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Vittoria Ribolova

Disincontro

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https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/42577-apparizione-delle-otto-di-sera/?do=findComment&comment=752705


Lo avresti mai detto, che incontrarci

sarebbe stato questo?

Il mio scivolare verso di te,

in un movimento senza fine;

il tuo restare

tra il dispiacere e lo stupore.

Tu che mi vedi, io che vorrei sentirti;

io che verrei da te subito, adesso, improvvisa,

tu che non mi dirai mai

vieni.

 

E sono venuta, molte volte, a trovarti

quando non c'eri.

 

Ti manco lo stesso, solo

che è più pulito,

e al tuo ritorno non te ne accorgi:

sono attenta e non lascio di me

nemmeno l'odore,

il calore.

 

Rimane tutto

sospeso in lontananza, e vicino

abbastanza da essere,

 

quasi.

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@Vittoria Ribolova la poesia non è cogliere la parte essenziale di qualcosa? Scendere fino al nocciolo e scarnificarlo fino a vederlo nudo? Ok, tu ci riesci, perfettamente, con questo tono confidenziale, sussurrato, che si ferma su un particolare: tu che mi vedi, io che vorrei sentirti, io che verrei da te subito, tu che non mi dirai mai vieni. La sospensione è evidente e il citarla alla fine sembra quasi casuale. Moolto delicata, tra le tue migliori. 

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@Elisa Audino ti ringrazio tanto per aver letto ed esserti soffermata. E di trovarla tra le migliori che hai letto, visto che a me, invece, non convince per niente ora che la rileggo a distanza di tempo.
 

1 ora fa, Elisa Audino ha detto:

la poesia non è cogliere la parte essenziale di qualcosa? Scendere fino al nocciolo e scarnificarlo fino a vederlo nudo?


Forse è questo, sì. E' comunque cogliere qualcosa anche se non ci si accorge di farlo e non si intendeva farlo. Ma la cosa che continua ad affascinarmi della poesia è il suo carattere indomabile. Purtroppo - e per fortuna - lei è così.

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@Vittoria Ribolova capito per caso tra le tue parole e mi sorprendo di esserne trascinata via, lontano. Mi piace il tono confidenziale e semplice che usi, si crea un atmosfera soffusa e intima e leggendo si ha come l'impressione di sbirciare dalla serratura un'emozione segreta. 

Ciò che emerge dalle tue righe sembra inizialmente molto semplice: una separazione che rimane rimpianto. Eppure ciò che la rende complessa, difficile in un certo senso, è quel costante volere/non volere che tu rimarchi numerose volte con le tue parole. Come se fosse stata una separazione sofferta, quasi avvenuta per cause maggiori, con la quale entrambi ancora devo fare i conti.
Mi piace molto l'inizio, la domanda che apre il discorso e ci immerge all'interno di un dialogo che sembra fatto per essere letto solo dalla persona giusta, la persona a cui è rivolto. Quella domanda, nella sua semplicità, dice già tutto quello che c'è da dire. Le cose sono state molto diverse, puoi credere che ora siano così? Str

azia, nella sua semplicità e nella sua intimità, un incipit di questo tipo. 

Poi ci sono alcune immagini che ho proprio amato come questa:

Il 1/4/2019 alle 17:42, Vittoria Ribolova ha detto:

Il mio scivolare verso di te,

in un movimento senza fine;

il tuo restare

tra il dispiacere e lo stupore.

Queste righe sono cariche di sentimento. Quel movimento senza fine che prosegue senza dubbi e perplessità sembra come scontrarsi con l'immobile presenza di lui, con quello stupore che diventa immagine di un'incontro inaspettato e con quel dispiacere che richiama un rimpianto mai espresso, covato nel silenzio e poi dimenticato. 

 

Tutta la prima parte richiama quindi un incontro (o così mi è sembrato) ed è poi quell'incontro ad aprire il ricordo: "Sono venuta molte volte a trovarti quando non c'eri". 
Anche qui percepisco un contrasto, emozionante e semplice come il tuo stile, lo scontro tra la fredda realtà di un incontro muto e l'immenso universo di cose non dette che vi gravita intorno. Quell' "andare a trovarlo quando non c'è" mi fa pensare all'evocazione dei ricordi, di quella persona, alla nostalgia di un rapporto spezzato. Una nostalgia che come tutte le altre emozioni che esprimi sembrano come soppresse sotto pelle, nel silenzio di ciò che ormai è stato ed è inevitabile.

 

Il 1/4/2019 alle 17:42, Vittoria Ribolova ha detto:

Ti manco lo stesso, solo

che è più pulito,

e al tuo ritorno non te ne accorgi:

sono attenta e non lascio di me

nemmeno l'odore,

il calore.

 

Questa parte mi lascia perplessa, ancora mi fa pensare all'atto di sopprimere, all'atto di cercare di dimenticare. "Io ti ricordo, ti rimpiango e so che per te è così come per me, ma io non mi faccio vedere in modo che tu possa scordarmi e spero anche io di riuscirci".Ecco cosa mi viene in mente, probabilmente erroneamente e chiedo venia.

 

Il 1/4/2019 alle 17:42, Vittoria Ribolova ha detto:

Rimane tutto

sospeso in lontananza, e vicino

abbastanza da essere,

 

quasi.

Poi questa fine, semplice e incisiva, è ciò che ho apprezzato di più. Chiudi il componimento svanendo sempre di più nelle tinte opache ed indecifrabili fino ad arrivare a queste righe che sembrano rivolgersi al pensiero stesso che ha animato le tue parole. E' come se ti fermassi a valutare ciò che ti ha spinto a scrivere e ne prendessi le distanze, guardandolo da fuori.

 

A presto :)

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Molto bello questo tuo componimento @Vittoria Ribolova, il tono confidenziale, come è già stato ben sottolineato, le parole attentamente calibrate, l'immagine di questo rapporto sospeso tra presenza e assenza, desiderio e indifferenza, tutto contribuisce a creare una poesia veramente ben riuscita, che ti accarezza e ti lascia una sensazione di piacevole indeterminatezza.

Complimenti!

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