@Vittoria Ribolova capito per caso tra le tue parole e mi sorprendo di esserne trascinata via, lontano. Mi piace il tono confidenziale e semplice che usi, si crea un atmosfera soffusa e intima e leggendo si ha come l'impressione di sbirciare dalla serratura un'emozione segreta.  Ciò che emerge dalle tue righe sembra inizialmente molto semplice: una separazione che rimane rimpianto. Eppure ciò che la rende complessa, difficile in un certo senso, è quel costante volere/non volere che tu rimarchi numerose volte con le tue parole. Come se fosse stata una separazione sofferta, quasi avvenuta per cause maggiori, con la quale entrambi ancora devo fare i conti.
Mi piace molto l'inizio, la domanda che apre il discorso e ci immerge all'interno di un dialogo che sembra fatto per essere letto solo dalla persona giusta, la persona a cui è rivolto. Quella domanda, nella sua semplicità, dice già tutto quello che c'è da dire. Le cose sono state molto diverse, puoi credere che ora siano così? Str azia, nella sua semplicità e nella sua intimità, un incipit di questo tipo.  Poi ci sono alcune immagini che ho proprio amato come questa: Queste righe sono cariche di sentimento. Quel movimento senza fine che prosegue senza dubbi e perplessità sembra come scontrarsi con l'immobile presenza di lui, con quello stupore che diventa immagine di un'incontro inaspettato e con quel dispiacere che richiama un rimpianto mai espresso, covato nel silenzio e poi dimenticato.    Tutta la prima parte richiama quindi un incontro (o così mi è sembrato) ed è poi quell'incontro ad aprire il ricordo: "Sono venuta molte volte a trovarti quando non c'eri". 
Anche qui percepisco un contrasto, emozionante e semplice come il tuo stile, lo scontro tra la fredda realtà di un incontro muto e l'immenso universo di cose non dette che vi gravita intorno. Quell' "andare a trovarlo quando non c'è" mi fa pensare all'evocazione dei ricordi, di quella persona, alla nostalgia di un rapporto spezzato. Una nostalgia che come tutte le altre emozioni che esprimi sembrano come soppresse sotto pelle, nel silenzio di ciò che ormai è stato ed è inevitabile.     Questa parte mi lascia perplessa, ancora mi fa pensare all'atto di sopprimere, all'atto di cercare di dimenticare. "Io ti ricordo, ti rimpiango e so che per te è così come per me, ma io non mi faccio vedere in modo che tu possa scordarmi e spero anche io di riuscirci".Ecco cosa mi viene in mente, probabilmente erroneamente e chiedo venia.   Poi questa fine, semplice e incisiva, è ciò che ho apprezzato di più. Chiudi il componimento svanendo sempre di più nelle tinte opache ed indecifrabili fino ad arrivare a queste righe che sembrano rivolgersi al pensiero stesso che ha animato le tue parole. E' come se ti fermassi a valutare ciò che ti ha spinto a scrivere e ne prendessi le distanze, guardandolo da fuori.   A presto