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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42628-il-pagliaccio/?do=findComment&comment=755637

 

Nel semplice incontro di un uomo con l’altro si gioca l’essenziale, l’assoluto:

nella manifestazione, nell’“epifania” del volto dell’altro scopro che il mondo

è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’altro. E l’assoluto si gioca

nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di

complicità o di aggressività, di accoglienza o di rifiuto.

Emmanuel Lévinas

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=rAP2U61U6Do

 

C’è stato un periodo della mia vita in cui mi sono fatto nichilista.

Avrò avuto dieci o undici anni. Venni a conoscenza del concetto di nichilismo per vie un po’ traverse: grazie al Grande Lebowski. In quel film i nichilisti erano dei delinquenti comici e balordi che ricattavano il protagonista inscenando un finto rapimento.

«Che significa “nichilista”?», chiesi a mia madre.

«Uno che non crede in niente», disse lei.

«Cioè, un ateo?».

«No. Non è detto. Un ateo può avere anche dei valori, non crede in Dio ma magari crede nell’uomo. Il nichilista invece non ne ha, e si comporta solo in base a convenienza, senza una morale».

Mi sa che sono nichilista, mi dissi. Conveniva. E mi feci tagliare i capelli a spazzola.

Devo essere stato insopportabile, per i miei, in quel periodo. Quando ne combinavo una, ai loro rimproveri rispondevo con menefreghismo: «Sono nichilista», e mettevo su un’espressione da chi è troppo avanti per le loro menate.

Con i compagni di classe era più complicato. Ho sempre sofferto una certa solitudine, per alcuni aspetti. Non capivano il concetto e prendevano in giro. Hai voglia a dire che era una cosa seria, e pure figa: prendevano in giro per il solo suono della parola. “Nichilista” era diventato un insulto, per quanto uscisse dalle loro labbra totalmente privo di significato, come un’onomatopea.

Beh, me l’ero meritato. Compresi che era un giusto contrappasso: volevo fare il nichilista? Che mi apostrofassero con epiteti senza senso ci stava tutto.

Se i miei genitori in fin dei conti tollerarono quella stramberia è perché sapevano bene che andavo a periodi, e sarebbe presto passata. Un paio di anni addietro mi ero fatto il codino e avevo provato a farmi la barba tagliandomi dopo aver visto L'isola del tesoro. Era durato una settimana. Poi era venuto il periodo della break dance. Quello mi sa che era durato un po’, perché ci mettevo passione a vorticare facendo perno sulle mie stesse chiappe. Ma pure quello era passato. Verso i dieci anni i miei periodi iniziarono a connotarsi ideologicamente, ed ero transitato per il protestantesimo e l’animismo, prima di approdare a quella fase di nichilismo.

Quella era solo una posa. Non era il vero Nulla. E i miei lo sapevano bene. Aspettarono; tra qualche fase sarei passato all’impegno politico, e avrei fondato assieme al mio amico Francesco il partito Marxista-Guevarista. Ma questa è storia di dopo.

Nelle more del mio nichilismo mi accorsi di due cose. Primo che l’abito fa anche un po’ il monaco, perché per quanto avessi coscienza del fatto che in realtà fosse tutta una recita nei confronti pure di me stesso, presi a svilire ogni cosa del mondo. Due: che il nichilismo è qualcosa di doloroso, a differenza di quanto mi era parso guardando Il grande Lebowski (se non consideriamo la scena del taglio del dito del piede).

Mi ero imposto di fingere di non avere affetti. Avevo smesso di giocare con Marzia, la cuginetta di tre anni, e già questo mi pesava molto. E poi era un periodo di grande conflitto con Alba, la cugina coetanea, quella con cui condividi ogni passaggio dell’infanzia. «Altro che nichilista, sei solo un cretino», mi disse al termine di una lite di cui non ricordo il motivo.

Per quel “cretino” non ci dormii la notte. Qual era il problema? Mica era la prima volta che Alba mi dava del cretino: lo faceva praticamente tutti i giorni. Però quel “cretino” là era diverso. Era come se, facendomi nichilista, mettendo da parte gli altri e le cose, fossi rimasto solo io, avulso dal mondo. E nella mia versione solo io avulso dal mondo, stavo scoprendo, ero davvero un cretino.

«Lo pensi davvero che sono un cretino?», chiesi ad Alba un paio di giorni dopo. «Sì», rispose lei, «da quando sei nichilista sei un cretino. Ma già il fatto che mi sia venuto a chiedere questa cosa ti gioca a favore».

Eravamo dei bambini molto riflessivi, io e Alba, ma devo ammettere che, come spesso accade tra maschi e femmine, lei era un po’ più matura di me. Con quella frase (intendo con il fatto che chiederle quella cosa mi giocasse a favore) mi diede l’imbeccata per rimeditare un po’ il tutto e fare il punto sui miei giorni nichilisti – che, ad ogni modo, me ne rendevo conto, stavano giungendo al termine.

Che ne avevo ricavato? Sì, avevo agito un po’ più a briglia sciolta, fatto qualche monelleria in più, ma nemmeno più di tanto. Qualcosa comunque mi frenava e mi impediva di compiere vere e proprie razzie (quel “qualcosa”, avrei scoperto anni dopo, si chiama Super-io, e non si può disinnescare con una semplice presa di posizione di facciata come quella del mio nichilismo infantile. Magari si potesse!). Insomma, avevo preso qualche rimprovero in più, ma non è che avessi goduto chissà quale ebbrezza sfrenata.

Anzi. Mi costringevo a vivere con disprezzo pure le cose che mi piacevano, come, che so, un giro in bici. Se volevo rimanere coerente con la mia scelta, non potevo lasciarmi andare in considerazioni sentimentali sulla piacevolezza dell’aria fresca sulla faccia, la bellezza del cielo azzurro, il profumo delle stradine di campagna. Nella mia personale concezione di nichilismo, a nulla poteva essere riconosciuto un merito.

Ma soprattutto, fare finta che gli altri non valessero nulla mi faceva star peggio. Avevo scoperto che se gli altri diventavano più piccoli, io non diventavo più grande: perdevo di importanza insieme a loro. Forse Alba voleva dire che se avevo sentito l’esigenza di chiederle se davvero pensasse che fossi un cretino, forse forse nichilista non ero, forse forse per me la sua opinione aveva importanza. A questo aggiungo che realizzai, e lo pensai io con il mio cervellino di dieci anni, che ero andato incontro ad Alba con quella domanda per andare incontro a me stesso: solo e nichilista mi sembrava di essermi perso, mi sembrava di non essere lo stesso. Gli altri mi servivano. No, non ero più un nichilista, avevo deciso.

Mi misi a piangere nel letto, ma poi dormii di un sonno sereno e sollevato.

Il giorno dopo mi alzai pronto per una nuova fase. «Mamma, che significa “revanscismo”?», chiesi.

Modificato da Edu
refusino

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Che bello seguire una sintesi del percorso di un ragazzo teso alla conquista della conoscenza della vita come dovrebbe essere per tutti! (y)

E assistere a prove, a sperimentazioni strane e quasi folli, ma tutte "filtrate" da un buon senso che l'uomo Edu, così come lo conosciamo noi, doveva avere anche a dieci anni (e anche avessi inventato gli episodi del racconto e la faccenda del nichilismo, sono certa che la tua crescita abbia avuto passaggi molto simili a quanto raccontato...

E buono è anche avere accanto una cugina--amica come Alba che ti fa riflettere.

 

Inoltre, ti ci vedo a fare "la trottola" con passione, a vorticare facendo perno sulle chiappe.:asd:

 

Complimenti @Edu :)

 

 

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4 minuti fa, Poeta Zaza ha detto:

tutte "filtrate" da un buon senso che l'uomo Edu, così come lo conosciamo noi, doveva avere anche a dieci anni

Grazie @Poeta Zaza per questo complimento personale che va oltre il racconto <3

 

Molto molto, non tutto, ma molto del racconto è tratto dalla realtà. "Momento nichilista" compreso :flower:

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11 minuti fa, Poeta Zaza ha detto:

Inoltre, ti ci vedo a fare "la trottola" con passione, a vorticare facendo perno sulle chiappe.:asd:

Questo poi è puro neorealismo. E che a sette o otto anni roteassi sulle chiappe da Dio puoi scommetterci!

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Adesso, Edu ha detto:

Questo poi è puro neorealismo. E che a sette o otto anni roteassi sulle chiappe da Dio puoi scommetterci!

 

Tua mamma non ti gridava che così rovinavi i jeans? :aka:

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Adesso, Edu ha detto:

Perché, pure fosse stato, pensi che la cosa avrebbe arrestato la mia break dance?

 

hai ragione, anche quella di mio fratello non ne ha risentito :asd:

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Ospite

Stavo per chiederti se era ispirato alla tua realtà personale perché era molto convincente e il tuo sguardo surreale sembrava "meno" sull'invenzione del solito, ma non è una nota negativa. Per niente. Anzi. Ho trovato il tuo scritto piacevolissimo da leggere, chiaro, equilibrato ed estremamente divertente.
Uno dei miei preferiti tra i tuoi e in assoluto uno dei migliori racconti che abbia letto qui di recente (ma probabilmente anche altrove).
 

4 ore fa, Edu ha detto:

Mi ero imposto di fingere di non avere affetti. Avevo smesso di giocare con Marzia, la cuginetta di tre anni, e già questo mi pesava molto. E poi era un periodo di grande conflitto con Alba, la cugina coetanea, quella con cui condividi ogni passaggio dell’infanzia. «Altro che nichilista, sei solo un cretino», mi disse al termine di una lite di cui non ricordo il motivo.


Ecco, questo è stato molto simpatico da leggere, mi sono in qualche modo immedesimato. Io sono cresciuto con una cugina e una sorella e "idiota" è come mi chiamavano (e mi chiamano) ancora oggi. uadagnato fieramente sul campo, ovvio! I periodi di grande conflitto poi, li ricordo come fossero di ieri. Complicati, strani. Superati proprio nel momento in cui si pensa che ragazzi e ragazze si separino per sempre.
Non ti offenderai se ti dico che percepisco tale racconto in qualche modo come "diversamente sentimentale", non è vero? Ci sono tante piccole cose che sembrano ricordi, più che descrizioni. E probabilmente lo sono.
 

4 ore fa, Edu ha detto:

«da quando sei nichilista sei un cretino. Ma già il fatto che mi sia venuto a chiedere questa cosa ti gioca a favore».


Ecco, forse è un po' articolata come frase, per una bambina (dieci/undici anni!) che forse avrebbe avuto un "parlato" più semplice. Forse. Perché bene o male è imparentata con il nichilista coetaneo e a questo punto non mi potrei meravigliare di nulla. In effetti ero "strano" anch'io, a quell'età. Proprio a 11 anni un giorno fui preso di peso dal padre confessore della scuola (sono stato dai Salesiani) e portato in chiesa in una sinistra processione, con tutti i miei compagni dietro. Ero colpevole di rifiutarmi di fare il corso di preparazione alla Cresima. Mi fu urlato contro che ero un ottuso, un piccolo verme che sarebbe finito all'inferno perché si rifiutava di essere "soldato di Cristo!". Ricordo che alla fine del suo sfogo "tonante" (era un armadio a due ante) lo fissai come avesse pestato una cacca di cane (perché mi ero convinto di essere "impavido" come il tuo ragazzino di essere "nichilista") e gli vomitai addosso "Invictus" di Henley. Rimediai un ceffone che quasi mi portò a girare un minuto di seguito come una trottola (ma senza passione e non sulle chiappe) e forse per questo... non ho ancora superato quella fase di idealismo estremo che qualcuno definisce "infantile".
 

Perdona la piccola digressione su me stesso, mi è venuta spontanea. Un po' a proposito di quanto i bambini siano sottovalutati nei loro eccentrici pensieri che poi svelano già (almeno in parte) chi saranno da adulti.

Bel racconto davvero!

Alla prossima

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29 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

Uno dei miei preferiti tra i tuoi e in assoluto uno dei migliori racconti che abbia letto qui di recente (ma probabilmente anche altrove).

Ma grazie @Mattia Alari :rosa:

 

29 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

Non ti offenderai se ti dico che percepisco tale racconto in qualche modo come "diversamente sentimentale", non è vero? 

Affatto, lo è.

 

29 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

Ecco, forse è un po' articolata come frase, per una bambina (dieci/undici anni!) che forse avrebbe avuto un "parlato" più semplice. Forse. Perché bene o male è imparentata con il nichilista coetaneo e a questo punto non mi potrei meravigliare di nulla

Forse sì, forse qui ho esagerato. Anche io però non mi stupiscono di cosa sono capaci di dire i bambini. Ti racconto anch'io un aneddoto. Bambina di 3 anni, figlia di nostri amici. Dice a un'amica comune "Lo sai che io so fare le magie". " davvero? Allora trasforma questa sedia in una giraffa", risponde l'amica. E la bambina: "non posso perché ho appena trasformato una giraffa in questa sedia"

 Cioè 3 anni, non so se mi sono spiegato.

 

29 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

Proprio a 11 anni un giorno fui preso di peso dal padre confessore della scuola (sono stato dai Salesiani) e portato in chiesa in una sinistra processione, con tutti i miei compagni dietro. Ero colpevole di rifiutarmi di fare il corso di preparazione alla Cresima. Mi fu urlato contro che ero un ottuso, un piccolo verme che sarebbe finito all'inferno perché si rifiutava di essere "soldato di Cristo!". Ricordo che alla fine del suo sfogo "tonante" (era un armadio a due ante) lo fissai come avesse pestato una cacca di cane (perché mi ero convinto di essere "impavido" come il tuo ragazzino di essere "nichilista") e gli vomitai addosso "Invictus" di Henley. Rimediai un ceffone che quasi mi portò a girare un minuto di seguito come una trottola (ma senza passione e non sulle chiappe) e forse per questo... non ho ancora superato quella fase di idealismo estremo che qualcuno definisce "infantile".

Ma il telefono azzurro no?

 

29 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

Perdona la piccola digressione su me stesso, mi è venuta spontanea.

Ma scherzi? Anche qui ci sarebbe materiale per un racconto. Un bel racconto di vendetta, magari.

 

Grazie per l'apprezzamento, e per il commento, e per l'aneddoto.

 

A rileggerci presto.

Modificato da Edu
Ho combinato un macello copia incollando le citazioni . come al solito.

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Un racconto veramente molto carino, simpatico, in cui ho rivissuto un pò il periodo della mia "fase ribelle".

Non ero nichilista e non facevo perno con le chiappe ;)

 

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Grazie @ClaIaia87 , ma le reazioni nella sezione racconti sono vietate dal regolamento. Meglio che togli la faccina che ride, della quale ti sono grato, ribadisco, prima che interviene la perfida Kastaff a tirarti le orecchie ;). Tranquilla, sei nuova, capita :)

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@Edu mi ero persa questo racconto. Un'altra perla. Mi piace il tuo modo di raccontare la filosofia nei fatti del quotidiano, e per filosofia non intendo lo studio vero e proprio, parlo di riflessioni rapportate all'età.

Diversi sono i passaggi che mi hanno colpito.

Il 12/4/2019 alle 15:45, Edu ha detto:

Primo che l’abito fa anche un po’ il monaco, perché per quanto avessi coscienza del fatto che in realtà fosse tutta una recita nei confronti pure di me stesso, presi a svilire ogni cosa del mond

Qui già c'è la futura domanda alla cugina Alba.

Il 12/4/2019 alle 15:45, Edu ha detto:

Mi ero imposto di fingere di non avere affetti. Avevo smesso di giocare con Marzia, la cuginetta di tre anni, e già questo mi pesava molto

Bello. C'è scambio reciproco di affetti tra le età, i piccoli si innamorano dei grandi che a loro volta diventano più sicuri, apprezzano e continuano a volere quella considerazione per crescere ancora di più.

Il 12/4/2019 alle 15:45, Edu ha detto:

. Avevo scoperto che se gli altri diventavano più piccoli, io non diventavo più grande: perdevo di importanza insieme a loro.

Una crosta che cade piano, piano, fatta dello stesso scudo farlocco che ti eri inventato, che non ti proteggeva ma ti nascondeva solamente. 

Bello Edu. Bravo

 

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@Edu che racconto simpatico, mi hai fatto venire in mente come, in modo diverso, siamo tutti uguali. La nostra crescita scandita da piccoli e grandi espedienti,  la figura dei compagni: uno dei "muri da affrontare" mi piace. Apprezzo anche la cugina, rappresenta la mano tesa per non "perdersi nella propria adolescenza", e mi ricorda che tutti la troviamo  (chi non la trova, haimè, rimane fuori dal mondo per sempre, un escluso). Può appartenere a uno solo dei compagni, altre volte a una cugina, oppure a uno dei genitori, ma c'è per tutti, esiste ed è a quella che ci si deve aggrappare, pure litigandoci, per crescere.

La forma ricorda la stesura di diario. 

Il tuo racconto scorrevole e godibilissimo mi ha riportato tantissimi ricordi, per questo ai miei complimenti aggiungo un particolare: grazie

Ciao e alla prossima

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