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Fantom

Fatti accaduti che sembrano irrealistici in un romanzo

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Volevo sottoporre un dubbio su come inserire in un libro fatti accaduti che sembrano però irrealistici.

Faccio alcuni esempi:

Ho lavorato per 1 e mezzo nell'africa rurale, dove non c'è elettricità. Ho notato che la gente di notte si muoveva con luce minima o senza luce. tutto ciò ha dell'incredibile per chi non ha vissuto questa esperienza. dopo circa 2/3 settimane (e numerose cadute), la mia vista si è abituata e ho cominciato a girare anche io con minima luce. il problema che nel romanzo sto revisionando ho dato per scontato la mia esperienza e mi è stato fatto notare che la scena è irrealistica. 

 

Sempre in un viaggio di lavoro sono venuto a conoscenza di una storia (verificata) che ha dell'incredibile. una persona è sopravvissuta vicina a killer (neanche un metro) che sparava su un uomo chinato a terra (a due metri da lui) senza colpire il suo bersaglio.il killer non si è accorto della persano ad un metro da lui. So che molti leggendo dicono "è impossibile" ma è successo realmente (come ad esempio Vesna Vulovic sopravvissuta a 10,000 metri di caduta). Questa scena (modificata) vorrei metterla in un fantasy...ma capite che dire, ad esempio, che un uomo era ad un metro da un orco e l'orco non si è accorto lui, fa scoppiare a ridere

 

Le esperienze all'estero, con altre colture, mi hanno fatto vedere cose assai strane che nella mia testa sono diventate scontate (come camminare stricando i piedi), ma noto che se le metto in un racconto o romanzo alcune persone (giustamente) possono pensare: ma cosa stai scrivendo?

 

Il problema è come rendere queste storie che sembrano "irrealistiche" in romanzo dal ritmo serrato, in cui vorrei usare poche parole per descrivere le scene.

 

Grazie a chi risponde

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Nel caso dell'esperienze all'estero potresti appunto descrivere in linea generica che si tratta di altri mondi e che solo vivendoci si è in grado di rendersene conto pienamente nonostante  possa sembrare tutto assurdo vista comodamente da casa o da un paese diverso.  

 

Nel caso della donna sopravvissuta ai 10000 metri e al resto ti suggerirei di giustificare queste circostanze atipiche descrivendo come il paradosso sia parte integrante della vita di ognuno di noi e che poco cambia se ad essere assurdo è chi il destino ha scelto di far vivere o no proprio perché non si ha o si può avere per davvero il monopolio su ogni istante o dettaglio della propria vita. 

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Ciao @Giraluna

grazie per il consiglio, mi sta servendo per elaborare alcune idee che metterò in una specie di prologo, in modo che il lettore sia pronto sin da subito a eventi particolari.

 

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5 minuti fa, Fantom ha detto:

Ciao @Giraluna

grazie per il consiglio, mi sta servendo per elaborare alcune idee che metterò in una specie di prologo, in modo che il lettore sia pronto sin da subito a eventi particolari.

 

 

Lieta di leggere ciò. Soluzione perfetta, oserei scrivere, così il lettore è avvisato ed informato e può liberamente scegliere se crederci o meno. Di certo oltre il loro scetticismo non si può andare. L'importante rimangono la logica e la coerenza con cui certi concetti vengono esposti. Il resto sono un problema loro, scritto molto semplicisticamente. 

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La realtà a volte supera l'immaginazione. Non vorrei sbagliare ma nel fu Mattia Pascal era presente un prologo che spiegava come fosse accaduto un caso analogo. Trovo che un epilogo o un prologo con una piccola spiegazione possano aiutare. Comunque il fatto dell'abitudine al buio a me pare credibile.

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Il 6/4/2019 alle 13:05, Fantom ha detto:

il problema che nel romanzo sto revisionando ho dato per scontato la mia esperienza e mi è stato fatto notare che la scena è irrealistica. 

 

Te l'ho fatto notare io. Il punto non è che la scena sia realistica o no, il problema è come l'hai descritta. Cioè, tu hai descritto una scena dove c'è una persona che si muove nel buio della foresta di notte come se fosse in una piazza in pieno giorno. Io capisco che ci si abitui, ma, per esempio, i colori sono diversi di notte, così come i suoni e persino gli odori, e anche le cose che si notano di notte sono diverse da quelle che si vedono di giorno. Inoltre è diverso muoversi al buio della notte e basta, rispetto ad usare torce o lanterne, che inevitabilmente attirano il nostro sguardo e rendono per contrasto il buio più buio: nell'esempio tuo specifico, senza torce il tuo personaggio può vedere un bel pezzo del sentiero davanti a sé (posta luminosità ambientale sufficiente), con la torcia vedrà molto meglio vicino a sé e molto peggio lontano.

 

Il punto generale è che una scena scritta bene sarà sempre più realistica di una scena scritta male. Nel 90% dei casi se il lettore trova "irrealistica" una scena, è perché l'autore non l'ha convinto, non perché la scena sia irrealistica in sé. Più facile che sia perché le parole scritte non corrispondono all'immagine che il lettore si crea nella testa. Se le due cose corrispondono, il lettore se ne frega della realtà di tutti i giorni. Altrimenti nessuno crederebbe alle storie di magia.

Nel restante 10% dei casi la scena è davvero irrealistica in tutti i sensi possibili, cioè al netto di fantascienza e magia. E questo, va be', non credo sia il caso qui.

 

Per il discorso sulla percezione, a parte che si applicano comunque le considerazioni di prima, c'è la complicazione in più del punto di vista: quindi tutto dipende da cosa può o non può vedere/percepire il pov che racconta, e come si spiega un eventuale contrasto tra quello letto dal lettore e quello che invece ha visto il personaggio.

 

 

 

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Ciao @Fabio1143

grazie per il consiglio...credo che seguirò questa strada in modo da "addomesticare" il lettore.

Ciao@swetty

come ti ho già detto la tua critica mi è stata molto utile perchè tutto il romanzo, praticamente, si ambienta di notte e in luoghi molto oscuri (il finale, praticamente  è in una specie di caverna totalmente oscura ) Se non riesco a rendere l'idea al 100% non c'è una solo una scena fuori posto, ma l'intero libro crolla.

Il rapporto tra luce/tenebra/occhio umano ho visto che dipende molto da quanto si è abituati a stare senza luce. una persona cresciuta in africa rurale, ad esempio, ha una percezione totalmente diversa dalla nostra per cui con una fiaccola vede il triplo di noi (anche se lo disturba un po'), ma come hai ben detto, devo riuscire a rendere bene l'idea, se no si creano confusioni (la facilità di movimento dei personaggi nel racconto si basa appunto su certe esperienze, ma con bee hai sottolineato non sono riuscito a farle emergere)...

Cmq grazie ancora perchè mi hai dato spunti interessanti per risistemare la scena.

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@Fantom scrivo anche io quello che penso.

Una scena "irrealistica" è una scena descritto senza la giusta atmosfera.

 

In teatro si utilizza per rendere "vera" una scena.

Se un orco non si accorge del folletto a un metro da lui, la gente non ride perché non è credibile che un orco non vede il folletto. (ho scritto un ORCO che non vede un FOLLETTO, di per sé ben oltre l'irreale) 

Evidentemente la scena non sembra vera perché qualcosa nella descrizione non funziona.

 

Ti faccio un esempio. Immagina di dover descrivere un funerale in cui entra una persona vestita da ballerina di samba. La persona è vestita così perché il defunto ha specificato come ultime volontà questa cosa oppure per ragioni sentimentali o per una scommessa persa. 

Probabilmente la persona vestita da ballerina non sarà a suo agio, probabilmente sarà imbarazzato e ci sarà un mormorio attonito degli altri ignari presenti al funerale. E questo anche se il personaggio è sicuro di sé stesso e particolarmente menefreghista. Oppure sarà sfrontato e maleducato. 

Ma sarebbe irreale se nessuno si fermasse a guardarlo, sarebbe irreale se entra e saluta tutti come se niente fosse, se l'intervento di per sé non suscita le giuste emozioni negli altri, se non crea un cambiamento sostanziale.

 Se l'azione non corrisponde alla reazione.

 

L'orco che non vede il folletto a un metro di lui può avere diecimila ragioni per non farlo, è concentrato sull'obiettivo, è ubriaco, ha un difetto di vista mai diagnosticato che crea difetti nei bastoncelli per cui la sua visione periferica è compromessa, sa che a breve arriverà qualcuno e ha l'orecchio teso in direzione opposta. 

 

A questo proposito mi viene in mente Alessandro Baricco in City, in cui una centralinista diventa amica di un bambino, che ha un sorvegliante che non parla. 

Sostanzialmente una situazione strana ma lui la descrive come la cosa più normale del mondo e funziona benissimo...

 

 

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Scrivo cose decisamente peggiori e mi credono tutti. PLe situazioni che vivi prendono per forza di cosa spunto da situazione reali; perché, ad esempio, se non hai mai subito una violenza fai molta fatica a raccontarne i risvolti, a meno che tu non scriva per filo e per segno ciò che una vittima ti può aver raccontato.

Quando descrivi cose che hai vissuto devi andare in flusso di coscienza e scrivere con gli occhi e non con il cervello. Se inserisci una descrizione di troppo risulti costruito o viceversa che tu stia inventando.

 

Tra l'altro io non ti conosco ma so che in mezzo al nulla, di notte, affini la vista e vedi nel buio, perché ho dormito e bivaccato molte volte in montagna.

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