Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

gierre13

Esiste un vero motivo per un rifiuto? Per quale motivo un editore non pubblica un testo?

Post raccomandati

Il ‎31‎/‎03‎/‎2019 alle 11:59, Aporema Edizioni ha detto:

Perché un manoscritto viene rifiutato?
Basterebbe che pubblicassimo qui una piccola selezione di quelli che sono stati scartati dalla nostra redazione e tutti gli utenti del forum (sottolineiamo tutti, compresi quelli che sono arrivati qui da pochissimo tempo) ne capirebbero le ragioni. Purtroppo, ma diciamo "per fortuna", non è possibile farlo, per evidenti ragioni di riservatezza.

Allora riassumiamo.

  • Errori di ortografia? In pratica mai, visto che ci sono i correttori. 
  • Errori di sintassi? Parecchi.
  • Uso del tutto casuale della punteggiatura? Sì, piuttosto spesso, con certi segni (tipo i due punti o il punto e virgola) del tutto ignorati o sparsi a caso.
  • Consecutio temporum? La maggioranza degli autori non sa neppure cosa sia e, quel che è peggio, non lo sanno nemmeno taluni editor, ai quali si sono incautamente affidati.
  • Ignorare come davvero si racconta una storia? Molti.
  • Incapacità di attrarre e sedurre il lettore fin dalle prime righe? In pratica quasi tutti.
  • Tremendi spiegoni fin dall'incipit? Siamo circa al 50%.
  • Trame banali o inconsistenti? Molto meno di quanto si creda: la fantasia di solito non manca; è il modo di esprimerla che difetta.
  • Ermetismo inconsapevole del tipo "so benissimo cosa volevo dire, possibile che voi non lo capiate?" ? Troppi.

Ci fermiamo qui, anche se potremmo continuare ancora a lungo.

In conclusione, prima di portare il discorso sulla dietrologia e su "cosa mai nasconderanno i rifiuti degli editori?", sarebbe importante badare ai punti che abbiamo citato. Poi ci sarà tutto il tempo di parlare, magari in un'altra sede e in un'altra discussione, dell'importanza dei social e dell'impegno che un autore esordiente deve profondere nel collaborare con la casa editrice alla propria promozione: temi importanti, che vengono sempre dopo l'aver scritto in partenza non un capolavoro, ma perlomeno un buon libro.

 

 

Sono d'accordo e dissento. Sono d'accordo sullo scarto di opere afflitte da errori di grammatica (ce ne sono, malgrado i correttori, anche in pubblicazioni di grandi CE: cito ad esempio i se stesso con accento sul se, qual è con l'apostrofo, fila inserito a sproposito al posto di file, et similia), sintassi, punteggiatura e consecutio temporum. Per il resto, mi chiedo a cosa serva l'editing, che tutti gli editori dicono di praticare, se non ad apparecchiare ed affinare una buona opera che presenta qualche problema nella costruzione di una storia comunque interessante e scritta in maniera decente. Anche perché qui entriamo nel campo dei gusti personali, in cui non esistono (non possono esistere) regole precise. Un discorso a parte merita la promozione: è ovvio che un autore farà il possibile per propagandare il proprio libro tra parenti, amici e conoscenti vari, ma non si può, non si deve pretendere che si trasformi in venditore. Ho il massimo rispetto per i professionisti della vendita, ma uno scrittore difficilmente sarà in grado di affrontare con successo un tipo di attività che richiede, oltretutto, una formazione specifica. La promozione delle vendite è (dovrebbe essere) compito della CE, cui l'autore è chiamato a collaborare con la presenza ad eventi organizzati dall'editore stesso. Se per essere pubblicato devo prima creare un'opera perfetta e poi sbattermi per venderla, qual è la differenza tra una casa editrice seria ed una poco seria? La circostanza che non vengano chiesti soldi è necessaria, ma non sufficiente. Ovviamente, secondo me, che posso sbagliarmi, come tutti.

  • Mi piace 4
  • Grazie 2
  • Non mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@cheguevara

Esistono delle CE che sono convinte sia un costo troppo elevato l'editing (non sapendo che tutte le opere ne hanno bisogno e bisogna investire per offrire dei buoni libri ai lettori) e altre che pubblicano tanto (più di 10 libri ogni mese) e non sono in grado di seguire tutti gli autori. La verità è che molte volte gli scrittori sono soli, ma poi ci saranno molte persone disposte a salire sul carro del vincitore :asd:. Quindi, bisogna confidare prima su di noi e dopo sperare che anche qualcun altro ci dia fiducia ;)

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, TuSìCheVale ha detto:

@cheguevara

Esistono delle CE che sono convinte sia un costo troppo elevato l'editing (non sapendo che tutte le opere ne hanno bisogno e bisogna investire per offrire dei buoni libri ai lettori) e altre che pubblicano tanto (più di 10 libri ogni mese) e non sono in grado di seguire tutti gli autori. La verità è che molte volte gli scrittori sono soli, ma poi ci saranno molte persone disposte a salire sul carro del vincitore :asd:. Quindi, bisogna confidare prima su di noi e dopo sperare che anche qualcun altro ci dia fiducia ;)

In questo periodo me ne sto rendendo conto pure io :)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

Ma a prescindere dal fatto che alcuni rifiuti non sono motivati da nulla di buono (continuo a ripeterlo) a nessuno viene il dubbio di non valere la pubblicazione? Insomma... io non credo molto all'autore che si rende conto dei propri limiti ed è oggettivo nei confronti di ciò che fa. In altro ambito, ma simile, io non vedo affatto questo distacco dalla propria opera né da se stessi. Davvero chiunque si fissi di essere bravo lo diventa "con impegno" e dedizione (e magari un po' di soldi spesi per promozione e altro)? Il talento è una costruzione caratteriale? Io non penso.
Prima di essere frainteso di nuovo: questa è una considerazione personale e non voglio insultare nessuno. Insulto me stesso, se si tratta di essere dubbiosi nei confronti di qualcuno e del suo valore.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
20 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

Ma a prescindere dal fatto che alcuni rifiuti non sono motivati da nulla di buono (continuo a ripeterlo) a nessuno viene il dubbio di non valere la pubblicazione? Insomma... io non credo molto all'autore che si rende conto dei propri limiti ed è oggettivo nei confronti di ciò che fa. In altro ambito, ma simile, io non vedo affatto questo distacco dalla propria opera né da se stessi. Davvero chiunque si fissi di essere bravo lo diventa "con impegno" e dedizione (e magari un po' di soldi spesi per promozione e altro)? Il talento è una costruzione caratteriale? Io non penso.
Prima di essere frainteso di nuovo: questa è una considerazione personale e non voglio insultare nessuno. Insulto me stesso, se si tratta di essere dubbiosi nei confronti di qualcuno e del suo valore.

Mi sembra ovvio che chi invia un testo ad una CE pensi di aver scritto qualcosa che merita di essere pubblicato. E' il rifiuto che dovrebbe essere considerato con umiltà e spingere l'aspirante scrittore a fare autocritica. Purtroppo la maggior parte degli esseri umani - tra cui non fa difetto una cospicua rappresentanza di editori - non gode di questa capacità. E non mi sembra il caso che tu insulti te stesso per aver scritto quello che pensi.

  • Mi piace 2
  • Grazie 1
  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Secondo me, apparte i refusi, gli errori di ortografia etc etc...c'è anche il gusto che gioca o a favore o a sfavore di una storia, se è un editore che lavora sulla qualità del prodotto e gli piace il romanzo va bene, ci sono ottime possibilità che venga pubblicato, se invece è un editore che usa il suo fiuto per far soldi, vi assicuro che la qualità è l'ultima cosa a cui pensa per pubblicare un libro.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 ore fa, cheguevara ha detto:

se stesso con accento sul se

Eppure i linguisti oggi dicono che è più corretto scrivere "sé stesso" con l'accento.

3 ore fa, cheguevara ha detto:

Se per essere pubblicato devo prima creare un'opera perfetta e poi sbattermi per venderla, qual è la differenza tra una casa editrice seria ed una poco seria?

Ma gli scrittori cui accennavo prima non fanno i piazzisti e non sono venditpri. Semplicemente amano presentare la loro opera a quanta più gente possibile, parlare col pubblico, sentirne i pareri a caldo, firmare e dedicare il proprio libro e, non ultimo, guadagnare molto di più che con le royalties.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 minuti fa, Riccardo e Tempesta Edit. ha detto:

Eppure i linguisti oggi dicono che è più corretto scrivere "sé stesso" con l'accento.

Ma gli scrittori cui accennavo prima non fanno i piazzisti e non sono venditpri. Semplicemente amano presentare la loro opera a quanta più gente possibile, parlare col pubblico, sentirne i pareri a caldo, firmare e dedicare il proprio libro e, non ultimo, guadagnare molto di più che con le royalties.

Mi sembra anche corretto raggiungere un pubblico più ampio possibile, altrimenti la pubblicazione non serve a  niente :)

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
16 minuti fa, cheguevara ha detto:

Mi sembra ovvio che chi invia un testo ad una CE pensi di aver scritto qualcosa che merita di essere pubblicato. E' il rifiuto che dovrebbe essere considerato con umiltà e spingere l'aspirante scrittore a fare autocritica.


Ecco, il problema è un po' questo. Faccio sempre il mio esempio (non per insultarmi, ma per sottolineare come io non sappia "oggettivamente" in che condizioni sono).
Io non avevo mai pensato di fare qualcosa con la scrittura. Non qualcosa di serio. Ho sempre scritto, sono un grafomane (sul serio) e sono stato un ghost. Ho scritto testi per altri soprattutto in ambito accademico e nonostante tutto questo (e il fatto che la scrittura mi abbia dato "da mangiare" nei momenti difficili) non avevo mai pensato di provare a pubblicare. Ultimamente però, qualcosa è cambiato. Ho iniziato a leggere chi si fa avanti e non solo chi pubblica, quindi considerare le riviste (che sono molto importanti per costruirsi una reputazione) e tutti i vari blog culturali e forum. Poi ho rovistato in siti dove la gente pubblica gratuitamente i testi e quindi letto di autori che riescono (anche qui) a trovare una collocazione editoriale nonostante non mi piacciano affatto. Mi sono quindi detto, per confronto, che potrei provarci anche io. Ed allo stesso tempo continuo a dubitare del mio valore in assoluto perché, pur considerandomi (eventualmente) oggettivamente migliore di alcuni (e parlo di questioni grossolane, come l'elementare correttezza) non so se in effetti io non sia nella fila dei mediocri illusi che (per me) costituiscono la maggioranza di chiunque "provi" a farsi pubblicare. Anche con una faccia tosta che io non ho.
Ma come dici, spesso queste "corazzate" prendono davvero male i rifiuti. Io invece li considero come una quasi"certezza" che non mi scompensa più di tanto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Chissà perché, quando scriviamo post dove diciamo pane al pane e vino al vino, come al solito cominciano a fioccare freccette rosse che neanche Custer a Little Bighorn... Forse, nonostante in Italia questo sia in assoluto il forum più serio tra quelli che si occupano di scrittura, e nonostante gli argomenti di cui ci stiamo occupando oggi siano già stati affrontati (e ben chiariti) in altre discussioni, ci sono utenti che continuano a pensare che loro sono i "buoni", mentre gli editori sono sempre "brutti, sporchi, cattivi" e soprattutto sfruttatori del loro indiscutibile talento.

Beh, lasciate che vi si dica una cosa, anzi due.
La prima è che Aporema è una società cooperativa, formata da autori e che pertanto capisce benissimo il punto di vista, oltre che l'interesse, di chi scrive e ne tiene costantemente conto, partendo dalla selezione, per poi passare attraverso il confezionamento del volume, fino a giungere alla sua distribuzione. Noi non puntiamo agli utili, che tra l'altro in base alla legge non potremmo mai spartirci, ma solo a pubblicare buoni libri. Qualche volta centriamo l'obiettivo, altre volte no; ma di certo ci sforziamo di dare sempre il massimo. E non è un caso se, come nostro slogan, abbiamo scelto il motto "dalla parte di chi scrive, dalla parte di chi legge".

La seconda è che ci dispiace per gli anonimi "freccettari rossi", ma gli editori che davvero sono brutti, sporchi e cattivi non verranno mai su questo forum a farsi trafiggere dai vostri strali. Se ne staranno tranquilli dietro le loro scrivanie, in attesa che qualche ingenuo talentuoso pesciolino, ammaliato dai loro modi e dal loro sorriso accattivane, finisca nella loro rete.

P.S.
Appena terminato di scrivere il nostro post, domenica scorsa, abbiamo aperto la posta elettronica (ebbene sì, lavoriamo anche la domenica) e ci abbiamo trovato un bel manoscritto, con ben cinque ripetizioni in neanche dieci righe, tutte nella prima pagina. Se qualcuno di quelli che "l'importante-è-la-storia-tutto-il-resto-un-buon-editor-è-in-grado-di-sistemarlo" si offrisse volontario per correggerlo al posto nostro, saremmo ben lieti di affidargli il lavoro.

Modificato da Aporema Edizioni
  • Mi piace 2
  • Non mi piace 5

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 minuti fa, Aporema Edizioni ha detto:

Chissà perché, quando scriviamo post dove diciamo pane al pane e vino al vino, come al solito cominciano a fioccare freccette rosse che neanche Custer a Little Bighorn... Forse, nonostante in Italia questo sia in assoluto il forum più serio tra quelli che si occupano di scrittura, e nonostante gli argomenti di cui ci stiamo occupando oggi siano già stati affrontati (e ben chiariti) in altre discussioni, ci sono utenti che continuano a pensare che loro sono i "buoni", mentre gli editori sono sempre "brutti, sporchi, cattivi" e soprattutto sfruttatori del loro indiscutibile talento.

Beh, lasciate che vi si dica una cosa, anzi due.
La prima è che Aporema è una società cooperativa, formata da autori e che pertanto capisce benissimo il punto di vista, oltre che l'interesse, di chi scrive e ne tiene costantemente conto, partendo dalla selezione, per poi passare attraverso il confezionamento del volume, fino a giungere alla sua distribuzione. Noi non puntiamo agli utili, che tra l'altro in base alla legge non potremmo mai spartirci, ma solo a pubblicare buoni libri. Qualche volta centriamo l'obiettivo, altre volte no; ma di certo ci sforziamo di dare sempre il massimo. E non è un caso se, come nostro slogan, abbiamo scelto il motto "dalla parte di chi scrive, dalla parte di chi legge".

La seconda è che ci dispiace per gli anonimi "freccettari rossi", ma gli editori che davvero sono brutti, sporchi e cattivi non verranno mai su questo forum a farsi trafiggere dai vostri strali. Se ne staranno tranquilli dietro le loro scrivanie, in attesa che qualche ingenuo talentuoso pesciolino, ammaliato dai loro modi e dal loro sorriso accattivane, finisca nella loro rete.

P.S.
Appena finito di scrivere il nostro post, domenica scorsa, abbiamo aperto la posta elettronica (ebbene sì, lavoriamo anche la domenica) e ci abbiamo trovato un bel manoscritto, con ben cinque ripetizioni in neanche dieci righe, tutte nella prima pagina. Se qualcuno di quelli che "l'importante-è-la-storia-tutto-il-resto-un-buon-editor-è-in-grado-di-sistemarlo" si offrisse volontario per correggerlo al posto nostro, saremmo ben lieti di affidargli il lavoro.

Nessuno ha detto che gli editori sono brutti sporchi e cattivi, io ho semplicemente sottolineato la realtà, i manoscritti vengono pubblicati attraverso un filtro, se il libro piace all'editore allora viene pubblicato almeno, vent'anni fa accadeva questo o sbaglio? Ora nessuno e dico NESSUNO dice che questo è sbagliato, quindi evitiamo di piagnucolare, adesso ci sono i social, wattpad, l'autopubblicazione, e gli editori ci stanno mangiando, quindi un autore che vuole intraprendere seriamente questa carriera, o si fa conoscere con l'autopubblicazione o si deve iscrivere a wattpad e farsi un popò così per farsi conoscere, ditemi dove sbaglio? Certamente un testo deve essere editato (e nel caso del mio primo romanzo prima della pubblicazione a wattpad ci ho speso un bel mucchio di soldi per l'editing) e sistemato altrimenti nisba...con tutto l'editing vi assicuro che aspetto da sei mesi la pubblicazione tradizionale, adesso non voglio ripetermi e non sarebbe il caso, cerchiamo di essere realistici, errori apparte, se non siete piccoli, gli esordienti non li pubblicate. Un ultima cosa, scrivere comporta una certa dose di coraggio e anche soprattutto del talento, che gli editori difficilmente riescono a capire apparte le agenzie, ma questo è tutt'altro discorso. L'editoria non pubblica sempre il buon libro, pubblica anche robaccia e le 50 sfumature ne sono un esempio lampante.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

Chissà perché, quando scriviamo post dove diciamo pane al pane e vino al vino, come al solito cominciano a fioccare freccette rosse che neanche Custer a Little Bighorn... Forse, nonostante in Italia questo sia in assoluto il forum più serio tra quelli che si occupano di scrittura, e nonostante gli argomenti di cui ci stiamo occupando oggi siano già stati affrontati (e ben chiariti) in altre discussioni, ci sono utenti che continuano a pensare che loro sono i "buoni", mentre gli editori sono sempre "brutti, sporchi, cattivi" e soprattutto sfruttatori del loro indiscutibile talento.

Beh, lasciate che vi si dica una cosa, anzi due.
La prima è che Aporema è una società cooperativa, formata da autori e che pertanto capisce benissimo il punto di vista, oltre che l'interesse, di chi scrive e ne tiene costantemente conto, partendo dalla selezione, per poi passare attraverso il confezionamento del volume, fino a giungere alla sua distribuzione. Noi non puntiamo agli utili, che tra l'altro in base alla legge non potremmo mai spartirci, ma solo a pubblicare buoni libri. Qualche volta centriamo l'obiettivo, altre volte no; ma di certo ci sforziamo di dare sempre il massimo. E non è un caso se, come nostro slogan, abbiamo scelto il motto "dalla parte di chi scrive, dalla parte di chi legge".

La seconda è che ci dispiace per gli anonimi "freccettari rossi", ma gli editori che davvero sono brutti, sporchi e cattivi non verranno mai su questo forum a farsi trafiggere dai vostri strali. Se ne staranno tranquilli dietro le loro scrivanie, in attesa che qualche ingenuo talentuoso pesciolino, ammaliato dai loro modi e dal loro sorriso accattivane, finisca nella loro rete.

P.S.
Appena terminato di scrivere il nostro post, domenica scorsa, abbiamo aperto la posta elettronica (ebbene sì, lavoriamo anche la domenica) e ci abbiamo trovato un bel manoscritto, con ben cinque ripetizioni in neanche dieci righe, tutte nella prima pagina. Se qualcuno di quelli che "l'importante-è-la-storia-tutto-il-resto-un-buon-editor-è-in-grado-di-sistemarlo" si offrisse volontario per correggerlo al posto nostro, saremmo ben lieti di affidargli il lavoro.

Non so se Aporema si riferisca al mio intervento in risposta al suo e mi auguro di no, visto che non mi sembra di aver generalizzato, di aver preteso che l'editore debba pubblicare ciò che riceve a prescindere dal contenuto, di aver preteso di collocare la massa degli editori tra i cattivi e quella degli scrittori tra i buoni, eccetera. Semmai, potrei aver diviso la pletora dei manoscritti che le CE ricevono quotidianamente in due tronconi: quelli scritti male e quelli scritti bene, intendendo per "male" l'assenza del rispetto delle regole di grammatica, sintassi, punteggiatura e consecutio temporum (cui sono da aggiungersi le storie inconsistenti per trama e stile) e "bene" gli altri, quelli che avrebbero solo bisogno di un normale lavoro di editing.

Fatta questa precisazione, vorrei che Aporema si rendesse conto che la partecipazione al Forum - cui nessuno credo che li abbia obbligati - non è solo un modo di pubblicizzare la loro bravura di editori senza macchia, ma comporta, come per tutti gli altri, l'accettazione e presa d'atto delle eventuali critiche, ivi incluse le freccette rosse, freccette che - per esempio - io mi becco senza fiatare ogni volta che scrivo qualcosa che non sta bene ad un editore o a qualcuno di quelli che sostengono - a spada tratta e per partito preso - la categoria stessa degli editori. Saluti.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Cercare la teoria del tutto puo' essere molto divertente... ma secondo me resta introvabile: l'unico modo di sapere se uno scritto vale (la pubblicazione) e' provare a inviarlo e sentire cosa risponde un editore. Chi ha paura di non valere si esclude da solo, gli altri venghino signori venghino e partecipino al grande gioco della vita (editoriale)... e' divertente, sano, si puo' raccontare ai nipoti e poi come per la lotteria, se non compri mai un biglietto potrai mai vincere? 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
13 ore fa, Riccardo e Tempesta Edit. ha detto:

Eppure i linguisti oggi dicono che è più corretto scrivere "sé stesso" con l'accento.

Ma gli scrittori cui accennavo prima non fanno i piazzisti e non sono venditpri. Semplicemente amano presentare la loro opera a quanta più gente possibile, parlare col pubblico, sentirne i pareri a caldo, firmare e dedicare il proprio libro e, non ultimo, guadagnare molto di più che con le royalties.

Faccio ammenda per il "sé stesso": evidentemente appartengo alla categoria dei dinosauri, quelli che vivono nel presente alla luce delle esperienze fatte in un'epoca ormai obsoleta, superata dall'intervenuto progresso globalizzato, un'epoca in cui gli scrittori - a volte "maledetti" - pensavano solo a scrivere, magari morendo di fame in attesa di un successo spesso postumo. Tempi in cui il problema di come vendere un libro riguardava l'editore che, avendolo pubblicato, ci aveva creduto e il resto era affar suo. Oggi, essendo l'aspetto commerciale di gran lunga preponderante su tutto il resto, sarebbe forse il caso di istituire dei corsi di marketing per esordienti, con aggiornamenti semestrali su cosa scrivere, come scriverlo, come venderlo (è questa la parte più dura), in base ai sondaggi sulla moda del momento. Mi rendo conto che questa è la realtà in cui viviamo e sono curioso rispetto al futuro. Curioso e preoccupato.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

abbiamo trovato un bel manoscritto, con ben cinque ripetizioni in neanche dieci righe, tutte nella prima pagina. Se qualcuno di quelli che "l'importante-è-la-storia-tutto-il-resto-un-buon-editor-è-in-grado-di-sistemarlo" si offrisse volontario per correggerlo al posto nostro, saremmo ben lieti di affidargli il lavoro.

 

Non avete editor? Perchè cercate volontari che vanno poi pagati?

Sì, ci sono cinque ripetizioni, ma che argomenti tratta questo libro? Non ci si può fermare di fronte ai primi refusi, son ben altre cose che poi non permettono nessun intervento su di un testo. Se una casa editrice riceve solo manoscritti di autori emergenti, magari alla loro prima pubblicazione, è normale che molti testi siano zoppicanti e da questi che poi si deve cercare di ricavare il meglio. Le difficoltà sono proprio queste e occorre poi investire su un romanzo che abbia maggiori possibilità di successo, conoscendo anche il proprio mercato di riferimento.

Consiglio la lettura di un’intervista all’autrice Alice Bassi:

Strategie per arrivare alla pubblicazione: i consigli di Alice Basso, editor e scrittrice di romanzi per Garzanti

L’autrice consiglia, per non essere rifiutati da un editore, di prestare molta attenzione anche alla lettera di presentazione, senza prolissità o autocompiacimento. Non sia mai il testo venga cestinato prima ancora di essere letto. Inoltre, dall’alto delle sue capacità, ci riferisce che gli editor sono fondamentali e qualcuno potrebbe mai privare l’autore emergente di un bene così indispensabile? A proposito per le “ripetizioni” o “refusi” serve invece un correttore di bozze, ma quello è un lavoro poco dispendioso.

Propongo, infine, queste lettere di rifiuto a dei grandi scrittori.

Le lettere di rifiuto a 11 grandi scrittori

  • Mi piace 4

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite
2 ore fa, cheguevara ha detto:

Eppure i linguisti oggi dicono che è più corretto scrivere "sé stesso" con l'accento.


Io ho sempre scritto "sé stesso", da una vita. Ho prodotto testi su testi (liceo classico e poi laurea) senza che mi venisse fatto notare, anzi. La mia docente sosteneva che entrambe le opzioni sono corrette. Ho avuto solo qualche giorno fa l'appunto in cui mi si diceva che è più corretto scrivere "se stesso" in quanto "sé stesso" sarebbe una ridondanza inutile e la correzione mi è stata fatta da chi, molto gentilmente, si è occupato di revisionare qui il mio racconto prima che fosse inserito in una sezione del forum.
Ora, è OT ma... io continuo ad essere convinto da "Sé stesso" perché scrivere "se stessi" (ad esempio) potrebbe essere "ambiguo" e con "Sé stessi" invece no.
Forse abbiamo ragione tutti.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
15 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

Chissà perché, quando scriviamo post dove diciamo pane al pane e vino al vino, come al solito cominciano a fioccare freccette rosse che neanche Custer a Little Bighorn... Forse, nonostante in Italia questo sia in assoluto il forum più serio tra quelli che si occupano di scrittura, e nonostante gli argomenti di cui ci stiamo occupando oggi siano già stati affrontati (e ben chiariti) in altre discussioni, ci sono utenti che continuano a pensare che loro sono i "buoni", mentre gli editori sono sempre "brutti, sporchi, cattivi" e soprattutto sfruttatori del loro indiscutibile talento.

30 minuti di applausi :cool:

 

16 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

gli editori che davvero sono brutti, sporchi e cattivi non verranno mai su questo forum a farsi trafiggere dai vostri strali. Se ne staranno tranquilli dietro le loro scrivanie

Standing ovation!

  • Mi piace 1
  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Mattia Alari ha detto:


Io ho sempre scritto "sé stesso", da una vita. Ho prodotto testi su testi (liceo classico e poi laurea) senza che mi venisse fatto notare, anzi. La mia docente sosteneva che entrambe le opzioni sono corrette. Ho avuto solo qualche giorno fa l'appunto in cui mi si diceva che è più corretto scrivere "se stesso" in quanto "sé stesso" sarebbe una ridondanza inutile e la correzione mi è stata fatta da chi, molto gentilmente, si è occupato di revisionare qui il mio racconto prima che fosse inserito in una sezione del forum.
Ora, è OT ma... io continuo ad essere convinto da "Sé stesso" perché scrivere "se stessi" (ad esempio) potrebbe essere "ambiguo" e con "Sé stessi" invece no.
Forse abbiamo ragione tutti.

 

No, no, sembra proprio che la ragione sia tutta tua. Sono io ad essere rimasto ancorato a regole antidiluviane. Chiedo umilmente scusa, anche se, per inveterata abitudine, continuerò a scrivere "se stesso" senza l'accento.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

A proposito di rifiuti editoriali è interessantissima la storia di Antonio Moresco - oggi considerato uno dei più importanti scrittori italiani - che più volte ha raccontato di essere stato rifiutato per anni e, anche dopo aver esordito, è comunque dovuto passare da una CE all'altra perché continuava a essere rifiutato. Pagherei per sapere i motivi per cui veniva rifiutato. Alcuni però li sappiamo perché li ha raccontati lui stesso e, tra questi, in particolare sappiamo quello che disse Aldo Busi sul suo libro. Si sono incontrati nei corridoi di Mondadori e Busi lo rifiutò dopo aver letto solo la prima pagina perché l'aveva trovata noiosa. Moresco rispose di non essere d'accordo e che dalla prima cartella non si può capire un libro. Fatica sprecata. Busi ribadisce che basta l'incipit per capire, che lui lavora molto sulla prima cartella, che decide tutto, se il lettore andrà avanti o no.

  • Mi piace 3

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
22 ore fa, Riccardo e Tempesta Edit. ha detto:
Il 1/4/2019 alle 17:31, cheguevara ha detto:

se stesso con accento sul se

Eppure i linguisti oggi dicono che è più corretto scrivere "sé stesso" con l'accento.

 

Ahinoi! Sul fatto che sia più corretto ho forti dubbi, mentre ritengo che lo scrittore che azzardi un sé stesso o, peggio,  un sè stesso non si sia mai posto il problema. Semplicemente ignora...

Anche se qualcuno sembrerebbe pensarla in modo diverso: 

https://dizionari.corriere.it/dizionario-si-dice/S/se-stesso.shtml 

 

Comunque sia, è del tutto evidente che il se di se stesso non è una congiunzione, e che l'accento non servirebbe a distinguere alcunché.  

Ma è solo la mia opinione.

Modificato da Fraudolente
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
5 ore fa, Mattia Alari ha detto:

Ora, è OT ma... io continuo ad essere convinto da "Sé stesso" perché scrivere "se stessi" (ad esempio) potrebbe essere "ambiguo" e con "Sé stessi" invece no.

Io scrivo "se stessi", ma se in una frase  può generare equivoci (casi molto rari), allora va bene: sé stessi. 

Comunque una forma non esclude l'altra, a parer mio. A me hanno insegnato così, poi ognuno usa la forma che più ritiene giusta tra le due:)

3 ore fa, cheguevara ha detto:

Sono io ad essere rimasto ancorato a regole antidiluviane.

Non sei antidiluviano.

  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Loryzo ha detto:

Busi ribadisce che basta l'incipit per capire, che lui lavora molto sulla prima cartella, che decide tutto, se il lettore andrà avanti o no

Ricordo quel libro di Moresco: Lettere a nessuno, scena carica di pathos [perlomeno per coloro che scrivono, presumo]. E pure divertente.

 

Quoto Moresco. Sezioniamo la frase di Busi: 1. "Basta l'incipit per capire": sciocchezza di cui Busi credo sia consapevole; se per un istante il suo ego si facesse da parte -- magari andandosi a prendere un caffè, come nella scena di Moresco --, lui stesso lo riconoscerebbe. 

2. Busi "lavora molto sulla prima cartella". E fa bene, ogni scrittore accorto e scafato lo fa.

3. Dove casca l'asino: "la prima cartella decide se il lettore andrà avanti o no". Qui andiamo oltre l'ego, si va a braccetto con il delirio: il lettore è molto più intuitivo, intelligente e tollerante di quello che Busi pensa; prima di chiudere un libro è disposto a chiudere un occhio e due e tre e quattro e cinque e sei, spesso fino a restare cecato. Lo devi proprio sfinire -- o convincerlo che potevi fare di meglio -- per gettare un libro. E questo non avviene nell'arco di una cartella. Personalmente leggo decine e decine di libri l'anno e se dovessi decidere se andare avanti o meno dalla prima cartella, se ne salverebbe uno su -- forse -- trenta/quaranta titoli. Ovvio: libri ben scritti, scevri da refusi, sfondoni e impurità, e magari provvisti di un'anima di qualsivoglia genere.

 

Quindi, essere scartati da un editore solo perché un manoscritto non buca la pagina sin dalla prima cartella, è ridicolo: pure se fosse un thriller.

 

  • Mi piace 3
  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
9 minuti fa, Ace ha detto:

3. Dove casca l'asino: "la prima cartella decide se il lettore andrà avanti o no". Qui andiamo oltre l'ego, si va a braccetto con il delirio: il lettore è molto più intuitivo, intelligente e tollerante di quello che Busi pensa; prima di chiudere un libro è disposto a chiudere un occhio e due e tre e quattro e cinque e sei, spesso fino a restare cecato. Lo devi proprio sfinire -- o convincerlo che potevi fare di meglio -- per gettare un libro. E questo non avviene nell'arco di una cartella. Personalmente leggo decine e decine di libri l'anno e se dovessi decidere se andare avanti o meno dalla prima cartella, se ne salverebbe uno su -- forse -- trenta/quaranta titoli. Ovvio: libri ben scritti, scevri da refusi, sfondoni e impurità, e magari provvisti di un'anima di qualsivoglia genere.

 

Quindi, essere scartati da un editore solo perché un manoscritto non buca la pagina sin dalla prima cartella, è ridicolo: pure se fosse un thriller.

 

 

Purtroppo però capita molto più spesso di quanto possiamo pensare, e l'ego a cui fai riferimento tu è proprio il punto principale della questione. Gli editor si fanno un'idea e non la cambiano più senza dare possibilità. Altrimenti lo stesso Moresco non ci avrebbe messo oltre quindici anni - dico, quindici anni - per esordire, a fronte degli innumerevoli rifiuti che ha ricevuto. Lui che oggi è considerato nell'olimpo degli scrittori contemporanei italiani.  

  • Non mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@Ace non sono d'accordo. La prima cartella deve essere folgorante, nelle CE arriva una quantità spropositata di manoscritti, il criterio per la selezione non può che essere rigoroso. Quindi devi mettere tutto quello che hai nell'incipit, scriverlo e ritoccarlo finché non spacca, perché nessuno andrà oltre se non è perfetto, né l'editore né il tuo potenziale lettore. È lì che si gioca tutto. Non ho mai continuato a leggere un libro se la prima pagina era noiosa, al massimo posso arrivare alla terza se qualcuno me ne ha parlato bene, ma se no li scarto. Perché la vita è una sola e non puoi impiegare il tuo scarso tempo leggendo libri che non ti soddisfano aspettando che la trama decolli.

  • Mi piace 3
  • Non mi piace 5

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Leggo tante ipotesi sul perché molti editori rifiutano le proposte che arrivano in redazione. Le più disparate, le più fantasiose. Si accusano gli editori di non assumersi i rischi di impresa, di non fare cultura, di non fare sperimentazione, di non lanciare nuove proposte e nuovi autori... pochi fanno l'ipotesi più plausibile e reale: la media dei testi è mediocre, molto mediocre. E poi gli editori che propongono libri e autori validi e innovativi si scontrano con un pubblico che prevalentemente legge autori stranieri, classici o già famosi.

  • Mi piace 4
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 minuto fa, Riccardo e Tempesta Edit. ha detto:

Leggo tante ipotesi sul perché molti editori rifiutano le proposte che arrivano in redazione. Le più disparate, le più fantasiose. Si accusano gli editori di non assumersi i rischi di impresa, di non fare cultura, di non fare sperimentazione, di non lanciare nuove proposte e nuovi autori... pochi fanno l'ipotesi più plausibile e reale: la media dei testi è mediocre, molto mediocre. E poi gli editori che propongono libri e autori validi e innovativi si scontrano con un pubblico che prevalentemente legge autori stranieri, classici o già famosi.

Quindi per un esordiente non c'è possibilità di scrivere un romanzo :(

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Adesso, LauraMcMiller74 ha detto:

Quindi per un esordiente non c'è possibilità di scrivere un romanzo :(

Sì ma è difficile, molto difficile ed è proprio per questo che sono nate innumerevoli case editrici che sfruttano proprio questo segmento puntando sulla quantità moltiplicata per le 50/100 copie che quasi tutti sono in grado di far vendere.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 minuti fa, Loryzo ha detto:

Altrimenti lo stesso Moresco non ci avrebbe messo oltre quindici anni - dico, quindici anni - per esordire, a fronte degli innumerevoli rifiuti che ha ricevuto.

Questo è il nodo dell'intera questione: i rifiuti non lo hanno fermato, lo hanno reso forte. Amava scrivere e ha continuato a farlo al di là dei rifiuti. È una grande lezione per tutti: autori ed editori.

 

4 minuti fa, SeeEmilyPlay ha detto:

Non sono d'accordo. La prima cartella deve essere folgorante

Be', mica dobbiamo essere d'accordo per forza. :asd: Guarda; se la prima cartella è folgorante, bene. Benissimo. Ma spesso non è così, e ti parlo di buoni libri. Ogni storia ha i suoi tempi, ogni auto, la sua velocità di marcia. Come lettore onnivoro, a volte mi va di farmi un giro su un bolide, altre volte mi sta bene salire su un carro trainato dai buoi. Pure di farmela a piedi; non è così raro. Sono un lettore generoso: ti do cinquanta pagine e se non mi conquisti, chiudo. Cinquanta pagine, mica una. Poi ognuno faccia come crede, se per te la prima pagina è tutto, a me va bene così. Se è così per gli editori, idem. Un autore deve fare del suo meglio per avere il miglior incipit possibile, ma non si può standardizzare o generalizzare la questione, l'incipit deve rispondere innanzitutto alla pelle della storia, non lo si può ridurre a una equazione o a un algoritmo.

  • Mi piace 7

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×