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gierre13

Esiste un vero motivo per un rifiuto? Per quale motivo un editore non pubblica un testo?

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Non trovo il tasto "cancella", uffa!

Avrei dovuto leggere con più attenzione: gentile @Mattia Alari le chiedo scusa. Punto.

Poi, se in un testo da revisionare trovassi una frase come questa: "Poiché io non stimo affatto gli editor (quelli veri) tali criminali (anzi, ne ho stima infinita)" munito di appuntita matita rossa la trasformerei in: " Poiché io stimo gli editor (quelli veri) e non li considero affatto  (tali) criminali (poiché ne ho stima infinita)..." e perdoni la saccenteria da maestrucolo... tratto in inganno da una frase "ironica" solo nelle sue buone intenzioni. Sull'aggressività, però le do ragione: nonostante la vecchiaia, di tanto intanto spunta. La prego di perdonarmi.  Alla prossima.  

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Ospite

@Renato Bruno l'importante sono le buone intenzioni e quelle si potevano ben evincere dal contesto. Accetto le correzioni, la frase era davvero macchinosa e pessima, ma mi ero espresso precedentemente (meglio) sulla cosa e quindi ho scritto "di fretta". Quando sono per strada, un po' me ne frego di rileggere (e buona la prima) quindi amen, ci siamo fraintesi. Colpa anche mia.
Vorrei però far presente che insultare la professionalità delle persone non è da me e penso che sia da idioti.

Saluti

 

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Mi intrufolo nella discussione, va'.

 

Esiste un vero motivo per un rifiuto? Per quale motivo un editore non pubblica un testo?

C'è sempre un motivo dietro un rifiuto, ne sono certo. E i motivi potrebbero essere tanti e diversi: la scrittura è mediocre, la storia non convince, i personaggi sono caratterizzati male, i dialoghi sono artificiosi, ecc. Insomma, il romanzo è oggettivamente pessimo.

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S'i' fosse foco arderei 'l mondo, 

S'i' fosse vento lo tempestarei, 

S'i' fosse editore... 

Per prima cosa guarderei all'originalità della storia. Questo è un punto delicato, non potrei pubblicare qualcosa di tedioso, per nulla interessante, una trama già vista e rivista, oppure l'ombra di un altro romanzo. Il Signore degli anelli, per citarne uno a caso, avrà ispirato minimo un milione di inediti. Non perderei il mio tempo con un'altra ambiziosa (sicuramente inferiore) versione. 

Punto n. 1 al quale non si sfugge - storia originale. 

Punto 2 - forma e credibilità. A tutti piace leggere libri ben scritti, quindi direi anche (soprattutto) ad un editore. In quanto alla credibilità, da lettore posso dire subito una cosa: non finisco mai di leggere romanzi con personaggi vuoti, dialoghi banali o trame talmente paradossali da sfociare nel ridicolo. Se un lettore qualunque come me si ferma, per quale motivo dovrebbe continuare un editore? Non è facile stabilire se la nostra storia sia capolavoro o banalità, forse sta nel mezzo o forse vicina ad una delle due estremità. Noi vedremo sempre dei capolavori nelle nostre creature, perciò ci poniamo 1000 domande in caso di rifiuto. Io preferisco incolpare me ed il mio testo, non l'editore, ma poi si sa, ognuno reagisce a suo modo. I casi di geni incompresi esistono ma sono decisamente rari, non mi piace aggrapparmi a loro.

Punto 3 - genere e lettori ideali. Qui, se fossi editore, seguirei con molta attenzione il mercato. Non posso pubblicare solo quello che piace a me, devo stare attento alle tendenze. Personalmente non me ne intendo ma i grandi editori sanno quello che fanno (o almeno così dovrebbe essere). Punto 4 - l'autore. Non so fino a che punto possa influire la vita dell'autore, magari conta 0 se si tratta di aspirante. Se è laureato e parla 3 o 4 lingue può aiutare? Può darsi, ma tutto parte dai punti precedenti. 

Sicuramente ci saranno altri punti, ho solo voluto condividere una riflessione personale, senza la pretesa di aver ragione. Io da (grande) editore mi porrei una domanda finale: vale la pena investire i miei soldi? una domanda complessa anche se in apparenza banale. Il romanzo non deve avere buchi per convincermi, non é una decisione semplice da prendere. Non investirei mai su uno sconosciuto se non fossi convinto al 100% del suo valore. 

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5 ore fa, Renato Bruno ha detto:

 

Capita spesso anche il contrario, carissimo sottostimatore degli editor quelli veri. L'esperienza insegna che molti testi mediocri  -basta fare un giretto in libreria- trovano spesso editori di qualità (così come testi di qualità a giudizio dell'editor quello vero, spesso non trovano nemmeno un editore mediocre disposto a pubblicarlo -forse perché aggiungo io che non è mai questo o quello o adesso il momento della qualità!). 

 

Comunque, gentile @Mattia Alari, vista la sua lingua tagliente, la invito fin da ora a venire con me a fare quattro chiacchiere con gli editori quelli veri -tipo Del Vecchio Editore (che ho l'onore di conoscere personalmente)- così giusto per capire chi è un editor quello vero, che funzione svolge, che ruolo ha dentro la redazione e soprattutto per capire come un editore quello vero giovane e preparato seleziona gli inediti o meno da pubblicare

Faccia nomi e cognomi e ci dica da dove nasce il suo astio: dimostri alla banda dei ladri senza scrupoli che lei ha verità ed esperienze da vendere, mi perdoni, da portare al suo mulino.  Tra l'altro mi chiedo come mai non sia stato "censurato" o ripreso o rimproverato dallo staff di WD per queste suoi blasfemi mal di pancia. Un cordiale saluto.    

Ho letto ciò che ha scritto Mattia Alari ed ho la presunzione di essere capace di capire quello che leggo. Non ho trovato segni di astio, né insulti e tantomeno motivi per cui dovrebbe essere censurato dallo Staff. Tra parentesi, ho trovato su Del Vecchio editore un dettagliato intervento nel Forum non proprio accattivante, mai smentito. Così, tanto per puntualizzare.

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Di solito, perché non lo ritiene qualitativamente sufficiente per i propri standard o, probabilmente più spesso, perché non crede di riuscire a promuoverlo in modo adeguato, per tutta una serie di ragioni.
In ogni caso dipende dalla "selettività", che è estremamente variabile. Un editore che valuta 100 testi in un anno per pubblicarne 2, sarà per forza di cosa più esigente di uno che ne valuta 200 per pubblicarne poi 50.

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se dicono di no, o è perché non sei famoso, oppure perché ormai gli editori non si buttano alla cieca e leggono per pubblicare, devono essere sicuri che la persona che si presenta loro, abbia dei feedback nei social, secondo me se tastano che l'autore abbia già un seguito, allora la cosa si può fare, altrimenti il tuo romanzo potrà stare chiuso in un cassetto. Oggi come oggi bisogna esporsi, altrimenti nessuno ti pubblica :)

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3 minuti fa, LauraMcMiller74 ha detto:

se dicono di no, o è perché non sei famoso, oppure perché ormai gli editori non si buttano alla cieca e leggono per pubblicare, devono essere sicuri che la persona che si presenta loro, abbia dei feedback nei social, secondo me se tastano che l'autore abbia già un seguito, allora la cosa si può fare, altrimenti il tuo romanzo potrà stare chiuso in un cassetto. Oggi come oggi bisogna esporsi, altrimenti nessuno ti pubblica :)

Ci risiamo con i social! Se siamo veramente arrivati al punto da venir giudicati per il numero di follower (preferisco seguaci), se è indispensabile, per avere successo in una qualsivoglia attività, metterti in piazza sciorinando a tutti la tua vita più o meno privata, vuol dire che siamo alla frutta. Aspetto con indifferenza l'Apocalisse.

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Adesso, cheguevara ha detto:

Ci risiamo con i social! Se siamo veramente arrivati al punto da venir giudicati per il numero di follower (preferisco seguaci), se è indispensabile, per avere successo in una qualsivoglia attività, metterti in piazza sciorinando a tutti la tua vita più o meno privata, vuol dire che siamo alla frutta. Aspetto con indifferenza l'Apocalisse.

Guarda che non me ne sono accorta quando ho terminato la stesura del mio romanzo, 4 anni fa, purtroppo è questa la realtà io volevo fare alla maniera traduzionale, ma non è certamente colpa mia se agenti letterari e case editrici la pensano così...comunque si ormai siamo alla frutta

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La domanda e' sicuramente interessante. Non esiste risposa univoca se non quella che dipende da mille variabili. Ho pubblicato libri che meritavano e non. Altri che meritavano sono stati scartati: questione di marketing, gusti, semplicemente non piacevano. Dipende anche in que momento trovi un editore: se hai la fortuna di proporre al momento giusto a volte ti pubblicano la qualunque. Poi le vendite vanno male e diventano molto piu' chiusi. Sono 10 anni che propongo, pubblico e non pubblico. Ne ho viste di tutti i colori. Oggi quando propongo un testo penso "speriamo che ci caschi"! Secondo me vale la teoria della quantita' di Woody Allen: a forza di scrivere e proporre qualcosa di buono esce. La mia esperienza mi dice questo. Ho vinto un concorso con un libro rifiutato da tutti gli editori: e avevano ragione, era davvero poco commerciale. Le stelle devono essere propizie: come per tutte le cose serve una combinazione di tanti fattori. Non starei a guastarmi il sangue: in questo momento ho in proposta un saggio e un romanzo. Gia' se non mi risponderanno mandandomi a quel paese sara' un successo. Se qualcosa andra' bene pensero': pure stavolta me la sono cavata. Ho gia' un altro romanzo pronto. Da anni in questo modo concludo qualcosa. Certo che se scrivi un libro e stai a dannarti perche' non viene pubblicato sei in un grosso guaio. Ci sono tantissime proposte. In buon 90% non viene pubblicato. 

Riguardo il discorso social e biografia autore: chiaro che se sei un signor nessuno seguito da tua nonna e il gatto sui social la cosa si fa ancora piu' dura. Pero' magari sei un genio e pubblichi dei capolavori: chi puo' dirlo? 

Io penso che la domanda sia sbagliata: bisogna chiedersi perche' dovrebbero pubblicare proprio te e non gli altri centomila che propongono? Preferisco mettermi in un'ottica costruttiva: farsi vittima non porta da nessuna parte.

Detto questo vado a mettere il sapone sulla corda: speriamo che qualche risposta positiva a breve mi faccia postporre i miei intenti suicidi...

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Quando ho iniziato a partecipare a questa discussione, avevo un'idea che ritenevo esaustiva sui motivi per i quali un manoscritto di un autore esordiente fosse rifiutato. Non necessariamente in quest'ordine: cestinato senza leggerlo perché la CE è sommersa dai manoscritti; è stato letto e non è piaciuto; è piaciuto, ma non rientra nei programmi editoriali. Naturalmente, mi riferisco a CE serie e non a quelle che ti inviano un contratto dopo una settimana e scopri che è a pagamento o pieno di clausole vessatorie, perché è ovvio che in quei casi non interessa cosa hai scritto, la merce sei tu. Dopo aver partecipato, ho scoperto che quelli che ritenevo motivi di base, in realtà fanno soltanto da corollario al motivo principale: l'assenza di notorietà. Un esordiente in campo letterario, per essere preso in considerazione, deve già essere conosciuto. O è un VIP, un personaggio noto al pubblico per le cause più disparate (un atleta, un politico, una stella della tv o del cinema, eccetera), e in quel caso non importa come scrive, perché sono pronte a farlo per lui o lei legioni di ghostwriter, o deve avere migliaia di cosiddetti follower su uno dei cosiddetti social (meglio se due o tre). Non cito il caso di scrittori già affermati perché, ovviamente, non sono esordienti. Va bene, ne prendo atto. Mi chiedo, però, come faccia una persona normale, un aspirante scrittore che lavora otto-dieci ore al giorno, ha una famiglia che comunque lo / la assorbe, legge libri (come fa uno scrittore a non leggere?) e scrive, a dedicare una parte consistente del suo tempo - ore e ore - a navigare sui social allo scopo di crearsi un seguito di potenziali acquirenti. Forse lo scrittore di oggi e - peggio - di domani  deve essere uno / una in grado di vivere di rendita, o a carico di mamma e papà. Ma in questo caso, mi chiedo ancora, quali esperienze di vita avrà maturato, da trasfondere nei suoi personaggi? Le amicizie virtuali dei social non sono sufficienti, anche perché è un luogo in cui ognuno si pone non qual è, ma quale vorrebbe essere. Cos'altro dire? Avevo dimenticato i pensionati: il pensionato dispone di quelle otto-dieci ore in più, ed ha un'esperienza di vita, diversificata o meno che sia. Deve soltanto crearsi qualche migliaio di follower, e il gioco è fatto: sarà lui / lei l'esordiente privilegiato.

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Allora è bene precisare una cosa, perchè forse si è travisato quello che volevo dire, può succedere, io basandomi sulla mia esperienza ho parlato, non sull'esperienza di chi lavora, o ha famiglia, e perciò vorrei chiarire almeno ciò che è successo a me.

A parte che io non ho i genitori e le conoscenze giuste per un lavoro cosidetto normale, non ce le ho, e vivo con la pensione di invalidità, ma tralasciamo questo fatto.

Punto primo, se tu credi che stare nei social è una perdita di tempo è una tua opinione, che rispetto ma non condivido, sempre basandomi sulla mia esperienza, la mia agente, che per ovvie ragioni non faccio nomi, in sei mesi, ha solo contattato due case editrici, facendo alla maniera tradizionale SOLTANTO DUE pensa te, e tutte e due hanno rifiutato, dopo sei mesi che aveva proposto la rappresentanza tramite un altra agenzia editoriale, e qual'è il risultato? Sono ancora senza un contratto editoriale, e per altre ce, dice che non sa se accettano, è ovvio che non ha intersse a far pubblicare il mio libro, cosa mi rimane? Ah si, Wattpad, oppure l'autopubblicazione...oppure posso chiudere il mio manoscritto dentro un cassetto perchè nessuno lo pubblicherà mai

 

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Per ottenere risultati in qualsiasi campo ci vuole tempo e dedizione. Dubito che si possa riuscire a fare lo scrittore a tempo perso. Per rivedere un romanzo (giusto una volta fatta per bene) ci vuole almeno un mese di lavoro intensissimo. Murakami stesso ha detto che per scrivere ha rinunciato ad avere figli. Chi ha famiglia se la goda e scriva quando puo' prendendo il tutto come un gioco.

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Perché un manoscritto viene rifiutato?
Basterebbe che pubblicassimo qui una piccola selezione di quelli che sono stati scartati dalla nostra redazione e tutti gli utenti del forum (sottolineiamo tutti, compresi quelli che sono arrivati qui da pochissimo tempo) ne capirebbero le ragioni. Purtroppo, ma diciamo "per fortuna", non è possibile farlo, per evidenti ragioni di riservatezza.

Allora riassumiamo.

  • Errori di ortografia? In pratica mai, visto che ci sono i correttori. 
  • Errori di sintassi? Parecchi.
  • Uso del tutto casuale della punteggiatura? Sì, piuttosto spesso, con certi segni (tipo i due punti o il punto e virgola) del tutto ignorati o sparsi a caso.
  • Consecutio temporum? La maggioranza degli autori non sa neppure cosa sia e, quel che è peggio, non lo sanno nemmeno taluni editor, ai quali si sono incautamente affidati.
  • Ignorare come davvero si racconta una storia? Molti.
  • Incapacità di attrarre e sedurre il lettore fin dalle prime righe? In pratica quasi tutti.
  • Tremendi spiegoni fin dall'incipit? Siamo circa al 50%.
  • Trame banali o inconsistenti? Molto meno di quanto si creda: la fantasia di solito non manca; è il modo di esprimerla che difetta.
  • Ermetismo inconsapevole del tipo "so benissimo cosa volevo dire, possibile che voi non lo capiate?" ? Troppi.

Ci fermiamo qui, anche se potremmo continuare ancora a lungo.

In conclusione, prima di portare il discorso sulla dietrologia e su "cosa mai nasconderanno i rifiuti degli editori?", sarebbe importante badare ai punti che abbiamo citato. Poi ci sarà tutto il tempo di parlare, magari in un'altra sede e in un'altra discussione, dell'importanza dei social e dell'impegno che un autore esordiente deve profondere nel collaborare con la casa editrice alla propria promozione: temi importanti, che vengono sempre dopo l'aver scritto in partenza non un capolavoro, ma perlomeno un buon libro.

 

 

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2 ore fa, LauraMcMiller74 ha detto:

Allora è bene precisare una cosa, perchè forse si è travisato quello che volevo dire, può succedere, io basandomi sulla mia esperienza ho parlato, non sull'esperienza di chi lavora, o ha famiglia, e perciò vorrei chiarire almeno ciò che è successo a me.

A parte che io non ho i genitori e le conoscenze giuste per un lavoro cosidetto normale, non ce le ho, e vivo con la pensione di invalidità, ma tralasciamo questo fatto.

Punto primo, se tu credi che stare nei social è una perdita di tempo è una tua opinione, che rispetto ma non condivido, sempre basandomi sulla mia esperienza, la mia agente, che per ovvie ragioni non faccio nomi, in sei mesi, ha solo contattato due case editrici, facendo alla maniera tradizionale SOLTANTO DUE pensa te, e tutte e due hanno rifiutato, dopo sei mesi che aveva proposto la rappresentanza tramite un altra agenzia editoriale, e qual'è il risultato? Sono ancora senza un contratto editoriale, e per altre ce, dice che non sa se accettano, è ovvio che non ha intersse a far pubblicare il mio libro, cosa mi rimane? Ah si, Wattpad, oppure l'autopubblicazione...oppure posso chiudere il mio manoscritto dentro un cassetto perchè nessuno lo pubblicherà mai

 

Perché dici che ho travisato? Penso di aver capito, anche perché non sei stata l'unica a toccare l'argomento social. E' ovvio che ho espresso, in merito ai social, la mia opinione personale, che non è Vangelo, e non posso che rispettare la tua, espressa in funzione di esperienze di vita completamente diverse dalla mia. Io ho fatto il mio tempo e non è per me che mi preoccupo, ma per la presente e le future generazioni di giovani, condizionate da un sistema che mette al primo posto il profitto e che, per raggiungere il profitto, è disposto a passar sopra a tutte le considerazioni di ordine morale, oltre che su milioni di cadaveri sparsi in giro per il mondo. Da ultimo, scusami, ma per contattare, con esito negativo, due case editrici in sei mesi, era necessaria un'agente? Ti faccio gli auguri per il futuro, a prescindere dal successo inseguito nell'attività di scrittrice che, sicuramente, non sarà l'unico veicolo per raggiungere una vita felice, o almeno serena. Te lo dice uno che potrebbe essere tuo nonno e che nella vita reale ha sempre dovuto combattere, a volte vincendo e a volte perdendo, come tutti. 

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1 minuto fa, cheguevara ha detto:

Perché dici che ho travisato? Penso di aver capito, anche perché non sei stata l'unica a toccare l'argomento social. E' ovvio che ho espresso, in merito ai social, la mia opinione personale, che non è Vangelo, e non posso che rispettare la tua, espressa in funzione di esperienze di vita completamente diverse dalla mia. Io ho fatto il mio tempo e non è per me che mi preoccupo, ma per la presente e le future generazioni di giovani, condizionate da un sistema che mette al primo posto il profitto e che, per raggiungere il profitto, è disposto a passar sopra a tutte le considerazioni di ordine morale, oltre che su milioni di cadaveri sparsi in giro per il mondo. Da ultimo, scusami, ma per contattare, con esito negativo, due case editrici in sei mesi, era necessaria un'agente? Ti faccio gli auguri per il futuro, a prescindere dal successo inseguito nell'attività di scrittrice che, sicuramente, non sarà l'unico veicolo per raggiungere una vita felice, o almeno serena. Te lo dice uno che potrebbe essere tuo nonno e che nella vita reale ha sempre dovuto combattere, a volte vincendo e a volte perdendo, come tutti. 

Effettivamente no, non c'era bisogno di una agente, ma avendo contattato una agenzia per l'editing volevo fare le cose per bene per riuscire appunto nell'operazione e farmi una mia vita, evidentemente mi sbagliavo...dagli errori si impara sempre. Comunque non voglio certo chiudere con l'agenzia che ho contattato, chissà magari l'agente non era giusta per questo mio romanzo può anche darsi :)

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18 ore fa, Skywalker ha detto:

Io penso che la domanda sia sbagliata: bisogna chiedersi perche' dovrebbero pubblicare proprio te e non gli altri centomila che propongono?

(y)

In ben pochi sarebbero in grado di rispondere, ne sono certo.

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Ad ogni modo io penso che un editore pubblichi un libro se pensa che in qualche modo quel libro vendera': e' un investimento bello e buono e un editore ha l'obiettivo di fare soldi.

L'unica volta che un editore mi ha ricevuto in persona e' accaduta la seguente cosa: ha aperto il file del suo computer con le vendite dei miei libri, e mi ha attaccato un pippone sul fatto che un libro in particolar modo stava andando male e le copie tornavano indietro. Come a dire: oh fai qualcosa, altrimenti con me hai chiuso. Non le importava niente (si e' una donna) del discorso culturale. Da quello che io ho capito la cosa che giudicano e' se il "progetto" vende. Se la risposta e' si e il libro fa schifo si riscrive. Se il libro e' perfetto ma non vende la questione finisce li'. Quindi secondo me il tutto si riduce a colpire nel segno rispetto a un discorso di vendite/marketing. Parlo chiaramente di un editore che ha l'ultima parola. Per questo motivo i vari calciatori/attori e persone famose vengono pubblicate: perche' vendono. Non e' etico? Se pensate che il vostro libro sia un capolavoro andate di self publishing: se e' davvero cosi' bello sara' acquistato e il passarola lo rendera' noto come a molti e' successo. Come si dice: provare per credere!

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9 ore fa, Skywalker ha detto:

Per ottenere risultati in qualsiasi campo ci vuole tempo e dedizione. Dubito che si possa riuscire a fare lo scrittore a tempo perso. Per rivedere un romanzo (giusto una volta fatta per bene) ci vuole almeno un mese di lavoro intensissimo. Murakami stesso ha detto che per scrivere ha rinunciato ad avere figli. Chi ha famiglia se la goda e scriva quando puo' prendendo il tutto come un gioco.

Verissimo. Lo scrittore è un lavoro e come tale richiede tutto il tempo di cui c'è bisogno. Scrivere, rivedere, proporre e, una volta pubblicato, contribuire a far crescere e conoscere la propria opera insieme alla casa editrice. La casa editrice utilizzando tutti i canali di cui dispone e che si è cotruita nel corso degli anni, l'autore idem. Se è un perfetto sconosciuto e considera declassante promuovere il proprio libro allora è dura... Conosco fior di scrittori che, non solo grazie ai social, si organizzano anche più di una presentazione a settimana (di media) sfruttando tutte le conoscenze che possono e quelle nuove che via via si creano e,  grazie a questo e al maggior sconto che spuntano dall'editore riescono a vivere di scrittura.

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Secondo me tutto dipende dalla volontà dello scrittore nel voler intraprendere questa carriera, una mano la da ovviamente anche l'agente, però deve essere la persona giusta al momento giusto. Certo se tu da esordiente ti affidi a un agente che ti presenta ai big hai sbagliato persona e non è certamente il passo giusto da compiere secondo me :)

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45 minuti fa, LauraMcMiller74 ha detto:

Certo se tu da esordiente ti affidi a un agente che ti presenta ai big hai sbagliato persona e non è certamente il passo giusto da compiere secondo me :)

Perchè non è il passo giusto? 

 

L'agente augura solo il meglio a un proprio autore, per questo cercherà di farlo pubblicare da una casa editrice influente (tra l'altro anche gli agenti lavorano un po' come le case editrici: leggono, valutano, cestinano, contattano editor e direttori di collana, lavorano su determinati generi narrativi, ecc.). Insomma avere un agente è già un grande passo in avanti.

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15 minuti fa, Mister Frank ha detto:

Perchè non è il passo giusto? 

 

L'agente augura solo il meglio a un proprio autore, per questo cercherà di farlo pubblicare da una casa editrice influente (tra l'altro anche gli agenti lavorano un po' come le case editrici: leggono, valutano, cestinano, contattano editor e direttori di collana, lavorano su determinati generi narrativi, ecc.). Insomma avere un agente è già un grande passo in avanti.

eh lo so, però, arrendesi a due rifiuti non è una grande cosa :)

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19 ore fa, Skywalker ha detto:

Quindi secondo me il tutto si riduce a colpire nel segno rispetto a un discorso di vendite/marketing. Parlo chiaramente di un editore che ha l'ultima parola.

 

Parliamo di chi si propone già per una seconda pubblicazione, sono in tanti gli autori che hanno esordito con una big e dopo hanno fatto "fiasco" (anche perchè sconosciuti e senza un buon numero di "lettori fidelizzati").

 

23 ore fa, LauraMcMiller74 ha detto:

Infatti le 50 sfumature sono un capolavoro rispetto a una storia scritta da un esordiente piena di tutti questi errori xD

 

23 ore fa, Aporema Edizioni ha detto:

temi importanti, che vengono sempre dopo l'aver scritto in partenza non un capolavoro, ma perlomeno un buon libro.

 

Riprendo questi due interventi per far notare che la discussione si basa, dal primo post, su dei "buoni libri" che non hanno i problemi evidenziati da @Aporema Edizioni.

 

Quota

Scartiamo subito i testi scritti male

 

In definitiva, come avevo già scritto in un altro post, al primo posto, per essere pubblicati, c'è sempre la storia che si propone (quando le vendite precedenti non sono esaltanti) dopo si guardano i risultati ottenuti. Quanto scritto da @Skywalker è verissimo: provate a pubblicare, da esordienti, un "buon libro" in selfpublishing e rendetevi conto se il libro si "vende da solo" oppure bisogna rimboccarsi le maniche ;)

 

19 ore fa, Skywalker ha detto:

Se pensate che il vostro libro sia un capolavoro andate di self publishing: se e' davvero cosi' bello sara' acquistato e il passarola lo rendera' noto come a molti e' successo. Come si dice: provare per credere!

 

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Sarà, ritengo la trilogia della James uno dei libri più noiosi che ho mai letto...si dovrebbe parlare non di un buon libro, ma di un libro che vende...e questo è un altro discorso :)

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@LauraMcMiller74

Quello della James non è un caso isolato, mi viene in mente pure la Roupenian che l’ha fatto addirittura per un racconto, quindi, ripeto, sono gli argomenti, la storia, i temi gli unici davvero capaci di interessare il pubblico. Le virgole, gli errori ortografici e ecc. non smuovono le classifiche, anzi, qualche volta li aiutano perché danno argomenti sui quali discutere.

Le vendite contano sia per il “buon libro” e sia per il “libro pessimo”.

Le case editrici giudicano il libro come un “prodotto” (un valore monetario) e noi che intendiamo scrivere non possiamo fare diversamente.

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Adesso, TuSìCheVale ha detto:

@LauraMcMiller74

Quello della James non è un caso isolato, mi viene in mente pure la Roupenian che l’ha fatto addirittura per un racconto, quindi, ripeto, sono gli argomenti, la storia, i temi gli unici davvero capaci di interessare il pubblico. Le virgole, gli errori ortografici e ecc. non smuovono le classifiche, anzi, qualche volta li aiutano perché danno argomenti sui quali discutere.

Le vendite contano sia per il “buon libro” e sia per il “libro pessimo”.

Le case editrici giudicano il libro come un “prodotto” (un valore monetario) e noi che intendiamo scrivere non possiamo fare diversamente.

Ovviamente, infatti da che mondo e mondo nessuno compra un libro pieno di errori ortografici mi sembra anche logico, è anche vero che un libro è un prodotto valido, ma questo prodotto deve avere dei contenuti, hai mai visto chi produce shampoo per capelli vendere confezioni senza lo shampoo? Ecco, io dico che durante la lettura delle 50 sfumature mi sono talmente annoiata che me lo sono trascinato per mesi, ora alle ce, non interessano i contenuti, quanto i quattrini che può guadagnare da quel romanzo.

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