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gierre13

Esiste un vero motivo per un rifiuto? Per quale motivo un editore non pubblica un testo?

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Credo di essere diventato leggermente diffidente negli ultimi tempi. In particolare ritrovo una sorta di dietrologia che accompagna ogni comportamento editoriale. Sbaglierò, è molto probabile. Però a pensar male spesso s'indovina.

Punto primo. Perché si pubblica un testo? Perché piace. Perché è originale. Perché ha buone prospettive di vendita e così via. Chi più ne ha più ne metta. Ma non è questo l'oggetto della domanda. La domanda è invece esattamente l'opposto. Perché non si pubblica un testo?

Scartiamo subito i testi scritti male, con errori di ortografia, errori di grammatica. E scartiamo anche i testi deliranti sul tipo di una persona che scrive solo quando beve un paio di litri di liquore. A dire il vero qualche canzone di Dylan pare sia stata scritta in stato di alterazione mentale, ma lui lo si può anche perdonare (scrisse anche un romanzo Bob Dylan, dal titolo Tarantula; il romanzo non ebbe successo ma la canzone che ne fu tratta è diventata un capolavoro: Like a rolling stones. Era solo una mia nota di cronaca...)

Dicevo, scartiamo questi.

Per quale motivo allora un testo non viene pubblicato?

Sarà il genere che non tira? La storia che è banale? La scrittura che non è raffinata o comunque originale? La lunghezza...

Personalmente non credo alla storia trita e ritrita del "non rientra nelle nostre collane". Se un testo lo vuoi pubblicare, la collana la crei o adatti quelle che ci sono.

E poi un editore generalista che pubblica di tutto, dal manuale per smontare lo Smartphone a libri di cucina, la collana se la infila addosso e se vuole ti pubblica lo stesso.

Allora, per quale motivo un testo non arriva alla pubblicazione?

Io una risposta probabilmente l'ho trovata, ma è appunto intrisa di dietrologia. Mi piacerebbe essere illuminato e buttare via ogni riserva negativa che prima non avevo e che invece adesso ho. Non voglio perdere l'ingenuità di chi scrive solo per il piacere di farlo. E' una ricchezza possederla e non la si può buttare al vento. Sì, l'ingenuità è un dono che mai andrebbe perso. Ma la realtà a volte la distrugge, la scioglie e la diluisce in un mare di perplessità.

 

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Il 29/3/2019 alle 10:58, gierre13 ha detto:

Io una risposta probabilmente l'ho trovata, ma è appunto intrisa di dietrologia.

Io sarò più ingenuo di te, ma non riesco a indovinare quale dietrologia tu ti stia immaginando...

Il 29/3/2019 alle 10:58, gierre13 ha detto:

E poi un editore generalista che pubblica di tutto, dal manuale per smontare lo Smartphone a libri di cucina, la collana se la infila addosso e se vuole ti pubblica lo stesso.

Ma di quale tipo di editore stiamo parlando?  Quello che dici si adatta a un Mondadori, Rizzoli e pochi altri. 

La maggior parte degli editori, anche dei grandi editori, non pubblica di tutto come tu sembri dare per scontato: alcuni non pubblicano saggistica, altri non pubblicano manualistica, c'è chi non pubblica poesia... e via dicendo.  Per un editore medio e anche medio- grande che non possieda una collana di poesia, che senso avrebbe pubblicare una raccolta di versi, anche belli, anche emozionanti?  Un libro non fa collana; se non c'è un progetto editoriale di avviare una collana del genere, pubblicarlo  significa abbandonarlo a se stesso, in buona sostanza.

Se poi scendiamo di "livello" tra gli editori medi, medio-piccoli e piccoli  ne trovi pochissimi, per non dire nessuno, che pubblichino di tutto. Forse il discorso si può ribaltare se arrivi in fondo alla "scala gerarchica", dove trovi micro editori che magari neanche hanno una collana.

E quindi, tornando alle tue conclusioni:

Il 29/3/2019 alle 10:58, gierre13 ha detto:

Sarà il genere che non tira? La storia che è banale? La scrittura che non è raffinata o comunque originale? La lunghezza...

Il genere è importante, certo.

La storia banale si fa scartare ancora prima del libro infarcito di errori, perché su quella non puoi fare nulla.

Sullo stile, viceversa, si può intervenire, almeno in certi casi.

La lunghezza può essere importante per qualche piccolo editore: la spesa per produrlo fa aumentare il costo medio di una copia e se rischia di metterti fuori mercato ecco che l'editore ci pensa due volte.

Concludendo, da quanto capisco io puoi conservare la tua ingenuità.

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Le domande sono interessanti (forse ne bastava solo una, perché in qualche modo sono simili). Solo un editore potrebbe risponderti e le sue decisioni restano insindacabili (come per i concorsi), in quanto si assume un rischio. Tenendo in considerazione solo quei romanzi editati in maniera professionale, perché c'è da tenere in considerazione le diverse fasi che poi portano un testo sulla scrivania di un editore (penso a un comitato di lettura o personale pronto a eseguire una prima scrematura), tanti sono gli elementi che possono essere ancora valutati. Io aggiungerei anche il pubblico di riferimento dell'autore, equivalente nelle possibilità di vendita, ad esempio, un autore che con il precedente libro ha avuto dei buoni risultati, ci sono buone possibilità che venga nuovamente pubblicato. Chi si trova al primo libro, invece, deve fornire maggiori garanzie e l'editore può anche decidere di accettare la scommessa, cercando poi di cogliere i gusti dei propri lettori. Tra due testi validi, quindi, penso che prevalga l'aspetto economico, che porta a puntare su un libro rispetto a un altro e naturalmente gli errori sono possibili, perché l'editore non ha avuto "fiuto" oppure si è fidato del suo gusto personale. Molte volte i rifiuti sono vissuti come una "mancanza di merito", quando dietro invece possono esserci diverse strategie... Ad esempio, escludere a priori delle raccolte di racconti, può esserci il rischio di non pubblicare dei libri di grande successo, escludendo anche uno come Carver. Inoltre, basta osservare tutti i rifiuti ottenuti dai grandi scrittori per trovare motivazioni assurde, ma fortunatamente molti di questi sono riusciti poi a pubblicare i loro capolavori, sorridendo di questi incompetenti. 

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44 minuti fa, TuSìCheVale ha detto:

Le domande sono interessanti (forse ne bastava solo una, perché in qualche modo sono simili). Solo un editore potrebbe risponderti e le sue decisioni restano insindacabili (come per i concorsi), in quanto si assume un rischio. Tenendo in considerazione solo quei romanzi editati in maniera professionale, perché c'è da tenere in considerazione le diverse fasi che poi portano un testo sulla scrivania di un editore (penso a un comitato di lettura o personale pronto a eseguire una prima scrematura), tanti sono gli elementi che possono essere ancora valutati. Io aggiungerei anche il pubblico di riferimento dell'autore, equivalente nelle possibilità di vendita, ad esempio, un autore che con il precedente libro ha avuto dei buoni risultati, ci sono buone possibilità che venga nuovamente pubblicato. Chi si trova al primo libro, invece, deve fornire maggiori garanzie e l'editore può anche decidere di accettare la scommessa, cercando poi di cogliere i gusti dei propri lettori. Tra due testi validi, quindi, penso che prevalga l'aspetto economico, che porta a puntare su un libro rispetto a un altro e naturalmente gli errori sono possibili, perché l'editore non ha avuto "fiuto" oppure si è fidato del suo gusto personale. Molte volte i rifiuti sono vissuti come una "mancanza di merito", quando dietro invece possono esserci diverse strategie... Ad esempio, escludere a priori delle raccolte di racconti, può esserci il rischio di non pubblicare dei libri di grande successo, escludendo anche uno come Carver. Inoltre, basta osservare tutti i rifiuti ottenuti dai grandi scrittori per trovare motivazioni assurde, ma fortunatamente molti di questi sono riusciti poi a pubblicare i loro capolavori, sorridendo di questi incompetenti. 

Sottoscrivo. Aggiungo, di mio, che un altro motivo di non pubblicazione può essere che l'editore, pur avendo sul sito il link "invio manoscritti", ne riceve talmente tanti che, arrivato a un certo punto, cestini direttamente tutto il non letto, e  "a chi tocca nun se 'ngrugna", come dicono i romani. In un mercato in cui sono più gli aspiranti scrittori che i lettori, può accadere questo ed altro, perché gli esordienti, anche quelli che hanno scritto ciò che potrebbe diventare un best seller, non sono merce rara: se te ne perdi uno, puoi trovarne altri cento. Se io fossi un editore che possa contare su un minimo di risorse umane, adibirei un buon editor alla prima scrematura: niente sinossi, curriculum ed altre (inutili) letture; dalle prime 10-15 pagine (a volte basta la prima) l'addetto dovrebbe essere in grado di capire se lo scritto è da scartare, o da passare ad altri per una più approfondita valutazione. Credo che, in questo modo, si potrebbe cestinare a ragion veduta una buona parte dei manoscritti ricevuti, avendo più tempo per approfondire gli eventuali meriti dei sopravvissuti al primo esame. Naturalmente, mi riferisco ad editori degni di questo nome e non a quelli che pubblicano di tutto, tanto l'oggetto del loro business non è il lettore, ma l'autore.

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@Marcello Per gli editori che pubblicano di tutto mi riferivo a Newton&Compton. Un mio testo pervenuto a loro e anche letto e valutato fu scartato da una delle editor perché il genere non lo trattavano (e perché se lo sono letto allora???) Ora non voglio criticare questa casa editrice, ma pur non essendo grandissima ha una distribuzione capillare che trovi ovunque, persino negli autogrill in autostrada e nei supermercati Conad. E in quanto a genere mi sembra proprio che non facciano troppe suddivisioni... anzi a volte mi sembra solo che mirino ad acquisire testi e opere, anche straniere, a condizione che costino poco per non dire pochissimo. Pensa te che il mio glielo avrei persino regalato pur di pubblicare con un editore che ti mette in mostra dovunque e che finalmente distribuisce (attività molto rara nelle piccole realtà editoriali)

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2 ore fa, gierre13 ha detto:

Perché non si pubblica un testo?

Un paio di mesi fa mi chiama un editore per pubblicare un mio romanzo. Siamo stati al telefono più di un’ora, abbiamo parlato del più e del meno e mi ha confessato che da anni, prima di presentare una proposta di pubblicazione agli autori, monitorano il seguito che hanno sui social. Se l’autore ha pochi follower, se nelle sue pagine “manca il movimento e la partecipazione alle discussioni” -- sue testuali parole --, per quanto l’opera sia meritevole, non lo pubblicano. Non dico che ciò valga per qualsivoglia editore, ma in linea di massima, il trend è ormai arcinoto e consolidato. L’autore non basta che sia bravo, deve anche sapersi vendere, presentare, affrontare il pubblico, il contraddittorio, il marketing. Cucinare il pesce, cucire, cambiare le pasticche dei freni all'auto, stirare, pitturare le pareti di casa alla bisogna, passare il cencio in terra. Prossimo step: lo scrittore-venditore porta a porta: dinamico, intraprendente, che sa cosa vuole, un uomo che non deve chiedere: mai [specialmente resoconti e royalties].

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@Ace Sì, avevo sentito anch'io qualcosa del genere. Se hai sui 5000 iscritti in Facebook (che è il limite massimo per un profilo) diventi appetibile qualunque cosa scrivi. E di solito un così alto numero di follower lo hanno adolescenti e trapper o youtuber di quartiere. Per cui se poi escono libri sul genere "Il ragazzo che entrò dalla finestra e si infilò nel mio letto" (giuro che è un titolo vero) non c'è da stupirsi.

N.B. Quel titolo che ho citato è proprio di Newton&Compton, ahimè ... e non è proprio il mio genere...sarà per questo che non gli andavo :)

Quoto pienamente quello che hai detto.

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3 ore fa, gierre13 ha detto:

Io una risposta probabilmente l'ho trovata, ma è appunto intrisa di dietrologia.

Scusa, posso chiederti qual è?

 

56 minuti fa, cheguevara ha detto:

perché gli esordienti, anche quelli che hanno scritto ciò che potrebbe diventare un best seller, non sono merce rara: se te ne perdi uno, puoi trovarne altri cento.

Ma sei davvero sicuro di questo? Tutti questi emergenti bravissimi, centinaia? Scusa, ma a me non sembra proprio. Faccio fatica a vedere capolavori anche tra i grandi attuali. Dovremmo poi metterci d'accordo sulla definizione di best seller, in questo caso, mi pare di capire, numero di vendite e non qualità intrinseca.

Secondo me se un editore ne trova uno se lo tiene ben stretto, altro che 100!

3 ore fa, gierre13 ha detto:

Per quale motivo allora un testo non viene pubblicato?

Ma perché dovrebbe essere pubblicato? Sembra quasi che ogni testo scritto sia meritevole di pubblicazione. Per quello c'è il self. In ogni caso dietro a un rifiuto ci possono essere molti motivi differenti, alcuni dei quali già elencati. A mio avviso che in troppi puntano sullo stesso genere.

Ma non vedo chissà quali oscuri motivi, in un mercato poi stagnante e con fin troppi libri pubblicati. (61.000 l'anno, mi pare)

 

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1 ora fa, nemesis74 ha detto:

Scusa, posso chiederti qual è?

 

Ma sei davvero sicuro di questo? Tutti questi emergenti bravissimi, centinaia? Scusa, ma a me non sembra proprio. Faccio fatica a vedere capolavori anche tra i grandi attuali. Dovremmo poi metterci d'accordo sulla definizione di best seller, in questo caso, mi pare di capire, numero di vendite e non qualità intrinseca.

Secondo me se un editore ne trova uno se lo tiene ben stretto, altro che 100!

Ma perché dovrebbe essere pubblicato? Sembra quasi che ogni testo scritto sia meritevole di pubblicazione. Per quello c'è il self. In ogni caso dietro a un rifiuto ci possono essere molti motivi differenti, alcuni dei quali già elencati. A mio avviso che in troppi puntano sullo stesso genere.

Ma non vedo chissà quali oscuri motivi, in un mercato poi stagnante e con fin troppi libri pubblicati. (61.000 l'anno, mi pare)

 

Non ho detto questo, anzi il contrario: ho affermato soltanto che un editore può tranquillamente permettersi di cestinare, senza neanche leggerlo, un potenziale best seller, visto il numero esorbitante di manoscritti che gli arrivano e, per uno inconsapevolmente ignorato, potrebbero essercene altri cento. Non ho neanche detto che ogni testo sia meritevole di pubblicazione, ci mancherebbe! Sulla definizione di best seller credo che, purtroppo, ci sia poco da equivocare, si tratta solo di numero di copie vendute, a prescindere dalla qualità intrinseca che personalmente, essendo un lettore seriale, ho a volte trovato scadente. In definitiva, non credo che ci siano oscuri motivi dietro la non pubblicazione di un testo valido: prendendo per buona la cifra di 61.000 testi pubblicati in un anno dal sistema editoriale italiano - cifra comprensiva anche di ogni genere di fetecchia pubblicata a pagamento - è abbastanza normale il disinteresse delle grandi e medie CE per gli esordienti non conosciuti, coi quali rischierebbero di non recuperare i costi di editing, promozione e stampa, e altrettanto normale è l'interesse che in tante piccole CE (spesso poco più che tipografie) suscitano non le opere, ma gli autori che, indipendentemente dal loro valore, rendono loro possibile sbarcare il lunario.  

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2 ore fa, Ace ha detto:

Un paio di mesi fa mi chiama un editore per pubblicare un mio romanzo. Siamo stati al telefono più di un’ora, abbiamo parlato del più e del meno e mi ha confessato che da anni, prima di presentare una proposta di pubblicazione agli autori, monitorano il seguito che hanno sui social. Se l’autore ha pochi follower, se nelle sue pagine “manca il movimento e la partecipazione alle discussioni” -- sue testuali parole --, per quanto l’opera sia meritevole, non lo pubblicano. Non dico che ciò valga per qualsivoglia editore, ma in linea di massima, il trend è ormai arcinoto e consolidato. L’autore non basta che sia bravo, deve anche sapersi vendere, presentare, affrontare il pubblico, il contraddittorio, il marketing. Cucinare il pesce, cucire, cambiare le pasticche dei freni all'auto, stirare, pitturare le pareti di casa alla bisogna, passare il cencio in terra. Prossimo step: lo scrittore-venditore porta a porta: dinamico, intraprendente, che sa cosa vuole, un uomo che non deve chiedere: mai [specialmente resoconti e royalties].

Hai distrutto in un colpo solo tutte le mie speranze di successo: aborro i social, non mi va l'idea di vendere, figurarsi vendermi, sono un anziano abitudinario e spulcio i contratti, soprattutto in tema di rendiconti e modalità di liquidazione royalties. Penso che non mi resti che prenotare un posto in una casa di riposo.

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Ospite

Consideriamo che la domanda giusta è spesso senza risposta.
Solo di recente mi sono convinto ad uscire un po' più allo scoperto, in scrittura, e devo ammettere di non avere molta idea di come le cose funzionino. Ma da lettore forte, mi accorgo che qualcosa non "suona" molto bene. A parte la presunzione tragicomica di moltissime persone (e la valanga di testi imbarazzanti che troviamo spammati ovunque) è piuttosto scoraggiante prendere atto che certi meccanismi editoriali sembrano avere qualità perverse, in cui la presenza del talento risulta essere optional rispetto ad altro.
Di recente, su una rubrica che si occupa di libri e pubblicazioni (e che non fa che battere sulla necessità di far "lavorare" il testo da professionisti, prima di presentarlo) è stato detto: non pensiate che scrivere un buon libro, fare un editing curato e prendere un bravo agente porti alla pubblicazione!
Proprio perché non sembrano esserci tanti capolavori in giro (né esordienti così interessanti) chiedere perché  è una domanda spontanea. Senza risposta.
In realtà penso che non ci sia un perché motivato.
Se mettiamo da parte i rifiuti fisiologici (lavoro oggettivamente scarso; genere difficilissimo e poco vendibile; casa editrice che ha un taglio editoriale incompatibile con la proposta; testo su cui bisognerebbe lavorare ancora molto) accettare che un "libro bello, ben "lavorato" e presentato bene" (cito) può non venire pubblicato è dura e meriterebbe una spiegazione che non si vuole dare. Aggiungiamo poi (e questo è davvero immorale) che pretendere un impegno economico notevole "a priori" da parte dell'autore, taglia le gambe a molti ed il tutto finisce per diventare un gioco per chi ha i soldi. Cosa pessima. Se però, dopo aver speso tanto "nella filiera", l'autore è spinto spesso al self "eroico" (nel quale, per fare le cose "per bene" deve far ingrassare altri professionisti) sembra che tutto il sistema si basi su qualcosa di diverso che la valutazione oggettiva del merito e la qualità della proposta. Come ho detto, e lo ripeto, io sono un ingenuo e parlo "da lettore". E vorrei sbagliarmi.

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Su millemila manoscritti che vengono inviati spontaneamente, un numero esiguo trova la strada della pubblicazione. Testi buoni o molto buoni verranno scartati o non letti perché l'autore è un signor nessuno, perché il testo è finito nello spam, perché la CE ha pubblicato, negli ultimi sei mesi, un libro con un tema molto simile, perché, perché, perché.
Altrettanti libri buoni o molto buoni verranno scelti. E la stessa sorte tocca a libri passabili e a volte anche a quelli bruttini. Magari un discreto libro fantasy sarà scartato e un discreto romance sarà selezionato perché c'è da fare un po' di editing, però si vendono che è una meraviglia.

Può influire la reputazione on line dell'autore (io ce l'ho pessima pure in real life, sicché...) e anche la botta di c. non guasta. 

Insomma, la domanda è interessante, ma la risposta troppo aleatoria. Anche perché ciò che oggi tira potrebbe non tirare più entro pochi anni. 

 

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@Mattia Alari

 

Io non credo che ci sia dietro qualche logica perversa. Basta fare un giro a leggere finalisti e vincitori di premi letterari onorevoli, o alcune pubblicazioni di CE possenti. La mediocrità è padrona, e le CE campano con quel che hanno. Abbiamo inoltre più di un esempio di esordienti, self e no, che sono stati pubblicati dalle più grandi. Quindi anche la storia degli editori snob non regge. 

 

Se i libri italiani son così, è colpa di chi li scrive, non di chi li pubblica. 

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Ospite

@JPK Dike

Adesso, JPK Dike ha detto:

Basta fare un giro a leggere finalisti e vincitori di premi letterari onorevoli, o alcune pubblicazioni di CE possenti. La mediocrità è padrona, e le CE campano con quel che hanno.


E questo non è piuttosto perverso? Ma resta la domanda: perché un buon libro (senza particolarità di genere e ben lavorato) può non trovare editore?
 

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1 minuto fa, Mattia Alari ha detto:

@JPK Dike


E questo non è piuttosto perverso? Ma resta la domanda: perché un buon libro (senza particolarità di genere e ben lavorato) può non trovare editore?
 

 

Ma sarebbe perverso se i mediocri fossero scelti a discapito dei meritevoli. Io credo che non sia così. Credo che siamo tutti mediocri e qualcosa le CE devono pure pubblicare. 

 

Sono anche sicuro che un bel libro un editore importante lo trova. Sempre. Se non lo fa, è perché non è poi così bello. Figuriamoci se un editore si lascia scappare uno che scrive bene e in maniera accattivante. Non esiste. 

 

 

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Adesso, JPK Dike ha detto:

Sono anche sicuro che un bel libro un editore importante lo trova. Sempre. Se non lo fa, è perché non è poi così bello. Figuriamoci se un editore si lascia scappare uno che scrive bene e in maniera accattivante. Non esiste. 

 

 

Se una editor di fama afferma che non è così (e così molti professionisti del settore) possibilmente non è come dici tu.
Perché l'affermazione a cui non è stata data risposta era (lo ripeto): perché un libro bello, ben lavorato (per il quale hai pagato avanti, quindi) e affidato ad un agente capace non trova collocazione? Domanda senza risposta. Possibile che succeda? Assolutamente sì. Perché...? Boh.
Non si vuole dire. A questo punto se ne deduce logicamente che non è necessario che un libro sia buono per essere pubblicato (cosa di un'evidenza disarmante) e che un libro buono può anche non essere pubblicato perché (magari) l'autore non è "vantaggioso". La storia dello scrittore "piazzista" di sé stesso sta prendendo una bruttissima piega. Per cui, anche mostricciattoli social, possono vantare una reputazione virtuale maggiore di gente seria che magari per carattere (o anche per sua volontà) non ama mettersi a fare PR sul web da mattina a sera. Gente che lavora, perché scrivere non dà molto da mangiare e purtroppo le attività culturali stanno diventando il lusso di chi ha sicurezza economica invidiabile.
Non si tratta quindi di una questione banale e che può essere liquidata sostenendo che ciò che si vede è il massimo dell'offerta. Mi sembra l'affermazione di McKee in "story" a proposito delle sceneggiature.
Se avessi anche solo lontanamente idea di quanto il mondo della scrittura per il cinema e la tv sia "bloccato", possibilmente rideresti davanti a quelle righe in cui l'autore sostiene che vengono prodotti i film con le migliori storie possibili. Siamo sinceri: non è così.
A prescindere dalla mia o dalla tua mediocrità o da quella del mondo intero.

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23 minuti fa, cheguevara ha detto:

Hai distrutto in un colpo solo tutte le mie speranze di successo: aborro i social, non mi va l'idea di vendere, figurarsi vendermi, sono un anziano abitudinario e spulcio i contratti, soprattutto in tema di rendiconti e modalità di liquidazione royalties.

 

Non disperare: cerca di scrivere il tuo romanzo migliore, senza fretta. Lascialo maturare, dimenticalo per qualche tempo e poi riprendilo in mano. Rmpolpa, rifinisci. I buoni libri non possono tenere conto della volgarità figlia dei tempi nostri. Né devono tenere conto di dinamiche psico-commerciali messe in atto da editori provvisti di una lungimiranza che troppo spesso parte dal mezzodì per arrivare massimo alle due del pomeriggio. L'unica stella da seguire è quella che porta i tuoi scritti a coincidere con un significato profondo. Se ci riesci, l'editore giusto presto o tardi farà capolino.

 

Poi bisognerebbe capire cosa si spera: una pubblicazione prestigiosa e di successo? Okay. Ma perché? Per appagare il nostro ego? Ecco un altro nemico della scrittura; l'ego distrugge lo scrittore, ne scalfisce la corazza, perché quella corazza dovrà reggere troppi urti per sopravvivere in una realtà così competitiva e volatile come quella editoriale. Meglio fare tabula rasa e pensare solo a scrivere roba buona, ma sul serio. Un autore non può mentire a se stesso: lo sa, se ciò che ha scritto è buono oppure no. Per risollevare il tuo umore voglio dirti che presto l'influenza esercitata dal grande nulla o vuoto cosmico-[anti]social si sgonfierà. I conti non tornano e le aspettative non reggono: conosco dozzine e dozzine di autori con un enorme seguito social e so per essermi confrontato con loro più volte che una presenza robusta sui vari Twitter o Facebook non incide in maniera significativa sulle vendite. È una bolla destinata a scoppiare, e scoppierà. Quindi mettiti comodo, avvertirai un boato, resteranno solo macerie. 

 

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@Mattia Alari Ma tu non puoi fidarti così di uno solo perché "ha fama". Può aver ragione, oppure può essere una dichiarazione astiosa dettata dal fatto che il mese prima una grande CE ha scartato un suo pupillo o uno che aveva raccomandato lui. Vallo a sapere.

 

 

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@JPK Dike in realtà la sua affermazione nasce dal fatto che molti autori si illudono che pagare un editing sia garanzia di pubblicazione. Sono molti che avanzano tali pretese e addirittura scambiano un editor con un agente. La editor in questione ha detto: ho avuto per le mani dei testi bellissimi che ho anche affidato a dei professionisti e questi testi, in mesi, non hanno trovato collocazione. Anzi: si sono bruciati.

Bruciarli quasi tutti potrebbe essere tattico se immaginiamo che costoro sono persone che sono state illuse di valere, hanno fatto la parte della mucca da mungere e poi sono state abbandonate al loro destino (suggerendo sempre il self come alternativa eroica ma, per essere presi sul serio, affidarsi ad un professionista per la copertina, ad un altro per la stampa, ad altri per "un ufficio stampa dedicato" e via dicendo). Diversamente?
Se ammettiamo che gli editor sono una banda di ladri senza scrupoli e sfruttatori delle ambizioni di un branco di cretini soldomuniti... ok, si spiega tutto.
Poiché io non stimo affatto gli editor (quelli veri) tali criminali (anzi, ne ho stima infinita) se una delle editor più note fa un'affermazione del genere... che se ne deduce? Che possibilmente succede e succede anche ai meritevoli.
Perché succede?
La domanda resta senza risposta. Anzi. La risposta c'è, ma nessuno vuole darla. Pare questo.

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2 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

@JPK Dike in realtà la sua affermazione nasce dal fatto che molti autori si illudono che pagare un editing sia garanzia di pubblicazione. Sono molti che avanzano tali pretese e addirittura scambiano un editor con un agente. La editor in questione ha detto: ho avuto per le mani dei testi bellissimi che ho anche affidato a dei professionisti e questi testi, in mesi, non hanno trovato collocazione. Anzi: si sono bruciati.

Bruciarli quasi tutti potrebbe essere tattico se immaginiamo che costoro sono persone che sono state illuse di valere, hanno fatto la parte della mucca da mungere e poi sono state abbandonate al loro destino (suggerendo sempre il self come alternativa eroica ma, per essere presi sul serio, affidarsi ad un professionista per la copertina, ad un altro per la stampa, ad altri per "un ufficio stampa dedicato" e via dicendo). Diversamente?
Se ammettiamo che gli editor sono una banda di ladri senza scrupoli e sfruttatori delle ambizioni di un branco di cretini soldomuniti... ok, si spiega tutto.
Poiché io non stimo affatto gli editor (quelli veri) tali criminali (anzi, ne ho stima infinita) se una delle editor più note fa un'affermazione del genere... che se ne deduce? Che possibilmente succede e succede anche ai meritevoli.
Perché succede?
La domanda resta senza risposta. Anzi. La risposta c'è, ma nessuno vuole darla. Pare questo.

 

Ma lo dice questa editor che erano testi meritevoli. Ancora: può avere ragione, oppure avere preso un abbaglio.

 

Dico solo di non sbilanciarsi che probabilmente ci saranno sia editori che pubblicano per raccomandazione, e altri per merito. Non è tutto o bianco o nero.

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Adesso, Ace ha detto:

Un autore non può mentire a se stesso: lo sa, se ciò che ha scritto è buono oppure no.


Beh, questa "oggettività" del soggetto autore rispetto alla sua opera mi fa un po' sorridere. All'eccesso e al difetto è possibilissimo che l'artefice di qualcosa non ne comprenda il valore. E proprio come si ha bisogno dello sguardo di qualcun altro sul testo (perché non vediamo gli errori) così non credo che la persona sia consapevole di sé con tanta esattezza.
La sindrome dell'impostore è tipica dei migliori, ad esempio. E tra quelli che oggettivamene si riconoscono scarsi (e lo sono) ci sono quelli che si pensano tali e sono bravi. Magari sono degli insicuri (non è vietato esserlo) ma hanno talento che non si riconoscono sinceramente. Statisticamente però... la possibilità che una capra si consideri un buon autore è molto più alta. Anche in quel caso l'oggettività mi sembra un po' persa per strada. E parlo di gente normale, non casi limite e patologici.
Basta avere a che fare con chiunque e ti rendi conto che la maggior parte delle persone si sopravvaluta. Vale anche per chi scrive.

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18 minuti fa, Ace ha detto:

 

Non disperare: cerca di scrivere il tuo romanzo migliore, senza fretta. Lascialo maturare, dimenticalo per qualche tempo e poi riprendilo in mano. Rmpolpa, rifinisci. I buoni libri non possono tenere conto della volgarità figlia dei tempi nostri. Né devono tenere conto di dinamiche psico-commerciali messe in atto da editori provvisti di una lungimiranza che troppo spesso parte dal mezzodì per arrivare massimo alle due del pomeriggio. L'unica stella da seguire è quella che porta i tuoi scritti a coincidere con un significato profondo. Se ci riesci, l'editore giusto presto o tardi farà capolino.

 

Poi bisognerebbe capire cosa si spera: una pubblicazione prestigiosa e di successo? Okay. Ma perché? Per appagare il nostro ego? Ecco un altro nemico della scrittura; l'ego distrugge lo scrittore, ne scalfisce la corazza, perché quella corazza dovrà reggere troppi urti per sopravvivere in una realtà così competitiva e volatile come quella editoriale. Meglio fare tabula rasa e pensare solo a scrivere roba buona, ma sul serio. Un autore non può mentire a se stesso: lo sa, se ciò che ha scritto è buono oppure no. Per risollevare il tuo umore voglio dirti che presto l'influenza esercitata dal grande nulla o vuoto cosmico-[anti]social si sgonfierà. I conti non tornano e le aspettative non reggono: conosco dozzine e dozzine di autori con un enorme seguito social e so per essermi confrontato con loro più volte che una presenza robusta sui vari Twitter o Facebook non incide in maniera significativa sulle vendite. È una bolla destinata a scoppiare, e scoppierà. Quindi mettiti comodo, avvertirai un boato, resteranno solo macerie. 

 

Già fatto, per i suggerimenti delle prime quattro righe. Per il resto, ti confido che il mio umore è sempre discreto, a prescindere. Aspetto il boato, e spero.

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Ospite
Adesso, JPK Dike ha detto:

Ma lo dice questa editor che erano testi meritevoli. Ancora: può avere ragione, oppure avere preso un abbaglio.

 


Non è la sola professionista che si è azzardata a dirlo, comunque.
Non sto dicendo che tutto è un gioco di raccomandati, soltanto che non credo che il merito prevalga in modo così "corretto" e puntuale. Tutto qui. In altri ambiti non è così e lo sappiamo benissimo. In ambito "artistico" la faccenda è persino più complicata. Concedimi una riflessione pessimistica e vorrei essere sconfessato.
Pensare che se un domani fossi in grado di scrivere qualcosa di buono avrei la possibilità di una buona pubblicazione... sarebbe bellissimo.
E la pubblicazione di prestigio (per me, ad esempio) non avrebbe certo a che fare con la super vendita del testo ma con l'idea di "buona reputazione". Se dovessi scegliere tra successo economico unito ad un certo disprezzo per le mie oggettive capacità e stima di colleghi (e anche di pubblico più ristretto) senza molto "ritorno"... preferirei sicuramente la seconda.
Ma io sono un vero romantico (e anche un po' sfigato) quindi non mi permetto di criticare nessuna ambizione.

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3 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

Poiché io non stimo affatto gli editor (quelli veri) tali criminali (anzi, ne ho stima infinita) se una delle editor più note fa un'affermazione del genere... che se ne deduce? Che possibilmente succede e succede anche ai meritevoli.

 

Capita spesso anche il contrario, carissimo sottostimatore degli editor quelli veri. L'esperienza insegna che molti testi mediocri  -basta fare un giretto in libreria- trovano spesso editori di qualità (così come testi di qualità a giudizio dell'editor quello vero, spesso non trovano nemmeno un editore mediocre disposto a pubblicarlo -forse perché aggiungo io che non è mai questo o quello o adesso il momento della qualità!). 

 

Comunque, gentile @Mattia Alari, vista la sua lingua tagliente, la invito fin da ora a venire con me a fare quattro chiacchiere con gli editori quelli veri -tipo Del Vecchio Editore (che ho l'onore di conoscere personalmente)- così giusto per capire chi è un editor quello vero, che funzione svolge, che ruolo ha dentro la redazione e soprattutto per capire come un editore quello vero giovane e preparato seleziona gli inediti o meno da pubblicare

17 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

Se ammettiamo che gli editor sono una banda di ladri senza scrupoli e sfruttatori delle ambizioni di un branco di cretini soldomuniti... ok, si spiega tutto.

Faccia nomi e cognomi e ci dica da dove nasce il suo astio: dimostri alla banda dei ladri senza scrupoli che lei ha verità ed esperienze da vendere, mi perdoni, da portare al suo mulino.  Tra l'altro mi chiedo come mai non sia stato "censurato" o ripreso o rimproverato dallo staff di WD per queste suoi blasfemi mal di pancia. Un cordiale saluto.    

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3 minuti fa, Mattia Alari ha detto:


Beh, questa "oggettività" del soggetto autore rispetto alla sua opera mi fa un po' sorridere.

 

Mi fa piacere averti donato un sorriso. :asd: A corredo del tuo buonumore ribadisco che un autore, se scrive da molti anni, anni nel corso dei quali si è confrontato a lungo con tutti gli attori in campo, ormai si è messo alle spalle le dinamiche infantili quali "sono il numero uno, no aspetta, sono una schiappa, guarda che fetecchie scrivo". Quando ti sei fatto tutta la salita, inferno e ritorno, sai se ti sei speso al massimo e sai se il tuo lavoro è buono oppure no. 

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25 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

La editor in questione ha detto: ho avuto per le mani dei testi bellissimi che ho anche affidato a dei professionisti e questi testi, in mesi, non hanno trovato collocazione. Anzi: si sono bruciati.

 

25 minuti fa, Mattia Alari ha detto:

sono persone che sono state illuse di valere, hanno fatto la parte della mucca da mungere e poi sono state abbandonate al loro destino

Scusa ma in tutto questo tuo discorso, che c'entrano gli editor? Di una casa editrice poi? Ma mica decidono loro chi deve essere pubblicato o meno. Non sono direttori editoriali o agenti letterari. Se sono freelance la pubblicazione non è certo compito loro e non scelgono loro i clienti, ma gli scrittori che si rivolgono a loro. Se sono dipendenti delle CE gli viene affidato un testo e la pubblicazione è già stata quindi precedentemente decisa. Scusa, ma non ho capito nulla di quel discorso. Colpa mia probabilmente :(

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Ospite

@Renato Bruno ... ma se ho scritto che stimo gli editor e che credo che non siano criminali...!
Gentilissimo, lei mi ha del tutto frainteso... intendevo proprio dire il contrario di quello che lei mi ha messo in bocca facendomi la predica. Lei deve avere grossi problemi con l'ironia e anche con la gestione dell'aggressività.

Saluti

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26 minuti fa, cheguevara ha detto:

Aspetto il boato, e spero.

 

Caro cheguevara, prendiamo posto sul divano. Stendiamo la copertina sulle ginocchia e prendiamoci per mano: godiamocelo insieme quello straordinario momento. :asd::asd:

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Ospite
Adesso, nemesis74 ha detto:
Adesso, Mattia Alari ha detto:

sono persone che sono state illuse di valere, hanno fatto la parte della mucca da mungere e poi sono state abbandonate al loro destino

Scusa ma in tutto questo tuo discorso, che c'entrano gli editor? Di una casa editrice poi?


Evidentemente mi sono spiegato davvero male. Eppure, rileggendo, mi sembra ovvio che:
1. Non ho assolutamente insultato gli editor. Anzi.
2. Il discorso aveva a che fare con la questione: tutti i libri meritevoli trovano editore?

A detta di questa editor (e non solo lei) non è così. Non è assolutamente scontato e scrivere un bel libro non mette nelle matematiche condizioni di trovare una collocazione editoriale. Ora, cosa ha a che fare con lo sproloquio in cui sono stato insultato è un mistero. Almeno tu non hai capito che intendevo e sei stato educato...

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Ospite
Adesso, Mattia Alari ha detto:

Se ammettiamo che gli editor sono una banda di ladri senza scrupoli e sfruttatori delle ambizioni di un branco di cretini soldomuniti... ok, si spiega tutto (ironia, eh? E basta leggere ciò che dico prima)
Poiché io non stimo affatto gli editor (quelli veri) tali criminali (anzi, ne ho stima infinita) se una delle editor più note fa un'affermazione del genere... che se ne deduce? Che possibilmente succede e succede anche ai meritevoli.

@Renato Bruno aspetto con ansia che un membro dello staff del WD mi riprenda.

 

Adesso, Renato Bruno ha detto:

Tra l'altro mi chiedo come mai non sia stato "censurato" o ripreso o rimproverato dallo staff di WD per queste suoi blasfemi mal di pancia.

 Forse perché, diversamente da lei, hanno compreso il senso del discorso. 

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