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Exairesi

Io sola

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Io sola mi abbandono

nel tenue grigiore del mondo

precipito io sola senza sosta

mi libero del corpo e della vita

mi sciolgo nelle forme e le seduco.

Io sola mi abbandono

al fuoco delle cose senza senso

al mondo alle strade ed al silenzio

io penso; la menzogna nel sangue

e la paura delle cose rotte e

poi ancora la birra che scuote i ricordi

come un albero che perde le foglie

io sola perdo parole come frutti

maturi. Dal mio cuore lembi di pelle

che piovono sangue e poi

strana voglia di vivere, solo ora;

 

io sola, mi abbandono.

 

 

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Nella solitudine ci si perde e ci si ritrova. Abbandonato sull'orlo di un precipizio, il tuo Io sola sprigiona una grandissima forza interiore. Sembra quasi voler tramutare la solitudine in libertà, urlare di poter fare tutto nonostante la sua anima sia ferita e fragile.

Mi piace la forza che emana il tuo componimento @Exairesi. Ti consiglio solo di sistemare un po' la punteggiatura o riorganizzare qualche verso per dare maggiore risalto a questo "io sola" che in certi punti sembra un po' mortificato (es. "precipito io sola senza sosta" , lo vedrei meglio tra due virgole). Infine, 

Il ‎02‎/‎04‎/‎2019 alle 22:39, Exairesi ha detto:

al mondo, alle strade, ed al silenzio

secondo me suona meglio senza congiunzione. A presto!

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Un componimento interessante: la solitudine diviene momento di riflessione e di percezione sia di ciò che è esteriore sia soprattutto di ciò che è interiore, quasi fosse una presa di coscienza. Ed è qui, nel silenzio, che il corpo diventa un orpello, un qualcosa di inutile, perché tutto si svolge nella sfera del pensiero, portandoti a perderti nelle forme sfumate, vaghe degli oggetti,  come se tu diventassi quegli oggetti, in un processo di trasfigurazione dell'Io, che assume ogni volta la forma degli oggetti che ti circondano: se tu non ha più un corpo, non significa che essi non ne abbiano uno, anzi!, continuano a essere ciò che sono, nonostante tutto. E alla fine ti abbandoni davvero: la solitudine diventa una trappola, una morsa che stringe e tu muori del tuo stesso pensiero, quasi fossimo continuamente vittime di noi stessi e di quella voglia di vivere che giunge solo dopo tanto dolore.

 

Sono anche belle le immagini: desunte dalla quotidianità e afferenti a un mondo (quello della natura, delle birre e di ciò che si è rotto) che permette di universalizzare un'esperienza che, di fatto, appartiene a te e a te soltanto. E niente: ho molto apprezzato! Un saluto.

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@Exairesi  ciao, molto profonda la tua poesia, un completo abbandono di se stessi in un mondo che ci riduce a stare da soli. La parte finale è incoraggiante, induce a reagire nonostante le avversità che la vita ci comporta. Mi piace. 

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@SperanzaWriter grazie mille per le tue parole, sono contenta che la poesia sia riuscita ad emozionarti.

La tua capacità di deduzione poi mi ha molto stupito, di solito è raro per me trovare qualcuno che si immedesima così bene come hai fatto tu, soprattutto perché come vedi il mio stile è abbastanza chiuso in sé stesso. Propone immagini, sensazioni vaghe, spiega poco di sé stesso, solo il minimo. 

 

Quindi grazie ancora😘

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È una poesia che centra in pieno l'attimo di verità di un'anima nell'immanenza di se stessa. Volgarmente la chiamiamo solitudine ma il realtà è l'attimo di rivelazione e quelle parole che cadono come frutti maturi lo dicono eloquentemente. Inoltre ha un valore aggiunto: l'archetipo femminile che implica e sottointende. Un uomo non scriverebbe mai un verso così: mi sciolgo nelle forme e le seduco. Qualcuno ho giustamente e profeticamente detto che l'inconscio del mondo è donna.

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@Ebbrodilibri non posso che ringraziarti per questo splendido e interessante commento. 

 

Quando parli di attimi rivelatori centri in pieno uno dei punti più importanti delle mie riflessioni, e richiami alla mente molti dei miei idoli.

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Ciao @Exairesi, capito su questa tua poesia in ritardo, ma forse al momento giusto. Ho letto in questi giorni una raccolta di Nina Cassian, tu me l'hai fatta ricordare un po'. Lei si trasforma, a volte, diventa altro, un animale, apre le ali, atterra, ed è intimista, anche, ma non solo. Non solo.

Ecco, ho visto questo: un corpo che assume altre forme e guarda da angolazioni diverse, sorvola, si carica, beve, beve vita, solitudine, osserva, si fa piatto.

La punteggiatura è perfetta e te la invidio un po', soprattutto quel punto e virgola a metà verso, senza accapo:

Il 2/4/2019 alle 22:39, Exairesi ha detto:

io penso; la menzogna nel sangue

E che più in là lo chiude:

Il 2/4/2019 alle 22:39, Exairesi ha detto:

strana voglia di vivere, solo ora;

Una delle più belle lette qui in Officina. Molto interessante e brava!

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@Exairesi bentrovata.

 

Una poesia che è un dialogo con se stessi. Elogio dell'autocoscienza, cogito ergo sum.

Ma anche qualcosa di più o di diverso. L'io si pone al centro dell'esistenza, riafferma la libertà di questo anelito e ancora:

Il 2/4/2019 alle 22:39, Exairesi ha detto:

mi sciolgo nelle forme e le seduco.

Creatività.

 

Il 2/4/2019 alle 22:39, Exairesi ha detto:

mi abbandono

al fuoco delle cose senza senso

al mondo alle strade ed al silenzio

io penso; la menzogna nel sangue

e la paura delle cose rotte e

poi ancora la birra che scuote i ricordi

come un albero che perde le foglie

io sola perdo parole come frutti

maturi. Dal mio cuore lembi di pelle

che piovono sangue e poi

strana voglia di vivere, solo ora

Nella seconda parte dai una netta virata esistenziale. Ho apprezzato particolarmente i passaggi evidenziati perché mostrano un'affezione per il reale che colloca l'io all'interno della decadenza descritta. C'è un'intenzione morale, l'integrità delle cose, le parole custodite, si contrappongono a un disordine che ci investe. Un io-mondo e un io-volontà che si confrontano in una struttura di valori impreziosita dalla fragile solitudine in cui il soggetto si colloca: Io sola.

Il verso è libero, però ritorna l'incipit del titolo, io sola, che poi sarebbe io sola mi abbandono. Visto che ritorna, e dunque è un tratto semantico voluto, mi chiedo se potrebbe essere usato con una geometria più regolare: Cosa succederebbe se aprisse delle strofe. Da una parte si rischia un eccesso formale, dall'altra il flusso delle parole avrebbe un livello di comunicazione ulteriore. Va bene liberarsi dalle regole metriche, ma cosa ne facciamo della composizione di una poesia? Nessuna scelta obbligata ovviamente, però più riusciamo a allontanare i versi da un effetto di estemporaneità e più vengono ricordati. Le parole dovrebbero chiamare il lettore, mostrarsi nella loro necessità, come punti di un mosaico che ci conduce per una strada che non può che essere quella.

Per essere più chiaro, la tua poesia funziona, e sul contenuto non toccherei nulla. Dunque per aiutarti a migliorare qualcosa metterei a fuoco la forma e rifletterei su come scrivere per dare un ordine che entri facilmente in testa a chi legge. La metrica e la rima aiutano in questo, ma oggi molti considerano le poesie troppo "inquadrate" come forzate in una gabbia. Capita anche a me. Però la libertà espressiva è da una parte libertà di affrancarsi dalle regole, dall'altra responsabilità creativa. Come autori siamo responsabili di questa libertà e non dobbiamo mai dimenticarci che il linguaggio è un medium e la sua oggettività risiede a metà strada tra i colloquianti. Dunque le ragioni espressive valgono per metà del percorso comunicativo. Al giro di boa gli schemi di significato di chi riceve il messaggio divengono decisivi. E se si fa poesia, o si scrive per essere letti, questa consapevolezza è fondamentale.

Comunque è qualcosa di cui fai già uso, ad esempio il modo in cui inserisci degli incisi in alcune tue poesie mostra un'attenzione compositiva molto personale e devo dire interessante.

In questo commento ho ingrandito un aspetto per condividere con te questa riflessione, nella speranza che ti possa essere utile.

In conclusione condivido l'opinione di chi mi ha preceduto, apprezzo la tua poesia e mi complimento con te.

Alla prossima.

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