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AnnaL.

Leopold- L'inizio

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@Kikki a te.

 

Inizio riveduto (nel senso di ripensato)

 

Minsk, settembre 1918

 

L’aria di settembre si era tinta di fresco, così come le foglie ormai vestite di arancio e giallo. Il grande tiglio davanti alla finestra era un tripudio di foglie dorate, che dondolavano stanche sotto il vento dell’est. Se avesse potuto Leopold si sarebbe seduto sul davanzale, matita in mano, a comporre versi o a trarre un rapido schizzo della pianta i cui rami sfioravano i vetri, grattandoli con gentilezza  nelle sere d’estate, ma, in teoria, avrebbe dovuto studiare. In pratica quel giorno non stava combinando un bel nulla; fin dal mattino sentiva come un peso premergli contro la spina dorsale, una sensazione opprimente che non voleva lasciarlo.

Sbuffò e chiuse il libro di scatto, doveva muoversi, fare qualcosa. Yarek era fuori, come al solito. Mai che passasse una domenica a casa, mamma era giù in cucina a cucire e suo padre probabilmente sonnecchiava in poltrona. Avrebbe potuto andare da Luiza, anche se, a piedi, ci avrebbe messo più ad andare e tornare che a stare con lei.

Dal piano di sotto giunse un tramestio: la porta di casa che si chiudeva e dei piedi che sbattevano sul pavimento, oh Yarek era tornato presto! Solo lui aveva l’abitudine di pulirsi le scarpe a quel modo.

Leopold si alzò per raggiungere il fratello, forse due chiacchiere con lui lo avrebbero fatto sentire meglio; era certo che quel peso soffocante fosse dovuto agli sconquassamenti cui erano stati tutti sottoposti e che parevano arrivati alla fine. O quasi.

Gli ultimi anni erano stati duri per tutti e gli ultimi mesi non erano stati meglio. Yarek aveva evitato la coscrizione per un soffio, tutti erano stati col fiato sospeso nel terrore che ricevesse la cartolina dall’esercito e invece, grazie a Dio, la guerra era finita pochi mesi prima. In un batter d’occhio erano passati dall’essere sudditi dello zar, al dominio del kaiser: non c’era stato neanche il tempo per rendersi conto che stava accadendo e, ora, gli stessi tedeschi che li avevano bombardati erano venuti a prendersi il bottino. In città l’aria era pesante: non che i nuovi arrivati stessero usando il pugno duro, ma Minsk non  pareva disposta a dimenticare.

Per mesi il cielo si era oscurato e i loro mostri panciuti si erano librati sopra la città come draghi moderni: avevano sganciato le bombe sulle fabbriche, sulle strade e la gente era morta nelle esplosioni o per i gas: sfigurati, soffocati, schiacciati, cancellati. Dei bombardamenti Leopold aveva sempre avuto il sacro terrore e con codardia, ringraziava che il negozio dei suoi genitori fosse in centro, una zona che, di solito, era stata risparmiata. Però non si poteva mai sapere: lo zio di un suo amico faceva il professore, era andato a trovare un conoscente che lavorava vicino alle fabbriche ed era saltato in aria come un petardo.

Leopold tirò su col naso, gli occhi di colpo colmi degli orrori che aveva visto. Il rombo dell’artiglieria, simile al brontolio basso di un temporale estivo, l’assordante sferragliare dei mezzi in movimento, i lamenti dei feriti, l’agonia dei soldati che arrivavano dal fronte. Sua madre aveva fatto la volontaria in un ospedale da campo e Leopold ci era stato alcune volte; la morte non era una faccenda pulita: aveva visto uomini grandi e grossi piangere come bambini sapendo che non avrebbero più rivisto la loro casa, giacevano raggomitolati nei loro letti come feti abnormi, altri avevano lottato come bestie per strappare qualche altro brandello di vita. Tutti chiedevano, chiamavano, allungavano le loro mani luride e insanguinate, i loro occhi spiritati troppo grandi nei visi smunti dalla fame e dagli incubi; laceri e sporchi di sangue, urina, feci… spesso tutto mescolato in un putrido insieme che ti rivoltava le viscere.

E i russi? Per secoli gli abitanti della regione avevano sofferto sotto il giogo dello zar, oppressi e umiliati: alla fine avevano cambiato un padrone per un altro, ma non tutti erano pronti a chinare il capo di nuovo.

Ai genitori Yarek poteva raccontare di starsi vedendo con una ragazza, ma Leopold sapeva che non era vero: suo fratello, insieme allo zio Poldek e ad altri polacchi di Minsk si riunivano ogni settimana per capire cosa fare. La Polonia presto sarebbe uscita dalla guerra e si vociferava che non volesse rimanere a bocca asciutta, che aspirasse a riprendersi un po’ di territori e, Dio volesse, se avessero dichiarato guerra occorreva che i polacchi di Minsk fossero pronti per arruolarsi nel migliore dei casi o per fare resistenza nel peggiore. Leopold non ne sapeva molto di più, Yarek era molto reticente circa il modo in cui otteneva le informazioni:  una cosa strana, perché fra loro non c’erano mai stati segreti.

In casa ne avevano parlato spesso di recente, i suoi genitori non erano favorevoli a un nuovo conflitto: per quanto potessero sentirsi polacchi la loro voglia di pace era più grande della sete di libertà. Leopold presumeva che fosse a causa loro, lui aveva quasi diciassette anni e Yarek era di un anno più vecchio: sarebbero stati coscritti entrambi o sarebbero partiti volontari per raggiungere i polacchi.

La guerra era l’incubo dei coniugi Nowakoski.

Nei quattro anni precedenti troppi dei loro conoscenti avevano perso figli, fratelli, mariti, cugini… e i loro discorsi patriottici non attaccavano. “A me basta che nessuno ci faccia del male” diceva il papà col volto incupito, del resto suo padre era la persona più lontana dalla guerra che uno potesse immaginare: se anche fosse stato in età da arruolamento sarebbe di certo stato riformato a causa dell’asma cronica e ne sarebbe stato ben felice. La massima idea di felicità, per lui, era starsene seduto, la sera, sulla sua poltrona preferita con in mano una tazza di camomilla a leggere notizie ormai vecchie; niente a che vedere con zio Poldek, che era più il tipo da “andiamo nei boschi a fare una scampagnata e uccidiamo un cervo.” Per quanto fossero fratelli non potevano essere più diversi: papà piccolo, mingherlino e cagionevole di salute. Per di più con la calvizie incipiente, le calze di lana fino a giugno e il viso solcato da una ragnatela di rughe a quarantatré anni ne dimostrava venti di più. Lo zio, di cinque anni più giovane, sembrava suo figlio: alto, con intriganti occhi grigi, un sorriso malandrino, i baffi colti e ben curati, imponente e con la pelle abbronzata dal sole per via della vita all’aria aperta era l’immagine sputata del lavoratore pronto ad imbracciare il fucile in caso di bisogno.

Leopold pensava che se i russi avessero bisogno di un modello per la loro campagna a favore del proletariato avrebbero dovuto chiedere allo zio di posare per un ritratto. Qualcuno, che era stato dietro le linee del fronte, diceva che Lenin stesse mettendo manifesti inneggianti al potere al popolo a destra e a manca. A Minsk non si era visto nulla del genere, la Rivoluzione li aveva solo sfiorati durante quella terribile tempesta che era stata la guerra: sballottati di qua e di là come rami in un fiume in piena erano approdati a una riva incerta e pericolosa. I rossi non avrebbero mollato la presa e si temeva che un giorno sarebbero tornati indietro a riprendersi le terre che erano stati costretti a cedere. Per conto suo Leopold avrebbe voluto approfondire la faccenda del potere al popolo, non che fosse filo-russo, Lenin era un senza Dio, ma fin da piccolo sentiva i grandi lamentarsi delle tasse, dei prezzi troppo alti, degli affitti troppo costosi, dei soprusi dei ricchi e dell’esercito… anche suo padre se ne lamentava spesso, senza mai fare nulla. Forse il popolo era la soluzione? In fondo lo zar era morto, e chissà che fine avrebbe fatto il Kaiser se avesse perso la guerra.

Inutile parlarne con suo padre: Jonas Nowakoski non aveva mai fatto male a una mosca, troppo debole di fisico per prendere una posizione concreta, aveva lasciato tutto il fuoco al fratello minore, che ardeva di fervore politico come il roveto ardente di Mosè.

Il centro del mondo di suo padre era la famiglia: amava i figli di un amore onesto e privo di guizzi e adorava la moglie, seppure nel suo modo dimesso e pacato e per loro lavorava indefessamente nell’emporio che gestiva con lei. Quel negozio, aperto dal nonno di Leopold, era l’orgoglio dei suoi genitori: niente di lussuoso, ma più che buono per la gente comune e lì, fra quelle mura, il padre di Leopold, sempre così schivo e silenzioso, sembrava riprendere vita. Fra gli scaffali e il bancone diventava un uomo affabile e di spirito, lui, che a casa parlava il giusto, sapeva sempre cosa dire e quando dirlo accattivandosi gli avventori con quei modi timidi e vagamente ricercati. “Non compri mezzo chilo di zucchero, faccia un chilo, a una buona massaia come lei non deve capitare di rimanere senza per sbaglio, o come farebbero i suoi figli senza le sue torte?” o “Prenda tre gomitoli di lana e non due che in inverno se non si sferruzza non si sa davvero cosa fare! Ha visto queste calze? Le ha fatte mia moglie. Lana di prima qualità, senta come sono morbide. Ideali per i bambini, così la pelle non si irrita.” E una volta chiusa la porta a chiave tornava l’uomo riservato di sempre.

Quando Leopold era bambino non capiva perché suo padre non potesse mai giocare con loro ai soldatini, alla guerra o al cavalluccio, solo da grande aveva capito che ogni sua energia veniva investita nell’emporio, che portava a casa abbastanza soldi per vivere con dignità e che permettevano loro di studiare senza lavorare, ma cosa restava alla famiglia? Un uomo stanco e reso fragile dall’asma.

Leopold era cresciuto con l’odore dolciastro dell’infuso di efedra che la madre teneva sempre pronto: non appena il suo respiro si faceva sibilante ecco che una tazza veniva approntata e nel giro di un po’ di tempo la pelle tornava rosata e le labbra perdevano il colorito bluastro. Era raro dover ricorrere al dottore, papà era bravissimo a controllare il respiro, glielo avevano insegnato a non forzare l’aria e con calma aspettava che l’efedra facesse effetto, anche nelle crisi peggiori né lui e né sua madre avevano mai perso davvero la calma.

Leopold però aveva paura, viveva nel terrore di sentire il respiro stertoroso del padre e quando accadeva si rifugiava nella sua stanza, lì sarebbe stato confortato da Yarek o, in sua assenza, avrebbe potuto immergersi in un libro e far finta che non stesse succedendo niente, che suo padre non stesse rischiando la vita un piano sotto di lui. A trovare conforto nella madre aveva rinunciato da tempo “Leopold, non essere melodrammatico” diceva quando lo vedeva piangere o fissare suo padre con gli occhi pieni di terrore “passerà, come sempre”, ma lui vedeva quanto lei fosse rigida e come le si rilassassero le spalle quando infine il respiro tornava normale. Ad ogni buon conto su di lei non si poteva fare affidamento per una pacca sulla spalla.

La vera paura di Leopold, mai confessata, era che un giorno il cuore o i bronchi cedessero. Non parlava a nessuno di questo suo timore, in fondo suo padre era giovane, ma non ci poteva far niente, il seme della paura si era ben piantato dentro le sue ossa e aveva fatto radici.

Arrivato al piano di sotto Leopold sorrise con affetto vedendo suo padre addormentato sulla sua poltrona, camminò piano per non svegliarlo e andò in cucina.

Sua madre stava mettendo via le calze da rammendare e Yarek stava mangiando un pezzo di torta avanzata.

«Allora, non vuoi dirci nemmeno il nome di questa ragazza?»

«Ancora è troppo presto mamma, non preoccuparti, te la porterò a casa prima o poi» Leopold si girò per mascherare un sorriso alla risposta del fratello.

«Bah, vostro padre non si sarebbe mai sognato di fare tanto il misterioso… quando ci siamo conosciuti mi ha presentato subito ai vostri nonni.»

«I tempi cambiano mamma, è il 1918, l’alba di una nuova era» Yarek gli strizzò l’occhio attento a non farsi vedere dalla madre.

«Cambieranno in peggio… prima i russi, ora i tedeschi. E solo Dio sa se Lenin ci lascerà stare. E voi due che non fate altro che parlare della Polonia che vorrebbe invadere queste terre. Ci saranno solo altri morti.» Scosse la testa chiudendo la scatolina di legno con dipinti dei fiori bianchi dai petali morbidi.

«Andrà tutto bene, mamma, vedrai. Bisogna solo avere un po’ di pazienza.» Leopold si appoggiò al lavello. Parlarle di certe cose era come camminare su un campo minato.

Lei scosse la testa «So che siete giovani e avete tutta questa voglia di fare gli eroi per il vostro paese, ma io e vostro padre abbiamo solo paura…»

«Anche tu sei giovane mamma, non hai nemmeno quarant’anni. E in ogni caso, non possiamo far altro che aspettare. Mezza Europa è ancora a ferro e fuoco.»

«Già, forse hai ragione Yarek» Leopold non aveva ancora cessato di meravigliarsi per questa nuova madre così ansiosa per i propri figli. Margreta Nowakoski era una madre severa, d’un pezzo, che non amava gli slanci affettuosi e manifestava il proprio amore in atti estremamente concreti. Poteva contare sulle dita di una mano le volte in cui lo aveva accarezzato o incoraggiato con puro spirito amorevole. «Devo preparare, la cena. Yarek, prendimi della legna, Leopold vai a svegliare tuo padre e poi torna a studiare se ancora non hai finito.» Il tono era brusco e sbrigativo, ecco quella era la madre che conosceva meglio.

«Yarek, dopo puoi venire un momento in camera?» chiese al fratello. Quel peso alla spina dorsale lo attanagliava ancora, doveva toglierselo di dosso o sarebbe impazzito. Forse sapere se c’erano notizie lo avrebbe calmato? Che fosse quello?

Suo fratello annuì e Leopold si avviò verso il salotto, sentiva di camminare un po’ più curvo del solito e con uno sforzò squadrò le spalle, ancora un po’ e si sarebbe fatto due chiacchiere con Yarek e, notizie o meno, stare con lui era il miglior rimedio contro ogni pensiero o paura.

  

 

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Eccomi qua @AnnaL., quindi questo è il capitolo d'inizio, giusto? Da qui comincia la storia di Leo? L'ho letto tutto, dopo ti spulcio, per il momento volevo darti la prima impressione generale che è di molto raccontato. In effetti non succede niente di dinamico, e questo va bene, ma devo ammettere che ho visto poco, sia dell'ambientazione che dei personaggi. Credo che entrambe dovremmo imparare a sintetizzare di più, dobbiamo imparare a scegliere parole con un peso specifico che condensino quello che vogliamo dire. In queste prime righe c'è una spruzzata di tutto: storia, famiglia, primo abbozzo dei personaggi, condizione sociale, speranze, passato e futuro. Così, di primo acchito, trovo che ci sia troppa roba e non sia un inizio d'impatto. D'altra parte credo anche che questa prima stesura dei capitoli serva per abbozzare la storia e che poi andremo a lavorare prima d'accetta e poi di cesello :) Quindi la trovo una buona prima infornata di informazioni che però credo siano da affinare.

Vado a spulciare :P

12 ore fa, AnnaL. ha detto:

era un tripudio di foglie dorate,

c'è foglie poco prima

12 ore fa, AnnaL. ha detto:

Se avesse potuto Leopold si sarebbe seduto

metterei: Se Leopold avesse potuto

12 ore fa, AnnaL. ha detto:

a trarre un rapido schizzo

userei tracciare al posto di trarre

12 ore fa, AnnaL. ha detto:

grattandoli con gentilezza  nelle sere d’estate,

perché solo d'estate? Immagino che se tira vento a novembre i rami grattino comunque... ti è scappato uno spazio di troppo dopo gentilezza

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

d’estate, ma, in teoria, avrebbe dovuto studiare.

riformulerei, in fondo le due cose non hanno un legame tra di loro. d'estate. In teoria avrebbe dovuto studiare, in pratica...

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

nulla; fin dal mattino sentiva come un peso premergli contro la spina dorsale, una sensazione opprimente che non voleva lasciarlo.

metterei punto dopo nulla. Fin dal mattino aveva (metterei aveva per non sbattere con la sensazione dopo)

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

Sbuffò e chiuse il libro di scatto,

mettiamo il libro di cosa? Tanto per capire cosa studia Leo

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

la porta di casa che si chiudeva e dei piedi che sbattevano sul pavimento, oh Yare

propongo: la porta di casa si chiuse (così togliamo il che) e dei piedi sbattevano sul pavimento: oh, Yarek...

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

sconquassamenti cui erano stati tutti sottoposti

toglierei tutti per alleggerire un po'

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

Gli ultimi anni erano stati duri per tutti e gli ultimi mesi non erano stati meglio.

non ripeterei ultimi anni-ultimi mesi... potremmo mettere: Gli anni della guerra erano stati duri per tutti e gli ultimi mesi non erano stati meglio.

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

tutti erano stati col fiato sospeso nel terror

proposta: la famiglia intera era rimasta col fiato sospeso nel terrore...

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

la guerra era finita pochi mesi prima.

qui non finisce la logica del discorso con cui hai iniziato la frase: il problema della frase è il fatto che Yarek non ha ricevuto la cartolina, ma non gli dai conclusione secondo me. Se adotti il consiglio di prima sugli ultimi anni di guerra, qui metterei conflitto per non ripetere. Ti propongo: il conflitto era finito pochi mesi prima e suo fratello era rimasto a casa... o qualcosa del genere. Dare una conclusione al fatto iniziale di Yarek, spero di essere riuscita a spiegarmi.

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

non c’era stato neanche il tempo per rendersi conto che stava accadendo e, ora, gli stessi tedeschi che li avevano bombardati erano venuti a prendersi il bottino.

toglierei la prima frase che viene già espressa nel batter d'occhio della frase prima e approfondirei la seconda parte invece. In che senso sono venuti a riscuotere il bottino? Razzie e pignoramenti? Darei due informazioni in più senza rimanere così sul vago.

 

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

In città l’aria era pesante: non che i nuovi arrivati stessero usando il pugno duro, ma Minsk non  pareva disposta a dimenticare.

trovo che anche questa frase sia vaga, direi le cose come stanno senza girarci intorno. Che significa che i nuovi arrivati non usavano il pugno duro? Hai appena detto che i tedeschi sono venuti a riscuotere il bottino, ma non lo fanno in maniera troppo cattiva? Io metterei degli esempi concreti: in che maniera questi tedeschi influiscono sulla vita di Leopold e sulla sua quotidianità? Gli hanno tolto qualcosa? Hanno cambiato qualcosa nella sua giornata? Oppure in quella della bottega dei suoi genitori? Magari ci sono meno clienti di prima? Oppure adesso ci sono dei clienti tedeschi e c'è stato un episodio in negozio? Se ci fosse un episodio del genere potresti mostrare il padre senza raccontarlo: dei clienti sputano sui tedeschi o dicono cose forti, stanno per venire alle mani ma papà esce da dietro al bancone e mette pace da diplomatico e amante dell'equilibrio, che ne pensi? Userei delle immagini insomma per riscrivere questa frase che, messa così, dice tutto e dice niente.

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

Per mesi il cielo si era oscurato e i loro mostri panciuti si erano librati sopra la città come draghi moderni:

qui sono i draghi che oscurano il cielo giusto? O il cielo viene oscurato da altro? Ti faccio una proposta seguendo la logica dei draghi che oscurano il cielo: Per mesi il cielo sera stato oscurato dai loro mostri panciuti che si libravano sopra la città come draghi moderni:

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

avevano sganciato le bombe sulle fabbriche, sulle strade e la gente era morta nelle esplosioni o per i gas: sfigurati, soffocati, schiacciati, cancellati.

proposta: avevano sganciato bombe sulle fabbriche, sulle strade, tanta gente era morta nelle esplosioni o per i gas. In tanti erano rimasti sfigurati, soffocati, schiacciati, cancellati.

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

Dei bombardamenti Leopold aveva sempre avuto il sacro terrore e con codardia, ringraziava che il negozio dei suoi genitori fosse in centro, una zona che, di solito, era stata risparmiata.

quel di solito non lo capisco, forse ti è scappato da un'altra frase. Ti faccio una proposta (sono in forma stamattina :asd:) I bombardamenti piegavano Leopold sulle ginocchia e lo costringevano a pregare, la vergogna gli tingeva le guance di rosso mentre ringraziava che il negozio dei suoi si trovasse in centro, una zona che, per fortuna, era stata risparmiata. Possiamo anche pensare di spezzarla questa frase, la trovo un po' lunghetta

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

lo zio di un suo amico faceva il professore, era andato a trovare un conoscente che lavorava vicino alle fabbriche ed era saltato in aria come un petardo.

toglierei che faceva il professore che tanto non ci serve... che lavorava appena fuori dalle ultime case, vicino alle fabbriche, ed era... Però scusa, non mi torna l'inizio di questa frase che metti in contrapposizione con quella precedente, ma poi affermi la stessa cosa. Dici: il centro è sicuro, ma non si poteva mai sapere, fuori città lo zio dell'amico salta in aria. Non serve quel non si poteva mai sapere perché affermi la stessa cosa in entrambe le frasi, ribatti che il centro è sicuro mentre le fabbriche fuori città non lo sono.

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

Il rombo dell’artiglieria, simile al brontolio basso di un temporale estivo,

trovo che serva un'immagine più forte di un temporale estivo

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

l’agonia dei soldati che arrivavano dal fronte.

sostituirei che arrivavano con di ritorno o in arrivo, sempre per eliminare il che

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

aveva visto uomini grandi e grossi piangere come bambini sapendo che non avrebbero più rivisto

visto e rivisto

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

altri avevano lottato come bestie per strappare qualche altro brandello di vita.

metterei alla vita, mi piace molto questa frase, molto in tono con la guerra

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

allungavano le loro mani luride e insanguinate, i loro occhi spiritati troppo grandi nei visi smunti dalla fame e dagli incubi; laceri e sporchi di sangue, urina, feci…

toglierei loro prima di mani... , gli occhi spiritati, troppo grandi nei visi smunti dalla fame e dagli incubi. Ombre di uomini laceri e sporchi di sangue, urina, feci... Insomma, serve un soggetto, questo era solo un esempio

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

E i russi? Per secoli gli abitanti della regione avevano sofferto sotto il giogo dello zar, oppressi e umiliati: alla fine avevano cambiato un padrone per un altro, ma non tutti erano pronti a chinare il capo di nuovo.

trovo che sia un passaggio troppo veloce e forse in questo punto del brano è anche fuori posto, per ora lo eliminerei. Hai già detto che il passaggio è avvenuto in fretta e dopo, mi sembra, parli di reazione, magari si può infilare più avanti

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

Ai genitori Yarek poteva raccontare di starsi vedendo con una ragazza, ma Leopold

I genitori erano liberi di credere alla storiella che Yarek si vedeva con una ragazza, ma Leo...

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

insieme allo zio Poldek

a zio Poldek, molto nordico questo mettere articoli ovunque :P, lo faccio anche io

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

ma Leopold sapeva che non era vero: suo fratello, insieme allo zio Poldek e ad altri polacchi di Minsk si riunivano ogni settimana per capire cosa fare.

ho una proposta per evitare i due punti a cui mi sembra che ti sei molto affezionata in questo pezzo :asd: ma Leo sapeva delle riunioni di suo fratello, zio Poldek con altri polacchi che non erano contenti del nuovo passaggio di padrone e avevano intenzione di dire la loro. Ovviamente questo è un esempio, così si infila anche la frase di prima che io avrei eliminato da sopra.

13 ore fa, AnnaL. ha detto:

La Polonia presto sarebbe uscita dalla guerra e si vociferava che non volesse rimanere a bocca asciutta, che aspirasse a riprendersi un po’ di territori e,

a riprendere territori che erano già stati polacchi? Chi glieli aveva portati via e quando? Fino a qui, se non sbaglio, abbiamo parlato di russi e tedeschi che si avvicendano sul territorio bielorusso, ma non i polacchi. Messa così credo abbia bisogno di una spiegazione. Se non fosse perché ho letto della situazione specifica e comunque non mi è ancora abbastanza chiara, mi chiederei che cacchio c'entrano i polacchi in questa storia ambientata in Bielorussia e contesa tra tedeschi e russi. E me lo chiedo lo stesso anche se ho letto per ore! Farei fare un pensiero a Leo su questo, magari collegato al fatto che zio Poldek, Yarek e gli altri polacchi della città si vogliono muovere. Si potrebbe inserire una frase per dire che stavano lì da generazioni e ancora si consideravano polacchi, che l'unica cosa che rimaneva stabile era la loro identità in questo paesaggio politico tanto mutevole. Il gruppo di Yarek e Poldek vuole riportare la Bielorussia sotto la Polonia? Chiarirei subito con chi stanno, contro chi combattono e cosa vogliono. Magari puoi mettere queste domande in bocca a Leo, o anche solo in testa.

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

le informazioni:  una cosa strana,

non metterei una cosa strana, ma offensiva o che faceva sentire Leo piccolo. C'è uno spazio in più dopo i due punti

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

In casa ne avevano parlato spesso di recente,

metterei: ne parlavano, se no sembra un discorso chiuso e concluso. Toglierei la virgola dopo recente e metterei una e

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

loro voglia di pace era più grande della sete di libertà.

metterei più intensa al posto di grande

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

e i loro discorsi patriottici non attaccavano.

forse non attaccare è un'espressione un po' troppo moderna? Credo anche che serva specificare che non attaccavano su mamma e papà

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

diceva il papà col volto incupito, del resto suo padre era la persona

via il... metterei un punto dopo incupito. Suo padre era la persona...

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

uno potesse immaginare: se anche fo

virgola dopo immaginare

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

La massima idea di felicità, per lui, era starsene seduto

il massimo appagamento... c'è felice prima del punto

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

notizie ormai vecchie; niente a che vedere con zio Poldek, che era più

vecchie. Zio Poldek, invece, era più...

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

papà piccolo, mingherlino e

metterei basso o minuto al posto di piccolo

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

da una ragnatela di rughe a quarantatré anni

virgola dopo rughe

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

i baffi colti e ben curati,

immagino i baffi che leggono e discutono di letteratura :lol:

14 ore fa, AnnaL. ha detto:

Leopold pensava che se i russi avessero bisogno di un modello per la loro campagna a favore del proletariato avrebbero dovuto chiedere allo zio di posare per un ritratto.

Riformulerei: Leopold pensava che lo zio fosse il modello perfetto per uno di quei manifesti inneggianti al potere del proletariato che, raccontava chi era stato dietro le linee del fronte, Lenin stava spargendo a destra e a manca.

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

A Minsk non si era visto nulla del genere, la Rivoluzione li aveva solo sfiorati durante quella terribile tempesta che era stata la guerra: sballottati di qua e di là come rami in un fiume in piena erano approdati a una riva incerta e pericolosa.

La rivoluzione d'ottobre? Specificherei. Benché mi piaccia l'immagine dopo i due punti, la eliminerei perché non aggiunge niente qui e non dà informazioni che tu non abbia già dato. Finirei a guerra.

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

I rossi non avrebbero mollato la presa e si temeva che un giorno sarebbero tornati indietro a riprendersi le terre che erano stati costretti a cedere.

Questa è un'opinione di Leo? Ce lo racconta l'autore? Leo l'ha sentito da qualche parte e sta riflettendo condividendo i suoi pensieri con il lettore? 

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

non che fosse filo-russo, Lenin era un senza Dio

aggiungerei senza ombra di dubbio dopo Dio

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

sentiva i grandi lamentarsi delle tasse,

i grandi lo penserebbe un piccolo, invece Leo ha quasi diciotto anni

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

dei prezzi troppo alti, degli affitti troppo costosi,

toglierei entrambi i troppo

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

senza mai fare nulla.

aggiungerei un ma prima di senza

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

morto, e chissà che fine avrebbe fatto il Kaiser se aves

toglierei la virgola, e basta

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Inutile parlarne con suo padre: Jonas Nowakoski non aveva mai fatto male a una mosca, troppo debole di fisico per prendere una posizione concreta, aveva lasciato tutto il fuoco al fratello minore, che ardeva di fervore politico come il roveto ardente di Mosè.

non vedo legame tra il fatto di essere deboli fisicamente e il non poter parlare di politica. Magari puoi dire che a Jonas interessavano solo la famiglia e il negozio, i discorsi politici li lasciava al fratello. Ripetizione ardeva-ardente. Non so cosa sia il roveto ardente di Mosè, non capisco il riferimento, forse, se ci tieni a lasciarlo, si potrebbero aggiungere due parole perché diventi di immediata comprensione?

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

ma più che buono per la gente comune e lì, fr

metterei: ma più che sufficiente, più che abbastanza

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

sapeva sempre cosa dire e quando dirlo accattivandosi gli avventori con quei modi timidi e

sapeva sempre cosa dire e quando intervenire per accattivarsi gli avventori con quelle maniere timide (hai usato modi poco più su)

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

E una volta chiusa la porta a chiave

toglierei E

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

nell’emporio, che portava a casa abbastanza soldi per vivere con dignità e che permettevano loro di studiare s

proposta: nell'emporio, portava a casa abbastanza soldi per vivere con dignità e per permettere loro di...

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

ecco che una tazza veniva approntata e nel giro di un po’ di tempo la pelle tornava rosata

metterei: ecco che una tazza era subito pronta e nel giro di poco la pelle tornava rosata

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

glielo avevano insegnato a non forzare l’aria e con calma aspettava che l’efedra facesse effetto

gli avevano insegnato a non forzare l'aria e ad aspettare che l'efedra...

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

viveva nel terrore di sentire il respiro stertoroso del padre

che parola stertoroso! Non la conoscevo e non l'ho mai sentita usare, siamo sicuri che rientri nel contesto e nel registro di L? Mi sembra di capire che sia un termine prettamente medico, almeno così dice la Treccani

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

si rifugiava nella sua stanza, lì sarebbe stato confortato da Yarek o, in sua assenza, avrebbe potuto immergersi in un libro e far finta che non stesse succedendo niente, che suo padre non stesse rischiando la vita un piano sotto di lui.

si rifugiava nella sua stanza dove Yarek lo confortava o i libri lo distraevano, tanto da riuscire a fingere che suo padre non stesse rischiando la vita al piano di sotto.

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

ma lui vedeva quanto lei fosse rigida e come le si rilassassero le spalle quando infine il respiro tornava normale.

ma lui notava (vedere c'è poco prima) le sue spalle rigide e anche come si rilassavano quando il respiro...

 

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Ad ogni buon conto su di lei non si poteva fare affidamento per una pacca sulla spalla.

toglierei, l'hai detto poco più su

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Non parlava a nessuno di questo suo timore,

Non ne parlava a nessuno... il timore l'hai già fatto comparire nella frase prima, qui si capisce senza bisogno di ripeterlo secondo me

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Arrivato al piano di sotto Leopold

metterei una linea di pausa tra la frase prima e questa, tutta questa parte centrale ti è servita per raccontare e dare informazioni. Separerei anche l'inizio dalla parte centrale sempre con una riga

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Yarek stava mangiando un pezzo di t

e Yarek mangiava, senza ripetere stava 

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Ancora è troppo presto mamma, non preoccuparti, te l

Ancora è troppo presto, mamma. Non preoccuparti, te...

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

o poi» Leopold si girò per

punto dopo poi, dentro o fuori, come vuoi. Leopold va a capo perché non è lui che parla, ma Yarek

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

nuova era» Yarek gli

punto dopo era

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

della Polonia che vorrebbe invadere

metterei che vuole riprendersi queste terre... ma forse non è così, vero? La Polonia non era mai stata fino a Minsk, ma dentro ai confini dell'attuale Bielorussia sì, giusto? Quindi, il riprendersi vale fino a Skizdyel' mettiamo, mentre l'invadere va da lì al confine russo, giusto?

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Scosse la testa chiudendo la scatolina di legno con dipinti dei fiori bianchi dai petali morbidi.

da dove salta fuori questa scatolina? Prima metteva via le calze da rammendare. E come fanno i petali dipinti sul legno a essere morbidi? 

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Parlarle di certe cose era come camminare su un campo minato.

siamo sicuri che Leo conosca i campi minati? I campi li minavano già nella prima guerra mondiale? Io ho dei dubbi, mi affiderei alle uova, alle spine o a qualcosa di simile per stare sul sicuro

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Lei scosse la testa

punto dopo testa

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

So che siete giovani e avete tutta questa voglia di fare gli eroi per il vostro paese, ma io e vostro padre abbiamo solo paura…»

Metterei: Lo so che da giovani si ha voglia di fare gli eroi per il proprio paese, ma io e vostro padre abbiamo paura... Cambierei questa frase perché mi viene da pensare che essendo la madre che parla mi salta all'occhio che dica so che siete giovani. Il solo finale l'ho tolto perché ce n'è un altro sopra

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Yarek» Leopold no

punto e capo dopo Yarek

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Margreta Nowakoski era una madre

sostituirei questo madre con donna, oppure, visto che qui madre ci sta bene, si potrebbe sostituire il primo madre con un mamma che può far parte della sorpresa di Leo.

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

d’un pezzo, che non amava gli slanci affettuosi e ma

tutta d'un pezzo, non amava...

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

incoraggiato con puro spirito amorevole.

via lo spirito materno, che ne sa Leo? Oppure si può mettere come vedeva fare dalle mamme dei suoi amici

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

«Devo preparare, la cena.

a capo

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

Forse sapere se c’erano notizie lo avrebbe calmato? Che fosse quello?

metterei: Magari sapere se c'erano delle notizie lo avrebbe calmato. Toglierei l'ultima frase

15 ore fa, AnnaL. ha detto:

e con uno sforzò squadrò le

sforzo refuso

Bel quadro direi, spingerei solo un po' di più su alcuni punti, ma lo trovo completo, hai davvero toccato ogni aspetto. Bisogna eliminare tutti quei due punti... stai leggendo molto in inglese ultimamente? In inglese sono regola i due punti, in italiano nein, anzi, net! :D

Baci socia, buona giornata!

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Buongiorno @AnnaL.

Stavo pensando alla questione di prima o terza persona, per Leo mi piacciono tutte e due, per Krzysztof non ho ancora provato la terza e la prima, come ben sai, ultimamente mi sta stretta. Se mettessimo K in terza eviteremmo il problema del tono da libro per ragazzi, benché io cominci ad avere dei dubbi che sia una caratteristica dei miei personaggi, credo che sia proprio la mia voce che ha dimenticato di adultizzarsi. Questo capitolo di Leo in terza a me piace, ho idea che ci dia più libertà di movimento e credo che passerò anche K in terza e vedremo che ne esce :)

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@Kikki secondo me, ora, la voce narrante di Krysztof é perfettamente in linea con la sua età e la sua indole. Ci riflettevo proprio ora :-)

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Ciao, @AnnaL., amica di officina, non ho dimenticato questo racconto... in realtà sì, l'avevo letto e ho sempre rimandato un commento fino a dimenticarmene. Però, se può esserti utile, rimedio. :sss:

 

Inizio con qualche segnalazione specifica, cerco di non ripetermi con il lavoro preciso e puntuale di Kikki (che non taggo, ma se passa di qui la saluto :)).

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

Se avesse potuto Leopold si sarebbe seduto sul davanzale, matita in mano, a comporre versi o a trarre un rapido schizzo della pianta i cui rami sfioravano i vetri, grattandoli con gentilezza  nelle sere d’estate, ma, in teoria, avrebbe dovuto studiare.

Te l'ha segnalata anche Kikki, per me è contorta la frase. Non ne faccio una questione di lunghezza, ma di chiarezza: da lettore, leggo che "se avesse potuto + immagine + dettaglio dell'immagine + allora..." dove le due parti che danno l'informazione sono la prima e l'ultima. Posso suggerire qualcosa anche di molto semplice come "Leopold in teoria avrebbe dovuto studiare ma, se avesse potuto, si sarebbe seduto sul davanzale (ecc...)".

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

Mai che passasse una domenica a casa, mentre mamma era giù in cucina a cucire e suo padre probabilmente sonnecchiava in poltrona. Avrebbe potuto andare da Luiza, anche se, a piedi, ci avrebbe messo più ad andare e tornare che a stare con lei.

Il mentre secondo me fa scorrere meglio il resto della frase con il pensiero all'inizio. Per "avrebbe" è che... ho il dubbio con "sarebbe"... :arrossire:

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

In un batter d’occhio erano passati dall’essere sudditi dello zar, al dominio del kaiser: non c’era stato neanche il tempo per rendersi conto che stava di quanto stesse accadendo e, ora, gli stessi tedeschi che li avevano bombardati erano venuti a prendersi il bottino

Rispetto a Kikki ti do una riformulazione alternativa.

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

Dei bombardamenti Leopold aveva sempre avuto il sacro terrore e (virgola) con codardia, ringraziava che il negozio dei suoi genitori fosse in centro, una zona che, di solito, era stata risparmiata.

Anche qui ti do un'idea alternativa rispetto a Kikki. Il "sacro" è perché non ho mai sentito dire "sacro terrore" (senz'altro ignoranza mia :P), mentre ho tolto lo "stata" perché volevo darti un'idea più recente dell'evento che può anche giustificare il "di solito".

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

aveva visto uomini grandi e grossi piangere come bambini sapendo che non avrebbero più rivisto la loro casa, altri giacevano raggomitolati nei loro letti come feti abnormi, altri ancora avevano lottato come bestie per strappare qualche altro brandello di vita.

Se dove ho messo "altri", il secondo inciso si riferisce al primo, metterei qualcosa per legarlo come un "che" (e non servirebbe "ancora" in seguito).

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

sarebbero stati coscritti entrambi o sarebbero partiti volontari per raggiungere i polacchi.

Opinione personale - il "coscritti" mi sa di documentario e/o libro antico -, che ne pensi di qualcosa del tipo "il loro destino era di finire sotto le armi"?

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

La massima idea di felicità, per lui, era starsene seduto, la sera, sulla sua poltrona preferita con in mano una tazza di camomilla a leggere notizie ormai vecchie; niente a che vedere con zio Poldek, che era più il tipo da “andiamo nei boschi a fare una scampagnata e uccidiamo un cervo.” Per quanto fossero fratelli non potevano essere più diversi: papà piccolo, mingherlino e cagionevole di salute. Per di più con la calvizie incipiente, le calze di lana fino a giugno e il viso solcato da una ragnatela di rughe a quarantatré anni ne dimostrava venti di più. Lo zio, di cinque anni più giovane, sembrava suo figlio: alto, con intriganti occhi grigi, un sorriso malandrino, i baffi colti e ben curati, imponente e con la pelle abbronzata dal sole per via della vita all’aria aperta era l’immagine sputata del lavoratore pronto ad imbracciare il fucile in caso di bisogno.

Pensando a come divago di solito ti dico "ci sta".

Però, da lettore, posso dirti che passi dalla storia del territorio, alla storia delle persone e ora ai dettagli delle persone (fisici e caratteriali). Ho idea che queste informazioni non restano nel corso della lettura e, più che ripeterle altrove, ti direi di "centellinarle" nel corso del brano e andare avanti con il quadro precedente invece di fermarti (in seguito, tra l'altro, riprendi con i pensieri-storia di Leopold). Non so bene cosa suggerirti di preciso, si tratta di una cosa che spesso mi è stata fatta notare e che (forse) ho anche capito ma non saprei come spiegare con parole migliori.

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

Lenin era un senza Dio

Penso sempre a Don Camillo. :asd:

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

chissà che fine avrebbe fatto il Kaiser se avesse perso la guerra.

Non sono molto ferrato in storia... per un lettore come il sottoscritto, anche una volta, dici il nome del Kaiser? :)

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

Il centro del mondo di suo padre era la famiglia: amava i figli di un amore onesto e privo di guizzi e adorava la moglie, seppure nel suo modo dimesso e pacato e per loro lavorava indefessamente nell’emporio che gestiva con lei.

Non dovrei parlare di ripetizioni... ma qui si sentono molte "e". :P

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

Quando Leopold era bambino non capiva perché suo padre non potesse mai giocare con loro ai soldatini, alla guerra o al cavalluccio, (punto o punto e virgola) solo da grande aveva capito che ogni sua energia veniva investita nell’emporio, che portava a casa abbastanza soldi per vivere con dignità e che permettevano loro di studiare senza lavorare, ma cosa restava alla famiglia?

Frase piuttosto lunga da leggere, aggiungerei della punteggiatura che stacca di più (non necessariamente punti).

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

La vera paura di Leopold, mai confessata, era che un giorno il cuore o i bronchi cedessero. Non parlava a nessuno di questo suo timore, in fondo suo padre era giovane, ma non ci poteva far niente, il seme della paura si era ben piantato dentro le sue ossa e aveva fatto radici.

:grat:

Il ‎09‎/‎04‎/‎2019 alle 21:06, AnnaL. ha detto:

Anche tu sei giovane mamma, non hai nemmeno quarant’anni.

Questa te la contesto perché credo che sia una frase di oggi. Ho il sospetto che a quarant'anni non si era giovani a inizio secolo. :P

 

Nel complesso credo che sia un frammento "transitorio", come dire, una spiegazione interna. Se si tratta di un inizio, come dice Kikki, è effettivamente "d'ambiente" e non colpisce. Non voglio che mi fraintendi, non ho molto da dire sullo stile e la scrittura è comunque gradevole - al massimo ti direi di accorciare qualche frase. :P

Non sono un fanatico degli incipit e se la storia mi interessa non chiudo un libro per un incipit del genere, ma credo che una parte così raccontata trovi un posto migliore all'interno di un romanzo dopo qualcosa che attira l'attenzione del lettore.

 

Alla prossima lettura, @AnnaL. e buon lavoro con il romanzo e con... la collega di scrittura. :)

Modificato da bwv582
Ho corretto una frase.

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@bwv582 carissimo, grazie di essere passato! Dopo aver letto il commento di @Kikki ho riscritto praticamente il pezzo inserendo informazioni nei dialoghi e cercando di renderlo più fluido. Questo incipit mi fa lavorare :-) segno tutte le tue segnalazioni, specie quelle di "contenuto". Grazie, come al solito :-)

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4 ore fa, Kikki ha detto:

@bwv582 tu non mi hai davvero taggata, ma a me è arrivata la notifica O_O com'è possibile?

Ti spiego l'arcano. Per non disturbarti con delle notifiche - in fondo non ho contestato qualcosa e/o non ti ho direttamente chiamato in causa -, non ti ho taggato mai, poi alla fine ho citato una tua frase...

Ho postato il commento, ma dopo qualche minuto mi è venuto in mente che anche le citazioni generano una notifica. Ho modificato il messaggio, ma immagino che dunque era tardi ed è partito lo stesso il "bwv582 ti ha citato in una discussione ... ecc...". Sono una frana. :facepalm::lol:

2 ore fa, AnnaL. ha detto:

Dopo aver letto il commento di @Kikki ho riscritto praticamente il pezzo inserendo informazioni nei dialoghi e cercando di renderlo più fluido.

Ho commentato tardissimo, mi spiace... comunque se qualcosa ti è utile ne sono felice. :)

 

Buona serata a voi, @Kikki e @AnnaL.. Buona scrittura e buon primo maggio.

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