Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

gierre13

Esiste un vero motivo per un rifiuto? Per quale motivo un editore non pubblica un testo?

Post raccomandati

Ospite
19 minuti fa, Ace ha detto:

Basti vedere i libri che vincono lo Strega: nessuno spazio per tecnicismi e subordinate. Oggi uno scrittore come Gadda verrebbe additato come esempio da non seguire. A calci nei maroni, lo prenderebbero, parecchi editor delle mie calosce

 
Pensavo a Gadda proprio l'altro giorno. Leggevo i suoi racconti e pensavo che un modo simile di narrare (e anche le tematiche dove "non succede niente!") sono ormai "fuori moda". Da un certo punto di vista è vero, certa la scrittura denuncia la sua "epoca", come ogni cosa figlia dei suoi tempi. Ma ciò che oggi manca, nel momento storico dell'intrattenimento a tutti i costi, è osare. Osare con argomenti diversi, con altri ritmi, con uno stile personale. Anche la produzione di testi più difficili è ostacolata dall'appiattimento culturale di cui si parlava prima (e di cui, continuo a dire, le piccole e medie case editrici finiscono per essere complici).
Dai premi sono rimasto deluso e anche infastidito. Solo per parlare dell'ultima volta ho già varie volte detto quanto la mia gioia nel trovare un libro di racconti arrivato in finale allo Strega si sia tramutata quasi in scandalo per il livello scarso del testo definito "la nuova lingua degli italiani di domani e quindi interessante per questo" quando nella realtà dei fatti la prosa dell'autore era elementare, sciatta e approssimativa, tanto sostenuta solo per la sovrapposizione tra autore e "opera". Qui il mio parere da lettore delusissimo e tutti a gridare al capolavoro.
In più, la casa editrice (pur essendo abbastanza piccola) in un'intervista che ho intravisto da qualche parte sul web ha detto di non accettare gli invii spontanei e questo per me è già gravissimo, se non sei una realtà di "prima fascia" commerciale.

Altro tipo di rifiuto che non dipende dal manoscritto: la mancanza del professionista che te lo presenta.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
8 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

Osare con argomenti diversi, con altri ritmi.

Seguo da tempo il blog di Palahniuk e ricordo che lui stesso anni fa denunciava 'sta cosa. In sostanza, diceva che le nuove generazioni non leggono perché ormai abituati al taglio delle nuove serie televisive -- dove ritmi e narrazione hanno fatto passi da gigante. Presumo che non si osi, né si sperimenti, perché è più comodo attenersi a ciò che va qui e ora. Riduce, immagino, i margini di rischio. Ma ciò produce stagnazione ed ecco che anche un testo innovativo può andare incontro sempre al medesimo risultato: il rifiuto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, Ace ha detto:

Seguo da tempo il blog di Palahniuk e ricordo che lui stesso anni fa denunciava 'sta cosa. In sostanza, diceva che le nuove generazioni non leggono perché ormai abituati al taglio delle nuove serie televisive -- dove ritmi e narrazione hanno fatto passi da gigante. Presumo che non si osi, né si sperimenti, perché è più comodo attenersi a ciò che va qui e ora. Riduce, immagino, i margini di rischio. Ma ciò produce stagnazione ed ecco che anche un testo innovativo può andare incontro sempre al medesimo risultato: il rifiuto.

 

In realtà la stagnazione c'è solo in Italia. E ritmo e narrazione veloci non sono certo invenzioni americane. Moravia e Calvino non erano dell'Alabama.

 

@Mattia Alari

 

Se con questo:

 

1 ora fa, Mattia Alari ha detto:

 
 (e anche le tematiche dove "non succede niente!") sono ormai "fuori moda".

 

Intendi lo slice of life, è fuori moda in Italia solo perché non lo fa nessuno. Tanta ma tanta gente, ne fa man bassa, soprattutto in prodotti orientali. Martin stesso c'ha impregnato ogni suo libro, con capitoli dove succede mezza pagina di cose ganze, e 15 di niente assoluto, tra cavalcate nel nulla, pranzi faraonici, ubriacature, camminate nella neve, e addestramento infinito...

 

Il problema semmai è il genere. Giallo eThriller non lo richiedono. Sebbene esistano autori come Follet che lo usano ugualmente. Mistery e Avventura (fantasy epico) ci vanno a braccetto.

 

Harry Potter ne è pieno. E vende ancora come il pane. Certo va saputo fare, usando dove lo Show, dove il Tell, in maniera magistrale.

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 minuti fa, JPK Dike ha detto:

 

In realtà la stagnazione c'è solo in Italia. E ritmo e narrazione veloci non sono certo invenzioni americane. Moravia e Calvino non erano dell'Alabama.

Chuck afferma sia così pure in America. E il ritmo veloce al quale mi riferivo era quello utilizzato negli script delle serie televisive, quindi Moravia e Calvino che c'azzeccano?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
6 minuti fa, Ace ha detto:

Chuck afferma sia così pure in America. E il ritmo veloce al quale mi riferivo era quello utilizzato negli script delle serie televisive, quindi Moravia e Calvino che c'azzeccano?

 

Che cinema e televisione non hanno abituato "male" i lettori come mi sembrava tu volessi indicare. E' solo un'altra forma d'arte che vede allo stesso modo prodotti più o meno veloci. Ad esempio Braking Bad è lentissimo (e ha solo la parvenza di essere veloce perché riempito di contrasti e struttura verticale), e uno come Fringe è super veloce (ma per tanti è percepito troppo lento perché ha struttura orizzontale e tonnellate di informazioni apparentemente scollegate tra loro).

Quindi non è nemmeno una questione di ritmo, ma di percezione del ritmo.

E ritorno sulla letteratura. Spesso si parla di ritmo e velocità, come di Show and Tell, come se fossero invenzioni americane. Loro gli hanno solo dato un nome creando un'enciclopedia su cosa sia la prosa e lo storytelling. Ma Moravia stava sempre e solo nello show, Calvino mette il turbo e non si ferma per niente al mondo, mentre alcuni dei più grandi autori anglosassoni usano più Tell che Show, al contrario di ciò che si dice.

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@JPK Dike: Parte di quello che dici lo condivido, ma si parlava di narrativa che presenta elementi di rottura, di come l'impressione che tutto ciò che non è omologato a quello che va al momento possa portare al rifiuto da parte degli editori. In Italia come all'estero. Come Moravia e Calvino non vengono dall'Alabama, Palahniuk non è nato a Roccella Ionica e tutto il mondo è Paese.

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@JPK Dike: Parte di quello che dici lo condivido, ma si parlava di narrativa che presenta elementi di rottura, di come l'impressione che tutto ciò che non è omologato a quello che va al momento possa portare al rifiuto da parte degli editori. In Italia come all'estero. Come Moravia e Calvino non vengono dall'Alabama, Palahniuk non è nato a Roccella Ionica e tutto il mondo è Paese.

 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 ore fa, Giraluna ha detto:

È alquanto facile farvi scattare a molla qui dentro. Francamente pensavo che aveste aspettative più adulte e ponderate. Invece noto che siete proprio dei veri sognatori, pieni di speranze. Io sono cinica e realista e solo quando lo richiedo io mi metto a sognare, diversamente scrivo le cose come stanno. Se fanno male a qualcuno è un problema esterno. 

 

Mi rendo conto di essere una gigante rossa dentro un forum di nane bianche. Intendo che non c'è spazio per una persona come me qui dentro. Per cui, grazie dell'accoglienza nella sezione ingresso, e per questi interventi. Per lavoro ho a che fare con tipi come Mattila tutti i giorni e o davvero poco tempo per impiegarne la maggior parte a sognare oltre. Per me lo spazio di un sogno è solo un piacevole motore per fare tutto con più divertimento. Di certo non mi prendo così sul serio o ripongo in una singola cosa tutto questa speranza. 

 

Per cui credo ci siano delle chiare divergenze. A me non interessa piacere. Qui se non scrivi secondo il sole cuore e amore style sei da emarginare. Non c'è problema. Vi lascio serenamente, augurandovi buon proseguimento.  

 

Statemi bene tutti e buona fortuna 😃

Mi spiace che tu te ne vada in questo modo, comunque ti suggerisco di fare, quando ti sarà sbollita la rabbia, un po' di sana autocritica: sei sicura che siano gli altri a scattare a molla e tu sia, invece, adulta e ponderata? E' da persone adulte e ponderate offendere un intero forum? Ti invito, allora, a rileggere i tuoi interventi con calma, forse così riuscirai ad individuare una massa di refusi (e non solo) che denotano sciatteria, quando non povertà di linguaggio. Personalmente mi sono astenuto, fino a questo tuo ultimo e dichiaratamente conclusivo intervento, dall'inserire freccette rosse  (non le inserisco mai, del resto), ma stavolta non ho potuto farne a meno. Salutami la gigante rossa!

  • Mi piace 5

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
12 ore fa, Riccardo e Tempesta Edit. ha detto:

Uno degli autori di cui parlavo aveva 68 anni quando ha pubblicato con noi il primo di una dozzina di saggi. Comunque tre/quarti dei nostri autori hanno più di sessant'anni.

I motivi per cui rifiutiamo il 95% delle proposte sono al 70% perché non rientrano nella nostra filosofia editoriale (per cui non vengono nemmeno letti) il restante è scritto male o l'idea è banale...

La cosa mi consola. Ignoro quale sia la tua casa editrice, ma mi pare di capire che pubblichi soprattutto saggi, e i saggi vengono partoriti, in genere, da persone non molto giovani. Io, invece, scrivo romanzi, ed ho la presunzione (perdonatemela, vista l'età!) di ritenere che non siano scritti male: quindi i rifiuti subiti - al 99% col sistema del silenzio dissenso - dovrebbero essere imputabili alla banalità dell'idea. Ne prendo atto. Vista la mia debole posizione di aspirante esordiente, per giunta decrepito, non posso fare altro.

  • Confuso 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 ore fa, Mattia Alari ha detto:


 E una certa media rabbia che definirei più "percezione dell'ingiustizia".

Ecco, questo è esattamente ciò che ho provato e che mi ha fatto scattare. Anche io ho notato che un paio di nomi sono sempre gli stessi, e circolano su varie riviste. 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
17 ore fa, Ace ha detto:

I motivi per cui un editore non ti pubblica possono essere molti. Un autore scrive da solo, a fargli compagnia durante la lunga traversata che comporta lo scrivere un romanzo, solo un'infinità di dubbi. Puoi essere un autore di valore, così come potresti non esserlo. Potresti avere scritto un ottimo romanzo, ma al momento per la tua opera non c’è spazio. Peggio ancora: potresti  avere già scritto dei buoni romanzi, ma non è detto che anche quest’ultimo lo sia. L’unica cosa che ti può salvare è l’amore per i libri e cercare di scrivere al massimo, senza risparmiarti. Serve trovare un metodo e serve ostinazione, con l’età si possono scrivere solo cose migliori – @Mattia Alari condivido quello che hai scritto. Poi è necessario alimentare la speranza. A questa discussione mi pare manchi un po’ di speranza, e allora voglio introdurre l’estratto di un romanzo che ho appena finito di leggere. Ho eliminato titoli e riferimenti perché credo -- non ne sono certo, ma penso le cose stiano così -- che con le nuove norme di recente approvate in materia di copyright non sia permesso riportare interi stralci. In ogni caso, questo è il pezzo, se volete titolo e autore, chiedetemelo in privato.

 

"Tagliai il venti per cento del libro cui stavo lavorando, pagina, paragrafo, frase o parola, presi in considerazione tutto ciò che era superfluo. Era quanto mi aveva chiesto di fare __. 
Finii il mio sesto romanzo e lo spedii. Diciassette anni, sei romanzi non pubblicati, decine di racconti non pubblicati, senza vedere una sola parola stampata su una pagina. La scrittura era diventata la mia sola possibilità di uscire dal pantano in cui era scivolata la mia vita. Avevo perseverato anche quando la candela della speranza si era completamente consumata. Avevo perseverato per abitudine, perché non avevo la minima idea di che altro avrei potuto fare. Oggi, in ventiquattr'ore, nel tempo di una telefonata, una delle riviste più prestigiose e un editore di qualità avevano accettato di pubblicare il mio primo saggio e il mio sesto romanzo."

 

L’auspicio è che queste parole vi diano forza e vi scaldino il cuore. Come diceva il vecchio John, è quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare.

Hai ragione Ace, mai arrendersi :)

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
11 ore fa, Ace ha detto:

@JPK Dike: Parte di quello che dici lo condivido, ma si parlava di narrativa che presenta elementi di rottura, di come l'impressione che tutto ciò che non è omologato a quello che va al momento possa portare al rifiuto da parte degli editori. In Italia come all'estero. Come Moravia e Calvino non vengono dall'Alabama, Palahniuk non è nato a Roccella Ionica e tutto il mondo è Paese.

 

 

 

Se con "elementi di rottura" intendi spezzando i topoi e gli archetipi narrativi di genere e struttura della fabula, è evidente che non puoi essere pubblicato. Non ci vedo nulla di strano. Un autore dovrebbe scegliere un genere preciso, magari un paio da mixare, e a quelli attenersi, con i suoi cliché ed elementi ricorrenti del caso. Punto. L'originalità deve stare nella prosa, non nella trama.

Poi non capisco cosa voglia dire che pubblicano solo quello che va al momento. Io vedo tanti lavori pubblicati da CE grandi che svariano da gialli, fantasy e storico etc... Quindi c'è spazio per tutti. Però devi scegliere un genere e quello scrivere. Adattandolo alla tua visione del mondo e dell storia, ma evitando di partire per la tangente.

Appunto tutto il mondo è paese. Gli americani non hanno inventato un bel nulla. Al massimo hanno sviluppato, evoluto, mischiato la narrativa con una bella dose di cultura pop e il risultato è successo planetario continuo da 60 anni. Se a noi non riesce, è colpa nostra, non loro che hanno "abituato male" i lettori. O dei lettori che sono troppo stupidi per leggere le nostre "storie serie".

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 minuti fa, JPK Dike ha detto:

 

Se con "elementi di rottura" intendi spezzando i topoi e gli archetipi narrativi di genere e struttura della fabula, è evidente che non puoi essere pubblicato. Non ci vedo nulla di strano. Un autore dovrebbe scegliere un genere preciso, magari un paio da mixare, e a quelli attenersi, con i suoi cliché ed elementi ricorrenti del caso. Punto. L'originalità deve stare nella prosa, non nella trama.

Poi non capisco cosa voglia dire che pubblicano solo quello che va al momento. Io vedo tanti lavori pubblicati da CE grandi che svariano da gialli, fantasy e storico etc... Quindi c'è spazio per tutti. Però devi scegliere un genere e quello scrivere. Adattandolo alla tua visione del mondo e dell storia, ma evitando di partire per la tangente.

Appunto tutto il mondo è paese. Gli americani non hanno inventato un bel nulla. Al massimo hanno sviluppato, evoluto, mischiato la narrativa con una bella dose di cultura pop e il risultato è successo planetario continuo da 60 anni. Se a noi non riesce, è colpa nostra, non loro che hanno "abituato male" i lettori. O dei lettori che sono troppo stupidi per leggere le nostre "storie serie".

 

A questo punto, pare che la lezione sia: "non scrivere quello che vuoi, ma quello che gli altri vogliono". Oppure, peggio: "puoi scrivere quello che vuoi, purché non deroghi dai canoni che altri hanno stabilito". Non ci sto. Se, per esprimersi con la scrittura, che è pur sempre un'arte, l'artista deve imbrigliare il suo pensiero facendolo correre su binari all'uopo predisposti, che artista è? Sarò sicuramente in torto, ma penso che i vincoli dovrebbero essere di altro tipo: usare correttamente la lingua e raccontare una storia che sia interessante ed invogli il lettore. Nient'altro. 

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Il 7/4/2019 alle 07:18, cheguevara ha detto:

Tutto vero. Il problema ce l'ha il viaggiatore "attempato", al quale i viaggi troppo lunghi sono preclusi. Per ovvie ragioni.

 

Il 7/4/2019 alle 09:07, Giraluna ha detto:

Il pensiero sopra citato ad una persona di 60 anni, ad esempio, che vuole avere una possibilità nell'editoria  può irritare, infastidire o disturbare etichettandolo come un problema. 

 

Quanto siete pessimisti...

I miei genitori sono arrivati alla bella età di cent'anni, e sessanta sono pochissimi: siamo ancora nel fiore della giovinezza! E chi ha iniziato ad appassire? @Marcello, difendi la categoria...

Diceva il mi' babbo: «Non ho mica più ottant'anni...»

Alla più brutta, io sono pronto anche per la fama postuma.

E poi, @cheguevara, con un nickname battagliero come il tuo di solito si è giovani dentro!

 

  • Mi piace 4
  • Grazie 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
51 minuti fa, cheguevara ha detto:

A questo punto, pare che la lezione sia: "non scrivere quello che vuoi, ma quello che gli altri vogliono". Oppure, peggio: "puoi scrivere quello che vuoi, purché non deroghi dai canoni che altri hanno stabilito". Non ci sto. Se, per esprimersi con la scrittura, che è pur sempre un'arte, l'artista deve imbrigliare il suo pensiero facendolo correre su binari all'uopo predisposti, che artista è? Sarò sicuramente in torto, ma penso che i vincoli dovrebbero essere di altro tipo: usare correttamente la lingua e raccontare una storia che sia interessante ed invogli il lettore. Nient'altro. 

 

Se non scrivi per il lettore, per chi scrivi? Il tuo pensiero deve essere imbrigliato, altrimenti il letore non ci capisce nulla, o si annoia. Forma e contenuto hanno regole, tante, e quelle devi seguire. E non per far un favore al lettore, ma a te stesso.

 

Ogni forma d'arte ha regole precise e ferree. Se non vengono seguite il flop, e i rifiuti, sono normali. L'idea che l'arte non ha limiti è una cagata pazzesca. L'immaginazione non ha briglie, ma quando trasformi idea in testo concreto, limiti ce ne sono, tantissimi.

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 ora fa, JPK Dike ha detto:

 

Se non scrivi per il lettore, per chi scrivi? Il tuo pensiero deve essere imbrigliato, altrimenti il letore non ci capisce nulla, o si annoia. Forma e contenuto hanno regole, tante, e quelle devi seguire. E non per far un favore al lettore, ma a te stesso.

 

Ogni forma d'arte ha regole precise e ferree. Se non vengono seguite il flop, e i rifiuti, sono normali. L'idea che l'arte non ha limiti è una cagata pazzesca. L'immaginazione non ha briglie, ma quando trasformi idea in testo concreto, limiti ce ne sono, tantissimi.


Se rileggi meno frettolosamente il mio scritto, ti accorgerai che ho parlato di storie che siano interessanti ed invoglino il lettore, quindi la prima parte delle tue osservazioni appare superflua. Per quanto riguarda le regole precise e ferree e i tantissimi limiti, essi esistono e sono riferibili alla forma, non al contenuto, che non può non essere parto della fantasia e della creatività di chi scrive. Fantasia e creatività che è un delitto pretendere di imbrigliare. A mio avviso. 

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
3 minuti fa, cheguevara ha detto:


Se rileggi meno frettolosamente il mio scritto, ti accorgerai che ho parlato di storie che siano interessanti ed invoglino il lettore, quindi la prima parte delle tue osservazioni appare superflua. Per quanto riguarda le regole precise e ferree e i tantissimi limiti, essi esistono e sono riferibili alla forma, non al contenuto, che non può non essere parto della fantasia e della creatività di chi scrive. Fantasia e creatività che è un delitto pretendere di imbrigliare. A mio avviso. 

 

 

No che non è superfluo. Come puoi pensare di scrivere contenuti interessanti se te ne freghi del lettore, di cosa vuole, di cosa si aspetta e se non sai come creare contenuti interessanti? La forma ha tante regole quante ne ha il contenuto. Che non è libero, né selvaggio, né deve andare a briglia sciolta.

 

Il contenuto è un costrutto artificiale tanto quanto la forma. Creato ad arte per attirare la curiosità e l'attenzione del lettore.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Insomma, se ho ben capito, il libro è considerato un prodotto.

Se ha possibilità di vendita, viene pubblicato, altrimenti no.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, JPK Dike ha detto:

Se non scrivi per il lettore, per chi scrivi? Il tuo pensiero deve essere imbrigliato, altrimenti il letore non ci capisce nulla, o si annoia

Il lettore non capisce nulla perché non mi “imbriglio” nelle mode narrative del momento? Si annoia perché non mostro abbastanza e racconto troppo?

E che facciamo, bruciamo metà della letteratura dell’ottocento?

Ma dai... Va bene tutto... Anche io seguo con interesse i corsi e leggo con curiosità i libri di scrittura creativa. Però non esageriamo.

Non è che sto povero lettore (che poi saremmo anche noi, spero) lo stiamo un po’ sottovalutando? Non è che lo prendiamo per un incapace, svogliato, zombie/automa di letture omologate, è invece è più aperto e curioso di noi stessi scrittori?

  • Mi piace 2
  • Grazie 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
37 minuti fa, JPK Dike ha detto:

Come puoi pensare di scrivere contenuti interessanti se te ne freghi del lettore, di cosa vuole, di cosa si aspetta e se non sai come creare contenuti interessanti? La forma ha tante regole quante ne ha il contenuto. Che non è libero, né selvaggio, né deve andare a briglia sciolta.

Qui ci leggo del giusto, soprattutto se riferito al "nostro" argomento: per quale motivo un editore non pubblica un testo?

Perché, per esempio, nonostante una "forma" corretta, reputa il "contenuto" poco interessante. 

Poi, è risaputo, anche gli editori possono sbagliare a giudicare...

Ma interessante per chi? Solo per il mercato?

 

8 minuti fa, Mister Frank ha detto:

Insomma, se ho ben capito, il libro è considerato un prodotto.

Se ha possibilità di vendita, viene pubblicato, altrimenti no.

 

Il mio primo lavoro è una storia di famiglia, un bel mattone da trecentoquaranta pagine e pieno di antiquate "d" eufoniche: me lo sono stampato da solo,  dopo averlo ritenuto commercialmente poco interessante e improponibile a una CE.. Sono a duecentocinquanta "pezzi", e devo ristampare...

Quanti piccoli editori avrebbero mai immaginato possibile vendere un tal numero di copie?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
4 minuti fa, Mister Frank ha detto:

Insomma, se ho ben capito, il libro è considerato un prodotto.

Se ha possibilità di vendita, viene pubblicato, altrimenti no.

 

Il libro è il mezzo con cui vendit il vero prodotto. Te stesso. E non deve essere vendibile, deve essere leggibile.

 

1 minuto fa, unacasanellospazio ha detto:

Il lettore non capisce nulla perché non mi “imbriglio” nelle mode narrative del momento? Si annoia perché non mostro abbastanza e racconto troppo?

E che facciamo, bruciamo metà della letteratura dell’ottocento?

Ma dai... Va bene tutto... Anche io seguo con interesse i corsi e leggo con curiosità i libri di scrittura creativa. Però non esageriamo.

Non è che sto povero lettore (che poi saremmo anche noi, spero) lo stiamo un po’ sottovalutando? Non è che lo prendiamo per un incapace, svogliato, zombie/automa di letture omologate, è invece è più aperto e curioso di noi stessi scrittori?

 

Io ho detto l'esatto contrario. I lettori non sono stupidi, sanno esattamente cosa vogliono, cosa gli piace e cosa no. Tuo obbiettivo è capire il tuo target cosa peretnde dalle storie che scrivi. E' evidente che se scrivi un fantasy epico, con una struttura da Thriller, 99/100 scontenterai sia gli amanti del fantasy che quelli del Thriller. Se dai in pasto a un giallista un libro pieno d'azione, quello ti viene a cercare a casa, così come se presenti a un adolescente amante dei YA, un romanzo storico di guerra, ci sta che lo usi per accenderci il fuoco nel camino.

 

Devi sapere cosa scrivi, come si scrive, e cosa si aspetta il lettore a cui punti. E se vuoi vendere ed essere letto non te ne puoi fregare. E vale per la letteratura, il fumetto, la televisione, il cinema, la musica e così via...

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
22 ore fa, Loryzo ha detto:

Ragazzi posso chiedervi un piacere? Non litigate più, mi piaceva questa discussione ma si sta perdendo.

Del resto mi pare vi siate spiegati abbastanza, ora fate pace, stringetevi la mano, limonate, insomma quello che vi pare ma metteteci una pietra sopra e andiamo avanti dai.

 

 

Anche perché se una Sequoia o una Tartaruga gigante potessero volgere le loro attenzioni sui discorsi sull'età umana, sai le risate.

Tutto è così oggettivamente breve,  non solo per chi ha 75 anni ma per tutti quanti noi. Tutto si consuma nel giro di pochi decenni, quelli sono, che ti vuoi inventare, che ti vuoi consolare. Trent'anni, cinquanta, ottanta... uh, sai che differenza. Le menti, le anime: quello conta. Proprio perché il tempo è poco per tutti.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, JPK Dike ha detto:

 

No che non è superfluo. Come puoi pensare di scrivere contenuti interessanti se te ne freghi del lettore, di cosa vuole, di cosa si aspetta e se non sai come creare contenuti interessanti? La forma ha tante regole quante ne ha il contenuto. Che non è libero, né selvaggio, né deve andare a briglia sciolta.

 

Il contenuto è un costrutto artificiale tanto quanto la forma. Creato ad arte per attirare la curiosità e l'attenzione del lettore.

Vedo che continuiamo a non capirci, probabilmente perché abbiamo due concezioni troppo differenti di cosa significhi scrivere. Rimango della mia idea, come sicuramente tu della tua. In questo caso, cercare una sintesi mi sembra un'inutile perdita di tempo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Carissimo Che condivido in toto quello che dici. Anch'io sono ormai d'epoca, ma d'altra parte per avere dei contenuti da scrivere mi è stato necessario prima vivere, lavorare, crescere figli, partecipare alla vita collettiva, ecc. A parte questa pleonastica parentesi personale, posso citare per esperienza diretta i motivi per cui finora non sono stata pubblicata, citando almeno 2 editor importanti che gentilmente me l'hanno spiegato. Scrivo bene cose troppo impegnative per il lettore comune (che tristezza questa definizione), mi pongo e gli pongo domande troppo trascendenti, se mi impegnerò a scrivere cose più commerciali la loro porta (dei suddetti editor, tra l'altro persone stimatissime e assai competenti) sarà aperta. Devo dire che non mi sono fatta avanti con particolare convinzione, scrivo per passione, però... Però ho questa impressione, che qualcuno in precedenza ha già riportato nella discussione: il mondo editoriale attualmente è costituito in buona parte da giovani free lance, spesso sottopagati, mi sembra anche normale che offrano loro molte più occasioni di pubblicazione rispetto a chi è fuori dal giro. Mi viene conseguente una riflessione "keynesiana": chi stimola la domanda ? chi decide cosa vogliamo desiderare? Noi leggiamo quello che ci viene offerto e a questo ci adattiamo, oppure possiamo decidere di scrivere noi quello che ci piacerebbe leggere. Io la ritengo una bella sfida. Chiudo e mi scuso per il lungo pippone: Svevo si pubblicava i romanzi a spese sue perchè gli editori gli criticavano la forma, poco elegante, e la stranezza, quindi l'impubblicabilità, del contenuto. Come al solito, il tempo è stato galantuomo. Hasta la victoria siempre!

  • Mi piace 2
  • Grazie 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
28 minuti fa, Provence ha detto:

oppure possiamo decidere di scrivere noi quello che ci piacerebbe leggere

Una delle dediche che scrivo con più piacere, le rare volte che mi capita di vendere un libro, è una frase del grande Gesualdo Bufalino:

"Scrivo solo i libri che sono curioso di leggere" ;).

  • Mi piace 6

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
2 ore fa, Provence ha detto:

Carissimo Che condivido in toto quello che dici. Anch'io sono ormai d'epoca, ma d'altra parte per avere dei contenuti da scrivere mi è stato necessario prima vivere, lavorare, crescere figli, partecipare alla vita collettiva, ecc. A parte questa pleonastica parentesi personale, posso citare per esperienza diretta i motivi per cui finora non sono stata pubblicata, citando almeno 2 editor importanti che gentilmente me l'hanno spiegato. Scrivo bene cose troppo impegnative per il lettore comune (che tristezza questa definizione), mi pongo e gli pongo domande troppo trascendenti, se mi impegnerò a scrivere cose più commerciali la loro porta (dei suddetti editor, tra l'altro persone stimatissime e assai competenti) sarà aperta. Devo dire che non mi sono fatta avanti con particolare convinzione, scrivo per passione, però... Però ho questa impressione, che qualcuno in precedenza ha già riportato nella discussione: il mondo editoriale attualmente è costituito in buona parte da giovani free lance, spesso sottopagati, mi sembra anche normale che offrano loro molte più occasioni di pubblicazione rispetto a chi è fuori dal giro. Mi viene conseguente una riflessione "keynesiana": chi stimola la domanda ? chi decide cosa vogliamo desiderare? Noi leggiamo quello che ci viene offerto e a questo ci adattiamo, oppure possiamo decidere di scrivere noi quello che ci piacerebbe leggere. Io la ritengo una bella sfida. Chiudo e mi scuso per il lungo pippone: Svevo si pubblicava i romanzi a spese sue perchè gli editori gli criticavano la forma, poco elegante, e la stranezza, quindi l'impubblicabilità, del contenuto. Come al solito, il tempo è stato galantuomo. Hasta la victoria siempre!

 

1 ora fa, Marcello ha detto:

Una delle dediche che scrivo con più piacere, le rare volte che mi capita di vendere un libro, è una frase del grande Gesualdo Bufalino:

"Scrivo solo i libri che sono curioso di leggere" ;).

Grazie a tutti e due. E' consolante sapere che ci siano altre persone che non ritengono lo scrittore un automa manovrato dal mercato. A tale proposito, sto pensando di scrivere un racconto del genere "fantascienza distopica", in cui i libri vengono scritti direttamente dal computer, sulla base di algoritmi immessi dalle CE. Vista l'aria che tira, non è improbabile che, prima o poi, accada.

  • Mi piace 3
  • Confuso 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
1 minuto fa, cheguevara ha detto:

Vista l'aria che tira, non è improbabile che, prima o poi, accada.

:pat:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
14 minuti fa, cheguevara ha detto:

A tale proposito, sto pensando di scrivere un racconto del genere "fantascienza distopica", in cui i libri vengono scritti direttamente dal computer, sulla base di algoritmi immessi dalle CE. Vista l'aria che tira, non è improbabile che, prima o poi, accada.

C'è già :) 

Non ricordo chi l'ha scritto, ma ricordo bene di averlo letto tempo fa

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
12 minuti fa, Elisabeta Gavrilina ha detto:

C'è già :) 

Non ricordo chi l'ha scritto, ma ricordo bene di averlo letto tempo fa

Bella fregatura. E io che pensavo di aver avuto un'idea originale!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente per inserire un commento.

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora

×