella direzione opposta nel tentativo di raddrizzarlo, la prua non voleva saperne di allinearsi nella direzione della corrente e si ritrovò messo di traverso con le ondate che urtavano lungo la fiancata nel tentativo di rovesciarlo. Accecato dagli incessanti schizzi che gli si conficcavano negli occhi come sottili dardi, non sapeva cosa fare e, preso dal panico e alcun senso logico, girò completamente la manopola dell’acceleratore facendo balzare il gommone in avanti, tra gli sguardi terrorizzati degli occupanti, e fatalmente in direzione di una lunga roccia affiorante dalla superficie nera e levigata. Vi salì sopra con uno strattone e una delle eliche, appena prese contatto con quella dura roccia, si staccò con un rumore secco volando via sibilando, l’attimo dopo si ritrovarono sospesi in aria e ricaddero con un grande tonfo tra mille zampilli, miracolosamente indenni e con la prua rivolta nella direzione giusta. Il peggio era passato, le casse erano al loro posto come se nulla fosse accaduto e le acque tornarono a distendersi veloci, quel rumore assordante li abbandonò e i tre riuscirono a vedere nuovamente il cielo terso.