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Edu

Ogni desiderio ha la sua miniera

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Spoiler

Allora: ultimamente sto provando ad andare un po' altrove rispetto al mio terreno. Questo racconto nasce come esercizio di scrittura che poi è diventato un racconto semplice, che poi ancora è diventato un racconto in cui mi sono detto "ma visto che non ho idee, proviamo a farlo virare verso il tema del contest legato al Calvino, ogni desiderio". Il risultato è qualcosa che non riesco a mettere a fuoco, ma che comunque non presenterò al contest di certo. Non volevo neanche condividerlo, ma siccome il me che va altrove rispetto a me non lo capisco ancora bene nemmeno io, volevo farmi aiutare da voi a capirlo. 

https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42695-cujo/?tab=comments#comment-754126

 

La stanza è quella di un ragazzo. Ci sono poster di cantanti alle pareti, una libreria con pochi libri ma colma di pupazzi, foto, oggetti vari, una chitarra appesa al muro.

Di chi saranno le lenzuola in cui ho dormito? Annuso la federa: sembra abbastanza pulita. Faccio per alzarmi dal letto, ma un dolore lancinante al fianco mi blocca.

Provo a fare mente locale: cosa è successo ieri sera?

Non ricordo. E non ricordo nulla neanche di ieri mattina, e di ieri l’altro. Nemmeno delle settimane e dei mesi addietro, se è per questo. Né della mia giovinezza, né della mia infanzia.

Quanti anni avrò? Mi guardo le mani, le braccia, la pancia, il pene. Devo essere un uomo sulla quarantina, a giudicare dal fisico. Sono abbastanza magro, né muscoloso né flaccido, non troppo alto a quanto pare. Devo essere bruno, a giudicare dal pube. E ho qualche pelo grigio. Mi accarezzo i capelli: li ho corti.

La porta si apre. Istintivamente provo ad alzare la schiena facendo leva sui gomiti, ma il dolore mi blocca nuovamente.

Un uomo avanza verso di me. «Chi sei?», mi dice.

Non lo so. Cristo santo, non lo so.

«Non lo so. Come mai mi trovo qui?». La mia voce è roca. Non so se è per via della mia condizione, o se lo è sempre. Il timbro è un timbro baritonale.

«Questo speravo me lo dicessi tu», fa l’altro.

«Dove sono?».

«A casa mia». L’uomo deve intuire cosa mi stia domandando, perché aggiunge: «Questa e la stanza di mio figlio, che non vive più qui».

Un rumore di passi calpesta il soffitto. Siamo in un condominio.

«Che città?».

«Napoli»

Napoli. Sono dunque di Napoli?

«Come mi trovo qui?», ripeto.

«Senti, se non lo sai tu siamo in un bel guaio».

«Da quanto tempo sono qui?»

«Credo tu abbia passato la notte in questo letto. Ma me ne sono accorto da un paio d’ore. Ho provato a svegliarti ma eri come in coma».

«Che ore sono?».

«Le nove del mattino».

«Che giorno è? Che anno è?».

«4 aprile 2019».

«Che ci faccio qui?», torno a ripetere.

L’uomo fa un sospiro.

«Come mai non ha chiamato la polizia?».

L’uomo non risponde. Ha un’espressione di pietra.

Fuori ha iniziato a piovere. Mi affiora alla memoria un motto popolare secondo il quale se piove il 4 aprile piove per quaranta giorni. Assurdo, conosco quel detto ma non so come mi chiamo.

«Chiami il pronto soccorso, per favore. Sto male».

L’uomo continua a non rispondere. Esce dalla stanza chiudendosi la porta alle spalle.

Provo nuovamente ad alzarmi, ma non ci riesco.

Ascolto i rumori della casa. Chi sa se l’uomo è solo o c’è qualcun altro. Avrà una moglie? Lo sento muoversi, ma non sento altro. Sento una sedia spostarsi. Inizio a sentire anche l’ansia che monta. Come mi trovo qui?

Ho addosso un pigiama a mezze maniche. Credo non sia il mio, l’uomo deve avermi cambiato, a meno che io non sia uno che ha l’abitudine di entrare nel domicilio altrui in pigiama. No, non è mio, mi va largo. Potrebbe essere della taglia dell’uomo, a occhio e croce.

Cerco sul pavimento indizi della mia storia. Ma non trovo altro che polvere e nausea.

L’uomo è tornato. Sta in piedi e mi fissa. È effettivamente molto più grosso di me. E probabilmente più anziano. È un tipo sulla cinquantina, grosse spalle, grosso stomaco, braccia robuste e mani grandi. Non ha un’espressione amichevole. Nemmeno del tutto ostile, ma è chiaro che non si sta sforzando di farmi sentire a mio agio.

«Scopriti il fianco», mi dice.

«Perché?».

«Fammi vedere cos’hai».

«È un medico?».

L’uomo ride. «Tutt’altro. Dai, scopri il fianco».

«Per favore, chiami il pronto soccorso».

«Scopri il fianco!». Adesso sta urlando.

Scosto il pigiama. La pelle che scopro alla vista dell’uomo è intatta. Mi sfiora con l’indice all’altezza della prima costola e urlo di dolore.

Lui rimane in silenzio a riflettere. Poi esce di nuovo dalla stanza.

Fuori piove. Dal letto non riesco a vedere che il cielo. Non vedo case o palazzi. Magari ne vedessi: potrei tentare di farmi notare da qualcuno, di chiedere aiuto gesticolando.

L’ansia mi sta rodendo. Scoppio in lacrime. Ma cerco di trattenere i singhiozzi: persino il pianto mi dà dolore.

L’uomo sta parlando al telefono. Lo sento gridare, è furioso.

Torna. L’ansia si è trasformata in terrore.

«Non ricordi nulla?».

«Che vuole farmi?».

«Rispondi! Non ricordi nulla?».

«No».

«Togliti la maglietta».

«Che vuole farmi?». Tremo.

Me la toglie lui. Il dolore mi mozza il fiato.

«Questa cosa non l’avevo mai vista in vita mia», dice lui, più a se stesso che a me.

Esce di nuovo.

Il pigiama non è dell’uomo. Mi ha esplorato il torace in cerca di qualcosa, segno che non mi aveva ancora visto nudo.

Nemmeno io conoscevo l’aspetto dei miei capezzoli.

Chi sono?

Provo a partire da quell’unico ricordo affiorato: “quattro aprilante, piove giorni quaranta”. Di chi è la voce che me lo ripete in testa?

Di una donna. Di un’anziana.

Ricordo. È la voce di mia nonna. Sono bambino, sono malato, e sono nel letto. Si sente una pentola bollire sul fuoco e odore di noce moscata.

L’uomo torna e questa volta non è solo.

«Non ricorda nulla», dice ai due che entrano con lui.

«Non ti fidare», risponde uno dei due. È uno sulla sessantina, brizzolato. Porta occhiali spessi e una barba di tre o quattro giorni. Non mi piace. L’altro è un ragazzo con i capelli gelatinati. Si muove con atteggiamento spavaldo, ma è con tutta evidenza a disagio.

«Non è uno di strada. Parla italiano, non ha tatuaggi. E sta fottuto dalla paura».

«Ma che hanno combinato?», dice il brizzolato.

«Lo vorrei capire anche io. Non mi hanno detto un cazzo. Me lo sono ritrovato nel letto di mio figlio, come spuntato dal nulla».

«Hai chiamato Gerardo?».

«Sì».

«Sono stati loro?».

«Sì».

«Non avevano mai fatto così, prima d’ora, però».

Il brizzolato e il padrone di casa si guardano, accigliati. «Lo dobbiamo aprire», dice il brizzolato.

Rimangono in silenzio per un tempo che mi sembra durare ore. Poi mi si avvicinano e mi fanno qualcosa. Il tempo cessa di esistere.

Mia nonna mi canta una ninnananna. Parla di pecorelle sbranate dai lupi e di uomini neri. È una nenia che gioca tutta sul continuo passaggio dalla tonalità minore a quella maggiore. Forse sono un musicista. Sì, devo essere un musicista.

La stanza è spoglia e in penombra. Sono su una barella, nudo. Faccio per alzarmi, ma un dolore lancinante al fianco mi blocca.

Non ricordo niente di come sono finito qui. Né di cosa sia successo negli ultimi giorni. Né della mia giovinezza, né della mia infanzia.

Sanguino. Devo aver fatto un incidente stradale, devo aver battuto la testa e perso la memoria.

Però questo non è un ospedale. Direi che ha più l’aspetto di un deposito. Se non di un ambiente ricavato all’interno di un garage. L’aria è fredda e c’è odore di umidità. La poca luce che arriva proviene dall’interstizio tra soffitto e il muro.

Mi osservo il corpo e stabilisco di avere quaranta o forse quarantacinque anni. Lungo il fianco ho un taglio appena suturato. La ferita è sporca.

L’ansia che provo aumenta quando sento una voce di ragazzo parlare, oltre il muro. Parla al telefono, perché non sento l’interlocutore.

Chi sa se piove o c’è bel tempo. Chi sa come mi chiamo e da dove vengo. Chi sa se ho davvero fatto incidente. E chi sa perché non sono in ospedale.

La voce dice che ci sono stati problemi. Parla di un certo Antonio e del fatto che non abbia gradito la sorpresa. Dice che è l’ultima volta che possono risolvere così.

Poi dice che hanno dovuto aprire il sassofonista per recuperare la merce.

Sono io il sassofonista? Che, m’hanno dovuto cacciare la musica dalle costole?

La voce di ragazzo tace. Poi si apre la porta ed entra qualcuno. Non è un ragazzo, ma ha la voce del ragazzo di prima. «Sei sveglio?», dice quella voce.

«Dove sono?».

«Hai sentito la telefonata?».

«Cosa mi è successo? È un ospedale, questo?».

L’uomo con la voce da ragazzo rimane un po’ a guardarmi. Poi chiude la porta.

Ritorna e si avvicina. Il tempo cessa di esistere.

Sono qualcosa che cresce spicchio a spicchio. Una sorta di mandarino che si va componendo. A ogni spicchio diminuisce l’attesa per quando sarò completo e tondo, e cresce il senso di angoscia per quel momento. Ho una pezza bagnata sulla fronte, che mia nonna torna a bagnare di tanto in tanto. Un altro spicchio ed esplodo. Un altro spicchio ancora, ed esplodo. Ancora un altro, e un altro ancora, sinché di questo passo non esplodo.

Sento il letto muoversi sotto la mia schiena. Apro gli occhi: non è una stanza, è l’interno di un furgone.

Non ricordo niente di come sono finito qui, né di cosa sia successo stanotte. Provo a focalizzare il pensiero sugli eventi di ieri e di ieri l’altro, ma niente.

Non so come mi chiamo.

Urlo all’indirizzo del conducente. Il furgone si arresta. Si aprono le portiere posteriori e qualcuno sale nel vano. Il tempo cessa di esistere.

L’ombra lotta con la luce giallognola del corridoio. Io fisso la lucetta verde attaccata alla presa di corrente e non dormo. Dalla finestra entra la notte con i suoi spettri. Con i suoi ladri ed assassini. La lucetta verde mi comunica un senso di nausea. Io veglio fissandola per non guardare la finestra.

Ho una ferita al fianco. La stanza è una stanza d’albergo. Per le prime ore sono rimasto disteso, senza riuscire ad alzarmi e senza capire dove fossi. Senza sapere nemmeno come ci fossi arrivato, né il mio nome, né la mia età, né come sono fatto, né dove dovrei essere se non fossi qui.

Poi sono affiorati i primi ricordi. Non più che qualche istantanea d’infanzia. Scene notturne, sensazioni olfattive. Il rumore di fondo della televisione. Poi delle voci note. Poi i volti di mia madre e mio padre.

Poi ho ricordato che mi chiamo Andrea.

Come sono arrivato qui? Qualcuno deve avermici portato. Ma prima che mi ci portassero avrò avuto pure una vita, un’adolescenza, una giovinezza.

Ricordo.

Ricordo la scuola di Soccavo e, dopo di quella, il liceo a Napoli.

Ricordo il conservatorio di San Pietro a Majella. Ricordo Barbara. Ricordo l’appartamento di via Settembrini e le serate con il gruppo.

Ricordo la diagnosi di tumore al fegato e il ricovero. Ricordo l’ecografia e l’incredulità della scoperta. Ricordo la risata insensibile dell’infermiere e il suo commento: «La natura è strana, si campa tanto con quattro reni, tanto con uno solo». Ricordo i miei al capezzale e poi quando andarono via. Poi non ricordo più nulla, come se il tempo avesse cessato di esistere.

La manopola della porta si gira e la porta si apre. Una frazione di secondo per un sacco di cose: per provare terrore, per chiedermi se mi lasceranno vivo, per realizzare cosa mai potessero volere da me e cosa mi avessero preso.

Forse mi lasceranno vivo, con la schiena svuotata per tre quarti.

Da ognuno si può prendere qualcosa. Alcune cose dalle donne, altre dai ragazzini e dalle ragazzine, altre ancora dai giovani in forze, altre ancora da scherzi della natura come me. Piacere, denaro, salute: ogni desiderio ha la sua miniera.

 

Modificato da Edu
ho corretto un errore di battitura su imbeccata lampo di poeta zaza

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Ciao @Edu

Allora, sicuramente è un racconto insolito. Ha una buona tensione e un buon ritmo, mi ha tenuta incollata al testo fino alla fine perché si cerca di capire cosa sta succedendo. Io però non sono sicura di averlo capito, diciamo che mi sono fatta un'idea. Alla fine mi sono rimaste comunque delle domande che mi ronzano in testa ma magari è proprio quello che volevi.

C'è una parte che è molto bella ma molto strana allo stesso tempo:

17 ore fa, Edu ha detto:

Sono qualcosa che cresce spicchio a spicchio. Una sorta di mandarino che si va componendo. A ogni spicchio diminuisce l’attesa per quando sarò completo e tondo, e cresce il senso di angoscia per quel momento. Ho una pezza bagnata sulla fronte, che mia nonna torna a bagnare di tanto in tanto. Un altro spicchio ed esplodo. Un altro spicchio ancora, ed esplodo. Ancora un altro, e un altro ancora, sinché di questo passo non esplodo

Mi manca un passaggio logico: dice che ad ogni spicchio esplode finché alla fine esplode, me lo spieghi? L'immagine del mandarino mi piace, rende bene l'idea e ha un che di delirante.

 

17 ore fa, Edu ha detto:

ansia che provo aumenta quando sento una voce di ragazzo parlare, oltre il muro. Parla al telefono, perché non sento l’interlocutore.

Chi sa se piove o c’è bel tempo. Chi sa come mi chiamo e da dove vengo. Chi sa se ho davvero fatto incidente. E chi sa perché non sono in ospedale.

La voce dice che ci sono stati problemi. Parla di un certo Antonio e del fatto che non abbia gradito la sorpresa. Dice che è l’ultima volta che possono risolvere così.

Anche questa parte mi risulta strana. Da quando iniziano le frasi con "Chi sa..." si tratta dei suoi pensieri e poi si ritorna sulla voce del ragazzo?

Ultima cosa: la risata dell'infermiere davanti alla diagnosi mi pare eccessivamente crudele e poco realistica, o almeno credo. E poi perché quattro reni, non sono due?

Comunque il racconto mi è piaciuto!

Alla prossima!

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13 minuti fa, Ivana Librici ha detto:

ha un che di delirante.

esatto. è una sorta di delirio febbrile. Volevo rendere la sensazione di un qualcosa che aumenta, che continua a montare nonostante non ce la si faccia più

 

15 minuti fa, Ivana Librici ha detto:

si tratta dei suoi pensieri e poi si ritorna sulla voce del ragazzo?

Ciao, @Ivana Librici. Beh, se solo questi sono i tuoi dubbi, direi che li hai risolti da sola xD

Però non sono affatto certo che si capisca una cosa essenziale, perché essendo calato sulla prospettiva del protagonista, che ha perso la memoria, il racconto vuole essere confuso, ma rischia di esserlo troppo: secondo te, al protagonista, in buona sostanza, cos'è successo?

Grazie per il passaggio e a presto :)

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@Edu oh mamma, magari non ho capito niente e faccio brutta figura, di solito sono un po' tonta a risolvere i misteri. Io me lo sono spiegato così :

Spoiler

L'uomo è sotto i ferri e l'operazione è andata male. La famiglia e l'equipe medica decidono di prelevargli gli organi. Si ritrova così in un luogo a lui estraneo, in uno stato a metà tra la vecchia e la nuova vita.

 

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@Ivana Librici fuochino, ma non proprio. Ma la pecca non è certo tua, devo essere io a lavorarci ancora su per mantenere il tono delirante ma far capire meglio il tutto

 

Spoiler

L'uomo viene ricoverato per un tumore, e per caso si scopre che ha quattro reni (è raro, ma succede). Qualcuno lo rapisce e lo tiene in cattività, drogato, espiantandogli gli organi illegalmente e usandolo come un oggetto da cui cavare soldi.

 

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@Edu

Spoiler

Ah ecco perché i 4 reni! Pensavo fosse una svista, ma in effetti hai ragione, l'indizio c'è. È vero che non sono molto brava a risolvere enigmi, non lo dico tanto per dire, a volte non capisco neanche le barzellette! 😅Quindi magari il testo va già bene così. È vero anche che devi considerare anche gli eventuali lettori non troppo svegli come me. Già per capire quello che ho scritto nell'altro commento, l'ho dovuto leggere due volte.

Alla prossima!

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Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Chi sa se piove o c’è bel tempo. Chi sa come mi chiamo e da dove vengo. Chi sa se ho davvero fatto incidente. E chi sa perché non sono in ospedale.

Ciao @Edu, io questa parte la leverei: mi suona finta e per niente in sintonia con uno stato ansioso: con l'ansia che monta sulle spalle, uno non si chiede chi sa qualcosa, meno che mai si fa domande sul tempo, secondo me. Mi sembra più una domanda che si fa in un momento di tranquillità, anche per come è posta la domanda stessa.

 

Ho letto che cerchi consigli per questo testo e allora spero di aiutarti con la mia opinione. Secondo me aiuterebbe separare con una riga bianca ogni momento di perdita/recupero di coscienza da quello antecedente/successivo. Così eviteresti un po' di confusione nel lettore, che comunque ci deve essere, secondo me, visto che è lo stato interiore principale del protagonista. 

 

Queste sono le uniche cose che mi sento di dirti a livello di forma. 

Comunque mi è piacuto: non so se era tua intenzione o meno, ma la sensazione dominante è lo spaesamento, il non aver punti di riferimento. Rispetto a questo, sento molto in secondo piano la paura e, alla fine, sento un po' più rassegnazione che speranza di restare vivo e penso che siano tutti i farmaci che gli hanno dato, a offuscare le sue altre emozioni. È molto particolare, secondo me. È come stare in mezzo alla nebbia e non vedere più in là del muso della propria auto mentre stai guidando, il tuo racconto. A me, piace moltissimo come sensazione generale: bisogna lasciarsi guidare da quello che dirai passo dopo passo. 

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Grazie @Shikana, parli di farmaci Dunque nonostante la confusione , che pure volevo ci fosse ,sembra tu sia riuscita a intuire cosa accade . 

Vero? Dimmi di sì dai:fuma:

Mi fa molto piacere il tuo commento e che tu abbia colto quest'atmosfera un po' alienata.

Nel primo suggerimento che mi dai Hai ragione da vendere

A rileggerci presto:)

Modificato da Edu

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Qualcuno, non ho capito chi, dell'ospedale o mandato dall'ospedale o che casualmente ha sentito i discorsi all'ospedale dei 4 reni del protagonista, lo ha rapito in fretta e gliene ha tolti due o tre. Il rapimento è fatto tramite farmaci per non avere la sua resistenza, uguale dopo, tipo sul furgone. Non ho capito moltissime cose, però:

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Dice che è l’ultima volta che possono risolvere così.

Poi dice che hanno dovuto aprire il sassofonista per recuperare la merce.

Questo: se lo hanno rapito, non era nei piani fin da subito aprirlo per prendere i reni? E io mi chiedo come volevano fare? Come avrebbero dovuto fare?

 

E poi penso che alla fine, visto che l'hanno messo in una stanza d'albergo, lo lasceranno vivo e mi chiedo perché visto che potrebbe parlare, prima o poi si sarebbe ricordato alcune facce no? E non ho capito nemmeno perché, all'inizio, il tizio che lo trova a casa sua è quasi cortese, forse una prova di memoria? Non l'ho capito. Ma forse sono tutte cose che tu volevi non si capissero, e allora penso vada bene non capire :)

 

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@Edubuongiorno, del tuo racconto mi è  piaciuta sia la parte delirante sia il concetto di miniera. Hai tenuto costantemente il lettore legato alle domande Chi è? Cosa gli è successo? Chi sono gli altri? Cosa gli faranno? A mano a mano ci si va facendo un'idea ma questa muta ad ogni cambio di scena. Dapprima mi ero convinta che "Andrea" fosse nel letto del figlio perché i malviventi che lo avevano portato lì volevano ricordarlo al padrone di casa. Insomma farcelo vedere in quella cameretta deve avere un significato. Se no lo portavano dove già si potesse operare. I rischi sono maggiori a trasportare un uomo rapito da un posto all'altro. La confusione del delirio mi ha piacevolmente costretta a cercare indizi. Però, se vado a ritroso non sono sicura che tutto quadri. Ok, la battuta dell'infermiere mi suggerisce l'idea che proprio lui è un complice (un infirmatore all'interno è d'obbligo) Ma l'uomo che gli fa scoprire il fianco cosa vuole vedere? Ho pensato avessero messo dentro ad Andrea della droga e andava recuperata (non era droga ma reni, quindi ok), ma non parli di ferita eppure era già molto dolorante. Perché? Lo avevano già operato al fegato? Non si capisce. Oppure non c'era più niente da fare. Ho immaginato che dall'intervento al fegato, quindi sotto anestesia, fosse passato nelle mani dei malviventi. Secondo me non la diagnosi del fegato e fuorviante, in più implica la presenza dei genitori che pare lo abbiano lasciato lì e buonanotte al secchio. L'ecografia invece innesca l'idea della miniera. I miei sono solo ragionamenti cercando i passaggi giusti. Insomma alla fine non mi spieghi chiaramente cosa sia accaduto. O forse va bene così perché e solo attraverso le immagini di Andrea che possiamo ricostruire ogni cosa e lui non è ancora del tutto lucido. Ecco che tutto rimane con qualche incertezza. 

Mi sa che mi sono persa un po'. Però bello lo stesso. 

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@Shikana @Adelaide J. Pellitteri

Penso che abbiate colto tutto ciò che si poteva . ho fatto un esperimento rappresentando della storia alcuni particolari incompleti perché ogni storia ha uno svolgimento non lineare e se ne colgono solo frammenti . È stato un esperimento Perché mi rendo conto che calcare troppo la mano con questo gioco disorienta troppo il lettore e in fin dei conti un racconto Non può essere una pedissequa rappresentazione di ciò che accade ma esige degli artifici . Mi conforta però vedere che abbiate notato tutti gli indizi che avevo fornito . In buona sostanza le vostre ricostruzioni sono quelle della storia che avevo in testa , i vostri vuoti i vuoti che avevo lasciato . Qualcosa va storto nel rapimento e viene coinvolto il primo padrone di casa , che ne avrebbe fatto a meno . Droga? Sì forse oltre ad essere trasportatore di reni Andrea ė

anche trasportatore di altro , è un oggetto che viene sfruttato in ogni modo possibile.

Grazie mille per il vostro riscontro

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@Edu potevi andare più spesso a capo, però! Un racconto molto strano, ci devo ancora riflettere, però ho pensato che il tizio trasportasse droga per conto della mafia e che era quella la merce che dovevano recuperare. Che forse, vista la malattia, Andrea non aveva più cose da perdere e perciò si è messo in questo casino, forse anche per i soldi per farsi curare. Ma poi l'ospedale, e il resto, cozza un po' con quello che mi sono immaginata. Mi hai tenuta incollata allo schermo, però lascio sedimentare le sensazioni e poi ritorno. Consideralo una minaccia :P p.s. Veramente ben scritto!

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Carissimo @Edu 

ho letto questo racconto divorando le parole. Ne sento ancora l'amaro sulla lingua. Ho letto anche tutti i commenti a seguire. Buona prova ma ... Il voler rimanere legato per forza al punto di vista del soggetto ha penalizzato, secondo me, la comprensione del testo.

Mi piace tantissimo il modo in cui lo hai raccontato. C'è qualche refuso dovuto più dalla distrazione, quindi nemmeno te li segnalo, perché per me, un refuso è un' altra cosa. Anche io però, come @Emy ho creduto, fino quasi alla fine, che fosse un trasportatore di droga. Che gli si fosse rotto un sacchetto all'interno magari, per giustificare il delirio e la confusione. Comunque perché non hai introdotto il punto di vista di un altro personaggio? Magari verso la fine. Un personaggio in soccorso per chiarire gli eventi, fornire le informazioni mancanti. Così manca qualcosa. Vedi? Io dico troppo. Tu troppo poco. A volte il voler lasciare troppo all'interpretazione di chi legge rischia di essere un arma che si ritorce contro l'autore. Devo dire però che trovo perfetto il tuo stile. Mi piacciono le immagini. Il ritmo. Sei veramente bravissimo. Nonostante non fosse tutto comprensibile,mi ha tenuto incollata fino alla fine. Ero curiosissima di capire cosa fosse successo a 'sto poraccio. In generale quindi complimenti. Quanto mi piace quello che scrivi!:love2:

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@Emy @Amara grazie mille, carerrime.

Sì, su questo racconto dovrò tornare e fornire qualche elemento chiarificatore in più al lettore, perché così ho esagerato un po'.

A presto :flower: un fiorellino a testa

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@Edu ho letto i commenti ma continuo a non capire molte cose.

 

Il tipo ha un tumore al fegato. Così scoprono anche che ha quattro reni. Qualcuno lo rapisce per prendersi i reni.

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

«Ma che hanno combinato?», dice il brizzolato.

«Lo vorrei capire anche io. Non mi hanno detto un cazzo. Me lo sono ritrovato nel letto di mio figlio, come spuntato dal nulla».

«Hai chiamato Gerardo?».

«Sì».

«Sono stati loro?».

«Sì».

Gerardo e i suoi hanno rapito il protagonista, gli hanno messo un pigiama e l’hanno portato a casa dell’uomo senza dirgli nulla.

Abbiamo a che fare con trafficanti di organi umani, immagino.  

 

Quota

«Non avevano mai fatto così, prima d’ora, però».

Come fanno di solito? I tre uomini nella stanza in che rapporti sono con la gente di Gerardo? 

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Poi dice che hanno dovuto aprire il sassofonista per recuperare la merce.

Beh, questo mi pare ovvio, se parliamo di organi.

 

Quindi, questo Gerardo, anziché portare al Tizio #1 il rene già bello e pulito, gli lascia sul letto un poveretto drogato ma tutto intero. Tizio #1 deve allora aprire l’uomo, tirargli via un rene, drogarlo di nuovo e infine lasciarlo nel garage di Tizio #2. Tizio #2 apre di nuovo il protagonista, prende quello che deve prendere, lo richiude e lo carica su un furgone. Il protagonista si risveglia quindi in una nuova stanza e vede entrare Tizio #3 che si prenderà il suo terzo rene. Ci sono più o meno? Perché se ci sono ripasso e continuo il commento.

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2 ore fa, Kuno ha detto:

Quindi, questo Gerardo, anziché portare al Tizio #1 il rene già bello e pulito, gli lascia sul letto un poveretto drogato ma tutto intero. Tizio #1 deve allora aprire l’uomo, tirargli via un rene, drogarlo di nuovo e infine lasciarlo nel garage di Tizio #2. Tizio #2 apre di nuovo il protagonista, prende quello che deve prendere, lo richiude e lo carica su un furgone. Il protagonista si risveglia quindi in una nuova stanza e vede entrare Tizio #3 che si prenderà il suo terzo rene.

Beh, @Kuno, complimenti, ci sei molto di più di quanto non sia ragionevole chiedere al lettore. Non so se ti ci sei applicato con degli schemi ho hai una formidabile capacità di comprensione :sherlock:. E anche dai commenti precedenti hai capito tutto quello che ti ho permesso di capire. Tante altre cose nono le dico perché il protagonista non le sa. Ad esempio non sa cosa gli faranno nell'ultima stanza. E io non lo dico. Lo so ma non lo dico. Solo una cosa non l'ho immaginata come dici: l'espianto degli organi non è frazionato, avviene nella seconda stanza dove si sveglia.

Beh, vi ringrazio molto per tutte queste analisi. La verità è anche che potevo scriverlo meglio eh, un po' meno incasinato :facepalm:

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19 minuti fa, Edu ha detto:

Solo una cosa non l'ho immaginata come dici: l'espianto degli organi non è frazionato, avviene nella seconda stanza dove si sveglia.

Ah, ok. È che ho pensato ci fosse un collegamento tra i 3 reni da rimuovere e i 3 risvegli (senza contare quello sul furgone). Lettura un po’ scema, in effetti.

Così come hai fatto tu è più sensato. Oltretutto io ho dato per scontato, come dicevo, nella terza stanza andasse a perdere il terzo rene. Così invece è più inquietante. 

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Un uomo avanza verso di me. «Chi sei?», mi dice.

Non lo so. Cristo santo, non lo so.

«Non lo so. Come mai mi trovo qui?». La mia voce è roca. Non so se è per via della mia condizione, o se lo è sempre. Il timbro è un timbro baritonale.

«Questo speravo me lo dicessi tu», fa l’altro.

Non mi sembra molto stupito, il tipo. Il protagonista mi semba un tipo sveglio, capace di ricavare indizi importanti tutto da solo. Non è quindi troppo rimbambito per cogliere e descrivere qualche dettaglio del volto o della voce dell’altro uomo. 

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Chi sa come mi chiamo e da dove vengo. Chi sa se ho davvero fatto incidente. E chi sa perché non sono in ospedale.

Qui sei un po’ pigro.

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

La voce di ragazzo tace. Poi si apre la porta ed entra qualcuno. Non è un ragazzo, ma ha la voce del ragazzo di prima. «Sei sveglio?», dice quella voce.

Non voglio fare il maniaco delle ripetizioni, ma qua mi pare che esageri.

 

Credo che l’idea sia buona, ma non è il tuo racconto migliore. Lavorerei di più sullo stile, perché non credo che questa scrittura così secca e minimal sia la più adatta alla storia. La paura e la confusione del protagonista potrebbero emergere di più. Lo presenti come uno che si guarda intorno e registra informazioni (piove, ho i capelli corti, non sono in un ospedale, la ferita è sporca) senza provare nulla. 

Immagino tu lo faccia di proposito, ma secondo me qui la scrittura finisce con l’appiattire una bella storia inquietante. Proverei a sporcare un po’. Poi vedi te.

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55 minuti fa, Kuno ha detto:

Credo che l’idea sia buona, ma non è il tuo racconto migliore. Lavorerei di più sullo stile, perché non credo che questa scrittura così secca e minimal sia la più adatta alla storia. La paura e la confusione del protagonista potrebbero emergere di più. Lo presenti come uno che si guarda intorno e registra informazioni (piove, ho i capelli corti, non sono in un ospedale, la ferita è sporca) senza provare nulla. 

Immagino tu lo faccia di proposito, ma secondo me qui la scrittura finisce con l’appiattire una bella storia inquietante. Proverei a sporcare un po’. Poi vedi te.

grazie @Kuno, farò tesoro di queste dritte. Questo era più che altro un esercizio, mi sto mettendo d'intenzione a provare a scrivere cose per me inconsuete. Per farne che? Boh, suppongo palestra.

Alla prox

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Buon pomeriggio caro @Edu spero che stai bene. Parto col dirti che ho letto il tuo "contenuto nascosto" e ho compreso ben poco:asd:. Iniziamo bene! Il tuo titolo mi incuriosisce molto, vediamo il resto.

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

La stanza è quella di un ragazzo. Ci sono poster di cantanti alle pareti, una libreria con pochi libri ma colma di pupazzi, foto, oggetti vari, una chitarra appesa al muro.

Di chi saranno le lenzuola in cui ho dormito? Annuso la federa: sembra abbastanza pulita. Faccio per alzarmi dal letto, ma un dolore lancinante al fianco mi blocca.

Provo a fare mente locale: cosa è successo ieri sera?

Incipit interessante. Curiosità da lettore: Perchè si chiede di chi saranno le lenzuola in cui ho dormito?

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Non ricordo. E non ricordo nulla neanche di ieri mattina, e di ieri l’altro.

Secondo me stona: e di ieri l’altro.

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Ascolto i rumori della casa. Chi sa se l’uomo è solo o c’è qualcun altro. Avrà una moglie? Lo sento muoversi, ma non sento altro. Sento una sedia spostarsi. Inizio a sentire anche l’ansia che monta. Come mi trovo qui?

La frase secondo me è troppo veloce. Attenzione alla ripetizione sento.

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Cerco sul pavimento indizi della mia storia. Ma non trovo altro che polvere e nausea.

polvere e nausea, cioè?

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

«Non è uno di strada. Parla italiano, non ha tatuaggi. E sta fottuto dalla paura».

Secondo me, non suona bene questa frase: E sta fottuto dalla paura»

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

La poca luce che arriva proviene dall’interstizio tra soffitto e il muro.

Cioè le crepe?

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Chi sa se piove o c’è bel tempo. Chi sa come mi chiamo e da dove vengo. Chi sa se ho davvero fatto incidente. E chi sa perché non sono in ospedale.

Questa frase non mi piace.

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Ritorna e si avvicina. Il tempo cessa di esistere.

da dove ritorna e  si avvicina?

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Sono qualcosa che cresce spicchio a spicchio. Una sorta di mandarino che si va componendo. A ogni spicchio diminuisce l’attesa per quando sarò completo e tondo, e cresce il senso di angoscia per quel momento. Ho una pezza bagnata sulla fronte, che mia nonna torna a bagnare di tanto in tanto. Un altro spicchio ed esplodo. Un altro spicchio ancora, ed esplodo. Ancora un altro, e un altro ancora, sinché di questo passo non esplodo.

Fantastico questo pezzo. Solo un appunto: direi spicchio per spicchio

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Urlo all’indirizzo del conducente. Il furgone si arresta. Si aprono le portiere posteriori e qualcuno sale nel vano. Il tempo cessa di esistere.

Bella frase ad effetto. Cosa significa: urlo all'indirizzo del conducente?

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Una frazione di secondo per un sacco di cose: per provare terrore, per chiedermi se mi lasceranno vivo, per realizzare cosa mai potessero volere da me e cosa mi avessero preso.

Aggiungerei: per domandarmi un sacco di cose. Che cosa vuol dire: e cosa mi avessero preso?

 

Il 6/4/2019 alle 15:59, Edu ha detto:

Da ognuno si può prendere qualcosa. Alcune cose dalle donne, altre dai ragazzini e dalle ragazzine, altre ancora dai giovani in forze, altre ancora da scherzi della natura come me. Piacere, denaro, salute: ogni desiderio ha la sua miniera.

Finale interessante.

 

Conclusione: il  racconto mi è piaciuto, crei una suspance eccellente, testo scorrevole e ben scritto. Mentre leggevo mi sembrava di vedere un film. Mi è piaciuta l'idea di far rivivere al protagonista molti avvenimenti del passato. I dialoghi sono straordinari, ho avvertito il loro tono.

Sei stato davvero bravo.

A rileggerti. -Flo-

 

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