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Fantom

Fatti accaduti che sembrano irrealistici in un romanzo

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Volevo sottoporre un dubbio su come inserire in un libro fatti accaduti che sembrano però irrealistici.

Faccio alcuni esempi:

Ho lavorato per 1 e mezzo nell'africa rurale, dove non c'è elettricità. Ho notato che la gente di notte si muoveva con luce minima o senza luce. tutto ciò ha dell'incredibile per chi non ha vissuto questa esperienza. dopo circa 2/3 settimane (e numerose cadute), la mia vista si è abituata e ho cominciato a girare anche io con minima luce. il problema che nel romanzo sto revisionando ho dato per scontato la mia esperienza e mi è stato fatto notare che la scena è irrealistica. 

 

Sempre in un viaggio di lavoro sono venuto a conoscenza di una storia (verificata) che ha dell'incredibile. una persona è sopravvissuta vicina a killer (neanche un metro) che sparava su un uomo chinato a terra (a due metri da lui) senza colpire il suo bersaglio.il killer non si è accorto della persano ad un metro da lui. So che molti leggendo dicono "è impossibile" ma è successo realmente (come ad esempio Vesna Vulovic sopravvissuta a 10,000 metri di caduta). Questa scena (modificata) vorrei metterla in un fantasy...ma capite che dire, ad esempio, che un uomo era ad un metro da un orco e l'orco non si è accorto lui, fa scoppiare a ridere

 

Le esperienze all'estero, con altre colture, mi hanno fatto vedere cose assai strane che nella mia testa sono diventate scontate (come camminare stricando i piedi), ma noto che se le metto in un racconto o romanzo alcune persone (giustamente) possono pensare: ma cosa stai scrivendo?

 

Il problema è come rendere queste storie che sembrano "irrealistiche" in romanzo dal ritmo serrato, in cui vorrei usare poche parole per descrivere le scene.

 

Grazie a chi risponde

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Nel caso dell'esperienze all'estero potresti appunto descrivere in linea generica che si tratta di altri mondi e che solo vivendoci si è in grado di rendersene conto pienamente nonostante  possa sembrare tutto assurdo vista comodamente da casa o da un paese diverso.  

 

Nel caso della donna sopravvissuta ai 10000 metri e al resto ti suggerirei di giustificare queste circostanze atipiche descrivendo come il paradosso sia parte integrante della vita di ognuno di noi e che poco cambia se ad essere assurdo è chi il destino ha scelto di far vivere o no proprio perché non si ha o si può avere per davvero il monopolio su ogni istante o dettaglio della propria vita. 

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Ciao @Giraluna

grazie per il consiglio, mi sta servendo per elaborare alcune idee che metterò in una specie di prologo, in modo che il lettore sia pronto sin da subito a eventi particolari.

 

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5 minuti fa, Fantom ha detto:

Ciao @Giraluna

grazie per il consiglio, mi sta servendo per elaborare alcune idee che metterò in una specie di prologo, in modo che il lettore sia pronto sin da subito a eventi particolari.

 

 

Lieta di leggere ciò. Soluzione perfetta, oserei scrivere, così il lettore è avvisato ed informato e può liberamente scegliere se crederci o meno. Di certo oltre il loro scetticismo non si può andare. L'importante rimangono la logica e la coerenza con cui certi concetti vengono esposti. Il resto sono un problema loro, scritto molto semplicisticamente. 

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La realtà a volte supera l'immaginazione. Non vorrei sbagliare ma nel fu Mattia Pascal era presente un prologo che spiegava come fosse accaduto un caso analogo. Trovo che un epilogo o un prologo con una piccola spiegazione possano aiutare. Comunque il fatto dell'abitudine al buio a me pare credibile.

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Il 6/4/2019 alle 13:05, Fantom ha detto:

il problema che nel romanzo sto revisionando ho dato per scontato la mia esperienza e mi è stato fatto notare che la scena è irrealistica. 

 

Te l'ho fatto notare io. Il punto non è che la scena sia realistica o no, il problema è come l'hai descritta. Cioè, tu hai descritto una scena dove c'è una persona che si muove nel buio della foresta di notte come se fosse in una piazza in pieno giorno. Io capisco che ci si abitui, ma, per esempio, i colori sono diversi di notte, così come i suoni e persino gli odori, e anche le cose che si notano di notte sono diverse da quelle che si vedono di giorno. Inoltre è diverso muoversi al buio della notte e basta, rispetto ad usare torce o lanterne, che inevitabilmente attirano il nostro sguardo e rendono per contrasto il buio più buio: nell'esempio tuo specifico, senza torce il tuo personaggio può vedere un bel pezzo del sentiero davanti a sé (posta luminosità ambientale sufficiente), con la torcia vedrà molto meglio vicino a sé e molto peggio lontano.

 

Il punto generale è che una scena scritta bene sarà sempre più realistica di una scena scritta male. Nel 90% dei casi se il lettore trova "irrealistica" una scena, è perché l'autore non l'ha convinto, non perché la scena sia irrealistica in sé. Più facile che sia perché le parole scritte non corrispondono all'immagine che il lettore si crea nella testa. Se le due cose corrispondono, il lettore se ne frega della realtà di tutti i giorni. Altrimenti nessuno crederebbe alle storie di magia.

Nel restante 10% dei casi la scena è davvero irrealistica in tutti i sensi possibili, cioè al netto di fantascienza e magia. E questo, va be', non credo sia il caso qui.

 

Per il discorso sulla percezione, a parte che si applicano comunque le considerazioni di prima, c'è la complicazione in più del punto di vista: quindi tutto dipende da cosa può o non può vedere/percepire il pov che racconta, e come si spiega un eventuale contrasto tra quello letto dal lettore e quello che invece ha visto il personaggio.

 

 

 

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Ciao @Fabio1143

grazie per il consiglio...credo che seguirò questa strada in modo da "addomesticare" il lettore.

Ciao@swetty

come ti ho già detto la tua critica mi è stata molto utile perchè tutto il romanzo, praticamente, si ambienta di notte e in luoghi molto oscuri (il finale, praticamente  è in una specie di caverna totalmente oscura ) Se non riesco a rendere l'idea al 100% non c'è una solo una scena fuori posto, ma l'intero libro crolla.

Il rapporto tra luce/tenebra/occhio umano ho visto che dipende molto da quanto si è abituati a stare senza luce. una persona cresciuta in africa rurale, ad esempio, ha una percezione totalmente diversa dalla nostra per cui con una fiaccola vede il triplo di noi (anche se lo disturba un po'), ma come hai ben detto, devo riuscire a rendere bene l'idea, se no si creano confusioni (la facilità di movimento dei personaggi nel racconto si basa appunto su certe esperienze, ma con bee hai sottolineato non sono riuscito a farle emergere)...

Cmq grazie ancora perchè mi hai dato spunti interessanti per risistemare la scena.

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@Fantom scrivo anche io quello che penso.

Una scena "irrealistica" è una scena descritto senza la giusta atmosfera.

 

In teatro si utilizza per rendere "vera" una scena.

Se un orco non si accorge del folletto a un metro da lui, la gente non ride perché non è credibile che un orco non vede il folletto. (ho scritto un ORCO che non vede un FOLLETTO, di per sé ben oltre l'irreale) 

Evidentemente la scena non sembra vera perché qualcosa nella descrizione non funziona.

 

Ti faccio un esempio. Immagina di dover descrivere un funerale in cui entra una persona vestita da ballerina di samba. La persona è vestita così perché il defunto ha specificato come ultime volontà questa cosa oppure per ragioni sentimentali o per una scommessa persa. 

Probabilmente la persona vestita da ballerina non sarà a suo agio, probabilmente sarà imbarazzato e ci sarà un mormorio attonito degli altri ignari presenti al funerale. E questo anche se il personaggio è sicuro di sé stesso e particolarmente menefreghista. Oppure sarà sfrontato e maleducato. 

Ma sarebbe irreale se nessuno si fermasse a guardarlo, sarebbe irreale se entra e saluta tutti come se niente fosse, se l'intervento di per sé non suscita le giuste emozioni negli altri, se non crea un cambiamento sostanziale.

 Se l'azione non corrisponde alla reazione.

 

L'orco che non vede il folletto a un metro di lui può avere diecimila ragioni per non farlo, è concentrato sull'obiettivo, è ubriaco, ha un difetto di vista mai diagnosticato che crea difetti nei bastoncelli per cui la sua visione periferica è compromessa, sa che a breve arriverà qualcuno e ha l'orecchio teso in direzione opposta. 

 

A questo proposito mi viene in mente Alessandro Baricco in City, in cui una centralinista diventa amica di un bambino, che ha un sorvegliante che non parla. 

Sostanzialmente una situazione strana ma lui la descrive come la cosa più normale del mondo e funziona benissimo...

 

 

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Scrivo cose decisamente peggiori e mi credono tutti. PLe situazioni che vivi prendono per forza di cosa spunto da situazione reali; perché, ad esempio, se non hai mai subito una violenza fai molta fatica a raccontarne i risvolti, a meno che tu non scriva per filo e per segno ciò che una vittima ti può aver raccontato.

Quando descrivi cose che hai vissuto devi andare in flusso di coscienza e scrivere con gli occhi e non con il cervello. Se inserisci una descrizione di troppo risulti costruito o viceversa che tu stia inventando.

 

Tra l'altro io non ti conosco ma so che in mezzo al nulla, di notte, affini la vista e vedi nel buio, perché ho dormito e bivaccato molte volte in montagna.

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Il 6/4/2019 alle 13:05, Fantom ha scritto:

Il problema è come rendere queste storie che sembrano "irrealistiche" in romanzo dal ritmo serrato, in cui vorrei usare poche parole per descrivere le scene.

 

Grazie a chi risponde

 

Riesumo questa discussione perché mi trovo in una situazione simile :)

Molti anni fa, nel millennio appena passato, mi capitò una vicenda strana e piuttosto inverosimile. Io stesso non ci crederei, se qualcuno me la raccontasse — lo confesso. Oggi però voglio inserirla in un racconto che sto scrivendo. Il mio incubo è che il lettore possa immaginare che quella vicenda sia un'astuta e goffa scorciatoia dell'autore per mandare avanti la trama: che, insomma, l'autore, non sapendo che pesci pigliare, abbia tirato fuori dal cilindro quella cosa, come un provetto prestigiatore.

Suggerimenti per evitare l'effetto-scorciatoia:asd:

 

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@dyskolos credo di aver bisogno di sapere di cosa si tratta per poterti dare una risposta sensata, o perlomeno che ci si avvicini. 😅

Dubito che esista una ricetta generica, a meno delle solite considerazione sui massimi sistemi (ossia che è consigliabile evitare nella maggior parte dei casi e così via).

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1 ora fa, AdStr ha scritto:

@dyskolos credo di aver bisogno di sapere di cosa si tratta per poterti dare una risposta sensata, o perlomeno che ci si avvicini. 😅

 

Hai ragione, racconto un po' il prodigio :D

 

Allora avevo 15 anni. Un giorno d'inizio aprile marinai la scuola con un mio compagno e andai a fare una camminata sulla spiaggia. Mentre passeggiavo sulla battigia sabbiosa, il mio compagno mi fece notare un sacco nero molto grande che galleggiava a pochi metri dalla riva. Così mi immersi un po' nell'acqua fredda e lo recuperai. Poi lo portai a casa e lo aprii in un piccolo garage sotterraneo. Dentro trovai vari mozziconi di candela, un candelabro nero a sette bracci, un tabellone che sembrava preso dal Gioco dell'Oca, alcune pedine rosse e blu, e una lunga lettera di una decina di pagine. Tutto era ricoperto di sabbia e bagnato fradicio. Ci lavorai su con cura per alcuni mesi, con vari pennellini, quasi fossi un archeologo: tolsi piano piano la sabbia dagli oggetti e riuscii a separare le varie pagine della lettera incollate l'una sull'altra dall'acqua di mare: un asciugacapelli mi fu molto utile. Con molta pazienza, poi, ricostruii una parte del testo giustapponendo i frammenti semi-leggibili come in un enorme puzzle. La maggior parte della lettera era stata definitivamente cancellata dal mare e non mi fu possibile riportarla in vita: ne buttai via circa il 70%.
Riassumo brutalmente la lunga lettera semplificandola: «Io, Maria Rossi [nome inventato, ma ricordo perfettamente il nome vero], auspico il tuo ritorno, caro mio amato Mattero Neri [altro nome inventato, che però non riuscii a ricostruire], che so che sei andato con un'altra, ma adesso torna da me: ti ho perdonato tutti i tradimenti. Ti scongiuro, torna! Sto facendo per te questo rito, questa seduta spiritica, con candele e candelabri. Il rito prevede che alla fine io metta tutto in un sacco nero che poi getterò in un  fiume».
In effetti, in quella spiaggia, poco più avanti, sfociava (e tuttora sfocia) un fiume.

 

Ora, se io metto questa cosa, realmente accaduta, nel giallo che sto scrivendo, rischio davvero l'effetto-scorciatoia: il lettore penserà che sia una scorciatoia, una trovata, uno stratagemma, per mandare la trama avanti. Insomma, un'invenzione estemporanea, senza senso. Perché l'investigatore che trova il sacco nero passeggiando sulla battigia. Come può essere — penserà  il lettore — che capitano tutte al tenente Flanagan? Che botta di c… ehm… fortuna che ha avuto! Mo scommettiamo che dentro il sacco c'è la soluzione dell'enigma col nome dell'assassino? Ma 'sti scrittori aspiranti sanno solo scrivere banalità?! Argh! E butta il libro :tze:

 

1 ora fa, AdStr ha scritto:

ossia che è consigliabile evitare nella maggior parte dei casi

 

Esatto! No, no… ;)

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@dyskolos cavoli, che storia...

Pensa che quest'estate un mio amico è andato in Sicilia, nel paese di origine di sua mamma, e su una spiaggia (sopra un muretto dove era disegnata una strana immagine esoterica) ha trovato una candela nera con scritto "Sigillo di Saturno"... Mamma mia... O_o :D 

 

Comunque potresti inventare che il sacco nero viene ritrovato da un tizio (magari un ragazzino) che per vie traverse conosce il protagonista

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Io inizierei la storia col ritrovamento del sacco. E poi, molto poi, quando il lettore ormai avrà perso le speranze di sapere perché diavolo gli hai parlato di un sacco all’inizio, lo farei entrare a completare il puzzle.

 

O varianti. Insomma, la storia diventerà “come un sacco trovato sulla spiaggia ha risolto un delitto” e a quel punto non sarà più un escamotage.

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53 minuti fa, swetty ha scritto:

Io inizierei la storia col ritrovamento del sacco.

Mi sembra un'ottima idea ;).

1 ora fa, dyskolos ha scritto:

Io, Maria Rossi... auspico il tuo ritorno, caro mio amato.. che so che sei andato con un'altra, ma adesso torna da me: ti ho perdonato tutti i tradimenti. Ti scongiuro, torna!

L'ho sempre pensato che fosse stupida quella Maria, non poteva telefonarmi?  Sarei tornato...

  • Divertente 1

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1 ora fa, Antares_ ha scritto:

Pensa che quest'estate un mio amico è andato in Sicilia, nel paese di origine di sua mamma, e su una spiaggia (sopra un muretto dove era disegnata una strana immagine esoterica) ha trovato una candela nera con scritto "Sigillo di Saturno"... Mamma mia... O_o :D 

 

Uhmm... davvero sinistro! O_O

Grazie per l'idea: rubo! :D:D

Ora vedo come infilarla nel giallo successivo, che ho già in mente, e so come finisce e come comincia, ma magari il posto per una candela nera lo trovo, ti pago il copyright ;)

 

1 ora fa, Antares_ ha scritto:

Comunque potresti inventare che il sacco nero viene ritrovato da un tizio (magari un ragazzino) che per vie traverse conosce il protagonista

 

Buona idea, ma mi sono ripromesso di far ritrovare tutti gli indizi al commissario inquirente, perché chi riferisce potrebbe mentire. Già la trama è complessa, se ci metto pure la possibilità che il ragazzino possa mentire, davvero il lettore decide di farla finita e sarebbe il primo suicidio della storia dovuto a infodump ;)

 

1 ora fa, swetty ha scritto:

Io inizierei la storia col ritrovamento del sacco. E poi, molto poi, quando il lettore ormai avrà perso le speranze di sapere perché diavolo gli hai parlato di un sacco all’inizio, lo farei entrare a completare il puzzle.

 

Ottima idea, ne terrò conto.

In realtà è simile a quello che avevo intenzione di fare. Il commissario ci mette un po' di tempo a lavorare sul sacco. Nella mia architettura, c'è una donna, Anna, che deve uccidere un ragazzo, Luigi, ma non ne ha il coraggio. Allora decide di convocare un'amica, Mara, che da tempo vuole fare una "seduta di riconciliazione" con la propria fiamma, e la informa che alla fine della seduta dovrà uccidere l'uomo che compare, se non è di suo gradimento. «Altrimenti, Mara, se non lo uccidi, passerai la vita con l'uomo che non vuoi» le dice. Anna ha organizzato tutto in modo che compaia Luigi, così Mara materialmente lo ucciderà. In realtà qualcosa va storto e compare un altro uomo, che Mara cercherà di uccidere senza sapere chi è, ma non ci riesce.

 

31 minuti fa, Marcello ha scritto:

L'ho sempre pensato che fosse stupida quella Maria, non poteva telefonarmi?  Sarei tornato...

 

:asd::asd::asd::asd:

 

33 minuti fa, Marcello ha scritto:
1 ora fa, swetty ha scritto:

Io inizierei la storia col ritrovamento del sacco.

Mi sembra un'ottima idea ;)

 

 

In realtà la storia comincia col classico ritrovamento del cadavere sulla spiaggia. Accanto al cadavere, il commissario trova un turbante grigio, uno sgabello di legno, un paio di occhiali rotti e un oggetto di gomma che sembra il cappuccio di una penna (ma che in realtà è tutt'altro:D). Il turbante, sarà il nome, turberà i sonni del commissario: perché accanto a Luigi morto c'è un turbante? Questo però non c'entra con il sacco nero…

 

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32 minuti fa, dyskolos ha scritto:

Ora vedo come infilarla nel giallo successivo, che ho già in mente, e so come finisce e come comincia, ma magari il posto per una candela nera lo trovo, ti pago il copyright

Ma tienila pure, te la lascio volentieri gratis :D 

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52 minuti fa, Antares_ ha scritto:

Ma tienila pure, te la lascio volentieri gratis :D 

 

Ideona! Scriviamo una cosa a quattro mani :hm::hm:

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@dyskolos a parte il ritrovamento del sacco all'inizio (che è ciò che ho pensato anch'io in prima battuta), io lo piazzerei nella macchina del commissario. Portandoselo sempre appresso, ogni tanto lo apre e tira fuori qualcosa da analizzare (un po' quello che hai fatto tu con la lettera). La storia del sacco la lascerei al sequel ;-)

 

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Il 8/4/2019 alle 14:19, swetty ha scritto:

Cioè, tu hai descritto una scena dove c'è una persona che si muove nel buio della foresta di notte come se fosse in una piazza in pieno giorno. Io capisco che ci si abitui, ma, per esempio, i colori sono diversi di notte, così come i suoni e persino gli odori, e anche le cose che si notano di notte sono diverse da quelle che si vedono di giorno. Inoltre è diverso muoversi al buio della notte e basta, rispetto ad usare torce o lanterne, che inevitabilmente attirano il nostro sguardo e rendono per contrasto il buio più buio: nell'esempio tuo specifico, senza torce il tuo personaggio può vedere un bel pezzo del sentiero davanti a sé (posta luminosità ambientale sufficiente), con la torcia vedrà molto meglio vicino a sé e molto peggio lontano.

 

Sono un trekker. Vado per foreste in notturna alla ricerca di ululati e bramiti. Ho trasmesso la passione a mio figlio, che adesso fa la guida: anche a lui piacciono la notte e gli incontri particolari. Non ha paura dei lupi, e neppure degli orsi...

Vi farò un esempio:  se, di notte,  provaste ad infilarvi in un'abetina della Foresta della Lama, nel Casentino, vi trovereste in una stanza buia, piena di fremiti e rumori, ma senza il minimo barlume. Indispensabile una torcia... Anche con la luna piena, sotto gli abeti è notte fonda. E la torcia, come dice @swetty, ha una limitata profondità di campo. Mettiamo che vi troviate su di una radura sommitale alla luce della luna, e che gli occhi si siano assuefatti al suo debole chiarore. E, magari, che non riusciate a battezzare un rumore e, presi dalla fifa, accendiate il faro (nell'oscurità una luce improvvisa è un "faro"...): oltre il "faro" non vedrete più nulla. Gli escursionisti alle prime armi accendono sempre le luci...

 

La mia impressione? In tutta franchezza, @Fantom, rivedrei il brano in questione. Soprattutto "alla luce" di queste considerazioni...

In bocca al lupo!

 

Sono in ritardo di qualche mese, ma quando si parla di boschi e di notte...

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13 minuti fa, Fraudolente ha scritto:

E, magari, che non riusciate a battezzare un rumore e, presi dalla fifa, accendiate il faro (nell'oscurità una luce improvvisa è un "faro"...): oltre il "faro" non vedrete più nulla. Gli escursionisti alle prime armi accendono sempre le luci...

 

Una luce troppo forte in un contesto buio non illumina: acceca.

Vale anche in senso metaforico, nella vita. 

Quindi, se si è sperimentata la conseguenza, i fatti che la contemplano, se ben esposti nel contesto, "filano". 

 

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10 ore fa, quandechesimangia ha scritto:

@dyskolos a parte il ritrovamento del sacco all'inizio (che è ciò che ho pensato anch'io in prima battuta), io lo piazzerei nella macchina del commissario. Portandoselo sempre appresso, ogni tanto lo apre e tira fuori qualcosa da analizzare (un po' quello che hai fatto tu con la lettera). La storia del sacco la lascerei al sequel ;-)

 

 

Grazie per i suggerimenti. Il ritrovamento del sacco all'inizio, come hanno detto altri, potrebbe funzionare: ci rifletterò ;)

Comunque, secondo me, questo tema è secondario a una questione superiore: la sospensione dell'incredulità. Prima dicevo che, nella mia trama, accanto al cadavere viene rinvenuto un turbante. A pensarci bene, è una cosa parecchio bizzarra ma, almeno nella mia idea, paradossalmente un turbante (elemento di fantasia) è più accettabile da parte del lettore rispetto al ritrovamento casuale di un sacco galleggiante nel mare che contiene i resti di una seduta spiritica (elemento reale). Mi sbaglio?

 

1 ora fa, Fraudolente ha scritto:

Mettiamo che vi troviate su di una radura sommitale alla luce della luna, e che gli occhi si siano assuefatti al suo debole chiarore. E, magari, che non riusciate a battezzare un rumore e, presi dalla fifa, accendiate il faro (nell'oscurità una luce improvvisa è un "faro"...): oltre il "faro" non vedrete più nulla. Gli escursionisti alle prime armi accendono sempre le luci...

 

Atmosfera lugubre! Me gusta:)

Volevo farti una domanda: se uno di notte accende una piccola candela in un bosco fitto di abeti, è possibile che altri da lontano scorgano la luce fioca della candela?

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7 ore fa, dyskolos ha scritto:

Volevo farti una domanda: se uno di notte accende una piccola candela in un bosco fitto di abeti, è possibile che altri da lontano scorgano la luce fioca della candela?

 

Il bosco fitto di abeti è nero come la Foresta Nera. Un'abetina fitta è composta da alberi altissimi, dai tronchi lunghi e sottili, con le chiome che fuggono in alto alla ricerca del sole. In un'abetina "normale", cioè spontanea e non figlia di un rimboschimento,  le piante sono grandi e più rade, con i rami che scendono in basso, come quelli pronti per i decori natalizi.

Di notte sono buie entrambe le foreste...

Nel bosco "spontaneo" sarebbe più difficile individuare una fiammella, perché tronchi e fronde la occulterebbero. Direi che si potrebbe prima distinguere un langue chiarore in lontananza, poi, man mano che si avvicina,  la luce tremolante della candela. 

Sei avvantaggiato dal fatto che il sottobosco delle abetine non è il terreno ideale per i cespugli.

 

Modificato da Fraudolente

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1 ora fa, Fraudolente ha scritto:

Sei avvantaggiato dal fatto che il sottobosco delle abetine non è il terreno ideale per i cespugli.

 

 

Grazie, @Fraudolente, molto utile :)

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20 ore fa, dyskolos ha scritto:

A pensarci bene, è una cosa parecchio bizzarra ma, almeno nella mia idea, paradossalmente un turbante (elemento di fantasia) è più accettabile da parte del lettore rispetto al ritrovamento casuale di un sacco galleggiante nel mare che contiene i resti di una seduta spiritica (elemento reale). Mi sbaglio?

 

Sì, ti sbagli, se metti le cose all’inizio, dove definisci il tuo mondo, che può essere uno in cui si ritrovano turbanti o uno in cui si ritrovano sacchi delle sedute spiritiche.

 

È alla fine che le cose possono sembrare o no irrealistiche, ma nel mondo che uno ha costruito, non nel mondo in generale.

 

Se alla fine del Signore degli Anelli qualcuno prendesse appunti con una penna biro sarebbe più irrealistico che veder apparire un drago.

 

Anche le ambientazioni “nel mondo di tutti i giorni” vanno definite e costruite, è per quello che, in parte, sono più difficili: il lettore finisce col metterci del suo e lo scrittore col confondere reale con realistico, senza preoccuparsi di giustificare eventuali scorciatoie. Se un autore fantasy alla fine ha bisogno che il protagonista venga salvato da un’aquila, costruirà un mondo in cui questo sia possibile. Se un autore mainstream deve far evadere dal carcere qualcuno con le lenzuola annodate, lo farà e basta, e ci sarà puzza di deus ex-machina anche se è successo davvero solo qualche giorno fa.

 

La coerenza è tutto.

 

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