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e-allora-avanti

Quanto intervallo prima di cominciare qualcosa di nuovo

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Ho finito da poco una storia piuttosto lunga, e anche se mentre la finivo non vedevo l'ora di mettermi a fare altro, adesso che potrei (e vorrei) mi rendo conto che dopo nove mesi intensivi e tre riscritture sono piuttosto stanchina.

Da un lato non vorrei perdere la buona abitudine allo scrivere acquisita in questi anni, dall'altra però mi rendo conto che non ho ancora smaltito il malloppo precedente e quindi sono proprio incapace di iniziare il nuovo progetto con l'energia e l'impegno necessari, e insistendo rischio di fare qualcosa di troppo simile al lavoro appena concluso. Però al tempo stesso ho paura che se non continuo subito poi non riuscirò più a scrivere. E' irrazionale, ma la paura non se ne va, se non scrivo mi prende un'ansia tremenda. Ho uno strano rapporto con la creatività in generale, forse sono poco normale io, non lo so.

Che fare? Come ricaricarmi alla svelta?

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Credo che non ci sia una risposta unica a questa domanda, essendo piuttosto personale.

Non è vero che non si riesce più a scrivere se si fa una pausa, è come andare in bicicletta. Soprattutto se non si smette di leggere, secondo me.

Un altro dettaglio importante è cosa si scrive: fra due romanzi la pausa è più lunga che fra due racconti.

Poi ripeto, dipende dalla persona: ci sono scrittori, come per esempio Sanderson, che lavorano in parallelo su più libri. Altri che fanno passare anni fra uno scritto e l'altro.

 

Inoltre, nulla ti impedisce di cominciare a buttare giù pezzi del nuovo progetto. Se diventa troppo simile al suo predecessore, puoi sempre cambiare rotta, lasciarlo in sospeso per una pausa di riflessione, o cambiarlo in fase di rilettura.

 

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Alla fine in questo we la nuova storia si è finalmente infilata per il suo verso, con mio enorme sollievo. Lo so che scrivere è come andare in bicicletta, ma nel mio caso è meglio se non smetto mai, tolte le ferie. Stavolta ci sono volute quasi tre settimane prima di concludere qualcosa di decente. La prossima volta cercherò di andare via da qualche parte appena finito, così riesco a staccare sul serio e mi riprendo più in fretta...

 

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27 minuti fa, e-allora-avanti ha detto:

Alla fine in questo we la nuova storia si è finalmente infilata per il suo verso, con mio enorme sollievo. Lo so che scrivere è come andare in bicicletta, ma nel mio caso è meglio se non smetto mai, tolte le ferie. Stavolta ci sono volute quasi tre settimane prima di concludere qualcosa di decente. La prossima volta cercherò di andare via da qualche parte appena finito, così riesco a staccare sul serio e mi riprendo più in fretta...

 

 

Tre settimane non sono niente. Se pensi che G. R. R. Martin ha pubblicato l'ultimo libro di "A song of ice and fire" nel 2011, dicendo "il prossimo libro è quasi scritto, dovrei metterci poco", e lo stiamo ancora aspettando...

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1 ora fa, Yaxara ha detto:

 

Tre settimane non sono niente. Se pensi che G. R. R. Martin ha pubblicato l'ultimo libro di "A song of ice and fire" nel 2011, dicendo "il prossimo libro è quasi scritto, dovrei metterci poco", e lo stiamo ancora aspettando...

Sì, ho sentito parlare della lentezza di Martin e ammetto che non lo capisco affatto. Per me tre settimane senza riuscire a concludere niente sono un'eternità.

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Il ‎12‎/‎04‎/‎2019 alle 15:43, e-allora-avanti ha detto:

Ho finito da poco una storia piuttosto lunga, e anche se mentre la finivo non vedevo l'ora di mettermi a fare altro, adesso che potrei (e vorrei) mi rendo conto che dopo nove mesi intensivi e tre riscritture sono piuttosto stanchina.

Da un lato non vorrei perdere la buona abitudine allo scrivere acquisita in questi anni, dall'altra però mi rendo conto che non ho ancora smaltito il malloppo precedente e quindi sono proprio incapace di iniziare il nuovo progetto con l'energia e l'impegno necessari, e insistendo rischio di fare qualcosa di troppo simile al lavoro appena concluso. Però al tempo stesso ho paura che se non continuo subito poi non riuscirò più a scrivere. E' irrazionale, ma la paura non se ne va, se non scrivo mi prende un'ansia tremenda. Ho uno strano rapporto con la creatività in generale, forse sono poco normale io, non lo so.

Che fare? Come ricaricarmi alla svelta?

Che dire? Una volta esisteva la sindrome del foglio bianco: scrivendo a mano o a macchina, l'autore, magari per evitare cancellature o eccessivo dispendio di carta, restava per ore a fissare il foglio, indeciso su cosa scrivere. Oggi tutto è enormemente più facile: apri un foglio Word al PC e puoi lasciare  tutto lo spazio che vuoi a pensieri e parole in libertà, da tenere o cancellare o riscrivere come più ti aggrada. E' un dono della modernità e del progresso che i giovani, che non hanno avuto esperienza del vecchio sistema, forse non apprezzano abbastanza. Il consiglio? Se non ti va proprio di scrivere, prenditi tutte le pause che vuoi. Se sei indecisa su cosa scrivere e/o come scriverla, fregatene e parti in quarta, tanto puoi aggiustare, eliminare, rifare come ti pare. La vita è spesso meno complicata di quanto possa sembrare.

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1 ora fa, cheguevara ha detto:

Che dire? Una volta esisteva la sindrome del foglio bianco: scrivendo a mano o a macchina, l'autore, magari per evitare cancellature o eccessivo dispendio di carta, restava per ore a fissare il foglio, indeciso su cosa scrivere. Oggi tutto è enormemente più facile: apri un foglio Word al PC e puoi lasciare  tutto lo spazio che vuoi a pensieri e parole in libertà, da tenere o cancellare o riscrivere come più ti aggrada. E' un dono della modernità e del progresso che i giovani, che non hanno avuto esperienza del vecchio sistema, forse non apprezzano abbastanza. Il consiglio? Se non ti va proprio di scrivere, prenditi tutte le pause che vuoi. Se sei indecisa su cosa scrivere e/o come scriverla, fregatene e parti in quarta, tanto puoi aggiustare, eliminare, rifare come ti pare. La vita è spesso meno complicata di quanto possa sembrare.

 

È evidentemente difficile per me farmi capire. Ci riprovo.

Il problema non è scrivere a vanvera, tranne forse il fatto che scrivere a vanvera mi annoia a morte, né si tratta di avere "voglia di una pausa" che, anzi, non voglio fare assolutamente. Parto sempre in quarta e vado avanti con la stessa marcia perché più lenta non sono capace, quindi anche per quello il problema non sussiste. Il fatto è che io non posso smettere: se voglio funzionare bene al lavoro e a casa non me lo posso permettere. Sarò più chiara a rischio di entrare nel melodramma: sarebbe più facile per me smettere di mangiare.

Spero che adesso si capisca di cosa sto parlando. 

Il problema è ricominciare a scrivere con la stessa convinzione, lo stesso divertimento e amore per la storia in corso (cioè per i miei nuovi personaggi che non riesco ancora a trovare), la stessa energia, tagliando del tutto con la storia appena conclusa, come se non fosse mai esistita.

Poi, scusa, ho capito che sei del '44, ma che mi consideri così giovane mi fa proprio sorridere. Ho scritto a mano la mia parte, il computer non ce l'aveva nessuno quando ero ragazza, e la macchina da scrivere ha sempre avuto i tasti troppo duri (e costava troppo).

 

 

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Il ‎16‎/‎04‎/‎2019 alle 21:26, e-allora-avanti ha detto:

Poi, scusa, ho capito che sei del '44, ma che mi consideri così giovane mi fa proprio sorridere. Ho scritto a mano la mia parte, il computer non ce l'aveva nessuno quando ero ragazza, e la macchina da scrivere ha sempre avuto i tasti troppo duri (e costava troppo).

Ti ho considerato giovane - e probabilmente rispetto a me lo sei comunque - per via del dilemma che ti poni, che è più nelle corde di un adolescente che di una persona navigata. Chi scrive da sempre dovrebbe avere acquisito un po' di mestiere: "mestiere" non è una parola oscena, si può scrivere per hobby o per mestiere. Nel primo caso è abbastanza ovvio che uno scriva quando gli va e come gli pare. Nel secondo caso, è scontato che, essendo la scrittura il tuo lavoro, devi farlo comunque e supplire ad una temporanea mancanza di ispirazione col mestiere, che significa pescare nelle esperienze di vita e di scrittura passata per compensare e rimpiazzare ciò che ti sta mancando. Serve ad avviare il discorso in una fase di "stanca", poi la vera ispirazione arriverà. Non saprei proprio cosa altro consigliarti. Auguri di cuore.

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15 minuti fa, cheguevara ha detto:

Ti ho considerato giovane - e probabilmente rispetto a me lo sei comunque - per via del dilemma che ti poni, che è più nelle corde di un adolescente che di una persona navigata. Chi scrive da sempre dovrebbe avere acquisito un po' di mestiere: "mestiere" non è una parola oscena, si può scrivere per hobby o per mestiere. Nel primo caso è abbastanza ovvio che uno scriva quando gli va e come gli pare. Nel secondo caso, è scontato che, essendo la scrittura il tuo lavoro, devi farlo comunque e supplire ad una temporanea mancanza di ispirazione col mestiere, che significa pescare nelle esperienze di vita e di scrittura passata per compensare e rimpiazzare ciò che ti sta mancando. Serve ad avviare il discorso in una fase di "stanca", poi la vera ispirazione arriverà. Non saprei proprio cosa altro consigliarti. Auguri di cuore.

 

Sì rispetto a te lo sono, anche se non in senso assoluto.

Ho un rapporto molto viscerale con la creatività in generale, per questo sembro dodicenne quando ne parlo. Non scrivo per mestiere né per hobby, scrivo per passione ma se manca la spinta ecco che tutto nella mia vita diventa una tragedia (lo vedi: tale e quale a una dodicenne).

Ma stavolta mi va grassa: pian piano la nuova storia è decollata anche grazie ai tuoi consigli, quindi todo bien!!

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5 ore fa, e-allora-avanti ha detto:

 

Sì rispetto a te lo sono, anche se non in senso assoluto.

Ho un rapporto molto viscerale con la creatività in generale, per questo sembro dodicenne quando ne parlo. Non scrivo per mestiere né per hobby, scrivo per passione ma se manca la spinta ecco che tutto nella mia vita diventa una tragedia (lo vedi: tale e quale a una dodicenne).

Ma stavolta mi va grassa: pian piano la nuova storia è decollata anche grazie ai tuoi consigli, quindi todo bien!!

Hasta la victoria siempre!

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