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Neura

L'Artiglio del Diavolo

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La cella era fredda.
Nina si era sistemata al centro, seduta sul pavimento di pietra, abbracciando le ginocchia raccolte al petto. Cercava di non guardare troppo le pareti che la circondavano, perché gli animaletti che ci camminavano sopra le facevano ricordare quanto fosse sudicio quel posto. A lei lo sporco non era mai piaciuto. Certo, non che non ci fosse abituata. Nella cascina dove viveva con gli altri ragazzi era pieno di animaletti striscianti, ma lei spazzava il suo pezzettino di pavimento, ogni sera prima di dormire, e cercava sempre la paglia più pulita per sdraiarcisi sopra. Gli altri la prendevano in giro per quello, dicevano che era una cosa da femmine. Gliel’aveva fatto vedere lei, quanto era da femmine. Certo, quando la prendevano in giro Toni e gli altri ragazzi più grandi c’era poco da fare, ma quando ci aveva provato quel moccioso di Geri, ( che gli arrivava soltanto alla spalla!), lo aveva preso a calci talmente forte che poi aveva piagnucolato tutta la notte. Il giorno dopo era ancora lì a frignare, e non si era voluto nemmeno alzare. Si lagnava che gli faceva male il petto, e qualcuno aveva detto che sotto la maglia era blu come una prugna, che forse Nina gli aveva rotto qualche costola. Che scemenza. E poi non era colpa sua, era così che andavano le cose lì, di certo non le aveva fatte lei le regole.
In quel posto di paglia pulita non ce n`era, ma lei aveva comunque selezionato filo per filo quella più accettabile. Non era molta purtroppo, ma abbastanza per potercisi sedere sopra ed appoggiare i piedi, che erano rimasti scalzi dopo che aveva tirato le scarpe addosso alle guardie. Se ne era pentita subito dopo, perché il pavimento era freddo e i piedi gli facevano male, ma in quel momento avrebbe fatto qualsiasi cosa per farli stare zitti. Si erano messi a dire cose cattive, per spaventarla, ed anche se in un primo momento ci era cascata, poi si era ricomposta subito. Le cose brutte che le avevano detto le aveva chiuse a chiave in un angolino della sua testa, insieme ad altri pensieri che le facevano venire il mal di stomaco. Il giudice al processo aveva detto un sacco di cose che non aveva capito, sul dare una ripulita alle strade, e qualcosa sugli onesti cittadini ed un certo pugno di ferro. La madre del bambino biondo, un certo Georgi, o Gorghi, non si ricordava bene, aveva strillato cose orribili tutto il tempo, tirandosi i capelli, e piangendo senza ritegno. Aveva pure sputato  addosso a Toni quando li avevano portati via, urlandogli qualcosa sulle fiamme dell`inferno che lo aspettavano. Sembrava una pazza. Probabilmente lo era, se dava la colpa a loro di quello che aveva fatto quel Gorghi. Di sicuro lei non c'entrava niente. E lo aveva cercato di far sapere al giudice, ma nessuno gli aveva chiesto di dire la sua, e l`avevano messa lì dentro. Alcuni della Banda erano stati messi su un carro e spediti verso la città, quasi tutti i più piccoli, mentre gli altri erano stati messi in una cella, come lei. Anche Toni, se aveva visto bene. Gli altri ragazzi però erano tutti insieme, mentre a lei era toccata una cella separata, perché il prete aveva detto che bisognava rispettare la decenza, e far dormire insieme maschi e femmine non andava bene. Ma non aveva paura di stare da sola, lei. Solo i mocciosi piagnucolano per il buio. Era una lezione che si imparava presto nella Banda. Nessuno vuole avere a che fare con dei bambini lamentosi, per questo per essere ammessi bisogna superare una prova di coraggio. Quelli che volevano unirsi alla Banda, dovevano scendere nel buco a cercare il loro artiglio del diavolo. Toni e gli altri li portavano oltre il bosco a nord della periferia, dove avevano scoperto il buco, uno budello nero che si apriva nel terreno, in cui ti dovevi calare con la corda, che finiva in una grotta con un bacino d'acqua. Era pieno di cunicoli bui lì, che scendevano sempre più in profondità. Toni diceva che arrivavano fino all'inferno. È lì che aveva trovato il suo artiglio del diavolo. Era una pietra nera e lucida, che sembrava proprio l`artiglio di un grosso animale, e la teneva sempre legata al collo. Diceva a tutti che era il suo portafortuna e che gliel’aveva dato il diavolo in persona. A chi voleva entrare nella banda lo spedivano laggiù a trovare il suo artiglio del diavolo. Nessuno aveva mai trovato un bel niente, ma poi nella Banda ci erano entrati lo stesso. Lo scopo era mettere un po' di paura ai mocciosi, per metterli in riga e fargli capire chi comanda. Lei lo aveva visto molte volte. Li facevano stare là sotto per un po', minacciandoli di non farli scendere la corda fino a che non avessero trovato l`artiglio. E quelli bloccati nel buco strillavano un bel po' e chiedevano aiuto, ma dopo un po' si calmavano, e allora Toni faceva scendere la corda e diceva che nella Banda ci potevano entrare lo stesso, ma dovevano obbedire a lui, che l'artiglio del diavolo lo aveva trovato. Era così che ti passava la paura del buio. Ma quel Gorghi aveva rovinato tutto. Si era avvicinato a Toni e agli altri chiedendo di essere ammesso nella Banda, che i suoi genitori erano morti. Il suo papà non era più tornato dopo che era partito per la guerra e sua mamma l`aveva uccisa la febbre, niente di insolito tra i ragazzi che chiedevano di essere ammessi. Erano tutti orfani, la guerra contro i barbari invasori era arrivata fino a loro da qualche anno e aveva portato via da casa diversi uomini, che non erano più tornati, come il padre di Toni. Sua madre invece, che lavava i panni di tutta la periferia per tirare avanti, non era più guarita dalla tosse. Toni le era stato vicino fino a quando il prete non lo aveva mandato via, e Nina aveva sentito dire che quando lo avevano trovato la madre era morta da due giorni. Probabilmente era per questo che Toni aveva fatto dormire Gorghi senza troppe domande nella cascina con loro. Ma il giorno dopo in paese aveva visto quella donna. Diceva a tutti che il figlio era scappato, e pensava potesse essere nei paraggi. Toni l'aveva seguita tutto il giorno, fino in città quando era rientrata la sera. Aveva una casa con un camino, ed anche un marito. Erano i genitori di Gorghi. Quel mocciosetto aveva una casa con il camino e dei genitori, ed era scappato per unirsi alla Banda. Nina lo aveva saputo soltanto dopo, me era sicura fin dal primo momento che quel moccioso se l`era cercata. E poi loro non volevano certo che si ammazzasse, aveva fatto tutto da solo. Lo avevano portato al buco come gli altri, per fargli prendere l`artiglio del diavolo. Lo avevano calato giù nella grotta, e dopo Toni aveva tirato su la corda. Gli aveva detto che finché non avesse trovato il suo artiglio, a costo di scendere fino all'inferno, non lo avrebbe fatto risalire, tutto come al solito. Poi però aveva ordinato alla Banda di rientrare. Nina pensava fosse uno scherzo, una finta. Alla fine li tiravano sempre su quelli che calavano nel buco. Ma non erano tornati indietro. Qualcuno aveva provato a dire a Toni che forse stava esagerando, ma lui l`aveva riempito di botte fino a fargli sputare sangue e nessuno aveva più detto niente. C`era stato molto silenzio quella sera nella cascina. Il giorno dopo Toni aveva raccontato di quella donna, e la maggior parte di loro si era tranquillizzata. Se lo meritava, quel Gorghi. Eppure Nina aveva visto qualcuno dei ragazzi piangere di nascosto, e in molti uscivano dalla stanza quando entrava Toni. Lo stesso pomeriggio Nina aveva visto quella donna in paese. Chiedeva a tutti notizie di un bambino biondo, e anche se la maggior parte dei paesani tirava dritto con stizza, (la periferia era piena di stranieri da dopo la guerra, e ai paesani non piacevano gli stranieri), qualcuno doveva avergli detto della Banda. Il giorno dopo ancora, la donna era venuta con delle guardie in divisa. Avevano parlato con quelli del presidio di paese e si erano messi a cercare i ragazzi della Banda. E qualcuno aveva parlato. Avevano preso Toni ed altri ragazzi e si erano fatti portare al buco. Lei era tra quelli. Nina in qualche modo si era sentita sollevata, almeno avrebbero potuto lasciarsi alle spalle tutta quella storia. Ma quando avevano guardato nel buco, Gorghi non c'era. Non aveva senso secondo Nina, dove diavolo si poteva essere cacciato? Solo uno scemo si sarebbe avventurato in quel labirinto di cunicoli, era solo comune buonsenso. Le ricerche andarono avanti due giorni, ma non trovarono nulla. Anche gli uomini non volevano addentrarsi troppo a fondo nei cunicoli. E così era iniziato ad andare tutto male.
Il rumore di una porta sbattuta la fece balzare in piedi. L`incedere dei passi le diceva che qualcuno si stava avvinando alla sua cella. I pensieri seppelliti nella parte nascosta della sua testa fluirono fuori incontrollati e il terrore prese il sopravvento. Indietreggiò velocemente fino a schiacciarsi contro il muro, voleva essere il più lontano possibile da quei passi. Non poteva essere già ora. Non poteva accadere a lei. Queste cose non capitavano alle persone normali come Nina. Le guardie le avevano detto che quelle leggere come lei non morivano mai subito. Se il collo non gli si fosse spezzato con il salto, sarebbe morta lentamente. Gli occhi si sarebbero gonfiati tanto da uscire dalle orbite, mentre la faccia le sarebbe diventata tutta blu, e sarebbe morta annaspando come un pesce, facendosela tutta addosso. E lei aveva il terrore di farsela addosso davanti a tutta quella gente. Nina le odiava quelle guardie. E quando avevano riso mentre lei gli buttava contro tutto quello che aveva a disposizione le aveva odiate ancora di più. Le avevano consigliato di saltare quando il boia avesse tirato la leva, che magari da più in alto si sarebbe rotta subito l`osso del collo. I passi si fecero più vicini e la guardia entrò nel suo campo visivo. Nina strinse i denti fino a farsi male. L`uomo non la degnò di uno sguardo e passò oltre. Nina rimase qualche secondo a fissare il punto in cui la guardia era sparita dalla sua vista, poi si rese conto di essere completamente schiacciata a quella parete schifosa e si allontanò subito. Aveva il fiatone, e non si era nemmeno resa conto di aver trattenuto il fiato. I pensieri di prima erano tornati nell`angolino sicuro dalla sua testa.
 Si accovacciò di nuovo sul suo cuscino di paglia. Era molto stanca. Non si ricordava nemmeno l`ultima  volta che aveva dormito. Appoggiò il mento sulle ginocchia e chiuse gli occhi per farli riposare qualche minuto. La svegliò una mano che la stava scuotendo.
 << È ora >>, fece la guardia con voce atona. Il tragitto fino alla piazza è confuso. I rumori sono distanti, il tempo scorre in maniera strana, come all`interno di un sogno. A Nina sembrava di essere in un luogo molto lontano da quella piazza piena di gente, ad osservare una scena che non la riguarda. Non poteva essere lei quella creatura frignante che veniva trascinata verso la forca. Stavano togliendo due corpi dai cappi, uno dei quali poteva essere Toni, ma non era riuscita a vederlo bene. Era a tratti consapevole di stare urlando, ma non sapeva perché lo stesse facendo. In qualche modo finì  in piedi sul palco di legno. Qualcuno le mise la corda intorno al collo e un sacco sulla testa. Come avrebbe fatto a sapere quando saltare con quella cosa davanti agli occhi? Probabilmente non aveva molta importanza.
 

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Il 8/4/2019 alle 18:49, Neura ha detto:

Nina si era sistemata al centro, seduta sul pavimento di pietra, abbracciando le ginocchia raccolte al petto.

sistemata non va bene per descrivere una persona in una cella. la frase nel suo complesso è un po' troppo macchinosa... basterebbe un:

Nina era seduta sul pavimento di pietra, con le ginocchia raccolte al petto.

Una cella è talmente piccola che specificare che si è seduta al centro non serve, a meno che non ci sia un motivo particolare.

 

Il 8/4/2019 alle 18:49, Neura ha detto:

Cercava di non guardare troppo le pareti che la circondavano, perché gli animaletti che ci camminavano sopra le facevano ricordare quanto fosse sudicio quel posto.

via il troppo e  il che la circondavano... o guarda o non guarda, ed è ovvio che le pareti la circondano. eliminerei il perché, mettendo al posto della virgola dopo circondavano un punto e virgola o due punti. gli animaletti è troppo debole: si trova in una cella, descrivi ciò che vede. sono scarafaggi e ragni? scrivi: gli scarafaggi e i ragni. perchè facevano ricordare? meglio un: le ricordavano.

Cercava di non guardare le pareti; gli scarafaggi e i ragni che ci camminavano sopra le ricordavano quanto fosse sudicio quel posto.

 

Il 8/4/2019 alle 18:49, Neura ha detto:

A lei lo sporco non le era mai piaciuto. Certo, non che non ci fosse abituata. (informazione inutile: lo spieghi adesso) Nella cascina dove viveva con gli altri ragazzi era pieno di animaletti striscianti, ma lei spazzava il suo pezzettino di pavimento, ogni sera prima di dormire, e cercava sempre la paglia più pulita per sdraiarcisi sopra. Gli altri la prendevano in giro per quello, (inutile) dicevano che era una cosa da femmine. Gliel’aveva fatto vedere lei, quanto era da femmine. Certo (qui hai scritto di nuovo "certo", come avevi fatto due righe sopra. non è il massimo, in fase di lettura).

Sulle correzioni rigo per rigo mi fermo qui: hai la tendenza ad aggiungere un po' troppo... asciuga il testo, alcune cose non servono, creano solo "rumore di fondo".

 

Il 8/4/2019 alle 18:49, Neura ha detto:

quel Gorghi.

qui, come da tante altre parti, devi andare a capo. Hai creato un muro di testo che intimorisce il lettore... si fa quasi fisicamente fatica a proseguire la lettura. e non perché sia una lettura noiosa, attenzione: sono arrivato fin qui e non mi sto annoiando, mi interessa andare avanti. però... però faccio fatica, perché la formattazione del testo che tu autore mi hai proposto è assolutamente infelice. devi quindi imparare a gestire il testo con degli a capo che restituiscono al lettore il ritmo da seguire. come hai presentato il testo, è come se stessi chiedendo al tuo lettore di tuffarsi sott'acqua per una lunga apnea. non va bene.

 

Il 8/4/2019 alle 18:49, Neura ha detto:

Anche Toni, se aveva visto bene. Gli altri ragazzi però erano tutti insieme, mentre a lei era toccata una cella separata, perché il prete aveva detto che bisognava rispettare la decenza, e far dormire insieme maschi e femmine non andava bene.

Attenzione a certe ripetizioni, che possono creare una sorta di effetto cantilena. puoi ovviare con un se aveva visto giusto o simile, o con una frase diversa del prete.

 

Il 8/4/2019 alle 18:49, Neura ha detto:

A chi voleva entrare nella banda lo spedivano laggiù a trovare il suo artiglio del diavolo. Nessuno aveva mai trovato un bel niente, ma poi nella Banda ci erano entrati lo stesso.

non è molto congruo... si presume che magari non trovino una pietra simile a quella di Toni, simile ad un artiglio... ma se vogliono entrare nella banda con una pietra qualunque ne escono uguale. potresti scrivere che nessuno usciva mai con una pietra che assomigliasse anche vagamente a un artiglio, ma che comunque nella banda poi ci entravano lo stesso: hai detto che ognuno andava lì per trovare il suo artiglio... io lettore immagino che ogni ragazzino vada nel buco e ne esca con la propria "pietra portafortuna", se poi assomiglia a un artiglio tanto di guadagnato. insomma, così come è scritto traballa un po'.

 

Il 8/4/2019 alle 18:49, Neura ha detto:

Li facevano stare là sotto per un po', minacciandoli di non farli scendere la corda fino a che non avessero trovato l`artiglio. E quelli bloccati nel buco strillavano un bel po' e chiedevano aiuto, ma dopo un po' si calmavano, e allora Toni faceva scendere la corda e diceva che nella Banda ci potevano entrare lo stesso, ma dovevano obbedire a lui, che l'artiglio del diavolo lo aveva trovato. Era così che ti passava la paura del buio.

ok, adesso è più chiaro. ma se vuoi trasmettere questo concetto, devi cambiare ciò che hai scritto prima: li spedivano giù a cercare una pietra che fosse uguale a quella di Toni. non il "loro" artiglio del diavolo personale.

 

Il 8/4/2019 alle 18:49, Neura ha detto:

 << È ora >>, f

Hai usato il doppio simbolo minore e maggiore << >> invece  dei caporali: « » 

Terribile a vedersi. Niente paura, ora lo sai.

Come si fanno i caporali? ALT + 0171 per aprire: «, ALT + 0187 per chiudere: ».

Ti consiglio di cercare in rete come si fanno le Macro su word, non è difficile e se ti piace questa formattazione per il dialogato al posto del " o del  – ti conviene.

 

Il 8/4/2019 alle 18:49, Neura ha detto:

Il tragitto fino alla piazza è confuso. I rumori sono distanti, il tempo scorre in maniera strana, come all`interno di un sogno. A Nina sembrava di essere in un luogo molto lontano da quella piazza piena di gente, ad osservare una scena che non la riguarda.

qui fai un poì di casino coi tempi verbali. Immagino che nella prima frase volessi utilizzare un presente storico, ma l'effetto non è buono. che non la riguarda è proprio un errore.

 

Il 8/4/2019 alle 18:49, Neura ha detto:

Era a tratti consapevole di stare urlando

anche qui non va bene... perché complicarsi la vita? Era consapevole di urlare e pass ala paura.

 

La storia non mi è dispiaciuta, ma devi fare attenzione a un po' di cose. Asciuga il testo, elimina le ridondanze e le ripetizioni, rendi le frasi più fluide... e poi vabbè, c'è il finale con i verbi ballerini, forse un po' affrettato.

 

Un saluto!

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Ciao @Neura mi è piaciuto molto il tuo racconto. Ne cercavo uno da commentare per postare e mi sono imbattuta in questo tuo. Per postare però è necessaria un'analisi accurata del testo, e qui per te non trovo molti consigli da darti. Mi sono piaciute le descrizioni, le vicende e i personaggi sono ben caratterizzati, perciò che ti posso dire? ti accontenti di un brava? 

Ah, forse un appunto, le caporali le trovi nella barra degli strumenti. Prova a selezionare inserisci, poi dal menù a tendina scegli simbolo e nel riquadro che appare troverai un sacco di cosine.

Ciao, alla prossima

 

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Ospite

Ciao @Neura ho letto il tuo racconto e nonostante il terribile "muro" di testo (vai "a capo", per favore!) sono riuscito a finirlo senza annoiarmi. La storia mi è piaciuta, interessante. Ha una serie di piccoli difetti nel testo (che ti sono stati già fatti notare) e in più "E lo aveva cercato di far sapere al giudice, ma nessuno gli (le) aveva chiesto di dire la sua, e l`avevano messa lì dentro". Ci sono virgole un po' inutili e qualche confusione nei periodi. La cosa che più colpisce è un problema con i tempi, che alla fine sembrano precipitare in una confusione notevole. A tutto però c'è rimedio perché la storia c'è. E si legge "bene", nonostante tutto.
I preziosi consigli che ti sono dati sulla gestione del testo sono sicuramente da seguire ma tieni anche presente che non aver creato una storia noiosa o "seccante" o "lenta" è già moltissimo e personalmente (mio parere e come tale ha il suo limite) vedo spesso molti testi discreti/buoni/ottimi dal punto di vista della correttezza formale ma ben poco stile (è già di meno persone) e pochissime storie. La tua invece è una storia. Riuscire ad acquisire perizia tecnica è più facile che farsi venire la fantasia. Qui ci sono parecchi problemi, te li hanno fatti notare, ma c'è anche "altro". Non ti dirò quindi "brava" (anche se lo gradisci!) ma... quasi.
L'impianto del tuo racconto è equilibrato. Nonostante sia una narrazione totalmente indiretta, si riesce a seguire tutto e "vedere" le scene. La situazione di contesto è un po' un triste stereotipo (disordini, guerra, miseria) ma il racconto c'è. E anche i suoi personaggi!
Mi piace molto (e trovo credibilissimo, quindi complimenti) questo rapporto di violenza e prevaricazione che vi è in questa banda di ragazzini, così come pure la mancanza di coscienza al proposito. Nessuno sguardo "romanzato" su quanto siano cari e dolci i bambini, soprattutto in certi contesti.

La rabbia di Toni è animalesca, persino folle. Toni domina e lo fa come il peggiore degli uomini, anche se appena un ragazzino.
Il povero bambino che è vittima del suo deformato senso di giustizia e che è colpevole solo di essere più fortunato di Toni e degli altri (e non comprendere, probabilmente perché molto piccolo, la sua fortuna) fa davvero molta pena. E molta pena, nonostante non capisca l'atrocità del fatto, anche questa ragazzina selvatica che è finita in mezzo ad una banda in cui gli abusi sono una catena di potere (e lei non può che sfogarsi con un più piccolo, fino a fargli molto male).
E' vero comunque, le descrizioni del tuo racconto sono un po' ridondanti e potresti dire le medesime cose con molte meno parole. Ma ci si arriva con la pratica (è anche uno dei miei difetti, tendo sempre a spiegare troppo...). Ripeto: una storia che non sia noiosa è già tantissimo.
Puoi partire da qui e fare ancora meglio. Io, ti rileggerò sicuramente perché mi hai messo "curiosità".

A presto
 

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