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mina99

Raminga [MI 124 - Fuori concorso]

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Veronica uscì da scuola ridendo, la cartella rosa che le saltava sulla schiena e la gonna bianca che danzava al vento. Salutò le amiche e andò verso il parcheggio, dove i genitori aspettavano i figli. Si guardò attorno, in cerca dell’auto di suo papà, e camminò un breve tratto senza trovarla.

Quando passò accanto a un Suv nero il finestrino si abbassò. Veronica rabbrividì e fece per tirare dritto, ma una voce la fermò. «Aspetta! Sono un’amica di tuo papà.» Veronica si voltò, sospetta, e vide chi aveva parlato. Al volante del Suv c’era una donna con gli occhiali da sole che le sorrideva. Aveva una giacca di pelle scura e portava i capelli, biondi, tagliati corti. Ciò che colpì Veronica fu una lunga cicatrice sulla guancia sinistra e sul naso.

«Non ti ho mai vista», borbottò Veronica, senza comunque accennare ad andarsene.

«Bene! Sei una bambina intelligente. Non preoccuparti, io e tuo papà siamo amici di vecchia data. Mi ha chiesto di passarti a prendere come favore personale.»

Veronica annuì e si guardò brevemente intorno. Nessuno badava a loro. Decise di fidarsi della donna: qualcosa nei suoi modi era familiare. Andò a lasciare lo zaino nel bagagliaio e intanto ebbe l’idea di cercare se ci fosse qualcosa di sospetto: trovò solo una confezione di lattine di tè alla pesca (il suo preferito!).

«Prendine pure una», le gridò la donna, come se le avesse letto il pensiero, «ma sbrigati».

Cinque minuti dopo sfrecciavano a tutta velocità tra le stradine del paese. La donna aveva una rana grassa e verde appollaiata sulla spalla e Veronica la guardò con curiosità. «Lei è Kim», disse la donna.

«Cra», disse Kim.

«Dove stiamo andando? Questa non è la strada verso casa», disse Veronica con voce flebile.

«Sei veramente una bimba intelligente!» La donna fece un sorriso raggiante, compiaciuta. «È tanto che ti tengo d’occhio, sai?» Avevano imboccato la strada che portava alla campagna.

«Fammi scendere. Chi sei?» Veronica si era rannicchiata sul sedile, spaventata.

«Solo una raminga. Non aver paura. Non di me.»

Kim saltò in grembo a Veronica e lei fece un urlo acuto. La donna rise. «E neanche di Kim, non ti farà alcun male. Credo che le piaci, sai?»

La strada correva dritta davanti al Suv e le ultime case si aprirono sull’aperta campagna, una distesa di giallo e oro. Il terreno iniziava a essere accidentato e intorno all’auto che sfrecciava forte si sollevavano nuvole di polvere.

«Dove stiamo andando?», chiese ancora Veronica, mentre carezzava Kim.

La donna sospirò. «Credo che siamo inseguite, sai?»

La bambina trasalì. «E da chi?»

La donna tacque. Dopo un po’ disse: «Tu sei speciale. Molto più di quel che credi.»

«E tu come lo sai?», fece Veronica con tono impertinente.

La donna sorrise. «Lo so. Dimmi, ti è mai successo qualcosa di strano?»

«Be’…» Abbassò lo sguardo. Nessuno le aveva mai fatto questa domanda in tono così diretto, né lei ci aveva mai pensato su seriamente. Ma ora, in effetti… Decise di parlare. «Qualche volta. Certe volte so delle cose che non dovrei sapere. Papà dice che sono una bambina sveglia. Capisco come si sentono le persone e capisco quello che pensano. Certe volte durante le verifiche, quando non so le risposte, qualcuno me le sussurra dentro la mia testa e d’improvviso le so. Ma niente di strano.»

La donna annuì senza togliere lo sguardo dalla strada. Non sembrava per niente turbata, e questo stupì Veronica. «Cosa intendi con “cose che non dovresti sapere”? Ti ricordi qualcosa in particolare?»

«Be’… Non lo so. Una volta, quando ci siamo trasferiti, papà non trovava più la scatola con i suoi documenti del lavoro. Gli ho detto che quello del trasloco l’aveva lasciata nel sottoscala, e alla fine era veramente lì, anche se io non ci ero mai stata: lo sapevo e basta. Un’altra volta stavo guardando un libro sugli uccelli e ho detto a papà che volevo vedere un pettirosso e all’improvviso tre pettirossi si sono schiantati contro la finestra e sono morti e io ho iniziato a perdere sangue da naso. Papà ha avuto paura e anche io e mi ha detto di non dirlo a nessuno. Perché mi stai chiedendo queste cose?»

La donna fissò per un istante la strada sterrata che si stendeva tra le campagne davanti a loro. «È normale avere paura. Non è una debolezza, ma una forza. Sei una bambina molto speciale. Non devi diventare come i bulli che ti tormentano a scuola, solo trovare il coraggio nella tua paura.» Le diede un pugno affettuoso alla spalla e Kim gracidò.

«Come sai dei bulli?»

«Te l’ho detto, è un po’ che ti tengo d’occhio». Si tolse gli occhiali, si voltò a guardarla e le fece l’occhiolino.

Veronica trasalì. Ma certo! Avevano gli occhi uguali, i capelli dello stesso colore… E la cicatrice corrispondeva a quella sul volto della donna che papà le aveva fatto vedere in quella vecchia fotografia. Lei era…

«Mamma?»

«Fa strano sentirsi chiamare così». La donna sospirò. «So cosa stai pensando. Ma avevo cose da controllare, su cui indagare… Non è una scusa, lo so, e se sei arrabbiata lo capisco. Ma ho vegliato su di te tutto il tempo.»

Veronica notò un’espressione tesa sul suo volto di cui non si era accorta prima. “Credo che siamo inseguite”. La strada e la campagna attorno a loro erano deserte e in lontananza si vedeva il bosco, che costeggiava tutta la campagna fino a toccare il paese dietro di loro. Lei non sapeva esattamente come sentirsi. Era spaventata, come sempre, e tutto ciò che voleva al momento era correre in qualche angolo buio e piangere. Il fantasma della sua vita, la donna che non aveva mai conosciuto, era piombata senza preavviso nella sua vita. Come doveva sentirsi? «Ma, se tu…»

Non fece in tempo a finire la frase. Qualcosa si schiantò contro il parabrezza e l’auto sbandò da un lato e dall’altro. Veronica urlò e si rannicchiò sul sedile. Una grossa figura umanoide si dibatteva sul cofano dell’auto. «Vai dietro!», gridò la donna. Veronica ubbidì e si accucciò sui sedili posteriori e scoppiò a piangere.

La figura che li aveva aggrediti si girò a fissarla con occhi rossi, fiammanti. La bambina, che si era portata le mani al viso, guardò tra le fessure delle dita. La creatura era nera e aveva i capelli lunghi, come alghe. Sul petto portava il simbolo di un serpente che si morde la coda. Sfondò il vetro con un pugno e i suoi artigli si allungarono flessibili nel tentativo di raggiungere Veronica.

«Non toccarla!», urlò la donna. Afferrò Kim e la strinse forte in mano. La rana aprì la bocca e ne uscì un immenso raggio bianco che colpì in pieno la creatura e la scaraventò sulla strada. L’auto sfrecciò a massima velocità oltre. Kim fece un rutto e ne uscì una nuvoletta di fumo.

«Cos’era quella cosa?», chiese Veronica a mezza voce, incapace di muoversi.

La donna stava ansimando. «Sono qui per te, per i tuoi doni. Non è sola, ce ne sono altre sei. Dovremmo essere al sicuro, per ora; ce li siamo lasciati dietro sulla strada.» Fece una breve pausa, come per riordinare i pensieri. «Vedi, piccola… Non ti ho detto tutta la verità. Adesso ascoltami; so che ti sarà difficile credermi, ma ascoltami. Molti anni fa sono arrivata qui, ho conosciuto tuo padre e, be’, sì, sono tua madre. Ma il fatto è che sono arrivata dal futuro. C’è stato un incidente e io sono finita qui per sbaglio. Vedi… Nel futuro sarai tu a salvare l’umanità da quei…» Fece un gesto vago con la mano. «Ed è per questo che ce ne sono sette che ci stanno dando la caccia».

Veronica non rispose e rivolse lo sguardo al cielo oltre il finestrino. Non sapeva cosa pensare, se crederci o meno. Il rumore dell’auto che sfrecciava sulla strada, superando buche e sassi e sollevando un polverone, era rilassante e lei si trovò ben disposta a riflettere. Tutto ciò che le era stato detto era ridicolo, ma… Ripensò alla cosa che era piombata sull’auto e aveva sfondato il vetro. Non aveva altra scelta se non crederci. Anche se su un punto era ferma: lei non avrebbe mai salvato il mondo. A malapena riusciva a salvare sé stessa dalle verifiche di matematica, si disse. Come poteva una bambina come lei fare qualcosa del genere? Lo sapeva benissimo: non era speciale.

Procedettero per un po’ lungo la strada, in silenzio. Era ormai pomeriggio inoltrato quando la strada li portò dentro il bosco. Lì furono costrette a rallentare, perché le buche aumentarono e le curve erano parecchie. «Stai pronta al peggio», disse la donna.

Aveva ragione. Dal nulla qualcosa caricò contro l’auto e la scaraventò in aria. Atterrò sul tettuccio e i finestrini finirono in pezzi. «Veronica! Stai bene? Dobbiamo uscire!»

La bambina sentiva la testa che le pulsava dolorosamente, ma riuscì a strisciare fuori velocemente. La donna, con Kim in mano, prese a correre a tutta velocità, seguita da Veronica. Lei si voltò e vide le creature sgusciare fuori da uno squarcio violaceo a mezz’aria. Si lanciarono subito all’inseguimento.

La donna sparò qualche colpo con Kim, ma servì solo a rallentarli. Veronica aveva il fiatone e inciampava di continuo sulla strada accidentata. «Devi fermarli», le gridò la donna.

Non fosse stata terrorizzata a morte sarebbe scoppiata a ridere. Come poteva fermarli? Li guardò. Sette creature nere come la notte, tutte con lo stesso simbolo del serpente che si morde la coda, lanciate al suo inseguimento. Qualcuna aveva i tentacoli, qualcun’altra gli artigli, e qualcuna procedeva a quattro zampe. Veronica era certa: non ce l’avrebbe mai fatta.

I colpi di Kim impazzavano, ma le creature stavano guadagnando terreno. «Avanti, avanti, avanti! Puoi farcela, Veronica. Credo in te.» Le creature si disfecero in numerosi filamenti scuri e si riunirono in un immenso mostro tentacolare. Questi ruggì e si scagliò contro Veronica.

Lei chiuse gli occhi. “Credo in te”. Sua madre credeva in lei, si ripeté. Era terrorizzata, sì, e accolse la paura a cuore aperto. Si voltò. Di botto tutti gli alberi sulla strada si curvarono e crollarono addosso alla creatura, seppellendola sotto tonnellate di legno in un tonfo assordante. Veronica fissò la scena, sbigottita e ansimante. Si accorse di star perdendo sangue da naso quando vide le gocce nella polvere. Poi svenne.

 

Quando riaprì gli occhi, era sdraiata sulla giacca di pelle di sua madre, accanto a un torrente placido. «Devi ucciderlo».

Veronica si alzò a sedere, indolenzita, e vide la donna seduta con le spalle poggiate a un albero.

«Come?»

«Devi ucciderlo. Hai visto cosa puoi fare, no?»

«Io… Non posso.» Abbassò lo sguardo.

«Certo che puoi! Farai cose straordinarie, quando imparerai a credere in te stessa. Straordinarie. Sei la nostra unica speranza, sai? Stiamo andando avanti su questa strada, è vero, ma se non sei tu a cambiare, la strada ti riporterà sempre nello stesso posto.»

Veronica non rispose e si guardò la gonna, ormai sudicia e strappata. Non era sicura di aver capito quelle parole, ma sapeva che volevano essere di conforto, e le bastava. «Ascolta, ma…» Si fermò un attimo. «Mamma. Tu mi conoscevi? Nel futuro, intendo.»

La donna fece un sorriso vago. «Be’, in un certo senso. Ma è un segreto.» E le fece la linguaccia.

Veronica sorrise. «Stavo pensando che possiamo viaggiare nel tempo, magari. Possiamo fargli una trappola quando non se lo aspettano, invece che continuare a scappare. No?»

«Sei proprio una bambina intelligente», le fece l’occhiolino. «Purtroppo non possiamo. Neanche dal futuro da cui vengo, l’uomo è in grado di viaggiare nel tempo: te l’ho detto, il mio è stato un incidente, un caso unico. E anche se fosse…» Il suo sguardo si incupì. «Non so perché, ma tu perderesti i tuoi poteri.» La donna si alzò in piedi e si stiracchiò. «Bene, vado a controllare se la strada è sicura. Tra poco ripartiamo.» Si allontanò.

Veronica andò a sedersi sulla riva del ruscello e vi trovò Kim a farsi il bagno. «Ciao», le disse.

«Cra».

Veronica arrossì e si guardò attorno. Il sole stava tramontando, tingendo di oro le foglie degli alberi. L’aria era piacevole e il sottobosco era pieno di foglie cadute e muschio. Faceva un buon profumo. Il suono dell’acqua che corre era rilassante.

«Sei una rana molto coraggiosa».

«Cra». La guardò con occhi stupidi.

«Vorrei tanto essere come te. Mi sento così… inutile. Tu e la mamma vi state mettendo in pericolo per salvarmi e tutto ciò che riesco a fare e piangere e scappare. Vorrei non essere così debole…»

«Cra».

«Già, forse hai ragione. Forse posso diventarlo, no? Chissà cos’ha in serbo per noi la strada. Ma è veramente così facile?»

«Cra».

«Sei proprio una bella rana, sai? Mi chiedo se diventerai una principessa, se ti bacio».

«Cra».

Veronica allungò le mani e prese Kim. Lei sbatté le palpebre e la fissò. La bambina chiuse gli occhi, allungò le labbra e avvicinò lentamente la rana.

«Che stai facendo?»

Veronica trasalì e alzò lo sguardo. Incrociò quello di sua madre.

«Ecco, ecco…»

«Su, rimettiamoci in strada».

Ripresero la marcia a buon ritmo. Le ombre iniziavano ad allungarsi nel bosco, sinistre come spettri. «Tra poco dovremmo essere fuori, spero», mormorò la donna. Gli alberi iniziavano a diradarsi.

Proseguirono ancora a lungo, finché non sbucarono in una stradina asfaltata. Veronica si guardò attorno, stupita, e riconobbe alcune case del suo paese. «Ma come… Com’è possibile? Abbiamo girato in tondo?»

La notte fu squarciata da un verso disumano seguito dal rumore di alberi che si abbattevano. Le due si lanciarono un breve sguardo di intesa e si rivolsero assieme verso il bosco da cui erano appena uscite. Veronica chiuse gli occhi. Inspirò, espirò. Era spaventata, ma forse aveva trovato un certo coraggio, nella paura. Era pronta.

Il mostro emerse dal bosco e la battaglia ebbe inizio. La donna sparava colpi all’impazzata con Kim, mentre Veronica aveva trovato il modo di usare le proprie mani per attaccare con raggi di energia. Il mostro rispondeva scagliando decine di tentacoli rapidi e taglienti, che cercavano una falla nella loro difesa.

Erano brave, assieme, ma capirono di non esserlo abbastanza: la creatura era troppo veloce e forte. Un tentacolo ferì Veronica alla spalla. Altri colpirono ripetutamente la donna. Lei si parò davanti alla bambina. «Speravo di non doverlo fare, ma non ho altra scelta. Ti affido Kim.» Si voltò verso Veronica e le fece un sorriso sincero. Nonostante la cicatrice, pensò Veronica, era veramente bella. Si stupì di quanto sembrasse serena, in pace.

Poi lasciò andare Kim, si lanciò contro la creatura, estrasse dal giubbotto una granata e tirò la cinghia, stringendo il corpo dell’avversario. A Veronica il tempo sembrò fermarsi. «No, mamma!» Il mostro ruggì.

L’esplosione fu assordante e abbagliò la notte. Gli alberi finirono in pezzi e presero fuoco. Urla gorgoglianti testimoniarono la sofferenza della creatura. Si spensero lentamente.

Veronica crollò in ginocchio e scoppiò a piangere. Restò così qualche istante, poi sentì un suono davanti a lei. Passi. Alzò la testa e vide la creatura, ansimante, avanzare verso di lei zoppicando. Metà faccia e un braccio non c’erano più e perdeva liquido nero dalle ferite. Ma aveva ancora alcuni tentacoli.

Veronica si alzò in piedi e si asciugò le lacrime. Un tentacolo cercò di colpirla; lei lo afferrò e lo ruppe. Scagliò un raggio di energia. Il mostro si avvicinò, tentando di ucciderla con la forza della disperazione. Un tentacolo la colpì in viso e un dolore acuto le investì la guancia sinistra e il naso.

Guardò il mostro, il viso grondante di sangue, e urlò a tutta la voce: «MUORI!» L’aria si piegò sulla creatura e la schiacciò sotto una pressione titanica; il mostro provò a scappare, ma fu tutto inutile. Fu ridotto a un puntino di buio in mezzo all’aria, poi più nulla.

La bambina restò a fissare il vuoto per qualche istante, respirando pesantemente. Ce l’aveva fatta. Lei ce l’aveva fatta. Si strappò un lembo di gonna e lo usò come benda per il taglio. Diede le spalle al bosco in fiamme. «Andiamo, Kim». Se la posò su una spalla e si rimise in strada.

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@mina99 ma cosa ti sei inventato? C'è tutto: horror, commedia, sembra un racconto di formazione, poi c'è humor e poi la strada e la gonna! Mi è piaciuto tantissimo, soprattutto immaginare te e a quanto avrai riso nello scrivere "cra".

Ciao :)

 

 

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Ciao @mina99

Grande! :D

 

Un bel racconto mozzafiato, futuristico e "mostriciattoloso"... :D

 

Mi è piaciuto e ci sta tutto... forse, unica pecca, ci sta tutto ma un po' stretto nei limiti di un racconto... ecco qui c'è materiale davvero per un lungo racconto o piccolo romanzo.

 

Insomma, i miei soliti complimenti, ma secondo me andrebbe espanso, se lo merita... ciao!

:D

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@Lauram Hola! Grazie mille del passaggio^^ Sono contentissimo ti sia piaciuto~ Adoro le rane xD grazie:rosa:

@AndC Ciao, grazie mille del commento! Sono lusingato<3 Ho voluto sperimentare, con questo racconto: sperimentare un genere su cui mi piacerebbe buttarmi e sperimentare una costruzione dei personaggi (della protagonista, almeno) fatta come si deve: è la prima volta che tento di costruire un'evoluzione, il grande "esercizio" è stato questo :)

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