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I                      IL GUARDIANO

Sono il guardiano del ponte, ma questo ponte io non l'ho attraversato mai. I viaggiatori arrivano, mi pagano il pedaggio, io apro loro il cancello e li faccio passare. Quando chiudo il cancello alle loro spalle, nessuno si volge a guardare indietro.

Qualcuno a volte ritorna: mi chiamano ad alta voce da dietro il cancello; io vado ad aprire. Non chiedo pedaggio a quelli che ritornano.

I viaggiatori che arrivano spesso mi domandano quanto disti la città. Ma io posso solo alzare le spalle: non so, non ho mai oltrepassato il cancello. Tutti mi guardano con stupore...  molti con uno sguardo di compassione: sono quelli che non ritorneranno. Ormai ho imparato a riconoscerli.

La città è là, in fondo al ponte di cui non si vede la fine. Io so che è là, tutti sanno che è là, ma io non l'ho mai vista. Quelli che ritornano non ne raccontano volentieri e comunque io non faccio domande ma, se parlano, ascolto.

Si narrano molte storie sulla città, ma chissà quante sono degne di fede: storie di ricchezze, di feste, di amori....

Quelli che ritornano non ne parlano volentieri e mentre richiudo il cancello alle loro spalle gettano un ultimo sguardo in lontananza a scuotono il capo.

 

II                    

Al sorgere del sole mi sono rimesso in cammino; la strada selciata si insinua solitaria tra gli anfratti di un paesaggio aspro e roccioso; pochi arbusti rinsecchiti sfidano l'inclemenza del luogo e del clima.  A mezzo pomeriggio sono arrivato al ponte.

Mi viene incontro il guardiano: gli pago il pedaggio che mi chiede. Sul suo viso lo stesso colore e gli stessi solchi profondi del selciato che prosegue sul ponte, oltre il cancello. Il guardiano lo apre senza dire una parola; il cigolio dei cardini è come un lamento a cui risponde il gracchiare dei corvi, in alto nel cielo. Davanti a me il ponte, di cui non riesco a vedere la fine; solo in lontananza, tra nubi basse, la sagoma imponente e scura della città.

Incomincio a chiedermi se sia il caso di proseguire, o se sia meglio invece fare dietro front, ma una forza invisibile mi attrae o forse mi spingono tutti i giorni di cammino che ho alle spalle.

 

III                   LA CITTÀ

Il sole sorge, il sole tramonta, uguale ogni giorno: piove, nevica, soffia il vento, da troppo tempo ormai. Ciò che distingue un giorno dagli altri è solo l'arrivo dei viaggiatori...  sempre più rari.

I frutti dell'albero maturano e cadono a terra prima che qualcuno li colga, ed i corvi si devono accontentare di quello che trovano.

Città mi chiamano, ma le torri ed i bastioni che mi cingono sono opera degli elementi: l'acqua si infiltra, il gelo frantuma, il vento liscia.

Città mi chiamano, ma si ingannano: non ci sono case di mattoni qui, né di legno; solo il sentiero di terra battuta che sale con ampi tornanti fino all'albero denuncia la presenza umana. Ma i viaggiatori sono sempre meno e ad ogni disgelo il tracciato del sentiero più incerto.

Ci fu un tempo in cui una processione ininterrotta saliva fino all'albero e quando i frutti si esaurivano i viaggiatori si accampavano sul versante meridionale del colle ed aspettavano che l'albero tornasse a fiorire e a dare i suoi frutti.

 

IV                   I CORVI

Cigola il cancello laggiù, annuncia l'arrivo di un viaggiatore: a passi lenti si incammina sul ponte, si ferma e scruta in lontananza.

Noi ogni volta seguiamo curiosi l' avventurarsi dei viaggiatori tra quelle rocce corrose e dilavate: tutti percorrono lo stesso cammino, su per il sentiero, fino all'albero.

Com'è possibile che non sappiano che i frutti dell'albero sono velenosi: molti di quelli che ne mangiano muoiono.

Noi non possiamo metterli in guardia... non possiamo, ed anche se potessimo probabilmente non lo faremmo: chi non gradisce di tanto in tanto un boccone di carne fresca?

 

V

La città che per giorni ho sognato si sta trasformando in un incubo. A passi lenti ho percorso il ponte: la sagoma che intravedevo seminascosta dalle nuvole poco a poco ha preso le forme di una rupe scabra e sinistra. La luce del tardo pomeriggio allunga le ombre dei pinnacoli pietrosi ed il cavallo mi segue riluttante su per i tornanti dello stretto sentiero. Tutto è immobile, solo i corvi seguono dall'alto i miei passi e gracchiano a tratti: perché ho l'impressione che ridano di me?

Sono quasi arrivato alla sommità, so che l' albero sta lassù, ma cosa significano tutte queste ossa umane che giacciono sparse ai lati del sentiero? E'  questa la fine cui sono destinato? Brandelli di indumenti, una bisaccia rovesciata, chi ha fatto tutto questo? Forse l'albero è stato distrutto? Devo proseguire.

 

VI                   L'ALBERO

Dite di cercare la verità; credete di cercare la verità, ma mentite a voi stessi. Ve ne rendete conto quando finalmente la verità vi sbatte sul muso.

A voi non serve la verità: volete qualcosa in cui credere, nel bene o nel male. Nel bene accettate qualunque idea vi venga presentata come verità, anche contro ogni parvenza di verosimiglianza. Nel male vi rassegnate ad accogliere quella che vi viene offerta come verità, nella speranza che possa essere smentita da una verità più favorevole.

Ma la verità non accetta aggettivi. Non è responsabile delle conseguenze che comporta la sua rivelazione: come un sasso gettato in uno stagno produrrà le sue onde. Spetta a ciascuno di voi decidere se rivelarla o meno.

Ma vale veramente la pena gettare quel sasso? La verità muore con chi la conosce direttamente. Raramente chi ne sente parlare la riconosce.

Neppure i cadaveri insepolti che vi accompagnano lungo l'ultimo tratto del sentiero riescono ad aprirvi gli occhi: i corvi gracchiano  e si preparano ad un altro banchetto.

Io non ho sassi da gettare nello stagno, ma i miei frutti pesano più delle pietre.

La verità esige coraggio; chi riesce a sopravvivere alla verità?

 

     VII             IL CAVALLO

Mai mi sono opposto agli ordini del morso, ma questo odore di morte fa incespicare il mio passo. Solo il mio padrone sembra non accorgersene. Veramente abbiamo viaggiato tanti giorni per arrivare ai piedi di questo misero albero? Il serpente ha atteso a lungo che lui cogliesse il frutto, ma per una volta ho stretto il cannone e ho guidato il mio padrone giù per il sentiero, fino al ponte e poi al cancello.

 

     VIII                       IL SERPENTE

È finito il tempo delle mute. È arrivato il giorno del viaggiatore che non ha mangiato il frutto dell’albero. Come a tutti gli altri io ne ho offerto, ma lui, unico, ha volto le spalle e ha sceso il sentiero a capo chino.

Codardo o coraggioso ai propri occhi? Ognuno è la storia che racconta di sé. Ma la verità sta nel cammino che ha percorso.   

Aspettavamo e temevamo questo giorno: non siamo noi responsabili del bene e del male, ora l’albero ed io siamo liberi.

 

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Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

I                      IL GUARDIANO

Sono il guardiano del ponte, ma questo ponte io non l'ho attraversato mai. I viaggiatori arrivano, mi pagano il pedaggio, io apro loro il cancello e li faccio passare. Quando chiudo il cancello alle loro spalle, nessuno si volge a guardare indietro.

Qualcuno a volte ritorna: mi chiamano ad alta voce da dietro il cancello; io vado ad aprire. Non chiedo pedaggio a quelli che ritornano.

I viaggiatori che arrivano spesso mi domandano quanto disti la città. Ma io posso solo alzare le spalle: non so, non ho mai oltrepassato il cancello. Tutti mi guardano con stupore...  molti con uno sguardo di compassione: sono quelli che non ritorneranno. Ormai ho imparato a riconoscerli.

La città è là, in fondo al ponte di cui non si vede la fine. Io so che è là, tutti sanno che è là, ma io non l'ho mai vista. Quelli che ritornano non ne raccontano volentieri e comunque io non faccio domande ma, se parlano, ascolto.

Si narrano molte storie sulla città, ma chissà quante sono degne di fede: storie di ricchezze, di feste, di amori....

Quelli che ritornano non ne parlano volentieri e mentre richiudo il cancello alle loro spalle gettano un ultimo sguardo in lontananza a scuotono il capo.

Il guardiano pare l'uomo che si limita ad eseguire gli ordini e la cui vita coincide col lavoro che fa, null'altro, come un robot senz'anima

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

 

II                    

Al sorgere del sole mi sono rimesso in cammino; la strada selciata si insinua solitaria tra gli anfratti di un paesaggio aspro e roccioso; pochi arbusti rinsecchiti sfidano l'inclemenza del luogo e del clima.  A mezzo pomeriggio sono arrivato al ponte.

Mi viene incontro il guardiano: gli pago il pedaggio che mi chiede. Sul suo viso lo stesso colore e gli stessi solchi profondi del selciato che prosegue sul ponte, oltre il cancello. Il guardiano lo apre senza dire una parola; il cigolio dei cardini è come un lamento a cui risponde il gracchiare dei corvi, in alto nel cielo. Davanti a me il ponte, di cui non riesco a vedere la fine; solo in lontananza, tra nubi basse, la sagoma imponente e scura della città.

Incomincio a chiedermi se sia il caso di proseguire, o se sia meglio invece fare dietro front, ma una forza invisibile mi attrae o forse mi spingono tutti i giorni di cammino che ho 

perché questo capitolo non ha titolo? Il visitatore? L'ultimo visitatore? Capisco, si anticiperebbe il finale

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

 

III                   LA CITTÀ

Il sole sorge, il sole tramonta, uguale ogni giorno: piove, nevica, soffia il vento, da troppo tempo ormai. Ciò che distingue un giorno dagli altri è solo l'arrivo dei viaggiatori...  sempre più rari.

I frutti dell'albero maturano e cadono a terra prima che qualcuno li colga, ed i corvi si devono accontentare di quello che trovano.

Città mi chiamano, ma le torri ed i bastioni che mi cingono sono opera degli elementi: l'acqua si infiltra, il gelo frantuma, il vento liscia.

Città mi chiamano, ma si ingannano: non ci sono case di mattoni qui, né di legno; solo il sentiero di terra battuta che sale con ampi tornanti fino all'albero denuncia la presenza umana. Ma i viaggiatori sono sempre meno e ad ogni disgelo il tracciato del sentiero più incerto.

Ci fu un tempo in cui una processione ininterrotta saliva fino all'albero e quando i frutti si esaurivano i viaggiatori si accampavano sul versante meridionale del colle ed aspettavano che l'albero tornasse a fiorire e a dare i suoi frutti.

La precedente città-giardino era un Eden che un giorno ha smesso di vedere i frutti buoni e rigogliosi dell'albero. Forse la malvagità dei suoi abitanti ha fatto sì che i frutti diventassero velenosi...

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

 

IV                   I CORVI

Cigola il cancello laggiù, annuncia l'arrivo di un viaggiatore: a passi lenti si incammina sul ponte, si ferma e scruta in lontananza.

Noi ogni volta seguiamo curiosi l' avventurarsi dei viaggiatori tra quelle rocce corrose e dilavate: tutti percorrono lo stesso cammino, su per il sentiero, fino all'albero.

Com'è possibile che non sappiano che i frutti dell'albero sono velenosi: molti di quelli che ne mangiano muoiono.

Noi non possiamo metterli in guardia... non possiamo, ed anche se potessimo probabilmente non lo faremmo: chi non gradisce di tanto in tanto un boccone di carne fresca?

La cecità  dei viaggiatori che non capiscono che se mangiano muoiono e sono loro il cibo dei corvi...

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

 

V

La città che per giorni ho sognato si sta trasformando in un incubo. A passi lenti ho percorso il ponte: la sagoma che intravedevo seminascosta dalle nuvole poco a poco ha preso le forme di una rupe scabra e sinistra. La luce del tardo pomeriggio allunga le ombre dei pinnacoli pietrosi ed il cavallo mi segue riluttante su per i tornanti dello stretto sentiero. Tutto è immobile, solo i corvi seguono dall'alto i miei passi e gracchiano a tratti: perché ho l'impressione che ridano di me?

Sono quasi arrivato alla sommità, so che l' albero sta lassù, ma cosa significano tutte queste ossa umane che giacciono sparse ai lati del sentiero? E'  questa la fine cui sono destinato? Brandelli di indumenti, una bisaccia rovesciata, chi ha fatto tutto questo? Forse l'albero è stato distrutto? Devo proseguire.

L'uomo vuole proseguire per diversi motivi: per non dare vana la sua lunga ricerca e accettare un fallimento; volere credere di riuscire a superare una prova che altri hanno fallito; sopravvalutazione d se stesso

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

 

VI                   L'ALBERO

Dite di cercare la verità; credete di cercare la verità, ma mentite a voi stessi. Ve ne rendete conto quando finalmente la verità vi sbatte sul muso.

A voi non serve la verità: volete qualcosa in cui credere, nel bene o nel male. Nel bene accettate qualunque idea vi venga presentata come verità, anche contro ogni parvenza di verosimiglianza. Nel male vi rassegnate ad accogliere quella che vi viene offerta come verità, nella speranza che possa essere smentita da una verità più favorevole.

Ma la verità non accetta aggettivi. Non è responsabile delle conseguenze che comporta la sua rivelazione: come un sasso gettato in uno stagno produrrà le sue onde. Spetta a ciascuno di voi decidere se rivelarla o meno.

Ma vale veramente la pena gettare quel sasso? La verità muore con chi la conosce direttamente. Raramente chi ne sente parlare la riconosce.

Neppure i cadaveri insepolti che vi accompagnano lungo l'ultimo tratto del sentiero riescono ad aprirvi gli occhi: i corvi gracchiano  e si preparano ad un altro banchetto.

Io non ho sassi da gettare nello stagno, ma i miei frutti pesano più delle pietre.

La verità esige coraggio; chi riesce a sopravvivere alla verità?

Grandi messaggi dall'albero, sull'uomo cieco che non sa scorgere lapalissiane verità, perché non ha il coraggio di vederla e di sopravviverle.

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

 

     VII             IL CAVALLO

Mai mi sono opposto agli ordini del morso, ma questo odore di morte fa incespicare il mio passo. Solo il mio padrone sembra non accorgersene. Veramente abbiamo viaggiato tanti giorni per arrivare ai piedi di questo misero albero? Il serpente ha atteso a lungo che lui cogliesse il frutto, ma per una volta ho stretto il cannone e ho guidato il mio padrone giù per il sentiero, fino al ponte e poi al cancello.

qui ci deve essere un refuso: cosa significa, in questo contesto "il cannone"? Comunque, il senso è che il cavallo ha salvato il cavaliere.

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

 

     VIII                       IL SERPENTE

È finito il tempo delle mute. È arrivato il giorno del viaggiatore che non ha mangiato il frutto dell’albero. Come a tutti gli altri io ne ho offerto, ma lui, unico, ha volto le spalle e ha sceso il sentiero a capo chino.

Codardo o coraggioso ai propri occhi? Ognuno è la storia che racconta di sé. Ma la verità sta nel cammino che ha percorso.   

Aspettavamo e temevamo questo giorno: non siamo noi responsabili del bene e del male, ora l’albero ed io siamo liberi.

 

 

Grande racconto, cara @Margot NRP, complimenti :flower:

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28 minuti fa, Poeta Zaza ha detto:
Quota

 

II                    

Al sorgere del sole mi sono rimesso in cammino; la strada selciata si insinua solitaria tra gli anfratti di un paesaggio aspro e roccioso; pochi arbusti rinsecchiti sfidano l'inclemenza del luogo e del clima.  A mezzo pomeriggio sono arrivato al ponte.

Mi viene incontro il guardiano: gli pago il pedaggio che mi chiede. Sul suo viso lo stesso colore e gli stessi solchi profondi del selciato che prosegue sul ponte, oltre il cancello. Il guardiano lo apre senza dire una parola; il cigolio dei cardini è come un lamento a cui risponde il gracchiare dei corvi, in alto nel cielo. Davanti a me il ponte, di cui non riesco a vedere la fine; solo in lontananza, tra nubi basse, la sagoma imponente e scura della città.

Incomincio a chiedermi se sia il caso di proseguire, o se sia meglio invece fare dietro front, ma una forza invisibile mi attrae o forse mi spingono tutti i giorni di cammino che ho 

perché questo capitolo non ha titolo? Il visitatore? L'ultimo visitatore? Capisco, si anticiperebbe il finale

Facendo il copia e incolla si è perso il corsivo di questo capitolo e del V, solo dopo averlo postato mi sono accorta che nella barra degli strumenti c'è il tasto apposito. Effettivamente chi parla in questi due capitoli è l'ultimo  viaggiatore.

 

33 minuti fa, Poeta Zaza ha detto:

La precedente città-giardino era un Eden che un giorno ha smesso di vedere i frutti buoni e rigogliosi dell'albero. Forse la malvagità dei suoi abitanti ha fatto sì che i frutti diventassero velenosi...

Il riferimento è all'albero del bene e del male, nel giardino dell'Eden, ed al fatto che la conoscenza può essere letale per l'uomo. 

 

35 minuti fa, Poeta Zaza ha detto:

qui ci deve essere un refuso: cosa significa, in questo contesto "il cannone"? Comunque, il senso è che il cavallo ha salvato il cavaliere.

 Cannone è una parte del morso,  quella che sta nella bocca del cavallo.

 

Sono contenta che ti sia piaciuto  @Poeta Zaza

Grazie per i complimenti.

A presto.

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Ciao @Margot NRP,

 

ho letto con interesse il racconto. A dirti la verita', durante la prima lettura ho creduto di capirlo appieno. Ma poi, rileggendolo, mi sono accorto di non comprendere la logica di alcune considerazioni. Te le sottopongo con la speranza di esserti utile, o magari di poter leggere una tua risposta che mi chiarisca i dubbi.

 

Ti anticipo comunque che trovo molto originale l'idea e il modo in cui hai sviluppato il racconto. Avere i diversi punti di vista narrati dagli elementi che costituiscono il racconto e' un'ottima idea.

 

Ed ora vengo alle parti che non mi sono chiare.

 

Il 2/4/2019 alle 00:44, Margot NRP ha detto:

molti con uno sguardo di compassione: sono quelli che non ritorneranno. Ormai ho imparato a riconoscerli.

Non mi risulta ovvio perche' quelli piu' compassionevoli sono quelli che mangeranno il frutto e periranno. Il messaggio che intendi passare e' che chi invece e' piu' distaccato dai problemi altrui rischi meno? Sarebbe comunque un interessante punto di vista, ma forse andrebbe illustrato piu' approfonditamente

 

9 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

invece fare dietro front, ma una forza invisibile mi attrae o forse mi spingono tutt

Qui credo che il tirare in ballo la forza invisibile non sia necessario. Mi piace gia' molto l'immagine dell'uomo che continua solo perche' ha gia' camminato tanto

 

9 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

Ciò che distingue un giorno dagli altri è solo l'arrivo dei viaggiatori...  sempre più rari.

Perche' i visitatori sono sempre piu' rari? E' un fatto positivo? Gli uomini stanno imparando a non cadere nella tentazione di quelle vane promesse? O e' un fatto negativo: gli uomini si stanno esaurendo ... uccisi uno dopo l'altro dai frutti dell'albero? La citta' sembra dispiaciuta di questo fatto, quindi ritengo piu' valida la seconda ipotesi.

 

9 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

Ci fu un tempo in cui una processione ininterrotta saliva fino all'albero e quando i frutti si esaurivano i viaggiatori si accampavano sul versante meridionale del colle ed aspettavano che l'albero tornasse a fiorire e a dare i suoi frutti.

Questa e' la parte che piu' mi lascia in dubbio nel racconto. Stiamo parlando di un albero con i frutti velenosi. Frutti che uccidono chi li mangia, trasformandolo in cibo per corvi. Ma allora perche' un tempo invece non era cosi'? Perche' le persone mangiavano i frutti e poi, felici, attendevano una nuova fioritura? E' dunque l'albero ad essere cambiato nel tempo? Che cosa rappresenta per te il frutto? Perche' una volta era buono ed ora e' invece mortale?

 

Il 2/4/2019 alle 00:44, Margot NRP ha detto:

quando finalmente la verità vi sbatte sul muso

Qui cambierei la frase. Messa giu' cosi' mi porta a chiedere che cosa la verita' sbatta sul muso agli uomini. Forse la puoi riscrivere con "quando finalmente sbattete il muso sulla verita'" .. o qualcosa di simile

 

10 ore fa, Poeta Zaza ha detto:

È finito il tempo delle mute. È arrivato il giorno del viaggiatore che non ha mangiato il frutto dell’albero.

Anche questa parte non mi sembra coerente con il resto del racconto. Perche' questo ultimo viaggiatore dovrebbe essere quello che non ha mangiato il frutto? Il guardiano parla di alcuni che ritornano e bussano al cancello. Scuotendo il capo, questi viaggiatori tornano a casa. Immagino quindi non abbiano mangiato il frutto velonoso. L'alternativa sarebbe pensare a viaggiatori che non sono nemmeno arrivati all'albero. Ma allora perche' scuotono il capo? Questo punto non mi e' chiaro.

 

Spero che i miei commenti possano esserti utili. Buona giornata

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@Poeta Zaza mi scuso. Mi sono accorto che nel fare "quote" ho a volte preso la parti dal tuo commento invece che risalire fino al testo originale (problemi di scroll)

Tuttavia tutti i miei commenti sono riferiti al testo originale

Buona giornata ad entrambe

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@Luca Ferrarini grazie per aver letto il mio racconto.

Ti devo confessare che l'ho scritto più come indagine sul bene e sul male che per dare delle risposte.

Cercherò, se possibile, di chiarire i tuoi dubbi.

14 ore fa, Luca Ferrarini ha detto:

Non mi risulta ovvio perche' quelli piu' compassionevoli sono quelli che mangeranno il frutto e periranno. Il messaggio che intendi passare e' che chi invece e' piu' distaccato dai problemi altrui rischi meno?

l'aggettivo compassionevole nasconde la presunzione di coloro che si sentono superiori al guardiano perché, a differenza di lui che è legato al suo compito e non può muoversi dal cancello, loro invece possono arrivare fino alla città.

 

14 ore fa, Luca Ferrarini ha detto:
Il 3/4/2019 alle 21:36, Poeta Zaza ha detto:

invece fare dietro front, ma una forza invisibile mi attrae o forse mi spingono tutt

Qui credo che il tirare in ballo la forza invisibile non sia necessario. Mi piace gia' molto l'immagine dell'uomo che continua solo perche' ha gia' camminato tanto

forse l'aggettivo invisibile non rende quello che volevo dire, e cioè il magnetismo che la città, e con essa l'albero, esercita sugli uomini.

 

14 ore fa, Luca Ferrarini ha detto:

 

Il 3/4/2019 alle 21:36, Poeta Zaza ha detto:

Ciò che distingue un giorno dagli altri è solo l'arrivo dei viaggiatori...  sempre più rari.

Perche' i visitatori sono sempre piu' rari? E' un fatto positivo? Gli uomini stanno imparando a non cadere nella tentazione di quelle vane promesse? O e' un fatto negativo: gli uomini si stanno esaurendo ... uccisi uno dopo l'altro dai frutti dell'albero? La citta' sembra dispiaciuta di questo fatto, quindi ritengo piu' valida la seconda ipotesi

Quello che volevo suggerire era una riflessione sul bene e sul male. Alla città non volevo attribuire nessun tipo di sentimento o giudizio, al contrario essa è testimone di quanto succede e lo racconta. 

 

14 ore fa, Luca Ferrarini ha detto:
Il 3/4/2019 alle 21:36, Poeta Zaza ha detto:

Ci fu un tempo in cui una processione ininterrotta saliva fino all'albero e quando i frutti si esaurivano i viaggiatori si accampavano sul versante meridionale del colle ed aspettavano che l'albero tornasse a fiorire e a dare i suoi frutti.

Questa e' la parte che piu' mi lascia in dubbio nel racconto. Stiamo parlando di un albero con i frutti velenosi. Frutti che uccidono chi li mangia, trasformandolo in cibo per corvi. Ma allora perche' un tempo invece non era cosi'? Perche' le persone mangiavano i frutti e poi, felici, attendevano una nuova fioritura? E' dunque l'albero ad essere cambiato nel tempo? Che cosa rappresenta per te il frutto? Perche' una volta era buono ed ora e' invece mortale?

I frutti dell'albero sono velenosi, ma non mortali per tutti :

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

Com'è possibile che non sappiano che i frutti dell'albero sono velenosi: molti di quelli che ne mangiano muoiono.

I viaggiatori che si accampano sono quelli che sono arrivati e non hanno trovato frutti perché non era la stagione o perché li avevano già mangiati quelli che li avevano preceduti e quindi si accampano per aspettare che l'albero ne produca altri.

Come ho già detto a Poeta Zaza il riferimento è all'albero della conoscenza del bene e del male. Così come per Adamo ed Eva mangiare la mela ha significato la cacciata dall'Eden anche per gli uomini del mio racconto mangiare il frutto dell'albero significa... cosa non lo posso dire: ciascuno deve dirlo per sé stesso, per alcuni significa la morte. 

14 ore fa, Luca Ferrarini ha detto:
Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

quando finalmente la verità vi sbatte sul muso

Qui cambierei la frase. Messa giu' cosi' mi porta a chiedere che cosa la verita' sbatta sul muso agli uomini. Forse la puoi riscrivere con "quando finalmente sbattete il muso sulla verita'" .. o qualcosa di simile

Qui è la verità stessa che sbatte sul muso degli uomini, ma forse rigirare la frase potrebbe essere più efficace.

 

14 ore fa, Luca Ferrarini ha detto:
Il 3/4/2019 alle 21:36, Poeta Zaza ha detto:

È finito il tempo delle mute. È arrivato il giorno del viaggiatore che non ha mangiato il frutto dell’albero.

Anche questa parte non mi sembra coerente con il resto del racconto. Perche' questo ultimo viaggiatore dovrebbe essere quello che non ha mangiato il frutto? Il guardiano parla di alcuni che ritornano e bussano al cancello. Scuotendo il capo, questi viaggiatori tornano a casa. Immagino quindi non abbiano mangiato il frutto velonoso. L'alternativa sarebbe pensare a viaggiatori che non sono nemmeno arrivati all'albero. Ma allora perche' scuotono il capo? Questo punto non mi e' chiaro.

 

Come ti dicevo i frutti non sono velenosi per tutti e molti viaggiatori riescono comunque a ritornare indietro:

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

Tutti mi guardano con stupore...  molti con uno sguardo di compassione: sono quelli che non ritorneranno. Ormai ho imparato a riconoscerli.

questa frase può suggerire il fatto che coloro che hanno la presunzione di ritenersi superiori agli altri fanno più fatica a 'resistere' alla verità che i frutti dell'albero consentono loro di 'vedere'.

Mi chiedi perché i viaggiatori sono sempre di meno, forse perché gli uomini stanno imparando a costruirsi autonomamente una morale invece di andare in cerca di qualcuno o qualcosa che la impongano loro.

Spero di aver chiarito i tuoi dubbi. Ti ringrazio comunque per questa discussione, è stata molto utile anche a me per chiarirmi alcune idee.

Ciao, a presto

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Ciao Margot NRP,

inizio questo  mio commento dicendoti che ho trovato il tuo racconto molto interessante. Prima di leggere i commenti avevo pensato che l'albero non fosse quello della conoscenza ma fosse un altro tipo di pianta. Non so, tipo l'albero dei valori della società moderna (per esempio carriera, successo etc. etc.). Comunque sia il racconto è molto suggestivo anche perchè lascia spazio al lettore di farsi una propria idea al riguardo del significato dello stesso e, se posso permettermi di dirtelo, forse sarebbe stato meglio se tu avessi evitato di dare spiegazioni. La scrittura è molto fluida, mi piace parecchio il tuo stile. Altro aspetto che ho apprezzato molto è l'aver dato voce in prima persona a tutti i personaggi della storia (umani e non). Ho trovato, questi cambi di prospettiva, molto intriganti. Qualcuno prima di me ti ha fatto le pulci su alcune possibili incongruenze. Può darsi che qualche smagliatura il tuo racconto l'abbia anche, ma a me paiono cose di poco conto e nel complesso ho trovato la trama coerente.

Tanti cari saluti,

 

Intes MK69

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@INTES MK-69 ti ringrazio molto per aver letto il racconto e mi fa molto piacere che tu lo abbia apprezzato.  Come tu dici in effetti 'lascia spazio al lettore di farsi una propria idea al riguardo del significato dello stesso': mi riconosco in questa osservazione.                                                              A presto.

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Buondì:D@Margot NRP ti dò il mio benvenuto nel WD. Complimenti per il tuo debutto,  titolo davvero interessante e se me lo permetti:arrossire:, la tua immagine è davvero bella!

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

I                      IL GUARDIANO

Sono il guardiano del ponte, ma questo ponte io non l'ho attraversato mai. I viaggiatori arrivano, mi pagano il pedaggio, io apro loro il cancello e li faccio passare. Quando chiudo il cancello alle loro spalle, nessuno si volge a guardare indietro.

Qualcuno a volte ritorna: mi chiamano ad alta voce da dietro il cancello; io vado ad aprire. Non chiedo pedaggio a quelli che ritornano.

I viaggiatori che arrivano spesso mi domandano quanto disti la città. Ma io posso solo alzare le spalle: non so, non ho mai oltrepassato il cancello. Tutti mi guardano con stupore Qui metterei solo un punto...   molti con uno sguardo di compassione: sono quelli che non ritorneranno. Ormai ho imparato a riconoscerli.

La città è là, in fondo al ponte di cui non si vede la fine. Io so che è là, tutti sanno che è là, ma io non l'ho mai vista. Quelli che ritornano non ne raccontano volentieri e comunque io non faccio domande ma, se parlano, ascolto.

Si narrano molte storie sulla città, ma chissà quante sono degne di fede: storie di ricchezze, di feste, di amori.... Qui metterei solo un punto

Quelli che ritornano non ne parlano volentieri e mentre richiudo il cancello alle loro spalle gettano un ultimo sguardo in lontananza a scuotono il capo.

Ti faccio due osservazioni: nella prima parte, eviterei di ripetere ponte.

Qui dai ampio spazio all'immaginazione al lettore. Io ho immaginato che oltre il ponte, si va in guerra.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

II                    

Al sorgere del sole mi sono rimesso in cammino; la strada selciata si insinua solitaria tra gli anfratti di un paesaggio aspro e roccioso; pochi arbusti rinsecchiti sfidano l'inclemenza del luogo e del clima.  A mezzo pomeriggio sono arrivato al ponte.

Mi viene incontro il guardiano: gli pago il pedaggio che mi chiede. Sul suo viso lo stesso colore e gli stessi solchi profondi del selciato che prosegue sul ponte, Cioè? oltre il cancello. Il guardiano lo apre senza dire una parola; il cigolio dei cardini è come un lamento a cui risponde il gracchiare dei corvi, in alto nel cielo. Davanti a me il ponte, di cui non riesco a vedere la fine; solo in lontananza, tra nubi basse, la sagoma imponente e scura della città.

Incomincio a chiedermi se sia il caso di proseguire, o se sia meglio invece fare dietro front, ma una forza invisibile mi attrae o forse mi spingono tutti i giorni di cammino che ho alle spalle.

Scrivi molto bene e molto scorrevole.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

III                   LA CITTÀ

Il sole sorge, il sole tramonta, Cancellerei sole, è sottinteso uguale ogni giorno: piove, nevica, soffia il vento, da troppo tempo ormai. Ciò che distingue un giorno dagli altri è solo l'arrivo dei viaggiatori...  sempre più rari.

I frutti dell'albero maturano e cadono a terra prima che qualcuno li colga, ed i corvi si devono accontentare di quello che trovano.

Città mi chiamano, ma le torri ed i bastioni che mi cingono sono opera degli elementi: l'acqua si infiltra, il gelo frantuma, il vento liscia.

Città mi chiamano, ma si ingannano: non ci sono case di mattoni qui, né di legno; solo il sentiero di terra battuta che sale con ampi tornanti fino all'albero denuncia la presenza umana. Ma i viaggiatori sono sempre meno e ad ogni disgelo il tracciato del sentiero più incerto.

Ci fu un tempo in cui una processione ininterrotta saliva fino all'albero e quando i frutti si esaurivano i viaggiatori si accampavano sul versante meridionale del colle ed aspettavano che l'albero tornasse a fiorire e a dare i suoi frutti.

Questo pezzo è un po complesso.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

IV                   I CORVI

Cigola il cancello laggiù, annuncia l'arrivo di un viaggiatore: a passi lenti si incammina sul ponte, si ferma e scruta in lontananza.:DBellissimo

Noi ogni volta seguiamo curiosi l' avventurarsi dei viaggiatori tra quelle rocce corrose e dilavate: tutti percorrono lo stesso cammino, su per il sentiero, fino all'albero.

Com'è possibile che non sappiano che i frutti dell'albero sono velenosi: molti di quelli che ne mangiano muoiono.

Noi non possiamo metterli in guardia... non possiamo, ed anche se potessimo probabilmente non lo faremmo: chi non gradisce di tanto in tanto un boccone di carne fresca?

Pezzo stupendo. Sottolinei che non c'è da mangiare per tutti. Anche un corvo può essere una "buona occasione"

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

V

La città che per giorni ho sognato Qui metterei una virgola si sta trasformando in un incubo. A passi lenti ho percorso il ponte: la sagoma che intravedevo seminascosta dalle nuvole poco a poco ha preso le forme di una rupe scabra e sinistra. La luce del tardo pomeriggio allunga le ombre dei pinnacoli pietrosi ed il cavallo mi segue riluttante su per i tornanti dello stretto sentiero. Tutto è immobile, solo i corvi seguono dall'alto i miei passi e gracchiano a tratti: perché ho l'impressione che ridano di me?

Sono quasi arrivato alla sommità, so che l' albero sta lassù, ma cosa significano tutte queste ossa umane che giacciono sparse ai lati del sentiero? E'  questa la fine cui sono destinato? Brandelli di indumenti, una bisaccia rovesciata, chi ha fatto tutto questo? Forse l'albero è stato distrutto? Devo proseguire.

Pezzo breve ma con un'ottima struttura descrittiva.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

VI                   L'ALBERO

Dite di cercare la verità; credete di cercare la verità, ma mentite a voi stessi. Ve ne rendete conto quando finalmente la verità vi Non mi piace sbatte sul muso.

A voi non serve la verità: volete qualcosa in cui credere, nel bene o nel male. Nel bene accettate qualunque idea vi venga presentata come verità, anche contro ogni parvenza di verosimiglianza Che significa questo termine?. Nel male vi rassegnate ad accogliere quella che vi viene offerta come verità, nella speranza che possa essere smentita da una verità più favorevole. Occhio alle ripetizioni.

Ma la verità non accetta aggettivi. Non è responsabile delle conseguenze che comporta la sua rivelazione: come un sasso gettato in uno stagno produrrà le sue onde.:DBellissimo Spetta a ciascuno di voi decidere se rivelarla o meno.

Ma vale veramente la pena gettare quel sasso? La verità muore con chi la conosce direttamente. Raramente chi ne sente parlare la riconosce.

Neppure i cadaveri insepolti Cancellerei che vi accompagnano lungo l'ultimo tratto del sentiero riescono ad aprirvi gli occhi: i corvi gracchiano  e si preparano ad un altro banchetto.

Io non ho sassi da gettare nello stagno, ma i miei frutti pesano più delle pietre.

La verità esige coraggio; chi riesce a sopravvivere alla verità?

Occhio alle ripetitività: verità

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

     VII             IL CAVALLO

Mai mi sono opposto agli ordini del morso, ma questo odore di morte fa incespicare il mio passo. Solo il mio padrone sembra non accorgersene. Veramente abbiamo viaggiato tanti giorni per arrivare ai piedi di questo misero albero? Il serpente ha atteso a lungo che lui cogliesse il frutto, ma per una volta ho stretto il cannone e ho guidato il mio padrone giù per il sentiero, fino al ponte e poi al cancello.

Niente da dire, solo un dubbio: non è meglio dire:

Mai mi sono opposto agli ordini del suo morso

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

     VIII                       IL SERPENTE

È finito il tempo delle mute. È arrivato il giorno del viaggiatore che non ha mangiato il frutto dell’albero. Come a tutti gli altri io ne ho offerto, ma lui, unico, ha volto le spalle e ha sceso il sentiero a capo chino.

Codardo o coraggioso ai propri occhi? Ognuno è la storia che racconta di sé. Ma la verità sta nel cammino che ha percorso.   

Aspettavamo e temevamo questo giorno: non siamo noi responsabili del bene e del male, ora l’albero ed io siamo liberi.

Non ho capito il finale.

 

Conclusione: racconto con mini capitoli, molto scorrevole con una buona struttura narrante. Sei stato bravo a non perdere mai il filo, in questi tipi di racconti non è facile. Possiamo diventare amici ? A me farebbe molto piacere^^

:rosa:Floriana

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Ciao @Floriana Amicizia accettata:)

Grazie per aver letto il mio racconto; sono contenta che ti sia piaciuto. In questo momento non posso rispondere ai tuoi dubbi: sono di fretta e probabilmente non potrò capitare di nuovo da queste parti prima del fine settimana.

A presto.

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Ciao @Margot NRP

un dono. Scalda la mente con qualcosa di triste. Forse la parola sbagliata. Ma esprime.

L'albero come un palo nella terra. Aggrapparsi è inevitabile ma inutile. E' tutto già scritto e riconoscibile. Come il volo di un gabbiano. 

Spesso ci rifacciamo a dei ricordi. Siamo maestri di vita di noi stessi. Ascoltiamo? Potremmo. Abbiamo due orecchie. L'unica bocca fende e rimarca. E spegne ogni incendio.

Di fronte a tutto questo scempio: un guardiano. Allora non può esserci un incendio. Sarebbe spento sul nascere.

E se il guardiano non ci fosse? Saremmo liberi di calpestare ambedue le strade. Il bene e il male, intendo.

Credo che lo facciamo anche adesso. Ora. C'è chi sceglie. La strada giusta è priva di significato. A volte l'una e a volte l'altra. Di questo passo nessuno scriverà mai le regole.

Il linguaggio è quello della fortuna o della predestinazione. Frutto acerbo di un albero sterile. Forse anche una certa rassegnazione.

Ci spetta solo restare a guardare, dal fondo della strada. Cammino inutile. Che tutto ci condurrà ad un eterno giudizio. Magari facciamo bene a sperare in un comodo oblio.

La vita ci conduce al perdono. Da soli ci infliggiamo la pena. Qualcuno non lo fa. Cerca di risparmiarsi. O delega l'incombenza.

Infine bisognerebbe chiedersi quanti alberi ci sono nei nostri sogni. E' forse un ponte quello che si vede in lontananza?

Ci accompagna la nostra coscienza. A volte mamma e a volte lupo. Parlo di salite e discese. L'essere visto come dubbio, oh Cartesio.

Non possediamo ombre. Ma ce le creiamo con la nostra stessa luce.

 

Il tuo racconto mi spinge alla riflessione. Poche storie ci riescono. Seleziono. Respiro parole. 

Costruisco la mia opinione fidandomi solo di me. Che gli altri sbaglino per fatti loro! 

Tanti mattoni costituiscono un muro. 

Tu mi dai il piccone per abbatterlo.

Grazie per aver condiviso.

 

"... ci son delle lacrime che m'aspettano nei petali di una rosa".

Luigi

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@Margot NRP

 

Ciao!

Il racconto mi è piaciuto: particolare e stimolante su un tema in qualche modo biblico... ripreso e riadattato, quasi al negativo, quasi al genere fantasy, mi verrebbe da dire.

Le considerazioni che si potrebbero fare sui temi di morte e conoscenza sono tante e tutte, secondo me, stimolanti. Non voglio soffermarmi, però, su nessuna in particolare e lasciare, come tu hai lasciato, il senso finale al pensiero di ogni lettore.

 

Per i miei personalissimi gusti letterari, sarò sincero, forse avrei preferito che il tutto fosse stato scritto con un pizzico di lirismo in più, mentre qui il ritmo è molto serrato. Ciononostante, la storia emerge bene secondo me, e anche le immagini si visualizzano con facilità nella lettura... dunque i miei complimenti.

 

Alcune mie personali annotazioni in merito:

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

I viaggiatori arrivano, mi pagano il pedaggio, 

Questo "mi" non mi ha del tutto convinto, sopratutto qui, nell'incipit... in fondo il guardiano è solo guardiano e non il padrone del ponte... è vero che i viaggiatori il pedaggio lo pagano "a lui"... ma leggendo, ho avuto come l'impressione che si possa percepire anche un senso di possesso del ponte stesso... proverei a toglierlo e vedere se ti convince meglio.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

mi guardano con stupore...  molti con uno sguardo di compassione:

Qui, eliminerei "uno sguardo" per eliminare la ripetizione con il verbo "guardare".

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

Mi viene incontro il guardiano: gli pago il pedaggio che mi chiede.

Ecco, qui ad esempio, sempre secondo me, quel "gli" ha più senso e stride meno, perché è il viaggiatore che lo paga e non si percepisce (non essendo in prima persona la richiesta) quel senso di possesso verso il ponte di cui parlavo prima.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

il cigolio dei cardini è come un lamento a cui risponde il gracchiare dei corvi, in alto nel cielo.

Molto bella questa immagine, mi è piaciuta.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

ed i corvi si devono accontentare di quello che trovano.

Città mi chiamano, ma le torri ed i bastioni che mi cingono sono opera degli elementi

Eliminerei la "d" eufonica.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

Ci fu un tempo in cui una processione ininterrotta saliva fino all'albero e quando i frutti si esaurivano (virgola) i viaggiatori si accampavano sul versante meridionale del colle ed aspettavano che l'albero tornasse a fiorire e a dare i suoi frutti.

Essendo la frase molto lunga, metterei una virgola dove segnalato.

Eliminerei "a dare i suoi frutti" sia perché ripetitivo della parola "frutti" di cui poco sopra, sia perché in parte implicito e dunque in qualche modo anche ripetitivo di quanto espresso nel verbo "fiorire".

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

curiosi l' avventurarsi dei viaggiatori

Attenzione allo spazio di troppo dopo l'apostrofo.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

molti di quelli che ne mangiano muoiono.

Scriverei "molti di quelli che li mangiano"

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

dei pinnacoli pietrosi ed il cavallo mi segue riluttante su per i tornanti dello stretto sentiero.

Nuovamente eliminerei la "d" eufonica.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

perché ho l'impressione che ridano di me?

Questa anche, mi è molto piaciuta, sopratutto in relazione al precedente discorso-pensiero dei corvi stessi.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

E'  questa la fine cui sono destinato?

Sempre meglio mettere l'accento e non l'apostrofo sulla "è" maiuscola (ho visto che dopo è scritta correttamente)... credo ci sia anche uno spazio di troppo che si può limare.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

: i corvi gracchiano  e si preparano ad un altro banchetto.

Anche qui: spazio di troppo e "d" eufonica che si potrebbero aggiustare.

 

Il 1/4/2019 alle 23:44, Margot NRP ha detto:

ma per una volta ho stretto il cannone 

Sono andato a controllare, cosa fosse questo  "cannone" in relazione al cavallo (poi ho visto anche che lo spieghi in un commento)... per non far cadere il lettore nel più banale equivoco dettato dalla sua ignoranza, io tenderei a specificare anche la parola "morso": "ma per una volta ho stretto il cannone nel morso"...

 

Il racconto, in quanto al contenuto è molto interessante... scritto perlopiù bene, ogni tanto qualche frivolezza che secondo me si potrebbe aggiustare meglio!

 

Alla prossima!

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@Luigi Amendola, @camparino, @ AndC (mi dispiace ma non riesco a taggare) grazie per essere passati e avere letto e commentato. Sono molto affezionata a questo racconto, l'ho scritto molto tempo fa e lo considero un punto di partenza nel mio percorso verso la scrittura. Per questo motivo avevo un certo pudore nel pubblicarlo. Grazie ancora per le vostre parole di incoraggiamento.

 

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Ciao @ Floriana, eccomi finalmente pronta a risolvere i tuoi dubbi.

Il 9/4/2019 alle 11:46, Floriana ha detto:

. Sul suo viso lo stesso colore e gli stessi solchi profondi del selciato che prosegue sul ponte, Cioè? 

il riferimento è al colore scuro della pelle del guardiano, a causa del sole, e alle rughe profonde: volevo dare l'idea che è molto anziano.

 

Il 9/4/2019 alle 11:46, Floriana ha detto:

Il sole sorge, il sole tramonta, Cancellerei sole, è sottinteso

Questa ripetizione, come il parallelismo che segue

Il 9/4/2019 alle 11:46, Floriana ha detto:

l'acqua si infiltra, il gelo frantuma, il vento liscia.

hanno lo scopo di dare al racconto un ritmo lento, per suggerire al lettore che ci troviamo di fronte a qualcosa di eterno o quasi fuori dal tempo.

 

Il 9/4/2019 alle 11:46, Floriana ha detto:
Quota

IV                   I CORVI

Cigola il cancello laggiù, annuncia l'arrivo di un viaggiatore: a passi lenti si incammina sul ponte, si ferma e scruta in lontananza.:DBellissimo

Noi ogni volta seguiamo curiosi l' avventurarsi dei viaggiatori tra quelle rocce corrose e dilavate: tutti percorrono lo stesso cammino, su per il sentiero, fino all'albero.

Com'è possibile che non sappiano che i frutti dell'albero sono velenosi: molti di quelli che ne mangiano muoiono.

Noi non possiamo metterli in guardia... non possiamo, ed anche se potessimo probabilmente non lo faremmo: chi non gradisce di tanto in tanto un boccone di carne fresca?

Pezzo stupendo. Sottolinei che non c'è da mangiare per tutti. Anche un corvo può essere una "buona occasione"

A dire la verità chi non ha da mangiare sono i corvi e il boccone di carne fresca è sono i viaggiatori che muoiono avvelenati dai frutti dell'albero.

 

Il 9/4/2019 alle 11:46, Floriana ha detto:

Nel bene accettate qualunque idea vi venga presentata come verità, anche contro ogni parvenza di verosimiglianza Che significa questo termine?.

'Verosimiglianza' l'ho usata qui per dire che, quando ci è favorevole, accettiamo qualunque cosa o idea, anche quando è palesemente falsa.

 

Il 9/4/2019 alle 11:46, Floriana ha detto:
Quota

     VIII                       IL SERPENTE

È finito il tempo delle mute. È arrivato il giorno del viaggiatore che non ha mangiato il frutto dell’albero. Come a tutti gli altri io ne ho offerto, ma lui, unico, ha volto le spalle e ha sceso il sentiero a capo chino.

Codardo o coraggioso ai propri occhi? Ognuno è la storia che racconta di sé. Ma la verità sta nel cammino che ha percorso.   

Aspettavamo e temevamo questo giorno: non siamo noi responsabili del bene e del male, ora l’albero ed io siamo liberi.

Non ho capito il finale.

Come ho già detto il riferimento, nemmeno troppo implicito, è all'albero della conoscenza del bene e del male. Il fatto che sia arrivato un viaggiatore che, a differenza di tutti gli altri, non ha colto i suoi frutti può suggerire che l'uomo finalmente  è in grado di costruirsi da solo un'etica da solo, senza ricorrere ai frutti dell'albero e cioè ai dettami di una qualche divinità.                                                                                               Ciao @ Floriana (non riesco a taggare!!), a presto.

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Buongiorno @Margot NRP :),bello il tuo racconto, molto suggestivo. Mi sono piaciuti i diversi punti di vista, anche se a volte la voce narrante interfacciata ad alcuni soggetti non era propriamente in linea con il loro essere, penso al cavallo, ai corvi, possono degli animali essere così onniscienti? Solo per riflettere, perché ripeto, il tuo racconto mi è piaciuto. Ho notato alcune ripetizioni nella prima parte (la parola cancello :)), ma andando avanti, la trama così originale nella struttura e riflessiva, mi ha nascosto le altre possibili imperfezioni, non ne ho più trovate :).

Bella l'atmosfera, belle le immagini.

Brava 

 

 

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