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Torba

Pietà per gli spietati

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Ciao Torba!

La tua è una storia su un triste aspetto della realtà, che, concordo insieme a te, "In una nazione progredita. In un centro cittadino." è impensabile che sia anche solo concepito.

Riguardo il racconto, ti comunico quelle che sono state le mie impressioni leggendolo:

In alcuni punti ho fatto un pò fatica a star dietro ai salti temporali. La successione degli eventi segue un'oscillazione tra momenti diversi del passato che può generare confusione. Cerco di rendere l'idea:

Il primo flashback ci porta ad un mese prima del momento in cui il protagonista ci sta parlando

21 ore fa, Torba ha detto:

L'autore del segno non poteva essere più vecchio di me, sui venti o venticinque. (...)Circa un mese fa è entrato e si è guardato un po' in giro, con le mani sprofondate nelle tasche della tuta.

 

Poi vengono nominati i giorni dopo l'incendio

21 ore fa, Torba ha detto:

Se avessi dovuto rispondere alle domande della mia trama qualche giorno dopo l'incendio, (...), la risposta sarebbe stata scontata.

 

Dopo si torna indietro di nuovo, dopo l'intimidazione di Baffetti

21 ore fa, Torba ha detto:

Ciccio Pequod non ha ricevuto in dono da Madre Natura solo il tumore osseo. Ha anche un cuore debole che si è messo a fare i capricci quando ha saputo dell'intimidazione. (...)

Il giorno stesso del ricovero, mentre mi prendevo una pausa dall'aria opprimente del Pronto Soccorso, sono sceso al pianterreno a prendere un caffè al bar.

 

E avanti, al giorno prima dell'incendio:

21 ore fa, Torba ha detto:

Il giorno prima dell'incendio stavo lavorando ad alcuni capitoli per rifinirli, appollaiato sul mio sgabello dietro la cassa, quando lo sguardo mi è caduto sul segno lasciato dal coltello di Baffetti.

 

Si torna al presente:

21 ore fa, Torba ha detto:

Poggio la spada sul bancone coperto di fuliggine con la riverenza che si riserverebbe a un altare.

 

E passato di nuovo, questa volta dopo il ricovero ma prima dell'incendio:

21 ore fa, Torba ha detto:

Dopo l’ospedale, l'ho seguito fino a casa - certa gente non fa nulla per nascondersi - e così nei successivi cinque giorni: sono stato la sua ombra mentre lui sbrigava diligentemente i suoi giri di racket.

 

Insomma, tutto questo per dire che ti consiglio di impostare una struttura più lineare per narrare i fatti, per non rischiare di far deconcentrare il lettore.

Riguardo i personaggi ti posso dire che la descrizione di Baffetti genera un azzeccato moto di disgusto, che immagino provi anche il protagonista. Dopo questo passaggio in particolare mi si è accapponata la pelle:

21 ore fa, Torba ha detto:

Dopo qualche secondo è uscito, mi ha visto e, prima di allontanarsi, mi ha mandato un bacio con quelle labbra da porco.

 

Anche se sentire il mafioso che parla in dialetto, mentre gli altri personaggi non hanno inflessione, fa inquadrare il cattivo in una categoria un pò troppo stereotipata.

In generale avrei voluto entrare di più nella mente del protagonista, visto il finale drastico a cui si arriva. Non ho percepito a pieno il suo percorso mentale, che lo porta ad un gesto tanto estremo.

Chiudo chiedendoti una curiosità, quale sarebbe il "lampo di pietà" avuto dalla Sposa prima di completare la sua vendetta? :umh: La mia visione di kill bill non è recentissima ma mi ricordo una Beatrix abbastanza spietata!

 

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Il 8/4/2019 alle 18:34, Neura ha detto:

In alcuni punti ho fatto un pò fatica a star dietro ai salti temporali.

Ho un debole per i salti temporali e non sei la prima che mi segnala punti critici in un racconto. Devo lavorarci di più se non voglio costruire una narrazione lineare.

Il 8/4/2019 alle 18:34, Neura ha detto:

quale sarebbe il "lampo di pietà" avuto dalla Sposa prima di completare la sua vendetta?

Quando verso la fine scopre di avere una figlia, si addolcisce e non uccide subito Bill. Ma effettivamente è un po' che neanche io lo vedo... Mi sa che faccio un ripasso.

 

Grazie per la lettura!

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Il mio romanzo si intitolava "Pietà per gli spietati". Narrava di Pequod, eroe improvvisato e votato alla ricerca di chi gli ha sterminato la famiglia e maciullato la gamba. I proiettili lo hanno colpito alla coscia e lasciato incosciente in mezzo ai cadaveri della moglie e della figlia. Viene ritrovato dopo alcuni giorni da dei vicini, ma la gamba è ormai irrimediabilmente perduta. I dettagli medici erano ancora da verificare, ma l'idea in sostanza era questa.

Passi dall'indicativo imperfetto al presente di nuovo all'indicativo imperfetto. Non lo trovo particolarmente problematico visto che il protagonista sta parlando quasi a se stesso in una forma "discorsiva", ma ho notato il contrasto e forse all'inizio di un racconto non è il massimo distrarre con questi dettagli. La cosa si ripete varie volte durante il racconto il che rende ancora più ostica la comprensione dei salti temporali.
 

Quota

 Il protagonista era ispirato alla figura di Ciccio Pequod, all'anagrafe Francesco Agnello, titolare della fumetteria dove lavoravo, nonché zio dalla parte di mio padre. Anche a lui manca una gamba, sostituita da una protesi che lo costringe a un'andatura da pinguino. Tumore osseo, a sedici anni. Ora ne ha cinquantaquattro e sedici mesi fa ha deciso di aprire il suo angolo di paradiso che si chiama, neanche a dirlo, Pequod. Gli attestati di stima gli sono arrivati da tutte le parti, non soltanto dai nerd e dagli addetti ai lavori. Non è da tutti cercare di vivere di passioni in una città che la passione l'ammazza. Una città che non è nemmeno così squallida da avere il fascino di Sin City. Una città mediocre.

Cercherei di espandere meglio sui riferimenti, ma mi piace che hai usato "nerd" e "Sin City" per dare un'idea del tipo di negozio aperto, che poco dopo confermi con la katana di Kill Bill. 

 

Quota

 L'unica cosa che si è salvata dall'incendio del negozio è una riproduzione della katana della Sposa. Kill Bill, di Quentin Tarantino. Per il resto, non c'è stato nulla da fare. La fumetteria Pequod è stata completamente distrutta da uno dei cortocircuiti che capitano di tanto in tanto a chi prova ad alzare un po' la testa, tanto per vedere se c'è qualcos'altro nel mondo a parte la terra.

Sostituirei l'ultima frase con qualcosa di più ficcante. Gli da un tono troppo casuale "tanto per", mentre qui parliamo di rifiuto del pizzo, della mafia e di un sistema di omertà. Insomma... le motivazioni sottintese dovrebbero avere un maggior peso specifico.

 

Quota

La saracinesca è stata quasi completamente divelta e a proteggere l'ingresso adesso ci sono solo i nastri piazzati una settimana fa dai carabinieri. Mi infilo tra di essi facendo attenzione a non strapparli inavvertitamente con lo zaino. Punto il fascio della torcia intorno e illumino un inferno annerito di supereroi caduti e vetri rotti. Mi fermo a raccogliere dal pavimento un Dylan Dog. Questa volta l'indagatore è finito in un incubo reale, materiale, che degna di attenzione la carta solo quando deve bruciarla. 

Bell'immagine. Non mi è chiarissimo se "L'indagatore" è riferito a Dylan Dog o al protagonista con la torcia in mano. Se è riferito a Dynal Dog come penso, cambierei termine.

 

Quota

 Il belloccio di Sclavi in copertina impugna la pistola senza paura, ma dalla vita in giù è completamente carbonizzato. Arrivo fino al bancone della cassa, facendo scricchiolare con le scarpe una quantità di detriti. Tolgo un po' di sporco e calcinacci dalla superficie. La profonda tacca incisa dal coltello è ancora visibile, nonostante le fiamme.

 

I danni provocati non mi sono chiarissimi. Del negozio non era rimasta solo una katana? Eppure vedo supereroi caduti, qualche fumetto e un bancone della cassa sul quale ancora si riesce a distinguere la tacca di un coltello (e quindi immagino che il bancone sia pressochè intatto). Sostituirei "nonostante le fiamme" con "nonostante i danni" o qualcosa di simile, altrimenti sembra quasi che le fiamme siano ancora lì.
 

Quota

Io questi giocattoli li colleziono. Non sono per bambini. Questa è arte, idiota. 

Come farsi schifare il protagonista in due secondi :D Non prendertela, ma se il primo che entra in un attività commerciale (peraltro di nicchia), questo gli risponde così, almeno io faccio un po' di fatica ad empatizzare.
 

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Avevamo piegato la testa sotto gli occhi di centinaia di supereroi che ci guardavano dagli espositori. 

Altra bella immagine.
 

Quota

 

Poggio la spada sul bancone coperto di fuliggine con la riverenza che si riserverebbe a un altare. Quasi mi inchino. La Sposa, prima di completare la sua vendetta, ha avuto un lampo di pietà.

 Pazienza, nessuno è perfetto.

 Nell'affibbiare il soprannome a Baffetti, non sono andato molto lontano dalla realtà. Effettivamente, gli amici del suo giro lo chiamavano "Baffuzzi", in dialetto.

Dopo l’ospedale, l'ho seguito fino a casa - certa gente non fa nulla per nascondersi - e così nei successivi cinque giorni: sono stato la sua ombra mentre lui sbrigava diligentemente i suoi giri di racket. Mezz'ora fa ha concluso l'ultimo, uscendo da un bar scalcinato con una busta in tasca.

Apro la zip dello zaino e tiro fuori il sacco di plastica nero, di quelli della spazzatura. Perché di spazzatura si tratta. Sotto gli occhi degli eroi inceneriti, decido di abbandonare le mie velleità letterarie. In fondo, mi sono piaciuti sempre più i fumetti che la letteratura. Sugli scaffali della mia stanza ci sono action figure e non libri. Io colleziono oggetti di fantasia materializzata. Come la lama della Sposa. Ho deciso di dare un taglio netto al passato.

 Baffuzzi ride da dentro il sacco gocciolante. Lo prendo dai capelli e lo piazzo proprio sul segno del suo coltello. La parte che andava dal collo in giù l'ho lasciata vicino alla sua auto, insieme alle labbra. Ora la sua faccia è libera da quei peli morbidi e ridicoli.

 Ride Baffuzzi, e rido anch'io, mentre ammiro il primo pezzo della mia nuova collezione.

 

Ci sarebbero tante cose da dire sul finale e sul piccolo arco di trasformazione contenuto in questo racconto. Ti dico solo che mi è piaciuto, e che ti ha permesso di far passare questo racconto da una storia che parla di mafia, omertà e teste chinate, a una che parla di ossessione e giustizia privata. Giusto? Sbagliato? È quello che è, e mi è piaciuto. Avrei marcato ancora di più l'accento sulla parte dell'ossessione perchè il cambio nel protagonista è fin troppo netto: o c'era già qualche problema psichico all'inizio, oppure un po' di evoluzione ce la devi mostrare.

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Oh, bene :D  Ti chiedo scusa per la pignoleria, ma mi è piaciuto molto e volevo trovare qualche difetto e magari qualche spunto di riflessione. Tutto il parallelo tra il protagonista nel romanzo e il protagonista del racconto è un trope che mi è sempre piaciuto. Si, il protagonista del romanzo in realtà ha più punti in comune con lo zio, ma la voglia di incarnare e realizzare la propria immaginazione è quella del protagonista. 

Sono d'accordo in parte con chi ti ha detto degli stereotipi. Non ho nessun problema con il dialetto. Gli esempi del dialetto usati per rimarcare una differenza culturale e di genere si trovano dovunque (vedi Gomorra). Mi sta bene. Quello che non mi sta bene è la reazione di Baffetti che toglie un po' di realismo al tutto. C'è un ragazzo nuovo in negozio: se si dovessero tirare fuori i coltelli e addirittura usarli ad ogni minimo contrattempo, la "giornata lavorativa" non finirebbe mai... e un soldato non si prende certe libertà. Magari ripassa, oppure minaccia in altro modo, quasi mai direttamente... scalare la situazione immediatamente ai coltelli mi è sembrata una forzatura per far quadrare la direzione della tua storia.

Come ti dicevo all'inizio, i salti temporali mi vanno benissimo e personalmente ci sono abituato. Non mi hanno confuso per niente, ma devi fare più attenzione ai tempi verbali.

Detto questo, spero di rileggerti presto e magari di leggere qualche altra avventura del nuovo giustiziere con la katana! :D 

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