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liagiu

Sguardi

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Commento

Spoiler

Scritta di getto qualche mese fa. L'ho ritrovata così, senza un segno di interpunzione. Ho provato a mettere un po' di ordine ma alla fine, nell'indecisione, ho preferito lasciarla così. A voi il resto.


Cosa resta

se non uno sguardo

fulmineo scambio

di imprevedibili intese

appeso sui muri del tempo

mentre i nostri corpi si muovono

e danzano sul palco della vita

i nostri occhi fissi come chiodi sul viso

o come stelle appese al cielo

lacrimano la loro irremovibile fermezza

e urlano al loro destino

di incrociare nuovi silenzi
 

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Devo dire che, pur nel suo disordine e nella sua vaghezza, la poesia mi ha colpito particolarmente; ovviamente non posso sapere con certezza cosa tu abbia voluto scrivere, ma personalmente ho intravisto una chiave di lettura che mi è molto piaciuta.

La mia interpretazione parte dai versi 8-10:

 

57 minuti fa, liagiu ha detto:

i nostri occhi fissi come chiodi sul viso

o come stelle appese al cielo

lacrimano la loro irremovibile fermezza

 

ho subito collegato quest'espressione, l'"irremovibile fermezza", alla limitatezza delle persone -volenti o meno- di vedere solo la realtà: gli occhi -personificati- vorrebbero poter vedere il sogno, o la fantasia, e invece si trovano davanti sempre lo stesso mondo, quello reale.

Ma questo volere degli occhi non è il volere della persona, o almeno non della maggior parte delle persone, che si arrendono alla monotonia e ripetitività della vita, danzando sul suo palco, e rinunciando a vivere in un utopico mondo spensierato.

 

Però può capitare qualche volta, che si riesca ad intravedere uno spiraglio di un mondo differente, di qualcosa di imprevedibile e diverso dal resto della normalità... ma è uno spiraglio molto piccolo, sia nello spazio che nel tempo, e non ne rimane altro che uno sguardo fulmineo, appeso sui muri del tempo.

 

E cosa possono fare gli occhi, con ancora quel flebile momento impresso, se non urlare al loro destino fatto solo di costanti nuovi silenzi?(silenzio in questo caso lo interpreto più come "monotonia", la stessa a cui questi occhi sono costretti ad assistere).

 

Spero di essere andato almeno vicino ad uno dei tuoi pensieri, anche se un minimo di punteggiatura (per quanto la scelta di ometterla completamente sia ugualmente rispettabile) avrebbe probabilmente aiutato in certe parti, ad esempio:

 

1 ora fa, liagiu ha detto:

mentre i nostri corpi si muovono

e danzano sul palco della vita

i nostri occhi fissi come chiodi sul viso

 

si potrebbe interpretare sia come "mentre i nostri corpi si muovono; e danzano sul palco della vita i nostri occhi...", che come "mentre i nostri corpi si muovono e danzano sul palco della vita, i nostri occhi..." (io ho scelto quest'ultima via).

 

Per il resto, dando la giusta lettura, la poesia scorre bene; spero ne posterai altre simili!

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Ciao @Glesion, ti ringrazio molto per il tuo commento. Questa è la seconda poesia che pubblico sul forum, per cui mi rende felice sapere che sia arrivato qualcosa dall'altra parte dello schermo. Ho apprezzato molto la tua interpretazione e l'ho trovata in linea con quanto era mia intenzione comunicare. Dico "in linea" perché vivo la scrittura come una sorta di impulso quasi irrazionale, pertanto è difficile anche per me definire una "giusta" chiave interpretativa (oltre il fatto che, in generale, credo che ognuno possa trarre la propria interpretazione in base alle sensazioni che ha provato). 

Fatta questa premessa, l'unica cosa che vorrei suggerire è una variante alla lettura di nuovi silenzi: 

Il ‎05‎/‎04‎/‎2019 alle 01:30, Glesion ha detto:

silenzio in questo caso lo interpreto più come "monotonia", la stessa a cui questi occhi sono costretti ad assistere

 

il silenzio può essere monotono come hai suggerito tu, quasi cupo e fatale; ma potrebbe essere anche un silenzio pieno di emozioni e sensazioni inesprimibili, come quello che accompagna uno sguardo intenso, fulmineo scambio di imprevedibili intese.

 

Infine, 

Il ‎05‎/‎04‎/‎2019 alle 01:30, Glesion ha detto:

si potrebbe interpretare sia come "mentre i nostri corpi si muovono; e danzano sul palco della vita i nostri occhi...", che come "mentre i nostri corpi si muovono e danzano sul palco della vita, i nostri occhi..." (io ho scelto quest'ultima via).

sicuramente la seconda. Sono gli occhi che lacrimano per cui sarebbe un po' forzato leggere questo passo nell'altra variante. Ti ringrazio per questo appunto perché non avevo riflettuto più di tanto su questa parte. Il mio dubbio principale era se mettere un punto tra "appeso sui muri del tempo. /Mentre i nostri corpi si muovono" oppure " e danzano sul palco della vita. I nostri occhi fissi come chiodi sul viso".

 

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Un attimo di profonda intesa catturato in pochi, ma ispiranti, versi... :love2:
Nel complesso mi è piaciuta la forza evocativa, ma mi permetto di soffermarmi avanzando alcune (poche) critiche che spero comunque siano costruttive, nel mio piccolo.

Parto dicendo che la totale assenza di interpunzione non mi piace molto, ma inutile insistere qui, perché questo è solo il mio "senso" estetico e, anzi, dopotutto può costituire uno stile a parte che non mi sembra opportuno correggere: se tu hai deciso di lasciare i versi così "nudi", un motivo ci sarà e, probabilmente, potrebbe anche avere a che fare con il significato della poesia che vuoi trasmettere, ovvero il senso di nudità che proviamo quando veniamo guardati direttamente negli occhi.

 

Ho notato la ripetizione di "appeso" che sostituirei, per esempio, così:

Il 4/4/2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

appeso sui  ai muri del tempo (secondo me le due S di "appeso" e "sui" entrano in contrasto, mentre inserire una vocale rende il suono un po' più dolce)

mentre i nostri corpi si muovono

e danzano sul palco della vita

i nostri occhi fissi come chiodi sul viso

o come stelle appese sospese/attaccate/pendenti (d)al cielo

 

"Urlare al destino" non fa pensare immediatamente a una richiesta che si fa, ma sembra un rimprovero o solo un gridare. Bisogna invece inserire un verbo che si colleghi all'idea di una domanda, un qualcosa che si richiede:

Il 4/4/2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

e urlano supplicano/domandano al (loro) destino 

di incrociare nuovi silenzi

 

 

E' tutto, naturalmente questo è solo il mio punto di vista e come vedi sono solo due precisazioni che mi sentivo in dovere di far presenti. 

Ciao e grazie per aver condiviso queste emozioni con noi! :)

 

 

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Ciao @Kalim Crumben, ti ringrazio molto per il tuo commento. Sono qui per confrontarmi con altri ed imparare qualcosa di nuovo, quindi che ben vengano le critiche! Rispondo in ordine alle questioni che hai sollevato. 

 

Riguardo l'omissione della punteggiatura, neanche a me piaceva molto così. Direi che è stata una scelta "imposta" dallo stesso componimento. Rileggendo la poesia dopo tempo, mi sono sentita quasi obbligata a lasciarla spoglia perché anche una sola virgola ne avrebbe vincolato la lettura e, in qualche modo, avrebbe negato la fluidità e la libertà con cui è stata scritta. Mi ha sorpreso leggere l'interpretazione che ne hai dato, il senso di nudità, perché è proprio questa l'immagine che nella mia mente fa da sfondo ai versi e non credevo riuscisse a trasparire. In ogni caso proverò a lavorarci su per trovare un giusto equilibrio.

 

22 ore fa, Kalim Crumben ha detto:

appeso sui  ai muri del tempo (secondo me le due S di "appeso" e "sui" entrano in contrasto, mentre inserire una vocale rende il suono un po' più dolce)

In realtà si tratta di un refuso. Senza ombra di dubbio, vada per appeso ai muri. 

 

22 ore fa, Kalim Crumben ha detto:

o come stelle appese sospese/attaccate/pendenti (d)al cielo

Sinceramente non avevo notato la ripetizione (assurdo ma vero). L'idea era quella di continuare la metafora del verso precedente (chiodi sul viso) "appendendo" le stelle come fossero quadri. Temo che i verbi che mi hai suggerito rischino di interrompere questa continuità metaforica (o perlomeno a me trasmettono sfumature di significato "altre"). L'unica alternativa che mi viene in mente è quella di estendere il significato di "appendere" a "stendere", per cui il verso diverrebbe: o come stelle stese al cielo. E personalmente preferisco di gran lunga quest'ultimo!

 

22 ore fa, Kalim Crumben ha detto:

"Urlare al destino" non fa pensare immediatamente a una richiesta che si fa, ma sembra un rimprovero o solo un gridare. Bisogna invece inserire un verbo che si colleghi all'idea di una domanda, un qualcosa che si richiede:

Il ‎04‎/‎04‎/‎2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

e urlano supplicano/domandano al (loro) destino 

di incrociare nuovi silenzi

"Urlare" è un verbo che ho ritenuto ideale in questo passaggio perché sintetizzava una serie di azioni/emozioni, non solo l'atto del chiedere. L'urlo è disperazione, protesta, paura, dolore, rabbia, rimprovero, ecc. Penso che ognuno di noi abbia migliaia di altre cose da "urlare" al proprio destino. In ogni caso, qualsiasi motivazione ci sia dietro, l'urlo di per sé è una richiesta, in primis di attenzione. Per queste ragioni credo che i verbi che mi hai suggerito (supplicano/domandano )non siano un'alternativa del tutto valida, anzi sotto certi aspetti li vedo in antitesi con quanto detto prima.

 

Grazie mille per i tuoi suggerimenti. Spero di essere stata esauriente nella risposta. A presto! :) 

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Ciao @liagiu, piacere di conoscerti!

 

Il 4/4/2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

Cosa resta

se non uno sguardo

fulmineo scambio

di imprevedibili intese

appeso sui muri del tempo (?)

 

Questi versi li vedrei bene con un punto di domanda che chiuda la strofa. Quello scambio di sguardi pare avere un posto incancellabile nella memoria, tanto da rimanere

appeso sui muri del tempo. Certi momenti possono rimanere impressi per sempre e accompagnarci nel percorso come un dolce fardello.

 

Il 4/4/2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

mentre i nostri corpi si muovono

e danzano sul palco della vita

i nostri occhi fissi come chiodi sul viso

 

Nella seconda strofa sembra di trovare risposta alla domanda: "Cosa resta?" Due corpi senza anima, due maschere che recitano sul palco della vita e

celano le proprie emozioni, fingendo che corpo e anima ballino all'unisono. 

Proverei a togliere il secondo "nostri" che secondo me appesantisce e non è indispensabile.

 

Prova a leggerla così:

mentre i nostri corpi si muovono

e danzano sul palco della vita

gli occhi fissi come chiodi sul viso

 

Il 4/4/2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

o come stelle appese al cielo

lacrimano la loro (spazio)

 irremovibile fermezza

e urlano al loro destino

di incrociare nuovi silenzi
 

Qui inizierei la terza strofa, andrei a capo dopo loro e, come sopra, eliminerei il secondo" loro"

La chiusa pare una preghiera al destino di ritrovare quei silenzi d'intesa, quei momenti indimenticabili per ritornare ad amare.

 

Mi è piaciuta molto la tua poesia e proprio per questo mi sono permessa di darti qualche suggerimento. Non riesco a non "fare più mia" una poesia che sento, ma è

solo l'esternazione di un punto di vista, quindi, ignoralo tranquillamente xD

A rileggerti!

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Ciao @Sira, grazie mille per il tuo commento. Mi ha fatto piacere leggere che ti sia piaciuta la mia poesia e che l'hai sentita un po' tua. Ho apprezzato molto i suggerimenti che mi hai dato, in particolare:

 

Il ‎12‎/‎04‎/‎2019 alle 01:31, Sira ha detto:

gli occhi fissi come chiodi sul viso 

qui condivido. Effettivamente, eliminando la ripetizione ed alleggerendo il verso, sembra tutto più armonico. 

 

Parallelamente, condivido quando dici:

Il ‎12‎/‎04‎/‎2019 alle 01:31, Sira ha detto:
Il ‎04‎/‎04‎/‎2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

o come stelle appese al cielo

lacrimano la loro (spazio)

 irremovibile fermezza

e urlano al loro destino

di incrociare nuovi silenzi
 

Qui inizierei la terza strofa, andrei a capo dopo loro e, come sopra, eliminerei il secondo" loro"

anche se, a questo punto, si potrebbe optare per una inversione delle parti, del tipo:

 

Il ‎04‎/‎04‎/‎2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

o come stelle appese al cielo

lacrimano l'irremovibile fermezza

e urlano al loro destino

di incrociare nuovi silenzi

 

Per quanto riguarda la punteggiatura mi sono già espressa prima in linea generale. Sicuramente un punto interrogativo andrebbe a racchiudere l'immagine chiave, lo sguardo da cui parte tutto.

Detto ciò, grazie ancora! I tuoi suggerimenti mi hanno portato a riflettere e a rivalutare alcune parti della poesia in modo positivo, per cui altro che ignorare! Spero di leggerne degli altri :D A presto!

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Ciao! Ho letto alcune poesie oggi e la tua mi ha davvero catturata, quindi ho deciso di commentarla. Premetto che non sono una critica letteraria ma solo un'amante della poesia e della letteratura, ma spero comunque che il mio giudizio ti sia utile. Di sicuro ogni persona legge una stessa poesia in chiavi diverse, e ho davvero apprezzato la tematica generale che evidenzia la fugacità degli sguardi, forse perché la sento particolarmente mia per esperienze personali, chissà.

Il 4/4/2019 alle 22:51, liagiu ha detto:

fulmineo scambio

di imprevedibili intese

appeso sui muri del tempo

mentre i nostri corpi si muovono

e danzano sul palco della vita

 Questi versi hanno per me un potere evocativo notevole. A parer mio, hai saputo perfettamente descrivere, con poche parole, tutte le promesse racchiuse in un semplice sguardo, che non sono affatto scontate né banali. Sostituirei solo "sui" con "ai muri del tempo", ma ho letto che in altri commenti hai già risposto a questo suggerimento. A livello estetico, inserirei l'apostrofo in "d'imprevedibili", perché mi sembra renda il verso più rapido e scorrevole, visto si ripetono diverse "i".

Il 4/4/2019 alle 22:51, liagiu ha detto:

i nostri occhi fissi come chiodi sul viso

o come stelle appese al cielo

Appena ho letto questi versi, la mia interpretazione è stata che gli occhi di qualcun altro fissi su di noi possono essere come chiodi o stelle, quindi possono rappresentare un futuro dolore o una futura gioia. Forse la parte migliore degli sguardi è proprio questa, no? Che non ci sono parole di mezzo, e quindi lasciano aperta la strada a una serie d'imprevedibili scenari. La storia è ancora tutta da scrivere e può essere gioia o dolore, stelle o chiodi. Non so se tu volessi intendere questo, ma spero che apprezzerai comunque questa mia "versione" perché per me è stata davvero appassionante!

 

Il 4/4/2019 alle 22:51, liagiu ha detto:

e urlano al loro destino

di incrociare nuovi silenzi

Questa è forse la parte che ho fatto più fatica a "comprendere", ma non è una critica alla poesia. Semplicemente, mi ci sono relazionata meno. Apprezzo, tuttavia, il contrasto tra l'utilizzo del verbo "urlare" e il sostantivo "silenzi".

Per puro gusto personale, mi permetto di dire che io avrei inserito la punteggiatura. Devo però ammettere che l'assenza di punteggiatura l'ho notata solo alla seconda lettura, perché alla prima sono stata talmente catturata dai versi, da non farci caso. Quindi ottimo lavoro!

 

Spero che ciò che ho scritto possa esserti utile e non vedo l'ora di leggere altre tue poesie. A presto! :) 

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Ciao @Federica.6, ti ringrazio molto per il tuo commento. Mi ha emozionato il fatto che ti abbia colpito così tanto la poesia e ne sono felice. Ho apprezzato i tuoi suggerimenti e la tua chiave interpretativa. Piccolo confronto, quando dici: 

Il ‎19‎/‎04‎/‎2019 alle 01:21, Federica.6 ha detto:

la mia interpretazione è stata che gli occhi di qualcun altro fissi su di noi possono essere come chiodi o stelle, quindi possono rappresentare un futuro dolore o una futura gioia

 

in questo passo intendo la gioia e il dolore (sintetizzando con i termini che hai suggerito l'insieme di emozioni e i sentimenti che stanno dietro) in maniera atemporale, tanto quelle passate quanto quelle future. Sono gli stessi occhi che "lacrimano la loro irremovibile fermezza", pertanto le vedo come gioie e dolori in potenza, ma che forse lo sono già da un po', così tanto da lanciare un disperato urlo al proprio destino.

 

A presto! :rosa:

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Leggendo questa poesia tutta d'un fiato si percepisce lo stato d'animo dell'autore che è nostalgico e malinconico e l'intonazione è simile a quella di un lamento.

Il poeta è frustrato e giò dal primo verso il lettore entra nel vivo della questione :

Quota
Il 4/4/2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

Cosa resta

La domanda retorica sembra rivolta direttamente al pubblico creando un forte impatto emotivo. Personalmente amo questo aspetto "colloquiale" della poesia perché crea complicità : ci mettiamo subito comodi ed ascoltiamo ciò che il nostro poeta-amico ha da dirci. Qui farei un piccolo appunto: metterei "Che cosa ne è rimasto". 

Il "ne" allude a tutto e niente, e desta immediatamente curiosità .. "Cos'è rimasto di una storia d'amore, oppure di un incontro?" Chi lo sa.

Una poesia non è fatta per raccontare ma per lasciare spazio alla fantasia.

Appare chiaro che di tutto ciò che prima c'è stato; adesso non resta che "uno sguardo"

Quota
Il 4/4/2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

se non uno sguardo

Gli è rimasto solo quello dice. E allora come può essere semplicemente "uno sguardo": suona vago e riduttivo rispetto all'importanza che questa parola assume come tema centrale del componimento. Cambierei con "quello sguardo". Perché? Perché innanzitutto è riferito agli occhi di una persona in particolare; e poi perché lo scrittore una volta solo con sé stesso avrà ripercorso quel momento un centinaio di volte; e di certo non può essere 1!

Dopo "sguardo" inserirei poi una virgola; poiché a seguire troviamo "fulmineo sguardo di imprevedibili intese" che si riferisce sempre alla parola 'sguardo' qualificandola.

Poi io proporrei un cambiamento che forse sconvolge un pò la poesia ma gli dona un aspetto più lineare e chiaro.

Subito dopo il 3* verso; continuerei con "mentre i nostri corpi si muovono e danzano sul sul palco della vita." In modo poi da concludere con un punto

Per poi riprendere con 

Il 4/4/2019 alle 23:51, liagiu ha detto:

appeso sui muri del tempo

Mettendo ovviamente "Appeso" in maiuscolo. Siamo entrati in confidenza con questo 'sguardo';  a tal punto che adesso allo scrittore appare superfluo ribadire il soggetto della frase e si permette di ometterlo.

Analisi della poesia:

è una poesia forte; di quelle scritte con il cuore in gola e le mani che tremano. Il registro è colloquiale e l'impostazione dei versi discorsiva. Ha la forma di un flusso di coscienza dell'autore colto nella fase del ricordo; anche per quanto riguarda la scelta delle figure retoriche. Il linguaggio è semplice e le metafore richiamano oggetti familiari come "stelle" e "chiodi".

  Parla di nostalgia per un amore perduto o una passione svanita; che da poco ha lasciato spazio unicamente al silenzio. L'unica ad alzare la voce, qui ;è l'impazienza di un ricordo ancora vivido nell'animo dello scrittore che vuole metterlo nero su bianco; lasciando che siano le emozioni a guidarlo. 

Lo sguardo è dunque il protagonista indiscusso dell'intera poesia in cui emerge una scrupulosa attenzione alle  piccole cose: ai dettagli. Perché sono proprio queste a scatenare nell'animo dello scrittore passioni turbolente con una punta (forse) di rancore. 

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